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Accertamenti fiscali sulla base di dati acquisiti illecitamente da Autorità straniere

Accertamenti fiscali sulla base di dati acquisiti illecitamente da Autorità straniere

Nella lista Falciani (La lista Falciani è un elenco dei titolari di conti correnti in Svizzera, stilata dal funzionario Hervè Falciani, poi condannato per spionaggio economico) erano contenuti circa 100.000 nominativi di correntisti e 20.000 nominativi di società, di cui 7.000 italiani che avevano depositato complessivamente circa 6,5 miliardi di euro in Svizzera.

Il fatto che le informazioni contenute nella lista Falciani siano state prelevate in maniera illegittima da un funzionario bancario, Hervè Falciani, poi condannato per spionaggio economico, ha posto problemi circa la sua utilizzabilità per il compimento di accertamenti fiscali.

Con le due sentenze gemelle nn. 16950 e 16951 del 19 agosto 2015 la Corte di Cassazione, confermando il proprio precedente orientamento (ordinanze nn. 8605 e 8606 del 28 aprile 2015, cfr. contenuti correlati), ha ribadito la piena utilizzabilità della c.d. Lista Falciani, enunciando il seguente principio di diritto:

L’amministrazione finanziaria, nell’attività di contrasto e accertamento dell’evasione fiscale può, in linea di principio, avvalersi di qualsiasi elemento con valore indiziario, anche unico, con esclusione di quelli la cui inutilizzabilità discenda da una specifica disposizione della legge tributaria o dal fatto di essere stati acquisiti in violazione di diritti fondamentali di rango costituzionale. Sono perciò utilizzabili nell’accertamento e nel contenzioso con il contribuente, i dati bancari acquisiti dal dipendente di una banca residente all’estero e ottenuti dal fisco italiano mediante gli strumenti di cooperazione comunitaria, senza che assuma rilievo l’eventuale illecito commesso dal dipendente stesso e la violazione dei doveri di fedeltà verso l’istituto datore di lavoro e di riservatezza dei dati bancari, che non godono di copertura costituzionale e di tutela legale nei confronti del fisco medesimo. Spetta al giudice di merito, in caso di rilievi avanzati dall’amministrazione, valutare se i dati in questione siano attendibili, anche attraverso il riscontro delle contestazioni mosse dal contribuente.

Quindi la Suprema Corte ha ritenuto che, anche quando i dati provenienti dalle Autorità straniere siano stati, all’origine, acquisiti in maniera illecita e, quindi, in violazione delle leggi dello Stato estero, ciò non ne preclude l’utilizzo da parte del Fisco

Infatti queste informazioni possono essere utilizzate come elementi indiziari, unitamente ad altri elementi, per svolgere gli accertamenti fiscali sui redditi esteri dei contribuenti coinvolti.

Per un avviso di accertamento, assumono rilievo e sono validi anche elementi di prova assunti irritualmente, purché non lesivi dei diritti fondamentali di rango costituzionale. Quindi, solo la violazione dei diritti fondamentali costituzionalmente garantiti può impedire l’utilizzo di queste informazioni.

La Corte di Cassazione  con, le succitate,  due ordinanze 8605 e 8606 del 28 aprile 2015 e  sentenze nn. 16950 e 16951 del 19 agosto 2015 ha ulteriormente chiarito che: “ spetta al giudice di merito valutare se i dati in questione siano attendibili, anche attraverso il riscontro delle contestazioni mosse del contribuente”.

Dalle suddette enunciazioni deriva, in primo luogo, che per poter utilizzare le informazioni prelevate in maniera illegittima è necessario  dimostrare che le stesse non ledono i diritti fondamentali di rango costituzionale quali :

  • l’inviolabilità della libertà personale
  • o del domicilio.

Sotto questo profilo la Corte considera che tale violazione non sussiste quando il diritto tutelato  (nel caso considerato dalla Corte il diritto alla riservatezza dei dati bancari) non è tale da essere da ostacolo all’adempimento del dovere inderogabile di concorrere alle spese pubbliche in ragione della propria capacità contributiva (art. 53 della Costituzione). È necessario, dunque verificare attraverso un bilanciamento dei diritti in gioco costituzionalmente garantiti  quale sia il diritto  prevalente.

Ovviamente, come specificano le pronunce della Cassazione  e come poi ripreso dalla giurisprudenza di merito (si veda la Commissione tributaria provinciale di Milano sentenza 5031/16/2015 – successiva alle predette posizioni di legittimità),  non basta che il dato sia giuridicamente utilizzabile per essere posto a base di una rettifica della posizione fiscale del contribuente, ma è necessario

  • che il fisco provi l’attendibilità del dato
  • che dimostri che la presunzione è fornita degli elementi di precisione e gravità  che possono essere posti a base di una rettifica fiscale
  • che questa attendibilità sia dimostrata dopo aver esperito un corretto contraddittorio preventivo con il contribuente interessato.

Con l’ordinanza n. 25951 del 2015, la Corte di Cassazione ha approvato ancora una volta l’utilizzabilità verso il contribuente delle informazioni contenute nella c.d. lista Falciani, con rilevanti effetti pratici sulla pretesa fiscale, dato che sarà possibile utilizzare nel contraddittorio con il contribuente, i dati bancari trasmessi dall’autorità finanziaria francese a quella italiana (c.d. Lista Falciani), ai sensi della Direttiva 77/799/CEE del Consiglio, del 19 dicembre 1977, relativa alla reciproca assistenza fra le autorità competenti degli Stati Membri nel settore delle imposte dirette, senza onere di preventiva verifica da parte dell’autorità destinataria, sebbene acquisiti con modalità illecite ed in violazione del diritto alla riservatezza bancaria.

Con l’Ordinanza 29 gennaio 2021, n. 2082, la Corte di Cassazione ha svolto importanti considerazioni in merito alla utilizzabilità, da parte dell’Amministrazione finanziaria, delle risultanze derivanti dallo scambio di informazioni con le Autorità fiscali estere, anche nel caso in cui il procedimento seguito sia irregolare per violazioni delle regole valide per il procedimento penale, approvando comunque la validità dell’attività di accertamento fiscale in tal modo svolta.

La Suprema Corte ha ritenuto che il diritto interno, sia in materia di imposte dirette, sia in tema di imposta sul valore aggiunto, consente che gli accertamenti fiscali si svolgano con l’utilizzo di elementi comunque acquisiti, anche con prove atipiche o con dati acquisiti con forme diverse da quelle regolamentate.

La Corte di cassazione si è più di recente pronunciata nuovamente circa l’utilizzabilità della lista Falciani nella pronuncia n. 11162/2021, nella quale è stato affermato che, nell’ambito delle proprie attività di accertamento, l’amministrazione finanziaria può comunque avvalersi di tutti gli elementi che hanno valore indiziario, anche unico, purché la loro inutilizzabilità non discenda da una legge tributaria.

Peraltro, non sarebbe necessario che gli indizi siano plurimi, in quanto anche un unico indizio, se dotato dei requisiti della gravità e della precisione, può fondare una legittima ripresa a tassazione (Cassazione, 5 dicembre 2019, n. 31779, e con riferimento alle uniche risultanze rappresentante dalla lista Falciani, Cassazione, sez. 6, 12 febbraio 2018, n. 3276).

Viene confermato l’indirizzo giurisprudenziale secondo cui, in materia tributaria, gli elementi raccolti a carico del contribuente dai militari della Guardia di Finanza senza il rispetto delle regole di garanzia difensiva prescritte per il procedimento penale sono inutilizzabili in tale sede ai sensi dell’Articolo 191 del Codice di procedura penale (Prove illegittimamente acquisite), ma sono pienamente utilizzabili nel procedimento di accertamento fiscale.

A non dover essere violate sono solo le disposizioni tributarie.

A tale proposito la Corte di Cassaziione, sez. 5, 17 gennaio 2018, n. 959 si esprime nel merito: “non esiste […] nell’ordinamento tributario un principio generale di inutilizzabilità delle prove illegittimamente acquisite. Tale principio è stato introdotto nel “nuovo” codice di procedura penale, e vale, ovviamente, soltanto all’interno di tale specifico sistema procedurale (v. art. 191 c.p.p.)», con la conseguenza che «l’acquisizione irrituale di elementi rilevanti ai fini dell’accertamento fiscale non comporta la inutilizzabilità degli stessi, in mancanza di una specifica previsione in tal senso» (cfr. Cass. n. 8344 del 2001; conf. Cass. n. 13005 del 2001, n. 1343 e n. 1383 del 2002, n. 1543 e n. 10442 del 2003). Si è quindi precisato che «in tema di accertamenti tributari, nelle indagini svolte, ai sensi degli arrt. 33 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, e 52 e 63 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, la guardia di finanza che, cooperando con gli uffici finanziari, proceda ad ispezioni, verifiche, ricerche ed 3 Corte di Cassazione – copia non ufficiale acquisizione di notizie, ha l’obbligo di uniformarsi alle dette disposizioni, sia quanto alle necessarie autorizzazioni che alla verbalizzazione. Tali indagini hanno carattere amministrativo – con conseguente inapplicabilità dell’art. 24 Cost. in materia di inviolabilità del diritto di difesa, essendo applicabili, nella successiva ed eventuale procedura contenziosa, le garanzie proprie di questa – e vanno pertanto considerate distintamente dalle indagini, che la stessa guardia di finanza conduce in veste di polizia giudiziaria, dirette all’accertamento dei reati, con l’osservanza di tutte le prescrizioni dettate dal codice di procedura penale a tutela dei diritti inviolabili dell’indagato. La mancata osservanza di tali prescrizioni, rilevante al fine della possibilità di utilizzare in sede penale i risultati dell’indagine, non incide -purché non siano violate le dette disposizioni degli artt. 33 del d.P.R. n. 600 del 1973, e 52 e 63 del d.P.R. n. 633 del 1972 – sul potere degli uffici finanziari e del giudice tributario di avvalersene a fini meramente fiscali, senza che ciò costituisca violazione dell’art. 24 Cost.» (cfr. Cass. n. 8990 del 2007; conf. 18077 del 2010).”

Secondo la Corte di Cassazione, Infatti, non qualsiasi irritualità nell’acquisizione di elementi rilevanti ai fini dell’accertamento comporta, di per sè, l’inutilizzabilità degli stessi, in mancanza di una specifica previsione in tal senso, esclusi i casi in cui viene in discussione la tutela di diritti fondamentali di rango costituzionale, come l’inviolabilità della libertà personale o del domicilio (Cass., sez. 5, 16 dicembre 2011, n. 27149).

L’art. 31-bis del D.P.R. n. 600/1973 dispone che “l’amministrazione finanziaria provvede allo scambio, con le altre Autorità competenti degli Stati membri dell’Unione Europea, delle informazioni necessarie per assicurare il corretto accertamento delle imposte di qualsiasi tipo riscosse da o per conto dell’Amministrazione finanziaria e delle ripartizioni territoriali“, pur sottolineando che “non è considerata violazione del segreto d’ufficio la comunicazione da parte dell’Amministrazione finanziaria alle autorità’ competenti degli altri stati membri delle informazioni atte a permettere il corretto accertamento delle imposte sul reddito e sul patrimonio“.

La Corte di Cassazione, sez. 5, 14 novembre 2019, n. 29632 si è così espressa:

“Violazione dell’art.12 d.l. n.78/2009 in combinato con l’art.2697 cod.civ., con la Direttiva n. 77 /799/CEE, con l’art.191 e 240 cod.proc.pen. , con l’art.31 bis DPR 600/73, con l’art.27 della Convenzione !taio-francese firmata il 5 ottobre 1989 e ratificata con legge n.20 del 1992 (art.360 n.3 cod.proc.civ. )”, nella parte in cui ha esteso al processo tributario principi valevoli solo per il processo penale ed ha considerato inutilizzabili documenti acquisiti attraverso i canali di collaborazione previsti dal diritto comunitario e dalla Convenzione contro le doppie imposizioni stipulata tra Italia e Francia. Il motivo è fondato. Il principio della generale inutilizzabilità degli elementi di prova irritualmente acquisiti, sancito dall’art.191 cod.proc.pen. (l’art.240 od.proc.pen. citato dal giudice di appello riguarda specificamente la inutilizzabilità dei documenti anonimi, di quelli contenenti intercettazioni illegali ovvero informazioni illegalmente raccolte), costituisce regola propria del procedimento penale e non è immediatamente trasferibile in ambito tributario, neppure facendo leva sul richiamo contenuto nell’art.70 d.P.R. 29 settembre 1973 n.600, attesa la natura sussidiaria e residuale della disposizione in oggetto, che legittima il ricorso alle norme del codice penale di rito nel solo caso in cui l’accertamento della violazione tributaria non trovi una specifica disciplina nelle disposizioni del TUIR; tale ipotesi è da escludere nel caso in esame in cui l’esercizio dei poteri istruttori ai fini fiscali è compiutamente disciplinato dagli artt.32 e ss del d.P.R. 29 settembre 1973 n.600, nonché dall’art.31 bis del medesimo d.P.R. con riferimento agli scambi di informazioni tra l’ Amministrazione finanziaria italiana e le autorità competenti degli altri paesi dell’ Unione europea, senza possibilità di ravvisare spazi residuali di ricorso alle norme “eterologhe” del procedimento penale ( In senso analogo Sez. 5 n. 959 del 17/01/2018 secondo cui, in tema di violazioni tributarie e di applicazione delle relative 2 sanzioni, l’utilizzazione a fini fiscali di dati e documenti acquisiti dalla Guardia di finanza è subordinata al rispetto delle disposizioni dettate dalle norme tributarie – artt. 33 del d.P.R. n. 600 del 1973, 52 e 63 del d.P.R. n. 633 del 1972 -anche nell’ipotesi in cui la stessa operi nell’esercizio dei poteri di P.G.; l’applicazione delle norme processualpenalistiche è difatti limitata dagli artt. 70 d.P.R. n. 600 del 1973 e 75 d.P.R. n. 633 del 1972 ai soli casi non espressamente disciplinati dai predetti decreti; Sez. 6 – 5 n. 13353 del 28/05/2018 sulla non vigenza, in ambito tributario, del principio di penalistico di inutilizzabilità della prove irritualmente acquisite). In via generale, osta all’applicazione nel procedimento tributario delle regole probatorie proprie e specifiche del procedimento penale, il principio della autonomia di ciascun tipo di procedimento (penale, civile e amministrativo), desumibile dall’art.20 del d.lgs. n. 74 del 2000 in materia di reati tributari e dalle disposizioni generali dettate dagli artt. 2 e 654 cod.proc.pen., nonché espressamente evocato dall’art. 220 disp. att.cod. proc.pen., che limita l’obbligo di applicazione delle disposizioni del codice di procedura penale quando, nel corso di attività ispettive, emergano indizi di reato ma soltanto ai fini dell’applicazione della legge penale, mentre l’accertamento tributario prosegue con l’applicazione delle regole proprie (Sez. 5 n. 28060 del 24/11/20 17). Con specifico riguardo ai dati risultanti dalla “lista Falciani” la giurisprudenza univoca di questa Corte ha stabilito che, in tema di accertamento tributario, è legittima l’utilizzazione di qualsiasi elemento con valore indiziario, anche acquisito in modo irrituale, ad eccezione di quelli la cui inutilizzabilità discende da specifica previsione di legge e salvi i casi in cui venga in considerazione la tutela di diritti fondamentali di rango costituzionale. Ne consegue che sono utilizzabili ai fini della pretesa fiscale, nel contraddittorio con il contribuente, i dati bancari trasmessi dall’autorità finanziaria francese a quella italiana, ai sensi della Direttiva 77/799/CEE del 19 dicembre 1977, senza onere di preventiva verifica da parte dell’autorità destinataria, sebbene acquisiti con modalità illecite ed in violazione del diritto alla riservatezza bancaria. (Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 8605 del 28/04/2015, Rv. 635558 – 01; conformi Sez.6-5 n.8606/ 2015; Sez.6-5 17183/2015; Sez.6-5 16950/2015)”

Per cui, il principio di generale inutilizzabilità degli elementi di prova irritualmente acquisiti, sancito dall’articolo 191 c.p.p., costituisce regola propria del procedimento penale e non è immediatamente trasferibile in ambito tributario, neppure utilizzando il richiamo contenuto nel Decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, articolo 70, stante la natura sussidiaria e residuale di tale disposizione, che legittima il ricorso alle norme del codice penale di rito nel solo ed esclusivamente nell’ipotesi in cui l’accertamento della violazione tributaria non trovi una specifica disciplina delle disposizioni fiscali.

Nel caso della lista Falciani erano stati ritenuti utilizzabili ai fini della pretesa fiscale, nel contraddittorio con il contribuente, i dati bancari trasmessi dall’Autorità finanziaria francese a quella italiana, ai sensi della Direttiva 77/799/CEE del 19 dicembre 1977, senza onere di preventiva verifica da parte dell’Autorità destinataria, sebbene acquisiti con modalità illecite ed in violazione del diritto alla riservatezza bancaria (per la lista FAlciani Cassazione, 19 dicembre 2019, n. 33893; Cassazione, sez. 6-5, 28 aprile 2015, n. 8605; Cassazione, sez. 6-5, 8606/2015; Cassazione, 65-, 17183/2015; Cassazione 6-5, 16950/2015; per la lista Vaduz cfr. Cassazione, sez. 5, 19 agosto 2015, n. 16950; per la lista Pessina vedi Cassazione, sez. 5, 26 agosto 2015, n. 17183).

Tali evidenze, come anzidetto, possono permettere al giudice tributario, in sede di ricorso avverso l’atto risultante dello scambio di informazioni, di fondare il proprio convincimento anche su una sola presunzione semplice, purché grave e precisa (caso Falciani, Cassazione, sez. 5, 12 febbraio 2018, n. 3276).

La Cassazione, sez. 5, 12 febbraio 2018, n. 3276 si è espressa nel senso che anche un solo indizio può giustificare la
pretesa fiscale, se grave e preciso (Cass. 8605/2015).

MiCAR ( The Markets in Crypto-Assets Regulation)

MiCAR ( The Markets in Crypto-Assets Regulation)

La Proposta di REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO sui mercati delle criptovalute e modifica della Direttiva (UE) 2019/1937 (Markets in Crypto-Assets Regulation – MiCA (The Markets in Crypto-Assets Regulation (MICA) is being brought in to complement anti-money laundering (AML) rules and enhance financial stability and investor protection in Europe)) è stata pubblicata dalla Commissione Europea il 24 settembre 2020.

Il MiCAR ( The Markets in Crypto-Assets Regulation) fa parte di un pacchetto di misure in ambito comunitario, volte a consentire l’ulteriore sfruttamento, attenuando i rischi,  del potenziale della finanza digitale in termini di innovazione e concorrenza, .

Tale pacchetto di misure comprende anche:

Il MiCAR ( The Markets in Crypto-Assets Regulation) stabilisce norme uniformi per quanto riguarda:

(a)gli obblighi di trasparenza e informativa per l’emissione e l’ammissione alla negoziazione di cripto-attività;

(b)l’autorizzazione e la vigilanza dei fornitori di servizi per le cripto-attività, degli emittenti di token collegati ad attività e degli emittenti di token di moneta elettronica;

(c)la gestione, l’organizzazione e la governance degli emittenti di token collegati ad attività, degli emittenti di token di moneta elettronica e dei fornitori di servizi per le cripto-attività;

(d)le disposizioni a tutela dei consumatori per quanto riguarda l’emissione, la negoziazione, lo scambio e la custodia delle cripto-attività;

(e)le misure volte a prevenire gli abusi di mercato per garantire l’integrità dei mercati delle cripto-attività.

La normativa non si applicherà alle cripto-attività che rientrano nella definizione di strumenti finanziari, moneta elettronica, depositi o cartolarizzazioni ai sensi della normativa europea già esistente.

Le criptovalute già definite come strumenti finanziari o moneta elettronica (moneta elettronica) ai sensi

della Direttiva sui mercati degli strumenti finanziari (MiFID) (La direttiva MiFID o Markets in financial instruments directive (2004/39/EC) ha disciplinato dal 31 gennaio 2007 al 2 gennaio 2018 i mercati finanziari dell’Unione europea. Dal 3 gennaio 2018 è entrata in vigore in tutta l’Unione la nuova direttiva MiFID II (2014/65/EU) che, insieme alla MiFIR o Markets in financial instruments regulation (regolamento EU n. 600/2014) ha preso il posto delle precedente regolamentazione europea) e

della Direttiva sulla moneta elettronica (EMoney Directive or the electronic money directive (EMD))

non rientrano nell’ambito del MiCA.

MiCA NON si applicherà alle criptovalute che si qualificano come:

Il MiCAR ( The Markets in Crypto-Assets Regulation) istituisce un duplice regime regolamentare:

  • il primo è relativo alle cripto-attività diverse dai token collegati ad attività e dai token di moneta elettronica (e dunque, essenzialmente, ai cd. utility token);
  • il secondo è relativo ai
    • ai token collegati ad attività (asset-referenced token – “ART”) e
    • ai token di moneta elettronica (e-money token – “EMT”).

Il punto 5 dell’art. 3 (Definizioni) definisce “utility token“: un tipo di cripto-attività destinato a fornire l’accesso digitale a un bene o a un servizio, disponibile mediante DLT (tecnologia di registro distribuito), e che è accettato solo dall’emittente di tale token;

Con riferimento agli utility token, il MiCAR ( The Markets in Crypto-Assets Regulation) prevede che l’offerente sia soggetto a talune regole organizzative, di condotta e di disclosure, tra le quali:

  1.  la costituzione in forma di persona giuridica;
  2. la redazione di un white paper;
  3.  a notifica all’autorità nazionale competente del white paper e la sua pubblicazione;
  4. il rispetto degli obblighi di condotta di cui all’art. 13 del MiCAR;
  5. l’effettuazione delle comunicazioni di marketingsecondo i requisiti di cui all’art. 6 del MiCAR.

Il MiCAR definisce

  • token collegati ad attività (asset-referenced token – “ART”): un tipo di cripto-attività che intende mantenere un valore stabile facendo riferimento al valore di diverse monete fiduciarie aventi corso legale, di una o più merci o di una o più cripto-attività, oppure di una combinazione di tali attività;
  • token di moneta elettronica (e-money token – “EMT”): un tipo di cripto-attività il cui scopo principale è quello di essere utilizzato come mezzo di scambio e che mira a mantenere un valore stabile facendo riferimento al valore di una moneta fiduciaria avente corso legale.

Gli emittenti di tali tipologie di token sono soggetti a requisiti più stringenti rispetto agli emittenti di utility token.

Con riferimento agli ART (asset-referenced token), il MiCAR ( The Markets in Crypto-Assets Regulation) prevede che gli emittenti:

(i) siano autorizzati dall’autorità competente dello Stato membro di origine;

(ii) detengano una riserva di attività, separate dalle attività proprie, al fine di stabilizzare il valore degli ART (asset-referenced token);

(iii) pubblichino un white paper contente informazioni relative, tra l’altro, alla governance dell’emittente, alle modalità di custodia delle attività di riserva e sulla procedura di trattamento dei reclami;

(iv) siano soggetti ai dispositivi di governance di cui all’art. 30 del MiCAR;

(v) dispongano in ogni momento di fondi propri pari almeno al valore più elevato tra (x) €350.000 e (y) il 2% dell’importo medio delle attività di riserva.

Con riferimento agli emittenti di EMT (e-money token), il MiCAR prevede che essi:

(i) siano autorizzati come enti creditizi o istituti di moneta elettronica;

(ii) emettano EMT (e-money token) al valore nominale e al momento del ricevimento dei fondi;

(iii) non concedano interessi o benefici legati alla durata del periodo di detenzione degli EMT (e-money token);

(iv) pubblichino un white paper che includa, tra l’altro, una descrizione del diritto di rimborso al valore nominale degli EMT (e-money token) e delle modalità per l’esercizio di tale diritto;

(v) investano i fondi ricevuti a fronte dell’emissione di EMT (e-money token) in attività sicure, a basso rischio e denominate nella valuta di riferimento dell’EMT (e-money token);

La vigilanza degli emittenti di ART (asset-referenced token) e EMT (e-money token) è affidata alle autorità nazionali competenti, le quali devono disporre di adeguati poteri di vigilanza e indagine in conformità con il diritto nazionale.

In aggiunta a tali categorie di emittenti, il MiCAR individua requisiti aggiuntivi per gli emittenti di

  • token collegati ad attività (asset-referenced token – “ART”) significativi (significant asset-referenced tokens – “SART”) e
  • token di moneta elettronica (e-money token – “EMT”) significativi (significant e-money tokens – “SEMT”).

La qualifica di SART (significant asset-referenced tokens)  e SEMT (significant e-money tokens) è attribuita sulla base di criteri essenzialmente dimensionali, riferibili

  • alle dimensioni della clientela,
  • al valore dei token,
  • al numero e al valore delle operazioni in token,
  • alla rilevanza delle attività transfrontaliere degli emittenti
  • all’interconnessione con il sistema finanziario.

La classificazione come SART (significant asset-referenced tokens)  SEMT (significant e-money tokens) può avvenire

  • su iniziativa dell’Autorità Bancaria Europea (European Banking Authority – “EBA”)
  • su richiesta dell’emittente.

La classificazione come SART (significant asset-referenced tokens)  SEMT (significant e-money tokens) comporta, in capo agli emittenti, l’applicazione di requisiti ulteriori rispetto a quelli applicabili agli emittenti di ART (asset-referenced token) e EMT (e-money token).

Bulgaria antiriciclaggio – Normativa internazionale e nazionale

Bulgaria antiriciclaggio – Normativa internazionale e nazionale

Il riciclaggio di denaro è quell’insieme di operazioni mirate a dare una parvenza lecita a capitali la cui provenienza è in realtà illecita, rendendone così più difficile l’identificazione e il successivo eventuale recupero. In questo senso è d’uso comune la locuzione di riciclaggio di denaro sporco.

Sull’attività di riciclaggio prospera un intero sistema criminale, spesso dedito al traffico internazionale di droga, alla prostituzione e al racket, ma soprattutto quest’illecito si configura come un potente strumento di gestione per le mafie, che in questo modo possono nascondere i proventi di attività illegali e rendere vani gli sforzi di forze dell’ordine e magistratura. Senza contare il fatto che, a volte, enormi flussi di denaro finiscono in mano al terrorismo.

L’art. 648 bis del Codice Penale, aggiunto dall’art. 3, del D.L. 21 marzo 1978, n. 59 è stato poi sostituito, prima dall’art. 23, della l. 19 marzo 1990 n. 55 e successivamente dall’art. 4, della l. 09 agosto 1993, n. 328 e  dal D.Lgs. 195/2021 recita:

“Fuori dei casi di concorso nel reato, chiunque sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto, ovvero compie in relazione ad essi altre operazioni, in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da euro 5.000 a euro 25.000.

La pena è della reclusione da due a sei anni e della multa da euro 2.500 a euro 12.500 quando il fatto riguarda denaro o cose provenienti da contravvenzione punita con l’arresto superiore nel massimo a un anno o nel minimo a sei mesi.

La pena è aumentata quando il fatto è commesso nell’esercizio di un’attività professionale.

La pena è diminuita se il denaro, i beni o le altre utilità provengono da delitto per il quale è stabilita le pena della reclusione inferiore nel massimo a cinque anni. Si applica l’ultimo comma dell’articolo 648.”

L’ultimo comma dell’articolo 648 recita:

“Le disposizioni di questo articolo si applicano anche quando l’autore del reato da cui il denaro o le cose provengono non è imputabile o non è punibile ovvero quando manchi una condizione di procedibilità riferita a tale reato.”

Il legislatore ha provveduto ad emanare normative ad hoc, che impongono alle figure professionali che hanno a che fare con le finanze dei loro clienti, di adempiere ad una serie di obblighi, finalizzati al monitoraggio della correttezza delle transazioni economiche e all’eventuale segnalazione di operazioni illecite (SOS – segnalazione di operazioni sospette)

Normativa internazionale antiriciclaggio

Nazioni Unite

Tra gli obiettivi delle Nazioni Unite, il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale riveste un ruolo primario.

In tale ambito, l’Organizzazione Internazionale delle Nazioni Unite si è dotata nel tempo di una serie di strumenti, in parte mutuati da quelli esistenti per il contrasto al finanziamento del terrorismo, volti a contrastare gli esponenti dei regimi che perpetrano gravi violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali e l’attività dei Paesi che minacciano la pace e la stabilità mondiale, anche attraverso lo sviluppo di programmi nucleari non autorizzati.

Una delle principali preoccupazioni della Comunità internazionale è costituita infatti dallo sviluppo incontrollato di attività di arricchimento nucleare, che costituisce una grave minaccia per la pace e la sicurezza internazionale e amplifica, inoltre, il rischio che materiale ad alto potenziale distruttivo possa essere impiegato in azioni ostili o entrare in possesso delle organizzazioni terroristiche.

L’ONU nel 1999, con la (INTERNATIONAL CONVENTION FOR THE SUPPRESSION OF THE FINANCING OF TERRORISM (Convenzione di New YorK), ha tracciato, per la prima volta,  le linee strategiche della lotta al finanziamento del terrorismo internazionale sono state tracciate riconoscendo autonoma rilevanza della materia.

Con la stipula della Convenzione di New YorK, sono state poste le basi, a livello internazionale, per la repressione penale del fenomeno del finanziamento del terrorismo internazionale e per l’estensione al medesimo del sistema di presidi già esistente per la prevenzione e il contrasto del riciclaggio.

Con la Risoluzione n. 1267/1999,   adottatta dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU durante il suo 4051st meeting
il  15 October 1999  ha introdotto come ulteriore misura, specifica per la lotta al terrorismo, una procedura di “congelamento” dei fondi e delle risorse economiche detenuti da persone collegate alla rete terroristica Al-Qaeda, sulla base di una black-list gestita da un apposito comitato (Comitato per le Sanzioni).

In seguito con la Risoluzione n. 1373/2001, adottatta dal durante il suo  4385th meeting, il 28 Sttembre 2001, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha ampliato la portata del sistema delle liste di congelamento, gestite direttamente dagli Stati membri, estendendola ad ulteriori liste di persone sospettate di appartenere o sostenere organizzazioni terroristiche.

La Risoluzione n. 1373/2001 prevede un generale obbligo di congelamento dei fondi appartenenti a terroristi, a prescindere dalla matrice ideologica o dall’ambito territoriale dell’azione terroristica, rimettendo, a differenza della Risoluzione n. 1267/1999, ai singoli stati il potere di individuare individui ed entità destinatari delle misure di contrasto al terrorismo. Il Comitato istituito dalla risoluzione, il Counter terrorism committee, non ha il potere di formulare liste di presunti terroristi, ma di controllare l’attuazione della risoluzione sulla base di rapporti periodici che gli Stati sono tenuti a fornire al Comitato stesso.

L’ONU ha adottato due nuove risoluzioni nei confronti:

in precedenza disciplinati nella Risoluzione n. 1267/1999.

Sono state rafforzate le garanzie procedurali a tutela dei soggetti listati, aumentando la trasparenza dei procedimenti di listing e delisting, ed è stata rafforzata la figura dell’Ombudsperson, competente a valutare le istanze di delisting.

Le procedure e i criteri di designazione previsti nelle predette risoluzioni sono stati in seguito aggiornati rispettivamente attraverso la Risoluzione n. 2083/2012 e la Risoluzione n. 2082/2012.

Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, per fronteggiare la nuova minaccia dell’ISIL (Islamic State of Iraq and the Levant), nell’estate del 2014  ha adottato due nuove risoluzioni:

  • la Risoluzione n. 2170/2014, che ha esteso agli affiliati all’ISIL e al Fronte al-Nusra il regime di sanzioni imposto a suo tempo ad Al-Qaeda;
  • Risoluzione n. 2178/2014, con la quale ha imposto agli Stati membri l’adozione di specifiche misure volte a contrastare il nuovo fenomeno dei “combattenti terroristi stranieri” (foreign terrorist fighters), anche attraverso la criminalizzazione delle relative attività di sostegno materiale e finanziario.

Nei mesi successivi, in risposta all’avanzata dell’ISIL nei territori controllati e ai numerosi atti terroristici, perpetrati anche in Europa, ha ulteriormente rafforzato i dispositivi di contrasto alle fonti di finanziamento dell’ISIL e delle entità collegate, attraverso la Risoluzione n. 2199/2015 e la Risoluzione n. 2253/2015, che hanno:

      • sistematizzato e rafforzato il sistema sanzionatorio esistente
      • introdotto misure volte a bloccare i flussi derivanti
        • dai rapimenti a scopo di riscatto;
        • dal commercio del petrolio estratto;
        • dal commercio dei beni archeologici trafugati nei territori controllati.

Il Consiglio di Sicurezza ha dottato la il 12 Dicembre 2016 la Risoluzione n. 2322/2016 ed il 13 Febbraio 2017 la Risoluzione n. 2341/2017,  dirette, dando centralità alle attività di scambio di informazioni e alla collaborazione tra Stati e tra le autorità a vario titolo coinvolte, a rafforzare la cooperazione internazionale nel contrasto al terrorismo,.

Negli ultimi anni, misure di congelamento analoghe a quelle previste per i terroristi,  al centro di un più ampio pacchetto di misure restrittive, sono state adottate dalla Comunità Internazionale per sanzionare i governi di Paesi accusati

  • di gravi violazioni dei diritti umani;
  • di minacciare la pace e la sicurezza internazionale. In questa fattispecie rientrano i Paesi coinvolti in attività di proliferazione di armi di distruzione di massa.

Raccomandazioni del GAFI

Il Financial Action Task Force, noto anche con il nome francese Groupe d’action financière, è un’organizzazione intergovernativa fondata nel 1989 su iniziativa del G7 per sviluppare politiche di contrasto al riciclaggio di denaro. 

Nel corso di una riunione plenaria tenutasi a pochi giorni di distanza dagli attentati di New York dell’11 settembre 2001 (29 e 30 ottobre 2001), il FATFGAFI (Financial Action Task Force – Groupe d’action financière) ha ampliato il proprio mandato al contrasto del finanziamento del terrorismo, elaborando gli indirizzi normativi e i principi guida per dare concreta attuazione alle Risoluzioni dell’ONU. Nell’occasione, ha emanato 8 Raccomandazioni Speciali (9 dal 2004) dedicate specificamente al finanziamento del terrorismo. Le Raccomandazioni Speciali, oltre a fornire linee di indirizzo per rendere operative le Risoluzioni ONU, hanno definito alcuni standard regolamentari per meglio presidiare sul piano normativo alcuni settori ritenuti maggiormente esposti al rischio di finanziamento del terrorismo (servizi di money transfer, bonifici transfrontalieri, trasferimenti di contante al seguito, operatività di organizzazioni non-profit).

Le Raccomandazioni Speciali a febbraio 2012 sono state trasfuse nelle nuove 40 Raccomandazioniche ricomprendono nel loro campo d’azione la prevenzione e il contrasto del riciclaggio, del finanziamento del terrorismo e del finanziamento dei programmi di proliferazione delle armi di distruzione di massa.

Per l’applicazione delle relative sanzioni finanziarie internazionali (congelamenti) il GAFI ha elaborato nel 2013 anche apposite linee guida, volte a fornire indirizzi operativi. Ha inoltre diffuso, di recente, alcune pubblicazioni specifiche sui rischi di finanziamento del terrorismo e, più in particolare, sulle forme di finanziamento dell’ISIL e delle attività dei soggetti che agiscono in adesione alla sua ideologia, come i “foreign fighters“.

Normativa comunitaria

La politica estera e di sicurezza comune (acronimo PESC, inglese CFSP (Common Foreign and Security Policy)) è la politica estera dell’Unione europea, gestita e promossa dall’Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza e dal Servizio europeo per l’azione esterna.

In attuazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che hanno introdotto le misure di “congelamento”, l’Unione Europea ha adottato:

La Commissione europea ha predisposto una propria lista (Financial security database (Fsd)) di tutti gli individui e le organizzazioni attualmente soggetti in Europa a sanzioni finanziarie internazionali.

La normativa penalistica comunitaria in materia di contrasto al terrorismo è stata armonizzata per la prima volta con la Decisione Quadro 2002/475/GAI, adottata dal Consiglio Europeo in seguito agli attentati dell’11 settembre. La Decisione, nel tipizzare i reati terroristici, ha richiesto agli Stati membri di allineare le loro normative e introdurre pene adeguate; la Decisione è stata in seguito modificata attraverso la Decisione Quadro 2008/919/GAI, adottatta dal Consiglio “Giustizia e affari interni” (GAI), composto dai ministri della giustizia e degli affari interni di tutti gli Stati membri dell’UE, che ne ha ampliato la portata definendo nuove condotte terroristiche.

Il 26 ottobre 2005 è stata emanata la Direttiva 2005/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo.

IL 20 maggio 2015 è stata emanata la Direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo, che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la direttiva 2005/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e la direttiva 2006/70/CE della Commissione.

In risposta alle azioni terroristiche degli ultimi anni, l’Unione Europea ha adottato la nuova DIRETTIVA (UE) 2017/541 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 15 marzo 2017 sulla lotta contro il terrorismo e che sostituisce la decisione quadro 2002/475/GAI del Consiglio e che modifica la decisione 2005/671/GAI del Consiglio.

Il 23 ottobre 2018 è stata emanata la Direttiva (UE) 2018/1673 del Parlamento europeo e del Consiglio  sulla lotta al riciclaggio mediante il diritto penale.

La Direttiva (UE) 2018/1673 fa parte di un pacchetto legislativo che:

La Direttiva (UE) 2018/1673:

  • Definisce le attività criminose e le sanzioni nell’ambito del riciclaggio di denaro allo scopo di:
    • facilitare la cooperazione giudiziaria e di polizia fra gli Stati membri; e di
    • evitare che i criminali possano approfittare di ordinamenti giuridici più favorevoli.
  • Essa è volta a qualificare come reato il riciclaggio qualora sia commesso intenzionalmente e con la consapevolezza che i beni* derivano da un’attività criminosa.
  • Essa consente inoltre agli Stati membri di punire come reato le attività di riciclaggio di denaro se l’autore sospettava o avrebbe dovuto essere a conoscenza che i beni provenivano da un’attività criminosa.

PUNTI CHIAVE della Direttiva (UE) 2018/1673

Attività criminose

Le condotte seguenti, qualora poste in atto intenzionalmente, sono punibili come reati:

  • la conversione o il trasferimento di beni (di qualsiasi tipo), effettuati nella consapevolezza che gli stessi provengono da un’attività criminosa, allo scopo di occultare o dissimulare l’origine illecita dei beni medesimi o di aiutare chiunque sia coinvolto in tale attività a sottrarsi alle conseguenze giuridiche della propria condotta;
  • l’occultamento o la dissimulazione della reale natura, della provenienza, dell’ubicazione, della disposizione, del movimento, della proprietà dei beni o dei diritti sugli stessi nella consapevolezza che i beni provengono da un’attività criminosa;
  • l’acquisto, la detenzione o l’utilizzazione di beni nella consapevolezza, al momento della loro ricezione, che i beni provengono da un’attività criminosa;
  • concorso, istigazione e tentativo in relazione a tali reati.

Attività criminose (o «reati-presupposto»)

Ai sensi della presente direttiva, le condotte seguenti sono considerate attività criminose, cioè relative a reati di riciclaggio:

  • qualsiasi tipo di coinvolgimento criminale nella commissione di un qualsiasi reato punibile, conformemente al diritto nazionale, con una pena detentiva o con una misura privativa della libertà di durata massima superiore a un anno ovvero di durata minima superiore a sei mesi; e
  • per quanto riguarda i reati che non rientrano nelle categorie sopraindicate, i reati che rientrano in un elenco di 22 categorie designate di reati, compresi i reati definiti dalla legislazione dell’UE individuati dalla presente direttiva.

Fattori supplementari

I reati si estendono ai beni provenienti da una condotta che ha avuto luogo nel territorio di un altro Stato membro o di un paese terzo, qualora tale condotta costituisca un’attività criminosa se posta in atto nel territorio nazionale. Gli Stati membri devono garantire che le persone che hanno commesso l’attività criminosa o che vi hanno partecipato vengano punite. I fattori supplementari comprendono:

  • la responsabilità penale si estende anche agli autori dell’attività criminosa che riciclano i loro stessi beni («autoriciclaggio»);
  • l’esistenza di una condanna precedente o simultanea per l’attività criminosa da cui provengono i beni non è un requisito essenziale per una condanna per i reati di riciclaggio di denaro;
  • la condanna è senza che sia necessario determinare tutti gli elementi fattuali relativi a tale attività criminosa, compresa l’identità dell’autore.

Circostanze aggravanti che rendono più gravi i le attività criminali

esse comprendono i casi in cui:

  • il reato è stato commesso nell’ambito di un’organizzazione criminale ai sensi della decisione quadro 2008/841/GAI; o
  • l’autore ha commesso il reato nell’esercizio della sua attività professionale ai sensi dell’articolo 2 della direttiva (UE) 2015/849 («soggetti obbligati»).

Gli Stati membri possono inoltre stabilire che le circostanze seguenti siano considerate aggravanti:

  • i beni riciclati hanno un valore considerevole; o
  • i beni riciclati provengono da reati di partecipazione al racket, terrorismo, tratta di esseri umani, traffico di stupefacenti e corruzione.

Sanzioni penali

Le sanzioni penali devono essere effettive, proporzionate e dissuasive. Gli Stati membri impongono una pena detentiva massima non inferiore a quattro anni e, se del caso, applicano sanzioni o misure supplementari, comprese le misure necessarie affinché le persone giuridiche possano essere ritenute responsabili, quali ad esempio:

  • l’esclusione dal beneficio di agevolazioni o sovvenzioni pubbliche;
  • esclusione dall’accesso ai finanziamenti pubblici, comprese procedure di gara, sovvenzioni e concessioni;
  • interdizione di esercitare un’attività commerciale;
  • sorveglianza giudiziaria;
  • provvedimenti giudiziari di liquidazione;
  • chiusura temporanea o permanente dei locali usati per commettere il reato;
  • congelamento o confisca dei beni in questione.

La Direttiva (UE) 2018/1673 è entrata in vigore il 2 dicembre 2018 e doveva essere recepita dalle legislazioni nazionali dei paesi dell’UE entro il 3 dicembre 2020.

BULGARIA

La legislazione bulgara è in linea con la maggior parte delle norme europee e internazionali, ma la mancanza di efficacia nella sua applicazione pratica porta a scarsi risultati tangibili. Negli ultimi anni si registra un progressivo aumento del numero dei segnali di riciclaggio, inviati alla Agenzia di Stato per la Sicurezza Nazionale della REPUBBLICA DI BULGARIA (Държавна агенция “Национална сигурност” (ДАНС)) Anche il volume dei procedimenti preliminari nuovi e osservati è aumentato, così come il numero di persone in attesa di giudizio con l’accusa di riciclaggio.

Nella normativa bulgara il reato di “riciclaggio” è previsto dall’art. 253 del CODICE PENALE BULGARO  (НАКАЗАТЕЛЕН КОДЕКС)

“Art. 253. (Abrogata, SG n. 10/1993, nuova, SG n. 62/1997) (1) (Modificata, SG n. 85/1998, modificata, SG n. 85/1997) n. 26 del 2004, integrato ,. o altro atto socialmente pericoloso è punito per riciclaggio di denaro con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da tremila a cinquemila lev.
(2) (Nuova, SG n. 26/2004, integrata, SG n. 75/2006, in vigore dal 13.10.2006) La pena di cui al par. 1 è altresì punito colui che acquista, riceve, detiene, utilizza, trasforma o assiste in qualunque modo alla trasformazione di beni di cui conosce o presume al momento del suo ricevimento che siano stati acquisiti con reato o altro atto socialmente pericoloso.
(3) (Rinumerato dal comma 2, integrato, SG n. 26/2004) La pena è della reclusione da uno a otto anni e della multa da cinquemila a ventimila lev, quando l’atto di cui al par. 1 e 2 è stato eseguito:
1. (Modificata, SG n. 26/2004) da due o più soggetti preventivamente concordati, ovvero da persona che agisce per conto o in esecuzione di una decisione di un gruppo criminale organizzato;
2. due o più volte;
3. da un funzionario nell’ambito del suo servizio;
4. (Nuova, SG n. 26/2004) aprendo o mantenendo un conto presso un istituto finanziario a nome fittizio oa nome di persona che non ha dato il proprio consenso;
5. (Nuova, SG n. 103/20120) da parte di un soggetto obbligato ex art. 4 della Legge in materia di misure antiriciclaggio o di un suo dipendente o lavoratore durante o in occasione dell’adempimento degli obblighi previsti dalla stessa legge.
(4) (Nuova, SG n. 21/2000, precedente comma 3, integrato, SG n. 26/2004, modificata, SG n. 75/2006, in vigore dal 13.10.2006) La pena è della reclusione da tre a dodici anni e la multa da ventimila a duecentomila lev, quando l’atto di cui al par. 1 e 2 è stato commesso con mezzi o beni, per i quali l’autore sapeva o presumeva che fossero stati acquisiti con grave dolo.
(5) (Nuova, SG n. 85/1998, precedente comma 3, SG n. 21/2000, precedente comma 4, modificato, SG n. 26/2004, modificata – SG, iss. 13.10.2006) Quando i fondi o i beni sono di importo particolarmente elevato e la causa è particolarmente grave, la pena è della reclusione da cinque a quindici anni e della multa da diecimila a trentamila lev, poiché il tribunale priva il colpevole di diritti di cui all’art. 37, par. 1, punti 6 e 7 .
(6) (Nuova, SG n. 85/1998, precedente comma 4, SG n. 21/2000, precedente comma 5, modificato, SG n. 26/2004) il reato o il patrimonio in cui è stato trasformato è confiscato in favore dello Stato, e se manca o viene espropriato, viene assegnato il suo equivalente.
(7) (Nuova, SG n. 26/2004) Le disposizioni del par. 1 – 6 si applica anche quando il reato, mediante il quale è stata acquisita la proprietà, non ricade nella giurisdizione penale della Repubblica di Bulgaria.”

Quindi chiunque compia un’operazione finanziaria o un’operazione su beni , o nasconda l’origine, l’ubicazione, il movimento o i diritti reali su beni che sa o sospetta siano stati acquisiti con un reato o altro atto socialmente pericoloso, è punito per riciclaggio di denaro con la reclusione di una persona . fino a sei anni e la multa da tremila a cinquemila lev.

Il soggetto di questo reato può essere qualsiasi persona penalmente responsabile. Oggetto del reato sono i beni mobili  (il più delle volte denaro), che hanno un’origine criminale, e ancora da un crimine che li ha acquisiti in forma pronta, ma non li ha prodotti.

L’atto esecutivo si compie nel compimento di qualunque azione avente l’oggetto acquisito da reato. Lo scopo di queste azioni è quello di legalizzare l’origine del bene, cioè di cancellarne l’origine criminale attraverso una serie di azioni legali e di fatto.

Il reato è effettivo.

La forma e il tipo di colpa sono intento diretto . L’autore deve essere consapevole che la cosa è stata acquisita mediante attività delittuosa, ma non è esclusa la punibilità, anche se non sa che la cosa è stata acquisita mediante delitto. È sufficiente che la persona presuppone che possa essere stata acquisita attraverso un reato.

È penalmente anche colui che acquisisce, riceve, detiene, utilizza, trasforma o assiste in qualunque modo alla trasformazione di un bene, di cui conosce o presume al momento del suo ricevimento che sia stato acquisito mediante un reato o altro atto socialmente pericoloso responsabile.

Le composizioni qualificate sono contenute nell’articolo 253, commi 3, 4, 4 e 5, del codice penale bulgaro.

La pena è della reclusione da uno a otto anni e della multa da cinque a ventimila lev, quando l’atto di cui al par. 1 e 2 è stato eseguito:

1. da due o più soggetti, preventivamente concordati, o da persona che agisce per conto o in esecuzione di una decisione di un gruppo criminale organizzato;

2. due o più volte;

3. da un funzionario nell’ambito del suo servizio;

4. aprendo o mantenendo un conto presso un istituto finanziario a nome fittizio o intestato a persona che non ha dato il suo consenso.

(4) La pena è della reclusione da tre a dodici anni e della multa da ventimila a duecentomila lev, quando l’atto di cui al par. 1 e 2 è stato commesso con fondi o beni che l’autore sapeva o presumeva essere stati acquisiti con un grave reato doloso

(5) Quando i fondi o i beni sono in quantità particolarmente grandi e la causa è particolarmente grave, la pena è della reclusione da cinque a quindici anni e della multa da dieci a trentamila lev, poiché il tribunale priva il colpevole dei diritti di cui arte. 37, par. 1, punti 6 e 7

Sono punibili anche la preparazione e l’associazione come forma di preparazione, così come l’istigazione .

Nel Febbraio 2003 è stata emanata   LEGGE SUI MISURE CONTRO IL FINANZIAMENTO DEL TERRORISMO (ЗАКОН ЗА МЕРКИТЕ СРЕЩУ ФИНАНСИРАНЕТО НА ТЕРОРИЗМА (ЗМФТ)

Nel Marzo 2018 è stata emanata la Legge sulle misure antiriciclaggio (ЗАКОН ЗА МЕРКИТЕ СРЕЩУ ИЗПИРАНЕТО НА ПАРИ (ЗМИП))

In base all’Art. 1. della Legge sulle misure antiriciclaggio (ЗАКОН ЗА МЕРКИТЕ СРЕЩУ ИЗПИРАНЕТО НА ПАРИ (ЗМИП)) essa determina le misure di prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio, nonché l’organizzazione e il controllo sulla loro attuazione.

Misure contro il riciclaggio di denaro

L’Agenzia statale per la sicurezza nazionale incorpora nella sua struttura una direzione amministrativa specializzata per l’intelligence finanziaria. La direzione dell’informazione finanziaria (Financial Intelligence Directorate (FID)) raccoglie, archivia, indaga, analizza e divulga informazioni finanziarie secondo i termini e le procedure della Legge sulle misure antiriciclaggio (ЗАКОН ЗА МЕРКИТЕ СРЕЩУ ИЗПИРАНЕТО НА ПАРИ (ЗМИП)) e LEGGE SUI MISURE CONTRO IL FINANZIAMENTO DEL TERRORISMO (ЗАКОН ЗА МЕРКИТЕ СРЕЩУ ФИНАНСИРАНЕТО НА ТЕРОРИЗМА (ЗМФТ).

La Direzione è l’unità di informazione finanziaria della Repubblica di Bulgaria ai sensi dell’art. 32 della Direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo. La Direzione è responsabile della protezione dell’intelligence condivisa sul sito web di EGMONT GROUP e della sicurezza del sito stesso. Svolge funzioni di rilevamento e prevenzione contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo, nonché in materia di flussi di capitali, corruzione, concussione nelle transazioni commerciali internazionali e confisca. Nell’espletamento delle sue funzioni, la Direzione dell’Informazione Finanziaria interagisce strettamente con i servizi di sicurezza e ordine pubblico bulgari e le controparti estere.

L’Agenzia statale per la sicurezza nazionale opera in stretta collaborazione con il Comitato FATF e MONEYVAL attraverso una direzione dell’intelligence finanziaria. Il GAFI ( Financial Action Task Force ) è un’organizzazione che stabilisce gli standard per il riciclaggio di denaro e il finanziamento della prevenzione del terrorismo. MONEYVAL ( Comitato di esperti sulla valutazione delle misure antiriciclaggio e sul finanziamento del terrorismo ) è un’organizzazione responsabile delle misure in Europa contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo.

La nuova normativa AML/CFT è stata promulgata in Bulgaria nel marzo 2018 con la nuova legge sulle misure contro il riciclaggio di denaro che ha abrogato la vecchia legge e modificato e integrato la legge sulle misure contro il finanziamento del terrorismo e altri atti legislativi relativi.

Legge sulle misure contro il riciclaggio di denaro

Norme di attuazione della legge sulle misure contro il riciclaggio di denaro

Legge sulle misure contro il finanziamento del terrorismo

Nuovi requisiti di legislazione preventiva contro ML e FT (attualmente disponibile solo in bulgaro)

Categorie di soggetti obbligati

Le misure per la prevenzione e la divulgazione di atti di riciclaggio di denaro sono definite all’articolo 3, paragrafo 1 della legge sulle misure contro il riciclaggio di denaro (LMML) e comprendono il monitoraggio, la raccolta di informazioni, l’identificazione e la verifica dei clienti e dei titolari effettivi, finanziari, commerciali e professionali relazioni, profili di rischio, operazioni e operazioni sospette.
I provvedimenti sono eseguiti dai soggetti obbligati di cui all’art. 4, comma 2, della LMM, corrispondentemente alla LMFTL:
1. (integrata, SG n. 21/2021) la Banca nazionale bulgara quando effettua operazioni e transazioni con il pubblico e gli enti creditizi che esercitano attività nel territorio della Repubblica di Bulgaria ai sensi della legge sugli istituti di credito;
2. gli altri prestatori di servizi di pagamento ai sensi del Payment Services and Payment Systems Act e i suoi rappresentanti;
3. le istituzioni finanziarie ai sensi della Legge sugli istituti di credito;
4. gli uffici di cambio valuta;
5. (integrata, SG n. 21/2021) assicuratori e intermediari assicurativi con sede legale nella Repubblica di Bulgaria, che abbiano ottenuto una licenza nei termini e secondo la procedura stabiliti dal Codice delle Assicurazioni, ove esercitino una o più dei rami assicurativi di cui alla Sezione I dell’Allegato n. 1 al Codice delle Assicurazioni; assicuratori, intermediari assicurativi che hanno ottenuto una licenza in un altro Stato membro, che esercitano attività nel territorio della Repubblica di Bulgaria, esercitando uno o più dei rami assicurativi di cui alla sezione I dell’allegato n. 1 dell’Assicurazione Codice; assicuratori con sede legale in Stati diversi da uno Stato membro, che hanno ottenuto una licenza dalla Commissione di vigilanza finanziaria per esercitare la propria attività nella Repubblica di Bulgaria tramite una succursale,
6. le imprese di locazione;
7. gli operatori postali abilitati alla gestione dei vaglia postali ai sensi della legge sui servizi postali;
8. (integrata, SG n. 42/2019, in vigore dal 28.05.2019) gli intermediari di investimento autorizzati nei termini e secondo la procedura stabiliti dalla legge sui mercati degli strumenti finanziari;
9. (integrata,. alla procedura stabilita dalla legge sugli organismi di investimento collettivo e altri organismi di investimento collettivo;
10. (integrata,. Legge sugli organismi di investimento collettivo e altri organismi di investimento collettivo;
11. (integrata,. ;
12. i sindaci;
13. (modificata, SG n. 94/2019) i soggetti che, nell’ambito della propria attività, prestano servizi di contabilità e/o consulenza fiscale, nonché i soggetti che, quale principale attività imprenditoriale o professionale, prestano, direttamente o indirettamente tramite persone correlate, assistenza in qualsiasi forma o consulenza in materia fiscale;
14. i notai e gli assistenti notarili in qualità di sostituti;
15. persone che, nell’ambito della loro attività, prestano consulenza legale quando:
(a) assistono o partecipano alla pianificazione o all’esecuzione di un’operazione, transazione o altra azione legale o di fatto di un cliente in merito a:
(aa) acquisto e vendita di beni immobili o trasferimento di impresa di commerciante
(bb) gestione di denaro, strumenti finanziari o altri beni;
(cc) apertura, gestione o alienazione di un conto corrente bancario, di un conto di risparmio o di un conto di strumenti finanziari;
(dd) raccolta dei contributi necessari per la costituzione di una persona giuridica o altra entità giuridica, aumento del capitale di una società commerciale, concessione di un prestito o qualsiasi altra forma di reperimento di fondi necessaria per lo svolgimento dell’attività di una persona giuridica o altra persona giuridica;
(ee) costituzione, registrazione, organizzazione dell’operazione o gestione di un trust, commerciante o altra persona giuridica, o altra persona giuridica;
(ff) gestione fiduciaria di beni, inclusi trust, fondi di deposito a garanzia e altre entità legali straniere simili costituite ed esistenti ai sensi della legge delle giurisdizioni che prevedono tali forme di trust;
(b) agire per conto e/o per conto di un suo cliente in qualsiasi operazione finanziaria;
(c) agire per conto e/o per conto di un suo cliente in qualsiasi transazione immobiliare;
(d) fornire una sede legale, un indirizzo di corrispondenza, una sistemazione commerciale e/o altri servizi correlati ai fini della registrazione e/o dell’attività di una persona giuridica o altra persona giuridica;
16. persone che, nell’ambito della propria attività, forniscono:
(a) una sede legale, un indirizzo di corrispondenza, una struttura ricettiva commerciale e/o altri servizi connessi ai fini della registrazione e/o dell’attività di una persona giuridica o altra persona giuridica;
(b) servizi comprendenti la costituzione, la registrazione, l’organizzazione dell’attività e/o della gestione di un commerciante o di un’altra persona giuridica, o altra persona giuridica;
(c) servizi comprendenti la gestione fiduciaria di beni o di un soggetto di cui alla lettera (b), tra cui:
(aa) agire come, o fare in modo che un altro soggetto agisca come, un amministratore, un segretario, un partner o un simile posizione in una persona giuridica o altra persona giuridica;
(bb) agire come, o fare in modo che un’altra persona agisca in qualità di fiduciario, nei casi di trust, fondi di deposito a garanzia e altre persone giuridiche straniere simili costituite ed esistenti ai sensi della legge delle giurisdizioni che prevedono tali forme di trust;
(cc) agire come, o fare in modo che un’altra persona agisca in qualità di azionista intestatario di una persona giuridica straniera terza o entità giuridica diversa da una società quotata in un mercato regolamentato soggetta a obblighi di informativa ai sensi del diritto dell’Unione europea o soggetti a standard internazionali equivalenti;
17. le forze dell’ordine private e gli assistenti delle forze dell’ordine private;
18. (modificata,.
19. (abrogata, SG n. 7/2021);
20. i commercianti di armi, petrolio e prodotti petroliferi;
21. (integrata, SG n. 42/2019, in vigore dal 28.05.2019, integrata, SG n. 69/2020) gli organizzatori di giochi d’azzardo, che hanno ricevuto una licenza per organizzare giochi d’azzardo sul territorio della Repubblica Bulgaria secondo la legge sul gioco d’azzardo;
22. (abrogata, SG n. 21/2021);
23. (abrogata, SG n. 21/2021);
24. (integrata, SG n. 17/2021, abrogata, SG n. 21/2021);
25. (abrogata, SG n. 21/2021);
26. le persone che offrono un prestito a titolo di garanzia di un bene;
27. (abrogata, SG n. 21/2021);
28. le persone giuridiche senza scopo di lucro;
29. (integrata, SG n. 21/2021) le società di calcio professionistiche;
30. (integrata, SG n. 42/2019, in vigore dal 28.05.2019, abrogata, SG n. 21/2021) operatori di mercato e/o mercati regolamentati autorizzati nei termini e secondo la procedura stabiliti dal Markets in Financial Instruments Act ;
31. (modificata, SG n. 42/2019, in vigore dal 28.05.2019, abrogata, SG n. 21/2021) i depositari centrali di titoli autorizzati dalla Commissione di vigilanza finanziaria nei termini e secondo la procedura stabiliti dal Regolamento (UE) 909/2014 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 23 luglio 2014 sul miglioramento del regolamento titoli nell’Unione Europea e sui depositari centrali di titoli e che modifica le Direttive 98/26/CE e 2014/65/UE e il Regolamento (UE) n. 236/2012 (GU L 257/1 del 28 agosto 2014);
32. i partiti politici;
33. (abrogata, SG n. 21/2021);
34. (abrogata, SG n. 21/2021);
35. il direttore esecutivo dell’Agenzia esecutiva per l’ambiente nella sua qualità di amministratore nazionale ai sensi del regolamento (UE) n. 389/2013 della Commissione, del 2 maggio 2013, che istituisce un registro dell’Unione ai sensi della direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, Decisioni n. 280/2004/CE e n. 406/2009/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga i regolamenti (UE) n. 920/2010 e n. 1193/2011 della Commissione (GU L 122/1 del 3 maggio 2013);
36. (nuova, SG n. 94/2019) soggetti che, per professione, commerciano o agiscono in qualità di intermediari nel commercio di opere d’arte, anche quando tale commercio è svolto da gallerie d’arte e case d’asta, ove il valore del l’operazione o le operazioni correlate è pari o superiore a 10 000 EUR o il loro equivalente in un’altra valuta;
37. (nuova, SG n. 94/2019) soggetti che, per professione, immagazzinano, commerciano o agiscono in qualità di intermediari nel commercio di opere d’arte quando tale commercio è effettuato in zone franche e ove il valore dell’operazione o connesso le operazioni sono pari o superiori a 10 000 EUR o il loro equivalente in un’altra valuta;
38. (nuova, SG n. 94/2019) persone che, per professione, forniscono servizi di cambio tra valute virtuali e valute riconosciute non garantite da oro;
39. (nuova, SG n. 94/2019) fornitori di portafoglio che offrono servizi di custodia.
Le persone di cui all’articolo 4 del LMML rispettano gli obblighi previsti dalla presente legge anche se dichiarate fallite o poste in liquidazione.

Secondo l’art. 101, comma 4, LMML, la Camera notarile della Repubblica di Bulgaria, la Camera bulgara delle forze dell’ordine private e l’Istituto dei dottorandi commercialisti hanno adottato regole interne uniformi in materia di controllo e prevenzione del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo che dovrebbero essere applicate dai membri di dette organizzazioni dopo la loro adozione. Il Consiglio supremo degli avvocati ha adottato norme interne uniformi in materia di controllo e prevenzione del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo che dovrebbero essere applicate dai membri degli ordini degli avvocati.

Bulgaria – Legge sulle statistiche degli scambi intracomunitari di merci

Legge sulle statistiche degli scambi intracomunitari di merci – in vigore dal 1.07.2012

DIRITTO SULLE STATISTICHE SUGLI
SCAMBI INTRACOMUNITARI DI MERCI

Promulgata, SG, n. 40 dal 29.05.2012, in vigore dal 1.07.2012.

Capitolo primo

GENERALE

Arte. 1. (1) La presente legge disciplina:

1. l’attuazione dell’attività statistica per gli scambi intracomunitari di merci tra la Repubblica di Bulgaria e gli Stati membri dell’Unione Europea, in conformità con la normativa dell’Unione Europea in materia:

a) Regolamento (CE) n. 638/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, relativo alle statistiche comunitarie sugli scambi di beni tra Stati membri e che abroga il regolamento (CEE) n. 3330/91 del Consiglio di seguito denominato “Regolamento (CE) № 638/2004”;

(b) Regolamento (CE) n. 222/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 2009, che modifica il regolamento (CE) n. 638/2004 relativo alle statistiche comunitarie relative agli scambi di beni tra Stati membri (GU L 87/ 160 del 31 marzo 2009);

(c) Regolamento (CE) n. 1982/2004 della Commissione, del 18 novembre 2004, che modifica il regolamento (CE) n. 638/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle statistiche comunitarie relative agli scambi di beni tra Stati membri e che abroga i regolamenti della Commissione (CE) № 1901/2000 e (CEE) № 3590/92, di seguito denominato “Regolamento (CE) № 1982/2004”;

(d) Regolamento (CE) № 1915/2005 della Commissione, del 24 novembre 2005, che modifica il regolamento (CE) № 1982/2004 al fine di semplificare la registrazione della quantità e le specifiche di movimenti specifici di merci;

(e) Regolamento (UE) n. 91/2010 della Commissione, del 2 febbraio 2010, che modifica il regolamento (CE) n. 1982/2004 di attuazione del regolamento (CE) n. 638/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle statistiche comunitarie sugli scambi di merci tra Stati membri per quanto riguarda l’elenco dei beni esclusi dalle statistiche, la trasmissione di informazioni da parte dell’amministrazione fiscale e la valutazione della qualità (GU L 31/1 del 3 febbraio 2010);

(e) Regolamento (UE) n. 96/2010 della Commissione, del 4 febbraio 2010, che modifica il regolamento (CE) n. 1982/2004 di attuazione del regolamento (CE) n. 638/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle statistiche comunitarie sugli scambi di merci tra Stati membri per quanto riguarda la soglia di semplificazione, gli scambi per caratteristiche commerciali, merci e movimenti specifici e codice del tipo di transazione (GU L 34/1 del 5 febbraio 2010);

2. le funzioni ei poteri degli organi competenti per lo svolgimento dell’attività statistica per gli scambi intracomunitari di merci;

3. il sistema Intrastat.

(2) Sono determinate le norme diverse o specifiche applicabili a merci e movimenti di merci specifici, i periodi di riferimento, le modalità della loro comunicazione e dichiarazione, nonché alle merci escluse dall’attività statistica sugli scambi intracomunitari di merci con ordinanza del Consiglio dei ministri.

Capitolo due

AUTORITÀ. POTERI E INTERAZIONE

Arte. 2. Le autorità competenti per l’attuazione delle attività statistiche per gli scambi intracomunitari di merci sono l’Istituto nazionale di statistica, l’Agenzia nazionale delle entrate e l’Agenzia delle dogane.

Arte. 3. (1) L’Istituto Nazionale di Statistica:

1. determina le soglie di dichiarazione nel sistema Intrastat e le tipologie di dati oggetto di dichiarazione ai sensi dell’art. 9(2) del Regolamento (CE) (638/2004;

2. elaborare e mantenere insieme all’Agenzia delle Entrate le regole per la validazione dei dati raccolti nell’ambito del sistema Intrastat;

3. raccogliere dati su specifiche merci e movimenti di merci, non dichiarati nel sistema Intrastat, da altre fonti amministrative;

4. effettuare una convalida secondaria di tutti i dati raccolti o ricevuti dalle altre autorità competenti;

5. trasmettere i dati di sintesi e di dettaglio per le statistiche sugli scambi intracomunitari di merci alla Direzione Generale di Eurostat della Commissione Europea secondo quanto previsto dall’art. 12 del Regolamento (CE) № 638/2004, nonché dell’art. 25 del Regolamento (CE) № 1982/2004;

6. conservare tutti i dati per gli scambi intracomunitari di beni delle persone obbligate ai sensi della presente legge e tenere un registro per loro;

7. predisporre analisi e relazioni sulla qualità dei dati per le statistiche sugli scambi intracomunitari di merci;

8. fornire dati mensili sugli scambi intracomunitari di beni della Banca nazionale bulgara ai fini del conto corrente della bilancia dei pagamenti.

(2) L’Agenzia delle Entrate:

1. crea e mantiene un sistema per la raccolta dei dati “Intrastat” – prepara la metodologia, le procedure di lavoro e i documenti, nonché l’applicazione software, assicurando la preparazione delle dichiarazioni Intrastat;

2. controllare l’ambito dei soggetti obbligati, e attraverso la validazione controllare la qualità dei dati forniti nell’ambito del sistema Intrastat secondo quanto previsto dall’art. 8(2) del Regolamento (CE) (638/2004;

3. fornire all’Istituto Nazionale di Statistica i dati raccolti nell’ambito del sistema Intrastat;

4. fornire dati sintetici alle istituzioni e agli organismi statali, quando ciò sia previsto da un atto normativo o sulla base di accordi con essi conclusi;

5. informare gli operatori Intrastat dei propri obblighi in relazione al sistema Intrastat secondo quanto previsto dall’art. 8(3) del Regolamento (CE) (638/2004;

6. controllare l’adempimento degli obblighi degli operatori Intrastat, accertare violazioni amministrative e irrogare sanzioni amministrative ai sensi della presente legge;

7. utilizzare i dati disponibili sugli scambi intracomunitari di beni raccolti o ricevuti ai sensi della legge sull’imposta sul valore aggiunto e tramite il Sistema informativo europeo per lo scambio di informazioni sull’IVA (VIES), nonché da altre fonti amministrative come ulteriori per determinare la gli obblighi degli operatori Intrastat e il controllo dell’affidabilità dei dati forniti nell’ambito del sistema Intrastat secondo quanto previsto dall’art. 8(2) del Regolamento (CE) (638/2004;

8. creare e mantenere un registro dei soggetti obbligati nell’ambito del sistema Intrastat.

(3) L’Agenzia delle dogane fornisce all’Istituto nazionale di statistica i dati sulle merci dalle dichiarazioni doganali (DAU) in conformità con i requisiti dell’art. 5(2) del Regolamento (CE) (638/2004.

Arte. 4. Le soglie di dichiarazione e le tipologie di dati oggetto di dichiarazione di cui all’art. 3, par. 1, comma 1, è determinato con provvedimento del Presidente dell’Istituto Nazionale di Statistica, che è promulgato nella Gazzetta dello Stato entro il 31 ottobre dell’anno in corso. Le soglie dichiarative e le tipologie di dati aggiuntivi determinati dall’ordinanza sono valide per tutto l’anno successivo.

Arte. 5. (1) L’Agenzia Nazionale delle Entrate e l’Agenzia delle Dogane forniscono all’Istituto Nazionale di Statistica tutti i dati disponibili per gli scambi intracomunitari di beni necessari per l’adempimento degli obblighi previsti dalla presente legge, ivi compresi i dati individuanti, di cui all’art. 9 (1) e (2) del Regolamento (CE) (638/2004.

(2) Le tipologie di dati di cui al par. 1, la loro struttura, l’ordine e la periodicità del loro invio all’Istituto Nazionale di Statistica sono determinati con istruzioni congiunte del Presidente dell’Istituto Nazionale di Statistica, rispettivamente del Direttore Esecutivo dell’Agenzia Nazionale delle Entrate e del Direttore dell’Agenzia delle Dogane .

Capitolo tre

SISTEMA INTRASTAT

Arte. 6. (1) Si applica il sistema Intrastat per la raccolta dei dati per le spedizioni intracomunitarie o gli arrivi nel territorio della Repubblica di Bulgaria di merci dell’Unione Europea.

(2) La procedura per l’applicazione del sistema Intrastat, compresa la presentazione e l’accettazione delle dichiarazioni Intrastat e di altri documenti o dati soggetti a trasmissione e il controllo e la rettifica dei dati forniti, è determinata con ordinanza del Ministro delle finanze.

Arte. 7. Soggetti obbligati a presentare dichiarazioni secondo il sistema Intrastat – Gli operatori Intrastat sono i soggetti iscritti alla legge sull’imposta sul valore aggiunto, che effettuano scambi intracomunitari di beni in volumi annui, espressi in valore, superiori alle soglie di dichiarazione di cui all’art. 3, par. 1, punto 1, separatamente per ciascun flusso commerciale – spedizioni o arrivi ai sensi dell’art. 7(1) del Regolamento (CE) (638/2004.

Arte. 8. (1) Le dichiarazioni Intrastat sono:

1. dichiarazioni mensili per arrivi o partenze;

2. dichiarazioni correttive per arrivi o partenze.

(2) Quando durante un determinato periodo di riferimento l’operatore Intrastat non ha effettuato arrivi o spedizioni intracomunitarie, la dichiarazione mensile non deve contenere registrazioni con dati commerciali (dichiarazione zero).

(3) Le dichiarazioni di rettifica possono contenere registrazioni solo per dichiarazioni mensili già accettate.

Arte. 9. (1) Le dichiarazioni Intrastat, la notifica di cui all’art. 10, nonché gli altri documenti o dati che gli operatori Intrastat devono presentare all’Agenzia delle Entrate per via telematica, sottoscritti con firma elettronica qualificata.

(2) Eccezionalmente nei casi di impossibilità tecnica da parte dell’operatore Intrastat o dell’Agenzia delle Entrate, previsti dall’ordinanza di cui all’art. 6, par. 2. Le dichiarazioni, le comunicazioni, i documenti oi dati Intrastat possono essere presentati alla competente direzione territoriale dell’Agenzia nazionale delle entrate su supporto tecnico, che consenta una riproduzione affidabile dell’informazione e soddisfi i requisiti per la forma del verbale.

(3) I campioni delle dichiarazioni Intrastat e altri documenti o dati oggetto di presentazione devono essere approvati dal Direttore Esecutivo dell’Agenzia Nazionale delle Entrate o da persona da lui autorizzata e sono pubblicati sul sito web dell’Agenzia.

Arte. 10. (1) Quando l’operatore Intrastat per un certo periodo non effettuerà scambi intracomunitari di beni dell’Unione Europea, può darne comunicazione scritta al Direttore Esecutivo dell’Agenzia Nazionale delle Entrate. Per questo periodo l’operatore Intrastat non presenta dichiarazioni Intrastat.

(2) Il gestore Intrastat è obbligato a riprendere la presentazione delle dichiarazioni Intrastat entro il termine di cui all’art. 11, par. 1, quando entro il termine di cui al par. 1 ha effettuato scambi intracomunitari di merci dell’Unione Europea. La presentazione della dichiarazione fa decadere la validità della notifica di cui al par. 1.

Arte. 11. (1) Gli operatori Intrastat presentano una dichiarazione Intrastat entro il 14° giorno del mese successivo al periodo di riferimento.

(2) Gli operatori Intrastat con obbligo in corso devono presentare una dichiarazione Intrastat entro il 20° giorno del mese successivo al primo periodo di riferimento. Per i successivi periodi di riferimento il termine è quello di cui al par. 1.

Arte. 12. (1) L’Agenzia delle Entrate informa gli operatori Intrastat degli errori riscontrati in una dichiarazione Intrastat presentata.

(2) In caso di mancata presentazione, presentazione dopo il termine di dichiarazioni Intrastat o rilevazione di errori nelle stesse, l’Agenzia delle Entrate può richiedere agli operatori Intrastat di presentare documenti contabili, commerciali e di altro tipo e supporti informativi, nonché redigere report in al fine di stabilire l’attendibilità dei dati dichiarati.

(3) Le comunicazioni di cui al par. 1 e 2 devono essere inviati in forma elettronica, firmati con firma elettronica qualificata.

(4) L’eliminazione degli errori in una dichiarazione mensile o correttiva presentata è effettuata dal gestore Intrastat con la presentazione di una dichiarazione correttiva.

(5) In caso di nuove circostanze, gli adeguamenti possono essere effettuati per un periodo fino a 6 periodi di riferimento passati.

(6) Il gestore Intrastat ha adempiuto all’obbligo di presentare una dichiarazione Intrastat mensile entro un termine, se gli errori ammessi sono stati eliminati entro i termini di cui all’art. 11.

(7) Il gestore Intrastat fornisce i documenti, i dati e le referenze di cui al par. 2, presentano rispettivamente una dichiarazione rettificativa di cui al par. 4 e 5 entro 7 giorni dalla data di ricezione della comunicazione da parte dell’Agenzia delle Entrate, rispettivamente dalla data in cui si sono verificate le circostanze di cui al par. 5.

Arte. 13. (1) L’Agenzia delle Entrate informa l’Intrastat degli operatori per accertate circostanze, diverse da quelle dichiarate per il rispettivo periodo di riferimento, sulla base dei poteri di cui all’art. 3, par. 2, punto 7 e richiede da loro un’ulteriore fornitura di documenti e dati, nonché la presentazione di una dichiarazione correttiva per lo stesso periodo. Gli operatori Intrastat forniscono i documenti ei dati e presentano una dichiarazione correttiva entro 7 giorni dalla data di ricezione della comunicazione.

(2) L’Agenzia delle Entrate può apportare d’ufficio rettifiche ai dati contenuti nelle dichiarazioni Intrastat presentate, previo chiarimenti con gli operatori Intrastat o confronto con fonti di dati, stabiliti in sede di attuazione dell’attività di controllo di cui all’art. 3, par. 2, punto 6.

(3) L’Istituto Nazionale di Statistica, all’effettuazione della successiva validazione, ne dà comunicazione all’Agenzia delle Entrate per gli operatori Intrastat, nei confronti dei quali devono essere poste in essere le azioni di cui al comma 1. 1 e artt. 3, par. 2, punto 6.

Capitolo quattro

RISERVATEZZA.

OBBLIGO DI MANTENERE IL SEGRETO

Arte. 14. I dati e/o le prove raccolte dall’ordinanza della presente legge possono essere utilizzati solo a fini statistici. I dati sui flussi merci sono diffusi, garantendo l’anonimato dei soggetti che li hanno forniti.

Arte. 15. (1) Un operatore Intrastat può chiedere al Presidente dell’Istituto Nazionale di Statistica di estendere il segreto statistico con riguardo al codice della nomenclatura combinata stabilito dal regolamento (CEE) n. 2658/87 del Consiglio, del 23 luglio 1987, relativo alle statistiche tariffarie e statistiche. nomenclatura e della tariffa doganale comune, per determinate merci e flussi commerciali, nei casi in cui il valore annuo degli scambi rilevanti della persona con gli Stati membri dell’Unione europea e con paesi terzi:

1. costituisce più dell’85 per cento del valore totale del commercio estero della Repubblica di Bulgaria per il rispettivo anno con questa merce e nell’ambito di questo flusso;

2. sommato a quello di un altro operatore o di altri due operatori, a condizione che anche questo secondo o questi due altri operatori abbiano richiesto una dichiarazione di riservatezza, il valore è superiore all’85 per cento del valore totale del commercio estero della Repubblica di Bulgaria per il rispettivo anno questa merce e questo flusso.

(2) Alla richiesta di cui al par. 1 si applica:

1. informazioni sul codice della nomenclatura combinata stabilito dal regolamento (CEE) n. 2658/87 del Consiglio, del 23 luglio 1987, sulla nomenclatura tariffaria e statistica e sulla tariffa doganale comune, e sui flussi per i quali si chiede l’estensione della riservatezza;

2. motivazione dei motivi della richiesta.

(3) Il presidente dell’Istituto nazionale di statistica si pronuncia sulla richiesta entro 30 giorni con decisione motivata, con la quale concede l’estensione della riservatezza per le statistiche del commercio estero o respinge la richiesta.

(4) La decisione di cui al par. 3 è impugnabile con l’ordinanza del Codice di procedura amministrativa.

(5) Dopo l’emanazione della decisione di estensione della riservatezza, la diffusione dei dati sarà effettuata secondo il capo sei della legge sulla statistica.

(6) L’estensione della riservatezza è revocata con decisione del Presidente dell’Istituto Nazionale di Statistica:

1. su richiesta dell’operatore Intrastat;

2. d’ufficio, nel caso in cui in due anni civili consecutivi non ricorrano le condizioni di cui al comma 1. 1.

(7) Prima di annullare l’estensione della riservatezza con l’ordinanza del par. 6, comma 2, il presidente dell’Istituto nazionale di statistica comunica al gestore Intrastat che può opporsi o presentare nuova domanda entro 15 giorni dal ricevimento della comunicazione.

Arte. 16. (1) Gli organi competenti per l’attuazione della presente legge assicurano la protezione dei dati personali e delle persone e la prevenzione dell’uso improprio degli stessi secondo l’ordine della legge per la statistica.

(2) Le autorità competenti sono obbligate ad adottare le misure organizzative e tecniche necessarie per l’adempimento dei requisiti di cui al par. 1.

(3) Le persone che hanno accesso a informazioni protette dalla legge, firmano una dichiarazione che le manterranno segrete e non le utilizzeranno per altri scopi se non per l’esercizio diretto delle loro funzioni ufficiali.

Capitolo cinque

DISPOSIZIONI AMMINISTRATIVE E PENALI

Arte. 17. (1) L’operatore Intrastat che non presenta una dichiarazione Intrastat, non la presenta entro i termini prescritti o fornisce dati non esaustivi o errati in una dichiarazione Intrastat è punito con la sanzione pecuniaria o pecuniaria di BGN 500 a 5.000.

(2) Chi su richiesta dell’Agenzia delle Entrate non fornisce entro il termine indicato le informazioni di cui all’art. 12, par. 2 o art. 13, par. 1, è punito con la sanzione pecuniaria da 200 a 2000 BGN.

(3) In caso di ripetuta commissione delle violazioni di cui al par. 1 e 2 la sanzione è irrogata in doppia misura.

(4) In caso di commissione sistematica delle violazioni di cui al par. 1 e 2 la pena è inflitta in triplice importo.

Arte. 18. La persona che ha accesso a informazioni tutelate dalla presente legge, che le utilizza, le fornisce o le divulga per scopi diversi dall’esercizio diretto delle sue funzioni d’ufficio, è punito con la sanzione pecuniaria da 1.000 a 2.000 BGN, se il reato non costituire reato.

Arte. 19. (1) Le violazioni di cui alla presente legge sono stabilite con atti di accertamento degli illeciti amministrativi, redatti da funzionari, determinati dal direttore esecutivo dell’Agenzia nazionale delle entrate, e i decreti penali sono emanati dal direttore esecutivo dell’Agenzia delle Entrate Agenzia delle Entrate o da alcuni da lui funzionari.

(2) L’accertamento delle violazioni, l’emanazione, il ricorso e l’esecuzione dei decreti penali sono svolti dall’ordinanza della Legge per gli illeciti e le punizioni amministrative.

DISPOSIZIONI AGGIUNTIVE

§ 1. Ai fini della presente legge le definizioni, determinate nella disciplina dell’art. 1, par. 1.

§ 2. Ai fini della presente legge:

1. “Valore” è la base imponibile della prestazione, determinata dall’ordinanza della Legge sull’Imposta sul Valore Aggiunto, ad eccezione degli specifici movimenti e merci, descritti nell’ordinanza dell’art. 1, par. 2.

2. Per “periodo di riferimento” si intende il mese di calendario durante il quale hanno luogo le spedizioni o gli arrivi delle merci. Per alcune merci e movimenti di merci specifici, è possibile applicare altri periodi di riferimento al di fuori del periodo specificato.

3. “Ripetuta” è la violazione commessa entro un anno dall’entrata in vigore del decreto penale, che comminava all’autore del reato una sanzione per lo stesso tipo di violazione.

4. Per “sistematico” si intende la commissione di tre o più reati in un periodo di due anni.

5. “Convalida” è la verifica della conformità dei dati contenuti nelle dichiarazioni Intrastat mediante confronto con altri dati e circostanze.

6. Per “nuove circostanze” si intendono documenti o fatti divenuti a conoscenza dopo la presentazione della dichiarazione mensile.

7. La “Direzione territoriale competente dell’Agenzia nazionale delle entrate” è una direzione determinata ai sensi dell’art. 8 del Codice di procedura tributario-assicurativo.

DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI

§ 3. La legge sulla statistica degli scambi intracomunitari di beni (promulgata, SG n. 51/2006; modificata, SG n. 84/2007 e SG n. 100/2010) è abrogata.

§ 4. Emesso in base all’art. 1, par. 4 e artt. 13, par. 2 della abrogata legge sulla statistica degli scambi intracomunitari di merci, resta in vigore lo statuto.

§ 5. Emesso in base all’art. 26, par. 2 dell’abrogata Legge sulla statistica degli scambi intracomunitari di merci restano in vigore le disposizioni.

§ 6. Con l’ordinanza di questa legge sono dichiarati anche gli invii e gli arrivi effettuati dopo la data di entrata in vigore di questa legge, per i quali il termine di riferimento ai sensi della presente legge è anteriore a tale data.

§ 7. Con l’ordinanza di questa legge non sono dichiarati gli invii e gli arrivi effettuati prima della data di entrata in vigore di questa legge, per i quali il termine di riferimento è successivo a tale data e che sono dichiarati dall’ordinanza della legge abrogata.

§ 8. Le correzioni dei dati dichiarati ai sensi della legge abrogata sulla statistica degli scambi intracomunitari di merci sono effettuate in base all’ordine di questa legge.

§ 9. Le dichiarazioni Intrastat relative all’ultimo periodo di riferimento prima dell’entrata in vigore della presente legge devono essere presentate nei termini di cui all’art. 11.

§ 10. Per il 2012 le soglie di dichiarazione nell’ambito del sistema Intrastat e le tipologie di dati aggiuntivi ai sensi dell’art. 9, par. 2 del Regolamento (CE) № 638/2004, previa dichiarazione, determinata sulla base della abrogata Legge sulle statistiche degli scambi intracomunitari di merci.

§ 11. Nella legge sull’imposta sul reddito delle società (promulgata, SG n. 105/2006; modificata, SG n. 52, 108 e 110 del 2007, SG n. 69 e 106 del 2008, SG n. 32, 35 e 95 del 2009, numeri 94 del 2010 e numeri 19, 31, 35, 51, 77 e 99 del 2011) al § 2 delle disposizioni aggiuntive dopo le parole “dipendenti” il sindacato “E” è sostituito da una virgola ed infine aggiunto a Direttiva 2011/96/UE del Consiglio del 30 novembre 2011 sul sistema comune di tassazione applicabile in caso di società madri e controllate di Stati membri diversi (GU 2011 L 345/8 del 29 dicembre 2011)”.

§ 12. Nel Codice di procedura tributario-assicurativo (promulgato, SG n. 105/2005, modificata, SG n. 30, 33, 34, 59, 63, 73, 80, 82, 86, 95 e 105 del 2006, nn. 46, 52, 53, 57, 59, 108 e 109 del 2007, nn. 36, 69 e 98 del 2008, nn. 12, 32, 41 e 93 del 2009, nn. 15, 94, 98, 100 e 101 del 2010, n. 14, 31, 77 e 99 del 2011 e SG n. 26 del 2012) nelle disposizioni transitorie e finali della Legge di modifica e integrazione del Codice di procedura tributaria e previdenziale (SG, n. 99 del 2011 ) Il § 23 è così modificato:

§ § 23. (1) L’incompiuto alla data di entrata in vigore della presente legge è il procedimento di revisione di cui all’art. 114, par. 1 – 3, indipendentemente dalla data del loro inizio, devono essere completati nell’ordine in corso entro 5 mesi dall’entrata in vigore della presente legge.

(2) Il procedimento di revisione ex art. 114, par. 1 – 3 devono essere compilati secondo l’ordine in vigore entro tre mesi dalla data della loro ripresa.

(3) I termini di cui al par. 1 e 2 possono essere prorogati con l’ordinanza e alle condizioni di cui all’art. 114, par. 4.

(4) I termini di cui al par. 1 e 2 non si applicano ai procedimenti di revisione il cui termine è stato prorogato con l’ordinanza dell’art. 114, par. 4 prima dell’entrata in vigore della presente legge».

§ 13. La legge entra in vigore il 1° luglio 2012, ad eccezione del § 12, che entra in vigore il giorno della promulgazione della legge nella Gazzetta dello Stato.

La legge è stata adottata dalla 41a Assemblea Nazionale il 16 maggio 2012 ed è stata sigillata con il sigillo ufficiale dell’Assemblea Nazionale.

Rilascio di un certificato per attività di tour operator e/o agenzia viaggi in Bulgaria

  1. . INFORMAZIONE GENERALE

1. Denominazione del servizio amministrativo e identificatore univoco, secondo il Registro dei Servizi: Rilascio di un certificato per attività di tour operator e/o agenzia con identificatore univoco 1030

2. Base giuridica per la prestazione del servizio amministrativo/emanazione del singolo atto amministrativo: Legge sul Turismo – art. 66

3. Ente che presta il servizio amministrativo / emana il singolo atto amministrativo: Il Ministro del Turismo o un funzionario da lui autorizzato

4. Unità per il servizio amministrativo, ricevendo gli atti e fornendo informazioni sullo stato di avanzamento della pratica: Dipartimento Risorse Umane, Servizi Amministrativi e Informativi (CRRA) e Dipartimento Regolamentazione delle Attività Turistiche, Direzione “Politiche del Turismo” indirizzo: 1000 gr. Sofia, via Saborna 1; e-mail:  edoc@tourism.government.bg ; 02/9046874 02/9046809 02/9046895, orario di lavoro: dalle 9:00 alle 17:30.

5. Modalità di richiesta del servizio: Presso l’ufficio del Ministero del Turismo di persona, o tramite persona espressamente autorizzata per iscritto, tramite operatore postale abilitato o per via telematica.

6. Informazioni per la fornitura del servizio in forma elettronica: livello di fornitura del servizio e indirizzo Internet presso il quale è fornito: Il servizio può essere ricevuto e fornito elettronicamente all’indirizzo: edoc@tourism.government.bg ; Identificazione elettronica: Firma elettronica qualificata (QES). 

7. Validità dell’atto/atto amministrativo individuale: a tempo indeterminato

8. Organo che esercita il controllo sull’attività dell’ente che presta il servizio:  Suprema Corte Amministrativa

9. Procedimento, compresi i termini per impugnare gli atti dell’ente erogatore del servizio: L’ordinanza di diniego all’iscrizione è impugnabile secondo la procedura e nei termini del Codice di procedura amministrativa.

10. Indirizzo e-mail per proposte in relazione al servizio: edoc@tourism.government.bg ;

11. Modalità di ricezione del risultato del servizio: Nell’ufficio di MT – personalmente o da persona autorizzata; tramite un operatore postale autorizzato; elettronicamente.

               II. PROCEDURA E DOCUMENTI. TAXI   

1. Condizioni per lo svolgimento dell’attività di tour operator, agente di viaggio e tour operator e agente di viaggio nel territorio della Repubblica di Bulgaria: 

L’attività di tour operator e/o agenzia di viaggi sul territorio della Repubblica di Bulgaria è svolta da una persona registrata che è iscritta nel registro turistico nazionale, in conformità con i requisiti della legge sul turismo. Il certificato di iscrizione viene rilasciato per le seguenti attività:

  • Attività di tour operator;
  • Attività di agenzia di viaggi;
  • Attività di tour operator e agenzia di viaggi.

I requisiti per le persone che richiedono il servizio sono:

1. Essere un commerciante ai sensi del diritto commerciale o una persona giuridica autorizzata in virtù di un’altra legge a condurre affari, anche in base alla legge di un altro Stato membro dell’Unione europea e uno Stato parte dell’accordo sullo Spazio economico europeo, o alla Confederazione Svizzera, o di  poter svolgere tali attività ai sensi del diritto di un altro Stato membro dell’Unione Europea e di uno Stato parte  dell’Accordo sullo Spazio Economico Europeo,  o della Confederazione Svizzera.

2. Per disporre di un’aula e/o piattaforma online per lo svolgimento dell’attività, è richiesto personale in possesso dei requisiti di istruzione e formazione linguistica richiesti, e per il personale dirigente è richiesto un tirocinio formativo. L’obbligo di avere una camera non si applica quando l’attività sarà svolta solo elettronicamente. I requisiti per l’ubicazione, l’idoneità e l’attrezzatura dei locali per lo svolgimento dell’attività di tour operator e/o di agenzia di viaggio e per l’istruzione, la qualifica linguistica e l’anzianità del personale addetto all’attività turistica sono determinati con ordinanza del Ministro del Turismo.  http: //www.tourism.government.bg/sites/tourism.government.bg/files/docum …

3. L’operatore turistico deve avere un’assicurazione di responsabilità civile dell’operatore turistico che copra la sua responsabilità per danni causati dal mancato pagamento con i suoi appaltatori, anche in caso di insolvenza e insolvenza;

4. Di non essere dichiarato fallito e di non trovarsi in procedure concorsuali o di liquidazione;

5. Nessun  obbligo fiscale e contributivo obbligatorio, compresi gli interessi sugli stessi, stabilito con atto effettivo, salvo che l’autorità competente abbia consentito la rimodulazione o il differimento degli adempimenti.

6. La persona fisica – titolare, rispettivamente i componenti degli organi di amministrazione e controllo del tour operator e/o dell’agenzia di viaggio, nonché i soggetti con funzioni di gestione dell’attività di tour operator e/o di agenzia di viaggio devono possedere i seguenti requisiti requisiti:

1. non sono stati condannati alla reclusione per un delitto doloso di natura generale, se non riabilitati;

2. a non essere privato del diritto a ricoprire una posizione di responsabilità materiale;

3. negli ultimi tre anni prima della data di inizio dell’insolvenza determinata dal giudice, non sono stati membri di un organo di direzione o di controllo o soci illimitati in una società per la quale è stata aperta una procedura concorsuale, o in una società cessata per causa all’insolvenza, se restano creditori insoddisfatti.

L’iscrizione viene effettuata dal Ministro del Turismo o da un funzionario da lui autorizzato mediante iscrizione all’Albo degli Operatori Turistici e delle Agenzie di Viaggio. Il registro è pubblico. Alle persone iscritte nel registro viene rilasciato un certificato di iscrizione. La registrazione è a tempo indeterminato.

L’ operatore turistico stabilito nel territorio della Repubblica di Bulgaria stipula annualmente  un contratto di assicurazione obbligatoria “Responsabilità dell’operatore turistico” con un assicuratore ai sensi del codice delle assicurazioni. I contratti sono conclusi per un periodo di un anno e sono rinnovati o un nuovo contratto deve essere concluso entro e non oltre 30 giorni prima della data della sua scadenza. Le informazioni sulla durata di validità dell’assicurazione e sulla somma assicurata sono pubblicate nel Registro Nazionale del Turismo. La legge sul turismo stabilisce limiti minimi di responsabilità quando si stipula un contratto di assicurazione obbligatoria “Responsabilità dell’operatore turistico”.

Importante!    L’operatore turistico è obbligato a presentare copia del contratto assicurativo concluso al Ministero del Turismo entro 14 giorni dalla sua conclusione o rinnovo. In caso di risoluzione del contratto assicurativo prima della scadenza del termine per il quale è concluso, il tour operator è tenuto a concludere immediatamente un nuovo contratto ea presentarlo al Ministero del Turismo entro e non oltre tre giorni dalla sua conclusione.

2. Procedura:

Per ricevere l’iscrizione e l’iscrizione all’Albo Nazionale del Turismo pubblico, il soggetto che svolgerà attività di tour operator e/o di agenzia di viaggio (anche quando l’attività sarà svolta esclusivamente in modalità telematica), presenta domanda-dichiarazione   /siti/turismo. governo.bg / file / caricamenti / zaqvleniq / zayavleniedeclaracia-to-ta-06-02-18555.docx

Il modulo deve essere firmato dal legale rappresentante del richiedente, ai sensi della sua registrazione commerciale, o da persona da lui espressamente autorizzata in forma scritta ordinaria. La domanda-dichiarazione e gli allegati ad essa devono essere presentati in bulgaro.

Il campione ha il contenuto definito come obbligatorio dall’articolo 63, comma 1, della legge sul turismo. Dichiara le circostanze e fornisce le informazioni necessarie per il regime legale. A questo proposito, tutti i dettagli nel modulo devono essere compilati correttamente.  L’iscrizione ad entrambe le attività – tour operator e agente di viaggio – può essere richiesta attraverso un unico modulo “Applicazione-Dichiarazione”. Le due attività sono dovute separatamente e viene rilasciato un certificato.

     Alla domanda-dichiarazione devono essere allegati:

Sono allegati alla domanda-dichiarazione

1) Dichiarazione di ciascuno dei soggetti di cui all’art. 61, par. 3 circa le circostanze di cui all’art. 61, par. 3, commi da 1 a 3, nonché un documento attestante la circostanza di cui all’art. 61, par. 3, comma 1 – per i cittadini stranieri; per i cittadini bulgari la circostanza di cui all’art. 61, par. 3, il punto 1 è stabilito d’ufficio

2) Copia di un contratto preliminare di assicurazione ex art. 97, par. 1;

3) Procura esplicita, quando la domanda-dichiarazione è presentata per delega;

4) Copia del documento attestante il diritto del richiedente a svolgere l’attività turistica rilevante ai sensi della legislazione di uno Stato membro dell’Unione Europea e di uno Stato parte dell’Accordo sullo Spazio Economico Europeo o della Confederazione Svizzera.

Campioni e modulistica

  1. Dichiarazione-dichiarazione   – /sites/tourism.government.bg/files/uploads/zaqvleniq/zayavleniedeclaracia-to-ta-06-02-18555.docx
  2. Dichiarazione ex art. 61, par. 3 della PA – /sites/tourism.government.bg/files/uploads/zaqvleniq/deklaraciya_po_chl.61.docx

Taxi:

Le tariffe sono pagate per il servizio secondo la Tariff of Fees, che vengono riscosse ai sensi della legge sul turismo, adottata dal Consiglio dei ministri n. 118 del 04.01.2021 (su SG n. 28 del 04.06.2021)

Per attività di tour operator – BGN 3.500.

Per un’agenzia di viaggi – BGN 2.000.

Per attività di tour operator e agenzia di viaggio – BGN 5.500.

    La quota va corrisposta come segue:

Per prendere in considerazione una domanda di registrazione di un tour operator e/o attività di agenzia di viaggio:

1. attività di tour operator – BGN 500;

2. attività di agenzia di viaggi – BGN 500;

3. attività di tour operator e agenzia di viaggi – BGN 1.000.

Per l’iscrizione all’Albo degli Operatori Turistici e delle Agenzie di Viaggio e rilascio del certificato di iscrizione per:

1. attività di tour operator – BGN 3.000;

2. attività di agenzia di viaggi – BGN 1.500.

3. attività di tour operator e agenzia di viaggi – BGN 4.500.

Le tasse per la revisione della domanda sono pagate al momento della presentazione della domanda di registrazione. La quota per l’iscrizione all’albo degli operatori turistici e delle agenzie di viaggio – al ricevimento della carta di iscrizione.

La quota va corrisposta come segue:

Sul conto budget con BNB IBAN – BG71 BNBG 9661 3000 1171 01  Il codice BIC del BNB per i pagamenti in BGN è BNBGBGSD.

Possibilità di pagamento tramite terminali POS.

Attraverso il terminale POS virtuale (VPOS) nel portale per i pagamenti elettronici della Repubblica di Bulgaria https://pay.egov.bg/ quando si ordina un servizio elettronicamente tramite il Portale unificato per i servizi amministrativi elettronici https://egov.bg . Identificazione elettronica: Firma elettronica qualificata (QES). 

                       III.   MOVIMENTO INTERNO

Il soggetto che svolgerà attività di tour operator e/o di agenzia di viaggio presenta domanda-dichiarazione per lo svolgimento di attività di tour operator e/o di agenzia di viaggio.

I funzionari nominati dal Ministro del Turismo esaminano le domande-dichiarazioni e i documenti ad esse allegati entro 14 giorni dalla data del loro ricevimento. Quando i documenti presentati soddisfano i requisiti di cui all’art. 63 della legge sul turismo e nessuna delle circostanze di cui all’articolo 63, par. 4, punti 1, 2 e 3 della Legge sul Turismo, sono sottoposti all’esame di ECRTTA. Entro 14 giorni dalla riunione, l’ECRTA presenta proposta motivata al Ministro del Turismo oa persona da lui autorizzata ad effettuare l’iscrizione.

In caso di accertata incompletezza o irregolarità dei documenti presentati ai sensi dell’art. 63 i funzionari di cui al par. 1 ne dà comunicazione scritta al richiedente e determina un termine di 14 giorni dal ricevimento della comunicazione per la revoca. Il termine di cui al par. 1, primo periodo, cessa di decorrere fino alla data di eliminazione dell’incompletezza e/o dell’irregolarità. Decorso il termine per l’eliminazione dell’incompletezza o dell’irregolarità i funzionari di cui al par. 1 presento i documenti all’esame di ECRTTA. Entro 14 giorni dalla riunione, l’ECRTA presenta una proposta motivata al Ministro del Turismo oa una persona da lui autorizzata ad effettuare la registrazione oa rifiutare di effettuare la registrazione.

Il Ministro del Turismo o un funzionario da lui autorizzato, su proposta dell’ECRTTA, effettua la registrazione ed emette un certificato di registrazione.

Il Ministro del Turismo o un funzionario da lui autorizzato rifiuta la registrazione con ordinanza nei seguenti casi:

1. la domanda-dichiarazione per il rilascio di un certificato di iscrizione è presentata prima della scadenza di un anno dall’ordinanza di rifiuto al rilascio di un certificato di iscrizione per lo svolgimento dell’attività di tour operator e/o di agenzia di viaggio, salvo che l’ordinanza di rifiuto abbia stato revocato dal tribunale in quanto illegale;
2. la domanda-dichiarazione per il rilascio dell’attestato di iscrizione è stata presentata prima della scadenza di due anni dall’ordinanza di cancellazione dell’attestato di iscrizione di cui all’art. 70, par. 2 e 3, salvo che il provvedimento di cancellazione sia stato revocato dal giudice in quanto illegittimo;
3. la domanda-dichiarazione per il rilascio dell’attestato di iscrizione è stata presentata da persona correlata ai richiedenti di cui ai punti 1 e 2;
4. in caso di mancata eliminazione delle incompletezze e/o irregolarità entro il termine indicato dal ricevimento della comunicazione di cui al par. 2.

L’ordinanza di diniego all’iscrizione è impugnabile ai sensi del codice di procedura amministrativa.

In assenza di un motivato rifiuto ad effettuare la registrazione dopo la scadenza del termine di cui al par. 1, terzo periodo, il Ministro del Turismo o un funzionario da lui autorizzato effettua l’iscrizione nell’albo e rilascia un certificato di iscrizione.

IV. CAMBIAMENTO DI CIRCOSTANZE

In caso di variazione delle circostanze iscritte nel Registro Nazionale del Turismo (NTR), il tour operator/agente è obbligato entro 14 giorni dall’accaduto a dichiarare le modifiche per l’iscrizione nella NTR e nel certificato a lui rilasciato, se necessario .

Per modificare e/o integrare il certificato e inserirlo nel registro, è necessario presentare domanda-dichiarazione al Ministero del Turismo e documenti attestanti il ​​cambiamento.

           Dichiarazione-dichiarazione – /sites/tourism.government.bg/files/uploads/zaqvleniq/zaiav_za_promiana_v_obstoiatelstvata_esti.doc

Per l’iscrizione della modifica è dovuto un contributo ai sensi della Tariffa dei diritti riscossi ai sensi della legge sul turismo, adottata dal Consiglio dei ministri n. 118 del 04.01.2021 SG n. 28 del 04.06.2021)  come segue:

Per l’immissione di modifiche avvenute, quando la modifica porta all’emissione di un nuovo documento (aggiornato) – BGN 50.

Per l’inserimento di modifiche intervenute, quando la modifica è soggetta a riflessione solo nel STC, senza emettere un nuovo documento aggiornato (certificato) – BGN 30.

Norme applicabili:

 

ORDINANZA№ 16-1399 dell’11.10.2013 sui requisiti per l’ubicazione, l’idoneità e l’attrezzatura dei locali per attività di tour operator e/o di agenzia di viaggio e sull’istruzione, le qualifiche linguistiche e l’esperienza del personale che sarà impiegato nell’attuazione di attività turistiche

Emanato dal Ministro dell’Economia e dell’Energia, promulgato, SG, n. 97 dell’8 novembre 2013

Sezione I

Generale

Art. 1. L’ordinanza determina i requisiti:

  1. ai locali per lo svolgimento dell’attività di tour operator e/o di agenzia di viaggio;
  2. per l’istruzione, la qualificazione linguistica e l’esperienza del soggetto con le funzioni di gestione dell’attività di tour operator e/o di agenzia di viaggio;
  3. per l’istruzione e la qualificazione linguistica del personale dei tour operator e/o delle agenzie di viaggio.

Sezione II

Requisiti dei locali per lo svolgimento dell’attività di tour operator e/o agenzia di viaggio

Art. 2. L’attività di tour operator e/o agenzia di viaggio si svolge nei locali:

  1. di proprietà del tour operator o dell’agente di viaggio, o
  2. su cui esiste un diritto di utilizzo stabilito a beneficio del tour operator o dell’agente di viaggio, o
  3. sono noleggiati o utilizzati dal tour operator o dall’agente di viaggio per altri motivi legali.

Art. 3. (1) L’attività di tour operator e di agenzia di viaggio deve essere svolta in un locale al piano terra o al primo piano di un edificio residenziale o in un edificio per uffici.

  • Le premesse di cui al par. 1 sono contrassegnati da pannelli e pannelli indicativi ed informativi per il nome del tour operator e/o dell’agenzia di viaggio, per la tipologia dell’attività svolta e per i servizi offerti.
  • Il certificato di iscrizione del tour operator e/o dell’agenzia di viaggio deve essere collocato in luogo visibile nei locali per lo svolgimento dell’attività turistica.
  • L’operatore turistico è obbligato ad apporre in luogo visibile all’interno dei locali il certificato rilasciato dall’assicuratore, attestante l’esistenza di un contratto di assicurazione obbligatoria ai sensi dell’art. 97 della legge sul turismo.
  • Quando l’attività turistica è svolta in più uffici, in ciascuno di essi copia del certificato di cui al par. 3 e se del caso, e dal certificato di cui al par. 4.
  • Nell’area commerciale dei locali per lo svolgimento dell’attività turistica sono presenti lavori e un luogo di accoglienza dei clienti.
  • Il locale per lo svolgimento dell’attività turistica è dotato delle attrezzature d’ufficio e dei materiali di consumo necessari per lo svolgimento dell’attività.
  • All’ingresso dei locali per attività turistiche sono poste informazioni sull’azienda, la sede, gli orari di apertura ei nominativi del responsabile del sito.

Art. 4. (1) Nei locali per lo svolgimento dell’attività di tour operator e/o di agenzia di viaggio devono essere svolte solo le attività direttamente o indirettamente legate all’offerta di servizi turistici di base e aggiuntivi ai sensi della legge sul turismo.

  • Non è consentito condividere i locali per lo svolgimento dell’attività di tour operator e/o di agenzia di viaggio da parte di due o più persone.

Sezione III

Requisiti per l’istruzione, la qualifica linguistica e l’esperienza della persona che svolge funzioni di tour operator o attività di agenzia di viaggio

Art. 5. (1) Il soggetto con funzioni per la gestione dell’attività di tour operator e/o agenzia di viaggio deve possedere:

  1. istruzione superiore nella specialità di “Turismo” e almeno 1 anno di esperienza nel turismo, o
  2. istruzione superiore e almeno 3 anni di esperienza nel turismo.
  • La persona di cui al par. 1 deve parlare bulgaro e almeno una lingua straniera.
  • Per il riconoscimento della conoscenza della lingua straniera della persona di cui al par. 1 richiede la certificazione del seguente livello di conoscenza di una lingua straniera rispetto al Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue (QCER) adottato – C1.

Sezione IV

Requisiti per l’istruzione e la qualificazione linguistica del personale dei tour operator e/o delle agenzie di viaggio

Art. 6. (1) La persona del personale, che svolge funzioni di organizzazione dell’attività turistica, deve avere:

  1. istruzione superiore nella specialità del settore professionale “Turismo” o altra istruzione superiore e parlare almeno una lingua straniera, oppure
  2. istruzione secondaria e qualifica professionale acquisita nel settore turistico e di parlare almeno una lingua straniera.
  • Per il riconoscimento della conoscenza della lingua straniera della persona di cui al par. 1 richiede la certificazione del seguente livello di conoscenza di una lingua straniera in relazione al Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue (QCER) adottato – B1.

Art. 7. (1) La persona del personale che svolge funzioni per la vendita di biglietti aerei deve avere:

  1. istruzione superiore o secondaria e qualifica professionale acquisita nel settore del turismo;
  2. certificato attestante la qualificazione IATA.
  • La persona di cui al par. 1 deve parlare almeno una lingua straniera.
  • Per il riconoscimento della conoscenza della lingua straniera della persona di cui al par. 1 richiede la certificazione del seguente livello di conoscenza di una lingua straniera in relazione al Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue (QCER) adottato – B2.

Art. 8. Si raccomandano i titoli degli incarichi del personale definiti nell’ordinanza.

DISPOSIZIONI AGGIUNTIVE

  • 1. Ai sensi dell’ordinanza:
  1. Per “tirocinio turistico” si intende un’esperienza lavorativa, assicurativa o di servizio, maturata presso un’impresa di ditta individuale, ditta commerciale o persona giuridica, iscritta all’Albo Nazionale del Turismo ex art. 166, par. 1 della legge sul turismo per lo svolgimento di attività turistica o in un’amministrazione attinente al turismo. L’anzianità di servizio nel turismo è anche considerata l’anzianità lavorativa o assicurativa di una persona che fornisce servizi turistici aggiuntivi ai sensi della legge sul turismo.
  2. Per “qualifica professionale acquisita” si intende l’istruzione o la formazione completata nelle scuole professionali, nelle scuole superiori professionali, negli istituti professionali e nei centri di formazione professionale.
  3. “Qualificazione linguistica” è un’istruzione o una formazione in bulgaro o in bulgaro in una scuola secondaria o superiore o in un corso di lingua, o ha superato con successo un esame in una lingua straniera in una scuola superiore, scuola superiore profilata, classe profilata in una scuola secondaria, superiore scuola o scuola professionale, o corso di lingua, o superato con successo un esame.
  • 2. I requisiti per l’istruzione superiore includono i seguenti titoli di studio e di qualifica:
  1. laurea, tra cui:

(a) laurea professionale (prima del 2007 – “specialista in …”) – per i laureati di un corso di 3 anni a tempo pieno (3,5 o 4 anni part-time) presso un college o università con almeno 180 crediti e superato un esame di stato o una tesi di diploma discussa;

  1. b) Bachelor – per coloro che hanno completato un corso di 4 anni a tempo pieno (o un corso di 4 o 5 anni a tempo parziale o individuale) presso un Ateneo con non meno di 240 crediti e superato un esame di stato o diploma difeso tesi;
  2. laurea magistrale, tra cui:
  3. a) per i laureati del secondo grado di istruzione universitaria – previo conseguimento di una laurea, della durata di almeno 1 anno e non inferiore a 60 crediti; dopo aver conseguito una laurea triennale professionale di almeno 2 anni e non inferiore a 120 crediti; nei due casi precedenti dopo il superamento di un esame di stato o la discussione di una tesi di diploma;
  4. b) per le specialità nelle quali per il conseguimento di una laurea magistrale non è richiesta la laurea – della durata minima di 5 anni e non inferiore a 300 crediti, previo superamento di un esame di stato o discusso una tesi.

DISPOSIZIONI FINALI

  • 3. L’ordinanza è emessa in base all’art. 64 della legge sul turismo.
  • 4. Il Ministro dell’Economia e dell’Energia dà istruzioni sull’applicazione dell’ordinanza.

DICHIARAZIONE

ai sensi dell’art. 61, par. 3, punti 1, 2 e punto 3 della legge sul turismo

Il sottoscritto …………………………………………… . ………….., con PIN ………………………… in qualità tu sono accesi ………………………………… il …….. ………………………………………….. …….(titolare, rispettivamente i componenti degli organi di amministrazione e controllo, o un soggetto con funzioni per la gestione dell’attività di tour operator e/o di agenzia di viaggio),

con UIC / BULSTAT ………………….. e con sede legale e indirizzo della direzione …………… ……………………………………………………….. ……………………………., in relazione alla procedura di registrazione del tour operator e/o del viaggio attività di agenzia

DICHIARO:

  1. non sono stato condannato alla reclusione per un delitto doloso di natura generale se non sono stati riabilitati;
  2. non sono privato del diritto a ricoprire una posizione di responsabilità materiale;
  3. Negli ultimi tre anni prima della data di inizio dell’insolvenza fissata dal tribunale, non sono stato membro di un organo di direzione o di sorveglianza o socio a responsabilità illimitata di una società per la quale è stata aperta una procedura concorsuale o di una società cessata per insolvenza, se rimangono creditori insoddisfatti.

Sono consapevole che l’inserimento di dati errati nella presente dichiarazione è passibile di responsabilità penale ex art. 313 cp.

…………………………..

gr ………………………….. Dichiarante:

Le Zone Franche (Free Zones) in Bulgaria

Le Zone Franche (Free Zones) in Bulgaria

Le zone franche economiche (Free economic zones (FEZ)), i territori liberi economici (free economic territories (FETs)) o le zone franche (free zones (FZ)) sono una categoria delle zone economiche speciali (special economic zone (SEZ))

Le zone franche sono regolate dagli artt. dal 243 al 249 dell‘Union Customs Code (UCC)

La Bulgaria ha 6 zone economiche speciali di libero scambio, collocate per agevolare rapidi scambi verso le vie di commercio internazionali

Le zone franche sono localizzate presso i porti di Vidin, sul Danubio,  e di Ruse, sempre sul Danubio,  il maggiore porto fluviale della Bulgaria. Un’altra zona franca si trova presso Dragoman, al  confine con la Serbo, una quarta a Svilengrad presso quello Turco, ed un’altra nella regione di Plovdiv. Plovdiv è la seconda maggiore città del paese ed ha un aeroporto indipendente. La sesta zona franca si trova a Burgas di fronte al maggiore porto sul Mar Nero.
Le attività nelle zone franche includono, tra le alter, cambi valutari convenienti, la possibilità di trasferire gli utili all’estero senza limitazioni e una struttura organizzativa che non obbliga l’investitore a condurre negoziazioni con le autorità locali.
Le merci che entrano, vengono poste in deposito o lasciano le zone franche sono considerate, ai fini delle imposte doganali e delle misure di politica commerciale, quali merci straniere al di fuori del territorio doganale della Repubblica di Bulgaria, fintantoché rispettino le disposizioni stabilite dalla legislazione bulgara specifica.
Il periodo di deposito delle merci è illimitato, tranne che per determinate merci relativamente alle quali è appositamente stabilito nel Regolamento di esecuzione della Legge Doganale.
Le merci importate nelle zone franche, o esportate dalle stesse, o destinate ad uno scambio commerciale tra le zone, sono esenti da dazi.
“Свободна безмитна зона – Митница Бургас
Бургас” АД 8000 Бургас,
8000 Бургас, ул. “Княз Ал. Батенберг” № 1
ул. “Трапезица” № 5, п.к.154 тел. +359 56 876121,
+359 56 876122
факс +359 56 844188,
+359 56 847205
Email: mburgas@unacs.bg
Free Zone Bourgas Plc Customs House of Bourgas
8000 Bourgas 8000 Bourgas
5, Trapezitsa Street 1, Kniaz Alexander Batenberg
P.O.Box 154 Street
Tel: +359 56 876121,
+359 56 876122
Fax: +359 56 844188,
+359 56 847205
Email: mburgas@unacs.bg
“Свободна зона – Видин” ЕАД Митница Лом
3700 Видин, 3600 Лом
Северна промишлена зона ул. “Дунавска” № 44
тел. +359 971 66800
+359 971 66801
факс +359 971 66801
Email:
customs.lom@d4200.customs.bg
Free Zone Vidin Plc Customs House of Lom
3700 Vidin 3600 Lom
North Industrial Zone 44, Dunavska Street
Tel: +359 971 66800,
+359 971 66801
Fax: +359 971 66801
Email:
customs.lom@d4200.customs.bg

 

“Свободна безмитна зона – Митница Столична
Драгоман” АД 1202 София
2210 Драгоман, ул. „Веслец” №84
ул.“Захари Стоянов”№ 16 тел. +359 2 9859 4652
факс +359 2 931 0697
Email: mo@5999.customs.bg
Free Zone Dragoman Plc Customs House Stolichna
2210 Dragoman 1202, Sofia
16,Zahari Stoianov Street 84, Veslets Street
Tel: +359 2 9859 4652
Fax: +359 2 931 0697
Email: mo@5999.customs.bg
“Свободна зона – Пловдив” Митница Пловдив
АД 4004 Пловдив
4003 Пловдив, ул. “Кукленско шосе” № 32
Карловско шосе, тел. +359 32 606231,
ул. “Васил Левски” № 242а п. к. +359 32 606275
75 факс + 359 32 906240
Email:
delovodstvo.plovdiv@d3999.cust
oms.bg
Free Zone Plovdiv Plc Customs House of Plovdiv
4003 Plovdiv 4004 Plovdiv
242a, Vasil Levski Street 32, Kuklensko Shose Street
(Karlovsko Shose) Tel: +359 32 606231,
P.O.Box 75 +359 32 606275
Fax: + 359 32 906240
Email:
delovodstvo.plovdiv@d3999.cust
oms.bg
“Свободна зона – Русе” Митница Русе
ЕАД 7004 Русе,
7000 Русе, бул. “Липник” № 117
бул.“Тутракан” № 71, тел. +359 82 816202,
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Modifica degli allegati C e D al decreto 28 dicembre 2015, recante l’attuazione della legge 18 giugno 2015, n. 95 e della direttiva 2014/107/UE in materia di scambio automatico di informazioni su conti finanziari

il DECRETO del 13 maggio 2020  del MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE ha modificato gli allegati C (recante l’elenco delle giurisdizioni oggetto di comunicazione) e D (recante l’elenco delle giurisdizioni partecipanti che  forniranno alle autorità italiane le informazioni di cui all’art. 3 del Decreto del Ministero dell’Economia e Finanze 28 dicembre 2015) al  Decreto del Ministero dell’Economia e Finanze 28 dicembre 2015, recante l’attuazione della legge 18 giugno 2015, n. 95 e della direttiva 2014/107/UE in materia di scambio automatico di informazioni su conti finanziari.

Scambio automatico di informazioni fiscali: la comunicazione dei meccanismi transfrontalieri

Con il provvedimento n. 364425 del 26 novembre 2020, l’Agenzia delle Entrate ha dettato le disposizioni attuative del D.Lgs. n. 100/2020, di attuazione della direttiva UE n. 2018/822, recante modifica della direttiva n. 2011/16/UE per quanto riguarda lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale relativamente ai meccanismi transfrontalieri soggetti all’obbligo di notifica e del Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze 17 novembre 2020, emanato ai sensi dell’articolo 5, comma 2, del decreto legislativo 30 luglio 2020, n. 100, recante definizione delle regole tecniche e delle procedure relative allo scambio automatico obbligatorio di informazioni sui meccanismi transfrontalieri soggetti all’obbligo di comunicazione all’Agenzia delle entrate.

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