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Trattamento fiscale di una Holding olandese

Trattamento fiscale di una Holding olandese

In Olanda non esiste una forma societaria particolare per le Holding, piuttosto, in generale, si parla di “società di partecipazione“.

Nei Paesi Bassi una struttura di Holding può essere costituita attraverso

  • la Naamloze Vennotschap (Nv) che corrisponde alla Spa italiana. Gli aspetti legali della NV sono regolati negli articoli dal 64 al 174a del libro 2 del codice civile olandese (titolo 4: società per azioni). Il capitale emesso e versato deve essere di almeno € 45.000
  • la Besloten Vennotschap (Bv) che corrisponde alla Srl italiana, regolamentata dagli articoli dal 175 al 276 del libro 2 del codice civile olandese (titolo 5: società private a responsabilità limitata). Con il recente istituto della Flex-BV vigente dal 1 ottobre 2012 è possibile fondare una BV con 0,01 euro cent.

Quindi, non essendo prevista in Olanda una regolamentazione particolare per la Holding, da un punto di vista formale, questa può essere

  • una pure holding company,  quando svolge soltanto attività di gestione delle partecipazioni e di coordinamento delle attività delle società appartenenti al Gruppo
  • una operating holding company, quando a tale gestione si affianca l’attività industriale o commerciale in genere.

Uno degli aspetti più importanti del sistema olandese di imposta sul reddito delle società è l’esenzione dalla partecipazione, in base alla quale tutti i dividendi e le plusvalenze derivanti da una partecipazione qualificata sono esenti da imposta (art. 13 della Legge sull’imposta sul reddito delle società del 1969 (Wet op de vennootschapsbelasting 1969))

La disposizione, tuttavia, è piuttosto complessa. Pertanto una panoramica generale può tornare utile.

Aliquota dell’imposta sul reddito delle società olandese

Le società di partecipazione olandesi sono tassate allo stesso modo di altre entità aziendali in Olanda. A partire dal 2021 devono pagare un’imposta sulle società del 15% sugli utili fino a 245,000 EUR (dal 2022 il limite sarà portato a 395.000) e il 25% al ​​di sopra di questo margine.

Residenza aziendale

Una Società è soggetta a corporate income tax se è residente nei Paesi Bassi. Il luogo di residenza fiscale di un’entità si basa su fatti e circostanze. I principali fatti e circostanze che determinano se la sede della direzione effettiva è nei Paesi Bassi sono:

  • il luogo in cui vengono prese le decisioni aziendali importanti e;
  • il luogo in cui i direttori lavorano e si incontrano, e;
  • il luogo in cui vengono conservati i documenti aziendali e viene redatto il bilancio

Un’entità è quindi fiscalmente residente nei Paesi Bassi se la sua “sede di direzione effettiva” è nei Paesi Bassi.

L’esenzione dalla partecipazione

In Olanda vige il principio di tassazione su base mondiale (“worldwide taxation principle“) secodo il quale: per i soggetti residenti nel Paese, il reddito è tassato ovunque prodotto, mentre per i non residenti si assoggetta a tassazione soltanto il reddito prodotto nel Paese.

Nonostante il fatto che in generale una società residente nei Paesi Bassi sia soggetta a corporate income tax sul suo reddito mondiale, tutti i benefici derivanti da una partecipazione qualificata sono esenti da corporate income tax a livello di azionista qualificato (società fiscalmente residente in Olanda), art. 13 della Legge sull’imposta sul reddito delle società del 1969 (Wet op de vennootschapsbelasting 1969).

Sotto la voce “benefici” nella Partecipation exemptiom ricadono:

  • dividendi e
  • plusvalenze.

Lo scopo dell’esenzione dalla partecipazione è duplice. Nel contesto puramente nazionale olandese, mira alla prevenzione della doppia imposta sul reddito delle società sui profitti di un’impresa (cioè prima sui profitti dell’impresa stessa e successivamente a livello della società madre, ecc.) Nel contesto internazionale , l’esenzione dalla partecipazione ha l’effetto di esentare dalla doppia imposizione internazionale.

Partecipazione qualificata

Come regola generale, l’esenzione dalla partecipazione è applicabile fintanto che la partecipazione non è detenuta come investimento di portafoglio. 

In base all’art. 13 della Legge sull’imposta sul reddito delle società del 1969, l’esenzione dalla partecipazione si applica ai benefici derivanti da una partecipazione detenuta da una società madre residente nei Paesi Bassi se sono soddisfatti i seguenti requisiti:

  1. La società madre detiene una partecipazione di almeno il 5% del capitale sociale nominale versato (o, in determinate circostanze, del 5% dei diritti di voto) di una società con un capitale diviso in azioni ( Minimum Threshold Test);
  2. Viene soddisfatto uno dei seguenti tre test:
    a) l’obiettivo della Capogruppo rispetto alla propria partecipazione è quello di ottenere un rendimento superiore a quello che ci si può attendere dalla gestione del portafoglio (Motive Test); o
    b) meno del 50% delle attività totali della controllata sono “low-taxed free passive asset” (Asset Test); o
    c) la controllata è soggetta a un prelievo adeguato secondo gli standard fiscali olandesi(un’aliquota fiscale effettiva di almeno il 10%)( Subject-to-Tax Test); e
  3.  Il pagamento ricevuto dalla controllata non è detraibile ai fini della corporate income tax nel paese della controllata.

Motive Test

Il Motive Test è un test di fatti e circostanze che è soddisfatto quando la holding mira a ottenere un rendimento sulla sua controllata che supera il rendimento di un investimento di portafoglio., come, ad esempio:

  • se la holding partecipa alla gestione della controllata o
  • se la holding (o la sua società madre) svolge una funzione essenziale a beneficio dell’impresa commerciale del gruppo.

Il Motive Test è considerato fallito:

  • se più del 50% del patrimonio consolidato della controllata è costituito da partecipazioni inferiori al 5%, o
  • se la controllata (insieme alle sue controllate) funziona prevalentemente come società di finanziamento, leasing o concessione di licenze di gruppo .

L’Asset Test

Un asset è un “low-taxed free passive asset” se:

  • È un bene passivo che non è ragionevolmente richiesto all’interno dell’impresa  e
  • Il reddito derivante da tale attività è effettivamente tassato a un’aliquota inferiore al 10%.

Il patrimonio immobiliare è sempre considerato un ‘‘good asset’’ ai fini dell’Asset Test (indipendentemente dalla sua funzione all’interno dell’impresa del proprietario e indipendentemente dalla tassazione). Ai fini della soglia del 50% dell’Asset Test, è determinante il valore equo di mercato delle attività. L’Asset Test è un test continuo e deve essere soddisfatto durante (quasi) l’intero anno fiscale.

Le attività utilizzate per attività di finanziamento, leasing o concessione di licenze di gruppo sono generalmente considerate passive, a meno che non facciano parte di un’impresa di finanziamento o leasing attiva come descritta nella legge olandese, o siano finanziate al 90% o più con prestiti di terzi.

Subject-to-Tax Test

In generale, una partecipazione è considerata soggetta a un prelievo adeguato se è soggetta a un’imposta sugli utili con un’aliquota di almeno il 10%.

Alcune differenze nella base imponibile, come l’assenza di limitazioni alla deduzione degli interessi, un’esenzione dalla partecipazione troppo ampia, il differimento della tassazione fino alla distribuzione degli utili o i dividendi deducibili, possono causare la qualifica di un’imposta sugli utili come prelievo non adeguato, a meno che l’aliquota fiscale effettiva secondo gli standard fiscali olandesi sia almeno del 10%.

Partecipazioni non qualificanti per l’esenzione dalla partecipazione

Se il Minimum Threshold Test (partecipazione di almeno il 5% del capitale sociale nominale versato) è soddisfatto, ma non lo sono le restanti condizioni di esenzione, sarà concesso un credito per l’imposta sottostante con un’aliquota massima del 5% (ad eccezione delle partecipazioni UE qualificate, per le quali può essere accreditata l’imposta effettiva).

Ritenuta d’acconto sui dividendi olandesi

I dividendi pagati da una BV o NV olandese ai suoi azionisti sono generalmente soggetti a una ritenuta alla fonte sui dividendi del 15%. L’aliquota della ritenuta alla fonte può tuttavia essere ridotta nella maggior parte dei casi in virtù di trattati fiscali o della direttiva UE sulle società madri/figlie.

Dal 2024  è prevista una ritenuta alla fonte aggiuntiva sui flussi di dividendi ai paesi a bassa tassazione. Le misure si applicheranno ai flussi di dividendi verso paesi con un’aliquota fiscale sugli utili inferiore al 9% e paesi che si trovano nell’elenco europeo delle giurisdizioni non cooperative ai fini fiscali.

Panoramica delle aliquote della ritenuta alla fonte per i dividendi come indicato nei trattati fiscali conclusi dai Paesi Bassi.

Ultima modifica: 02-12-2020

TASSO SECONDO IL TRATTATO  
 

BRONLAND

PORTAFOGLIO PARTECIPAZIONE
Albania 15% 5% – 0%
Argentina 15% 10%
Armenia 15% 5%
Aruba 15% 7,5% – 5%
Australia 15% 15%
Azerbaigian 10% 5%
Bahrein 10% 0% – 10%
Bangladesh 15% 10%
Barbados 15% 0%
Bielorussia 15% 5%
Belgio 15% 5% – 0%
Bosnia Erzegovina *** 15% 5%
Brasile 15% 15%
Bulgaria 15% 5%
Canada 15% 5%
Cina 10% 5%
Curacao 15% 15% – 0%
Danimarca 15% 0%
Germania 15% 10% – 5%
Egitto 15% 0%
Estonia 15% 5%
Etiopia 15% – 5% 15% – 10% – 5%
Filippine 15% 10%
Finlandia 15% 0%
Francia 15% 5%
Georgia 15% 5% – 0%
Ghana 10% 5%
Grecia 35% – 15% 35% – 5%
Gran Bretagna 15% 5%
Ungheria 15% 5%
Hong Kong 10%  0%
Irlanda 15% 0%
Islanda 15% 0%
India 15% – 10% 15% – 10% – 5%
Indonesia 15% 10%
Israele 15% 5%
Italia 15% 10% – 5%
Giappone 10% 5% – 0%
Giordania 15% 15% – 5%
Kazakistan 15% 5% – 0%
Kuwait 10% 0%
Corea 15% 10%
Croazia 15% 0%
Kirghizistan ** 15% 15%
Lettonia 15% 5%
Lituania 15% 5%
Lussemburgo 15% 2,5%
Malawi
Malaysia 15% 0%
Malta 15% – 0% 5% – 0%
Marocco 25% 10%
Messico 15% 5%
Moldavia 15% 5% – 0%
Mongolia 15% 0%
Antille Olandesi 15% 8,3% – 0%
Nuova Zelanda 15% 15%
Nigeria 15% 12,5%
Macedonia del Nord 15% 0%
Norvegia 15% 0%
Uganda 15% 5% – 0% 
Ucraina 15% 5% – 0%
Uzbekistan 15% 5%
Oman 10% 0%
Austria 15% 5%
Pakistan 20% 10%
Panama 15% 0%
Polonia 15% 5%
Portogallo 10% 10%
Qatar 10% 0%
Romania 15% 5% – 0%
Russia 15% 5%
Arabia Saudita 10% 5%
Serbia e
Montenegro *** 
15%  5%
Singapore 15% 0%
St Martin 15% 0%
Slovenia 15% 5%
Slovacchia 10% 0%
Spagna 15% 10% – 5%
Sri Lanka 15% 10%
Suriname 20% 15% – 7,5%
Tagikistan ** 15% 15%
Taiwan 10% 10%
Tailandia 25% 5%
Repubblica Ceca 10% 0%
Tunisia 20% 0%
tacchino 20% 5%
Turkmenistan ** 15%  15%
Venezuela 10% 0%
Emirati Arabi Uniti 10% 5% – 0%
stati Uniti 15% 5% – 0%
Vietnam 15% 7% – 5%
Zambia 15% 5%
Zimbabwe 20% 10%
Sud Africa 15% 5% – 0%
Svezia 15% 0%
Svizzera 15%  15% – 0% 
* trattato non ancora in vigore
** ex trattato con l’Unione Sovietica
*** ex trattato con la Jugoslavia

 

Forme societarie nel diritto olandese

Forme societarie nel diritto olandese

Nei Paesi Bassi, la legge sulle persone giuridiche è regolata principalmente nel libro 2 del codice civile olandeseBurgerlijk Wetboek (1))

Inoltre, ci sono leggi con regole aggiuntive, come la legge sul registro di commercio ( il Registro del Commercio Act 2007 si riferisce alla Legge sul registro delle imprese del 2007 (legge del 22 marzo 2007, recante norme in materia di un registro di base della società e persone giuridiche) Handelsregisterwet 2007 ), che stabilisce che tutte le persone giuridiche devono registrarsi nel registro di commercio.

I Paesi Bassi hanno un cosiddetto sistema chiuso di persone giuridiche. Ciò significa che la legge specifica quando una persona giuridica ha personalità giuridica e quali sono le sue regole.

L’art. 3 del libro 2 del codice civile olandese stabilisce che hanno personalità giuridica:

  • associazioni;
  • cooperative;
  • mutue assicurative;
  • società per azioni;
  • società private a responsabilità limitata;
  • fondazioni.

Le forme di società prive di personalità giuridica propria, che, quindi, non vengono citate nel ibro 2 del codice civile olandese, sono:

  • la partnership
  • la società in nome collettivo
  • la società in accomandita

Partnership (Maatschap (MTS))

La partnership (Maatschap (MTS)) è regolata nel Libro 7A del codice civile olandese .

È una delle forme di una società senza personalità giuridica , in cui due o più persone o entità giuridiche (i partner) entrano in una determinata cooperazione. I partner contribuiscono con l’obiettivo di condividere i benefici che ne derivano.

L’articolo 1680 prevede: “I soci possono essere ritenuti responsabili dal creditore con il quale hanno trattato, ciascuno per la stessa somma e quota uguale, anche se la quota nella società di uno era inferiore a quella dell’altro; il debito, espressamente stipulato il suo obbligo di sopportare in proporzione alla quota di partecipazione di ciascun socio.”  Questa è una differenza con la società in nome collettivo

Società in nome collettivo (Vennootschap Onder Firma ( VOF)

Una società in nome collettivo può essere costituita da persone fisiche o da persone giuridiche . Le persone giuridiche a volte utilizzano una società in nome collettivo come parte di un progetto speciale, come un grande progetto di costruzione.

Per l’istituzione di un VOF, l’articolo 22 del codice commerciale olandese stabilisce che deve essere stipulato con atto autentico o privato, quindi l’intervento notarile non è necessariamente richiesto.

Si raccomanda ai partner di concludere un accordo tra di loro , contenente accordi sulla divisione del lavoro, la distribuzione del profitto e simili. Per quanto riguarda questa distribuzione degli utili, va notato che la cosiddetta societas leonina non è consentita. Il profitto deve essere distribuito tra i partner in virtù di qualsiasi chiave di distribuzione, il che significa che nessun partner può essere completamente escluso dalle rivendicazioni in merito.

La società in nome collettivo è legalmente regolata nel libro 1, titolo 3 del del codice commerciale olandesedella società sotto un’unica società e di quella mediante prestito o “en commandite” . L’articolo 18 prevede “Nelle società di persone sotto una società, ciascuno dei soci è solidalmente vincolato in virtù degli obblighi della società”. Questa è una differenza con la partnership .

Una caratteristica di una società in nome collettivo è quindi che i partner sono responsabili in solido per i debiti contratti. Ciò deriva dal fatto che la società in nome collettivo nei Paesi Bassi non è un’entità giuridica indipendente, non una cosiddetta entità giuridica. La società in nome collettivo è un accordo tra i partner. Ciò è in contrasto con la situazione di una Società Privata a Responsabilità Limitata (Besloten Vennootschap (BV)) , che è una persona giuridica, in cui gli amministratori sono responsabili in solido solo in caso di reale cattiva amministrazione. Il capitale della società in nome collettivo non è responsabile per i debiti personali dei soci . In linea di principio, i debiti privati ​​dei partner non possono essere recuperati dalla società. Questa cosiddetta dottrina dei beni separati sarebbe in gran parte risolta dal progetto di legge sui partenariati, in base al quale i partner potrebbero scegliere di conferire o meno la personalità giuridica alla loro società in nome collettivo. Alla fine, tuttavia, il ministro ha ritirato completamente questo disegno di legge alla fine del 2011, il che significa che la distinzione tra persone giuridiche – società di persone senza personalità giuridica rimane intatta.

La società in nome collettivo stessa non è soggetta all’imposta sulle società o all’imposta sul reddito per quanto riguarda i suoi profitti . Il risultato della società in nome collettivo è attribuito ai soci. Ogni associato è lui stesso soggetto all’imposta sul reddito o all’imposta sulle società per la sua quota di profitto. In gergo, si dice che una società in nome collettivo sia fiscalmente trasparente per il suo profitto . Un’eccezione alla trasparenza fiscale si applica in determinate circostanze alle società in accomandita semplice (società in accomandita aperta). Se non sono stati presi ulteriori accordi tra i soci, ogni socio deve dichiarare una parte uguale del profitto della partnership.

La società in nome collettivo può essere soggetta indipendentemente per altre tasse, come l’ IVA.

Società in accomandita (Commanditaire Vennootschap (CV)

Una forma speciale di società in nome collettivo è la società in accomandita semplice , nota anche come società “en commandite”. In una CV, viene fatta una distinzione tra soci dirigenti autorizzati ad agire per conto dell’azienda (i “comandanti”) e soci che hanno solo un contributo finanziario (i “soci accomandanti” o “soci silenziosi”). Ai partner silenziosi non è consentito compiere atti di gestione per conto della società in accomandita semplice, come stipulare obbligazioni o estinguere un debito. La violazione di questo divieto di gestione comporta la sanzione della responsabilità per tutti i debiti della società in accomandita semplice. La loro posizione quindi di fatto non è più diversa da quella dei soci dirigenti.

Secondo la legge olandese, una CV viene costituita stipulando un accordo (contratto) tra i partner. Non ci sono requisiti formali per questo. La società in accomandita non ha personalità giuridica ai sensi del diritto olandese .

Una variante della CV è la società in accomandita aperta . L’ingresso e l’uscita dei soci accomandanti è liberamente possibile. Una CV aperta è tassata in base alla Legge sull’imposta sul reddito delle società del 1969 solo per la parte limitata. L’utile attribuibile ai soci amministratori viene tassato direttamente su di essi. L’utile attribuibile ai soci amministratori deve essere dedotto al momento della determinazione dell’utile (articolo 9, paragrafo 1, parte e, Legge sull’imposta sul reddito delle società del 1969).

Società Privata a Responsabilità Limitata (Besloten Vennootschap (BV))

Dal 29 giugno 1971 è possibile costituire una società a responsabilità limitata nei Paesi Bassi. A causa dell’armonizzazione delle leggi all’interno della CEE (ora Unione Europea ), è stata necessaria l’introduzione di questa nuova entità giuridica; negli altri paesi della CEE c’era spesso una differenza tra società aperte e private.

Gli aspetti legali dellaSocietà Privata a Responsabilità Limitata (Besloten Vennootschap (BV)) sono stabiliti nei Paesi Bassi negli articoli da 175 a 276 del libro 2 del codice civile olandese (titolo 5: società private a responsabilità limitata).

Il 1 ° ottobre 2012, la  Legge del 18 giugno 2012 che modifica il Libro 2 del Codice Civile in relazione alla modifica del regolamento per le società private a responsabilità limitata (Semplificazione e flessibilizzazione Legge BV) e la  Legge del 18 giugno 2012 che modifica la legislazione e introduce la legge sulla semplificazione e la flessibilità della legge BV (attuazione della semplificazione e flessibilità della legge sulla legge BV) sono entrate in vigore con l’obiettivo di allentare la legge BV e rendere la forma giuridica più accessibile.

All’inizio del 2020, più di 350.000 società erano società a responsabilità limitata nei Paesi Bassi .

Con il recente istituto della Flex-BV vigente dal 1 ottobre 2012 è possibile fondare una BV con 0,01 euro cent.

Una società a responsabilità limitata è costituita con atto costitutivo notarile nei Paesi Bassi ( 176 – libro 2 del codice civile olandese ). Questo atto deve contenere lo statuto della società, che a sua volta deve contenere il nome, la sede legale e l’oggetto della società (177 paragrafo 1 del libro 2 del codice civile olandese ). La sede legale della società deve essere situata nei Paesi Bassi (177 paragrafo 3 libro 2 del codice civile olandese ). Lo statuto deve includere anche l’importo nominale di ciascuna azione, l’importo del capitale emesso e la sua parte versata (178 paragrafo 1 del libro 2 del codice civile olandese ).

L’assenza di atto notarile comporta la nullità: la BV non è mai stata costituita. Se uno qualsiasi degli altri requisiti di formazione non è soddisfatto, c’è un difetto di formazione. La BV è stata istituita, ma può essere sciolta dal tribunale (21 paragrafo 1 del libro 2 del codice civile olandese). Gli amministratori della BV sono tenuti a garantire che il BV è registrato nel commercio registro presso la Camera di Commercio (180 comma 1 libro 2 del codice civile olandese). Una mancata registrazione non è un difetto di formazione, ma porta alla responsabilità solidale degli amministratori per atti legali compiuti dalla società fino alla sua registrazione ( 180 paragrafo 2 libro 2 del codice civile olandese).

Fino al 1 ° ottobre 2012, la BV aveva un capitale iniziale obbligatorio di € 18.000. Al giorno d’oggi, non esiste più un requisito patrimoniale minimo e un BV può essere impostato a partire da 1 centesimo.

Fino al 1 ° luglio 2011 era necessario che il ministro della Giustizia emettesse una dichiarazione di non obiezione , ma tale obbligo è decaduto.

Una BV è legalmente obbligata a contenere almeno due organi: un’assemblea generale e un consiglio. L’organo “più alto” della BV è l’ assemblea generale (AG) che si riunisce almeno una volta all’anno. Va tenuto presente che l’AG non ha sempre l’ultima parola. Ciò deriva dalla legge, che utilizza una formulazione negativa: l’assemblea generale ha tutti i poteri che non sono conferiti dalla legge o dallo statuto al consiglio o altri. Ciò è stato sottolineato dalla Corte Suprema nella sentenza Forum Bank degli anni ’50. Prima del 1 ° ottobre 2012, il termine assemblea generale degli azionisti (AGM) era utilizzato per legge per l’assemblea generale degli azionisti.

La gestione quotidiana della BV spetta al consiglio, spesso indicato come gestione. Il consiglio è generalmente nominato e revocato dall’AG. Lo statuto della BV può stabilire che un consiglio di sorveglianza (SB) debba essere nominato per sovrintendere alla gestione per conto del GM. In alcune società, le cosiddette società a due livelli , è addirittura obbligatoria la presenza di un organo di sorveglianza; tale consiglio di sorveglianza nomina e revoca il consiglio di amministrazione e nomina i propri membri per cooptazione .

Fino a quando tutti i requisiti di formazione non sono stati soddisfatti, i fondatori della BV sono responsabili in solido . Quando i requisiti sono soddisfatti, gli azionisti sono responsabili solo fino all’importo per il quale partecipano alla BV. Gli amministratori della società (BoM) non sono responsabili per i debiti della BV. In caso di fallimento , gli amministratori  (Legge sulla responsabilità degli amministratori (WBA) e Legge sulla responsabilità degli amministratori in caso di fallimento ( WBF )) sono ritenuti responsabili in solido se la gestione impropria è una delle cause principali del fallimento. In un certo numero di casi, una società può anche ritenere responsabili i suoi (ex) amministratori a causa di amministrazione impropria . I grandi rischi che corrono gli amministratori sono spesso usati come argomento per salari esorbitanti, un argomento che è stato oggetto di molti dibattiti tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo . Questo argomento può essere contestato ora che l’ assicurazione di responsabilità civile per amministratori e direttori di vigilanza offre una soluzione in quasi tutti i casi. La responsabilità solidale e solidale in caso di cattiva gestione può essere semplicemente assicurata.

Una Cash-BV è una BV con solo liquidità. Ad esempio, se una holding possiede solo una società di lavoro e la vende, la holding diventa una società di cassa. Anche se una BV cessa le attività e vende le attività, ma non viene sciolta, il risultato può essere una Cash-BVi. Una Cash-BV può anche essere creata appositamente come società di risparmio .

Società per Azioni (Naamloze Vennootschap (NV) 

La società per azioni olandese è una persona giuridica il cui capitale autorizzato è suddiviso in azioni, che in linea di principio sono liberamente trasferibili. La trasferibilità delle azioni nominative può essere limitata per legge sulla base all’art. 87 del libro 2 del codice civile olandese.

Gli aspetti legali della NV sono regolati negli articoli da 64 a 174a del libro 2 del codice civile olandese (titolo 4: società per azioni). Un NV è l’unica persona giuridica che può richiedere una quotazione in borsa .

Per creare un NV, devono essere soddisfatti i seguenti requisiti:

Dal 1 luglio 2011 il ministro della Giustizia non è più tenuto a rilasciare una ” Dichiarazione di non obiezione “.

L’organo più alto del NV è l’ Assemblea generale degli azionisti (AGM), che si riunisce almeno una volta all’anno. La gestione quotidiana della SA spetta al Consiglio di amministrazione. Il Comitato esecutivo è nominato e revocato dall’AGM. Tuttavia, lo statuto della NV può prevedere che l’AGM nomini un consiglio di sorveglianza (SB) che supervisiona anche l’Executive Board per conto dell’AGM. Un Consiglio di Sorveglianza è obbligatorio per le società per azioni più grandi (società a due livelli ).

Fino a quando tutti i requisiti di formazione non saranno stati soddisfatti, i fondatori della NV sono responsabili in solido . In circostanze normali, gli amministratori della NV non sono responsabili per i debiti della NV. In caso di fallimento , tuttavia, gli amministratori possono essere ritenuti responsabili in solido se vi è una gestione impropria, mentre quella gestione impropria è anche una causa importante del fallimento. In un certo numero di casi, una NV può anche ritenere il suo (ex) amministratore responsabile per cattiva gestione.

Quando i requisiti sono soddisfatti, gli azionisti sono responsabili solo fino all’importo per il quale partecipano alla NV: in caso di fallimento le azioni perdono valore, ma agli azionisti non può essere lasciato alcun debito residuo.

Il regime di responsabilità degli amministratori (Bestuurdersaansprakelijkheid)

Una parentesi doverosa è da farsi riguardo al regime di responsabilità di Direttori di B.V. e N.V. Essendo queste società a carattere limitato, il legislatore ha ritenuto in conformità a precedenti esperienze di tutelare in modo maggiore i creditori, espandendo l’ambito di colpevolezza dell’amministratore di società con regimi a responsabilità limitata qualora sia chiaramente configurabile una colpa oggettiva. In egual modo questa forma di responsabilità (Bestuurdersaansprakelijkheid) e’ ugualmente applicabile nel caso di direttori di associazioni che siano investiti di potere decisionale e responsabili per il regime di tassazione riguardante l’attività d’impresa. Specialmente qualora siano cooperative edili, o associazioni che forniscano servizi assicurativi o assicurino crediti. Lo stesso succede nel caso di una fondazione, o addirittura nel caso in cui il direttore appartenga a un’entità giuridica non Olandese, ma che sia soggetto al fisco Olandese e che abbia funzionalità di potere attribuitegli dalla legge Olandese. Nel caso che le aziende riferenti ai soggetti sopra indicati non possano onorare i loro debiti, essi divengono in solido responsabili. Molto importante è forse sottolineare che secondo la legge Olandese, una volta che si è nominati direttori, poco importa se non si svolgono funzioni finanziarie. Basta la nomina nel registro per divenire responsabile. E in taluni casi, anche senza iscrizione, il solo essere amministratore di fatto dell’impresa rende responsabile nei confronti degli atti intrapresi in nome del soggetto giuridico. Infine, finanche il liquidatore della società assume un ruolo di responsabilità penale in casi particolari.
In particolare l’amministratore è responsabile qualora la società da lui rappresentata non possa pagare imposte governative.  Molto comune infine é la responsabilità nel caso non sia versata l’IVA (BTW). Responsabili sono sia gli imprenditori di società individuali e di persona come V.O.F., C.V. che anche una persona giuridica qualora si abbia scelto un istituto a responsabilità limitata come una B.V., N.V. o un’associazione redatta per mezzo di statuto basato su atto notarile. In questi ultimi casi qualora sia imputabile mala amministrazione, è responsabile il direttore della società limitata.

(1) Codice civile olandese ( Burgerlijk Wetboek):

Holding lussemburghesi: Holding del 1929; Societé de Participations Financieres (So.Par.Fi.)

Holding lussemburghesi: Holding del 1929; Societé de Participations Financieres (So.Par.Fi.)

Spesso si fa riferimento alle holding lussemburghesi nella forma di

presentandole come un valido strumento di pianificazione fiscale.

A questo proposito sarebbe utile fare delle doverose precisazioni.

Holding del 1929

Situazione ante Legge del 22/12/2006

Le società Holding lussemburghesi, meglio conosciute come “Holding del 1929“, erano disciplinate dalla legge del Granducato del 31 luglio del 1929.

Questa normativa permetteva alle “Holding del 1929“ di godere di un regime fiscale estremamente favorevole:

  • esenzione fiscale su:
    • Dividendi derivanti da partecipazioni o investimenti detenuti in portafoglio;
    • Royalty derivanti dalla disciplina sullo sfruttamento del diritto di autore
    • Plusvalenze ed interessi derivanti da obbligazioni, depositi bancari e su finanziamenti effettuati a favore delle società controllate.
  • nessuna ritenuta (in uscita) sui pagamenti effettuati dalla Holding sotto forma di interessi e di dividendi .

In pratica una “Holding del 1929“ che riceveva un dividendo da una società controllata estera

  • non lo deveva tassare;
  • non vi era alcuna ritenuta sulla distribuzione del dividendo della Holding.

Situazione post Legge del 22/12/2006

La Legge del 22 dicembre 2006 ha abrogato:
– la legge modificata del 31 luglio 1929;
– il decreto granducale modificato del 17 dicembre 1938 relativo alle holding;
– il decreto granducale modificato del 17 dicembre 1938 sul regime fiscale delle holding;
– la legge modificata del 12 luglio 1977;
– il regolamento granducale del 29 luglio 1977;
– la legge del 21 giugno 2005.

Quindi la Legge del 22 dicembre 2006 ha abolito il regime delle holding del 1929 prevedendo un periodo transitorio durante il quale questo tipo di società poteva, a determinate condizioni, esistere. Questo periodo di transizione è scaduto il 31 dicembre 2010.

Fine delle holding 1929

Al fine di renderlo conforme al codice di condotta europeo in materia di tassazione delle imprese, adottata dal Consiglio il 1 °  dicembre 1997 il legislatore lussemburghese aveva modificato,  con  Legge del 21 giugno 2005, il Regime des Holdings 1929.

La Commissione Europea con decisione del 19 luglio 2006 non aveva ritenuto sufficienti le modifiche apportate allo suo statuto nel 2005, per renderlo più conforme ai requisiti della politica fiscale comune.

Volendo evitare un confronto con Bruxelles e un lungo periodo di incertezza, il Lussemburgo si è schierato dalla sua parte, decidendo, il 22 dicembre 2006, di abrogare il “Regime des Holdings 1929” chiamato definitivamente a scomparire la sera del 31 dicembre 2010.

Quindi, il 22 dicembre 2006, il Parlamento lussemburghese ha adottato una legge che abroga il regime delle holding del 1929. Tuttavia, le “Holding del 1929“ esistenti   potevano, durante un periodo di transizione che scadeva il 31 dicembre 2010, continuare a beneficiare del regime des Holdings 1929, a condizione che le azioni della società non venissero trasferite durante questo periodo.

Le  “Holding del 1929“,  se non liquidate, sono diventate, dal 1 ° gennaio 2011, società interamente tassabili, soggette all’imposta sul reddito delle società, all’imposta municipale sulle imprese e all’imposta sul patrimonio.

La Société de gestion de Patrimoine Familial (SPF) in breve

La Legge dell’11 maggio 2007 ha introdotto la società di gestione patrimoniale familiare (Société de gestion de Patrimoine Familial (SPF)) per offrire un’alternativa alla Holding del 1929. L’SPF offre la maggior parte dei vantaggi delle aziende 1929 pur essendo conforme alle normative comunitarie.

Una Société de gestion de Patrimoine Familial (SPF) deve assumere la forma di una società di capitali (SA, S.à rl, SCA o COOPSA) il cui oggetto è limitato all’acquisizione, detenzione, gestione e realizzazione di attività finanziarie, esclusione di qualsiasi altra attività commerciale.

La principale differenza tra Holding 1929 e Société de gestion de Patrimoine Familial (SPF) è la ristretta cerchia di investitori idonei di quest’ultima. Per la Société de gestion de Patrimoine Familial (SPF), questi investitori devono essere persone fisiche o intermediari che agiscono esclusivamente nell’ambito della gestione del patrimonio privato di un individuo o di un gruppo di individui. La SPF non può, inoltre, essere coinvolta nella gestione di società in cui ha una partecipazione.

L’SPF è esente dall’imposta sul reddito delle società, dall’imposta comunale commerciale e dall’imposta sul patrimonio. È soggetto solo a una tassa di sottoscrizione annuale dello 0,25%, con un minimo di 100 EUR e un massimo di 125.000 EUR.

La Société de gestion de Patrimoine Familial (SPF)

  • non può fare affidamento sui vantaggi dei trattati fiscali lussemburghesi per prevenire la doppia imposizione,
  • né della  Direttiva n 2011/96/UE (del 30 novembre 2011) concernente il regime fiscale comune applicabile alle società madri e figlie di Stati membri diversi.

Il regime fiscale favorevole non si applica agli anni fiscali in cui l’SPF riceve più del 5% dell’importo totale dei dividendi da partecipazioni in società estere non quotate che non sono soggette nel loro paese di residenza all’imposta sul reddito. Reddito paragonabile all’imposta sul reddito delle società in Lussemburgo.

Un certo numero di attività consentite nel 1929 Holdings non sono consentite nelle società di gestione patrimoniale familiare. 

Le principali differenze e somiglianze tra i due tipi di società possono essere riassunte come segue:

  HOLDING 1929 SPF
Investitori Nessuna restrizione Individuali e assimilati
Attività idonee  Investimenti e attività finanziarie, brevetti Strumenti finanziari (articolo 1 legge del 05/10/2005), conto attivo
Investimenti in aziende Autorizzato Autorizzato con esplicito divieto di interferire nella gestione
Prestiti su società controllate Permesso Permesso incidentalmente senza interessi
Acquisizione di edifici Autorizzato per proprie esigenze Vietato
Attività commerciale Escluso Escluso
Imposte sul reddito
e sul patrimonio
Esenzione a meno che non venga superata la soglia del 5% Esenzione a meno che non venga superata la soglia del 5%
Imposta sui conferimenti 1% Soggetta Soggetta

Imposta di sottoscrizione del capitale
Soggetta: 0,20%; supplemento in caso di superamento del rapporto capitale / debito da 1 a 3 (da 1 a 10 per le obbligazioni) e dividendi superiori al 10% del capitale Soggetta: 0,25%; supplemento in caso di superamento di un rapporto capitale / debito da 1 a 8
  Nessun tetto Tetto: 125.000 euro
Dividendi pagati Esenzione dalla ritenuta alla fonte Esenzione dalla ritenuta alla fonte
Interessi pagati Applicazione della ritenuta alla fonte (europea o lussemburghese) Applicazione della ritenuta alla fonte (europea o lussemburghese)
Responsabilità IVA No No
Accordi
per evitare la doppia imposizione
Non applicabile Non applicabile
Regime di esenzione per società madri e controllate Non applicabile Non applicabile

Conversione  di “Holding del 1929“ in “Société de gestion de Patrimoine Familial (SPF)

In breve:

  • tutti i riferimenti alla legge del 1929 dovevano essere eliminati;
  • lo statuto doveva esplicitamente dichiarare che la società è disciplinata dalla Legge dell’11 maggio 2007 sulle società di gestione patrimoniale familiare
  • l’oggetto sociale della società doveva essere adattato al fine di soddisfare i requisiti della Legge dell’11 maggio 2007.

Societé de Participations Financieres (So.Par.Fi.)

Le holding interamente tassabili sono comunemente chiamate “So.Par.Fi.“, acronimo di “Societé de Participations Financieres“. Questo termine non compare come tale nel diritto tributario lussemburghese, è stato creato da professionisti nel 1990.

La Societé de Participations Financieres (So.Par.Fi.) non è regolata da una legge specifica.

Le “Societé de Participations Financieres(So.Par.Fi.) si contraddistinguono rispetto alle Holding del 1929 per il fatto che sono delle normali società commerciali.

Le “Societé de Participations Financieres(So.Par.Fi.) possono in ogni caso usufruire dei vantaggi

  • delle convenzioni contro le doppie imposizioni siglate dal Lussemburgo;
  • della  Direttiva n 2011/96/UE (del 30 novembre 2011) concernente il regime fiscale comune applicabile alle società madri e figlie di Stati membri diversi;

Queste società, infatti, sono soggette ad una ritenute alla fonte del 15% sulla distribuzione di dividendi.

La  “So.Par.Fi.” è una società di capitali completamente tassabile con uno specifico oggetto sociale limitato alla detenzione di partecipazioni e attività correlate.

La  “So.Par.Fi.”  è definita come società di Capitali lussemburghese soggetto a tassazione sia diretta che indiretta simile a quella di
tutte le altre società di capitali, vale a dire sul reddito d’impresa, tassa commerciale imposta comunale, imposta sul patrimonio, imposta sui conferimenti e imposta sul valore aggiunto.

La Societé de Participations Financieres (So.Par.Fi.) può tuttavia, ridurre notevolmente i suoi oneri fiscali a condizione

  • che il suo oggetto sociale sia limitato a holding di partecipazioni;
  • rispetti le condizioni di cui all’articolo 166 (1) della Legge sull’imposta sul reddito (L’IMPÔT SUR LE REVENU (L.I.R.))
  • rispetti le condizioni di cui all’articolo 147 della Legge sull’imposta sul reddito (L’IMPÔT SUR LE REVENU (L.I.R.)) in materia di ritenuta alla fonte

In quanto società di capitali interamente tassabile, la  “So.Par.Fi.” è soggetta all’imposta sul reddito delle società e all’imposta municipale commerciale lussemburghese. La “So.Par.Fi.” è altresì soggetta all’imposta sul patrimonio ad un’aliquota dello 0,5% calcolata sulla base del presumibile valore di realizzo dei propri beni alla data di accertamento dell’imposta sul patrimonio.

I dividendi e le plusvalenze da partecipazioni qualificate sono esenti dall’imposta sul reddito delle società e dall’imposta municipale commerciale e dall’imposta sul patrimonio.

In breve, una “So.Par.Fi.” beneficia dei seguenti vantaggi:

  • esenzione da dividendi e plusvalenze da partecipazioni qualificate (se sono soddisfatte le condizioni di partecipazione minima e la soglia di partecipazione);
  • esenzione dalla ritenuta alla fonte sui dividendi pagati a società comunitarie o tutelati da un trattato fiscale (se sono soddisfatte le condizioni di durata e soglia di partecipazione);
  • esenzione dall’imposta sul patrimonio su partecipazioni sostanziali (soggetta a una soglia minima di partecipazione);
  • nessuna ritenuta alla fonte sulla maggior parte dei pagamenti di interessi;
  • nessuna ritenuta alla fonte sulla distribuzione di un bonus di liquidazione;
  • la “So.Par.Fi.” può beneficiare della vasta rete di trattati fiscali conclusi dal Lussemburgo. Attualmente sono in vigore più di 50 trattati fiscali e più di 20 sono in fase di negoziazione / ratifica;
  • la “So.Par.Fi.” può anche beneficiare delle direttive fiscali europee.

La “Partecipation Exemption” della “So.Par.Fi.” riguarda i dividendi percepiti nel suo ruolo di Holding  e al ricorrere delle condizioni di cui all’articolo 166 (1) della Legge sull’imposta sul reddito (L’IMPÔT SUR LE REVENU (L.I.R.)):

  • La So.Par.Fi. dovrà avere una partecipazione di almeno il 10% nel capitale della controllata, o per un ammontare minimo di € 1.200.00;
  • La partecipazione nella controllata deve risalire ad almeno 12 mesi;
  • La controllata deve essere
    • o una società di capitali lussemburghese completamente tassabile
    • o una società di capitali non lussemburghese completamente tassabile a un’imposta corrispondente all’imposta sul reddito delle società (imposta sulle società)
    • o una società residente di “uno stato membro dell’Unione europea.

In Lussemburdo l’imposta sul reddito delle società, residenti e non residenti è fissata dall’anno fiscale 2019 a:

  • 15% , quando il reddito imponibile non supera 175.000 euro ;
  • 17% , quando il reddito imponibile supera i 200.000 euro .

Un aumento del 7% viene applicato all’IRC per fornire il fondo per l’occupazione .

In alcuni casi, le società sono soggette al pagamento di un’imposta minima , il cui importo è stabilito in base al totale del loro ultimo bilancio di chiusura.

Per quanto riguarda la non tassazione delle plusvalenze derivanti dalla vendita delle proprie partecipazioni, la“So.Par.Fi.” è esente se:

  • La So.Par.Fi. dovrà avere una partecipazione di almeno il 10% nel capitale della controllata, o per un ammontare minimo di € 6.000.000;
  • La partecipazione nella controllata deve risalire ad almeno 12 mesi;
  • La controllata deve essere
    • o una società di capitali lussemburghese completamente tassabile
    • o una società di capitali non lussemburghese completamente tassabile a un’imposta corrispondente all’imposta sul reddito delle società (imposta sulle società)
    • o una società residente di “uno stato membro dell’Unione europea.

E’ tuttavia possibile che le singole convenzioni possano modificare, anche in parte, tali condizioni.

Conversione  di “Holding del 1929“ in Societé de Participations Financieres (So.Par.Fi.)

La conversione delle Holding del 1929 in società interamente tassabili avverrà automaticamente il 1 ° gennaio 2011. Saranno soggette all’imposta sul reddito, all’imposta comunale sulle imprese e all’imposta sul patrimonio e verrà assegnato un codice fiscale.

Si raccomandava di procedere alla modifica dei propri statuti ed in particolare di

  • cancellare tutti i riferimenti alla legge del 1929 ed eventualmente modificare il nome della società
  •  adeguare ed ampliare la clausola dell’oggetto sociale.

In effetti, le Holding del 1929 avevano generalmente uno scopo sociale limitato, con alcune attività come la proprietà di edifici e alcune attività di finanziamento vietate.

Una “Holding del 1929“ non  liquidata o che non aveva scelto un altro regime fiscale, dal 1 gennaio 2011 è diventata una società interamente tassabile soggetta all’imposta sul reddito delle società, all’imposta comunale commerciale e all’imposta sul patrimonio.

(1) Estratto della normativa applicabile alla “Societé de Participations Financieres” (So.Par.Fi.)

Arte. 166 della LIR

1 Proventi da una partecipazione detenuta da:

1) un ente collettivo residente interamente soggetto a imposta e che assume una delle forme elencate nell’appendice del paragrafo 10,

2. una società di capitali residente interamente imponibile non elencata nell’allegato al paragrafo 10,

3. una stabile organizzazione autoctona di un organismo collettivo di cui all’articolo 2 della direttiva modificata del Consiglio CEE del 23 luglio 1990 sul regime fiscale comune applicabile alle società madri e figlie di diversi Stati membri (90/435 / CEE),

4.una stabile organizzazione autoctona di una società di capitali residente di uno Stato con il quale il Granducato del Lussemburgo ha concluso un accordo per evitare la doppia imposizione,

5.una stabile organizzazione autoctona di una società di capitali o di una società cooperativa residente in uno Stato parte dell’Accordo sullo Spazio economico europeo (SEE) diverso da uno Stato membro dell’Unione Europea, sono esenti quando, alla data il reddito è messo a disposizione, il beneficiario detiene o si impegna a detenere detta partecipazione per un periodo ininterrotto di almeno dodici mesi e il tasso di partecipazione non scenda al di sotto della soglia del 10 per cento o del prezzo di acquisto inferiore a 1.200.000 euro.

2 L’esenzione si applica ai redditi risultanti da una partecipazione ai sensi del capoverso 1 detenuta direttamente nel capitale azionario:

1) un organismo collettivo di cui all’articolo 2 della direttiva modificata del Consiglio della CEE del 23 luglio 1990 sul regime fiscale comune applicabile alle società madri e figlie di diversi Stati membri (90/435 / CEE),

2.una società di capitali residente interamente imponibile non elencata nell’appendice del paragrafo 10,

3. una società di capitali non residente interamente soggetta a imposta corrispondente all’imposta sul reddito delle società.

3 La detenzione di una partecipazione ai sensi del capoverso 2 tramite uno degli organismi di cui al capoverso 1 dell’articolo 175 è da considerarsi come partecipazione diretta in proporzione alla frazione detenuta nel patrimonio netto investito di tale ente.

4 I proventi della ripartizione ai sensi dell’articolo 101 sono considerati entrate ai fini dell’applicazione del paragrafo 1.

5 Nella misura in cui il reddito è esente ai sensi del capoverso 1, non sono deducibili:

1. costi operativi in ​​rapporto economico diretto a tali proventi;

2. l’ammortamento per minusvalenza della partecipazione a seguito della distribuzione di tale reddito, e questo nell’ordine di enumerazione sopra.

6 Tuttavia, se una detrazione per ammortamento ha dato luogo all’applicazione del paragrafo 5 ea condizione che la partecipazione ammortizzata debba essere valutata ad un valore maggiore di quello utilizzato alla fine dell’esercizio precedente, il reddito rilevato durante tale valutazione è assimilato a una distribuzione di cui al paragrafo 1; in tal caso l’importo da esonerare non può superare l’ammontare dell’ammortamento non precedentemente detratto, in applicazione del comma 5.

7 I proventi da una partecipazione ricevuta in cambio di un’altra partecipazione in applicazione dell’articolo 22bis non rientrano in questo articolo, nel caso in cui le distribuzioni della partecipazione data in cambio non siano state esentate, se lo scambio non fosse avvenuto. Le distribuzioni effettuate dopo la fine del 5 ° anno di tassazione successivo a quello della conversione non sono soggette a questa restrizione.

8 In caso di mancato rispetto della condizione di detenzione ininterrotta di dodici mesi del livello minimo di partecipazione, l’esenzione viene annullata se necessario con una tassazione correttiva dell’anno in questione.

9 Un regolamento granducale può:

1. Estendere l’esenzione, alle condizioni e modalità da determinare, al reddito generato dalla vendita dell’azienda,

2. Provvedere, alle condizioni da specificare, che le perdite da trasferimento non siano deducibili.

Regolamento granducale del 21 dicembre 2001 in attuazione dell’articolo 166, paragrafo 9 della LIR (estratto):

Arte. 1 °.

(1) Quando un contribuente di cui all’articolo 166, paragrafo 1, numeri da 1 a 4, trasferisce titoli di una partecipazione diretta detenuta nel capitale sociale di una società di cui al paragrafo 2, numeri da 1 a 3 del medesimo articolo, il il reddito generato dalla cessione è esente, quando alla data di alienazione dei titoli il cedente detiene o si impegna a detenere detta partecipazione per un periodo ininterrotto di almeno 12 mesi e che durante tutto questo periodo il tasso di partecipazione non scenda al di sotto la soglia del 10% o il prezzo di acquisto inferiore a 6.000.000 di euro. La detenzione di una partecipazione per il tramite di uno degli organismi di cui al comma 1 dell’articolo 175 è da considerarsi come partecipazione diretta in proporzione alla frazione detenuta nel

(2) In deroga al primo comma, il reddito generato dalla vendita della partecipazione è imponibile alla somma algebrica del reddito della partecipazione e dell’eventuale detrazione per ammortamento effettuato sulla partecipazione, a condizione che abbiano diminuito la base imponibile per l’esercizio della cessione o anni precedenti. Per l’applicazione della disposizione precedente, la detrazione per ammortamento è assimilata ad una detrazione operata dalla capogruppo su un credito verso la propria controllata,

(3) L’esenzione prevista dall’art. Il comma 1 è altresì rifiutato nella misura in cui il prezzo di acquisto della partecipazione preso in considerazione per la determinazione del reddito di vendita è stato ridotto mediante trasferimento di una plusvalenza ai sensi degli articoli 53 o 54.

(4) Il reddito generato dal trasferimento di una partecipazione ricevuta in cambio di un’altra partecipazione in applicazione dell’articolo 22bis, non rientra nell’applicazione del paragrafo 1 a condizione che il reddito generato dal trasferimento della partecipazione data in cambio non avrebbe stato esentato se lo scambio non fosse avvenuto. Tuttavia, il reddito generato da un trasferimento dopo il quinto anno fiscale successivo a quello dello scambio non è interessato da questa restrizione.

 

Bulgaria – Modifiche alla legge sull’imposta sul valore aggiunto relative alle Forniture intracomunitarie di beni (Вътреобщностни доставки на стоки (ВОД))

Bulgaria – Modifiche alla legge sull’imposta sul valore aggiunto relative alle Forniture intracomunitarie di beni

Modifiche alla legge sull’imposta sul valore aggiunto, in vigore dal 01.01.2020.

DECRET № 274 promulgata nella SG, no. 96 del 06.12.2019 con Legge di modifica e integrazione della Legge per l’imposta sul reddito delle società modifiche e integrazioni sono state apportate alla Legge per l’imposta sul valore aggiunto (IVA) – dal § 30 al § 36 .

Occorre inoltre prestare attenzione ad un’altra modifica della legge sull’IVA ( art. 40, punto 1 ), che è entrata in vigore il 01.01.2020 ed è stata apportata dalla legge sui servizi sociali , DECRET № 48 promulgata in SG, n. 24 del 22 marzo 2019

Le principali modifiche alla legge sull’IVA, promulgate conDECRET № 274, sono relative all’introduzione nella legislazione bulgara della direttiva del Consiglio (UE) 2018/1910 del 4 dicembre 2018 che modifica la direttiva 2006/112 / CE relativa all’armonizzazione e alla semplificazione di alcune norme dal sistema dell’imposta sul valore aggiunto per la tassazione degli scambi tra Stati membri .

Si dovrebbe inoltre considerare quanto segue:

Stabiliscono regole per documentare determinate forniture ed è importante tenere presente che i regolamenti hanno effetto diretto .

Sono state apportate modifiche alla legge sull’IVA anche in relazione alla giurisprudenza della Corte di giustizia dell’UE , al fine di chiarire le disposizioni che creano difficoltà, nonché al fine di ridurre gli oneri amministrativi per le imprese.

Le principali modifiche riguardano le seguenti nuove norme e regolamenti :

  • introduzione di un regime di magazzinaggio di merci su richiesta – art. 15a della Legge sull’IVA ;
  • requisiti per i documenti di trasporto in relazione a cessioni intracomunitarie di beni – art. 53, par. 2 della Legge sull’IVA ;
  • disposizioni in materia di trattamento IVA delle cessioni successive di beni – art. 65a della Legge sull’IVA .

Modifiche relative alle Forniture intracomunitarie di beni   (Вътреобщностни доставки на стоки (ВОД)):

In relazione all’applicazione di un’aliquota zero, il numero di identificazione IVA dell’acquirente dei beni, rilasciato da uno Stato membro diverso da quello da cui è iniziato il trasporto dei beni, prima della nuova versione è considerato un requisito formale.

Con l’emendamento, il destinatario dovrebbe fornire il proprio numero di identificazione IVA al fornitore al fine di compilare correttamente la dichiarazione VIES dello stesso , poiché questa diventa una base per soddisfare una condizione giuridica sostanziale .

La mancata presentazione di una dichiarazione VIES o il mancato corretto riflesso in essa delle informazioni sulla fornitura intracomunitaria, salvo il caso in cui il fornitore possa giustificare le omissioni o gli errori, può comportare una tassazione generale .

Esistono varie possibilità per documentare il trasporto:

– quando le merci sono spedite o trasportate dal territorio del paese verso un altro Stato membro dal fornitore o da un terzo per suo conto , e

– quando le merci sono spedite o trasportate dal territorio del paese verso un altro Stato membro dal destinatario o da un terzo per suo conto.

Nel § 31 si chiarisce che le modifiche al VOD si applicheranno alle forniture intracomunitarie per le quali il fatto generatore dell’imposta si è verificato dopo il 1 gennaio 2020

Nuove modalità:

  • Modalità di conservazione su richiesta :

Le condizioni per l’applicazione di tale regime sono regolate nei testi dell’art. 6, par. 3, punto 3 e par. 7 , art. 15a , art. 99, par. 7 e par. 8 , art. 108, par. 1, punto 6 , art. 123, par. 5 – par. 9 , art. 124, par. 2 e par. 4 , art. 125, par. 2 , art. 181b , art. 181c , art. 181 e art. 181e e articolo 91 e articolo 92 del § 1 delle disposizioni aggiuntive della legge sull’IVA.

Questo regime mira a facilitare il trattamento IVA della spedizione di beni da parte di una persona registrata ai fini IVA dal territorio del paese al territorio di un altro Stato membro per un potenziale acquirente con un numero di partita IVA valido nel suo Stato membro.. Questa spedizione di merci non è una consegna alle condizioni specificate dalla legge ed è necessario tenere registri speciali e presentare una dichiarazione VIES. Al momento del trasferimento della proprietà di questo prodotto entro il periodo specificato (entro 12 mesi dall’arrivo) ci sarà una fornitura intracomunitaria per il fornitore bulgaro e un medico di famiglia per la controparte estera. Le disposizioni della legge sull’IVA prevedono anche altre possibilità: sostituire la persona destinataria, restituire la merce, annullare l’adempimento delle condizioni specificate, rispettivamente viene determinato il trattamento IVA in tali casi. Sono previste sanzioni nel caso in cui le persone non tengano i rispettivi registri, previsto dall’art. 123, par. 5 – par. 9 della Legge sull’IVA.

  • Consegne consecutive di merci:

In base alla disposizione dell’art. L’articolo 65 bis della legge sull’IVA stabilisce che le forniture degli stessi beni in una catena, compreso un fornitore intermedio, che è inviato o trasportato da uno Stato membro a un altro Stato membro direttamente dal primo fornitore al destinatario finale nella catena sono consegne consecutive delle merci.

Un fornitore intermedio è un fornitore in una catena di forniture successive di merci, diverso dal primo fornitore della catena, che spedisce o trasporta le merci personalmente o tramite terzi per suo conto.

La regola di base è che il regime Forniture intracomunitarie di beni   (Вътреобщностни доставки на стоки (ВОД)) si applicherà solo alla fornitura fatta al fornitore intermedio . In deroga alla regola, solo se il fornitore intermedio fornisce al fornitore la sua partita IVA dallo Stato membro di spedizione, il trasporto si riferirà alla consegna effettuata dal fornitore intermedio al suo cliente. Tutte le altre forniture sono soggette a tassazione – nel paese di partenza o nel paese di arrivo.

Queste nuove norme riguardano la necessità di un approccio uniforme al trattamento IVA di tali cessioni nei vari Stati membri.

Al § 32 si precisa che questo trattamento delle consegne successive si applica quando la merce è arrivata o il trasporto della stessa è completato dopo il 1 gennaio 2020.

Bulgaria – Monitoraggio e controllo delle merci ad alto rischio fiscale

Il destinatario / acquirente deve dichiarare all’Agenzia nazionale delle entrate ( Национална агенция за приходите (НАП (NAP)) dati specifici per ciascuna spedizione di merci ad alto rischio fiscale  nel territorio della Repubblica di Bulgaria, indipendentemente dal fatto che si tratti di un’esportazione o importazione all’interno dell’UE o di una consegna all’interno della Bulgaria.

Tutto questo nell’ambito delle procedure di controllo fiscale, un insieme di azioni delle autorità fiscali / dipendenti  dell’Agenzia nazionale delle entrate ( Национална агенция за приходите (НАП (NAP)), svolte al fine di prevenire l’evasione fiscale e la frode fiscale, che vengono eseguite in relazione alla circolazione / trasporto / di merci ad alto rischio fiscale in Bulgaria.
Si applica  a tutte le merci ad alto rischio fiscale, indipendentemente dal luogo di ricevimento / scarico: il territorio dela Bulgaria, di un altro Stato membro dell’Unione Europea o di un paese terzo. Non si applica  alle merci in regime doganale.

L’elenco delle merci ad alto rischio fiscale comprende pesche, albicocche, ciliegie fresche, prugne, fragole, uva, angurie, kiwi, mele, pomodori, patate, peperoni, cetrioli, cipolle, zucchine, agrumi, banane, olive, caffè,  manzo, maiale, coniglio, agnello e pollo. Sono inclusi anche vari tipi di pesce, frutti di mare, noci, latte e derivati, combustibili.

L‘elenco delle merci ad alto rischio fiscale e relativi codici è disponibile alla pagina Elenco delle merci ad alto rischio fiscale e relativi codici del sito web dell’Agenzia nazionale delle entrate ( Национална агенция за приходите (НАП (NAP)).

Sul sito web dell’Agenzia nazionale delle entrate ( Национална агенция за приходите (НАП (NAP)) sono disponibili gli Indirizzi dei punti di controllo fiscale (Checkpoint fiscali) su tutto il territorio della Bulgaria.

Ogni produttore o commerciante dichiara i dati di consegna tramite un servizio elettronico dell’Agenzia nazionale delle entrate ( Национална агенция за приходите (НАП (NAP)), che fornirà un numero univoco per ogni singola spedizione, ma non prima di 7 giorni prima dell’inizio. A tal fine sarà necessaria una firma elettronica qualificata. L’acquirente confermerà anche all’Agenzia quando riceverà la merce. Se pesano fino a 300 kg e valgono fino a 3.000 BGN senza IVA, la consegna non deve essere dichiarata.
Chi non adempie agli obblighi o dichiara dati non corretti, sarà multato del 40% del valore della merce, ma non inferiore a 5.000 BGN.

Il destinatario / acquirente dichiarerà all’Agenzia nazionale delle entrate ( Национална агенция за приходите (НАП (NAP)) dati specifici per ciascuna spedizione di merci ad alto rischio fiscale, indipendentemente dal fatto che si tratti di esportazione o importazione all’interno dell’UE o consegna all’interno del paese .

Ogni produttore o commerciante dichiarerà i dati di consegna attraverso un servizio elettronico dell’Agenzia nazionale delle entrate ( Национална агенция за приходите (НАП (NAP)), che fornirà un numero univoco per ogni singola spedizione, ma non prima di 7 giorni prima dell’inizio. A tal fine sarà necessaria una firma elettronica qualificata. L’acquirente confermerà anche all’Agenzia quando riceverà la merce. Se pesano fino a 300 kg e valgono fino a 3.000 BGN senza IVA, la consegna non deve essere dichiarata. 

Gli obblighi del destinatario / acquirente della merce sono regolati dall’art. 13, par. 1 e par. 3 del Codice di procedura fiscale ed assicurativa ( ДАНЪЧНО-ОСИГУРИТЕЛЕН ПРОЦЕСУАЛЕН КОДЕКС(ДОПК)) :

  • Assistere gli organi di controllo e fornire loro informazioni;
  • Avvisare immediatamente l’autorità delle entrate in caso di modifica della data, ora e luogo di ricevimento / scarico della merce con richiesta in un modulo inoltrato elettronicamente;
  • Presentarsi nel luogo, data e ora di ricevimento / scarico della merce indicati all’autorità fiscale o accertarsi della presenza di un rappresentante autorizzato;
  • Presenziare all’allontanamento dei mezzi tecnici di controllo, allo scarico delle merci e all’ispezione e ispezione delle merci nel luogo di ricevimento / scarico o accertarsi della presenza di un rappresentante autorizzato;
  • Non disporre della merce fino al suo ricevimento / scarico, salvo in caso di presentazione all’autorità delle entrate di una cauzione in contanti o di una garanzia bancaria incondizionata e irrevocabile con un periodo di validità non inferiore a 6 mesi, pari al 30 per cento del valore di mercato delle merci.

Importante!  Secondo l’Art. 13, par. 3, punto 4 del Codice di procedura fiscale ed assicurativa ( ДАНЪЧНО-ОСИГУРИТЕЛЕН ПРОЦЕСУАЛЕН КОДЕКС(ДОПК)), durante l’esecuzione del controllo fiscale, la persona – destinatario / acquirente della merce, è obbligata a  non disporre  della merce  fino al ricevimento / scarico, salvo in caso di presentazione all’autorità delle entrate della garanzia in contanti oppure una garanzia bancaria incondizionata e irrevocabile con un periodo di validità non inferiore a 6 mesi, pari al 30 per cento del valore di mercato della merce.

In caso di mancato rispetto di tale divieto, oltre all’irrogazione di una sanzione amministrativa, la legge prevede che venga costituita nei confronti del destinatario / acquirente una cauzione preliminare sotto controllo fiscale.

Per inadempimento degli obblighi il destinatario / acquirente della merce è responsabile:

L’accertamento di violazioni amministrative e l’imposizione di sanzioni amministrative devono essere effettuate in conformità con la legge sugli illeciti amministrativi.

Diritti della persona – destinatario / acquirente di beni ad alto rischio fiscale

  • Per dichiarare in anticipo la circolazione di merci ad alto rischio fiscale nel territorio della Bulgaria:

Un destinatario / acquirente interessato di merci ad alto rischio fiscale può preordinarne il trasporto inviando una domanda per via elettronica all’indirizzo e-mail  fisc.control@nra.bg . Le informazioni tempestive richieste vengono prese in considerazione quando si esegue il controllo fiscale per il rispettivo giorno. La domanda deve essere firmata con firma elettronica e si considera ricevuta dopo la conferma del suo ricevimento, analoga a quella disciplinata dall’art. 13, par. 4 dell’Ordinanza sui termini e le condizioni per il controllo fiscale sulla circolazione di merci ad alto rischio fiscale nel territorio della Repubblica di Bulgaria e i requisiti per la conferma dei punti di controllo fiscale del ricevimento di una richiesta presentata da un destinatario / acquirente (Allegato 3 Richiesta da parte del destinatario / acquirente di merce ad alto rischio fiscale).

La possibilità di preordinare il trasporto di merci ad alto rischio fiscale da parte del destinatario / acquirente viene creata per i clienti della NRA in base all’art. 17, par. 1, punto 5, b “e” del Codice di procedura fiscale ed assicurativa ( ДАНЪЧНО-ОСИГУРИТЕЛЕН ПРОЦЕСУАЛЕН КОДЕКС(ДОПК)), in relazione al diritto delle persone obbligate a ricevere e fornire gratuitamente un’opportunità di scambio elettronico di dati con le autorità fiscali e gli esecutori pubblici.

  • Modificare l’ora di ricevimento / scarico;
  • Autorizzare il proprio rappresentante a presentarsi nel luogo, data e ora di ricevimento / scarico della merce indicati all’autorità delle entrate. La procura può essere emessa elettronicamente. In questo caso va firmato con una firma elettronica e inviato a e-mail:  fisc.control@nra.bg .

In caso di azioni intraprese per preventiva sicurezza sotto controllo fiscale, la persona – destinatario / acquirente ha diritto:

  • Presentare all’autorità delle entrate una cauzione in denaro o una garanzia bancaria incondizionata e irrevocabile con un periodo di validità non inferiore a 6 mesi, pari al 30% del valore di mercato della merce / determinata dall’autorità delle entrate nel protocollo emesso / e allo stesso tempo
  • Per pagare le spese di giacenza della merce / quando previste /;

In questo caso i beni per i quali sono stati presi provvedimenti ai sensi dell’art. 40 del Codice di procedura fiscale ed assicurativa ( ДАНЪЧНО-ОСИГУРИТЕЛЕН ПРОЦЕСУАЛЕН КОДЕКС(ДОПК)) per la raccolta delle prove / la merce sequestrata / viene rilasciato. Il divieto di smaltimento è revocato contro di essa.

  • Richiedere il pagamento delle imposte dovute in relazione alla merce sottoposta a controllo fiscale ad alto rischio fiscale con l’importo versato in cauzione preliminare.

Le ipotesi in cui l’accertamento preliminare della cauzione è sottoposto a controllo fiscale da parte di un pubblico esecutore e / o di un Ente delle Entrate (su base autonoma) sono tassativamente regolamentati dall’art. 121a, par. 1, articoli 1 – 4 e par. 2 del Codice di procedura fiscale ed assicurativa ( ДАНЪЧНО-ОСИГУРИТЕЛЕН ПРОЦЕСУАЛЕН КОДЕКС(ДОПК)). Questi sono:

  • violazione dell’integrità dei mezzi tecnici di controllo / TSC /;
  • inosservanza del divieto di cui all’art. 13, par. 3, punto 4 del TSSPC;
  • discrepanza tra il tipo e / o la quantità della merce indicata nei documenti e accertata in sede di controllo;
  • mancata comparsa del conducente del veicolo o del destinatario / acquirente della merce nel luogo di ricevimento / scarico;
  • accertamento da parte di un’Agenzia delle Entrate che in caso di successivo smaltimento dei beni la riscossione delle imposte dovute sarà impossibile o sarà notevolmente più difficile.

Sequestro di merci

L’autorità delle entrate si adopera per garantire le prove e sequestrare i beni e i documenti per esso alle condizioni di cui all’art. 121a, par. 3 del Codice di procedura fiscale ed assicurativa ( ДАНЪЧНО-ОСИГУРИТЕЛЕН ПРОЦЕСУАЛЕН КОДЕКС(ДОПК)), con un periodo di validità fino a 72 ore senza autorizzazione del tribunale. In questo caso il divieto di smaltimento di cui all’art. 13, par. 3, punto 4 continuerà la sua azione e le merci saranno svincolate previa presentazione della cauzione.

Lo svincolo della merce sequestrata  avviene previa presentazione di una garanzia in contanti o di una garanzia bancaria incondizionata e irrevocabile con un periodo di validità non inferiore a 6 mesi nella misura del 30 percento del valore di mercato della merce e previo pagamento dei costi sequestro e conservazione.

Termine per il pagamento della garanzia  – il  termine stabilito per il pagamento della garanzia 24/72 ore decorre dall’ultima ora di completamento dell’ispezione.

Importo della cauzione –  dovrà essere indicato nel protocollo predisposto, consegnato al destinatario / acquirente.

Deposito / garanzia di garanzie

L’importo della garanzia, che rappresenta il 30 percento del valore di mercato della merce, deve essere trasferito sul  conto bancario  del rispettivo TD dell’ANR.

La fideiussione bancaria o l’ordine di pagamento dell’importo trasferito deve essere presentato entro 24/72 ore al rispettivo responsabile del settore “Attività operative” presso il luogo di controllo fiscale e inviato all’indirizzo di posta elettronica:  fisc.control@nra .bg .

La garanzia bancaria  è emessa da:

  • una persona che ha ricevuto una licenza bancaria dalla Banca nazionale bulgara / BNB /;
  • una banca domiciliata in un paese terzo che ha ricevuto da BNB una licenza per operare nella Repubblica di Bulgaria tramite una filiale;
  • una banca, che ha ricevuto un’autorizzazione per l’esercizio dell’attività bancaria dalle autorità competenti di uno Stato membro, che fornisce servizi direttamente o tramite una succursale nel territorio della Repubblica di Bulgaria.

Conseguenze della mancata fornitura di garanzie

Nel caso in cui la cauzione non venga presentata entro 72 ore dal sequestro, e in caso di merce deperibile – entro 24 ore, la merce si intende abbandonata a favore dello Stato. Queste circostanze si riflettono in un protocollo sulla tipologia e quantità dei beni abbandonati a favore dello Stato e nel Registro del controllo fiscale.

Ricorso contro le azioni dell’autorità fiscale durante il controllo fiscale

Le azioni delle autorità fiscali nell’esercizio del controllo fiscale sulla circolazione di merci ad alto rischio fiscale possono essere impugnate entro 14 giorni dalla loro attuazione al direttore territoriale del TD dell’ANR presso l’ubicazione del sito / luogo di esecuzione, ai sensi all’art. 127g in connessione con l’art. 41 del Codice di procedura fiscale ed assicurativa ( ДАНЪЧНО-ОСИГУРИТЕЛЕН ПРОЦЕСУАЛЕН КОДЕКС(ДОПК)). Il reclamo non sospende le azioni intraprese.

Importante!  La sicurezza preliminare nel controllo fiscale può essere eseguita da:

Procedura

L’autorità delle entrate verifica i documenti dell’autista, delle persone che accompagnano le merci e delle merci stesse.

Controllo dell’identità

Dopo aver fermato un veicolo, l’autorità delle entrate verifica l’identità del conducente e di tutte le persone a bordo del veicolo che accompagnano la merce e stabilisce sulla base di documenti e / o in considerazione del fatto che il veicolo trasporta merci ad alto rischio fiscale.

Trasporto di merci ad alto rischio fiscale

Nei casi in cui vengono trasportate merci ad alto rischio fiscale, le autorità fiscali verificano i documenti che accompagnano le merci al fine di stabilire / identificare:

  • Il tipo e la quantità della merce;
  • Il fornitore / venditore della merce;
  • Destinatario / acquirente della merce;
  • La data e il luogo di ricevimento / scarico delle merci e quando il veicolo attraversa il territorio della Repubblica di Bulgaria da uno Stato membro dell’Unione europea, per un altro Stato membro – la data e il luogo attraverso il quale il veicolo deve lasciare il nazione.

Mancanza di documenti

In mancanza di documenti che accompagnano la merce, o non contengono i dati sopra descritti e / oi dati sull’ora prevista di ricevimento / scarico, l’autista del veicolo e / o la persona che accompagna la merce, compila / compila il  modulo di  dichiarazione e dichiara / indica il tempo previsto di ricevimento / scarico nella  domanda secondo un campione fornito dalle autorità fiscali.

Modifica data, ora e luogo di ricevimento / scarico della merce

La data e il luogo di ricevimento / scarico della merce, come dichiarato nei documenti o dichiarato dal conducente del veicolo / dall’accompagnatore della merce, nonché l’orario richiesto per il ricevimento / scarico possono essere modificati dal destinatario / acquirente su richiesta elettronica  . La richiesta viene inviata all’indirizzo  fisc.control@nra.bg  e si considera ricevuta dopo la conferma del suo ricevimento.

Importante! Quando si ordina l’ora di ricezione prevista, viene utilizzato il fuso orario bulgaro.

Obblighi del conducente che trasporta merci ad alto rischio fiscale

Gli obblighi del conducente del veicolo sono regolati dall’art. 13, par. 1 e par. 2 del  Codice di procedura fiscale ed assicurativa ( ДАНЪЧНО-ОСИГУРИТЕЛЕН ПРОЦЕСУАЛЕН КОДЕКС(ДОПК)) :

  • Assistere gli organi di controllo e fornire loro informazioni;
  • Presentare all’autorità delle entrate un documento di identità;
  • Presentare all’autorità delle entrate i documenti che accompagnano la merce;
  • Dichiarare all’autorità delle entrate i dati sul tipo e la quantità delle merci, lo speditore e il destinatario, il luogo e la data di ricevimento della merce, nonché indicare l’ora prevista di ricevimento / scarico, in caso di documenti mancanti o i documenti non contengono questi dati;
  • Notificare al soggetto indicato come destinatario / acquirente e / o speditore / venditore della merce il controllo fiscale effettuato sulla circolazione della merce e dei mezzi tecnici di controllo e l’obbligo del destinatario / acquirente di essere presente presso luogo di ricevimento / scarico della merce;
  • Preservare l’integrità e non danneggiare i mezzi tecnici di controllo fissati dall’autorità fiscale;
  • Consegnare la merce trasportata al luogo di ricevimento / scarico, inserito nei mezzi tecnici di controllo;
  • Consegnare la merce trasportata nel luogo attraverso il quale il veicolo dovrebbe lasciare il territorio del paese, nei casi di transito attraverso il territorio della Repubblica di Bulgaria;
  • Presenziare alla rimozione dei mezzi tecnici di controllo dal veicolo da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Mancanza di documenti

In mancanza di documenti di accompagnamento della merce, o non contengano i dati sopra descritti e / oi dati sull’ora prevista di ricevimento / scarico, l’autista del veicolo compila il  modulo di dichiarazione .

Importante! Quando si ordina l’ora di ricezione prevista, viene utilizzato il fuso orario bulgaro.

Modifica data, ora e luogo di ricevimento / scarico della merce

La data e il luogo di ricevimento / scarico della merce indicati nei documenti o dichiarati, nonché l’orario richiesto per il ricevimento / scarico possono essere modificati dal destinatario / acquirente presentando una richiesta elettronica  in un modulo . La richiesta viene inviata all’indirizzo  fisc.control@nra.bg  e si considera ricevuta dopo la conferma del suo ricevimento.

Installazione di mezzi tecnici per il controllo / TSC /

In caso di trasporto di merci ad alto rischio fiscale, le autorità fiscali hanno il diritto di apporre il TSC sul veicolo e un timbro / timbro con la dicitura “rischio fiscale alto” sul documento di trasporto. Ogni TSC ha un numero univoco.

Deve essere redatto un verbale per i mezzi tecnici di comando installati, una copia del quale deve essere fornita al conducente del veicolo e all’accompagnatore delle merci.

Rimozione dei mezzi tecnici di controllo installati

Il TSC viene rimosso solo da un’autorità delle entrate:

  • Nel luogo di ricevimento / scarico della merce;
  • Entro e non oltre 4 ore dall’orario richiesto dall’autista, e quando viene presentata una richiesta da parte del destinatario – l’acquirente della merce per un cambio di data, ora e luogo di ricevimento / scarico, la rimozione del TSC viene eseguita no entro 24 ore dalla presentazione della richiesta.

Per inadempimento degli obblighi il conducente ha la responsabilità penale amministrativa:

Controllo delle merci in ingresso in Bulgaria

All’ingresso del veicolo nel territorio del Paese presso un punto di controllo fiscale, l’autorità fiscale ha facoltà di fermare il veicolo, di verificare se le merci trasportate sono merci ad alto rischio fiscale, di verificare l’identità del conducente e del persona che accompagna la merce i documenti che accompagnano la merce, per ispezionare la merce e apporre mezzi tecnici di controllo / TSC / del veicolo e un sigillo / timbro con la scritta “rischio fiscale alto – acquisto intracomunitario” sul documento di trasporto .

Installazione di mezzi tecnici per il controllo / TSC /

Deve essere redatto un protocollo di controllo fiscale per i mezzi tecnici di controllo installati, una copia del quale deve essere fornita al conducente del veicolo e all’accompagnatore delle merci. Il protocollo deve riflettere tutti i fatti e le circostanze del controllo fiscale effettuato.

I dati relativi a quanto segue sono inseriti nel Registro del controllo fiscale per:

  1. Lo speditore della merce;
  2. Il destinatario della merce;
  3. Il tipo e la quantità della merce;
  4. Il luogo di ricevimento / scarico della merce;
  5. La data e l’ora prevista di ricevimento / scarico della merce;
  6. Il numero di controllo dei mezzi tecnici installati per il controllo;
  7. La data e l’ora di installazione dei mezzi tecnici di controllo;
  8. Numero e data del protocollo;
  9. Altri dati dal protocollo.

Rimozione dei mezzi tecnici di controllo / TSC /

Le TSC vengono rimosse nel luogo di ricevimento / scarico della merce entro e non oltre 4 ore dalla richiesta dell’autista / persona che accompagna la merce, e quando viene presentata  una richiesta di campione , la rimozione dei mezzi tecnici di controllo viene eseguita non più tardi di 24 ore dalla presentazione della richiesta.

Dopo la rimozione dei mezzi tecnici per il controllo, un dipendente dell’ANR prepara un protocollo, una copia del quale viene consegnata all’autista e al destinatario / acquirente o al suo rappresentante autorizzato. Oltre a ciò, viene emesso un altro protocollo per le altre ispezioni eseguite, che viene consegnato al destinatario / acquirente. Questo rapporto deve riflettere i risultati della verifica della conformità o discrepanza tra il tipo e la quantità delle merci sui documenti di accompagnamento stabiliti durante l’installazione dei mezzi tecnici di controllo o dichiarati dal conducente del veicolo / persona che accompagna le merci e il tipo e quantità effettive della merce nel luogo di ricevimento / scarico.

Azioni intraprese per proteggere le prove

In caso di azioni intraprese per garantire prove, l’autorità delle entrate svincola i beni solo dopo aver fornito garanzia per l’importo delle passività fiscali che potrebbero sorgere a seguito della non conformità, ma non inferiore al 30% del valore di mercato del merci non conformi per tipologia e quantità. La garanzia può essere in contanti o una garanzia bancaria incondizionata e irrevocabile.

L’autorità delle entrate, che ha soppresso i mezzi tecnici di controllo, inserisce nel registro “Controllo fiscale” i dati per:

  1. La data e l’ora della rimozione dei mezzi tecnici di controllo;
  2. I numeri e le date dei verbali;
  3. Altri dati di protocollo;
  4. L’importo della garanzia imposta.

Controllo delle merci in movimento in Bulgaria

L’Agenzia delle Entrate ha facoltà di fermare il veicolo all’interno del Paese presso un punto di controllo fiscale e di verificare se le merci trasportate sono merci ad alto rischio fiscale, di verificare l’identità del conducente e della persona che accompagna la merce, di controllare i documenti di accompagnamento la merce, per ispezionare la merce e apporre mezzi tecnici di controllo del veicolo e un sigillo / timbro con la scritta “rischio fiscale alto – consegna interna” sul documento di trasporto.

Installazione di mezzi tecnici di controllo

 Deve essere redatto un protocollo di controllo fiscale per i mezzi tecnici di controllo installati  , una copia del quale deve essere fornita al conducente del veicolo e all’accompagnatore delle merci. Il protocollo deve riflettere tutti i fatti e le circostanze del controllo fiscale effettuato.

L’autorità delle entrate, che ha istituito mezzi tecnici di controllo, inserisce nel registro del controllo fiscale i dati relativi a:

  1. Lo speditore della merce;
  2. Il destinatario della merce;
  3. Il tipo e la quantità della merce;
  4. Il luogo di ricevimento / scarico della merce;
  5. La data e l’ora prevista di ricevimento / scarico della merce;
  6. Il numero di controllo dei mezzi tecnici di controllo;
  7. La data e l’ora di installazione dei mezzi tecnici di controllo;
  8. Numero e data del protocollo;
  9. Altri dati dal protocollo.

Rimozione dei mezzi tecnici di controllo

La rimozione del TSC viene eseguita da un’autorità delle entrate nel luogo di scarico delle merci. Dopo la rimozione dei  mezzi tecnici per il controllo , un dipendente dell’ANR prepara un protocollo, una copia del quale viene consegnata al destinatario / acquirente o al suo rappresentante autorizzato. La relazione deve riflettere la corrispondenza o la discrepanza tra il tipo e la quantità delle merci secondo i documenti di accompagnamento stabiliti durante l’installazione dei  mezzi tecnici di controllo  o dichiarati dal conducente del veicolo / dalla persona che accompagna le merci e il tipo effettivo e quantità della merce ricezione / scarico.

Azioni intraprese per proteggere le prove

In caso di azioni intraprese per garantire prove, l’autorità delle entrate svincola i beni solo dopo aver fornito garanzia per l’importo delle passività fiscali che potrebbero sorgere a seguito della non conformità, ma non inferiore al 30% del valore di mercato del merci non conformi per tipologia e quantità. La garanzia può essere in contanti o una garanzia bancaria incondizionata e irrevocabile.

L’autorità delle entrate, che ha soppresso  i mezzi tecnici di controllo , inserisce nel registro “Controllo fiscale” i dati per:

  1. La data e l’ora della rimozione dei mezzi tecnici di controllo;
  2. Numero e data del protocollo;
  3. Altri dati dal protocollo;
  4. L’importo della garanzia imposta.

Controllo delle merci prima di lasciare la Bulgaria

Prima che il veicolo lasci il territorio del paese in un punto di controllo fiscale, l’autorità delle entrate ha il diritto di fermare il veicolo, verificare se le merci trasportate sono merci ad alto rischio fiscale, verificare l’identità del conducente e della persona che accompagna la merce, per controllare i documenti che accompagnano la merce e ispezionare la merce.

L’assegno deve comprendere un controllo nel sistema della validità della partita IVA del fornitore / venditore indicato in fattura.

Nei casi in cui il controllo fiscale è stato precedentemente effettuato sulla circolazione delle stesse merci ad alto rischio fiscale nel paese, tra cui TSC, viene rimosso solo dall’autorità delle entrate del FCP prima di lasciare il veicolo dal paese.

L’Agenzia delle Entrate inserisce nel Registro del Controllo Fiscale i dati relativi a:

  1. Lo speditore della merce;
  2. Il destinatario della merce;
  3. Il tipo e la quantità della merce;
  4. Il paese di destinazione delle merci;
  5. Altri dati sul controllo fiscale effettuato.

Installazione di mezzi tecnici di controllo 

In caso di trasporto di merci ad alto rischio fiscale, le autorità fiscali hanno il diritto di apporre il TSC sul veicolo e un timbro / timbro con la dicitura “rischio fiscale alto” sul documento di trasporto. Ogni mezzo tecnico di controllo ha un numero univoco.

Deve essere redatto un protocollo di controllo fiscale per i mezzi tecnici di controllo installati, una copia del quale deve essere fornita al conducente del veicolo e all’accompagnatore delle merci. Il protocollo deve riflettere tutti i fatti e le circostanze del controllo fiscale effettuato.

Rimozione dei mezzi tecnici di controllo installati

TSC viene rimosso solo da un’autorità delle entrate come segue:

  • In caso di acquisto intracomunitario di beni ad alto rischio fiscale – nel luogo di ricevimento / scarico della merce;
  • In caso di merci ad alto rischio fiscale, che attraversano il territorio della Repubblica di Bulgaria da uno Stato membro dell’Unione europea, per un altro Stato membro – prima che il veicolo lasci il territorio del paese;
  • Nella circolazione di merci ad alto rischio fiscale nel paese – nel luogo di ricevimento / scarico delle merci.
  • In caso di consegna intracomunitaria di merci ad alto rischio fiscale – prima che il veicolo lasci il territorio del paese;

Importante!  Quando si scaricano merci in diversi luoghi, in ciascuno dei punti di scarico il TSC viene rimosso e dopo lo scarico delle merci viene posizionato un nuovo TSC.

Durante il trasporto di merci ad alto rischio fiscale e altre merci, durante lo scarico delle altre merci non è richiesta la presenza del suo destinatario / acquirente.

In caso di sospetto che veicoli con una capacità di carico inferiore a 3 tonnellate siano utilizzati per il trasporto di merci ad alto rischio fiscale, al fine di eludere il controllo, si applicano le disposizioni per lo svolgimento del controllo fiscale.

Maggiore sicurezza nel controllo fiscale

I casi in cui l’accertamento preliminare della cauzione è sottoposto a controllo fiscale da parte di un pubblico esecutore e / o di un Ente delle entrate sono tassativamente regolamentati dall’art. 121a, par. 1, articoli 1 – 4 e par. 2 del TSSPC.

Responsabilità penale amministrativa

Una persona che non adempie ai propri obblighi durante l’esecuzione del controllo fiscale sulla circolazione di merci ad alto rischio fiscale è responsabile della responsabilità penale amministrativa, che deve essere realizzata in conformità con la legge sulle violazioni e sanzioni amministrative.

Ricorso contro le azioni dell’autorità fiscale durante il controllo fiscale

Le azioni delle autorità fiscali nell’esercizio del controllo fiscale sulla circolazione di merci ad alto rischio fiscale possono essere impugnate entro 14 giorni dalla loro attuazione al direttore territoriale del TD dell’ANR presso l’ubicazione del sito / luogo di esecuzione, ai sensi all’art. 127g in connessione con l’art. 41 del Codice di procedura fiscale ed assicurativa ( ДАНЪЧНО-ОСИГУРИТЕЛЕН ПРОЦЕСУАЛЕН КОДЕКС(ДОПК)). Il reclamo non sospende le azioni intraprese.

Bulgaria – Intrastat

Vedi: REPUBBLICA DI BULGARIA –  Istituto nazionale di statisticaINTRASTAT

 Intrastat è un sistema di raccolta dei dati sugli scambi di merci comunitarie che non sono oggetto del Documento Unico Amministrativo tra gli Stati Membri dell’Unione Europea.

Il sistema Intrastat è stato introdotto sperimentalmente in Bulgaria il 1 settembre 2006 e il 1 gennaio 2007 è diventato obbligatorio per l’attuazione. Per il periodo della sua applicazione sperimentale, fino all’adesione della Repubblica di Bulgaria all’UE, non abrogherà né sostituirà in alcun modo il sistema doganale in vigore nel paese.

    Secondo la legge sulle statistiche degli scambi intracomunitari di merci (ЗАКОН ЗА СТАТИСТИКА НА ВЪТРЕШНООБЩНОСТНАТА ТЪРГОВИЯ – LSVOTS Promulgato, SG, no. 40 del 29.05.2012, in vigore dal 1.07.2012) organi competenti per la realizzazione dell’attività statistica per gli scambi intracomunitari di merci sono

Operatori Intrastat e obblighi di dichiarazione nel sistema Intrastat

    Le persone obbligate a presentare dichiarazioni nel sistema Intrastat (operatori Intrastat) sono le persone registrate ai sensi della legge sull’imposta sul valore aggiunto, che effettuano scambi intracomunitari di merci in volumi annuali in valori in BGN superiori a determinate soglie per la dichiarazione. Le soglie sono fissate separatamente per ciascuno dei due flussi commerciali – “spedizioni” e “arrivi”. Rappresentano i volumi annuali di scambi intracomunitari di merci al di sotto dei quali gli operatori non hanno l’obbligo di fornire dichiarazioni mensili nell’ambito del sistema Intrastat. Le soglie di dichiarazione e le tipologie di dati aggiuntivi determinate dall’ordine sono valide per tutto l’anno successivo.

Oltre a queste soglie per ciascuno dei flussi commerciali – arrivi e spedizioni, vengono fissate e pubblicate soglie che rappresentano i volumi annuali di scambi intracomunitari di merci comunitarie al di sotto dei quali gli operatori Intrastat non sono obbligati a dichiarare i dati sul valore statistico di merci (soglie per valore statistico) nelle dichiarazioni Intrastat mensili.

In Bulgaria le soglie per la dichiarazione secondo il sistema Intrastat sono stabilite dall’Istituto Nazionale di Statistica entro la fine di ottobre dell’anno in corso e sono valide per tutto l’anno successivo.

Vedi:  INTRASTAT

A seconda dei volumi annuali di scambi intracomunitari di merci, l’operatore Intrastat può avere l’obbligo di dichiarazione annuale o corrente (mensile). Un obbligo annuale di dichiarazione nell’anno successivo sorge quando la persona ha effettuato nell’anno in corso volumi di scambi intracomunitari di merci superiori alle soglie fissate per l’anno successivo separatamente per i due flussi. L’attuale obbligo (mensile) di dichiarazione nasce quando la persona non ha alcun obbligo annuale, ma entro l’anno in corso effettua volumi di scambio eccedenti le soglie per lo stesso anno.

Quali documenti vengono presentati e presso quale istituto?

I dati sugli scambi intracomunitari di merci sono presentati con dichiarazioni Intrastat, mensili e costituite da una parte comune e dati commerciali. Le dichiarazioni vengono presentate all’Agenzia nazionale delle entrate.

Importante! Dichiarazioni separate sono presentate per “spedizioni” e “arrivi”.

Tutti gli operatori Intrastat mantengono agende elettroniche separate per “spedizioni” e “arrivi”, in cui attualmente inseriscono i record per ogni transazione completata. L’Agenzia nazionale delle entrate ( Национална агенция за приходите (НАП (NAP) fornisce un software gratuito per la manutenzione del diario. Gli operatori sono obbligati, se necessario, a fornire informazioni da questi log su richiesta dei dipendenti dell’Agenzia nazionale delle entrate ( Национална агенция за приходите (НАП (NAP)).

Come vengono presentate le dichiarazioni?

Le dichiarazioni sono presentate in formato elettronico, firmate con firma elettronica. Questo viene fatto tramite il sito web della Agenzia nazionale delle entrate ( Национална агенция за приходите (НАП (NAP)). Prima di iniziare a presentare le dichiarazioni in formato elettronico, firmate con firma elettronica, gli operatori Intrastat devono presentare domanda di presentazione di documenti e richieste per via elettronica presso l’ufficio (direzione territoriale) della Agenzia nazionale delle entrate nel luogo di registrazione. La domanda può essere presentata anche online, firmata con firma elettronica.

In mancanza di capacità tecniche, le dichiarazioni Intrastat sono presentate alla direzione territoriale competente dell’Agenzia nazionale delle entrate (la direzione o l’ufficio nel luogo di registrazione del rispettivo operatore), dove vengono presentati anche i riferimenti – dichiarazioni e diari IVA. In via eccezionale, è consentito anche l’invio di dichiarazioni tramite un operatore postale autorizzato. In tal caso, la persona deve presentare su supporto cartaceo la parte generale della dichiarazione unitamente a un supporto tecnico contenente l’intera dichiarazione in formato elettronico, che può essere letto e riprodotto.

    L’operatore Intrastat può autorizzare un’altra persona (terzo dichiarante) a rappresentarlo dinanzi all’Agenzia nazionale delle entrate, inclusa la presentazione delle dichiarazioni Intrastat. A tal fine, l’operatore deve presentare presso l’ufficio Agenzia nazionale delle entrate al momento della registrazione una procura notarile, che contiene i dati della persona autorizzata, nonché il numero del suo certificato di firma elettronica.

Quali sono i termini per la presentazione delle dichiarazioni Intrastat?

    Le dichiarazioni Intrastat vengono presentate mensilmente all’Agenzia nazionale delle entrate. Per alcune merci specifiche e movimenti di merci è possibile applicare altri periodi di riferimento e altre modalità di approvvigionamento, descritti in dettaglio nell’Ordinanza del Consiglio dei Ministri su merci e movimenti specifici.

    Le dichiarazioni Intrastat devono essere presentate entro il 14 ° giorno del mese successivo al periodo di riferimento. Solo quando l’obbligo sorge per la prima volta, la dichiarazione deve essere presentata entro il ventesimo giorno del mese successivo al primo periodo di riferimento. In presenza di un obbligo annuale, l’operatore Intrastat deve presentare dichiarazioni per tutti i 12 mesi del rispettivo anno. In presenza di un obbligo in corso, l’operatore Intrastat presenta dichiarazioni per tutti i mesi a partire da quello durante il quale viene superata la soglia di dichiarazione, fino alla fine dell’anno. L’obbligo dell’operatore di presentare le dichiarazioni Intrastat nell’anno successivo dipende anche dal fatto che il volume dei suoi scambi nell’anno in corso superi le soglie fissate per l’anno successivo.

    Se l’operatore non opera all’interno della Comunità per un certo periodo di tempo, è obbligato a inviare una dichiarazione di valore zero.

Riservatezza dei dati dichiarati 

    informazioni raccolte dall’Agenzia nazionale delle entrate, dall’Istituto nazionale di statistica e dall’Agenzia delle dogane ai sensi della legge sulle entrate sono utilizzate solo a fini statistici.

Termini:

    “ Operatori Intrastat ” – i soggetti iscritti alla Legge sull’Imposta sul Valore Aggiunto, che effettuano scambi intracomunitari di beni in volumi annui, espressi in valore, superiori alle soglie di dichiarazione di cui all’art. 18, par. 2 della legge sulle statistiche degli scambi intracomunitari di merci , separatamente per ogni flusso commerciale – spedizioni o arrivi.

L’Agenzia nazionale delle entrate istituisce e mantiene un registro degli operatori Intrastat, inclusi i soggetti terzi dichiaranti;

Per ” arrivi ” si intendono le consegne, nel territorio della Repubblica di Bulgaria, provenienti dagli Stati membri della Comunità, di merci:
– verso la Comunità, ad eccezione di quelle che sono in normale circolazione tra gli Stati membri della Comunità;
– che sono stati precedentemente vincolati nel paese di spedizione al regime di perfezionamento attivo o trasformazione sotto controllo doganale e che nella Repubblica di Bulgaria rimangono soggetti a tale regime o sono immessi in libera pratica.

Per ” spedizioni ” si intendono le consegne, dal territorio della Repubblica di Bulgaria agli Stati membri della Comunità, di merci:
– la Comunità, ad eccezione delle merci che sono in normale circolazione tra gli Stati membri;
– che sono stati precedentemente vincolati nel paese di spedizione al regime di perfezionamento attivo o di trasformazione sotto controllo doganale.

Valore della merce – la base imponibile della fornitura, determinata ai sensi della legge sull’imposta sul valore aggiunto, ridotta del valore delle accise e dei dazi doganali e di altri crediti equivalenti, quando dovuti.

Se la spedizione o l’arrivo di merci non è collegato al verificarsi di un evento fiscale, il valore è il valore della fattura esclusa l’imposta sul valore aggiunto o, se ciò non è possibile, il valore che sarebbe fatturato in caso di acquisto o vendita .

    In caso di elaborazione, il valore prima e dopo tale elaborazione è l’importo totale che sarebbe fatturato in caso di acquisto o vendita.

Il valore è presentato con un numero intero positivo in lev bulgari.

Bulgaria – LEGGE SULLA STATISTICA DEGLI SCAMBI INTRACOMUNITARI DI MERCI (INTRASTAT)

Bulgaria – LEGGE SULLA STATISTICA DEGLI SCAMBI INTRACOMUNITARI DI MERCI (INTRASTAT)

LEGGE SULLA STATISTICA DEGLI
SCAMBI INTRACOMUNITARI DI MERCI

ЗАКОН ЗА СТАТИСТИКА НА ВЪТРЕШНООБЩНОСТНАТА ТЪРГОВИЯ

Promulgato, SG, no. 40 del 29.05.2012, in vigore dal 1.07.2012.

Capitolo primo

GENERALE

Art.1. (1) Questa legge regola:

  1. l’attuazione dell’attività statistica per gli scambi intracomunitari di merci tra la Repubblica di Bulgaria e gli Stati membri dell’Unione europea, in conformità con le normative dell’Unione europea in questo campo:

(a) Regolamento (CE) n. 638/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, sulle statistiche comunitarie relative agli scambi di merci tra Stati membri e che abroga il regolamento (CEE) n. 3330/91 del Consiglio, di seguito “regolamento (CE) № 638/2004 “;

  1. b) Regolamento (CE) (222/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 2009, che modifica il regolamento (CE) n. 638/2004 sulle statistiche comunitarie relative agli scambi di merci tra Stati membri (GU L 87 / 160 del 31 marzo 2009);
  2. c) Regolamento della Commissione (CE) n. 1982/2004 del 18 novembre 2004 che modifica il regolamento (CE) n. 638/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio sulle statistiche comunitarie relative agli scambi di merci tra Stati membri e che abroga i regolamenti della Commissione (CE) № 1901/2000 e (CEE) № 3590/92, di seguito “Regolamento (CE) № 1982/2004”;
  3. d) Regolamento della Commissione (CE) № 1915/2005 del 24 novembre 2005 che modifica il Regolamento (CE) № 1982/2004 al fine di semplificare la registrazione della quantità e delle specifiche di movimenti specifici di merci;

(e) Regolamento della Commissione (UE) n. 91/2010 del 2 febbraio 2010 che modifica il regolamento (CE) n. 1982/2004 che attua il regolamento (CE) n. 638/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio sulle statistiche comunitarie relative agli scambi di merci tra Stati membri per quanto riguarda l’elenco dei prodotti esclusi dalle statistiche, la trasmissione di informazioni da parte dell’amministrazione fiscale e la valutazione della qualità (GU L 31/1 del 3 febbraio 2010);

(e) Regolamento della Commissione (UE) n. 96/2010 del 4 febbraio 2010 che modifica il regolamento (CE) n. 1982/2004 che attua il regolamento (CE) n. 638/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio sulle statistiche comunitarie relative agli scambi di merci tra Stati membri per quanto riguarda la soglia di semplificazione, le caratteristiche degli scambi di imprese, le merci e i movimenti specifici e il codice del tipo di transazione (GU L 34/1 del 5 febbraio 2010);

  1. le funzioni e le competenze degli organi competenti per lo svolgimento dell’attività statistica per gli scambi intracomunitari di merci;
  2. il sistema Intrastat.

(2) Le regole diverse o specifiche che si applicano a merci e movimenti di merci specifici, i periodi di riferimento, le modalità di comunicazione e dichiarazione, nonché le merci escluse dall’attività statistica per gli scambi intracomunitari di merci, è determinato da un’ordinanza del Consiglio dei ministri.

Capitolo due

AUTORITÀ. POTERI E INTERAZIONE

Art.2. Le autorità competenti per l’attuazione dell’attività statistica per gli scambi intracomunitari di merci sono l’Istituto nazionale di statistica, l’Agenzia nazionale delle entrate e l’Agenzia delle dogane.

Art.3. (1) Istituto nazionale di statistica:

  1. determina le soglie per la dichiarazione secondo il sistema Intrastat e le tipologie di dati oggetto di dichiarazione ai sensi dell’art. 9 (2) del Regolamento (CE) (638/2004;
  2. sviluppare e mantenere insieme all’Agenzia Nazionale delle Entrate le regole per la validazione dei dati raccolti con il sistema Intrastat;
  3. raccogliere dati su merci specifiche e movimenti di merci, che non sono dichiarate nel sistema Intrastat, da altre fonti amministrative;
  4. effettuare una convalida secondaria di tutti i dati raccolti o ricevuti dalle altre autorità competenti;
  5. inviare i dati di sintesi e di dettaglio per le statistiche sugli scambi intracomunitari di merci alla Direzione Generale “Eurostat” della Commissione Europea secondo quanto previsto dall’art. 12 del Regolamento (CE) № 638/2004, nonché dell’Art. 25 del Regolamento (CE) № 1982/2004;
  6. conservare tutti i dati per il commercio intracomunitario di merci delle persone obbligate ai sensi della presente legge e tenere un registro per loro;
  7. predisporre analisi e relazioni sulla qualità dei dati per le statistiche sugli scambi intracomunitari di merci;
  8. fornire dati mensili sugli scambi intracomunitari di merci della Banca nazionale bulgara ai fini del conto corrente della bilancia dei pagamenti.

(2) L’Agenzia nazionale delle entrate deve:

  1. crea e mantiene un sistema di raccolta dati “Intrastat” – predispone metodologia, procedure e documenti di lavoro, nonché applicativi software, assicurando la preparazione delle dichiarazioni Intrastat;
  2. controllare l’ambito delle persone obbligate, e attraverso il controllo di convalida la qualità dei dati forniti nell’ambito del sistema Intrastat in conformità con i requisiti di cui all’art. 8 (2) del Regolamento (CE) (638/2004);
  3. fornire all’Istituto Nazionale di Statistica i dati raccolti con il sistema Intrastat;
  4. fornire dati di sintesi alle istituzioni e agli organismi statali, quando ciò è previsto da un atto normativo o sulla base di accordi conclusi con loro;
  5. informare gli operatori Intrastat dei loro obblighi in relazione al sistema Intrastat in conformità a quanto richiesto dall’art. 8 (3) del Regolamento (CE) (638/2004);
  6. controllare l’adempimento degli obblighi degli operatori Intrastat, accertare violazioni amministrative e irrogare sanzioni amministrative ai sensi della presente legge;
  7. utilizzare i dati disponibili per gli scambi intracomunitari di beni raccolti o ricevuti ai sensi della legge sull’imposta sul valore aggiunto e attraverso il Sistema europeo di informazione per lo scambio di informazioni sull’IVA (VIES), nonché da altre fonti amministrative come ulteriori per determinare il obblighi degli operatori Intrastat e il controllo dell’affidabilità dei dati forniti nell’ambito del sistema Intrastat secondo quanto richiesto dall’art. 8 (2) del Regolamento (CE) (638/2004);
  8. creare e mantenere un registro delle persone obbligate nel sistema Intrastat.

(3) L’Agenzia delle Dogane fornisce all’Istituto Nazionale di Statistica i dati sulle merci dalle dichiarazioni doganali (EAD) in conformità con i requisiti di cui all’art. 5 (2) del Regolamento (CE) (638/2004.

Art.4. Le soglie per la dichiarazione e le tipologie di dati oggetto di dichiarazione ai sensi dell’art. 3, par. 1, punto 1, sarà determinato da un ordine del Presidente dell’Istituto nazionale di statistica, che sarà promulgato nella Gazzetta ufficiale entro il 31 ottobre dell’anno in corso. Le soglie di dichiarazione e le tipologie di dati aggiuntivi determinate dall’ordine sono valide per tutto l’anno successivo.

Art.5. (1) L’Agenzia Nazionale delle Entrate e l’Agenzia delle Dogane forniscono all’Istituto Nazionale di Statistica tutti i dati disponibili per gli scambi intracomunitari di merci, necessari per l’adempimento degli obblighi previsti dalla presente legge, compresi i dati individualizzanti, di cui all’art. 9 (1) e (2) del Regolamento (CE) № 638/2004.

(2) Le tipologie di dati di cui al par. 1, la loro struttura, l’ordine e la periodicità per la loro presentazione all’Istituto nazionale di statistica saranno determinati su istruzioni congiunte del Presidente dell’Istituto nazionale di statistica, rispettivamente del Direttore esecutivo dell’Agenzia nazionale delle entrate e del Direttore delle dogane Agenzia.

Capitolo tre

SISTEMA INTRASTAT

Art.6. (1) Il sistema Intrastat deve essere applicato per la raccolta dei dati per le spedizioni intracomunitarie da o per gli arrivi sul territorio della Repubblica di Bulgaria di merci dell’Unione europea.

(2) La procedura per l’applicazione del sistema Intrastat, compresa la presentazione e l’accettazione di dichiarazioni Intrastat e altri documenti o dati soggetti a presentazione e l’esecuzione del controllo e delle correzioni dei dati forniti, sarà determinata da un’ordinanza del Ministro Finanza.

Art.7. Soggetti obbligati a presentare dichiarazioni nel sistema Intrastat – Sono operatori Intrastat i soggetti iscritti alla Legge sull’imposta sul valore aggiunto, che effettuano scambi intracomunitari di merci in volumi annui, espressi in valore, superiori alle soglie di dichiarazione di cui all’art. 3, par. 1, punto 1, separatamente per ogni flusso commerciale – spedizioni o arrivi ai sensi dell’art. 7 (1) del Regolamento (CE) (638/2004.

Art.8. (1) Le dichiarazioni Intrastat sono:

  1. dichiarazioni mensili per arrivi o partenze;
  2. dichiarazioni correttive per arrivi o partenze.

(2) Se durante un dato periodo di riferimento l’operatore Intrastat non ha effettuato arrivi o spedizioni intracomunitarie, la dichiarazione mensile non deve contenere registrazioni con dati commerciali (dichiarazione zero).

(3) Le dichiarazioni di rettifica possono contenere registrazioni solo per quanto riguarda le dichiarazioni mensili già accettate.

Art.9. (1) Dichiarazioni Intrastat, la comunicazione di cui all’art. 10, oltre agli altri documenti o dati soggetti a presentazione da parte di Intrastat, gli operatori devono essere presentati all’Agenzia Nazionale delle Entrate in forma elettronica, firmati con firma elettronica qualificata.

(2) In via eccezionale nei casi di impossibilità tecnica da parte dell’operatore Intrastat o dell’Agenzia Nazionale delle Entrate, previsti dall’ordinanza dell’art. 6, par. 2, Dichiarazioni, notifiche, documenti o dati Intrastat possono essere presentati alla direzione territoriale competente dell’Agenzia nazionale delle entrate su un supporto tecnico, consentendo una riproduzione affidabile delle informazioni e soddisfacendo i requisiti per il formato della registrazione.

(3) I campioni di dichiarazioni Intrastat e altri documenti o dati soggetti a presentazione devono essere approvati dal direttore esecutivo dell’Agenzia nazionale delle entrate o da una persona da lui autorizzata e devono essere pubblicati sul sito web dell’agenzia.

Art.10. (1) Quando un operatore Intrastat per un certo periodo non effettua scambi intracomunitari di merci dell’Unione Europea, può notificarlo per iscritto al direttore esecutivo dell’Agenzia nazionale delle entrate. Per questo periodo l’operatore Intrastat non invia dichiarazioni Intrastat.

(2) L’operatore Intrastat è tenuto a riprendere la presentazione delle dichiarazioni Intrastat entro il termine di cui all’art. 11, par. 1, se nel periodo di cui al par. 1 ha effettuato scambi intracomunitari di merci dell’Unione europea. La presentazione della dichiarazione pone fine alla validità della comunicazione di cui al par. 1.

Art.11. (1) Gli operatori Intrastat devono presentare una dichiarazione Intrastat entro il 14 ° giorno del mese successivo al periodo di riferimento.

(2) Gli operatori Intrastat con obbligo corrente sostenuto devono presentare una dichiarazione Intrastat entro il ventesimo giorno del mese successivo al primo periodo di riferimento. Per i periodi di riferimento successivi il termine è quello di cui al par. 1.

Art.12. (1) L’Agenzia nazionale delle entrate notifica agli operatori Intrastat gli errori riscontrati in una dichiarazione Intrastat presentata.

(2) In caso di mancata presentazione, presentazione dopo il termine delle dichiarazioni Intrastat o rilevamento di errori in esse, l’Agenzia nazionale delle entrate può richiedere a Intrastat gli operatori di presentare documenti contabili, commerciali e di altro tipo e supporti informativi, nonché di preparare rapporti al fine di stabilire l’affidabilità dei dati dichiarati.

(3) Le comunicazioni di cui al par. 1 e 2 devono essere inviati per via elettronica, firmati con una firma elettronica qualificata.

(4) L’eliminazione degli errori in una dichiarazione mensile o correttiva presentata deve essere eseguita dall’operatore Intrastat con la presentazione di una dichiarazione correttiva.

(5) In caso di nuove circostanze, possono essere effettuati adeguamenti per un periodo fino a 6 periodi di riferimento precedenti.

(6) L’operatore Intrastat ha adempiuto all’obbligo di presentare una dichiarazione Intrastat mensile entro un termine, se gli errori ammessi sono stati eliminati entro i termini di cui all’art. 11.

(7) L’operatore Intrastat deve fornire i documenti, i dati e le richieste di cui al par. 2, rispettivamente, presentano una dichiarazione di rettifica ai sensi del par. 4 e 5 entro 7 giorni dalla data di ricevimento della comunicazione da parte dell’Agenzia Nazionale delle Entrate, rispettivamente dalla data in cui si sono verificate le circostanze di cui al par. 5.

Art.13. (1) L’Agenzia Nazionale delle Entrate comunica ad Intrastat gli operatori per accertate circostanze, diverse da quelle dichiarate per il rispettivo periodo di riferimento, in base ai poteri di cui all’art. 3, par. 2, punto 7 e richiede da loro la presentazione aggiuntiva di documenti e dati, nonché la presentazione di una dichiarazione correttiva per lo stesso periodo. Gli operatori Intrastat forniscono i documenti e i dati e presentano una dichiarazione correttiva entro 7 giorni dalla data di ricezione del messaggio.

(2) L’Agenzia Nazionale delle Entrate può apportare d’ufficio rettifiche dei dati nelle dichiarazioni Intrastat presentate dopo aver effettuato chiarimenti con gli operatori Intrastat o confronto con fonti dati, stabiliti in fase di attuazione dell’attività di controllo ai sensi dell’art. 3, par. 2, articolo 6.

(3) Al momento dell’esecuzione della successiva convalida, l’Istituto nazionale di statistica notifica all’Agenzia nazionale delle entrate per gli operatori Intrastat, rispetto ai quali devono essere intraprese le azioni di cui al paragrafo 1. 1 e Art. 3, par. 2, articolo 6.

Capitolo quattro

RISERVATEZZA.

OBBLIGO DI MANTENERE SEGRETO

Art.14. I dati e / o le prove raccolti in base all’ordine di questa legge possono essere utilizzati solo a fini statistici. I dati sui flussi di merci vengono diffusi, garantendo l’anonimato delle entità che li hanno forniti.

Art.15. (1) Un operatore Intrastat può chiedere al presidente dell’Istituto nazionale di statistica di estendere il segreto statistico per quanto riguarda il codice della nomenclatura combinata stabilito dal regolamento (CEE) n. 2658/87 del Consiglio del 23 luglio 1987 sulla nomenclatura tariffaria e statistica e la tariffa doganale comune, per determinate merci e flussi commerciali, nei casi in cui il valore annuo degli scambi rilevanti della persona con gli Stati membri dell’Unione europea e con i paesi terzi:

  1. costituisce più dell’85% del valore totale del commercio estero della Repubblica di Bulgaria per l’anno rispettivo con questa merce e con questo flusso;
  2. sommato a quello di un altro operatore o di due altri operatori, a condizione che anche questo secondo o questi due altri operatori abbiano richiesto una dichiarazione di riservatezza, il valore sarà superiore all’85 per cento del valore totale del commercio estero della Repubblica della Bulgaria per il rispettivo anno, questa merce e questo flusso.

(2) Alla richiesta di cui al par. 1 si applica:

  1. informazioni sul codice della nomenclatura combinata istituito dal regolamento (CEE) n. 2658/87 del Consiglio, del 23 luglio 1987, sulla nomenclatura tariffaria e statistica e sulla tariffa doganale comune e sul flusso per il quale si chiede l’estensione del segreto;
  2. giustificazione dei motivi della richiesta.

(3) Il presidente dell’Istituto nazionale di statistica si pronuncia entro 30 giorni sulla richiesta con una decisione motivata, con la quale consente l’estensione della riservatezza per i dati statistici per il commercio estero o respinge la richiesta.

(4) La decisione ai sensi del par. 3 può essere impugnato dall’ordinanza del codice di procedura amministrativa.

(5) Dopo l’emanazione della decisione di estensione della riservatezza, la diffusione dei dati sarà effettuata secondo il Capitolo Sei della Legge sulla Statistica.

(6) L’estensione della riservatezza è revocata con decisione del presidente dell’Istituto nazionale di statistica:

  1. su richiesta dell’operatore Intrastat;
  2. d’ufficio, nel caso in cui in due anni civili consecutivi non siano soddisfatte le condizioni di cui al comma 1. 1.

(7) Prima di annullare l’estensione della riservatezza per ordine del par. 6, punto 2, il presidente dell’Istituto nazionale di statistica comunica all’operatore Intrastat che può opporsi o presentare una nuova domanda entro 15 giorni dal ricevimento della notifica.

Art.16. (1) Gli organi competenti per l’attuazione della presente legge assicurano la protezione della persona e dei dati personali e la prevenzione dell’abuso nei loro confronti secondo l’ordine della Legge per le statistiche.

(2) Le autorità competenti sono obbligate ad adottare le misure organizzative e tecniche necessarie per l’adempimento dei requisiti del par. 1.

(3) Le persone che hanno accesso alle informazioni protette dalla legge devono firmare una dichiarazione con la quale le manterranno segrete e non le utilizzeranno per altri scopi se non per l’adempimento diretto dei loro doveri ufficiali.

Capitolo cinque

DISPOSIZIONI AMMINISTRATIVE E PENALI

Art.17. (1) L’operatore Intrastat, che non presenta la dichiarazione Intrastat, non la presenta nei termini previsti o fornisce dati inesauribili o errati nella dichiarazione Intrastat, sarà punito con una multa o con una sanzione patrimoniale da 500 a 5000 lev. .

(2) Chi, su richiesta dell’Agenzia delle Entrate, omette di fornire le informazioni di cui all’art. 12, par. 2 o Art. 13, par. 1, sarà punito con una multa o una sanzione pecuniaria per un importo compreso tra 200 e 2000 BGN.

(3) In caso di ripetuta commissione delle violazioni di cui al par. 1 e 2 la punizione sarà inflitta in doppio.

(4) In caso di commissione sistematica delle violazioni di cui al par. 1 e 2 la punizione sarà inflitta in triplice ammontare.

Art.18. Una persona, che ha accesso alle informazioni protette dalla presente legge, che le utilizza, le fornisce o le divulga per scopi diversi dall’esercizio diretto dei suoi doveri ufficiali, è punita con una multa da 1000 a 2000 lev, se il commesso non lo fa. costituire un crimine.

Art.19. (1) Le violazioni ai sensi della presente legge saranno stabilite da atti per l’accertamento di violazioni amministrative, redatti da funzionari, determinati dal direttore esecutivo dell’Agenzia nazionale delle entrate, ei decreti penali saranno emanati dal direttore esecutivo della Agenzia nazionale delle entrate o da alcuni suoi funzionari.

(2) L’accertamento delle violazioni, l’emissione, l’appello e l’esecuzione dei decreti penali devono essere eseguiti secondo l’ordine della Legge per le violazioni e le pene amministrative.

DISPOSIZIONI AGGIUNTIVE

  • 1.Ai fini della presente legge le definizioni, determinate nel regolamento di cui all’art. 1, par. 1.
  • 2.Ai fini della presente legge:
  1. “Valore” è la base imponibile della fornitura, determinata dall’ordinanza della Legge sull’Imposta sul Valore Aggiunto, ad eccezione delle specifiche movimentazioni e merci, descritte nell’ordinanza dell’art. 1, par. 2.
  2. “periodo di riferimento”: il mese di calendario durante il quale avvengono le spedizioni o gli arrivi di merci. Per alcune merci specifiche e movimenti di merci, è possibile applicare altri periodi di riferimento al di fuori del periodo specificato.
  3. “Ripetuta” è la violazione commessa entro un anno dall’entrata in vigore del decreto penale, che ha inflitto all’autore del reato una pena per la stessa tipologia di violazione.
  4. Per “sistematico” si intende la commissione di tre o più reati nell’arco di due anni.
  5. “Convalida” è un controllo della conformità dei dati nelle dichiarazioni Intrastat confrontandoli con altri dati e circostanze.
  6. “Nuove circostanze” sono documenti o fatti divenuti noti dopo la presentazione della dichiarazione mensile.
  7. “Direzione territoriale competente dell’Agenzia nazionale delle entrate” è una direzione determinata ai sensi dell’art. 8 del Codice di procedura fiscale-assicurativa.

DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI

  • 3.La legge sulle statistiche degli scambi intracomunitari di merci (promulgata, SG 51 del 2006, modificata, SG 84/2007 e SG 100/2010) è abrogata.
  • 4.Quelle emesse in base all’art. 1, par. 4 e art. 13, par. 2 della legge abrogata sulle statistiche degli scambi intracomunitari di merci, lo statuto mantiene la sua efficacia.
  • 5.Quelle emesse in base all’art. 26, par. 2 della legge abrogata sulle statistiche sugli scambi intracomunitari di merci restano in vigore.
  • 6.Per ordine della presente legge si dichiarano anche gli invii e gli arrivi, effettuati dopo la data di entrata in vigore della presente legge, per i quali il periodo di riferimento ai sensi della presente legge è antecedente a tale data.
  • 7.Per ordine della presente legge non possono essere dichiarati invii e arrivi effettuati prima della data di entrata in vigore della presente legge, per i quali il periodo di riferimento è successivo a tale data e che sono stati dichiarati dall’ordinanza della legge abrogata.
  • 8. Lerettifiche dei dati dichiarati ai sensi della legge abrogata sulle statistiche degli scambi intracomunitari di merci devono essere effettuate secondo l’ordine della presente legge.
  • 9. Ledichiarazioni Intrastat per l’ultimo periodo di riferimento prima dell’entrata in vigore della presente legge devono essere presentate entro i termini di cui all’art. 11.
  • 10.Per il 2012 le soglie per la dichiarazione secondo il sistema Intrastat e le tipologie di dati aggiuntivi ai sensi dell’art. 9, par. 2 del Regolamento (CE) (638/2004, previa dichiarazione, determinato sulla base della Legge abrogata sulle statistiche degli scambi intracomunitari di merci.
  • 11.Nella legge sull’imposta sul reddito delle società (promulgata, SG, numero 105 del 2006; modificato, numeri 52, 108 e 110 del 2007, numeri 69 e 106 del 2008, numeri 32, 35 e 95 del 2009, numeri 94 del 2010 e numeri 19, 31, 35, 51, 77 e 99 del 2011) al § 2 delle disposizioni aggiuntive dopo le parole “lavoratori” il sindacato “E” è sostituito da una virgola e infine aggiunto “e alla Direttiva del Consiglio 2011/96 / UE del 30 novembre 2011 sul regime fiscale comune applicabile alle società madri e figlie di Stati membri diversi (GU L 345/8 del 29 dicembre 2011) “.
  • 12.Nel Codice di procedura fiscale e assicurativa (promulgato, SG, numero 105 del 2005, modificato, numeri 30, 33, 34, 59, 63, 73, 80, 82, 86, 95 e 105 del 2006, nn. 46 , 52, 53, 57, 59, 108 e 109 del 2007, n. 36, 69 e 98 del 2008, n. 12, 32, 41 e 93 del 2009, n. 15, 94, 98, 100 e 101 del 2010 , Nn. 14, 31, 77 e 99 del 2011 e n. 26 del 2012) nelle disposizioni transitorie e finali della legge per la modifica e l’integrazione del codice di procedura fiscale e previdenziale (SG, numero 99 del 2011) § 23 è modificato come segue:

„§ 23. (1) Il non completato alla data di entrata in vigore della presente legge procedimento di revisione ai sensi dell’art. 114, par. 1 – 3, indipendentemente dalla data del loro inizio, devono essere completati secondo l’ordine corrente entro 5 mesi dall’entrata in vigore della presente legge.

(2) Il procedimento di revisione di cui all’art .. Sospeso dalla data di entrata in vigore della presente legge. 114, par. 1 – 3 devono essere completati secondo l’ordine corrente entro tre mesi dalla data della loro ripresa.

(3) I termini di cui al par. 1 e 2 possono essere prorogati dall’ordine e alle condizioni di cui all’art. 114, par. 4.

(4) I termini di cui al par. 1 e 2 non si applicano per i procedimenti di revocazione il cui termine è stato prorogato dall’ordinanza dell’art. 114, par. 4 prima dell’entrata in vigore di questa legge. ”

  • 13.La legge entra in vigore il 1 ° luglio 2012, ad eccezione del § 12, che entra in vigore il giorno della promulgazione della legge nella Gazzetta ufficiale dello Stato.

La legge è stata adottata dalla 41a Assemblea Nazionale il 16 maggio 2012 ed è stata sigillata con il sigillo ufficiale dell’Assemblea Nazionale.

 

Bulgaria – Acquisti intracomunitari – Trattamento fiscale e dichiarazione IVA

Bulgaria – Acquisti intracomunitari – Trattamento fiscale e dichiarazione IVA

L’acquisizione di beni in Bulgaria da parte di un fornitore registrato ai fini IVA in un altro Stato membro dell’UE è “acquisizione intracomunitaria” (Вътреобщностни придобивания (ВОП)) ed è soggetta a liquidazione e dichiarazione ai sensi della legge sull’IVA (Закон за Данък Върху Добавената Стойност (ЗДДС)).

L’IVA sulle transazioni intracomunitarie ricade nel Paese di consumo dei beni, il che significa che il destinatario della cessione addebita l’imposta all’aliquota normale nel suo Stato membro.

Gli acquisti intraUE di beni da parte di società bulgara  sono assoggettati al regime IVA bulgaro quando avvengono a titolo oneroso, tra un cedente soggetto passivo in altro Stato membro e un acquirente soggetto passivo in Bulgaria (entrambi iscritti al VIES), con l’introduzione fisica dei beni nel territorio bulgaro.

L’Iva relativa agli acquisti intracomunitari, di regola, non influisce sul debito di imposta, in quanto viene registrata a debito ed a credito nello stesso periodo e per lo stesso importo. Le due registrazioni, quindi, si compensano, eccetto il caso in cui l’Iva sia indetraibile per l’acquirente.

La  società bulgara registrata ai fini IVA destinataria della fornitura emette un protocollo ai sensi dell’articolo 117 della legge sull’IVA (ЗДДС). Secondo le disposizioni dell’articolo 84 della legge sull’IVA (ЗДДС), l’imposta sugli acquisti intracomunitari è dovuta dalla società bulgara che effettua l’acquisizione.

L’inversione contabile  (c.d. “reverse charge”) è un  metodo di applicazione dell’IVA che consente di effettuare l’inversione contabile dell’imposta direttamente sul destinatario della cessione del bene o della prestazione di servizio, anziché sul cedente.

Il reverse charge permette di far ricadere gli obblighi IVA sul destinatario della cessione o della prestazione, qualora sia soggetto passivo nel territorio dello Stato. Per applicarlo è necessario, infatti, che entrambe le parti siano soggetti passivi Iva di imposta e che il destinatario del bene risieda nel territorio dello Stato.

Sul piano pratico l’uso del “reverse charge” prescrive che chi emette la fattura non deve applicare l’aliquota relativa alla transazione ma riportare in fattura la dicitura “inversione contabile”.

Il venditore emette fattura senza addebitare l’imposta (cioè senza includere l’IVA da aggiungere all’imponibile per determinare il totale della fatturazione), mentre l’acquirente integra la fattura ricevuta con l’applicazione dell’aliquota IVA prevista.

L’acquirente ha l’ulteriore obbligo contabile di annotare la fattura di acquisto in 2 registri IVA: nel registro IVA vendite e, ai fini della detrazione, nel registro IVA acquisti.

In Bulgaria, il protocollo emanato dall’articolo 117 della legge sull’IVA (ЗДДС) deve essere incluso nell’agenda delle vendite e nell’agenda degli acquisti.

Il rispetto di questo meccanismo di tassazione richiede ai sensi della legge sull’IVA (ЗДДС) alla società bulgara non solo di “auto-accertare” l’IVA emanando un protocollo ai sensi dell’articolo 117 della legge sull’IVA (ЗДДС), ma anche di includere questo documento nell’agenda delle vendite nel periodo in cui l’imposta è diventata dovuta.

La persona registrata ai sensi della legge sull’IVA è tenuta a registrare il protocollo di cui all’art. 117 della legge sull’IVA (ЗДДС) nell’agenda delle vendite per il periodo d’imposta durante il quale è stato registrato nell’agenda degli acquisti, al più tardi il 12 ° periodo d’imposta successivo al periodo d’imposta di emissione del protocollo.

Secondo quanto previsto dall’art. 84 della Legge sull’IVA, l’imposta sugli acquisti intracomunitari è a carico del soggetto che effettua l’acquisizione. A tal proposito, il protocollo emanato nei casi di cui all’art. 84 della legge sull’IVA è incluso nel giornale di registrazione delle vendite con codice documento (09) e la base imponibile e l’importo dell’imposta addebitata si riflettono come segue:

colonna 13 – Base imponibile degli acquisti intracomunitari (Вътреобщностни придобивания (ВОП))

colonna 15 – IVA maturata per IVA e per consegne ricevute ai sensi dell’art. 82, par. 2-5 IVA

Per esercitare il suo diritto a un credito d’imposta  sull’acquisizione intracomunitaria, la persona registrata ai fini IVA dovrebbe includere lo stesso protocollo in un giornale di registrazione degli acquisti se esiste il diritto a un credito d’imposta completo per tale acquisizione intracomunitaria , come segue:

colonna 10 – Base imponibile delle consegne ricevute, IVA, consegne ricevute ai sensi dell’art. 82 cpv. 2 – 5 della Legge sull’IVA, l’importazione, nonché la base imponibile delle consegne ricevute, utilizzata per le consegne ai sensi dell’art. 69, par. 2 IVA con diritto al credito d’imposta pieno;

colonna 11 – IVA avente diritto al credito d’imposta pieno.

Una fattura emessa da una controparte estera in un altro Stato membro dell’UE non contiene l’importo dell’imposta e non dovrebbe essere riflessa nelle scritture contabili.

La corretta dichiarazione dell’Acquisizione intracomunitaria (Вътреобщностни придобивания (ВОП)) non dovrebbe essere riflessa solo nelle colonne designate a tale scopo, ma anche nella corretta scrittura di un numero di identificazione IVA valido della controparte estera, nonché il riflesso dell’oggetto della transazione.

L’acquisto di beni da un fornitore dell’UE non registrato ai fini IVA non costituisce IVA sui beni ai sensi dell’articolo 13, paragrafo 1 della legge sull’IVA. Non è necessario registrare il documento nel giornale di registrazione acquisti e non viene emesso alcun protocollo di autovalutazione.

Le fatture o gli avvisi emessi da società estere non sono registrati nei diari perché non sono documenti fiscali ai sensi della legge bulgara.

L’imposta sugli acquisti intracomunitari diventa esigibile il quindicesimo giorno del mese successivo a quello in cui si è verificato l’evento fiscale. Se una fattura viene emessa prima del 15 ° giorno del mese successivo a quello in cui si è verificato l’evento fiscale, l’imposta diventa esigibile alla data di emissione della fattura, ma solo nei casi in cui la fattura riguarda una transazione intracomunitaria e non un pagamento anticipato.

La persona registrata ai sensi della legge sull’IVA è tenuta a riflettere il protocollo di cui all’art. 117 della Legge sull’IVA, redatto in occasione di un’acquisizione intracomunitaria nel giornale delle vendite per il periodo d’imposta durante il quale è stato emesso e nel giornale degli acquisti entro e non oltre il dodicesimo periodo d’imposta successivo al periodo d’imposta di emissione del protocollo.

La corretta dichiarazione dell’IVA realizzata richiede non solo l’indicazione della base imponibile e dell’importo dell’IVA maturata nelle colonne previste a tal fine, ma anche la corretta ortografia di un numero di identificazione IVA valido della controparte estera e il riflesso del soggetto della transazione.

ІІ. RIFLESSIONE DELLE CONSEGNE INTRACOMUNITARIE, DELLE CONSEGNE COME INTERMEDIARIO IN UN’OPERAZIONE TRILATERALE E DELLE PRESTAZIONI DI SERVIZI AI SENSI DELL’ARTICOLO 21, PARAGRAFO 2 DELL’IVA

Una cessione intracomunitaria è la cessione di beni trasportati dal territorio di un paese al territorio di un altro Stato membro in cui il destinatario è un soggetto passivo o una persona giuridica non soggetto passivo registrata ai fini dell’IVA in un altro Stato membro.

La persona registrata registra i documenti fiscali emessi in relazione a una cessione intracomunitaria nel giornale di registrazione delle vendite per il periodo d’imposta durante il quale l’imposta sulle cessioni è diventata esigibile, inserendo la base imponibile sulla fattura emessa come segue:

Colonna 20 – Base imponibile ATM / forniture intracomunitarie /

La base imponibile in una fattura emessa per la fornitura di un servizio ai sensi dell’art. 21, par. 2 della legge sull’IVA con luogo di adempimento nel territorio di un altro Stato membro , base al quale i destinatari sono soggetti passivi, registrati ai fini IVA, in un altro Stato membro si riflettono in:

Colonna 22 – Base imponibile per prestazione di servizi di cui all’art. 21, par. 2 della legge sull’IVA con luogo di adempimento nel territorio di un altro Stato membro.

Attenzione: erogazione di un servizio ai sensi dell’art. 21, par. 2 della legge non possono essere incluse nella dichiarazione VIES quando la prestazione di tali servizi è esentata nello Stato membro in cui si trova il luogo di esecuzione della prestazione. .

Un’operazione tripartita è la cessione di beni tra tre persone registrate ai fini IVA in tre diversi Stati membri A, B e C, per le quali sono soddisfatte contemporaneamente le seguenti condizioni:

– A (cedente) una persona registrata ai fini IVA nello Stato membro 1, consegna beni alla persona B (intermediario), una persona registrata ai fini IVA nello Stato membro – 2, che poi consegna tali beni alla persona C (acquirente) registrata ai fini dell’IVA in un Stato membro 3.

– le merci vengono trasportate direttamente dallo Stato membro 1 allo Stato membro 3;

– l’intermediario non è registrato ai fini IVA negli Stati membri A e C;

– l’acquirente addebita l’IVA come destinatario della fornitura

L’intermediario nell’operazione tripartita documenta la consegna all’acquirente emettendo una fattura ai sensi dell’articolo 114, paragrafo 2 della legge sull’IVA, per la quale non addebita l’imposta, in quanto l’imposta su di essa è dovuta dall’acquirente. Ai sensi dell’art. 124, comma 2 della Legge sull’IVA, l’intermediario registrato in un’operazione tripartita deve riportare la fattura da lui emessa nella sua agenda delle vendite per il periodo d’imposta durante il quale è stata emessa la fattura per la consegna all’acquirente nell’operazione tripartita. Questa fattura si riflette nel giornale di registrazione vendite in:

Colonna 25 – Base imponibile della fornitura come intermediario in un’operazione da tripartita a tripartita.

  • Un errore comune nella dichiarazione di una cessione intracomunitaria consiste nel compilare la base imponibile nella colonna 19 – Base imponibile delle cessioni ad un’aliquota dello 0% ai sensi del capitolo tre. Sebbene le cessioni intracomunitarie siano cessioni a imposizione zero, le disposizioni del capitolo tre riguardano solo le cessioni al di fuori della Comunità.

La corretta dichiarazione dei documenti rilasciati in relazione a una fornitura intracomunitaria garantisce la corretta trasmissione dei dati di sintesi nella dichiarazione VIES.

Quando si dichiarano le forniture intracomunitarie con contraenti di altri Stati membri dell’UE in un giornale di vendita e nelle dichiarazioni VIES, è necessario tenere conto delle seguenti caratteristiche ed evitare i seguenti errori comuni:

  • Per le persone che sono tenute a presentare dichiarazioni VIES

Le dichiarazioni VIES sono presentate da soggetti titolari di partita IVA che effettuano prestazioni intracomunitarie, prestazioni come intermediario in un’operazione tripartita o prestazioni di servizi ai sensi dell’art. 21, par. 2 della legge sull’IVA con luogo di adempimento nel territorio di un altro Stato membro. I destinatari di queste prestazioni sono registrati ai fini IVA in un altro Stato membro .

  • Per quanto riguarda il contenuto delle dichiarazioni VIES

Le controparti bulgare come destinatari dei beni o servizi non dovrebbero essere incluse nelle dichiarazioni VIES.

Nella dichiarazione VIES interessano solo le forniture a contraenti registrati per partita IVA in un altro Stato membro dell’UE.

Le dichiarazioni VIES non dovrebbero riflettere su righe separate consegne differenti alla stessa controparte. Tutte le consegne a una controparte (indipendentemente dal loro numero) si riflettono in una sola riga di riepilogo , in cui viene inserita la loro somma per il rispettivo periodo d’imposta.

  • Per quanto riguarda il numero di partita IVA degli appaltatori

Dal 01.01.2007, per le operazioni intracomunitarie con controparti partita IVA, sarà indicato nelle scritture contabili il loro numero di partita IVA valido.

– Ogni numero di partita IVA di un operatore UE inizia con un prefisso , che rappresenta il codice del rispettivo Stato membro (vedi tabella allegata) e si compone di due lettere, scritte obbligatoriamente in latino .

– Il prefisso è seguito da una serie di numeri o numeri e lettere secondo i formati specificati dalle parti (vedi tabella allegata).

– La scrittura delle lettere dei numeri di partita IVA delle controparti estere deve essere in latino, altrimenti viene generato automaticamente un errore.

Va tenuto presente che nei casi in cui un numero di identificazione IVA di una controparte estera specificato da una persona che presenta una dichiarazione VIES contiene un marchio non riconosciuto o mancante di un altro Stato membro, la direzione territoriale competente dell’Agenzia delle entrate nazionale non accetta VIES la dichiarazione.

Errori comuni :

  • Scrivere una sequenza casuale di cifre come la partita IVA della controparte (es. 99999999);
  • Inserimento di partite IVA non valide nelle dichiarazioni VIES (nonché nei registri contabili);
  • Ortografia o sostituzione errata di lettere e numeri, nonché casi in cui viene inserito uno spazio vuoto tra il prefisso e i numeri.

Esempio: un errore comune è sostituire il numero 1 con la lettera latina I o l e il numero 0 con la lettera latina O o viceversa.

  • Stampare il numero di partita IVA senza il prefisso dello Stato membro interessato o stampare il numero con il codice errato.

Particolare attenzione dovrebbe essere prestata ai prefissi nei numeri di partita IVA di Grecia e Gran Bretagna. Il prefisso del numero di partita IVA in Grecia è EL, non GR. Il prefisso del numero di partita IVA del Regno Unito è  GB , non UK.

Nota : sebbene la tua controparte fornisca il suo numero di identificazione IVA e ti assicuri di essere registrato ai fini IVA nel suo Stato membro, prima di scriverlo in un documento da te rilasciato o di dichiararlo nei registri IVA e nella dichiarazione VIES , verificane la validità tramite il sito web del NAP perché:

In alcuni Stati membri (ad esempio Polonia e Spagna), gli operatori operano con 2 numeri di identificazione IVA: uno da utilizzare per il loro commercio nel mercato interno e l’altro numero di partita IVA viene rilasciato e utilizzato per gli scambi intracomunitari. Gli operatori economici bulgari devono richiedere alla loro controparte un numero di partita IVA valido per gli scambi intracomunitari.

ATTENZIONE!

La presenza di numeri di identificazione sintatticamente errati ai fini dell’IVA delle vostre controparti nei registri contabili e / o nella dichiarazione VIES può portare ad intraprendere azioni di controllo da parte delle autorità fiscali del NAP per stabilire i vostri obblighi effettivi, a seguito delle quali possibile:

  • non riconoscere una cessione intracomunitaria per la quale il destinatario è un professionista con un numero di identificazione non valido ai fini dell’IVA, laddove si presume che esista una cessione con luogo di esecuzione nel territorio del paese, soggetta a tassazione presso un tasso del 20%.
  •  L’errata registrazione di una partita IVA in caso di cessione o acquisizione intracomunitaria può comportare l’assegnazione di successive attività di controllo alla tua controparte, a seguito delle quali i tuoi rapporti commerciali si deterioreranno.

Prima di indicare nella fattura (avviso) / protocollo il numero di identificazione IVA di una controparte di un altro Stato membro dell’UE, accertarsi della sua validità.

III. PROCEDURA PER LA CORREZIONE DEGLI ERRORI NELLA DICHIARAZIONE VIES

Ai sensi dell’articolo 115, paragrafo 10 della legge sull’IVA (in vigore dal 01.01.2010) le correzioni degli errori nella dichiarazione VIES sono effettuate secondo l’ordine dell’Art. 126, par. 2 e par. 3, punto 1 della legge sull’IVA.

In caso di errori fino alla scadenza del termine per la presentazione della dichiarazione VIES 

I dati non riflessi o riflessi in modo errato possono essere inclusi o corretti presentando una nuova dichiarazione VIES entro il termine (14 ° giorno), insieme a una dichiarazione di riferimento ai sensi della legge sull’IVA e dei registri delle dichiarazioni (articolo 126, paragrafo 2 della legge sull’IVA) ).

In caso di errori riscontrati dopo il  termine per la presentazione della dichiarazione VIES:

Nei casi in cui l’errore riguarda documenti non dichiarati, vengono apportate le necessarie correzioni nel periodo d’imposta in cui è stato accertato l’errore, compreso il documento non dichiarato nella dichiarazione VIES per questo periodo d’imposta (articolo 126, paragrafo 3, punto 1 della legge sull’IVA ).

Nei casi in cui l’errore riguarda un documento registrato in modo errato, le correzioni necessarie devono essere apportate nel periodo fiscale in cui è stato rilevato l’errore, incluso il documento riflesso in modo errato con un segno “-” e allo stesso tempo riflettere questo documento con la corretta dati nella dichiarazione VIES per questo periodo d’imposta (art. 115, comma 10 della Legge sull’IVA).

CONVENZIONE TRA IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA ITALIANA E IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA DI LITUANIA PER EVITARE LE DOPPIE IMPOSIZIONI E PER PREVENIRE LE EVASIONI FISCALI IN MATERIA DI IMPOSTE SUL REDDITO E SUL PATRIMONIO

CONVENZIONE TRA IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA ITALIANA E IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA DI LITUANIA

CONVENZIONE TRA IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA ITALIANA E IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA DI LITUANIA
PER EVITARE LE DOPPIE IMPOSIZIONI E PER PREVENIRE LE EVASIONI FISCALI IN MATERIA DI IMPOSTE SUL REDDITO E SUL PATRIMONIO.

Il Governo della Repubblica Italiana e il Governo della Repubblica di Lituania, desiderosi di concludere una Convenzione per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio e per prevenire le evasioni fiscali, hanno convenuto quanto segue:

Capitolo I
CAMPO DI APPLICAZIONE DELLA CONVENZIONE

Articolo 1
Soggetti.

La presente Convenzione si applica alle persone che sono residenti di uno o di entrambi gli Staticontraenti.

Articolo 2
Imposte considerate.

1. La presente Convenzione si applica alle imposte sul reddito e sul patrimonio prelevate per conto di uno Stato contraente, delle sue suddivisioni politiche o amministrative o dei suoi enti locali,
qualunque sia il sistema di prelevamento.

2. Sono considerate imposte sul reddito e sul patrimonio le imposte prelevate sul reddito complessivo o sul patrimonio complessivo o su elementi del reddito o del patrimonio, comprese le imposte sugli utili derivanti dall’alienazione di beni mobili o immobili, nonché le imposte sui plusvalori.

3. Le imposte attuali cui si applica la Convenzione sono in particolare:

a) per quanto concerne l’Italia:

i) l’imposta sul reddito delle persone fisiche;
ii) l’imposta sul reddito delle persone giuridiche;
iii) l’imposta sul patrimonio netto delle imprese;
ancorché riscosse mediante ritenuta alla fonte;
(qui di seguito indicate quali “imposta italiana”).

b) per quanto concerne la Lituania:

i) l’imposta sul reddito delle persone giuridiche (juridiniu asmenu pelno mokestis);
ii) l’imposta sul reddito delle persone fisiche (fiziniu asmenu pajamu mokestis);
iii) l’imposta sulle imprese a partecipazione statale (palukanos uz valstybinio kapitalo
naudojima);
iv) l’imposta sui beni immobili (nekilnojamojo turtu mokestis);
ancorché riscosse mediante ritenuta alla fonte;
(qui di seguito indicate quali “imposta lituana”).

4. La Convenzione si applicherà anche alle imposte future di natura identica o analoga che verranno
istituite dopo la data della firma della presente Convenzione in aggiunta o in sostituzione delle
imposte esistenti. Le autorità competenti degli Stati contraenti si comunicheranno le modifiche
importanti apportate alle rispettive legislazioni fiscali.

Capitolo II
DEFINIZIONI

Articolo 3
Definizioni generali.

1. Ai fini della presente Convenzione, a meno che il contesto non richieda una diversa interpretazione:
a) il termine “Italia” designa la Repubblica italiana e comprende le zone al di fuori delle acque territoriali italiane che, in conformità al diritto internazionale consuetudinario e alla legislazione
italiana concernente la ricerca e lo sfruttamento delle risorse naturali, può essere considerata come zona all’interno della quale possono essere esercitati i diritti dell’Italia per quanto concerne il fondo ed il sottosuolo marini, nonché le loro risorse naturali;
b) il termine “Lituania” designa la Repubblica di Lituania e, quando è usato in senso geografico, designa il territorio della Repubblica di Lituania e qualsiasi zona adiacente alle acque territoriali
della Repubblica di Lituania all’interno della quale, ai sensi della legislazione lituana e in conformità al diritto internazionale, possono essere esercitati i diritti della Repubblica di Lituania per quanto concerne il fondo ed il sottosuolo marini, nonché le loro risorse naturali;
c) le espressioni “uno Stato contraente” e “l’altro Stato contraente” designano, come il contesto richiede, l’Italia o la Lituania;
d) il termine “persona” comprende una persona fisica, una società ed ogni altra associazione di persone;
e) il termine “società” designa qualsiasi persona giuridica o qualsiasi ente che è considerato persona giuridica ai fini dell’imposizione;
f) le espressioni “impresa di uno Stato contraente” e “impresa dell’altro Stato contraente” designano rispettivamente un’impresa esercitata da un residente di uno Stato contraente e un’impresa esercitata da un residente dell’altro Stato contraente;
g) l’espressione “traffico internazionale” designa qualsiasi attività di trasporto effettuato per mezzo di una nave o aeromobile da parte di un’impresa di uno degli Stati contraenti, ad eccezione del caso in cui la nave o l’aeromobile sia utilizzato esclusivamente tra località situate nell’altro Stato contraente;
h) il termine “nazionali” designa:
i) le persone fisiche che hanno la nazionalità di uno Stato contraente;
ii) le persone giuridiche, le società di persone, le associazioni ed altri organismi costituiti in conformità della legislazione in vigore in uno Stato contraente;
i) l’espressione “autorità competente” designa:
i) per quanto concerne l’Italia, il Ministero delle Finanze.
ii) per quanto concerne la Lituania, il Ministro delle Finanze od il suo rappresentante autorizzato.

2. Per l’applicazione della presente Convenzione da parte di uno Stato contraente, le espressioni non diversamente definite hanno il significato che ad esse è attribuito dalla legislazione di detto Stato
relativa alle imposte oggetto delle Convenzione, a meno che il contesto non richieda una diversa interpretazione.

Articolo 4
Residenti.

1. Ai fini della presente Convenzione, l’espressione “residente di uno Stato contraente” designa ogni persona che, in virtù della legislazione di detto Stato, è ivi assoggettata ad imposta, a motivo del suo domicilio, della sua residenza, della sede della sua direzione, del luogo di costituzione o di ogni altro criterio di natura analoga. Tuttavia, tale espressione non comprende le persone che sono
assoggettate ad imposta in detto Stato soltanto per il reddito che esse ricavano da fonti situate in detto Stato o per il patrimonio che esse possiedono in detto Stato.

2. Quando, in base alle disposizioni del paragrafo 1, una persona fisica è considerata residente di entrambi gli Stati contraenti, la sua situazione è determinata nel seguente modo:
a) detta persona è considerata residente dello Stato contraente nel quale ha un’abitazione permanente; quando essa dispone di un’abitazione permanente in entrambi gli Stati contraenti, è
considerata residente dello Stato nel quale le sue relazioni personali ed economiche sono più strette (centro degli interessi vitali);
b) se non si può determinare lo Stato contraente nel quale detta persona ha il centro dei suoi interessi vitali, o se la medesima non ha un’abitazione permanente in alcuno degli Stati contraenti,
essa è considerata residente dello Stato in cui soggiorna abitualmente;
c) se detta persona soggiorna abitualmente in entrambi gli Stati contraenti ovvero non soggiorna abitualmente in alcuno di essi, essa è considerata residente dello Stato contraente del quale ha la
nazionalità;
d) se detta persona ha la nazionalità di entrambi gli Stati contraenti, o non ha la nazionalità di alcuno di essi, le autorità competenti degli Stati contraenti risolvono la questione di comune accordo.

3. Quando, in base alle disposizioni del paragrafo 1, una persona diversa da una persona fisica è considerata residente di entrambi gli Stati contraenti, le autorità competenti degli Stati contraenti
faranno del loro meglio per risolvere la questione di comune accordo con particolare riguardo alla sede di sua direzione effettiva, al luogo in cui è stata costituita o altrimenti creata e ad ogni altro
elemento pertinente e per determinare le modalità di applicazione della Convenzione a tale persona. In mancanza di tale accordo, detta persona non è considerata residente di alcuno degli Stati
contraenti ai fini dell’applicazione degli articoli da 6 a 24 incluso e dell’articolo 26.

Articolo 5
Stabile organizzazione.

1. Ai fini della presente Convenzione, l’espressione “stabile organizzazione” designa una sede fissa di affari attraverso cui l’impresa esercita in tutto o in parte la sua attività.

2. L’espressione “stabile organizzazione” comprende in particolare:
a) una sede di direzione;
b) una succursale;
c) un ufficio;
d) un’officina;
e) un laboratorio;
f) una miniera, un giacimento petrolifero o di gas naturale, una cava od ogni altro luogo di
estrazione di risorse naturali; e
g) un cantiere di costruzione, di montaggio, un progetto di installazione o un’attività di supervisione ad essi collegata, qualora detto cantiere, progetto od attività si protragga per un periodo superiore a nove mesi.

3. Nonostante le dispioni precedenti del presente articolo, non si considera che vi sia una “stabile organizzazione” se:
a) si fa uso di una installazione ai soli fini di deposito, di esposizione o di consegna di beni o merci appartenenti all’impresa;
b) i beni o le merci appartenenti all’impresa sono immagazzinate ai soli fini di deposito, di esposizione o di consegna;
c) i beni o le merci appartenenti all’impresa sono immagazzinate ai soli fini della trasformazione da parte di un’altra impresa;
d) una sede fissa di affari è utilizzata ai soli fini di acquistare beni o merci o di raccogliere informazioni per l’impresa;
e) una sede fissa di affari è utilizzata ai soli fini di svolgere, per l’impresa, attività analoghe cheabbiano carattere preparatorio o ausiliario.

4. Salve le disposizioni dei paragrafi 1 e 2 del presente articolo, una persona che agisce in uno Stato contraente per conto di un’impresa dell’altro Stato contraente – diversa da un agente che goda di uno
status indipendente, di cui al paragrafo 5 – è considerata stabile organizzazione nel primo Stato se dispone nello Stato stesso di poteri che esercita abitualmente e che le permettano di concludere
contratti a nome dell’impresa, salvo il caso in cui le attività di detta persona siano limitate a quelle indicate nel paragrafo 3 del presente articolo.

5. Non si considera che un’impresa di uno Stato contraente abbia una stabile organizzazione nell’altro Stato contraente per il solo fatto che essa eserciti in detto Stato la propria attività per
mezzo di un mediatore, di un commissionario generale o di ogni altro intermediario che goda di uno status indipendente, a condizione che dette persone agiscano nell’ambito della loro ordinaria attività.
Tuttavia, se le attività di detto intermediario sono esercitate esclusivamente o quasi esclusivamente per conto di detta impresa, e le condizioni tra l’agente e l’impresa sono diverse da quelle che
sarebbero state convenute tra persone indipendenti, detto agente non è considerato come un intermediario che gode di uno status indipendente, ai sensi del presente paragrafo.

6. Il fatto che una società residente di uno Stato contraente controlli o sia controllata da una società residente dell’altro Stato contraente ovvero svolga la propria attività in questo altro Stato (a mezzo
di una stabile organizzazione oppure no) non costituisce di per sé motivo sufficiente per far considerare una qualsiasi delle dette società una stabile organizzazione dell’altra.

Capitolo III
IMPOSIZIONE DEI REDDITI

Articolo 6
Redditi immobiliari.

1. I redditi che un residente di uno Stato contraente ritrae da beni immobili (inclusi i redditi agricoli e forestali) situati nell’altro Stato contraente sono imponibili in detto altro Stato.

2. L’espressione “beni immobili” è definita in conformità della legislazione dello Stato contraente in cui i beni sono situati. Le disposizioni della presente Convenzione relative ai beni immobili si
applicano inoltre agli accessori, alle scorte morte o vive delle imprese agricole e forestali, ai diritti ai quali si applicano le disposizioni del diritto privato riguardanti la proprietà fondiaria, all’opzione o diritti analoghi di acquisto di beni immobili, all’usufrutto dei beni immobili ed ai diritti relativi a pagamenti variabili o fissi per lo sfruttamento o la concessione dello sfruttamento di giacimenti minerari, sorgenti ed altre risorse naturali. Le navi, i battelli e gli aeromobili non sono considerati
beni immobili.

3. Le disposizioni del paragrafo 1 del presente articolo si applicano ai redditi derivanti dalla utilizzazione diretta, dalla locazione o da ogni altra forma di utilizzazione di beni immobili.

4. Qualora il possesso di azioni di una società o di altri diritti societari investa il titolare di tali azioni o diritti societari al godimento di beni immobili appartenenti alla società, i redditi derivanti dalla utilizzazione diretta, dalla locazione o da ogni altra forma di utilizzazione di tale diritto al godimento sono imponibili nello Stato contraente in cui sono situati i beni immobili.

5. Le disposizioni dei paragrafi 1, 3 e 4 si applicano anche ai redditi derivanti dai beni immobili di un’impresa nonché ai redditi dei beni immobili utilizzati per l’esercizio di una professione
indipendente.

Articolo 7
Utili delle imprese.

1. Gli utili di un’impresa di uno Stato contraente sono imponibili soltanto in detto Stato, a meno che l’impresa non svolga la sua attività nell’altro Stato contraente per mezzo di una stabile
organizzazione ivi situata. Se l’impresa svolge in tal modo la sua attività, gli utili dell’impresa sono imponibili nell’altro Stato ma soltanto nella misura in cui detti utili sono attribuibili alla stabile
organizzazione.

2. Fatte salve le disposizioni del paragrafo 3, quando un’impresa di uno Stato contraente svolge lasua attività nell’altro Stato contraente per mezzo di una stabile organizzazione ivi situata, in ciascuno Stato contraente vanno attribuiti a detta stabile organizzazione gli utili che si ritiene sarebbero stati da essa conseguiti se si fosse trattato di un’impresa distinta e separata svolgente attività identiche o analoghe in condizioni identiche o analoghe e in piena indipendenza dall’impresa di cui essa costituisce una stabile organizzazione.

3. Nella determinazione degli utili di una stabile organizzazione sono ammesse in deduzione le spese sostenute per gli scopi perseguiti dalla stessa stabile organizzazione, comprese le spese di
direzione e le spese generali di amministrazione, sia nello Stato in cui è situata la stabile organizzazione, sia altrove.

4. Qualora uno degli Stati contraenti segua la prassi di determinare gli utili da attribuire ad una stabile organizzazione in base al riparto degli utili complessivi dell’impresa fra le diverse parti di
essa, la disposizione del paragrafo 2 non impedisce a detto Stato contraente di determinare gli utili imponibili secondo la ripartizione in uso; tuttavia, il metodo di riparto adottato dovrà essere tale che
il risultato ottenuto sia conforme ai princìpi contenuti nel presente articolo.

5. Nessun utile può essere attribuito ad una stabile organizzazione a motivo del semplice acquisto da parte di detta stabile organizzazione di beni o merci per l’impresa.

6. Ai fini dei paragrafi precedenti, gli utili da attribuire alla stabile organizzazione sono determinati con lo stesso metodo anno per anno, a meno che non esistano validi e sufficienti motivi per
procedere diversamente.

7. Quando gli utili comprendono elementi di reddito considerati separatamente in altri articoli della presente Convenzione, le disposizioni di tali articoli non vengono modificate da quelle del presente articolo.

Articolo 8
Navigazione marittima ed aerea.

1. Gli utili derivanti dall’esercizio, in traffico internazionale, di navi o di aeromobili da parte di un’impresa di uno Stato contraente, sono imponibili solamente in detto Stato.

2. Le disposizioni del paragrafo 1 si applicano parimenti agli utili derivanti dalla partecipazione a un fondo comune (pool), a un esercizio in comune o ad un organismo internazionale di esercizio.

Articolo 9
Imprese associate.

Allorché:
a) un’impresa di uno Stato contraente partecipa direttamente o indirettamente, alla direzione, al controllo o al capitale di un’impresa dell’altro Stato contraente; o
b) le medesime persone partecipano direttamente o indirettamente alla direzione, al controllo o al capitale di un’impresa di uno Stato contraente e di un’impresa dell’altro Stato contraente,
e, nell’uno e nell’altro caso, le due imprese, nelle loro relazioni commerciali o finanziarie, sono vincolate da condizioni accettate o imposte, diverse da quelle che sarebbero state convenute tra
imprese indipendenti, gli utili che, in mancanza di tali condizioni, sarebbero stati realizzati da una delle imprese, ma che, a causa di dette condizioni, non lo sono stati, possono essere inclusi da parte
di uno Stato contraente negli utili di questa impresa e tassati in conseguenza.

Articolo 10
Dividendi.

1. I dividendi pagati da una società residente di uno Stato contraente ad un residente dell’altro Stato contraente sono imponibili in detto altro Stato.

2. Tuttavia, tali dividendi possono essere tassati anche nello Stato contraente di cui la società che paga i dividendi è residente ed in conformità della legislazione di detto Stato, ma, se la persona che
percepisce i dividendi ne è l’effettivo beneficiario, l’imposta così applicata non può eccedere:
a) il 5 per cento dell’ammontare lordo dei dividendi se il beneficiario è una società (non di persone) che detiene direttamente almeno il 10 per cento del capitale della società che distribuisce i dividendi;
b) il 15 per cento dell’ammontare lordo dei dividendi in tutti gli altri casi. Il presente paragrafo non riguarda l’imposizione della società rispetto agli utili con i quali sono stati
pagati i dividendi.

3. Ai fini del presente articolo il termine “dividendi” designa i redditi derivanti da azioni, da azioni o diritti di godimento, da quote minerarie, da quote di fondatore o da altre quote di partecipazione
agli utili, ad eccezione dei crediti, nonché i redditi di altre quote sociali assoggettati al medesimo regime fiscale dei redditi delle azioni secondo la legislazione fiscale dello Stato di cui è residente la
società distributrice.

4. Le disposizioni dei paragrafi 1 e 2 non si applicano nel caso in cui il beneficiario effettivo dei dividendi, residente di uno Stato contraente, svolga nell’altro Stato contraente, di cui è residente la
società che paga i dividendi, un’attività industriale o commerciale per mezzo di una stabile organizzazione ivi situata, oppure eserciti una professione indipendente mediante una base fissa ivi
situata, e la partecipazione generatrice dei dividendi si ricolleghi effettivamente a tale stabile organizzazione o base fissa. In tal caso, i dividendi sono imponibili in detto altro Stato contraente secondo la propria legislazione.

5. Qualora una società residente di uno Stato contraente ricavi utili o redditi dall’altro Stato contraente, detto altro Stato non può applicare alcuna imposta sui dividendi pagati dalla società, a
meno che tali dividendi siano pagati ad un residente di detto altro Stato o che la partecipazione generatrice dei dividendi si ricolleghi effettivamente ad una stabile organizzazione o a una base
fissa situate in detto altro Stato, né prelevare alcuna imposta, a titolo di imposizione degli utili non distribuiti, sugli utili non distribuiti della società, anche se i dividendi pagati o gli utili non
distribuiti costituiscono in tutto o in parte utili o redditi realizzati in detto altro Stato.

Articolo 11
Interessi.

1. Gli interessi provenienti da uno Stato contraente e pagati ad un residente dell’altro Stato contraente sono imponibili in detto altro Stato.

2. Tuttavia, tali interessi sono imponibili anche nello Stato contraente dal quale essi provengono ed in conformità della legislazione di detto Stato, ma, se la persona che percepisce gli interessi ne è l’effettivo beneficiario, l’imposta così applicata non può eccedere il 10 per cento dell’ammontare lordo degli interessi.

3. Nonostante le disposizioni del paragrafo 2, gli interessi provenienti da uno degli Stati contraenti, ricavati dal Governo dell’altro Stato contraente che ne è il beneficiario effettivo, comprese le sue suddivisioni politiche o amministrative e i suoi enti locali, dalla Banca Centrale o dagli istituti finanziari interamente di proprietà di detto Governo, o gli interessi provenienti da finanziamenti garantiti da tale Governo sono esenti da imposta nel primo Stato.

4. Ai fini del presente articolo il termine “interessi” designa i redditi dei titoli del debito pubblico, di buoni o obbligazioni di prestiti garantiti o non da ipoteca, e dei crediti di qualsiasi natura, nonché
ogni altro provento assimilabile ai redditi di somme date in prestito in base alla legislazione fiscale dello Stato da cui i redditi provengono.

5. Le disposizioni dei paragrafi 1, 2 e 3 non si applicano nel caso in cui il beneficiario effettivo degli interessi, residente di uno Stato contraente, eserciti nell’altro Stato contraente dal quale provengono gli interessi, un’attività industriale o commerciale per mezzo di una stabile organizzazione ivi situata, oppure una professione indipendente mediante una base fissa ivi situata,
ed il credito generatore degli interessi si ricolleghi effettivamente a tale stabile organizzazione o base fissa. In tal caso, gli interessi sono imponibili in detto altro Stato contraente secondo la propria
legislazione.

6. Gli interessi si considerano provenienti da uno Stato contraente quando il debitore è lo Stato stesso, una sua suddivisione politica o amministrativa, un suo ente locale o un residente di detto
Stato. Tuttavia, quando il debitore degli interessi, sia esso residente o no di uno Stato contraente, ha in uno Stato contraente una stabile organizzazione o una base fissa, per le cui necessità viene
contratto il debito sul quale sono pagati gli interessi, e tali interessi sono a carico della stabile organizzazione o della base fissa, gli interessi stessi si considerano provenienti dallo Stato
contraente in cui è situata la stabile organizzazione o la base fissa.

7. Se, in conseguenza di particolari relazioni esistenti tra il debitore e il beneficiario effettivo o tra ciascuno di essi e terze persone, l’ammontare degli interessi, tenuto conto del credito per il quale
sono pagati, eccede quello che sarebbe stato convenuto tra il debitore e il beneficiario effettivo in assenza di simili relazioni, le disposizioni del presente articolo si applicano soltanto a quest’ultimo ammontare. In tal caso, la parte eccedente dei pagamenti è imponibile in conformità della legislazione di ciascuno Stato contraente è tenuto conto delle altre disposizioni della presente Convenzione.

Articolo 12
Canoni.

1. I canoni provenienti da uno Stato contraente e pagati ad un residente dell’altro Stato contraentesono imponibili soltanto in detto altro Stato.

2. Tuttavia, tali canoni sono imponibili anche nello Stato contraente dal quale essi provengono ed in conformità alla legislazione di detto Stato, ma, se la persona che percepisce i canoni ne è l’effettivo
beneficiario, l’imposta così applicata non può eccedere:
a) il 5 per cento dell’ammontare lordo dei canoni pagati per l’uso di attrezzature industriali, commerciali o scientifiche;
b) il 10 per cento dell’ammontare lordo dei canoni in tutti gli altri casi.

3. Ai fini del presente articolo il termine “canoni” designa i compensi di qualsiasi natura corrisposti per l’uso o la concessione in uso, di un diritto d’autore su opere letterarie, artistiche o scientifiche,
ivi comprese le pellicole cinematografiche e pellicole o registrazioni per trasmissioni radiofoniche o televisive, di brevetti, marchi di fabbrica o di commercio, disegni o modelli, progetti, formule o
processi segreti, nonché per l’uso o la concessione in uso di attrezzature industriali, commerciali o scientifiche o per informazioni concernenti esperienze di carattere industriale, commerciale o scientifico.

4. Le disposizioni dei paragrafi 1 e 2 non si applicano nel caso in cui il beneficiario effettivo dei canoni, residente di uno Stato contraente, eserciti nell’altro Stato contraente dal quale provengono i
canoni, un’attività commerciale o industriale per mezzo di una stabile organizzazione ivi situata, oppure una professione indipendente mediante una base fissa ivi situata, ed il diritto o il bene generatore dei canoni si ricolleghino effettivamente ad esse. In tal caso, i canoni sono imponibili in detto altro Stato contraente secondo la propria legislazione.

5. I canoni si considerano provenienti da uno Stato contraente quando il debitore è lo Stato stesso, una sua suddivisione politica o amministrativa, un suo ente locale o un residente di detto Stato.
Tuttavia, quando il debitore dei canoni, sia esso residente o no di uno Stato contraente, ha in uno Stato contraente una stabile organizzazione o una base fissa per le cui necessità è stato contratto
l’obbligo del pagamento dei canoni, e tali canoni sono a carico della stabile organizzazione o della base fissa, i canoni stessi si considerano provenienti dallo Stato contraente in cui è situata la stabile organizzazione o la base fissa.

6. Se, in conseguenza di particolari relazioni esistenti tra il debitore e il beneficiario effettivo o tra ciascuno di essi e terze persone, l’ammontare dei canoni, tenuto conto dell’uso, diritto o
informazione per la quale sono pagati, eccede quello che sarebbe stato convenuto tra debitore e beneficiario effettivo in assenza di simili relazioni, le disposizioni del presente articolo si applicano
soltanto a quest’ultimo ammontare. In tal caso, la parte eccedente dei pagamenti è imponibile in conformità della legislazione di ciascuno Stato contraente e tenuto conto delle altre disposizioni
della presente Convenzione.

Articolo 13
Utili di capitale.

1. Gli utili che un residente di uno Stato contraente deriva dall’alienazione di beni immobili secondo la definizione di cui al paragrafo 2 dell’articolo 6, o le azioni di una società il cui patrimonio
consiste principalmente di tali beni, sono imponibili nello Stato contraente in cui detti beni sono situati.

2. Gli utili derivanti dall’alienazione di beni mobili facenti parte dell’attivo di una stabile organizzazione che un’impresa di uno Stato contraente ha nell’altro Stato contraente, ovvero di beni
mobili appartenenti ad una base fissa di cui dispone un residente di uno Stato contraente nell’altro Stato contraente per l’esercizio di una professione indipendente, compresi gli utili provenienti
dall’alienazione di detta stabile organizzazione (da sola od in uno con l’intera impresa) o di detta base fissa, sono imponibili in detto altro Stato.

3. Gli utili che un’impresa di uno Stato contraente ritrae dall’alienazione di navi o di aeromobili impiegati in traffico internazionale da parte dell’impresa o di beni mobili adibiti all’esercizio di dette navi od aeromobili sono imponibili soltanto in detto Stato.

4. Gli utili derivanti dall’alienazione di ogni altro bene diverso da quelli menzionati ai paragrafi 1, 2 e 3, sono imponibili soltanto nello Stato contraente di cui l’alienante è residente.

Articolo 14
Professioni indipendenti.

1. I redditi che un residente di uno Stato contraente ritrae dall’esercizio di una libera professione o da altre attività di carattere indipendente sono imponibili soltanto in detto Stato, a meno che tale residente non disponga abitualmente nell’altro Stato contraente di una base fissa per l’esercizio delle sue attività. Se egli dispone di tale base fissa, i redditi sono imponibili nell’altro Stato ma
unicamente nella misura in cui sono imputabili a detta base fissa. A tal fine, qualora una persona fisica residente di uno Stato contraente dimori nell’altro Stato contraente per un periodo o periodi
superiori a 183 giorni complessivi nell’arco di dodici mesi che inizi o termini nel corso dell’anno fiscale considerato, si considera che disponga abitualmente nell’altro Stato contraente di una base
fissa e il reddito che egli ritrae dalle summenzionate attività esercitate in detto altro Stato sono attribuibili a tale base fissa.

2. L’espressione “libera professione” comprende in particolare le attività indipendenti di carattere scientifico, letterario, artistico, educativo o pedagogico, nonché le attività indipendenti di medici,
avvocati, ingegneri, architetti, dentisti e contabili.

Articolo 15
Lavoro subordinato.

1. Salve le disposizioni degli articoli 16, 18, 19 e 20, gli stipendi, i salari e le altre remunerazioni analoghe che un residente di uno Stato contraente riceve in corrispettivo di un’attività dipendente
sono imponibili soltanto in detto Stato, a meno che tale attività non venga svolta nell’altro Stato contraente. Se l’attività è quivi svolta, le remunerazioni percepite a tal titolo sono imponibili in
questo altro Stato.

2. Nonostante le disposizioni del paragrafo 1 del presente articolo, le remunerazioni che un residente di uno Stato contraente riceve in corrispettivo di un’attività dipendente svolta nell’altro
Stato contraente sono imponibili soltanto nel primo Stato se:
a) il beneficiario soggiorna nell’altro Stato per un periodo o periodi che non oltrepassano in totale 183 giorni in un periodo di dodici mesi che inizi o termini nel corso dell’anno fiscale considerato; e
b) le remunerazioni sono pagate da o per conto di un datore di lavoro che non è residente dell’altro Stato; e
c) l’onere delle remunerazioni non è sostenuto da una stabile organizzazione o da una base fissa che il datore di lavoro ha nell’altro Stato.

3. Nonostante le disposizioni precedenti del presente articolo, le remunerazioni percepite in corrispettivo di un lavoro subordinato svolto a bordo di navi o di aeromobili impiegati da un’impresa di uno Stato contraente in traffico internazionale, sono imponibili in detto Stato.

Articolo 16
Compensi e gettoni di presenza.

I compensi, i gettoni di presenza e le altre retribuzioni analoghe che un residente di uno Stato contraente riceve in qualità di membro del consiglio di amministrazione di una società residente dell’altro Stato contraente, sono imponibili in detto altro Stato.

Articolo 17
Artisti ed atleti.

1. Nonostante le disposizioni degli articoli 14 e 15, i redditi che un residente di uno Stato contraente ritrae dalle sue prestazioni personali esercitate nell’altro Stato contraente in qualità di artista dello spettacolo, quale artista di teatro, del cinema, della radio o della televisione, o in qualità di musicista, nonché di atleta, sono imponibili in detto altro Stato.

2. Qualora il reddito derivante da prestazioni personali esercitate da un artista dello spettacolo o da un atleta in tale qualità, è attribuito ad una persona diversa dall’artista o dall’atleta medesimi, detto
reddito può essere tassato nello Stato contraente dove dette prestazioni sono svolte, nonostante le disposizioni degli articoli 7, 14 e 15.

3. Le disposizioni dei paragrafi 1 e 2 non si applicano ai redditi derivanti da attività esercitate in uno Stato contraente da un artista di spettacolo o da uno sportivo se il soggiorno in detto Stato è
interamente o prevalentemente finanziato per mezzo di fondi pubblici dell’altro Stato contraente, o di una sua suddivisione politica o amministrativa o di un suo ente locale. In tal caso, il reddito è
imponibile soltanto nello Stato contraente di cui è residente l’artista di spettacolo o lo sportivo.

Articolo 18
Pensioni.

Fatte salve le disposizioni del paragrafo 2 dell’articolo 19, le pensioni e le altre remunerazioni analoghe, pagate ad un residente di uno Stato contraente in relazione ad un cessato impiego, sono
imponibili soltanto in questo Stato.

Articolo 19
Funzioni pubbliche.

1. a) Gli stipendi, i salari e le altre remunerazioni analoghe, diverse dalle pensioni, pagate da uno Stato contraente o da una sua suddivisione politica o amministrativa o da un suo ente locale a una
persona fisica, in corrispettivo di servizi resi a detto Stato o a detta suddivisione od ente, sono imponibili soltanto in detto Stato;
b) Tuttavia, tali stipendi, salari e altre remunerazioni analoghe sono imponibili soltanto nell’altro Stato contraente se i servizi vengono resi in detto Stato e la persona fisica è un residente di detto
Stato che:
i) ha la nazionalità di detto Stato e non ha la nazionalità del primo; o
ii) non è divenuto residente di detto Stato al solo scopo di rendervi i servizi.

2. a) Le pensioni corrisposte da uno Stato contraente o da una sua suddivisione politica od amministrativa o da un suo ente locale, sia direttamente sia mediante prelevamento da fondi da essi
costituiti, a una persona fisica in corrispettivo di servizi resi a detto Stato o a detta suddivisione od ente sono imponibili soltanto in questo Stato.
b) Tuttavia, tali pensioni sono imponibili soltanto nell’altro Stato contraente qualora la persona fisica sia un residente di questo Stato e ne abbia la nazionalità.

3. Le disposizioni degli articoli 15, 16 e 18 si applicano a stipendi, salari e altre remunerazioni analoghe, ed alle pensioni, pagate in corrispettivo di servizi resi nell’ambito di una attività industriale o commerciale esercitata da uno Stato contraente o da una sua suddivisione politica o amministrativa o da un suo ente locale.

Articolo 20
Professori e ricercatori.

1. Una persona fisica la quale soggiorni temporaneamente in uno Stato contraente allo scopo di insegnare o di effettuare ricerche presso una università, collegio, scuola od altro istituto di istruzione riconosciuto la quale è, o era immediatamente prima di tale soggiorno, residente dell’altro Stato contraente, è esente da imposta nel primo Stato contraente limitatamente alle remunerazioni
derivanti dall’attività di insegnamento o di ricerca per un periodo non superiore a due anni dalla data del suo primo soggiorno a tal fine.

2. Le disposizioni del paragrafo 1 del presente articolo non si applicano ai redditi di ricerca se questa non è effettuata nell’interesse pubblico ma principalmente in quello privato di una o di più persone in particolare.

Articolo 21
Studenti.

Le somme che uno studente, un apprendista o un tirocinante il quale è, o era immediatamente prima di recarsi in uno Stato contraente, residente dell’altro Stato contraente, e che soggiorna nel primo
Stato contraente al solo scopo di compiervi i suoi studi o di completarvi la propria formazione professionale, riceve per sopperire alle spese di mantenimento, di istruzione o di formazione
professionale, non sono imponibili in detto Stato, a condizione che tali somme provengano da fonti situate fuori di detto Stato.

Articolo 22
Attività off-shore.

1. Le disposizioni del presente articolo si applicano nonostante le disposizioni degli articoli da 4 a 21 della presente Convenzione.

2. Fatte salve le disposizioni dei paragrafi 3 e 4 del presente articolo, si considera che una persona,residente di uno Stato contraente, che  svolge nell’altro Stato contraente attività off-shore connesse
alla esplorazione o allo sfruttamento del fondo e del sottosuolo marino e delle loro risorse naturali situati in detto altro Stato, eserciti tali attività in detto altro Stato per mezzo di una stabile
organizzazione ivi situata.

3. Le disposizioni del paragrafo 2 del presente articolo non si applicano qualora le attività siano svolte per un periodo o periodi non superiori a 30 giorni complessivi nell’arco di 12 mesi. Tuttavia,
ai fini del presente paragrafo:
a) le attività svolte da una persona associata ad un’altra persona si considerano svolte dall’altra persona se le attività in questione sono sostanzialmente analoghe a quelle svolte dalla prima persona, fatta eccezione del caso in cui dette attività siano esercitate contestualmente alle proprie attività;
b) si considera che una persona è associata ad un’altra persona se una di esse è controllata direttamente o indirettamente dall’altra, oppure se entrambe sono controllate direttamente o
indirettamente da una o più terze persone.

4. Gli utili ricavati da un residente di uno Stato contraente dal trasporto di approvvigionamento o personale verso la località o tra le località in cui vengono svolte, nell’altro Stato contraente, le
attività connesse alla esplorazione o allo sfruttamento del fondo e del sottosuolo marino e delle loro risorse naturali, o dall’esercizio di rimorchiatori o di altri natanti ausiliari a tali attività, sono imponibili soltanto nel primo Stato contraente.

5. a) Fatte salve le disposizioni del sottoparagrafo b) del presente paragrafo, gli stipendi, i salari e le altre remunerazioni analoghe che un residente di uno Stato contraente riceve in corrispettivo di
un’attività dipendente, connessa con l’esplorazione o lo sfruttamento del fondo e del sottosuolo marino e le loro risorse naturali situati nell’altro Stato contraente, sono imponibili in questo altro Stato nella misura in cui le mansioni vengono svolte off-shore in detto altro Stato.

Tuttavia, dette remunerazioni sono imponibili soltanto nel primo Stato qualora l’attività dipendentesia svolta off-shore per un datore  di lavoro che non è residente dell’altro Stato e per un periodo o
periodi che non oltrepassano 30 giorni complessivi nell’arco di dodici mesi.

b) Gli stipendi, i salari e le altre remunerazioni analoghe che un residente di uno Stato contraente riceve in corrispettivo di un’attività dipendente, svolta a bordo di una nave o aeromobile adibiti al trasporto di approvvigionamenti o personale verso la località o tra le località in cui vengono svolte, nell’altro Stato contraente, le attività connesse alla esplorazione o allo sfruttamento del fondo e delsottosuolo marino e delle loro risorse naturali, o in  corrispettivo di un’attività dipendente svolta a bordo di rimorchiatori o di altri natanti ausiliari a tali attività, sono imponibili nello Stato contraente del quale è residente il datore di lavoro.

6. Gli utili che un residente di uno Stato contraente derivano dall’alienazione di:
a) diritti di esplorazione o sfruttamento; o
b) beni situati nell’altro Stato contraente e utilizzati nell’ambito dell’esplorazione o dello sfruttamento del fondo e del sottosuolo marino e delle loro risorse naturali in detto altro Stato; o
c) azioni il cui valore, interamente o per la maggior parte, deriva direttamente o indirettamente da tali diritti o tali beni, oppure da tali diritti e tali beni congiuntamente sono imponibili in detto altro
Stato.
Nel presente paragrafo l’espressione “diritti di esplorazione o sfruttamento” designa i diritti agli attivi patrimoniali derivanti dalla esplorazione o dallo sfruttamento del fondo e del sottosuolo
marino e delle loro risorse naturali nell’altro Stato contraente, inclusi i diritti a interessi oppure a benefìci relativi a tali attivi patrimoniali.

Articolo 23
Altri redditi.

1. Gli elementi di reddito di un residente di uno Stato contraente che non sono stati trattati negli articoli precedenti della presente Convenzione sono imponibili soltanto in questo Stato. Tuttavia,
tali elementi di reddito, provenienti nell’altro Stato contraente, sono imponibili anche in detto altro Stato.

2. Le disposizioni del paragrafo 1 del presente articolo non si applicano ai redditi diversi da quelli derivanti dai beni immobili definiti al paragrafo 2 dell’articolo 6, nel caso in cui il beneficiario di
tali redditi, residente di uno Stato contraente, eserciti nell’altro Stato contraente un’attività industriale o commerciale per mezzo di una stabile organizzazione ivi situata, oppure una professione indipendente mediante una base fissa ivi situata, ed il diritto od il bene produttivo del reddito si ricolleghi effettivamente a tale stabile organizzazione o base fissa. In tal caso gli elementi di reddito sono imponibili nell’altro Stato contraente secondo la propria legislazione.

Capitolo IV
IMPOSIZIONE DEL PATRIMONIO

Articolo 24
Patrimonio.

1. Il patrimonio costituito da beni immobili, specificati all’art. 6, posseduti da un residente di uno Stato contraente e situati nell’altro Stato contraente, è imponibile in detto altro Stato.

2. Il patrimonio costituito da beni mobili facenti parte dell’attivo di una stabile organizzazione che un’impresa di uno Stato contraente ha nell’altro Stato contraente, ovvero di beni mobili appartenenti
ad una base fissa di cui dispone un residente di uno Stato contraente nell’altro Stato contraente per l’esercizio di una professione indipendente, sono imponibili in detto altro Stato.

3. Il patrimonio costituito da navi e da aeromobili utilizzati nel traffico internazionale da un’impresa di uno Stato contraente, nonché dai beni mobili relativi al loro esercizio è imponibile soltanto in detto Stato.

4. Tutti gli altri elementi del patrimonio di un residente di uno Stato contraente sono imponibili soltanto in detto Stato.

Capitolo V
ELIMINAZIONE DELLA DOPPIA IMPOSIZIONE

Articolo 25
Eliminazione della doppia imposizione.

1. Si conviene che la doppia imposizione sarà eliminata in conformità ai seguenti paragrafi delpresente articolo.

2. Per quanto concerne l’Italia:
a) Se un residente dell’Italia possiede elementi di reddito che sono imponibili in Lituania, l’Italia, nel calcolare le proprie imposte sul reddito specificate nell’articolo 2 della presente Convenzione,
può includere nella base imponibile di tali imposte detti elementi di reddito, a meno che espresse disposizioni della presente Convenzione non stabiliscano diversamente. In tal caso, l’Italia deve
detrarre dalle imposte così calcolate l’imposta sui redditi pagata in Lituania, ma l’ammontare della detrazione non può eccedere la quota di imposta italiana attribuibile ai predetti elementi di reddito
nella proporzione in cui gli stessi concorrono alla formazione del reddito complessivo. Tuttavia, nessuna detrazione sarà accordata ove l’elemento di reddito venga assoggettato in Italia ad
imposizione mediante ritenuta a titolo di imposta su richiesta del beneficiario del reddito in base alla legislazione italiana;
b) Se un residente dell’Italia possiede elementi di patrimonio che, in conformità con le disposizioni di questa Convenzione, sono imponibili in Lituania, l’imposta sul patrimonio versata in Lituania è
considerata come credito dell’imposta italiana sul patrimonio relativa allo stesso elemento di patrimonio. Il credito tuttavia non può eccedere la quota di imposta italiana attribuibile a detto
elemento di patrimonio posseduto in Lituania nella proporzione in cui lo stesso concorre alla formazione del patrimonio complessivo.

3. Per quanto concerne i residenti della Lituania, la doppia imposizione sarà eliminata come segue:
a) se un residente della Lituania ritrae redditi o possiede patrimonio che, conformemente alla presente Convenzione, sono imponibili in Italia, salvo il caso in cui la legislazione interna preveda
un trattamento più favorevole, la Lituania ammetterà:
i) in detrarre dall’imposta sul reddito di tale residente, un ammontare pari alla relativa imposta sul reddito pagata in Italia;
ii) in detrazione dall’imposta sul patrimonio di tale residente, un ammontare pari alla relativa imposta patrimoniale pagata in Italia.
Tale detrazione in ogni caso non può eccedere la frazione d’imposta sul reddito o sul patrimonio in Lituania, calcolata prima di operare la detrazione, attribuibile, a seconda del caso, al reddito o al
patrimonio imponibile in Italia.
b) Ai fini del sottoparagrafo (a) del presente paragrafo, qualora una società residente della Lituania riceva un dividendo da parte di una società residente dell’Italia della quale detiene almeno il 10 per
cento delle azioni con pieno diritto di voto, l’imposta pagata in Italia comprenderà non solamente l’imposta pagata sul dividendo, ma anche l’imposta pagata sugli utili della società dai quali è stato
pagato il dividendo.

Capitolo VI

DISPOSIZIONI PARTICOLARI

Articolo 26
Non discriminazione.

1. I nazionali di uno Stato contraente non sono assoggettati nell’altro Stato contraente ad alcuna imposizione od obbligo ad essa relativo, diversi o più onerosi di quelli cui sono o potranno essere
assoggettati i nazionali di detto altro Stato che si trovino nella stessa situazione. La presente disposizione si applica altresì, nonostante le disposizioni dell’articolo 1, alle persone che non sono residenti di alcuno degli Stati contraenti.

2. L’imposizione di una stabile organizzazione che una impresa di uno Stato contraente ha nell’altro Stato contraente non deve essere in questo altro Stato meno favorevole dell’imposizione a carico
delle imprese di detto altro Stato che svolgono la medesima attività. La presente disposizione non può essere interpretata nel senso che faccia obbligo ad uno Stato contraente di accordare ai residenti
dell’altro Stato contraente le deduzioni personali, le esenzioni e le riduzioni ai fini fiscali che esso accorda ai propri residenti n relazione alla loro situazione o ai loro carichi di famiglia.

3. Fatta salva l’applicazione delle disposizioni dell’articolo 9, del paragrafo 7 dell’articolo 11, o il paragrafo 6 dell’articolo 12, gli interessi, i canoni ed altre spese pagati da una impresa di uno Stato
contraente ad un residente dell’altro Stato contraente sono deducibili, ai fini della determinazione degli utili imponibili di detta impresa, alle stesse condizioni come se fossero stati pagati ad un
residente del primo Stato. Parimenti, i debiti di un’impresa di uno Stato contraente nei confronti di un residente dell’altro Stato contraente sono deducibili, ai fini della determinazione del patrimonio tassabile di detta impresa, alle stesse condizioni come se essi fossero stati contratti nei confronti di un residente del primo Stato.

4. Le imprese di uno Stato contraente, il cui patrimonio è in tutto o in parte, direttamente o indirettamente, posseduto o controllato da uno o più residenti dell’altro Stato contraente, non sono assoggettate nel primo stato contraente ad alcuna imposizione od obbligo ad essa relativo, diversi o più onerosi di quelli cui sono o potranno essere assoggettate le altre imprese della stessa natura del primo Stato.

5. Le disposizioni del presente articolo si applicano, nonostante le disposizioni dell’articolo 2, alle imposte di ogni genere e denominazione.

Articolo 27
Procedura amichevole.

1. Quando una persona ritiene che le misure adottate da uno o da entrambi gli Stati contraenti comportano o comporteranno per essa un’imposizione non conforme alle disposizioni della presente
Convenzione, essa può, indipendentemente dai ricorsi previsti dalla legislazione nazionale di detti Stati, sottoporre il proprio caso all’autorità competente dello Stato contraente di cui è residente, o, se il suo caso ricade nel paragrafo 1 dell’articolo 26, a quella dello Stato contraente di cui possiede la nazionalità. Il caso deve essere sottoposto entro i tre anni che seguono la prima notificazione della
misura che comporta un’imposizione non conforme alle disposizioni della Convenzione.

2. L’autorità competente, se il ricorso le appare fondato e se essa non è in grado di giungere ad una soddisfacente soluzione, farà del suo meglio per regolare il caso per via di amichevole composizione con l’autorità competente dell’altro Stato contraente, al fine di evitare una tassazione non conforme alla Convenzione.

3. Le autorità competenti degli Stati contraenti faranno del loro meglio per risolvere per via di amichevole composizione le difficoltà o i dubbi inerenti all’interpretazione o all’applicazione della
Convenzione.

4. Le autorità competenti degli Stati contraenti potranno comunicare direttamente tra loro al fine di pervenire ad un accordo come indicato nei paragrafi precedenti. Qualora venga ritenuto che degli scambi verbali di opinioni possano facilitare il raggiungimento di tale accordo, essi potranno averluogo in seno ad una   formata da rappresentanti delle autorità competenti degli Stati contraenti.

Articolo 28
Scambio di informazioni.

1. Le autorità competenti degli Stati contraenti si scambieranno le informazioni necessarie per applicare le disposizioni della presente Convenzione o quelle delle leggi interne degli Stati contraenti relative alle imposte previste dalla Convenzione, nella misura in cui la tassazione che tali leggi prevedono non è contraria alla Convenzione, nonché per prevenire le evasioni fiscali. Lo
scambio di informazioni non viene limitato dall’articolo 1. Le informazioni ricevute da uno Stato contraente saranno tenute segrete, analogamente alle informazioni ottenute in base alla legislazione interna di detto Stato e saranno comunicate soltanto alle persone od autorità (ivi compresi i tribunali e gli organi amministrativi) incaricate dell’accertamento o della riscossione delle imposte previste dalla Convenzione, delle procedure o dei procedimenti concernenti tali imposte, o delle decisioni di
ricorsi presentati per tali imposte. Dette persone o le predette autorità utilizzeranno tali informazioni soltanto per questi fini. Esse potranno servirsi di queste informazioni nel corso di udienze pubblichedi tribunali o nelle sentenze.

2. Le disposizioni del paragrafo 1 del presente articolo non possono in nessun caso essere interpretate nel senso di imporre agli Stati contraenti l’obbligo:
a) di adottare provvedimenti amministrativi in deroga alla propria legislazione o alla propria prassi amministrativa o a quelle dell’altro Stato contraente;
b) di fornire informazioni che non potrebbero essere ottenute in base alla propria legislazione o nel quadro della propria normale prassi amministrativa o di quelle dell’altro Stato contraente;
c) di fornire informazioni che potrebbero rivelare un segreto commerciale, industriale, professionale o un processo commerciale oppure informazioni la cui comunicazione sarebbe contraria all’ordine pubblico.

Articolo 29
Membri di missioni diplomatiche e di uffici consolari.

Le disposizioni della presente Convenzione non pregiudicano i privilegi fiscali di cui beneficiano i membri di missioni diplomatiche o di uffici consolari in virtù delle regole generali del diritto
internazionale o delle disposizioni di accordi particolari.

Articolo 30
Limitazione dei benefìci.

1. Nonostante le altre disposizioni della presente Convenzione, un residente di uno Stato contraente non beneficerà di alcuna riduzione o esenzione per le imposte previste nella presente Convenzione
da parte dell’altro Stato contraente qualora lo scopo principale o uno degli scopi principali della creazione o esistenza di tale residente o di qualsiasi persona collegata a tale residente fosse
l’ottenimento, ai sensi della presente Convenzione, di agevolazioni non altrimenti fruibili.

2. Le disposizioni della presente Convenzione non pregiudicano l’applicazione delle disposizioni della legislazione interna per la prevenzione dell’evasione e l’elusione fiscale concernenti la
limitazione delle spese e delle deduzioni derivanti da transazioni tra imprese di uno Stato contraente e imprese situate nell’altro Stato contraente, qualora lo scopo principale o uno degli scopi principali
della creazione di tali imprese o delle transazioni intraprese tra di esse, fosse l’ottenimento, ai sensi della presente Convenzione, di agevolazioni non altrimenti fruibili.

Articolo 31
Rimborsi.

1. Le imposte riscosse in uno Stato contraente mediante ritenuta alla fonte sono rimborsate a richiesta del contribuente o dello Stato del quale è residente qualora il diritto alla percezione di dette
imposte sia limitato dalle disposizioni della presente Convenzione.

2. Le istanze di rimborso, da prodursi in osservanza dei termini stabiliti dalla legislazione dello Stato contraente tenuto ad effettuare il rimborso stesso, devono essere corredate da un attestato ufficiale dello Stato contraente di cui il contribuente è residente certificante che sussistono le condizioni richieste per aver diritto all’applicazione dei benefici previsti dalla presente
Convenzione.

3. Le autorità competenti degli Stati contraenti stabiliranno di comune accordo, conformemente alle disposizioni dell’articolo 27 della presente Convenzione, le modalità di applicazione del presente
articolo.

Capitolo VII
DISPOSIZIONI FINALI

Articolo 32
Entrata in vigore 4

1. La presente Convenzione sarà ratificata e gli strumenti di ratifica saranno scambiati a Roma non appena possibile.

2. La Convenzione entrerà in vigore alla data dello scambio degli strumenti di ratifica e le sue disposizioni si applicheranno:

4 Il Ministero degli affari esteri ha reso noto che il 3 giugno 1999 è avvenuto lo scambio degli strumenti di ratifica della Convenzione; di conseguenza la medesima convenzione, a norma del presente articolo, è entrata in vigore il 3 giugno 1999 (Comunicato in Gazz. Uff. 23 giugno 1999, n. 145).

a) con riferimento alle imposte prelevate alla fonte, sugli importi pagati il, o successivamente al, 1° gennaio dell’anno solare successivo a quello in cui la presente Convenzione entrerà in vigore;
b) con riferimento ad altre imposte su reddito o patrimonio, sulle imposte applicabili per gli anni fiscali che iniziano il, o successivamente al, 1° gennaio dell’anno solare successivo a quello in cui la Convenzione entrerà in vigore.

Articolo 33
Denuncia.

La presente Convenzione rimarrà in vigore sino alla denuncia da parte di uno degli Stati contraenti. Ciascuno Stato contraente può denunciare la Convenzione per via diplomatica notificandone la
cessazione almeno sei mesi prima della fine dell’anno solare. In questo caso, la Convenzione cesserà di avere effetto:
a) con riferimento alle imposte prelevate alla fonte, sugli importi pagati il, o successivamente al, 1° gennaio dell’anno solare successivo a quello nel quale è stata notificata la denuncia;
b) con riferimento ad altre imposte su reddito o patrimonio, sulle imposte applicabili per i periodid’imposta che iniziano il, o  successivamente al, 1° gennaio dell’anno solare successivo a quello nel quale è stata notificata la denuncia.

In fede di che i sottoscritti, debitamente autorizzati a farlo, hanno firmato la presente Convenzione.

FATTA a Vilnius, il 4 aprile 1996, in duplice esemplare, nelle lingue italiana, lituana e inglese, tutti
i testi facenti egualmente fede. In caso di divergenza di interpretazione prevale il testo inglese.

(Seguono le firme)

PROTOCOLLO AGGIUNTIVO

Alla Convenzione tra il Governo della Repubblica Italiana e il Governo della Repubblica di Lituania per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio e per
prevenire le evasioni fiscali.

All’atto della firma della Convenzione conclusa in data odierna tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di Lituania per evitare le doppie imposizioni in materia di
imposte sul reddito e sul patrimonio e per prevenire le evasioni fiscali, i sottoscritti hanno concordato le seguenti disposizioni aggiuntive che formano parte integrante della predetta Convenzione.

Resta inteso che:

a) con riferimento all’articolo 4, paragrafo 1, ai fini della presente Convenzione uno Stato contraente, una sua suddivisione politica od amministrativa o un suo ente locale, sono considerati residenti di detto Stato;

b) con riferimento all’articolo 5, paragrafo 2, sottoparagrafo (g), resta inteso che qualora la Lituania convenga in una Convenzione per evitare le doppie imposizioni con un altro Stato, che al 1°
gennaio 1996 sia membro dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), una durata che oltrepassi nove mesi oppure una definizione delle summenzionate
disposizioni che restringe il concetto di stabile organizzazione relativamente allo stesso periodo di durata contenuto nel predetto articolo 5, entrambi gli Stati contraenti entreranno in trattative al fine di modificare di conseguenza le disposizioni corrispondenti, successivamente alla data in cui le disposizioni che prevedono un periodo superiore ai nove mesi o la definizione più restrittiva
diverranno applicabili;

c) con riferimento all’articolo 5, paragrafo 4, una persona si considera una stabile organizzazione di un’impresa relativamente a qualsiasi attività che detta persona svolge per conto dell’impresa, a meno che le attività si limitino a quelle di cui al paragrafo 3 del predetto articolo 5;

d) con riferimento all’articolo 6, paragrafo 3, tutti i redditi e gli utili derivanti dall’alienazione di beni immobili di cui all’articolo 6 e situati in uno Stato contraente, sono imponibili in conformità
delle disposizioni dell’articolo 13;

e) con riferimento all’articolo 7, paragrafo 3, l’espressione “spese sostenute per gli scopi perseguiti dalla stabile organizzazione” designa le spese deducibili direttamente connesse con l’attività di detta stabile organizzazione;

f) con riferimento all’articolo 8, un’impresa di uno Stato contraente che derivi utili dall’esercizio, in traffico internazionale, di navi o di aeromobili non è assoggettata a imposte locali sul reddito
prelevate nell’altro Stato contraente;

g) con riferimento all’articolo 9, qualora da parte di uno Stato contraente venga effettuata una rideterminazione nei confronti di una persona, l’altro Stato contraente, nella misura in cui riconosca
che tale rideterminazione rispecchia intese o condizioni che sarebbero state stabilite tra persone indipendenti, attua le variazioni corrispondenti nei confronti delle persone che sono in relazione con detta persona e che sono soggette alla giurisdizione fiscale di detto Stato. Tali variazioni si effettueranno soltanto in conformità alla procedura amichevole di cui all’articolo 27 e al paragrafo(k) del presente Protocollo aggiuntivo;

h) con riferimento al paragrafo 4 dell’articolo 10, al paragrafo 5 dell’articolo 11, al paragrafo 4 dell’articolo 12 ed al paragrafo 2 dell’articolo 23, l’ultima frase ivi contenuta non può essere
interpretata come contraria ai princìpi contenuti negli articoli 7 e 14 della presente Convenzione;
i) con riferimento al paragrafo 4 dell’articolo 11, i redditi derivanti da titoli del debito pubblico, buoni o obbligazioni comprendono i premi attribuiti a tali titoli, buoni o obbligazioni;

j) con riferimento all’articolo 12, qualora la Lituania convenga in una Convenzione per evitare le doppie imposizioni conclusa con un terzo Stato, che alla data della firma della presente Convenzione sia membro dell’Organizzazione per l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), di escludere ogni genere di diritti o beni dalla definizione compresa nel paragrafo 3 di tale articolo o di limitare le aliquote d’imposta previste nel paragrafo 2, tale definizione o esenzione o aliquota minore si applicherà immediatamente come se fosse stata specificata, rispettivamente, nel paragrafo 3 o nel paragrafo 2.

k) con riferimento al paragrafo 1 dell’articolo 27, l’espressione “indipendentemente dai ricorsi previsti dalla legislazione nazionale” significa che l’attivazione della procedura amichevole non è in
alternativa con le procedure contenziose nazionali che vengono in ogni caso preventivamente iniziate laddove la controversia concerne un’applicazione delle imposte non conforme alla presente
Convenzione;

l) le disposizioni di cui al paragrafo 3 dell’articolo 31 non pregiudicano il diritto delle autorità competenti degli Stati contraenti di stabilire, di comune accordo, procedure diverse per la
concessione delle riduzioni ai fini fiscali previste dalla presente Convenzione.

Fatto a Vilnius, il 4 aprile 1996, in duplice esemplare, nelle lingue italiana, lituana e inglese, tutti i testi facenti egualmente fede. In caso di divergenza di interpretazione prevale il testo inglese.

(Seguono le firme)

Bulgaria – Non sono soggetti a ritenuta alla fonte I proventi da interessi, royalties e canoni di licenza quando il titolare del reddito è una persona giuridica straniera di uno Stato membro dell’Unione europea, o una sede di attività in uno Stato membro dell’Unione europea, di una persona giuridica straniera di uno Stato membro dell’Unione europea

Bulgaria – Non sono soggetti a ritenuta alla fonte I proventi da interessi, royalties e canoni di licenza quando il titolare del reddito è una persona giuridica straniera di uno Stato membro dell’Unione europea, o una sede di attività in uno Stato membro dell’Unione europea, di una persona giuridica straniera di uno Stato membro dell’Unione europea

La Direttiva 2003/49 / CE (concernente il regime fiscale comune applicabile ai pagamenti di interessi e di canoni fra società consociate di Stati membri diversi) esenta da ogni imposta, sia tramite ritenuta alla fonte sia previo accertamento fiscale,  applicata in uno Stato membro sui pagamenti di interessi o di canoni provenienti da tale Stato a condizione che il beneficiario effettivo degli interessi o dei canoni sia una società di un altro Stato membro o una stabile organizzazione situata in un altro Stato membro, di una società di uno Stato membro.

Ai fini della Direttiva 2003/49 / CE s’intendono per:

a)

«interessi»: i redditi da crediti di qualsiasi natura, garantiti o non da ipoteca e recanti o meno una clausola di partecipazione agli utili del debitore e, in particolare, i redditi derivanti da titoli e da obbligazioni di prestiti, compresi i premi collegati a detti titoli; le penali per tardivo pagamento non sono considerate interessi;

b)

«canoni»: i compensi di qualsiasi natura percepiti per l’uso o la concessione in uso del diritto di autore su opere letterarie, artistiche o scientifiche, comprese le pellicole cinematografiche, e il software, di brevetti, marchi di fabbrica o di commercio, disegni o modelli, progetti, formule o processi segreti o per informazioni concernenti esperienze di carattere industriale, commerciale o scientifico; sono considerati canoni i compensi per l’uso o la concessione in uso di attrezzature industriali, commerciali o scientifiche.

Ai fini della Direttiva 2003/49 / CE s’intendono per:

«società consociata»: una società consociata di una seconda società perlomeno allorché:

i)

la prima detiene una partecipazione diretta minima del 25 % nel capitale della seconda, oppure

ii)

la seconda società detiene una partecipazione diretta minima del 25 % nel capitale della prima, oppure

iii)

una terza società detiene una partecipazione diretta minima del 25 % nel capitale sia della prima sia della seconda.

Le partecipazioni devono comprendere soltanto le società residenti nel territorio della Comunità.

Tuttavia, gli Stati membri possono sostituire il criterio della partecipazione di una quota minima nel capitale con quello di una quota minima dei diritti di voto;

«stabile organizzazione»: una sede fissa di affari situata in uno Stato membro, attraverso la quale una società di un altro Stato membro esercita in tutto o in parte la sua attività.

In Bulgaria la Direttiva 2003/49 / CE è stata recepita con l’introduzione dei commi da 7 a 12 nell’Art. 195 della Legge sull’imposta sul reddito delle società (ЗАКОН ЗА КОРПОРАТИВНОТО ПОДОХОДНО ОБЛАГАНЕ (ЗКПО))

(7) I proventi da interessi, royalties e canoni di licenza non sono soggetti a ritenuta alla fonte quando sono soddisfatte contemporaneamente le seguenti condizioni:
1. il titolare del reddito è una persona giuridica straniera di uno Stato membro dell’Unione europea, o una sede di attività in uno Stato membro dell’Unione europea, di una persona giuridica straniera di uno Stato membro dell’Unione europea;
2. la persona giuridica locale – debitore del reddito, o la persona, il cui luogo di attività economica nella Repubblica di Bulgaria è un pagatore del reddito, è una persona correlata con la persona giuridica straniera – titolare del reddito, o con la persona il cui luogo di attività economica è titolare del reddito.
(8) I proventi da interessi, royalties e canoni di licenza non possono essere soggetti a ritenuta alla fonte anche prima della scadenza del termine di cui al paragrafo 1.. 12, comma 2, fermo restando che al momento della maturazione del reddito non si interrompe il possesso del minimo richiesto del capitale.
(9) Nei casi di cui al par. 8, quando il possesso del minimo richiesto del capitale si interrompe prima della scadenza del termine minimo di due anni, per lo svincolo di cui al par. 8 Il reddito da interessi, royalties e canoni è dovuto all’imposta alla fonte, applicando l’aliquota fiscale del 10%. Per l’imposta dovuta alla fonte, sono dovuti interessi di mora per il periodo dalla data in cui avrebbe dovuto essere pagata l’imposta alla fonte fino alla data del suo pagamento.
(10)  Quando il reddito non imponibile da interessi, royalties e diritti di licenza è tassato, il titolare del reddito ha il diritto di richiedere il rimborso dell’imposta. . Il rimborso dovrà essere effettuato secondo la procedura ed entro i termini del Codice di procedura fiscale e previdenziale , ma non oltre un anno dalla presentazione della richiesta di rimborso.
(11)  I paragrafi 7, 8, 9 e 10 non si applicano a:
1. reddito, che rappresenta la distribuzione del profitto o il rendimento del capitale;
2. proventi da crediti per debiti, che danno diritto a partecipare agli utili del debitore;
3. proventi da crediti debitori, che danno al creditore il diritto di sostituire il suo diritto agli interessi con il diritto di partecipare agli utili del debitore;
4. proventi da crediti per debiti per i quali non è prevista alcuna clausola di rimborso del capitale o il rimborso è oltre 50 anni dalla data di emissione del debito;
5. redditi, rappresentativi di spese non riconosciute ai fini fiscali in un luogo di attività economica nella Repubblica di Bulgaria, ad eccezione di quelle di cui all’art. 43 ;
6. reddito maturato da una persona giuridica straniera da uno Stato, che non è uno Stato membro dell’Unione Europea, attraverso un luogo di attività economica nella Repubblica di Bulgaria;
7. proventi da operazioni per le quali il motivo principale o uno dei motivi principali è la deviazione o l’evasione fiscale.
(12)  Ai fini del par. 7-11:
1. Il soggetto giuridico estero di uno Stato membro dell’Unione europea è qualsiasi soggetto giuridico estero per il quale sono soddisfatte contemporaneamente le seguenti condizioni:
(a) la forma giuridica della persona giuridica straniera è conforme all’Allegato № 5 ;
(b) la persona giuridica straniera è residente ai fini fiscali di uno Stato membro dell’Unione europea in conformità con la legislazione fiscale pertinente e non è considerata residente ai fini fiscali in un altro paese al di fuori del paese in virtù di un accordo sulla doppia imposizione con un paese terzo L’Unione europea;
(c) la persona giuridica straniera è soggetta a una qualsiasi delle tasse elencate nell’Allegato № 6 , senza diritto all’esenzione dalla tassazione, o ad una tassa identica o simile imposta in aggiunta o in sostituzione di tali tasse;
2. una persona è una persona imparentata con un’altra persona, se almeno una delle seguenti condizioni è soddisfatta al momento della maturazione del reddito:
a) la prima persona detiene ininterrottamente per un periodo di almeno due anni almeno il 25 per cento del capitale della seconda persona;
b) la seconda persona detiene ininterrottamente per un periodo di almeno due anni almeno il 25 per cento del capitale della prima persona;
(c) un terzo, che è una persona giuridica locale o una persona giuridica straniera di uno Stato membro dell’Unione europea, detiene ininterrottamente per un periodo di almeno due anni almeno il 25 per cento del capitale sia del primo che del la seconda persona;
3. una persona giuridica straniera è titolare del reddito quando riceve tale reddito a suo favore e non come intermediario o agente di un’altra persona;
4. il luogo di attività economica è un detentore del reddito, quando allo stesso tempo sono soddisfatte le seguenti condizioni:
a) la rivendicazione di debiti, il diritto o l’uso di informazioni in relazione alle quali derivano interessi o royalties sono effettivamente collegati a quella sede di attività;
(b) gli interessi o i canoni rappresentano il reddito in relazione al quale la sede di attività è tassata nello Stato membro dell’Unione europea in cui è situata da una delle imposte elencate nell’Allegato № 6 o in Belgio da “impot des non- residenti / belasting der niet-verblijfhouders “, o in Spagna – con” Impuesto sobre la Renta de no Residentes “, o con un’imposta identica o simile applicata in aggiunta o al posto di queste tasse.”