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REGOLAMENTO (UE) 2020/1503

REGOLAMENTO (UE) 2020/1503 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO  del 7 ottobre 2020 relativo ai fornitori europei di servizi di crowdfunding per le imprese, e che modifica il regolamento (UE) 2017/1129 e la direttiva (UE) 2019/1937

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea, in particolare l’articolo 114,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

previa consultazione della Banca centrale europea,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo (1),

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria (2),

considerando quanto segue:

(1)

Il crowdfunding (finanziamento collettivo) si sta affermando sempre più come forma di finanza alternativa per le start-up e le piccole e medie imprese (PMI), che riguarda solitamente investimenti modesti. Il crowdfunding rappresenta un tipo di intermediazione sempre più importante in cui il fornitore di servizi di crowdfunding, senza assumere a proprio titolo alcun rischio, gestisce una piattaforma digitale aperta al pubblico per realizzare o facilitare l’abbinamento tra potenziali investitori o erogatori di prestiti e imprese che cercano finanziamenti. Tali finanziamenti potrebbero assumere la forma di prestiti o di emissione di valori mobiliari o di altri strumenti ammessi a fini di crowdfunding. È opportuno pertanto includere nell’ambito di applicazione del presente regolamento sia il crowdfunding basato sul prestito sia il crowdfunding basato sull’investimento, dal momento che tali tipologie di crowdfunding possono essere strutturate come alternative di finanziamento comparabili.

(2)

La prestazione di servizi di crowdfunding coinvolge generalmente tre tipi di attori: il titolare di progetti che propone il progetto da finanziare, gli investitori che finanziano il progetto proposto e l’organizzazione di intermediazione nella forma di un fornitore di servizi di crowdfunding che fa incontrare i titolari di progetti e gli investitori su una piattaforma online.

(3)

Il crowdfunding può contribuire a fornire alle PMI l’accesso ai finanziamenti e a completare l’Unione dei mercati dei capitali. Per le PMI, l’impossibilità di accedere ai finanziamenti costituisce un problema anche in quegli Stati membri in cui l’accesso al credito bancario è rimasto stabile durante la crisi finanziaria. Il crowdfunding è emerso fino a diventare una prassi consolidata per finanziare attività commerciali di persone fisiche e giuridiche. Tale finanziamento avviene attraverso piattaforme online; le attività commerciali sono in genere finanziate da un gran numero di persone od organizzazioni; e le imprese, incluse le start-up commerciali, raccolgono somme di denaro relativamente modeste.

(4)

Oltre a costituire una fonte alternativa di finanziamento, compreso come capitale di rischio, il crowdfunding è in grado di offrire alle imprese altri vantaggi. Può rappresentare una validazione per un’idea imprenditoriale, permettere agli imprenditori di entrare in contatto con un gran numero di persone che forniscono elementi e informazioni ed essere uno strumento di marketing.

(5)

Diversi Stati membri hanno già introdotto regimi nazionali specifici in materia di crowdfunding. Tali regimi sono adeguati alle caratteristiche e alle necessità dei mercati e degli investitori locali. Di conseguenza, ove presenti le norme nazionali differiscono all’interno dell’Unione per quanto riguarda le condizioni di funzionamento delle piattaforme di crowdfunding, l’ambito di applicazione delle attività autorizzate e i requisiti per l’autorizzazione.

(6)

Le differenze tra le normative nazionali esistenti sono tali da ostacolare la prestazione transfrontaliera di servizi di crowdfunding e incidono pertanto direttamente sul funzionamento del mercato interno di tali servizi. In particolare, il fatto che il quadro giuridico sia frammentato lungo i confini nazionali crea notevoli costi legali per gli investitori al dettaglio che spesso si trovano di fronte a difficoltà nel determinare quali norme si applichino ai servizi di crowdfunding transfrontalieri. Tali investitori sono pertanto di norma disincentivati dall’investire a livello transfrontaliero attraverso le piattaforme di crowdfunding. Per le stesse ragioni i fornitori di servizi di crowdfunding che gestiscono tali piattaforme sono scoraggiati dall’offrire i propri servizi in Stati membri diversi da quelli in cui sono stabiliti. Di conseguenza, i servizi di crowdfunding sono rimasti finora ampiamente nazionali, a scapito di un mercato del crowdfunding a livello di Unione, il che ha privato le imprese dell’accesso ai servizi di crowdfunding, soprattutto nei casi in cui tali imprese operano in mercati nazionali più piccoli.

(7)

Al fine di promuovere i servizi transfrontalieri di crowdfunding e di agevolare l’esercizio della libertà di offrire e ricevere tali servizi nel mercato interno, è necessario affrontare gli ostacoli che si frappongono al corretto funzionamento del mercato interno di servizi di crowdfunding e garantire un livello elevato di tutela degli investitori stabilendo un quadro normativo a livello di Unione.

(8)

Nell’affrontare le problematiche che ostacolano il funzionamento del mercato interno nel settore dei servizi di crowdfunding, il presente regolamento mira a promuovere le attività transfrontaliere di finanziamento alle imprese. I servizi di crowdfunding relativi all’erogazione di credito ai consumatori quali definiti all’articolo 3, lettera a), della direttiva 2008/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (3), non dovrebbero pertanto rientrare nell’ambito di applicazione del presente regolamento.

(9)

Al fine di evitare l’arbitraggio regolamentare e garantire l’effettiva vigilanza dei fornitori di servizi di crowdfunding, a questi ultimi dovrebbe essere fatto divieto di raccolta di depositi o altri fondi rimborsabili tra il pubblico, a meno che non siano autorizzati come enti creditizi conformemente all’articolo 8 della direttiva 2013/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio (4). Tuttavia, gli Stati membri dovrebbero garantire che la legislazione nazionale non richieda ai titolari di progetti o agli investitori un’autorizzazione come ente creditizio o qualsiasi altra autorizzazione, esenzione o dispensa individuale qualora questi raccolgano fondi o concedano prestiti allo scopo di offrire progetti di crowdfunding o di investire in tali progetti.

(10)

La prestazione di servizi di crowdfunding mira a facilitare il finanziamento di un progetto raccogliendo capitali da un gran numero di persone ciascuna delle quali contribuisce con importi di investimento relativamente modesti tramite una piattaforma di informazione collocata su internet e accessibile al pubblico. I servizi di crowdfunding sono pertanto aperti a un gruppo illimitato di investitori che ricevono proposte di investimento contemporaneamente e comportano la raccolta di fondi principalmente da persone fisiche, compresi gli individui che non hanno un alto patrimonio netto. Il presente regolamento dovrebbe applicarsi ai servizi di crowdfunding che consistono nella prestazione congiunta di servizi di ricezione e trasmissione degli ordini di clienti e nel collocamento dei valori mobiliari o degli strumenti ammessi a fini di crowdfunding non sulla base di un impegno irrevocabile su una piattaforma pubblica che fornisce un accesso illimitato agli investitori. La prestazione congiunta di tali servizi è la caratteristica principale dei servizi di crowdfunding rispetto a taluni servizi di investimento previsti dalla direttiva 2014/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio (5), anche se individualmente detti servizi corrispondono a quelli contemplati da tale direttiva.

(11)

Per quanto riguarda il crowdfunding basato sul prestito, il presente regolamento dovrebbe applicarsi ai servizi di crowdfunding che consistono nell’agevolazione della concessione di prestiti, che comprende servizi quali la presentazione di offerte di crowdfunding ai clienti e la determinazione del prezzo o la valutazione del rischio di credito dei progetti di crowdfunding o dei titolari di progetti. La definizione di servizi di crowdfunding dovrebbe adattarsi ai diversi modelli d’impresa che consentono di concludere un accordo di prestito tra uno o più investitori e uno o più titolari di progetti tramite una piattaforma di crowdfunding. I prestiti inclusi nell’ambito di applicazione del presente regolamento dovrebbero essere prestiti con l’obbligo incondizionato di rimborsare un importo concordato di denaro all’investitore, per cui le piattaforme di crowdfunding basato sul prestito facilitano semplicemente la conclusione, da parte degli investitori e del titolare di progetti, di contratti di prestito senza che il fornitore di servizi di crowdfunding agisca in alcun momento come creditore del titolare di progetti. L’agevolazione della concessione di prestiti che rientra nell’ambito di applicazione del presente regolamento deve essere distinta dall’attività di un ente creditizio, che concede crediti per proprio conto e raccoglie depositi o altri fondi rimborsabili dal pubblico.

(12)

Per prestare i loro servizi, i fornitori di servizi di crowdfunding gestiscono piattaforme di informazione collocate su internet e accessibili al pubblico, comprese le piattaforme che richiedono la registrazione degli utenti.

(13)

Per il crowdfunding basato sull’investimento la trasferibilità costituisce un’importante garanzia per gli investitori di poter uscire dall’investimento poiché offre loro la possibilità di disporre del proprio interesse sui mercati dei capitali. Pertanto, il presente regolamento contempla e permette servizi di crowdfunding connesso a valori mobiliari. Le azioni o quote di talune società private a responsabilità limitata costituite a norma del diritto nazionale degli Stati membri sono anche liberamente trasferibili sui mercati dei capitali e non dovrebbe, di conseguenza, esserne impedita l’inclusione nell’ambito di applicazione del presente regolamento.

(14)

Taluni strumenti ammessi a fini di crowdfunding sono in taluni Stati membri soggetti al diritto nazionale che ne disciplina la trasferibilità, come l’obbligo di autenticazione del trasferimento da parte di un notaio. Il presente regolamento dovrebbe applicarsi fatto salvo il diritto nazionale che disciplina il trasferimento di tali strumenti.

(15)

Sebbene le offerte iniziali di moneta abbiano il potenziale di finanziare le PMI, e le start-up e scale-up innovative, e possano accelerare il trasferimento di tecnologia, le loro caratteristiche differiscono considerevolmente dai servizi di crowdfunding disciplinati a norma del presente regolamento.

(16)

Tenuto conto dei rischi associati agli investimenti legati al crowdfunding, nell’interesse dell’effettiva tutela degli investitori e della predisposizione di un meccanismo di disciplina di mercato, è opportuno imporre una soglia pari a un corrispettivo totale per le offerte di crowdfunding presentate da un determinato titolare di progetti. Di conseguenza, tale soglia dovrebbe essere fissata a 5 000 000 EUR, che rappresenta la soglia utilizzata dalla maggior parte degli Stati membri per esentare le offerte al pubblico di titoli dall’obbligo di pubblicazione del prospetto, conformemente al regolamento (UE) 2017/1129 del Parlamento europeo e del Consiglio (6).

(17)

Il sovrapporsi dei quadri normativi istituiti a norma del presente regolamento e del regolamento (UE) 2017/1129, a causa della soglia di 5 000 000 EUR, potrebbe aumentare il rischio di arbitraggio regolamentare e avere un effetto destabilizzante sull’accesso ai finanziamenti e sullo sviluppo dei mercati dei capitali in determinati Stati membri. Per di più, finora solo un numero limitato di Stati membri ha messo in atto un quadro giuridico specifico che disciplina le piattaforme e i servizi di crowdfunding. Considerato il fatto che nell’attuazione del regolamento (UE) 2017/1129 alcuni Stati membri hanno fissato la soglia per esentare le offerte al pubblico di titoli dall’obbligo di pubblicazione del prospetto al di sotto dei 5 000 000 EUR e tenuto conto dello sforzo speciale che potrebbe essere sostenuto da tali Stati membri in termini di adeguamento della rispettiva legislazione nazionale e di garanzia dell’applicazione di una soglia unica a norma del presente regolamento, questo stesso regolamento dovrebbe prevedere una deroga temporanea non rinnovabile al fine di consentire agli Stati membri in questione di compiere tale rilevante sforzo. Tale deroga temporanea dovrebbe essere applicata per il minor tempo possibile onde arrecare meno perturbazioni possibili al funzionamento del mercato interno.

(18)

Per mantenere un livello elevato di tutela degli investitori, ridurre i rischi connessi al crowdfunding e assicurare un trattamento equo di tutti i clienti, i fornitori di servizi di crowdfunding dovrebbero mettere in atto una politica concepita per assicurare che i progetti sulle loro piattaforme siano selezionati in modo professionale, imparziale e trasparente, e che i servizi di crowdfunding siano forniti nello stesso modo.

(19)

Al fine di migliorare il servizio reso ai clienti, i fornitori di servizi di crowdfunding dovrebbero poter proporre a investitori individuali progetti di crowdfunding basati su uno o più parametri specifici o su indicatori di rischio, come il tipo o settore di attività commerciale o una valutazione del credito, che siano stati comunicati in anticipo al fornitore di servizi di crowdfunding dall’investitore. Tuttavia, l’autorizzazione ottenuta a norma del presente regolamento non dovrebbe concedere ai fornitori di servizi di crowdfunding il diritto di prestare servizi di gestione patrimoniale individuali o collettivi. Al fine di assicurare che ai potenziali investitori siano offerte opportunità di investimento su base neutrale, i fornitori di servizi di crowdfunding non dovrebbero pagare o accettare remunerazioni, sconti o benefici non monetari per il fatto di canalizzare gli ordini degli investitori verso una particolare offerta presente sulla loro piattaforma o su una piattaforma di terzi.

(20)

I modelli d’impresa che utilizzano processi automatizzati tramite cui i fondi sono assegnati automaticamente dal fornitore di servizi di crowdfunding ai progetti di crowdfunding secondo parametri e indicatori di rischio predeterminati dall’investitore, il cosiddetto «autoinvestimento», dovrebbero essere considerati come gestione individuale di portafogli di prestiti.

(21)

L’esistenza di strumenti di filtraggio su una piattaforma di crowdfunding autorizzata a norma del presente regolamento non dovrebbe essere considerata una consulenza in materia di investimenti a norma della direttiva 2014/65/UE nella misura in cui tali strumenti forniscono informazioni ai clienti in maniera neutrale senza che ciò costituisca una raccomandazione. Tali strumenti dovrebbero comprendere quelli che mostrano risultati basati su criteri relativi a caratteristiche meramente oggettive del prodotto. Le caratteristiche oggettive del prodotto nel contesto di una piattaforma di crowdfunding potrebbero essere criteri predefiniti del progetto, come il settore economico, lo strumento utilizzato e il tasso d’interesse o la categoria di rischio nei casi in cui vengono fornite informazioni sufficienti concernenti il metodo di calcolo. Analogamente, dovrebbero inoltre essere considerati criteri oggettivi i dati finanziari fondamentali calcolati senza alcun margine discrezionale.

(22)

Il presente regolamento mira ad agevolare gli investimenti diretti e a evitare la creazione di possibilità di arbitraggio regolamentare per gli intermediari finanziari disciplinati da altri atti normativi dell’Unione, in particolare dagli atti giuridici dell’Unione in materia di gestori di patrimoni. L’uso di strutture giuridiche, comprese le società veicolo, da frapporre tra il progetto di crowdfunding e gli investitori, dovrebbe pertanto essere disciplinato rigorosamente e consentito solo se giustificato dal fatto di permettere all’investitore di acquisire un interesse, per esempio, in un’attività illiquida o indivisibile tramite l’emissione di valori mobiliari da parte di una società veicolo.

(23)

Per una corretta gestione del rischio e per evitare eventuali conflitti d’interesse è essenziale assicurare un efficace sistema di governance. I fornitori di servizi di crowdfunding dovrebbero pertanto disporre di dispositivi di governance che assicurino un’efficace e prudente gestione. Le persone fisiche responsabili della loro gestione dovrebbero essere in possesso dei requisiti di onorabilità e di sufficienti conoscenze, competenze ed esperienza. I fornitori di servizi di crowdfunding dovrebbero inoltre istituire procedure volte a ricevere e trattare i reclami dei clienti.

(24)

I clienti sono esposti a rischi potenziali collegati ai fornitori di servizi di crowdfunding, in particolare rischi operativi. Al fine di proteggere i clienti da tali rischi, i fornitori di servizi di crowdfunding dovrebbero essere soggetti a requisiti prudenziali.

(25)

I fornitori di servizi di crowdfunding dovrebbero essere tenuti a elaborare piani di continuità operativa che affrontino i rischi connessi all’interruzione dell’attività di un fornitore di servizi di crowdfunding. Tali piani di continuità operativa dovrebbero includere disposizioni per la gestione delle funzioni critiche che, in funzione del modello di business del fornitore di servizi di crowdfunding, potrebbe includere disposizioni per la gestione continuativa dei prestiti in essere, la notifica ai clienti e il trasferimento delle modalità di custodia delle attività.

(26)

I fornitori di servizi di crowdfunding dovrebbero fungere da intermediari neutrali tra i clienti sulla piattaforma di crowdfunding. Al fine di evitare conflitti di interesse, è opportuno stabilire alcuni requisiti relativi ai fornitori di servizi di crowdfunding, ai loro azionisti, dirigenti e dipendenti e a qualsiasi persona fisica o giuridica collegata a questi da un legame di controllo. In particolare, ai fornitori di servizi di crowdfunding dovrebbe essere impedita qualsiasi partecipazione alle offerte di crowdfunding presenti sulle loro piattaforme. I principali azionisti, i dirigenti e dipendenti e qualsiasi persona fisica o giuridica collegata a questi da un legame di controllo non dovrebbero agire in qualità di titolari di progetti in relazione ai servizi di crowdfunding offerti sulle loro piattaforme. Tuttavia, a tali maggiori azionisti, dirigenti e dipendenti e persone fisiche o giuridiche non dovrebbe essere fatto divieto di agire in qualità di investitori nei progetti offerti sulle loro piattaforme, a condizione che siano in atto garanzie adeguate contro i conflitti di interesse.

(27)

Perché la prestazione di servizi di crowdfunding sia regolare ed efficiente, i fornitori di tali servizi dovrebbero essere autorizzati ad affidare qualsiasi funzione operativa, in tutto o in parte, a terzi, a condizione che l’esternalizzazione non pregiudichi la qualità dei controlli interni dei fornitori di servizi di crowdfunding o la vigilanza efficace dei fornitori di tali servizi. I fornitori di servizi di crowdfunding dovrebbero in ogni caso rimanere pienamente responsabili della conformità al presente regolamento delle attività esternalizzate.

(28)

I requisiti concernenti la custodia delle attività sono fondamentali per la tutela degli investitori che ricevono servizi di crowdfunding. I valori mobiliari o gli strumenti ammessi a fini di crowdfunding che possono essere registrati in un conto di strumenti finanziari o che possono essere fisicamente consegnati al depositario dovrebbero essere custoditi da un depositario qualificato, che è autorizzato in conformità della direttiva 2013/36/UE o 2014/65/UE. In funzione del tipo di attività da custodire, le attività saranno tenute in custodia, come nel caso dei valori mobiliari che possono essere registrati in un conto di strumenti finanziari o che possono essere fisicamente consegnati, oppure saranno soggette alla verifica della proprietà e alla registrazione. La custodia di valori mobiliari o di strumenti ammessi a fini di crowdfunding che conformemente al diritto nazionale sono solo registrati presso il titolare del progetto o il suo agente, come gli investimenti in società non quotate, o sono detenuti su un conto individuale segregato che un cliente potrebbe aprire direttamente con un depositario centrale di titoli, è considerata equivalente alla custodia delle attività da parte di depositari qualificati.

(29)

Dal momento che solo ai fornitori di servizi di pagamento è consentito fornire servizi di pagamento quali definiti nella direttiva (UE) 2015/2366 del Parlamento europeo e del Consiglio (7), l’autorizzazione a fornire servizi di crowdfunding non equivale a un’autorizzazione a fornire anche servizi di pagamento. È opportuno pertanto precisare che, qualora un fornitore di servizi di crowdfunding presti tali servizi di pagamento in relazione ai servizi di crowdfunding offerti, deve essere anche autorizzato come prestatore di servizi di pagamento conformemente alla direttiva (UE) 2015/2366. Tale requisito non pregiudica i soggetti autorizzati a norma della direttiva 2014/65/UE che svolgono un’attività di cui all’articolo 3 della direttiva (UE) 2015/2366 e che sono inoltre soggetti all’obbligo di notifica di cui all’articolo 37 della direttiva (UE) 2015/2366. Al fine di permettere l’adeguata vigilanza di queste attività, il fornitore di servizi di crowdfunding dovrebbe informare le autorità competenti del fatto che intende prestare esso stesso servizi di pagamento previa l’opportuna autorizzazione o se tali servizi saranno esternalizzati a una terza parte autorizzata.

(30)

La crescita e il buon funzionamento dei servizi transfrontalieri di crowdfunding richiedono che siano sviluppati su scala sufficientemente ampia e godano della fiducia del pubblico. È necessario pertanto fissare requisiti uniformi, proporzionati e direttamente applicabili in materia di autorizzazione dei fornitori di servizi di crowdfunding. La fissazione di requisiti relativi ai servizi di crowdfunding dovrebbe agevolarne la prestazione a livello transfrontaliero, ridurre i rischi operativi, e garantire un elevato livello di trasparenza e di tutela degli investitori.

(31)

Per garantire un’efficace vigilanza dei fornitori di servizi di crowdfunding, solo le persone giuridiche che hanno una sede effettiva e stabile nell’Unione, oltre alle risorse necessarie, dovrebbero poter chiedere l’autorizzazione in quanto fornitori di servizi di crowdfunding a norma del presente regolamento.

(32)

Come sottolineato nella relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio del 26 giugno 2017 sulla valutazione dei rischi di riciclaggio e finanziamento del terrorismo che incidono sul mercato interno e sono connessi ad attività transfrontaliere, i fornitori di servizi di crowdfunding possono essere esposti a tali rischi. Sarebbe pertanto opportuno prevedere garanzie al momento di definire le condizioni relative all’autorizzazione dei fornitori di servizi di crowdfunding e alla valutazione dell’onorabilità delle persone fisiche responsabili della loro gestione, anche limitando la prestazione dei servizi di pagamento a soggetti autorizzati sottoposti a prescrizioni in materia di antiriciclaggio e di lotta al finanziamento del terrorismo. Per rafforzare ulteriormente l’integrità del mercato prevenendo i rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, e tenendo conto dell’importo di fondi che possono essere raccolti con un’offerta di crowdfunding conformemente al presente regolamento, la Commissione dovrebbe valutare se sia necessario e proporzionato sottoporre i fornitori di servizi di crowdfunding all’obbligo di conformarsi al diritto nazionale di attuazione della direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento europeo e del Consiglio (8) in materia di riciclaggio e finanziamento del terrorismo e aggiungerli all’elenco dei soggetti obbligati ai fini di tale direttiva.

(33)

Per consentire ai fornitori di servizi di crowdfunding di operare a livello transfrontaliero senza che si trovino di fronte a normative divergenti e per facilitare così il finanziamento di progetti in tutta l’Unione da parte di investitori provenienti da diversi Stati membri, gli Stati membri non dovrebbero essere autorizzati a imporre prescrizioni supplementari ai fornitori di servizi di crowdfunding autorizzati ai sensi del presente regolamento.

(34)

Il processo di autorizzazione dovrebbe consentire alle autorità competenti di essere informate sui servizi che i potenziali fornitori di servizi di crowdfunding intendono offrire, comprese le piattaforme di crowdfunding che intendono gestire, di valutare la qualità della loro gestione e di valutare la loro organizzazione interna e le procedure predisposte al fine di garantire la conformità al presente regolamento.

(35)

Al fine di garantire un’adeguata vigilanza ed evitare oneri amministrativi sproporzionati, dovrebbe essere possibile per i soggetti autorizzati ai sensi della direttiva 2009/110/UE del Parlamento europeo e del Consiglio (9) o della direttiva 2013/36/UE, 2014/65/UE o (UE) 2015/2366, e che intendono fornire servizi di crowdfunding, detenere un’autorizzazione sia a norma di una di queste direttive che a norma del presente regolamento. In tali casi, si dovrebbe applicare una procedura di autorizzazione semplificata e le autorità competenti non dovrebbero chiedere la presentazione di documenti o elementi di prova che sono già a loro disposizione.

(36)

Per facilitare la trasparenza per gli investitori relativamente alla prestazione di servizi di crowdfunding, l’Autorità europea di vigilanza (Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati) istituita dal regolamento (UE) n. 1095/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio (10) (ESMA), dovrebbe istituire un registro pubblico e aggiornato di tutti i fornitori di servizi di crowdfunding autorizzati e di tutte le piattaforme di crowdfunding che operano nell’Unione conformemente al presente regolamento. Tale registro dovrebbe contenere informazioni su tutte le piattaforme di crowdfunding operative nell’Unione.

(37)

Un’autorizzazione ai sensi del presente regolamento dovrebbe essere revocata qualora il fornitore di servizi di crowdfunding non soddisfi più le condizioni alle quali è stata concessa l’autorizzazione. Le autorità competenti dovrebbero inoltre avere il potere di revocare un’autorizzazione a norma del presente regolamento qualora un fornitore di servizi di crowdfunding, o un terzo che agisce per suo conto, abbia perso la sua autorizzazione che gli consente di fornire servizi di pagamento a norma della direttiva (UE) 2015/2366 o servizi di investimento ai sensi della Direttiva 2014/65/UE, o qualora risulti che il fornitore di servizi di crowdfunding che è anche fornitore di servizi di pagamento, o suoi dirigenti, dipendenti o terzi che agiscono per suo conto, abbiano violato il diritto nazionale di attuazione della direttiva (UE) 2015/849.

(38)

Al fine di fornire un’ampia gamma di servizi ai propri clienti, al fornitore di servizi di crowdfunding autorizzato a norma del presente regolamento dovrebbe essere consentito di svolgere attività diverse dalla prestazione di servizi di crowdfunding contemplata da un’autorizzazione a norma del presente regolamento.

(39)

Al fine di garantire una chiara comprensione della natura dei servizi di crowdfunding e dei rischi, dei costi e degli oneri connessi a tali servizi, i fornitori di detti servizi dovrebbero offrire ai propri clienti informazioni corrette, chiare e non fuorvianti.

(40)

I fornitori di servizi di crowdfunding che offrono servizi di crowdfunding che consistono nell’agevolazione della concessione di prestiti dovrebbero mettere a disposizione di tutti i clienti talune informazioni rilevanti, quali i tassi di default dei prestiti.

(41)

I fornitori di servizi di crowdfunding che applicano punteggi di affidabilità creditizia ai progetti di crowdfunding o suggeriscono il prezzo delle offerte di crowdfunding dovrebbero rendere noti gli elementi fondamentali della metodologia da essi applicata. Il requisito concernente la divulgazione dei metodi di calcolo del punteggio di affidabilità creditizia, o di determinazione del prezzo o del tasso di interesse, non dovrebbe essere inteso nel senso di richiedere la divulgazione di informazioni commerciali sensibili o in modo da ostacolare l’innovazione.

(42)

Allo scopo di assicurare una tutela adeguata delle differenti categorie di investitori che partecipano a progetti di crowdfunding, facilitando nel contempo i flussi di investimento, il presente regolamento opera una distinzione tra investitori sofisticati e non sofisticati, e introduce livelli differenziati di salvaguardia a tutela degli investitori, appropriati per ciascuna di tali categorie. La distinzione tra investitori sofisticati e non sofisticati dovrebbe fondarsi sulla distinzione tra cliente professionale e cliente al dettaglio prevista dalla direttiva 2014/65/UE. Tuttavia, tale distinzione dovrebbe tener conto anche delle peculiarità del mercato del crowdfunding. In particolare, nel presente regolamento la distinzione tra investitori sofisticati e non sofisticati dovrebbe anche prendere in considerazione l’esperienza e le conoscenze dei potenziali investitori in materia di crowdfunding, che andrebbe rivalutata ogni due anni.

(43)

I prodotti finanziari commercializzati sulle piattaforme di crowdfunding non sono gli stessi dei prodotti di investimento o di risparmio tradizionali e non dovrebbero essere commercializzati come tali. Tuttavia, per garantire che i potenziali investitori non sofisticati comprendano il livello di rischio connesso agli investimenti di crowdfunding, i fornitori di servizi di crowdfunding dovrebbero essere tenuti a effettuare un test d’ingresso di verifica delle conoscenze dei potenziali investitori non sofisticati per accertare la loro comprensione di tali investimenti. I fornitori di servizi di crowdfunding dovrebbero avvertire esplicitamente i potenziali investitori non sofisticati che possiedono insufficienti conoscenze, competenze ed esperienza che i servizi di crowdfunding prestati potrebbero essere inappropriati per loro.

(44)

Dal momento che gli investitori sofisticati sono per definizione consapevoli dei rischi associati agli investimenti in progetti di crowdfunding, non c’è motivo di sottoporre tali investitori a un test d’ingresso di verifica delle conoscenze. Analogamente, non dovrebbe essere necessario imporre ai fornitori di servizi di crowdfunding di inviare avvertenze sui rischi agli investitori sofisticati.

(45)

Per accertare che gli investitori non sofisticati abbiano letto e compreso le esplicite avvertenze sui rischi loro inviate dal fornitore del servizio di crowdfunding, tali investitori dovrebbero riconoscere espressamente i rischi cui si espongono all’atto di investire in un progetto di crowdfunding. Al fine di mantenere un livello elevato di tutela degli investitori e dato che l’assenza di una tale accettazione indica una potenziale incomprensione dei rischi connessi, i fornitori di servizi di crowdfunding dovrebbero accettare solo gli investimenti degli investitori non sofisticati che hanno espressamente riconosciuto di aver ricevuto e compreso tali segnalazioni.

(46)

Alla luce del rischio associato ai progetti di crowdfunding, gli investitori non sofisticati dovrebbero evitare una sovraesposizione in relazione a tali progetti. Il rischio che delle somme inizialmente investite si possano perdere importi notevoli o addirittura la totalità è significativo. È opportuno pertanto fissare un importo massimo che gli investitori non sofisticati possono investire in un singolo progetto senza che siano previsti ulteriori strumenti di salvaguardia. Al contrario, gli investitori non sofisticati in possesso della necessaria esperienza, delle conoscenze o della capacità finanziaria, o di una combinazione di questi aspetti, non dovrebbero essere sottoposti al limite di tale importo massimo.

(47)

Per rafforzare la tutela degli investitori non sofisticati è necessario prevedere un periodo di riflessione durante il quale un potenziale investitore non sofisticato può revocare un’offerta di investimento o una manifestazione di interesse in una specifica offerta di crowdfunding senza dare una motivazione e senza incorrere in penali. Ciò è necessario per evitare una situazione in cui, accettando un’offerta di crowdfunding, un potenziale investitore non sofisticato accetti così anche un’offerta a stipulare un contratto giuridicamente vincolante, senza alcuna possibilità di recedere in un adeguato periodo di tempo. Il periodo di riflessione non è necessario quando un potenziale investitore non sofisticato può esprimere un interesse in una determinata offerta di crowdfunding senza per questo essere vincolato a un contratto, tranne nella situazione in cui tale offerta di investimento è effettuata o tale manifestazione di interesse è espressa in prossimità della data di scadenza prevista dell’offerta o della data di raggiungimento dell’obiettivo di finanziamento. I fornitori di servizi di crowdfunding dovrebbero garantire che prima della scadenza del periodo di riflessione nessuna somma sia prelevata dall’investitore né sia trasferita al titolare del progetto.

(48)

Visti i possibili effetti del diritto di revoca di un’offerta di investimento o di una manifestazione di interesse durante un periodo di riflessione sui costi connessi con la raccolta di capitali attraverso piattaforme di crowdfunding, la Commissione dovrebbe valutare, nell’ambito della relazione di cui al presente regolamento, se occorra accorciare il periodo di riflessione per consentire una procedura di raccolta dei capitali più efficace senza nuocere alla tutela degli investitori.

(49)

La direttiva 97/9/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (11) riguarda i crediti derivanti dall’incapacità di un’impresa di investimento di rimborsare i fondi dovuti o appartenenti agli investitori e detenuti per loro conto in relazione a operazioni d’investimento, ovvero della sua incapacità di restituire agli investitori gli strumenti loro appartenenti, detenuti, amministrati o gestiti per loro conto in relazione a operazioni d’investimento. Considerato che la custodia delle attività connessa con i servizi di crowdfunding forniti da un’impresa di investimento che è anche autorizzata ai sensi della direttiva 2014/65/UE non comporta la prestazione di servizi di investimento ai sensi dell’articolo 4, paragrafo 1, punto 2, di tale direttiva, gli investitori non sofisticati dovrebbero essere informati attraverso la scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento che la tutela offerta dai sistemi di indennizzo degli investitori non si applica a valori mobiliari o strumenti ammessi a fini di crowdfunding acquisiti tramite la piattaforma di crowdfunding. Inoltre, la prestazione di servizi di crowdfunding da parte di tale fornitore di servizi di crowdfunding non dovrebbe essere considerata una raccolta di depositi ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, punto 3, della direttiva 2014/49/UE del Parlamento europeo e del Consiglio (12).

(50)

Il presente regolamento definisce il contenuto della scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento fornita ai potenziali investitori dai fornitori di servizi di crowdfunding per ciascuna offerta di crowdfunding al fine di consentire loro di prendere una decisione di investimento informata. Tale scheda dovrebbe avvertire i potenziali investitori del fatto che il quadro di investimento all’interno del quale si muovono comporta rischi che non sono coperti né dai sistemi di garanzia dei depositi, istituiti a norma della direttiva 2014/49/UE, né dai sistemi di indennizzo degli investitori, istituiti a norma della direttiva 97/9/CE.

(51)

La scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento dovrebbe rispecchiare le caratteristiche specifiche del crowdfunding basato sul prestito e di quello basato sull’investimento. A tal fine dovrebbero essere prescritti indicatori specifici e pertinenti. La scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento dovrebbe anche tener conto, se disponibili, delle caratteristiche specifiche e dei rischi associati ai titolari di progetti, e dovrebbe concentrarsi sulle informazioni significative circa i titolari di progetti, i diritti degli investitori e le commissioni a loro carico, la tipologia di valori mobiliari offerti, gli strumenti ammessi a fini di crowdfunding e i prestiti offerti. La scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento dovrebbe essere redatta dai titolari di progetti, poiché sono i titolari di progetti che si trovano nella posizione migliore per fornire le informazioni che vi devono essere incluse. Tuttavia, poiché sono i fornitori di servizi di crowdfunding che hanno la responsabilità di fornire le informazioni chiave sull’investimento ai potenziali investitori, sono i fornitori di servizi di crowdfunding che dovrebbero garantire che la scheda sia chiara, corretta e completa.

(52)

I fornitori di servizi di crowdfunding dovrebbero avere la possibilità di presentare informazioni aggiuntive rispetto a quelle prescritte per la scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento elaborata dal titolare del progetto. Tuttavia, tali informazioni dovrebbero essere complementari e coerenti con le altre informazioni presentate nella scheda.

(53)

Qualora un fornitore di servizi di crowdfunding individui un’omissione, errore o imprecisione nella scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento che potrebbero avere ripercussioni significative sul rendimento atteso dell’investimento, tale fornitore di servizi di crowdfunding dovrebbe segnalare tempestivamente tale omissione, errore o imprecisione al titolare del progetto, il quale dovrebbe integrare o correggere tali informazioni. Qualora non si proceda a tale integrazione o correzione, il fornitore di servizi di crowdfunding dovrebbe, in determinate situazioni, sospendere o addirittura cancellare l’offerta di crowdfunding.

(54)

Per garantire alle start-up e alle PMI un accesso agevole e rapido ai mercati dei capitali, ridurne i costi di finanziamento ed evitare ritardi e costi per i fornitori di servizi di crowdfunding, per la scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento non dovrebbe sussistere l’obbligo di approvazione da parte di un’autorità competente.

(55)

Qualora consentito dal diritto nazionale, un fornitore di servizi di crowdfunding dovrebbe poter trasferire la titolarità delle azioni in un progetto di crowdfunding basato sull’investimento aggiornando la sua piattaforma d’informazione. Per favorire la trasparenza e il flusso di informazioni, i fornitori di servizi di crowdfunding dovrebbero poter permettere ai clienti che hanno investito attraverso le loro piattaforme di crowdfunding di pubblicizzare in una bacheca elettronica sulla loro piattaforma di crowdfunding il loro interesse per l’acquisto o la vendita di prestiti, di valori mobiliari o di strumenti ammessi a fini di crowdfunding inizialmente offerti sulla stessa piattaforma di crowdfunding, purché la bacheca elettronica non faccia incontrare gli interessi di acquisto o di vendita di diverse parti terze in maniera tale da dar luogo a un contratto a seguito di detta pubblicità. La bacheca elettronica messa a disposizione da un fornitore di servizi di crowdfunding non dovrebbe pertanto comprendere un sistema interno di abbinamento che esegue gli ordini dei clienti su base multilaterale a meno che, in relazione ai valori mobiliari, il fornitore di servizi di crowdfunding abbia anche un’autorizzazione separata quale impresa di investimento, ai sensi dell’articolo 5 della direttiva 2014/65/UE, o quale mercato regolamentato, ai sensi dell’articolo 44 della medesima direttiva. I fornitori di servizi di crowdfunding che non abbiano tale autorizzazione in relazione ai valori mobiliari dovrebbero comunicare chiaramente agli investitori che non accettano la ricezione di ordini ai fini dell’acquisto o della vendita di contratti relativi a investimenti inizialmente effettuati sulla piattaforma di crowdfunding, che qualunque attività di acquisto o di vendita sulla loro piattaforma di crowdfunding avviene a discrezione e sotto la responsabilità dell’investitore e che non operano una sede di negoziazione ai sensi della direttiva 2014/65/UE.

(56)

Per favorire la trasparenza e assicurare la corretta documentazione delle comunicazioni con i clienti, i fornitori di servizi di crowdfunding dovrebbero tenere tutta la documentazione opportuna relativa ai servizi e alle operazioni che svolgono.

(57)

Al fine di garantire un trattamento equo e non discriminatorio dei clienti, i fornitori di servizi di crowdfunding che promuovono i propri servizi tramite comunicazioni di marketing dovrebbero fornire informazioni corrette, chiare e non fuorvianti.

(58)

Per garantire una maggiore certezza giuridica ai fornitori di servizi di crowdfunding che operano in tutta l’Unione e assicurare un accesso al mercato più agevole, è opportuno pubblicare online le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative nazionali che disciplinano in modo specifico le comunicazioni di marketing dei fornitori di servizi di crowdfunding e che sono applicabili negli Stati membri, e una sintesi delle stesse in una lingua comunemente utilizzata negli ambienti della finanza internazionale. A tal fine, l’ESMA e le autorità competenti dovrebbero tenere aggiornati i propri siti web.

(59)

Per favorire una migliore comprensione della portata delle divergenze a livello regolamentare tra gli Stati membri relativamente alle norme applicabili alle comunicazioni di marketing, le autorità competenti dovrebbero fornire all’ESMA una relazione annuale dettagliata sulle loro azioni volte a far rispettare la normativa in tale settore.

(60)

Al fine di evitare inutili costi e oneri amministrativi per la prestazione transfrontaliera di servizi di crowdfunding, le comunicazioni di marketing non dovrebbero essere soggette a obblighi di traduzione qualora siano fornite in almeno una delle lingue ufficiali dello Stato membro in cui sono diffuse o in una lingua accettata dalle autorità competenti di tale Stato membro.

(61)

Per garantire procedure di vigilanza e di autorizzazione efficaci, gli Stati membri dovrebbero definire i compiti e le funzioni che spettano alle autorità competenti, a norma del presente regolamento. Al fine di agevolare una cooperazione amministrativa transfrontaliera efficace, ciascuno Stato membro dovrebbe designare un punto di contatto unico incaricato di gestire le comunicazioni con l’ESMA e le autorità competenti nell’Unione.

(62)

Dal momento che l’attribuzione di strumenti, poteri e risorse efficaci alle autorità competenti garantisce l’efficacia della vigilanza, il presente regolamento dovrebbe prevedere una serie minima di poteri di vigilanza e di indagine, che dovrebbero essere conferiti alle autorità competenti conformemente al diritto nazionale. Tali poteri dovrebbero essere esercitati, ove il diritto nazionale lo richieda, previa richiesta alle competenti autorità giudiziarie. Nell’esercizio dei loro poteri ai sensi del presente regolamento l’ESMA le autorità competenti dovrebbero agire con obiettività e imparzialità e restare autonome nelle loro decisioni.

(63)

Ai fini dell’individuazione di violazioni del presente regolamento, è necessario che le autorità competenti possano avere accesso ai locali, tranne le abitazioni private delle persone fisiche, al fine di sequestrare documenti. L’accesso a tali locali è necessario quando vi sia il ragionevole sospetto che documenti e altri dati connessi all’oggetto dell’ispezione o indagine esistano e possano essere pertinenti per dimostrare la violazione del presente regolamento. L’accesso a tali locali è altresì necessario quando la persona fisica o giuridica cui è già stato chiesto di fornire l’informazione non ha dato seguito alla richiesta, oppure quando vi sono buone ragioni di ritenere che, se anche si formulasse una richiesta di informazioni, a essa non sarebbe dato seguito o che i documenti o le informazioni a cui la richiesta si riferisce sarebbero rimossi, manomessi o distrutti.

(64)

Al fine di garantire che i requisiti di cui al presente regolamento siano soddisfatti, è importante che gli Stati membri adottino i provvedimenti necessari a far sì che le violazioni del presente regolamento siano soggette a sanzioni amministrative e altre misure amministrative adeguate. Tali sanzioni e misure dovrebbero essere effettive, proporzionate e dissuasive e assicurare un approccio comune negli Stati membri e un effetto deterrente. Il presente regolamento non dovrebbe limitare la facoltà degli Stati membri di prevedere livelli più elevati di sanzioni amministrative.

(65)

Per avere un effetto deterrente sul pubblico, le decisioni che irrogano sanzioni amministrative o altre misure amministrative adottate dalle autorità competenti dovrebbero essere pubblicate, a meno che l’autorità competente ritenga necessario optare per una pubblicazione in forma anonima, rinviare la pubblicazione o non pubblicare affatto.

(66)

Gli Stati membri, pur potendo prevedere norme in materia di sanzioni amministrative e penali per le stesse violazioni, non dovrebbero essere tenuti a prevedere norme in materia di sanzioni amministrative per le violazioni del presente regolamento che sono già disciplinate dal diritto penale nazionale. Tuttavia, il mantenimento delle sanzioni penali in luogo delle sanzioni amministrative per le violazioni del presente regolamento non dovrebbe ridurre o incidere altrimenti sulla capacità delle autorità competenti di cooperare, accedere o scambiare informazioni in maniera tempestiva con le autorità competenti degli altri Stati membri ai fini del presente regolamento, anche dopo che le autorità giudiziarie competenti per l’azione penale siano state investite delle pertinenti violazioni.

(67)

Poiché la scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento è concepita in funzione delle caratteristiche specifiche dell’offerta di crowdfunding e delle esigenze di informazione degli investitori, le offerte di crowdfunding a norma del presente regolamento dovrebbero essere esentate all’obbligo di pubblicazione del prospetto a norma del regolamento (UE) 2017/1129 e tale regolamento dovrebbe essere modificato di conseguenza.

(68)

Le segnalazioni di eventuali irregolarità possono portare nuove informazioni all’attenzione delle autorità competenti utili al fine di individuare le violazioni del presente regolamento e di infliggere sanzioni. Il presente regolamento dovrebbe pertanto garantire l’esistenza di modalità adeguate per consentire agli informatori di segnalare violazioni effettive o potenziali del presente regolamento alle autorità competenti, e proteggerli da ritorsioni. Ciò dovrebbe essere fatto modificando la direttiva (UE) 2019/1937 del Parlamento europeo e del Consiglio (13) al fine di renderla applicabile alle violazioni del presente regolamento.

(69)

Al fine di precisare i requisiti del presente regolamento, è opportuno delegare alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all’articolo 290 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) riguardo al periodo di transizione per quanto riguarda i servizi di crowdfunding forniti conformemente al diritto nazionale. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti, nel rispetto dei principi stabiliti nell’accordo interistituzionale «Legiferare meglio» del 13 aprile 2016 (14). In particolare, al fine di garantire la parità di partecipazione alla preparazione degli atti delegati, il Parlamento europeo e il Consiglio ricevono tutti i documenti contemporaneamente agli esperti degli Stati membri, e i loro esperti hanno sistematicamente accesso alle riunioni dei gruppi di esperti della Commissione incaricati della preparazione di tali atti delegati.

(70)

Al fine di promuovere l’applicazione coerente del presente regolamento, ivi compresa una tutela adeguata degli investitori e dei consumatori in tutta l’Unione, è opportuno elaborare norme tecniche. Sarebbe efficiente e opportuno incaricare l’ESMA e l’Autorità europea di vigilanza (Autorità bancaria europea) istituita dal regolamento (UE) n. 1093/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio (15) (ABE), in quanto organismi con una competenza altamente specializzata, dell’elaborazione di progetti di norme tecniche di regolamentazione che non comportino scelte politiche, da presentare alla Commissione.

(71)

Alla Commissione dovrebbe essere conferito il potere di adottare norme tecniche di regolamentazione elaborate dall’ESMA e dall’ABE in merito ai seguenti aspetti: gestione individuale di portafogli di prestiti, trattamento dei reclami, conflitti di interessi, autorizzazione come fornitore di servizi di crowdfunding, informazione ai clienti, pubblicazione del tasso di default, test d’ingresso di verifica delle conoscenze e simulazione della capacità di sostenere perdite, scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento e cooperazione tra autorità competenti. La Commissione dovrebbe adottare tali norme tecniche di regolamentazione mediante atti delegati a norma dell’articolo 290 TFUE e conformemente agli articoli da 10 a 14 dei regolamenti (UE) n. 1093/2010 e (UE) n. 1095/2010.

(72)

Alla Commissione dovrebbe anche essere conferito il potere di adottare norme tecniche di attuazione elaborate dall’ESMA per quanto riguarda la comunicazione da parte dei fornitori di servizi di crowdfunding, la pubblicazione delle disposizioni nazionali relative alle prescrizioni concernenti il marketing e la cooperazione tra autorità competenti e con l’ESMA. La Commissione dovrebbe adottare tali norme tecniche di attuazione mediante atti di esecuzione a norma dell’articolo 291 TFUE e conformemente all’articolo 15 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

73)

Il trattamento dei dati personali effettuato nell’ambito del presente regolamento, quali lo scambio o la trasmissione di dati personali da parte delle autorità competenti, dovrebbe essere effettuato conformemente al regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio (16) e lo scambio o la trasmissione di informazioni da parte dell’ESMA dovrebbero essere effettuati conformemente al regolamento (UE) 2018/1725 del Parlamento europeo e del Consiglio (17).

(74)

Poiché gli obiettivi del presente regolamento, vale a dire far fronte alla frammentazione del quadro giuridico applicabile ai servizi di crowdfunding al fine di garantire il corretto funzionamento del mercato interno di questi servizi, rafforzare nel contempo la tutela degli investitori e l’efficienza del mercato e contribuire alla creazione dell’Unione dei mercati dei capitali, non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri, ma possono essere conseguiti meglio a livello di Unione, quest’ultima può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall’articolo 5 del trattato sull’Unione europea. Il presente regolamento si limita a quanto è necessario per conseguire tali obiettivi in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.

(75)

La data di applicazione del presente regolamento dovrebbe essere rinviata per allinearla con la data di applicazione delle norme nazionali che recepiscono la direttiva (UE) 2020/1504 del Parlamento europeo e del Consiglio (18) che esclude dall’applicazione della direttiva 2014/65/UE i fornitori di servizi di crowdfunding che rientrano nell’ambito di applicazione del presente regolamento.

(76)

Ai fini della certezza del diritto e nella prospettiva che le norme nazionali siano sostituite dalle norme di cui al presente regolamento per quanto riguarda le tipologie di servizi di crowdfunding che sono ora inclusi nell’ambito di applicazione del presente regolamento, è opportuno prevedere disposizioni transitorie che consentano alle persone che offrono detti servizi di crowdfunding in conformità del diritto nazionale che precede l’applicazione del presente regolamento di adeguare le loro attività commerciali alle norme previste dal presente regolamento e di disporre di tempo sufficiente per chiedere un’autorizzazione ai sensi dello stesso. Tali persone dovrebbero pertanto poter continuare a prestare i servizi di crowdfunding che sono inclusi nell’ambito di applicazione del presente regolamento, in conformità del diritto nazionale applicabile fino al 10 novembre 2022. Durante il periodo di transizione gli Stati membri possono istituire procedure speciali per consentire alle persone giuridiche che sono state autorizzate ai sensi del diritto nazionale a prestare i servizi di crowdfunding inclusi nell’ambito di applicazione del presente regolamento di convertire le loro autorizzazioni nazionali in autorizzazioni ai sensi del presente regolamento, purché i fornitori di servizi di crowdfunding soddisfino i requisiti di cui al presente regolamento.

(77)

I fornitori di servizi di crowdfunding che non hanno ottenuto un’autorizzazione in conformità del presente regolamento entro il 10 novembre 2022 non dovrebbero più pubblicare alcuna nuova offerta di crowdfunding dopo tale data. Allo scopo di evitare una situazione in cui la raccolta dell’obiettivo di capitale per un determinato progetto di crowdfunding non sia completata entro il 10 novembre 2022, le richieste di finanziamento dovrebbero essere chiuse entro tale data. Tuttavia, dopo il 10 novembre 2022 la gestione dei contratti in essere, ivi compresa la raccolta e il trasferimento dei crediti, la messa a disposizione di servizi di custodia delle attività o lo svolgimento di operazioni societarie, può continuare in conformità del diritto nazionale applicabile.

(78)

Il presente regolamento rispetta i diritti fondamentali e osserva i principi sanciti in particolare dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Pertanto, il presente regolamento dovrebbe essere interpretato e applicato conformemente a tali diritti e principi.

(79)

Il Garante europeo per la protezione dei dati è stato consultato conformemente all’articolo 42, paragrafo 1, del regolamento (UE) 2018/1725,

HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

CAPO I

Disposizioni generali

Articolo 1

Oggetto, ambito d’applicazione ed esenzioni

1.   Il presente regolamento stabilisce requisiti uniformi per la prestazione di servizi di crowdfunding, per l’organizzazione, l’autorizzazione e la vigilanza dei fornitori di servizi di crowdfunding, per il funzionamento delle piattaforme di crowdfunding, nonché per quanto concerne la trasparenza e le comunicazioni di marketing in relazione alla prestazione di servizi di crowdfunding nell’Unione.

2.   Il presente regolamento non si applica a:

a)

servizi di crowdfunding forniti a titolari di progetti che sono consumatori, quali definiti all’articolo 3, lettera a), della direttiva 2008/48/CE («consumatore»: una persona fisica che, nell’ambito delle transazioni disciplinate dalla presente direttiva, agisce per scopi estranei alla sua attività commerciale o professionale;);

b)

altri servizi connessi a quelli definiti nell’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), forniti conformemente al diritto nazionale;

c)

offerte di crowdfunding superiori a un importo di 5 000 000 di EUR, che devono essere calcolate su un periodo di 12 mesi come somma di:

i)

il corrispettivo totale delle offerte di valori mobiliari e strumenti ammessi a fini di crowdfunding quali definiti all’articolo 2, paragrafo 1, lettere m) e n), del presente regolamento, e gli importi raccolti tramite prestiti su una piattaforma di crowdfunding da parte di un determinato titolare di progetti; e

ii)

il corrispettivo totale delle offerte al pubblico di valori mobiliari da parte del titolare di progetti di cui al punto i) in qualità di offerente ai sensi dell’esenzione di cui all’articolo 1, paragrafo 3, o all’articolo 3, paragrafo 2, del regolamento (UE) 2017/1129.

3.   A meno che un fornitore di servizi di crowdfunding, un titolare di progetti o un investitore non sia autorizzato come ente creditizio conformemente all’articolo 8 della direttiva 2013/36/UE, gli Stati membri non applicano i requisiti nazionali di attuazione dell’articolo 9, paragrafo 1, di tale direttiva e garantiscono che il diritto nazionale non richieda un’autorizzazione come enti creditizi o altre autorizzazioni, esenzioni o dispense individuali in relazione alla prestazione di servizi di crowdfunding nei casi seguenti:

a)

per i titolari di progetti che, in relazione a prestiti intermediati dal fornitore di servizi di crowdfunding, accettano fondi dagli investitori; oppure

b)

per gli investitori che concedono ai titolari di progetti prestiti intermediati dal fornitore di servizi di crowdfunding.

Articolo 2

Definizioni

1.   Ai fini del presente regolamento si applicano le seguenti definizioni:

a)

«servizio di crowdfunding», l’abbinamento tra gli interessi a finanziare attività economiche di investitori e titolari di progetti tramite l’utilizzo di una piattaforma di crowdfunding, che consiste in una delle seguenti attività:

i)

intermediazione nella concessione di prestiti;

ii)

collocamento senza impegno irrevocabile, di cui all’allegato I, sezione A, punto 7), della direttiva 2014/65/UE  (Collocamento di strumenti finanziari senza impegno irrevocabile)., di valori mobiliari e strumenti ammessi a fini di crowdfunding emessi da titolari di progetti o società veicolo, e ricezione e trasmissione degli ordini di clienti, di cui al punto 1 di detta sezione, relativamente a tali valori mobiliari e strumenti ammessi a fini di crowdfunding;

b)

«prestito», un accordo ai sensi del quale un investitore mette a disposizione di un titolare di progetti un importo di denaro convenuto per un periodo di tempo concordato e in base al quale il titolare di progetti assume un obbligo incondizionato di rimborsare tale importo all’investitore, unitamente agli interessi maturati, secondo il piano di rimborso concordato;

c)

«gestione individuale di portafogli di prestiti», la ripartizione, da parte di un fornitore di servizi di crowdfunding, di un importo prestabilito di fondi di un investitore, che è un prestatore originario, a uno o più progetti di crowdfunding sulla sua piattaforma di crowdfunding conformemente a un mandato individuale conferito dall’investitore su base discrezionale per ciascun investitore;

d)

«piattaforma di crowdfunding», un sistema informatico pubblicamente accessibile basato su internet, gestito o amministrato da un fornitore di servizi di crowdfunding;

e)

«fornitore di servizi di crowdfunding» una persona giuridica che presta servizi di crowdfunding;

f)

«offerta di crowdfunding», una comunicazione da parte di un fornitore di servizi di crowdfunding, in qualsiasi forma e con qualsiasi mezzo, che presenti sufficienti informazioni sulle condizioni dell’offerta e sul progetto di crowdfunding oggetto dell’offerta, così da mettere un investitore in condizione di investire nel progetto di crowdfunding;

g)

«cliente», ogni investitore o titolare di progetti, reale o potenziale, a cui un fornitore di servizi di crowdfunding presta o intende prestare servizi di crowdfunding;

h)

«titolare di progetti», ogni persona fisica o giuridica che persegue l’obiettivo di reperire fondi tramite una piattaforma di crowdfunding;

i)

«investitore», ogni persona fisica o giuridica che, tramite una piattaforma di crowdfunding, concede prestiti o acquisisce valori mobiliari o strumenti ammessi a fini di crowdfunding;

j)

«investitore sofisticato», ogni persona fisica o giuridica che è un cliente professionale ai sensi dell’allegato II, sezione I, punto 1, 2, 3 o 4, della direttiva 2014/65/UE (Sono considerati clienti professionali per tutti i servizi e gli strumenti di investimento ai fini della presente direttiva:

1)

i soggetti che sono tenuti ad essere autorizzati o regolamentati per operare nei mercati finanziari. Si intendono inclusi nell’elenco sottostante tutti i soggetti autorizzati che svolgono le attività caratteristiche dei soggetti menzionati, che si tratti di soggetti autorizzati da uno Stato membro a norma di una direttiva europea, di soggetti autorizzati o regolamentati da uno Stato membro senza riferimento ad una direttiva europea o di soggetti autorizzati o regolamentati da un paese terzo:

a)

enti creditizi;

b)

imprese di investimento;

c)

altri istituti finanziari autorizzati o regolamentati;

d)

imprese di assicurazione;

e)

organismi di investimento collettivo e società di gestione di tali organismi;

f)

fondi pensione e società di gestione di tali fondi;

g)

negoziatori per conto proprio di merci e strumenti derivati su merci;

h)

singoli membri di una borsa;

i)

altri investitori istituzionali;

2)

le imprese di grandi dimensioni che ottemperano, a livello di singola società, ad almeno due dei seguenti criteri dimensionali:

—   totale di bilancio: EUR 20 000 000

—   fatturato netto: EUR 40 000 000

—   fondi propri: EUR 2 000 000

3)

i governi nazionali e regionali, compresi gli enti pubblici incaricati della gestione del debito pubblico a livello nazionale o regionale, le banche centrali, le istituzioni internazionali e sovranazionali come la Banca mondiale, l’FMI, la BCE, la BEI e altre organizzazioni internazionali analoghe;

4)

altri investitori istituzionali la cui attività principale è investire in strumenti finanziari, compresi gli enti dediti alla cartolarizzazione di attivi o altre operazioni finanziarie.)

o ogni persona fisica o giuridica che ha l’approvazione del fornitore di servizi di crowdfunding conformemente ai criteri e secondo la procedura di cui all’allegato II del presente regolamento;

k)

«investitore non sofisticato», un investitore che non è un investitore sofisticato;

l)

«progetto di crowdfunding», la o le attività commerciali per le quali il titolare di progetti persegue l’obiettivo di ottenere finanziamenti tramite l’offerta di crowdfunding;

m)

«valori mobiliari», valori mobiliari quali definiti all’articolo 4, paragrafo 1, punto 44, della direttiva 2014/65/UE («valori mobiliari»: categorie di valori, esclusi gli strumenti di pagamento, che possono essere negoziati nel mercato dei capitali, ad esempio:

a)

azioni di società e altri titoli equivalenti ad azioni di società, di partnership o di altri soggetti e certificati di deposito azionario;

b)

obbligazioni e altri titoli di debito, compresi i certificati di deposito relativi a tali titoli;

c)

qualsiasi altro valore mobiliare che permetta di acquisire o di vendere tali valori mobiliari o che comporti un regolamento a pronti determinato con riferimento a valori mobiliari, valute, tassi di interesse o rendimenti, merci o altri indici o misure );

n)

«strumenti ammessi a fini di crowdfunding», per ciascuno Stato membro, le azioni di una società privata a responsabilità limitata che non sono soggette a restrizioni che di fatto ne impedirebbero il trasferimento, comprese restrizioni relative alle modalità di offerta o pubblicizzazione di tali azioni;

o)

«comunicazione di marketing», ogni informazione o comunicazione trasmessa da un fornitore di servizi di crowdfunding a un potenziale investitore o a un potenziale titolare di progetti circa i propri servizi diversa dalle informazioni destinate agli investitori previste dal presente regolamento;

p)

«supporto durevole», uno strumento che consente di memorizzare le informazioni in modo che possano essere agevolmente recuperate per un periodo di tempo adeguato ai fini cui esse sono destinate, e che consente la riproduzione immutata delle informazioni memorizzate;

q)

«società veicolo» o «SPV», soggetto creato unicamente per, o che persegue unicamente lo scopo di realizzare, un’operazione di cartolarizzazione ai sensi dell’articolo 1, punto 2, del regolamento (UE) n. 1075/2013 della Banca centrale europea (19);

r)

«autorità competente», la o le autorità designate da uno Stato membro in conformità dell’articolo 29.

2.   Fatta salva la possibilità che le azioni di una società privata a responsabilità limitata rientrino nella definizione di valori mobiliari di cui al paragrafo 1, lettera m), le autorità competenti che hanno concesso l’autorizzazione al fornitore di servizi di crowdfunding possono consentire l’uso di tali azioni ai fini del presente regolamento purché soddisfino le condizioni per gli strumenti ammessi a fini di crowdfunding di cui al paragrafo 1, lettera n).

3.   Le autorità competenti informano l’ESMA con cadenza annuale riguardo ai tipi di società private a responsabilità limitata e le relative azioni offerte e che rientrano nell’ambito di applicazione del presente regolamento, con riferimento al diritto nazionale applicabile.

L’ESMA rende accessibili al pubblico le informazioni di cui al primo comma, senza indebito ritardo sul proprio sito web.

4.   Per i primi due anni di applicazione del presente regolamento l’ESMA raccoglie con cadenza annuale le schede contenenti le informazioni chiave sull’investimento elaborate dai titolari di progetti che hanno emesso strumenti ammessi a fini di crowdfunding. L’ESMA raffronta le informazioni di cui all’allegato I, parte F, lettere b) e c), come fornite nelle schede con le informazioni fornite dagli Stati membri a norma del paragrafo 3 del presente articolo. L’ESMA trasmette tale confronto alla Commissione, che lo include nella relazione di cui all’articolo 45.

CAPO II

Prestazione di servizi di crowdfunding e requisiti organizzativi e operativi per I fornitori di servizi di crowdfunding

Articolo 3

Prestazione di servizi di crowdfunding

1.   I servizi di crowdfunding possono essere forniti solo da persone giuridiche stabilite nell’Unione e autorizzate come fornitori di servizi di crowdfunding conformemente all’articolo 12.

2.   I fornitori di servizi di crowdfunding agiscono in modo onesto, equo e professionale e nel migliore interesse dei loro clienti.

3.   I fornitori di servizi di crowdfunding non pagano né accettano remunerazioni, sconti o benefici non monetari per l’attività di canalizzare gli ordini degli investitori verso una particolare offerta di crowdfunding presente sulla loro piattaforma di crowdfunding o verso una particolare offerta di crowdfunding presentata su una piattaforma di crowdfunding di terzi.

4.   I fornitori di servizi di crowdfunding possono proporre a investitori individuali progetti di crowdfunding determinati che corrispondono a uno o più parametri o indicatori di rischio specifici scelti dall’investitore. Qualora l’investitore desideri effettuare un investimento nei progetti di crowdfunding proposti, esamina e prende esplicitamente una decisione di investimento in relazione a ciascuna offerta individuale di crowdfunding.

I fornitori di servizi di crowdfunding che offrono servizi di gestione individuale di portafogli di prestiti lo fanno rispettando i parametri indicati dagli investitori e adottano tutte le misure necessarie per ottenere il miglior risultato possibile per tali investitori. I fornitori di servizi di crowdfunding comunicano agli investitori il processo decisionale per l’esecuzione del mandato discrezionale ricevuto.

5.   In deroga al paragrafo 4, primo comma, i fornitori di servizi di crowdfunding che prestano servizi di gestione individuale di portafogli di prestiti possono agire discrezionalmente per conto dei rispettivi investitori nell’ambito dei parametri concordati senza che gli investitori siano tenuti a esaminare e prendere una decisione di investimento in relazione a ciascuna offerta individuale di crowdfunding.

6.   Qualora per la prestazione di servizi di crowdfunding si ricorra a una società veicolo, deve essere offerta una sola attività illiquida o indivisibile tramite tale società veicolo. Tale prescrizione si applica su base look-through all’attività sottostante illiquida o indivisibile detenuta da strutture finanziarie o giuridiche possedute o controllate in tutto o in parte dalla società veicolo. La decisione di assumere un’esposizione rispetto a tale attività sottostante compete esclusivamente agli investitori.

Articolo 4

Gestione efficace e prudente

1.   L’organo di gestione di un fornitore di servizi di crowdfunding definisce e sorveglia l’applicazione di politiche e procedure adeguate che garantiscano una gestione efficace e prudente, comprese la separazione delle funzioni, la continuità operativa e la prevenzione dei conflitti di interesse, in modo tale da promuovere l’integrità del mercato e gli interessi dei propri clienti.

2.   L’organo di gestione di un fornitore di servizi di crowdfunding definisce e sorveglia l’applicazione di sistemi e controlli adeguati a valutare i rischi connessi ai prestiti intermediati sulla piattaforma di crowdfunding.

Un fornitore di servizi di crowdfunding che fornisce una gestione individuale dei portafogli di prestiti assicura di disporre di sistemi e controlli adeguati per la gestione del rischio e della modellistica finanziaria in relazione a tale prestazione di servizi ed è conforme alle prescrizioni di cui all’articolo 6, paragrafi da 1 a 3.

3.   L’organo di gestione di un fornitore di servizi di crowdfunding esamina almeno una volta ogni due anni, tenendo conto della natura, della portata e della complessità dei servizi di crowdfunding prestati, i presidi prudenziali di cui all’articolo 12, paragrafo 2, lettera h), e il piano di continuità operativa di cui all’articolo 12, paragrafo 2, lettera j).

4.   Qualora un fornitore di servizi di crowdfunding stabilisca il prezzo di un’offerta di crowdfunding, deve:

a)

effettuare, prima della presentazione dell’offerta di crowdfunding, una ragionevole valutazione del rischio di credito del progetto di crowdfunding o del titolare del progetto, considerando anche il rischio che il titolare del progetto non effettui, in caso di prestito, obbligazione o altre forme di titoli di debito, uno o più rimborsi entro la scadenza;

b)

basare la valutazione del rischio di credito di cui alla lettera a) su informazioni sufficienti, ivi compresi le seguenti:

i)

ove disponibili, i conti sottoposti a revisione concernenti gli ultimi due esercizi;

ii)

informazioni di cui è a conoscenza al momento della valutazione del rischio di credito;

iii)

informazioni che sono state ottenute, se del caso, dal titolare del progetto; e

iv)

informazioni che consentano al fornitore di servizi di crowdfunding di effettuare una ragionevole valutazione del rischio di credito;

c)

istituire, attuare e mantenere politiche e procedure chiare ed efficaci che gli consentano di effettuare le valutazioni del rischio di credito, e pubblicare tali politiche e procedure;

d)

assicurare che il prezzo sia equo e adeguato, compresi i casi in cui un fornitore di servizi di crowdfunding che stabilisce il prezzo dei prestiti faciliti l’uscita per un prestatore prima della data di scadenza di un prestito;

e)

effettuare una valutazione di ciascun prestito almeno nei seguenti casi:

i)

al momento dell’emissione del prestito;

ii)

qualora il fornitore di servizi di crowdfunding ritenga improbabile che il titolare del progetto adempia integralmente alle proprie obbligazioni di rimborsare il prestito, senza che il fornitore di servizi di crowdfunding attivi eventuali garanzie o adotti altre misure aventi effetto analogo;

iii)

a seguito di un inadempimento; e

iv)

qualora il fornitore di servizi di crowdfunding faciliti l’uscita per un investitore prima della data di scadenza di un prestito;

f)

disporre e avvalersi di un sistema di gestione dei rischi concepito per garantire la conformità alle prescrizioni di cui alle lettere da a) a e) del presente paragrafo;

g)

tenere un registro di ciascuna offerta di crowdfunding promossa, sufficiente a dimostrare che:

i)

è stata effettuata, ove richiesto, una valutazione del rischio di credito in conformità delle lettere a) e b) del presente paragrafo; e

ii)

il prezzo dell’offerta di crowdfunding è stato equo e adeguato in linea con il sistema di gestione dei rischi.

Articolo 5

Obblighi di adeguata verifica

1.   Un fornitore di servizi di crowdfunding esercita almeno un livello minimo di adeguata verifica nei confronti dei titolari di progetti che propongono il finanziamento dei loro progetti attraverso la piattaforma di crowdfunding del fornitore di servizi di crowdfunding.

2.   Il livello minimo di adeguata verifica di cui al paragrafo 1 deve includere tutte le seguenti verifiche:

a)

che il titolare del progetto non ha precedenti penali relativi a violazioni delle norme nazionali nei settori del diritto commerciale, del diritto fallimentare, della normativa sui servizi finanziari, della normativa antiriciclaggio, della normativa antifrode o degli obblighi in materia di responsabilità professionale;

b)

che il titolare del progetto non sia stabilito in una giurisdizione riconosciuta come non cooperativa a norma della politica dell’Unione in materia o in un paese terzo considerato ad alto rischio ai sensi dell’articolo 9, paragrafo 2, della direttiva (UE) 2015/849.

Articolo 6

Gestione individuale di portafogli di prestiti

1.   Qualora un fornitore di servizi di crowdfunding offra una gestione individuale di portafogli di prestiti, un investitore conferisce il mandato precisando i parametri per prestare tale servizio, che include almeno due dei seguenti criteri cui tutti i prestiti del portafoglio dovranno conformarsi:

a)

il tasso di interesse minimo e massimo applicabile ai sensi di ogni eventuale contratto di prestito intermediato per l’investitore;

b)

la data di scadenza minima e massima di ogni eventuale prestito intermediato per l’investitore;

c)

la gamma e la ripartizione delle categorie di rischio applicabili ai prestiti; e

d)

ove sia offerto un obiettivo di tasso annuo di rendimento dell’investimento, la probabilità che i prestiti selezionati consentano all’investitore di conseguire l’obiettivo di tasso con un ragionevole grado di certezza.

2.   Al fine di conformarsi al paragrafo 1, un fornitore di servizi di crowdfunding deve disporre di solide procedure e metodologie interne e avvalersi di dati adeguati. Il fornitore del servizio di crowdfunding può utilizzare i propri dati o i dati ottenuti da terzi.

Sulla base di criteri solidi e ben definiti e tenendo conto di tutti i fattori pertinenti che possono avere effetti sfavorevoli sul rendimento dei prestiti, il fornitore di servizi di crowdfunding valuta:

a)

il rischio di credito dei singoli progetti di crowdfunding selezionati per il portafoglio dell’investitore;

b)

il rischio di credito a livello del portafoglio dell’investitore; e

c)

il rischio di credito dei titolari di progetti selezionati per il portafoglio dell’investitore, verificando la possibilità che i titolari di progetti adempiano alle proprie obbligazioni nell’ambito del prestito.

Il fornitore di servizi di crowdfunding fornisce all’investitore anche una descrizione del metodo utilizzato per le valutazioni di cui al secondo comma, lettere a), b) e c).

3.   Qualora offra una gestione individuale di portafogli di prestiti, il fornitore di servizi di crowdfunding conserva la documentazione relativa al mandato conferitogli e a ciascun prestito relativo al portafoglio individuale. Il fornitore di servizi di crowdfunding conserva la documentazione relativa al mandato e a ciascun prestito su un supporto durevole per almeno tre anni dopo la data della sua scadenza.

4.   Un fornitore di servizi di crowdfunding fornisce in modo continuativo attraverso mezzi elettronici e su richiesta di un investitore, almeno le seguenti informazioni su ciascun portafoglio individuale:

a)

l’elenco dei singoli prestiti di cui è composto il portafoglio;

b)

la media ponderata del tasso di interesse annuale sui prestiti in un portafoglio;

c)

la distribuzione dei prestiti sulla base della categoria di rischio, in percentuale e in numeri assoluti;

d)

le informazioni chiave per ciascun prestito di cui è composto un portafoglio, tra cui almeno il tasso d’interesse o la forma alternativa di compensazione dell’investitore, la data di scadenza, la categoria di rischio, lo scadenzario per il rimborso del capitale e il pagamento degli interessi, il rispetto da parte del titolare del progetto di tali scadenze;

e)

per ciascun prestito di cui è composto il portafoglio, le misure di attenuazione del rischio, compresi fornitori di garanzie reali o fideiussori o altri tipi di garanzie;

f)

eventuali inadempimenti relativi ai contratti di credito da parte del titolare del progetto negli ultimi cinque anni;

g)

eventuali oneri pagati in relazione al prestito dall’investitore, dal fornitore di servizi di crowdfunding o dal titolare del progetto;

h)

qualora il fornitore di servizi di crowdfunding abbia effettuato una valutazione del prestito:

i)

la valutazione più recente;

ii)

la data della valutazione;

iii)

una spiegazione dei motivi per cui il fornitore di servizi di crowdfunding ha effettuato la valutazione; e

iv)

una descrizione appropriata del probabile rendimento effettivo, tenendo conto di oneri e tassi di default.

5.   Un fornitore di servizi di crowdfunding, qualora abbia istituito e gestisca un fondo a copertura dei rischi per la sua attività relativa alla gestione individuale di portafogli di prestiti, fornisce agli investitori le seguenti informazioni:

a)

una segnalazione di rischio recante la seguente avvertenza: « Il fondo a copertura dei rischi che offriamo non garantisce il diritto a essere rimborsati; pertanto, può verificarsi che anche in caso di perdite gli investitori non ricevano una liquidazione. Il gestore del fondo a copertura dei rischi gode di assoluta discrezionalità per quanto riguarda l’importo da versare, compresa la possibilità di non effettuare alcun rimborso. Pertanto, gli investitori non dovrebbero fare affidamento su eventuali liquidazioni dal fondo a copertura dei rischi al momento di valutare se e quanto investire.»;

b)

una descrizione della politica del fondo a copertura dei rischi, ivi incluse:

i)

una spiegazione della fonte delle somme versate nel fondo;

ii)

una spiegazione delle modalità di disciplina del fondo;

iii)

una spiegazione relativa alla proprietà delle somme;

iv)

le valutazioni considerate dal gestore del fondo a copertura dei rischi al momento di decidere se e come esercitare il proprio potere discrezionale di versare liquidazioni dal fondo, compreso:

se il fondo a copertura dei rischi detiene o meno somme sufficienti per effettuare i versamenti; e

che il gestore del fondo a copertura dei rischi gode in ogni caso di assoluta discrezionalità nel decidere se effettuare i versamenti o meno o nel decidere l’importo del versamento;

v)

una spiegazione della procedura per valutare se effettuare un rimborso discrezionale dalla riserva; e

vi)

una descrizione delle modalità con cui le somme versate nel fondo saranno trattate in caso di insolvenza del gestore del fondo a copertura dei rischi.

6.   Un fornitore di servizi di crowdfunding che abbia istituito e gestisca un fondo a copertura dei rischi di cui al paragrafo 5 fornisce al pubblico su base trimestrale le seguenti informazioni relative al rendimento del fondo:

a)

l’entità del fondo a copertura dei rischi rispetto al totale degli importi dovuti in relazione a prestiti pertinenti al fondo a copertura dei rischi; e

b)

il rapporto tra i pagamenti effettuati utilizzando il fondo a copertura dei rischi e il totale degli importi ancora dovuti come pagamento dei prestiti pertinenti al fondo a copertura dei rischi.

7.   L’ABE, in stretta cooperazione con l’ESMA, elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione per specificare:

a)

gli elementi, compreso il formato, che devono essere inclusi nella descrizione del metodo di cui al paragrafo 2, terzo comma;

b)

le informazioni di cui al paragrafo 4; e

c)

le politiche, le procedure e le modalità organizzative di cui i fornitori di servizi di crowdfunding devono disporre per quanto riguarda ogni eventuale fondo a copertura dei rischi che possano offrire ai sensi dei paragrafi 5 e 6.

L’ABE presenta tali progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro il 10 novembre 2021.

Alla Commissione è delegato il potere di integrare il presente regolamento adottando le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma del presente paragrafo conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1093/2010.

Articolo 7

Trattamento dei reclami

1.   I fornitori di servizi di crowdfunding pongono in essere procedure efficaci e trasparenti per il trattamento tempestivo, equo e coerente dei reclami presentati dai clienti e pubblicano le descrizioni di tali procedure.

2.   I fornitori di servizi di crowdfunding garantiscono che i clienti possano presentare gratuitamente reclami contro di essi.

3.   I fornitori di servizi di crowdfunding elaborano e mettono a disposizione dei clienti un modello standard per i reclami e tengono un registro di tutti i reclami ricevuti e delle misure adottate.

4.   I fornitori di servizi di crowdfunding svolgono indagini su tutti i reclami in modo tempestivo ed equo e ne comunicano i risultati all’autore del reclamo entro un periodo di tempo ragionevole.

5.   L’ESMA elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione per specificare i requisiti, i formati standard e le procedure per il trattamento dei reclami.

L’ESMA presenta tali progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro il 10 novembre 2021.

Alla Commissione è delegato il potere di integrare il presente regolamento adottando le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma del presente paragrafo conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

Articolo 8

Conflitti di interesse

1.   I fornitori di servizi di crowdfunding non partecipano ad alcuna offerta di crowdfunding sulla loro piattaforma di crowdfunding.

2.   I fornitori di servizi di crowdfunding non accettano come titolari di progetti in relazione ai servizi di crowdfunding offerti sulla loro piattaforma di crowdfunding nessuno dei seguenti:

a)

i partecipanti al capitale che detengono il 20 %, o più, del capitale azionario o dei diritti di voto;

b)

i loro dirigenti o dipendenti;

c)

qualsiasi persona fisica o giuridica collegata a tali azionisti, dirigenti o dipendenti da un legame di controllo quale definito all’articolo 4, paragrafo 1, punto 35), lettera b), della direttiva 2014/65/UE.

I fornitori di servizi di crowdfunding che accettano quali investitori nei progetti di crowdfunding offerti sulla loro piattaforma di crowdfunding una delle persone di cui alle lettere a), b) e c) del primo comma devono comunicare integralmente sul loro sito web il fatto che accettano tali persone come investitori, comprese le informazioni sui progetti specifici di crowdfunding in cui si è investito, e provvedono a che tali investimenti siano effettuati alle stesse condizioni di quelli di altri investitori e che tali persone non godano di trattamenti preferenziali o di accesso privilegiato alle informazioni.

3.   I fornitori di servizi di crowdfunding mantengono e applicano norme interne efficaci al fine di evitare conflitti di interesse.

4.   I fornitori di servizi di crowdfunding adottano tutte le misure opportune per evitare, individuare, gestire e comunicare i conflitti di interesse tra i fornitori di servizi di crowdfunding stessi, i loro partecipanti al capitale, dirigenti o dipendenti, o qualsiasi persona fisica o giuridica collegata a questi da un legame di controllo, quale definito nell’articolo 4, paragrafo 1, punto 35), lettera b), della direttiva 2014/65/UE, da un lato, e i loro clienti, dall’altro, o tra un cliente e l’altro.

5.   I fornitori di servizi di crowdfunding comunicano ai loro clienti la natura generale e le fonti dei conflitti di interesse e le misure adottate per attenuarli.

Tale comunicazione è effettuata sul sito web del fornitore di servizi di crowdfunding in una posizione ben visibile.

6.   Le informazioni di cui al paragrafo 5:

a)

sono fornite su un supporto durevole;

b)

sono sufficientemente dettagliate, considerate le caratteristiche del cliente, da consentire a quest’ultimo di prendere una decisione informata sul servizio nel cui contesto sorge il conflitto d’interesse.

7.   L’ESMA elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione per specificare:

a)

i requisiti per il mantenimento o l’applicazione delle norme interne di cui al paragrafo 3;

b)

le misure di cui al paragrafo 4;

c)

le modalità per la comunicazione di cui ai paragrafi 5 e 6.

Nell’elaborare tali progetti di norme tecniche di regolamentazione, l’ESMA tiene conto della natura, della portata e della complessità dei servizi di crowdfunding prestati dal fornitore di servizi di crowdfunding.

L’ESMA presenta tali progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro il 10 novembre 2021.

Alla Commissione è delegato il potere di integrare il presente regolamento adottando le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma del presente paragrafo conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

Articolo 9

Esternalizzazione

1.   Quando si affidano a terzi per lo svolgimento delle funzioni operative, i fornitori di servizi di crowdfunding adottano tutte le misure ragionevoli per evitare un aggravamento del rischio operativo.

2.   L’esternalizzazione delle funzioni operative di cui al paragrafo 1 non pregiudica la qualità del controllo interno da parte dei fornitori di servizi di crowdfunding né la capacità dell’autorità competente di monitorare il rispetto del presente regolamento da parte del fornitore di servizi di crowdfunding.

3.   I fornitori di servizi di crowdfunding restano pienamente responsabili del rispetto del presente regolamento per quanto riguarda le attività esternalizzate.

Articolo 10

Prestazione di servizi di custodia delle attività e di servizi di pagamento

1.   In caso di prestazione di servizi di custodia delle attività e di servizi di pagamento, i fornitori di servizi di crowdfunding informano i loro clienti di tutti i seguenti aspetti:

a)

la natura nonché i termini e le condizioni di tali servizi, fornendo riferimenti al diritto nazionale applicabile;

b)

se tali servizi sono offerti direttamente da essi o da terzi.

2.   Qualora effettuino operazioni di pagamento connesse a valori mobiliari o a strumenti ammessi a fini di crowdfunding, i fornitori di servizi di crowdfunding depositano i fondi presso uno dei seguenti soggetti:

a)

una banca centrale; o

b)

un ente creditizio autorizzato in conformità della direttiva 2013/36/UE.

3.   I valori mobiliari o gli strumenti ammessi a fini di crowdfunding offerti su una piattaforma di crowdfunding, e che possono essere registrati in un conto di strumenti finanziari aperto a nome di un investitore o che possono essere fisicamente consegnati a un depositario, sono tenuti in custodia dal fornitore di servizi di crowdfunding o da terzi. Un soggetto che presta servizi di custodia deve essere in possesso di un’autorizzazione a norma della direttiva 2013/36/UE o 2014/65/UE.

4.   Un fornitore di servizi di crowdfunding può fornire servizi di pagamento direttamente o tramite terzi, a condizione che tale fornitore di servizi di crowdfunding o il terzo sia un prestatore di servizi di pagamento ai sensi della direttiva (UE) 2015/2366.

5.   Qualora un fornitore di servizi di crowdfunding non offra, né direttamente né tramite terzi, servizi di pagamento connessi ai servizi di crowdfunding, tale fornitore istituisce e mantiene dispositivi volti ad assicurare che i titolari di progetti accettino finanziamenti di progetti di crowdfunding o altri pagamenti esclusivamente tramite prestatori di servizi di pagamento conformemente alla direttiva (UE) 2015/2366.

Articolo 11

Requisiti prudenziali

1.   I fornitori di servizi di crowdfunding dispongono, in ogni momento, di presidi prudenziali per un importo pari almeno all’importo più elevato tra i seguenti:

a)

25 000 EUR; e

b)

un quarto delle spese fisse generali dell’anno precedente, riesaminate annualmente, che devono comprendere il costo di gestione dei prestiti per tre mesi qualora il fornitore di servizi di crowdfunding agevoli anche la concessione di prestiti.

2.   I presidi prudenziali di cui al paragrafo 1 del presente articolo assumono una delle seguenti forme:

a)

fondi propri, consistenti in elementi del capitale primario di classe 1 di cui agli articoli da 26 a 30 del regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio (20) a seguito delle detrazioni integrali di cui all’articolo 36 di tale regolamento, e senza applicazione delle soglie per l’esenzione a norma degli articoli 46 e 48 del medesimo regolamento;

b)

una polizza assicurativa che copra i territori dell’Unione in cui le offerte di crowdfunding sono commercializzate attivamente o una garanzia comparabile; o

c)

una combinazione dei punti a) e b).

3.   Il paragrafo 1 del presente articolo non si applica ai fornitori di servizi di crowdfunding che sono imprese soggette, su base individuale o sulla base della loro situazione consolidata, alla parte tre, titolo III, del regolamento (UE) n. 575/2013 o al regolamento (UE) 2019/2033 del Parlamento europeo e del Consiglio (21).

4.   Il paragrafo 1 del presente articolo non si applica ai fornitori di servizi di crowdfunding che sono imprese soggette agli articoli 4 e 5 della direttiva 2009/110/CE o agli articoli 7, 8 e 9 della direttiva (UE) 2015/2366.

5.   Se un fornitore di servizi di crowdfunding è operativo da meno di 12 mesi, può avvalersi di stime aziendali prospettiche nel calcolo delle spese fisse generali, purché inizi a usare dati storici appena diventano disponibili.

6.   La polizza assicurativa di cui al paragrafo 2, lettera b), presenta almeno tutte le seguenti caratteristiche:

a)

ha un termine iniziale non inferiore a un anno;

b)

il periodo di preavviso per la sua disdetta è di almeno 90 giorni;

c)

è stipulata presso un’impresa autorizzata ad assicurare a norma del diritto dell’Unione o nazionale;

d)

è fornita da un terzo.

7.   La polizza assicurativa di cui al paragrafo 2, lettera b), comprende, tra l’altro, la copertura contro il rischio di:

a)

perdita di documenti;

b)

dichiarazioni false o fuorvianti fatte;

c)

atti, errori od omissioni che determinano la violazione:

i)

di obblighi giuridici e regolamentari;

ii)

dei doveri di competenza e cura nei confronti dei clienti;

iii)

degli obblighi di riservatezza;

d)

omissione di istituire, attuare e mantenere procedure appropriate per impedire i conflitti di interesse;

e)

perdite derivanti da interruzioni dell’attività, disfunzioni del sistema o dalla gestione dei processi;

f)

ove applicabile al modello di business, negligenza grave nella valutazione degli attivi o nella determinazione del prezzo del credito e nell’attribuzione del punteggio di affidabilità creditizia.

8.   Ai fini del paragrafo 1, lettera b), i fornitori di servizi di crowdfunding calcolano le loro spese fisse generali per l’anno precedente utilizzando i dati risultanti dalla disciplina contabile applicabile, sottraendo i seguenti elementi dalle spese totali dopo la distribuzione agli azionisti degli utili dell’ultimo bilancio annuale sottoposto a revisione o, qualora non disponibile, del bilancio annuale convalidato dall’autorità nazionale di vigilanza:

a)

bonus per il personale e altra retribuzione, nella misura in cui dipendono da un utile netto del fornitore di servizi di crowdfunding nell’anno in questione;

b)

quote di partecipazione agli utili per dipendenti, amministratori e soci;

c)

altre forme di partecipazione agli utili e altra retribuzione variabile, nella misura in cui sono pienamente discrezionali;

d)

commissioni e provvigioni pagabili condivise che sono direttamente collegate a commissioni e provvigioni ricevibili, incluse nel totale delle entrate, e qualora il pagamento delle prime sia subordinato all’effettiva riscossione delle seconde; e

e)

spese non ricorrenti da attività non ordinarie.

9.   In caso di spese fisse sostenute per conto dei fornitori di servizi di crowdfunding da parte di terzi, e se tali spese fisse non sono già comprese nelle spese totali di cui al paragrafo 8, i fornitori di servizi di crowdfunding eseguono una delle seguenti azioni:

a)

qualora sia disponibile una ripartizione delle spese di detti terzi, determinare l’importo delle spese fisse da essi sostenute per loro conto e lo devono aggiungere al risultato ottenuto in applicazione del paragrafo 8;

b)

qualora la ripartizione delle spese di detti terzi non sia disponibile, determinare l’importo delle spese sostenute per loro conto da detti terzi conformemente ai propri piani aziendali e aggiungerlo al risultato ottenuto in applicazione del paragrafo 8.

CAPO III

Autorizzazione e vigilanza dei fornitori di servizi di crowdfunding

Articolo 12

Autorizzazione come fornitore di servizi di crowdfunding

1.   Una persona giuridica che intenda fornire servizi di crowdfunding presenta all’autorità competente dello Stato membro in cui è stabilito la domanda di autorizzazione come fornitore di servizi di crowdfunding.

2.   La domanda di cui al paragrafo 1 comprende tutte le seguenti informazioni:

a)

il nome (compresa la denominazione legale e qualsiasi altra denominazione commerciale da utilizzare) del candidato fornitore di servizi di crowdfunding, l’indirizzo internet del sito web gestito da tale fornitore e il suo indirizzo fisico;

b)

la forma giuridica del candidato fornitore di servizi di crowdfunding;

c)

lo statuto del candidato fornitore di servizi di crowdfunding;

d)

un programma di attività che indichi le tipologie di servizi di crowdfunding che il candidato fornitore di servizi di crowdfunding intende offrire e la piattaforma di crowdfunding che intende gestire, compresi il luogo e le modalità di commercializzazione delle offerte di crowdfunding;

e)

una descrizione dei dispositivi di governance e dei meccanismi di controllo interno del candidato fornitore di servizi di crowdfunding in modo da garantire l’osservanza del presente regolamento, in particolare delle procedure di gestione del rischio e contabili;

f)

una descrizione dei sistemi, delle risorse e delle procedure per il controllo e la protezione dei sistemi di trattamento dei dati del candidato fornitore di servizi di crowdfunding;

g)

una descrizione dei rischi operativi del candidato fornitore di servizi di crowdfunding;

h)

una descrizione dei presidi prudenziali del candidato fornitore di servizi di crowdfunding conformemente all’articolo 11;

i)

la prova del fatto che il candidato fornitore di servizi di crowdfunding soddisfa i presidi prudenziali conformemente all’articolo 11;

j)

una descrizione del piano di continuità operativa del candidato fornitore di servizi di crowdfunding che, tenendo conto della natura, della portata e della complessità dei servizi di crowdfunding che il candidato fornitore di servizi di crowdfunding intende prestare, stabilisce misure e procedure che garantiscono, in caso di fallimento del candidato fornitore di servizi di crowdfunding, la continuità della prestazione di servizi essenziali connessi agli investimenti esistenti e la buona amministrazione degli accordi tra il candidato fornitore di servizi di crowdfunding e i suoi clienti;

k)

l’identità delle persone fisiche responsabili della gestione del candidato fornitore di servizi di crowdfunding;

l)

la prova del fatto che le persone fisiche di cui alla lettera k) rispondono ai requisiti di onorabilità e possiedono sufficienti conoscenze, competenze ed esperienza per gestire il candidato fornitore di servizi di crowdfunding;

m)

una descrizione delle norme interne del potenziale fornitore di servizi di crowdfunding per impedire alle persone di cui all’articolo 8, paragrafo 2, primo comma, di partecipare in qualità di titolari di progetti a servizi di crowdfunding offerti dal candidato fornitore di servizi di crowdfunding;

n)

una descrizione degli accordi di esternalizzazione del candidato fornitore di servizi di crowdfunding;

o)

una descrizione delle procedure del candidato fornitore di servizi di crowdfunding per il trattamento dei reclami dei clienti;

p)

una conferma dell’intenzione del candidato fornitore di servizi di crowdfunding di fornire servizi di pagamento esso stesso o tramite terzi, a norma della direttiva (UE) 2015/2366, oppure mediante un accordo a norma dell’articolo 10, paragrafo 5;

q)

una descrizione delle procedure del candidato fornitore di servizi di crowdfunding per verificare la completezza, la correttezza e la chiarezza delle informazioni che figurano nella scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento;

r)

una descrizione delle procedure del candidato fornitore di servizi di crowdfunding in relazione ai limiti di investimento per gli investitori non sofisticati di cui all’articolo 21, paragrafo 7.

3.   Ai fini del paragrafo 2, lettera l), i candidati fornitori di servizi di crowdfunding dimostrano quanto segue:

a)

l’assenza di precedenti penali relativi a violazioni di norme nazionali nei settori del diritto commerciale, del diritto fallimentare, del diritto sui servizi finanziari, della normativa antiriciclaggio, o della normativa antifrode o degli obblighi in materia di responsabilità professionale per tutte le persone fisiche coinvolte nella gestione del candidato fornitore di servizi di crowdfunding e per gli azionisti che detengono il 20 % o più del capitale sociale o dei diritti di voto;

b)

che, complessivamente, le persone fisiche coinvolte nella gestione del candidato fornitore di servizi di crowdfunding possiedono sufficienti conoscenze, competenze ed esperienza per gestire il candidato fornitore di servizi di crowdfunding e che tali persone fisiche sono tenute a dedicare un tempo sufficiente all’esercizio delle loro funzioni.

4.   Entro 25 giorni lavorativi dal ricevimento della domanda di cui al paragrafo 1, l’autorità competente ne valuta la completezza verificando che siano state trasmesse le informazioni di cui al paragrafo 2. Se la domanda risulta incompleta, l’autorità competente fissa un termine entro il quale il candidato fornitore di servizi di crowdfunding è tenuto a trasmettere le informazioni mancanti.

5.   Se la domanda di cui al paragrafo 1 resta incompleta dopo il termine di cui al paragrafo 4, l’autorità competente può rifiutare di riesaminare la domanda e, in tal caso, rinvia i documenti presentati al candidato fornitore di servizi di crowdfunding.

6.   Se la domanda di cui al paragrafo 1 è completa, l’autorità competente ne informa immediatamente il candidato fornitore di servizi di crowdfunding.

7.   Prima di adottare una decisione se accogliere o respingere di concedere l’autorizzazione come fornitore di servizi di crowdfunding, l’autorità competente consulta l’autorità competente di un altro Stato membro nei seguenti casi:

a)

il candidato fornitore di servizi di crowdfunding è una società controllata da un fornitore di servizi di crowdfunding autorizzato in tale altro Stato membro;

b)

il candidato fornitore di servizi di crowdfunding è una società controllata dall’impresa madre di un fornitore di servizi di crowdfunding autorizzato in tale altro Stato membro; o

c)

il candidato fornitore di servizi di crowdfunding è controllato dalle stesse persone fisiche o giuridiche che controllano un fornitore di servizi di crowdfunding autorizzato in tale altro Stato membro.

8.   Entro tre mesi dalla data di ricevimento di una domanda completa, l’autorità competente valuta se il candidato fornitore di servizi di crowdfunding rispetta i requisiti stabiliti dal presente regolamento e adotta una decisione pienamente motivata di concessione o di rifiuto di concedere l’autorizzazione come fornitore di servizi di crowdfunding. Tale valutazione tiene conto della natura, della portata e della complessità dei servizi di crowdfunding che il candidato fornitore di servizi di crowdfunding intende fornire. L’autorità competente può rifiutare l’autorizzazione qualora esistano ragioni obiettive e dimostrabili per ritenere che l’organo di gestione del candidato fornitore di servizi di crowdfunding potrebbe compromettere la sua gestione efficace, sana e prudente e la sua continuità operativa, nonché un’adeguata considerazione degli interessi dei clienti e dell’integrità del mercato.

9.   L’autorità competente informa l’ESMA in merito a tutte le autorizzazioni concesse a norma del presente articolo. L’ESMA aggiunge le informazioni sulle domande accolte al registro dei fornitori di servizi di crowdfunding autorizzati conformemente all’articolo 14. L’ESMA può chiedere informazioni per garantire la coerenza delle autorizzazioni rilasciate dalle autorità competenti a norma del presente articolo.

10.   L’autorità competente notifica al candidato fornitore di servizi di crowdfunding la sua decisione entro tre giorni lavorativi dalla data di tale decisione.

11.   Il fornitore di servizi di crowdfunding autorizzato a norma del presente articolo rispetta in ogni momento le condizioni di autorizzazione.

12.   Gli Stati membri non impongono ai fornitori di servizi di crowdfunding che forniscono servizi di crowdfunding su base transfrontaliera una presenza fisica nel territorio di uno Stato membro diverso dallo Stato membro in cui tali fornitori di servizi di crowdfunding sono autorizzati.

13.   I fornitori di servizi di crowdfunding autorizzati a norma del presente regolamento possono anche svolgere attività diverse da quelle coperte dall’autorizzazione di cui al presente articolo in conformità del pertinente diritto dell’Unione o nazionale applicabile.

14.   Se un soggetto autorizzato ai sensi della direttiva 2009/110/CE, 2013/36/UE, 2014/65/UE o (UE) 2015/2366 o del diritto nazionale applicabile ai servizi di crowdfunding prima dell’entrata in vigore del presente regolamento presenta una domanda di autorizzazione come fornitore di servizi di crowdfunding ai sensi del presente regolamento, l’autorità competente non impone a tale soggetto di fornire informazioni o documenti che esso abbia già fornito al momento della presentazione della domanda di autorizzazione ai sensi di tali direttive o del diritto nazionale, a condizione che tali informazioni o documenti restino aggiornati e siano accessibili all’autorità competente.

15.   Qualora un candidato fornitore di servizi di crowdfunding intenda altresì richiedere un’autorizzazione a prestare servizi di pagamento esclusivamente in relazione alla prestazione di servizi di crowdfunding, e nella misura in cui le autorità competenti sono anche responsabili dell’autorizzazione a norma della direttiva (UE) 2015/2366, le autorità competenti prescrivono che le informazioni e i documenti da presentare nell’ambito di ciascuna domanda siano forniti una sola volta.

16.   L’ESMA elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione per specificare ulteriormente:

a)

i requisiti e le modalità per la domanda di cui al paragrafo 1, compresi i formulari, i modelli e le procedure standard per la domanda di autorizzazione; e

b)

le misure e le procedure per il piano di continuità operativa di cui al paragrafo 2, lettera j).

Nello sviluppo di tali progetti di norme tecniche di regolamentazione l’ESMA tiene conto della natura, della portata e della complessità dei servizi di crowdfunding prestati dal fornitore di servizi di crowdfunding.

L’ESMA presenta tali progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro il 10 novembre 2021.

Alla Commissione è delegato il potere di integrare il presente regolamento adottando le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma del presente paragrafo conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

Articolo 13

Ambito di applicazione dell’autorizzazione

1.   Le autorità competenti che hanno rilasciato un’autorizzazione notificata a norma dell’articolo 12, paragrafo 10, garantiscono che tale autorizzazione specifichi i servizi di crowdfunding che il fornitore di servizi di crowdfunding è autorizzato a fornire.

2.   Un fornitore di servizi di crowdfunding che chiede l’autorizzazione a estendere la propria attività a servizi aggiuntivi di crowdfunding non previsti al momento dell’autorizzazione concessa a norma dell’articolo 12 presenta una richiesta di estensione dell’autorizzazione alle autorità competenti che hanno concesso al fornitore di servizi di crowdfunding la sua autorizzazione a norma dell’articolo 12, integrando e aggiornando le informazioni di cui all’articolo 12, paragrafo 2. La richiesta di estensione è trattata conformemente all’articolo 12, paragrafi da 4 a 11.

Articolo 14

Registro dei fornitori di servizi di crowdfunding

1.   L’ESMA istituisce un registro di tutti i fornitori di servizi di crowdfunding. Tale registro è messo a disposizione del pubblico sul suo sito web ed è regolarmente aggiornato.

2.   Il registro di cui al paragrafo 1 contiene le seguenti informazioni:

a)

il nome, la forma giuridica e, ove applicabile, l’identificativo del soggetto giuridico del fornitore di servizi di crowdfunding;

b)

la denominazione commerciale, l’indirizzo fisico e l’indirizzo internet della piattaforma di crowdfunding gestita dal fornitore di servizi di crowdfunding;

c)

il nome e indirizzo dell’autorità competente che ha rilasciato l’autorizzazione e suoi recapiti;

d)

il servizio di crowdfunding per il quale il fornitore di servizi di crowdfunding è autorizzato;

e)

un elenco degli Stati membri in cui il fornitore di servizi ha notificato la propria intenzione di fornire servizi di crowdfunding in conformità dell’articolo 18;

f)

qualsiasi altro servizio fornito dal fornitore di servizi di crowdfunding non contemplato dal presente regolamento con un riferimento al pertinente diritto dell’Unione o nazionale;

g)

eventuali sanzioni irrogate al fornitore di servizi di crowdfunding o ai suoi dirigenti.

3.   L’eventuale revoca dell’autorizzazione di un fornitore di servizi di crowdfunding a norma dell’articolo 17 viene pubblicata nel registro e rimane pubblicata per un periodo di cinque anni.

Articolo 15

Vigilanza

1.   I fornitori di servizi di crowdfunding forniscono i loro servizi sotto la vigilanza delle autorità competenti che hanno rilasciato l’autorizzazione.

2.   La pertinente autorità competente valuta il rispetto degli obblighi previsti dal presente regolamento da parte dei fornitori di servizi di crowdfunding. Determina la frequenza e il livello di approfondimento di tale valutazione tenendo conto della natura, dell’ambito e della complessità delle attività del fornitore di servizi di crowdfunding. Ai fini della suddetta valutazione, la pertinente autorità competente può sottoporre il fornitore di servizi di crowdfunding a un’ispezione in loco.

3.   I fornitori di servizi di crowdfunding informano la pertinente autorità competente di ogni modifica sostanziale delle condizioni di autorizzazione senza indebito ritardo e, su richiesta, forniscono le informazioni necessarie a valutare la loro conformità al presente regolamento.

Articolo 16

Comunicazione di informazioni da parte dei fornitori di servizi di crowdfunding

1.   Un fornitore di servizi di crowdfunding fornisce annualmente, in forma riservata, un elenco dei progetti finanziati attraverso la sua piattaforma di crowdfunding all’autorità competente che ha rilasciato l’autorizzazione, specificando per ogni progetto:

a)

il titolare del progetto e l’importo raccolto;

b)

lo strumento emesso quale definito all’articolo 2, paragrafo 1, lettere b), m) e n);

c)

informazioni aggregate sugli investitori e sull’importo investito, ripartite per residenza fiscale degli investitori, distinguendo tra investitori sofisticati e non sofisticati.

2.   Le autorità competenti forniscono entro un mese dalla data di ricevimento di tali informazioni all’ESMA le informazioni di cui al paragrafo 1 in forma anonima. L’ESMA elabora e pubblica sul proprio sito web le statistiche annuali aggregate relative al mercato del crowdfunding nell’Unione.

3.   L’ESMA elabora progetti di norme tecniche di attuazione per stabilire norme e formati in materia di dati, nonché modelli e procedure per le informazioni da comunicare a norma del presente articolo.

L’ESMA presenta tali progetti di norme tecniche di attuazione alla Commissione entro il10 novembre 2021.

Alla Commissione è conferito il potere di adottare le norme tecniche di attuazione di cui al primo comma del presente paragrafo conformemente all’articolo 15 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

Articolo 17

Revoca dell’autorizzazione

1.   Le autorità competenti che hanno concesso l’autorizzazione hanno il potere di revocare l’autorizzazione in una qualsiasi delle seguenti situazioni qualora il fornitore di servizi di crowdfunding:

a)

non abbia utilizzato l’autorizzazione entro 18 mesi dalla data di concessione dell’autorizzazione;

b)

abbia espressamente rinunciato all’autorizzazione;

c)

non abbia fornito servizi di crowdfunding per nove mesi consecutivi e non sia inoltre più coinvolto nell’amministrazione di contratti in essere che sono il risultato dell’iniziale incontro di interessi relativi al finanziamento delle imprese attraverso l’uso della sua piattaforma di crowdfunding;

d)

abbia ottenuto l’autorizzazione in modo irregolare, anche tramite dichiarazioni false nella domanda di autorizzazione;

e)

non soddisfi più le condizioni di rilascio dell’autorizzazione;

f)

abbia violato gravemente il presente regolamento.

Le autorità competenti che hanno rilasciato l’autorizzazione hanno anche il potere di revocarla in una delle seguenti situazioni:

a)

qualora il fornitore di servizi di crowdfunding sia anche un fornitore di servizi di pagamento ai sensi della direttiva (UE) 2015/2366 e abbia violato il diritto nazionale di attuazione della direttiva (UE) 2015/849 per quanto riguarda il riciclaggio o il finanziamento del terrorismo, o lo abbiano fatto i suoi dirigenti, i suoi dipendenti o terzi che agiscono per suo conto; oppure

b)

qualora il fornitore di servizi di crowdfunding o un terzo che agisce per suo conto abbia perso l’autorizzazione che gli consente di fornire servizi di pagamento ai sensi della direttiva (UE) 2015/2366 o servizi di investimento a norma della direttiva 2014/65/UE e detto fornitore di servizi di crowdfunding o terzo non abbia posto rimedio alla situazione entro 40 giorni di calendario.

2.   Qualora un’autorità competente in uno Stato membro revochi un’autorizzazione, l’autorità competente designata quale punto di contatto unico in tale Stato membro a norma dell’articolo 29, paragrafo 2, senza indebito ritardo informa l’ESMA e le autorità competenti degli altri Stati membri in cui il fornitore di servizi di crowdfunding fornisce servizi di crowdfunding conformemente all’articolo 18. L’ESMA inserisce informazioni sulla revoca dell’autorizzazione nel registro di cui all’articolo 14.

3.   Prima di adottare una decisione di revoca dell’autorizzazione, l’autorità competente che ha concesso l’autorizzazione consulta l’autorità competente di un altro Stato membro qualora il fornitore di servizi di crowdfunding sia:

a)

un’impresa controllata da un fornitore di servizi di crowdfunding autorizzato in tale altro Stato membro;

b)

un’impresa controllata dall’impresa madre di un fornitore di servizi di crowdfunding autorizzato in tale altro Stato membro; o

c)

controllato dalle stesse persone fisiche o giuridiche che controllano un fornitore di servizi di crowdfunding autorizzato in tale altro Stato membro.

Articolo 18

Prestazione transfrontaliera di servizi di crowdfunding

1.   Il fornitore di servizi di crowdfunding autorizzato in conformità dell’articolo 12 che intenda prestare servizi di crowdfunding in uno Stato membro diverso da quello la cui autorità competente ha concesso l’autorizzazione in conformità dell’articolo 12 presenta all’autorità competente designata quale punto di contatto unico, in conformità dell’articolo 29, paragrafo 2, dallo Stato membro in cui è stata concessa l’autorizzazione, le seguenti informazioni:

a)

un elenco degli Stati membri in cui il fornitore di servizi di crowdfunding intende prestare servizi di crowdfunding;

b)

l’identità delle persone fisiche o giuridiche responsabili della prestazione di servizi di crowdfunding in tali Stati membri;

c)

la data di inizio della prevista prestazione di servizi di crowdfunding da parte del fornitore di servizi di crowdfunding;

d)

un elenco di ogni altra attività esercitata dal fornitore di servizi di crowdfunding che non rientra nell’ambito di applicazione del presente regolamento.

2.   Entro 10 giorni lavorativi dal ricevimento delle informazioni di cui al paragrafo 1 del presente articolo, il punto di contatto unico dello Stato membro in cui è stata concessa l’autorizzazione comunica tali informazioni alle autorità competenti degli Stati membri nei quali il fornitore di servizi di crowdfunding intende prestare i servizi di crowdfunding di cui al paragrafo 1 del presente articolo e all’ESMA. L’ESMA inserisce tali informazioni nel registro di cui all’articolo 14.

3.   Il punto di contatto unico dello Stato membro in cui è stata concessa l’autorizzazione informa successivamente senza indugio il fornitore di servizi di crowdfunding della comunicazione di cui al paragrafo 2.

4.   Il fornitore di servizi di crowdfunding può iniziare a prestare servizi di crowdfunding in uno Stato membro diverso da quello la cui autorità competente ha concesso l’autorizzazione a decorrere dalla data del ricevimento della comunicazione di cui al paragrafo 3 o, al più tardi, 15 giorni di calendario dopo la comunicazione delle informazioni di cui al paragrafo 1.

CAPO IV

Tutela degli investitori

Articolo 19

Informazioni ai clienti

1.   Tutte le informazioni, comprese le comunicazioni di marketing di cui all’articolo 27, che i fornitori di servizi di crowdfunding forniscono ai clienti su sé stessi, sui costi, sui rischi finanziari e sugli oneri connessi ai servizi di crowdfunding o agli investimenti, sui criteri di selezione dei progetti, e sulla natura dei propri servizi di crowdfunding e sui rischi a essi connessi devono essere corrette, chiare e non fuorvianti.

2.   I fornitori di servizi di crowdfunding informano i loro clienti del fatto che i loro servizi di crowdfunding non rientrano nel sistema di garanzia dei depositi istituito in conformità della direttiva 2014/49/UE e che i valori mobiliari o gli strumenti ammessi a fini di crowdfunding acquisiti attraverso la loro piattaforma di crowdfunding non rientrano nel sistema di indennizzo degli investitori istituito in conformità della direttiva 97/9/CE.

3.   I fornitori di servizi di crowdfunding informano i loro clienti in merito al periodo di riflessione per gli investitori non sofisticati di cui all’articolo 22. Ogniqualvolta è presentata un’offerta di crowdfunding, il fornitore di servizi di crowdfunding fornisce tali informazioni collocandole in una posizione ben visibile su ogni supporto utilizzato, compresa ogni applicazione per dispositivi portatili, e su ogni pagina web dove è presentata tale offerta.

4.   Tutte le informazioni da fornire in conformità del paragrafo 1 sono comunicate ai clienti ogniqualvolta ciò sia opportuno, e almeno prima che sia effettuata l’operazione di crowdfunding.

5.   Le informazioni di cui ai paragrafi 1, 2 e 6 sono a disposizione di tutti i clienti in una sezione del sito web della piattaforma di crowdfunding chiaramente identificata e facilmente accessibile e in modo non discriminatorio.

6.   Qualora applichino punteggi di affidabilità creditizia ai progetti di crowdfunding o propongano la determinazione del prezzo delle offerte di crowdfunding sulla loro piattaforma di crowdfunding, i fornitori di servizi di crowdfunding rendono disponibile una descrizione del metodo usato per calcolare tali punteggi o determinare tali prezzi. Qualora il calcolo sia basato su conti non sottoposti a audit, è precisato chiaramente nella descrizione del metodo.

7.   L’ABE, in stretta cooperazione con l’ESMA, elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione per specificare:

a)

gli elementi, compreso il formato, da includere nella descrizione del metodo di cui al paragrafo 6;

b)

le informazioni e i fattori di cui i fornitori di servizi di crowdfunding devono tenere conto quando si effettua una valutazione del rischio di credito di cui all’articolo 4, paragrafo 4, lettere a) e b), e si procede a una valutazione di un prestito di cui all’articolo 4, paragrafo 4, lettera e);

c)

i fattori di cui un fornitore di servizi di crowdfunding deve tener conto nel far sì che il prezzo di un prestito che promuove sia equo e adeguato come indicato all’articolo 4, paragrafo 4, lettera d);

d)

i contenuti e la governance minimi delle politiche e delle procedure richieste a norma del presente articolo e del sistema di gestione dei rischi di cui all’articolo 4, paragrafo 4, lettera f).

L’ABE presenta tali progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro il 10 maggio 2022.

Alla Commissione è conferito il potere di integrare il presente regolamento adottando le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma del presente paragrafo conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1093/2010.

Articolo 20

Pubblicazione del tasso di default

1.   I fornitori di servizi di crowdfunding che forniscono servizi di crowdfunding consistenti nell’intermediazione della concessione di prestiti:

a)

pubblicano ogni anno i tassi di default dei progetti di crowdfunding offerti sulla loro piattaforma di crowdfunding almeno nel corso dei 36 mesi precedenti; e

b)

pubblicano un rendiconto dei risultati entro quattro mesi dalla chiusura di ciascun esercizio indicando, se del caso:

i)

il tasso di default previsto ed effettivo di tutti i prestiti promossi dal fornitore di servizi di crowdfunding per categoria di rischio e con riferimento alle categorie di rischio definite nel sistema di gestione dei rischi;

ii)

una sintesi delle ipotesi usate per determinare i tassi di default previsti; e

iii)

qualora il fornitore di servizi di crowdfunding abbia offerto un obiettivo di tasso di rendimento in relazione alla gestione individuale di portafogli di prestiti, il rendimento effettivo realizzato.

2.   I tassi di default di cui al paragrafo 1 sono pubblicati sul sito web del fornitore di servizi di crowdfunding in una posizione ben visibile.

3.   In stretta cooperazione con l’ABE, l’ESMA elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione al fine di specificare il metodo di calcolo dei tassi di default di cui al paragrafo 1 relativi ai progetti offerti su una piattaforma di crowdfunding.

L’ESMA presenta tali progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro il 10 novembre 2021.

Alla Commissione è delegato il potere di integrare il presente regolamento tramite l’adozione delle norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma del presente paragrafo, conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

Articolo 21

Test d’ingresso di verifica delle conoscenze e simulazione della capacità di sostenere perdite

1.   Prima di dare ai potenziali investitori non sofisticati pieno accesso per investire nei progetti di crowdfunding sulla loro piattaforma di crowdfunding, i fornitori di servizi di crowdfunding valutano se i servizi di crowdfunding da loro offerti, e quali di essi, siano appropriati ai potenziali investitori non sofisticati.

2.   Ai fini della valutazione di cui al paragrafo 1, i fornitori di servizi di crowdfunding chiedono ai potenziali investitori non sofisticati informazioni circa l’esperienza, gli obiettivi di investimento, la situazione finanziaria e la comprensione di base dei rischi legati all’investimento in generale e alle tipologie di investimento offerte sulla piattaforma di crowdfunding, incluse informazioni riguardanti:

a)

i precedenti investimenti in valori mobiliari o la precedente acquisizione di strumenti ammessi a fini di crowdfunding o prestiti da parte dei potenziali investitori non sofisticati, anche nella fase iniziale o di espansione di un’impresa;

b)

la comprensione da parte dei potenziali investitori non sofisticati dei rischi legati alla concessione di prestiti, agli investimenti in valori mobiliari o all’acquisizione di strumenti ammessi a fini di crowdfunding attraverso una piattaforma di crowdfunding, e le esperienze professionali in materia di investimenti di crowdfunding.

3.   I fornitori di servizi di crowdfunding rivedono per ciascun investitore non sofisticato la valutazione di cui al paragrafo 1 ogni due anni dopo la valutazione iniziale effettuata conformemente a tale paragrafo.

4.   Nel caso in cui i potenziali investitori non sofisticati non forniscano le informazioni richieste a norma del paragrafo 2, o qualora i fornitori di servizi di crowdfunding ritengano, sulla base delle informazioni ricevute a norma di tale paragrafo, che i potenziali investitori non sofisticati non possiedano sufficienti conoscenze, competenze o esperienza i fornitori di servizi di crowdfunding informano detti potenziali investitori non sofisticati che i servizi offerti sulle loro piattaforme di crowdfunding potrebbero essere inappropriati per loro ed emanano nei loro confronti una segnalazione di rischio. Tale segnalazione di rischio indica chiaramente il rischio di perdita della totalità del denaro investito. I potenziali investitori non sofisticati riconoscono espressamente di aver ricevuto e compreso la segnalazione emanata dal fornitore di servizi di crowdfunding.

5.   Ai fini della valutazione di cui al paragrafo 1, i fornitori di servizi di crowdfunding chiedono inoltre ai potenziali investitori non sofisticati di effettuare una simulazione in merito alla loro capacità di sostenere perdite, calcolata in misura pari al 10 % del loro patrimonio netto, sulla base delle seguenti informazioni:

a)

reddito abituale e reddito totale, e se il reddito è percepito su base stabile o temporanea;

b)

attività, ivi compresi gli investimenti finanziari e i depositi in contante, ma esclusi gli immobili detenuti a scopo privato o d’investimento e i fondi pensione;

c)

impegni finanziari, ivi compresi impegni regolari, esistenti o futuri.

6.   Un fornitore di servizi di crowdfunding rivede per ciascun investitore non sofisticato la simulazione di cui al paragrafo 5 ogni anno dopo la simulazione iniziale effettuata conformemente a tale paragrafo.

Nulla osta a che i potenziali investitori non sofisticati e gli investitori non sofisticati investano in progetti di crowdfunding. Gli investitori non sofisticati prendono atto che hanno ricevuto i risultati della simulazione di cui al paragrafo 5.

7.   Ogni volta, prima che un potenziale investitore non sofisticato o un investitore non sofisticato accetti una singola offerta di crowdfunding in virtù della quale effettuerebbe un investimento per un ammontare superiore all’importo più elevato tra 1 000 EUR o il 5 % del patrimonio netto di tale investitore calcolato in conformità del paragrafo 5, il fornitore di servizi di crowdfunding provvede a che tale investitore:

a)

riceva un’avvertenza sui rischi;

b)

fornisca un consenso esplicito al fornitore di servizi di crowdfunding; e

c)

dimostri al fornitore di servizi di crowdfunding che l’investitore comprende l’investimento e i relativi rischi.

Ai fini di cui al primo comma, lettera c), del presente paragrafo, la valutazione di cui al paragrafo 1 può essere usata come prova del fatto che il potenziale investitore non sofisticato o l’investitore non sofisticato comprende l’investimento e i suoi rischi.

8.   L’ESMA, in stretta cooperazione con l’ABE, elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione per precisare le modalità necessarie per:

a)

effettuare la valutazione di cui al paragrafo 1;

b)

condurre la simulazione di cui al paragrafo 5;

c)

fornire le informazioni di cui ai paragrafi 2 e 4.

Nell’elaborare tali progetti di norme tecniche di regolamentazione l’ESMA tiene conto della natura, della portata e della complessità dei servizi di crowdfunding prestati dal fornitore di servizi di crowdfunding.

L’ESMA presenta tali progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro il 10 novembre 2021.

Alla Commissione è delegato il potere di integrare il presente regolamento tramite l’adozione delle norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma del presente paragrafo, conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

Articolo 22

Periodo di riflessione precontrattuale

1.   I termini e le condizioni dell’offerta di crowdfunding rimangono vincolanti per il titolare di progetti dal momento in cui l’offerta di crowdfunding è presente sulla piattaforma di crowdfunding fino alla data anteriore tra le seguenti:

a)

la data di scadenza dell’offerta di crowdfunding annunciata dal fornitore di servizi di crowdfunding nel momento in cui l’offerta di crowdfunding è presente sulla sua piattaforma di crowdfunding; o

b)

la data nella quale viene raggiunto l’obiettivo di finanziamento fissato o, in caso di obiettivo di finanziamento flessibile, l’obiettivo di finanziamento massimo.

2.   Il fornitore di servizi di crowdfunding prevede un periodo di riflessione precontrattuale durante il quale il potenziale investitore non sofisticato può revocare in qualsiasi momento la sua offerta di investire o la sua manifestazione di interesse per l’offerta di crowdfunding senza fornire alcuna motivazione e senza incorrere in alcuna penalità.

3.   Il periodo di riflessione di cui al paragrafo 2 decorre dal momento in cui il potenziale investitore non sofisticato effettua la propria offerta di investimento o la propria manifestazione di interesse per l’offerta di crowdfunding e scade dopo quattro giorni di calendario.

4.   Il fornitore di servizi di crowdfunding tiene un registro delle offerte di investimento e delle manifestazioni di interesse ricevute, e del momento in cui le ha ricevute.

5.   Le modalità di revoca di un’offerta di investimento o di una manifestazione di interesse comprendono almeno le stesse modalità con le quali il potenziale investitore non sofisticato è in grado di fare un’offerta di investimento o di manifestare interesse per un’offerta di crowdfunding.

6.   Il fornitore di servizi di crowdfunding fornisce ai potenziali investitori non sofisticati informazioni accurate, chiare e tempestive in merito al periodo di riflessione e alle modalità di revoca di un’offerta di investimento o di una manifestazione di interesse, compreso almeno quanto segue:

a)

subito prima che il potenziale investitore non sofisticato possa formulare la sua offerta di investimento o manifestazione di interesse, il fornitore di servizi di crowdfunding deve informare il potenziale investitore non sofisticato:

i)

del fatto che l’offerta di investimento o la manifestazione di interesse è soggetta a un periodo di riflessione,

ii)

della durata del periodo di riflessione;

iii)

delle modalità di revoca dell’offerta di investimento o della manifestazione di interesse;

b)

subito dopo aver ricevuto l’offerta di investimento o la manifestazione di interesse, il fornitore di servizi di crowdfunding deve informare, attraverso la sua piattaforma di crowdfunding, il potenziale investitore non sofisticato dell’inizio del periodo di riflessione.

7.   In caso di gestione individuale di portafogli di prestiti, il presente articolo si applica solo al mandato di investimento iniziale conferito dall’investitore non sofisticato e non agli investimenti in prestiti specifici effettuati nell’ambito di tale mandato.

Articolo 23

Scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento

1.   I fornitori di servizi di crowdfunding forniscono ai potenziali investitori tutte le informazioni di cui al presente articolo.

2.   I fornitori di servizi di crowdfunding forniscono ai potenziali investitori una scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento redatta dal titolare del progetto per ogni offerta di crowdfunding. La scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento è redatta in almeno una delle lingue ufficiali dello Stato membro le cui autorità competenti hanno concesso l’autorizzazione in conformità dell’articolo 12 o in un’altra lingua accettata da tali autorità.

3.   Qualora un fornitore di servizi di crowdfunding promuova un’offerta di crowdfunding attraverso comunicazioni di marketing in un altro Stato membro, la scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento è resa disponibile in almeno una delle lingue ufficiali di tale Stato membro o in una lingua accettata dalle autorità competenti di tale Stato membro.

4.   Nulla osta a che i fornitori di servizi di crowdfunding predispongano una traduzione della scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento in una o più lingue diverse da quelle di cui ai paragrafi 2 o 3. Tali traduzioni rispecchiano fedelmente il contenuto del testo originale della scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento.

5.   Le autorità competenti informano l’ESMA riguardo alla lingua o alle lingue che accettano ai fini del presente regolamento come indicato ai paragrafi 2 e 3. L’ESMA rende disponibile tale informazione sul suo sito web.

6.   La scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento di cui al paragrafo 2 comprende tutte le seguenti informazioni:

a)

le informazioni di cui all’allegato I;

b)

la seguente clausola di esclusione della responsabilità, che figura sotto il titolo della scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento:

«La presente offerta di crowdfunding non è stata verificata né approvata dalle autorità competenti né dall’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA).

L’idoneità della Sua esperienza e delle Sue conoscenze non è stata necessariamente valutata prima di concederLe l’accesso a questo investimento. Se procede all’investimento, si assume pienamente i rischi connessi all’investimento stesso, compreso il rischio di perdita parziale o totale del denaro investito.»;

c)

la seguente segnalazione di rischio:

«L’investimento nel presente progetto di crowdfunding comporta rischi, compreso il rischio di perdita parziale o totale del denaro investito. Il Suo investimento non è coperto dai regimi di garanzia dei depositi istituiti in conformità della direttiva 2014/49/UE del Parlamento europeo e del Consiglio (*1). Il Suo investimento non è coperto dal sistema di indennizzo degli investitori istituito in conformità della direttiva 97/9/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (*2).

Potrebbe non ricevere alcun ritorno sull’investimento.

Questo non è un prodotto di risparmio e si consiglia di non investire più del 10 % del proprio patrimonio netto in progetti di crowdfunding.

Potrebbe non essere in grado di vendere gli strumenti di investimento quando lo desidera. Qualora riesca a venderli, potrebbe tuttavia subire perdite.

(*1)  Direttiva 2014/49/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, relativa ai sistemi di garanzia dei depositi (GU L 173 del 12.6.2014, pag. 149).”

(*2)  Direttiva 97/9/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 3 marzo 1997, relativa ai sistemi di indennizzo degli investitori (GU L 84 del 26.3.1997, pag. 22).».”

7.   La scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento è corretta, chiara e non fuorviante e non contiene note a piè di pagina diverse da quelle con riferimenti, incluse se del caso le citazioni dirette, alla normativa applicabile. È presentata su supporto autonomo e durevole, chiaramente distinguibile dalle comunicazioni di marketing e composto da non più di sei facciate in formato A4 quando stampato. In caso di strumenti ammessi a fini di crowdfunding, nei casi in cui le informazioni richieste conformemente all’allegato I, parte F, superino una facciata in formato A4 quando stampate, la parte eccedente è fornita in un allegato accluso alla scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento.

8.   Il fornitore di servizi di crowdfunding chiede al titolare del progetto di comunicargli ogni variazione delle informazioni per tenere aggiornata la scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento costantemente e per la durata dell’offerta di crowdfunding. Il fornitore di servizi di crowdfunding informa immediatamente gli investitori che hanno presentato un’offerta di investimento o manifestato interesse per l’offerta di crowdfunding di qualsiasi variazione significativa delle informazioni riportate nella scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento che gli sono state comunicate.

9.   Gli Stati membri dispongono la responsabilità di almeno il titolare del progetto o dei suoi organi amministrativi, di direzione o di controllo per le informazioni fornite in una scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento. Tali responsabili della scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento sono chiaramente indicate nella scheda, nel caso di persone fisiche, con i loro nomi e la loro funzione o, nel caso di persone giuridiche, con la denominazione e la sede legale; è inoltre riportata una loro dichiarazione attestante che, per quanto a loro conoscenza, le informazioni della scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento sono conformi ai fatti e che nella scheda non vi sono omissioni tali da alterarne il senso.

10.   Gli Stati membri provvedono affinché le loro disposizioni legislative, regolamentari e amministrative in materia di responsabilità civile si applichino a persone fisiche o giuridiche responsabili delle informazioni fornite nella scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento, comprese le sue eventuali traduzioni, almeno nei seguenti casi:

a)

le informazioni sono fuorvianti o imprecise; o

b)

la scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento omette informazioni fondamentali, necessarie per aiutare gli investitori a valutare se finanziare il progetto di crowdfunding.

11.   I fornitori di servizi di crowdfunding pongono in essere e applicano procedure adeguate per verificare la completezza, la correttezza e la chiarezza delle informazioni che figurano nella scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento.

12.   Qualora un fornitore di servizi di crowdfunding individui omissioni, errori o imprecisioni nella scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento che potrebbero avere ripercussioni significative sul rendimento atteso dell’investimento, tale fornitore di servizi di crowdfunding segnala tempestivamente tali omissioni, errori o imprecisioni al titolare del progetto, il quale completa o corregge tempestivamente tali informazioni.

Qualora non si proceda tempestivamente a tali completamenti o correzioni, il fornitore di servizi di crowdfunding sospende l’offerta di crowdfunding finché la scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento non è stata completata o corretta, e comunque per un periodo non superiore a 30 giorni di calendario.

Il fornitore di servizi di crowdfunding informa immediatamente gli investitori che hanno presentato un’offerta di investimento o manifestato interesse nell’offerta di crowdfunding di dette irregolarità individuate, delle misure già adottate e delle ulteriori misure che saranno adottate dal fornitore di servizi di crowdfunding e dell’opzione di revocare la loro offerta di investimento o la loro manifestazione di interesse per l’offerta di crowdfunding.

Se, dopo 30 giorni di calendario, la scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento non è stata completata o corretta per rettificare tutte le irregolarità individuate, l’offerta di crowdfunding è cancellata.

13.   Un potenziale investitore può chiedere al fornitore di servizi di crowdfunding di provvedere alla traduzione della scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento in una lingua di sua scelta. La traduzione rispecchia fedelmente e scrupolosamente il contenuto del documento originale della scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento.

Qualora non fornisca la traduzione della scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento richiesta, il fornitore di servizi di crowdfunding consiglia chiaramente all’investitore potenziale di astenersi dall’effettuare l’investimento.

14.   Le autorità competenti dello Stato membro in cui l’autorizzazione è stata concessa al fornitore di servizi di crowdfunding possono chiedere la notifica ex ante di una scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento almeno sette giorni lavorativi prima che la stessa sia resa disponibile per i potenziali investitori. Le schede contenenti le informazioni chiave sull’investimento non sono subordinate all’approvazione ex ante da parte delle autorità competenti.

15.   Qualora i potenziali investitori ricevano una scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento redatta conformemente al presente articolo, i fornitori di servizi di crowdfunding e i titolari di progetti sono considerati adempienti all’obbligo di redigere un documento contenente le informazioni chiave a norma del regolamento (UE) n. 1286/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio (22).

Il primo comma si applica mutatis mutandis alle persone fisiche o giuridiche che commercializzano un’offerta di crowdfunding o che offrono consulenza in materia.

16.   L’ESMA elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione per specificare:

a)

i requisiti per quanto riguarda il modello di presentazione delle informazioni di cui al paragrafo 6 e all’allegato I, e il contenuto di tale modello;

b)

le tipologie di rischio rilevante connesso all’offerta di crowdfunding e che devono pertanto essere comunicate conformemente all’allegato I, parte C;

c)

l’uso di alcuni indici finanziari per aumentare la chiarezza delle informazioni finanziarie chiave, compreso al fine di presentare le informazioni di cui all’allegato I, parte A, lettera e);

d)

le commissioni e gli oneri e i costi per le operazioni di cui all’allegato I, parte H, lettera a), compresa una ripartizione dettagliata dei costi diretti e indiretti a carico dell’investitore.

Quando sviluppa tali progetti di norme tecniche di regolamentazione, l’ESMA tiene conto della natura, della portata e della complessità dei servizi di crowdfunding prestati dal fornitore di servizi di crowdfunding.

L’ESMA presenta i progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro il 10 maggio 2022.

Alla Commissione è delegato il potere di integrare il presente regolamento adottando le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma del presente paragrafo conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

Articolo 24

Scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento a livello di piattaforma

1.   In deroga all’articolo 23, paragrafo 2, prima frase, e all’articolo 23, paragrafo 6, lettera a), i fornitori di servizi di crowdfunding che forniscono la gestione individuale di portafogli di prestiti redigono conformemente al presente articolo e mettono a disposizione dei potenziali investitori una scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento a livello di piattaforma che comprenda tutte le seguenti informazioni:

a)

le informazioni di cui all’allegato I, parti H e I;

b)

informazioni sulle persone fisiche o giuridiche responsabili delle informazioni fornite nella scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento; nel caso di persone fisiche, compresi membri di organi amministrativi, di direzione o di controllo del fornitore di servizi di crowdfunding, il nome e la funzione della persona fisica; nel caso di persone giuridiche, la denominazione e la sede legale;

c)

l’attestazione di responsabilità seguente:

«Il fornitore di servizi di crowdfunding dichiara, per quanto a sua conoscenza, che non sono state omesse informazioni o che nessuna di queste è sostanzialmente fuorviante o imprecisa. Il fornitore di servizi di crowdfunding è responsabile dell’elaborazione della presente scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento.».

2.   Il fornitore di servizi di crowdfunding tiene costantemente aggiornata la scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento a livello di piattaforma per la durata dell’offerta di crowdfunding. Il fornitore di servizi di crowdfunding informa immediatamente gli investitori che hanno presentato un’offerta di investimento o manifestato interesse nell’offerta di crowdfunding di qualsiasi variazione significativa delle informazioni riportate nella scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento.

3.   La scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento a livello di piattaforma è corretta, chiara e non fuorviante e non contiene note a piè di pagina diverse da quelle che riportano i riferimenti, incluse se del caso le citazioni dirette, alla normativa applicabile. È presentata su supporto autonomo e durevole, chiaramente distinguibile dalle comunicazioni di marketing e composto da non più di sei facciate in formato A4 quando stampato.

4.   Gli Stati membri prevedono la responsabilità almeno del fornitore di servizi di crowdfunding per le informazioni fornite in una scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento a livello di piattaforma. Coloro che sono responsabili della scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento a livello di piattaforma sono, nel caso di persone fisiche, chiaramente indicati nella scheda con i loro nomi e la loro funzione o, nel caso di persone giuridiche, con la denominazione e la sede legale; è inoltre riportata una loro dichiarazione attestante che, per quanto a loro conoscenza, le informazioni della scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento sono conformi ai fatti e che nella scheda non vi sono omissioni tali da alterarne il senso.

5.   Gli Stati membri provvedono affinché le loro disposizioni legislative, regolamentari e amministrative in materia di responsabilità civile si applichino a persone fisiche e giuridiche responsabili delle informazioni fornite nella scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento a livello di piattaforma, comprese le sue eventuali traduzioni, almeno nei seguenti casi:

a)

le informazioni sono fuorvianti o imprecise; o

b)

la scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento a livello di piattaforma omette informazioni chiave che aiutino gli investitori nel valutare se investire attraverso la gestione individuale di portafogli di prestiti.

6.   I fornitori di servizi di crowdfunding pongono in essere e applicano procedure adeguate per verificare la completezza, la correttezza e la chiarezza delle informazioni che figurano nella scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento a livello di piattaforma.

7.   Quando un fornitore di servizi di crowdfunding individua un’omissione, un errore o un’imprecisione nella scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento a livello di piattaforma che potrebbe avere un impatto rilevante sul rendimento atteso della gestione individuale di portafogli di prestiti, detto fornitore di servizi di crowdfunding rettifica esso stesso l’omissione, l’errore o l’imprecisione nella scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento.

8.   Qualora i potenziali investitori ricevano una scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento a livello di piattaforma redatta conformemente al presente articolo, i fornitori di servizi di crowdfunding sono considerati adempienti all’obbligo di redigere un documento contenente le informazioni chiave a norma del regolamento (UE) n. 1286/2014.

Il primo comma si applica mutatis mutandis alle persone fisiche o giuridiche che commercializzano un’offerta di crowdfunding o che offrono consulenza in materia.

Articolo 25

Bacheca elettronica

1.   I fornitori di servizi di crowdfunding possono gestire una bacheca elettronica sulla quale consentono ai propri clienti di pubblicizzare l’interesse per l’acquisto e la vendita di prestiti, di valori mobiliari o di strumenti ammessi a fini di crowdfunding inizialmente offerti sulle loro piattaforme di crowdfunding.

2.   La bacheca elettronica di cui al paragrafo 1 non deve essere utilizzata per l’incontro di interessi di acquisto e di vendita mediante i protocolli o le procedure operative interne del fornitore di servizi di crowdfunding in modo da dare luogo a contratti. La bacheca elettronica non consiste pertanto in un sistema interno di abbinamento che esegue gli ordini dei clienti su base multilaterale.

3.   I fornitori di servizi di crowdfunding che consentono di pubblicizzare gli interessi di cui al paragrafo 1 del presente articolo si conformano ai seguenti requisiti:

a)

devono informare i propri clienti circa la natura della bacheca elettronica conformemente ai paragrafi 1 e 2;

b)

devono chiedere ai propri clienti che pubblicizzano la vendita di prestiti, valori o strumenti di cui al paragrafo 1 di rendere disponibile la scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento;

c)

devono fornire ai clienti che intendono acquistare prestiti pubblicizzati sulla bacheca elettronica informazioni sul rendimento dei prestiti intermediati dal fornitore di servizi di crowdfunding;

d)

devono garantire che i propri clienti che pubblicizzano un interesse per l’acquisto di prestiti, valori o strumenti di cui al paragrafo 1 del presente articolo e che risultano investitori non sofisticati ricevano le informazioni di cui all’articolo 19, paragrafo 2, e la segnalazione di rischio di cui all’articolo 21, paragrafo 4.

4.   I fornitori di servizi di crowdfunding che consentono la pubblicità di interessi di cui al paragrafo 1 del presente articolo e che offrono servizi di custodia delle attività a norma dell’articolo 10, paragrafo 1, impongono ai propri investitori che pubblicizzano tali interessi di comunicare loro eventuali cambiamenti di proprietà al fine di procedere alla verifica della proprietà e alla registrazione.

5.   I fornitori di servizi di crowdfunding che suggeriscono un prezzo di riferimento per l’acquisto e la vendita di cui al paragrafo 1 del presente articolo lo motivano e informano i clienti che il prezzo di riferimento proposto non è vincolante e rendono noti gli elementi fondamentali della metodologia da essi applicata in linea con l’articolo 19, paragrafo 6.

Articolo 26

Accesso alla documentazione

I fornitori di servizi di crowdfunding:

a)

conservano tutta la documentazione relativa ai loro servizi e operazioni su un supporto durevole per un periodo di almeno cinque anni;

b)

provvedono a che i clienti abbiano accesso immediato alla documentazione dei servizi che forniscono in qualsiasi momento;

c)

mantengono per un periodo di almeno cinque anni tutti gli accordi tra i fornitori di servizi di crowdfunding e i loro clienti.

CAPO V

Comunicazioni di marketing

Articolo 27

Prescrizioni relative alle comunicazioni di marketing

1.   I fornitori di servizi di crowdfunding provvedono affinché tutte le comunicazioni di marketing relative ai loro servizi, comprese quelle esternalizzate a terzi, siano chiaramente identificabili come tali.

2.   Prima della chiusura della raccolta fondi per un progetto, nessuna comunicazione di marketing dedica un’attenzione sproporzionata a singoli progetti o offerte di crowdfunding in programma, in attesa o in corso.

Le informazioni che figurano in una comunicazione di marketing sono corrette, chiare e non fuorvianti nonché coerenti con le informazioni che figurano nella scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento, se tale scheda è già disponibile, o con le informazioni che devono figurare nella scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento, se detta scheda non è ancora disponibile.

3.   Per le loro comunicazioni di marketing, i fornitori di servizi di crowdfunding utilizzano una o più lingue ufficiali dello Stato membro in cui sono diffuse le comunicazioni di marketing o una lingua accettata dalle autorità competenti di tale Stato membro.

4.   Le autorità competenti dello Stato membro in cui sono diffuse le comunicazioni di marketing sono tenute a monitorare il rispetto e l’attuazione nei confronti dei fornitori di servizi di crowdfunding delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative nazionali applicabili alle comunicazioni di marketing.

5.   Le autorità competenti non richiedono la notifica e l’approvazione ex ante delle comunicazioni di marketing.

Articolo 28

Pubblicazione delle disposizioni nazionali relative alle prescrizioni concernenti il marketing

1.   Le autorità competenti pubblicano e mantengono aggiornate sui propri siti web le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative nazionali applicabili alle comunicazioni di marketing dei fornitori di servizi di crowdfunding di cui le autorità competenti sono tenute a monitorare il rispetto e l’attuazione nei confronti dei fornitori di servizi di crowdfunding.

2.   Le autorità competenti notificano all’ESMA le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative di cui al paragrafo 1 e forniscono all’ESMA una sintesi di dette disposizioni legislative, regolamentari e amministrative in una lingua comunemente utilizzata nel campo della finanza internazionale.

3.   Le autorità competenti informano l’ESMA di eventuali modifiche delle informazioni fornite a norma del paragrafo 2 e forniscono senza indugio all’ESMA una sintesi aggiornata delle pertinenti disposizioni legislative, regolamentari e amministrative di cui al paragrafo 1.

4.   Qualora le autorità competenti non siano tenute a monitorare il rispetto e a garantire l’esecuzione delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative di cui al paragrafo 1, esse tuttavia pubblicano sui rispettivi siti web i contatti da cui è possibile ottenere informazioni circa le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative di cui al paragrafo 1.

5.   L’ESMA elabora progetti di norme tecniche di attuazione per stabilire formulari, modelli e procedure standard per le notifiche di cui al presente articolo.

L’ESMA presenta tali progetti di norme tecniche di attuazione alla Commissione entro il 10 novembre 2021.

Alla Commissione è conferito il potere di adottare le norme tecniche di attuazione di cui al primo comma del presente paragrafo conformemente all’articolo 15 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

6.   L’ESMA pubblica e mantiene sul proprio sito web la sintesi di cui al paragrafo 2 e i collegamenti ipertestuali ai siti web delle autorità competenti di cui al paragrafo 1. L’ESMA non è responsabile delle informazioni fornite nella sintesi.

7.   Le autorità competenti sono i punti di contatto unici aventi la responsabilità di fornire informazioni sulle norme in materia di marketing vigenti nei rispettivi Stati membri.

8.   Le autorità competenti trasmettono regolarmente all’ESMA, almeno su base annuale, una relazione sulle azioni volte a far rispettare la normativa adottate nel corso dell’anno precedente in base alle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative nazionali applicabili alle comunicazioni di marketing dei fornitori di servizi di crowdfunding. In particolare, la relazione indica:

a)

se del caso, il numero totale delle azioni adottate per far rispettare la normativa per tipo di irregolarità;

b)

se del caso, i risultati ottenuti con le azioni adottate per far rispettare la normativa, comprese le sanzioni comminate o le riparazioni apprestate dai fornitori di servizi di crowdfunding; e

c)

se del caso, gli esempi disponibili del modo in cui le autorità competenti hanno gestito il mancato rispetto di disposizioni legislative, regolamentari e amministrative nazionali da parte dei fornitori di servizi di crowdfunding.

CAPO VI

Autorità competenti ed esma

Articolo 29

Autorità competenti

1.   Gli Stati membri designano le autorità competenti responsabili dell’espletamento delle funzioni e dei compiti previsti dal presente regolamento e ne informano l’ESMA.

2.   Qualora gli Stati membri designino più autorità competenti a norma del paragrafo 1, essi stabiliscono i loro rispettivi compiti e designano una di esse come punto di contatto unico per la cooperazione amministrativa transfrontaliera tra le autorità competenti e con l’ESMA.

3.   L’ESMA pubblica sul proprio sito web l’elenco delle autorità competenti designate conformemente al paragrafo 1.

Articolo 30

Poteri delle autorità competenti

1.   Per adempiere ai compiti loro assegnati dal presente regolamento, le autorità competenti dispongono almeno, sulla base del diritto nazionale, dei seguenti poteri di indagine:

a)

esigere che i fornitori di servizi di crowdfunding e i terzi designati a svolgere funzioni in relazione alla prestazione di servizi di crowdfunding, nonché le persone fisiche o giuridiche che li controllano o che sono da essi controllate, trasmettano informazioni e documenti;

b)

esigere che i revisori dei conti e i dirigenti dei fornitori di servizi di crowdfunding e dei terzi designati a svolgere funzioni in relazione alla prestazione di servizi di crowdfunding trasmettano informazioni;

c)

eseguire ispezioni o indagini in loco in siti diversi dalle residenze private di persone fisiche e a tal fine entrare nei locali allo scopo di avere accesso a documenti e altri dati in qualunque forma, laddove vi sia il ragionevole sospetto che documenti e altri dati relativi all’oggetto dell’ispezione o dell’indagine possano essere pertinenti per dimostrare una violazione del presente regolamento.

2.   Per adempiere ai compiti loro assegnati dal presente regolamento, le autorità competenti dispongono almeno, sulla base del diritto nazionale, dei seguenti poteri di vigilanza:

a)

sospendere un’offerta di crowdfunding per un massimo di 10 giorni lavorativi consecutivi per ciascuna occasione se vi è ragionevole motivo di sospettare che il presente regolamento sia stato violato;

b)

vietare o sospendere le comunicazioni di marketing o esigere che un fornitore di servizi di crowdfunding o un terzo designato a svolgere funzioni in relazione alla prestazione di servizi di crowdfunding cessino o sospendano le comunicazioni di marketing per un massimo di 10 giorni lavorativi consecutivi per ciascuna occasione se vi è ragionevole motivo di ritenere che il presente regolamento sia stato violato;

c)

vietare un’offerta di crowdfunding se accertano che il presente regolamento è stato violato o hanno ragionevole motivo di sospettare che potrebbe essere violato;

d)

sospendere o esigere che un fornitore di servizi di crowdfunding sospenda la prestazione di servizi di crowdfunding per un massimo di 10 giorni lavorativi consecutivi per ciascuna occasione se vi è ragionevole motivo di ritenere che il presente regolamento sia stato violato;

e)

vietare la prestazione di servizi di crowdfunding se accertano che il presente regolamento è stato violato;

f)

rendere pubblico il fatto che un fornitore di servizi di crowdfunding o un terzo designato a svolgere funzioni in relazione alla prestazione di servizi di crowdfunding non ottempera ai suoi obblighi;

g)

rendere pubbliche, o esigere che un fornitore di servizi di crowdfunding o un terzo designato a svolgere funzioni in relazione alla prestazione di servizi di crowdfunding renda pubbliche, tutte le informazioni rilevanti che possano influire sulla prestazione del servizio di crowdfunding al fine di assicurare la tutela degli investitori o il regolare funzionamento del mercato;

h)

sospendere o esigere che un fornitore di servizi di crowdfunding o un terzo designato a svolgere funzioni in relazione alla prestazione di servizi di crowdfunding sospenda la prestazione dei servizi di crowdfunding se le autorità competenti ritengono che la situazione del fornitore di servizi di crowdfunding sia tale che la prestazione dei servizi di crowdfunding pregiudicherebbe gli interessi degli investitori;

i)

trasferire i contratti in essere a un altro fornitore di servizi di crowdfunding qualora l’autorizzazione di un fornitore di servizi di crowdfunding sia revocata a norma dell’articolo 17, paragrafo 1, primo comma, lettera c), previo accordo dei clienti e del fornitore ricevente di servizi di crowdfunding.

Eventuali misure adottate nell’esercizio dei poteri di cui al presente paragrafo sono proporzionate, debitamente giustificate e adottate conformemente all’articolo 40.

3.   Se necessario in base al diritto nazionale, l’autorità competente può chiedere all’organo giurisdizionale competente di decidere in merito all’esercizio dei poteri di cui ai paragrafi 1 e 2.

4.   Il fornitore di servizi di crowdfunding a cui sono trasferiti i contratti in essere di cui al paragrafo 2, primo comma, lettera i), deve essere autorizzato a fornire servizi di crowdfunding nello stesso Stato membro in cui è stato autorizzato il fornitore di servizi di crowdfunding originale.

5.   Le autorità competenti esercitano le loro funzioni e i loro poteri di cui ai paragrafi 1 e 2 con le seguenti modalità:

a)

direttamente;

b)

in collaborazione con altre autorità;

c)

sotto la propria responsabilità mediante delega a tali autorità;

d)

rivolgendosi alle competenti autorità giudiziarie.

6.   Gli Stati membri provvedono all’adozione di misure appropriate che consentano alle autorità competenti di disporre di tutti i poteri di vigilanza e di indagine necessari allo svolgimento dei loro compiti.

7.   La segnalazione da parte di una persona fisica o giuridica di informazioni all’autorità competente ai sensi del presente regolamento non costituisce violazione di eventuali restrizioni alla divulgazione delle informazioni imposte per contratto o per via legislativa, regolamentare o amministrativa, né implica alcuna responsabilità di qualsivoglia natura in relazione a tale segnalazione.

Articolo 31

Cooperazione tra autorità competenti

1.   Le autorità competenti cooperano tra di loro ai fini del presente regolamento. Esse scambiano informazioni senza indebiti ritardi e cooperano nelle attività di indagine, vigilanza e contrasto delle violazioni.

Qualora abbiano deciso, in conformità dell’articolo 39, paragrafo 1, di stabilire sanzioni penali per una violazione del presente regolamento, gli Stati membri provvedono affinché siano messe in atto misure adeguate per far sì che le autorità competenti dispongano di tutti i poteri necessari per stabilire contatti con le autorità giudiziarie, le autorità inquirenti o le autorità di giustizia penale della loro giurisdizione al fine di ricevere informazioni specifiche relative alle indagini o ai procedimenti penali avviati in ordine a violazioni del presente regolamento e di assicurare le stesse informazioni ad altre autorità competenti e all’ESMA per soddisfare i rispettivi obblighi di cooperare ai fini del presente regolamento.

2.   Un’autorità competente può rifiutarsi di dare seguito a una richiesta di informazioni o di cooperazione nell’ambito di un’indagine unicamente nelle seguenti circostanze eccezionali:

a)

quando l’accoglimento della richiesta potrebbe nuocere alle proprie attività di indagine o di contrasto delle violazioni, o ad un’indagine penale;

b)

quando è già stato avviato un procedimento giudiziario per gli stessi atti e contro le stesse persone fisiche o giuridiche dinanzi alle autorità dello Stato membro destinatario della richiesta;

c)

quando nello Stato membro destinatario è già stata pronunciata sentenza definitiva a carico delle predette persone fisiche o giuridiche per gli stessi atti.

3.   Le autorità competenti provvedono, su richiesta, a comunicare senza indebiti ritardi le informazioni necessarie ai fini del presente regolamento.

4.   Un’autorità competente può chiedere l’assistenza dell’autorità competente di un altro Stato membro ai fini di ispezioni o indagini in loco.

Un’autorità competente richiedente informa l’ESMA di qualsiasi richiesta di cui al primo comma. Quando un’autorità competente riceve da un’autorità competente di un altro Stato membro la richiesta di eseguire un’ispezione in loco o indagine, essa può compiere una delle seguenti azioni:

a)

effettuare l’ispezione o l’indagine in loco direttamente;

b)

consentire all’autorità competente che ha presentato la richiesta di partecipare all’ispezione o indagine in loco;

c)

consentire all’autorità competente che ha presentato la richiesta di eseguire direttamente l’ispezione o indagine in loco;

d)

nominare controllori o esperti che eseguano l’ispezione o l’indagine in loco;

e)

condividere con le altre autorità competenti attività specifiche collegate all’attività di vigilanza.

5.   Le autorità competenti possono deferire all’ESMA situazioni in cui la richiesta di cooperazione, in particolare di scambio di informazioni, è stata respinta o non vi è stato dato seguito entro un termine ragionevole. Fermo restando l’articolo 258 TFUE, in tali situazioni l’ESMA può intervenire conformemente al potere conferitole dall’articolo 19 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

6.   Le autorità competenti operano uno stretto coordinamento della loro attività di vigilanza per rilevare e correggere le violazioni del presente regolamento, sviluppare e promuovere migliori pratiche, agevolare la collaborazione, promuovere la coerenza dell’interpretazione e provvedere a valutazioni tra giurisdizioni in caso di disaccordo.

7.   Se un’autorità competente constata o ha motivo di ritenere che uno qualsiasi dei requisiti di cui al presente regolamento non è stato rispettato, comunica le proprie constatazioni, in modo sufficientemente circostanziato, all’autorità competente del soggetto o dei soggetti sospettati della violazione.

8.   L’ESMA elabora progetti di norme tecniche di regolamentazione per specificare le informazioni da scambiare tra autorità competenti conformemente al paragrafo 1.

Alla Commissione è delegato il potere di integrare il presente regolamento adottando le norme tecniche di regolamentazione di cui al primo comma del presente paragrafo conformemente agli articoli da 10 a 14 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

L’ESMA presenta tali progetti di norme tecniche di regolamentazione alla Commissione entro il 10 maggio 2022.

9.   L’ESMA elabora progetti di norme tecniche di attuazione volti a stabilire formulari, modelli e procedure standard per la cooperazione e lo scambio di informazioni tra le autorità competenti.

Alla Commissione è conferito il potere di adottare le norme tecniche di attuazione di cui al primo comma del presente paragrafo conformemente all’articolo 15 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

L’ESMA presenta tali progetti di norme tecniche di attuazione alla Commissione entro il 10 maggio 2022.

Articolo 32

Cooperazione tra autorità competenti ed ESMA

1.   Le autorità competenti e l’ESMA cooperano strettamente tra loro ai fini del presente regolamento e conformemente al regolamento (UE) n. 1095/2010. Esse provvedono a scambi di informazioni per esercitare le funzioni loro assegnate a norma del presente capo.

2.   Nel caso di un’ispezione in loco o di un’indagine con effetti transfrontalieri, l’ESMA coordina l’ispezione o l’indagine se una delle autorità competenti lo chiede.

3.   Le autorità competenti forniscono quanto prima all’ESMA tutte le informazioni necessarie per l’espletamento dei suoi compiti conformemente all’articolo 35 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

4.   Al fine di garantire condizioni uniformi di applicazione del presente articolo, l’ESMA elabora progetti di norme tecniche di attuazione volte a stabilire formulari, modelli e procedure standard per la cooperazione e lo scambio di informazioni tra le autorità competenti e l’ESMA.

L’ESMA presenta tali progetti di norme tecniche di attuazione alla Commissione entro il 10 maggio 2022.

Alla Commissione è conferito il potere di adottare le norme tecniche di attuazione di cui al primo comma del presente paragrafo conformemente all’articolo 15 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

Articolo 33

Cooperazione con altre autorità

Quando un fornitore di servizi di crowdfunding svolge attività diverse da quelle coperte dall’autorizzazione di cui all’articolo 12, le autorità competenti cooperano con le autorità responsabili della sorveglianza di tali attività diverse come previsto dal pertinente diritto dell’Unione e nazionale.

Articolo 34

Obblighi di notifica

Gli Stati membri notificano alla Commissione e all’ESMA le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative adottate in attuazione del presente capo, incluse le eventuali norme di diritto penale pertinenti, entro il 10 novembre 2021. Gli Stati membri notificano immediatamente alla Commissione e all’ESMA tutte le successive modifiche.

Articolo 35

Segreto professionale

1.   Tutte le informazioni scambiate tra le autorità competenti ai sensi del presente regolamento relativamente ad aspetti commerciali o operativi e ad altre questioni di natura economica o personale sono considerate riservate e sono soggette all’obbligo del segreto professionale, salvo quando l’autorità competente dichiara al momento della loro comunicazione che tali informazioni possono essere comunicate o che la loro diffusione è necessaria a fini di procedimenti giudiziari.

2.   L’obbligo del segreto professionale si applica a tutte le persone fisiche o giuridiche che lavorano o hanno lavorato per l’autorità competente o per qualsiasi terzo a cui l’autorità competente ha delegato i propri poteri. Le informazioni coperte dal segreto professionale non possono essere divulgate ad alcuna altra persona fisica o giuridica o autorità se non in forza di disposizioni del diritto dell’Unione o nazionale.

Articolo 36

Protezione dei dati

Per quanto riguarda il trattamento di dati personali nell’ambito di applicazione del presente regolamento, le autorità competenti svolgono i loro compiti ai fini del presente regolamento conformemente al regolamento (UE) 2016/679.

Per quanto riguarda il trattamento di dati personali effettuato dall’ESMA nell’ambito di applicazione del presente regolamento, esso si conforma al regolamento (UE) 2018/1725.

Articolo 37

Provvedimenti cautelari

1.   Quando l’autorità competente di uno Stato membro in cui sono forniti i servizi di crowdfunding ha motivi chiari e dimostrabili di ritenere che il fornitore di servizi di crowdfunding o i terzi designati a svolgere funzioni in relazione alla prestazione di servizi di crowdfunding hanno commesso irregolarità o che il fornitore di servizi di crowdfunding o terzi hanno violato gli obblighi loro incombenti ai sensi del presente regolamento, ne informa l’autorità competente che ha concesso l’autorizzazione e l’ESMA.

2.   Se, nonostante le misure adottate dall’autorità competente che ha concesso l’autorizzazione, il fornitore di servizi di crowdfunding o i terzi designati a svolgere funzioni in relazione alla prestazione di servizi di crowdfunding perseverano nella violazione del presente regolamento, l’autorità competente dello Stato membro in cui sono forniti i servizi di crowdfunding, dopo averne informato l’autorità competente che ha concesso l’autorizzazione e l’ESMA, adotta tutte le misure opportune per tutelare gli investitori e ne informa al più presto la Commissione e l’ESMA.

3.   Qualora un’autorità competente sia in disaccordo su una qualsiasi delle misure adottate da un’altra autorità competente a norma del paragrafo 2 del presente articolo, può sottoporre la questione all’ESMA. L’ESMA può intervenire conformemente ai poteri che le sono conferiti dall’articolo 19 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

Articolo 38

Trattamento dei reclami da parte delle autorità competenti

1.   Le autorità competenti istituiscono procedure che consentono ai clienti e ad altre parti interessate, incluse le associazioni dei consumatori, di presentare reclami alle autorità competenti in relazione a presunte violazioni del presente regolamento da parte dei fornitori di servizi di crowdfunding. In ogni caso, i reclami dovrebbero essere accettati per iscritto o in forma elettronica e in una lingua ufficiale dello Stato membro in cui è presentato il reclamo o in una lingua accettata dalle autorità competenti di tale Stato membro.

2.   Le informazioni sulle procedure per i reclami di cui al paragrafo 1 sono messe a disposizione sul sito internet di ogni autorità competente e comunicati all’ESMA. L’ESMA pubblica sul proprio sito internet i riferimenti alle sezioni dei siti internet delle autorità competenti relative alle procedure per i reclami.

CAPO VII

Sanzioni amministrative e altre misure amministrative

Articolo 39

Sanzioni amministrative e altre misure amministrative

1.   Fatti salvi i poteri di vigilanza e di indagine delle autorità competenti ai sensi dell’articolo 30 e il diritto degli Stati membri di prevedere e irrogare sanzioni penali, gli Stati membri, in conformità del diritto nazionale, prevedono che le autorità competenti abbiano il potere di irrogare sanzioni amministrative e adottare altre misure amministrative appropriate che siano effettive, proporzionate e dissuasive. Tali sanzioni amministrative e altre misure amministrative si applicano per lo meno a quanto segue:

a)

violazioni degli articoli 3, 4 e 5, dell’articolo 6, paragrafi da 1 a 6, dell’articolo 7, paragrafi da 1 a 4, dell’articolo 8, paragrafi da 1 a 6, dell’articolo 9, paragrafi 1 e 2, dell’articolo 10, dell’articolo 11, dell’articolo 12, paragrafo 1, dell’articolo 13, paragrafo 2, dell’articolo 15, paragrafi 2 e 3, dell’articolo 16, paragrafo 1, dell’articolo 18, paragrafi 1 e 4, dell’articolo 19, paragrafi da 1 a 6, dell’articolo 20, paragrafi 1 e 2, dell’articolo 21, paragrafi da 1 a 7, dell’articolo 22, dell’articolo 23, paragrafi da 2 a 13, degli articoli 24, 25 e 26 e dell’articolo 27, paragrafi da 1 a 3;

b)

mancata cooperazione o mancato adempimento in caso di indagine, ispezione o richiesta di cui all’articolo 30, paragrafo 1.

Gli Stati membri possono decidere di non stabilire norme relative alle sanzioni amministrative o altre misure amministrative in caso di violazioni che siano già oggetto di sanzioni penali a norma del loro diritto nazionale.

Entro il 10 novembre 2021 gli Stati membri comunicano dettagliatamente le norme di cui al primo e al secondo comma alla Commissione e all’ESMA. Essi informano senza indugio la Commissione e l’ESMA di ogni successiva modifica.

2.   Gli Stati membri, in conformità del proprio diritto nazionale, provvedono affinché le autorità competenti abbiano il potere di irrogare almeno le sanzioni amministrative e altre misure amministrative seguenti in caso di violazioni di cui al paragrafo 1, primo comma, lettera a):

a)

una dichiarazione pubblica indicante la persona fisica o giuridica responsabile e la natura della violazione;

b)

un’ingiunzione diretta alla persona fisica o giuridica di porre termine al comportamento che costituisce la violazione e di astenersi da ripeterlo;

c)

un divieto che impedisca a qualsiasi membro dell’organo di gestione della persona giuridica responsabile della violazione, o a qualsiasi altra persona fisica ritenuta responsabile della violazione, di esercitare le funzioni di gestione in tali fornitori di servizi di crowdfunding;

d)

sanzioni pecuniarie amministrative massime pari almeno al doppio dell’ammontare del beneficio derivante dalla violazione, se tale beneficio può essere determinato, anche se supera gli importi massimi di cui alla lettera e);

e)

nel caso di una persona giuridica, sanzioni pecuniarie amministrative massime pari almeno a 500 000 EUR o, negli Stati membri la cui moneta non è l’euro, al valore corrispondente nella valuta nazionale al 9 novembre 2020, o fino al 5 % del fatturato totale annuale della persona giuridica in base all’ultimo bilancio disponibile approvato dall’organo di gestione. Se la persona giuridica è un’impresa madre o una controllata dell’impresa madre soggetta all’obbligo di redigere il bilancio consolidato in conformità della direttiva 2013/34/UE del Parlamento europeo e del Consiglio (23), il relativo fatturato totale annuale è il fatturato totale annuale o il tipo di ricavo corrispondente in base alla pertinente normativa dell’Unione in materia contabile che risulta nell’ultimo bilancio consolidato disponibile approvato dall’organo di gestione dell’impresa madre capogruppo;

f)

nel caso di una persona fisica, sanzioni pecuniarie amministrative massime pari almeno a 500 000 EUR o, negli Stati membri la cui moneta non è l’euro, al valore corrispondente nella valuta nazionale al 9 novembre 2020.

3.   Gli Stati membri possono prevedere sanzioni o misure aggiuntive e sanzioni pecuniarie amministrative di un livello più elevato di quelle previste dal presente regolamento, sia per quanto riguarda le persone fisiche che le persone giuridiche responsabili della violazione.

Articolo 40

Esercizio dei poteri di vigilanza e sanzionatori

1.   Nello stabilire il tipo e il livello di sanzioni amministrative o altre misure amministrative da irrogare a norma dell’articolo 39, le autorità competenti tengono conto della misura in cui la violazione è intenzionale o è dovuta a negligenza e di tutte le altre circostanze pertinenti, tra cui, ove appropriato:

a)

la gravità e la durata della violazione;

b)

il grado di responsabilità della persona fisica o giuridica responsabile della violazione;

c)

la capacità finanziaria della persona fisica o giuridica responsabile della violazione, quale risulta dal fatturato totale nel caso di una persona giuridica o dal reddito annuo e dal patrimonio netto nel caso di una persona fisica;

d)

l’ammontare degli utili realizzati o delle perdite evitate dalla persona fisica o giuridica responsabile della violazione, nella misura in cui possano essere determinati;

e)

le perdite subite da terzi a causa della violazione, nella misura in cui possano essere determinate;

f)

il livello di cooperazione che la persona fisica o giuridica responsabile della violazione ha dimostrato nei confronti dell’autorità competente, ferma restando la necessità di garantire la restituzione degli utili realizzati o delle perdite evitate da tale persona;

g)

le violazioni precedentemente commesse dalla persona fisica o giuridica responsabile della violazione;

h)

le conseguenze della violazione sugli interessi degli investitori.

2.   Le autorità competenti esercitano le loro funzioni e i loro poteri di cui all’articolo 39 in conformità dell’articolo 30, paragrafo 2, secondo comma.

3.   Nell’esercizio dei loro poteri di imporre sanzioni amministrative e altre misure amministrative a norma dell’articolo 39, le autorità competenti collaborano strettamente per garantire che l’esercizio dei loro poteri di vigilanza e investigativi e le sanzioni amministrative e altre misure amministrative imposte siano efficaci e appropriati in base al presente regolamento. Esse coordinano le loro azioni al fine di evitare duplicazioni e sovrapposizioni nell’esercizio dei poteri di vigilanza e investigativi nonché nell’imposizione di sanzioni amministrative e altre misure amministrative nei casi transfrontalieri.

Articolo 41

Diritto di impugnazione

Gli Stati membri provvedono affinché ogni decisione adottata ai sensi del presente regolamento sia adeguatamente motivata e soggetta al diritto di impugnazione giurisdizionale. Il diritto di impugnazione giurisdizionale si applica anche quando non sia stata adottata alcuna decisione entro sei mesi dalla presentazione di una domanda di autorizzazione corredata di tutte le informazioni richieste.

Articolo 42

Pubblicazione delle decisioni

1.   La decisione che impone sanzioni amministrative o altre misure amministrative per violazione del presente regolamento è pubblicata dalle autorità competenti sul loro sito web ufficiale subito dopo che la persona fisica o giuridica destinataria di tale decisione è stata informata di tale decisione. La pubblicazione contiene quanto meno informazioni sul tipo e sulla natura della violazione e l’identità delle persone fisiche o giuridiche responsabili. Tale obbligo non si applica alle decisioni che impongono misure di natura investigativa.

2.   Qualora la pubblicazione dell’identità delle persone giuridiche o dell’identità o dei dati personali delle persone fisiche sia considerata dall’autorità competente sproporzionata, a seguito di una valutazione condotta caso per caso sulla proporzionalità della pubblicazione di tali dati, o qualora tale pubblicazione comprometterebbe un’indagine in corso, le autorità competenti compiono una delle seguenti azioni:

a)

differiscono la pubblicazione della decisione di imporre una sanzione o una misura fino a che i motivi di non pubblicazione cessino;

b)

pubblicano la decisione di imporre una sanzione o una misura in forma anonima in maniera conforme al diritto nazionale, se la pubblicazione anonima assicura l’effettiva protezione dei dati personali in questione;

c)

non pubblicano la decisione di imporre una sanzione o misura nel caso in cui le opzioni di cui alle lettere a) e b) siano ritenute insufficienti ad assicurare la proporzionalità della pubblicazione di tale decisione rispetto alle misure ritenute di natura minore.

Nel caso in cui si decida di pubblicare la sanzione o misura in forma anonima, come previsto al primo comma, lettera b), la pubblicazione dei dati pertinenti può essere differita per un periodo di tempo ragionevole se si prevede che entro tale periodo le ragioni di una pubblicazione anonima cessino.

3.   Laddove la decisione di imporre una sanzione o una misura sia soggetta a ricorso dinanzi alle pertinenti autorità giudiziarie o di altro tipo, le autorità competenti pubblicano immediatamente sul loro sito web ufficiale tale informazione nonché eventuali informazioni successive sull’esito di tale ricorso. Sono altresì pubblicate anche eventuali decisioni che annullino la decisione precedente inflittiva di una sanzione o misura.

4.   Le autorità competenti provvedono a che le informazioni pubblicate ai sensi del presente articolo restino sul proprio sito web ufficiale per almeno cinque anni dalla pubblicazione. I dati personali contenuti nella pubblicazione sono mantenuti sul sito web ufficiale dell’autorità competente soltanto per il periodo necessario conformemente alle norme in vigore sulla protezione dei dati.

Articolo 43

Segnalazione delle sanzioni e delle misure amministrative all’ESMA

1.   L’autorità competente trasmette annualmente all’ESMA informazioni aggregate riguardanti tutte le sanzioni amministrative e altre misure amministrative imposte a norma dell’articolo 39. L’ESMA pubblica le suddette informazioni in una relazione annuale.

Qualora gli Stati membri abbiano deciso, in conformità dell’articolo 39, paragrafo 1, di stabilire sanzioni penali per le violazioni delle disposizioni di cui a tale paragrafo, le loro autorità competenti inviano all’ESMA con cadenza annuale, in forma anonima e aggregata, i dati concernenti tutte le indagini penali intraprese e le sanzioni penali imposte. L’ESMA pubblica i dati relativi alle sanzioni penali imposte in una relazione annuale.

2.   Se l’autorità competente ha comunicato al pubblico le sanzioni amministrative, altre misure amministrative o sanzioni penali, essa le comunica contestualmente all’ESMA.

3.   Le autorità competenti informano l’ESMA in merito a tutte le sanzioni amministrative o altre misure amministrative imposte ma non pubblicate, inclusi eventuali ricorsi ad esse relativi e il relativo esito. Gli Stati membri provvedono affinché le autorità competenti ricevano le informazioni e le decisioni definitive in relazione a ogni eventuale sanzione penale irrogata e le trasmettano all’ESMA. L’ESMA mantiene una banca dati centrale delle sanzioni e delle misure amministrative che le sono comunicate, al solo fine dello scambio di informazioni tra autorità competenti. Tale banca dati è accessibile esclusivamente all’ESMA, all’EBA e alle autorità competenti ed è aggiornata sulla base delle informazioni fornite dalle stesse.

CAPO VIII

Atti delegati

Articolo 44

Esercizio della delega

1.   Il potere di adottare atti delegati è conferito alla Commissione alle condizioni stabilite nel presente articolo.

2.   Il potere di adottare atti delegati di cui all’articolo 48, paragrafo 3, è conferito alla Commissione per un periodo di 36 mesi a decorrere dal 9 novembre 2020.

3.   La delega di potere di cui all’articolo 48, paragrafo 3, può essere revocata in qualsiasi momento dal Parlamento europeo o dal Consiglio. La decisione di revoca pone fine alla delega di potere ivi specificata. Gli effetti della decisione decorrono dal giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea o da una data successiva ivi specificata. Essa non pregiudica la validità degli atti delegati già in vigore.

4.   Prima dell’adozione dell’atto delegato la Commissione consulta gli esperti designati da ciascuno Stato membro nel rispetto dei principi stabiliti nell’accordo interistituzionale «Legiferare meglio» del 13 aprile 2016.

5.   Non appena adotta un atto delegato, la Commissione ne dà contestualmente notifica al Parlamento europeo e al Consiglio.

6.   L’atto delegato adottato ai sensi dell’articolo 48, paragrafo 3, entra in vigore solo se né il Parlamento europeo né il Consiglio hanno sollevato obiezioni entro il termine di tre mesi dalla data in cui esso è stato loro notificato o se, prima della scadenza di tale termine, sia il Parlamento europeo che il Consiglio hanno informato la Commissione che non intendono sollevare obiezioni. Tale termine è prorogato di tre mesi su iniziativa del Parlamento europeo o del Consiglio.

CAPO IX

Disposizioni finali

Articolo 45

Relazione

1.   Prima del 10 novembre 2023, la Commissione, previa consultazione dell’ESMA e dell’ABE, presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull’applicazione del presente regolamento corredandola, se del caso, di una proposta legislativa.

2.   La relazione valuta:

a)

il funzionamento del mercato per i fornitori di servizi di crowdfunding nell’Unione, comprese l’evoluzione e le tendenze del mercato, tenendo conto dell’esperienza acquisita in materia di vigilanza, del numero di fornitori di servizi di crowdfunding autorizzati e della loro quota di mercato, nonché dell’impatto del presente regolamento in relazione ad altre normative pertinenti dell’Unione, tra cui la direttiva 97/9/CE, la direttiva 2011/61/UE del Parlamento europeo o del Consiglio (24), la direttiva 2014/65/UE e il regolamento (UE) 2017/1129;

b)

se l’ambito dei servizi disciplinati dal presente regolamento continua a essere appropriato in relazione alla soglia di cui all’articolo 1, paragrafo 2, lettera c);

c)

l’uso di strumenti ammessi a fini di crowdfunding nell’ambito della prestazione transfrontaliera di servizi di crowdfunding;

d)

se l’ambito dei servizi disciplinati dal presente regolamento continua a essere appropriato, tenendo conto dell’evoluzione dei modelli di business che prevedono l’intermediazione di crediti finanziari, incluse la cessione o la vendita di crediti da prestiti a investitori terzi attraverso piattaforme di crowdfunding;

e)

se siano necessari adeguamenti delle definizioni di cui al presente regolamento, inclusa la definizione di investitore sofisticato di cui all’articolo 2, paragrafo 1, lettera j), e dei criteri di cui all’allegato II alla luce della loro efficacia nel garantire la tutela dell’investitore;

f)

se i requisiti di cui all’articolo 4, paragrafo 1, all’articolo 6 e all’articolo 24, continuano a essere appropriati per il perseguimento degli obiettivi fissati nel presente regolamento per quanto riguarda la governance, la conformità e la comunicazione di informazioni per la gestione individuale di portafogli di prestiti e alla luce di servizi analoghi forniti per valori mobiliari conformemente alla direttiva 2014/65/UE;

g)

l’impatto del presente regolamento sul buon funzionamento del mercato interno dei servizi di crowdfunding dell’Unione, compreso l’impatto sull’accesso ai finanziamenti da parte delle PMI e sugli investitori e altre categorie di persone fisiche o giuridiche interessate da tali servizi;

h)

l’attuazione dell’innovazione tecnologica nel settore del crowdfunding, compresa l’applicazione di modelli di business e tecnologie nuovi e innovativi;

i)

se i requisiti prudenziali di cui all’articolo 11 continuano a essere appropriati per il perseguimento degli obiettivi del presente regolamento, in particolare per quanto riguarda il livello di requisiti minimi di fondi propri, la definizione di fondi propri, l’uso delle assicurazioni e la combinazione di fondi propri e assicurazioni;

j)

se siano necessarie modifiche ai requisiti in materia di informazioni ai clienti di cui all’articolo 19 o alle garanzie di tutela degli investitori di cui all’articolo 21;

k)

se l’importo di cui all’articolo 21, paragrafo 7 continua a essere appropriato per il perseguimento degli obiettivi del presente regolamento;

l)

l’effetto delle lingue accettate dalle autorità competenti conformemente all’articolo 23, paragrafi 2 e 3;

m)

il ricorso alle bacheche elettroniche di cui all’articolo 25, compreso l’impatto sul mercato secondario per i prestiti, i valori mobiliari e gli strumenti ammessi a fini di crowdfunding;

n)

gli effetti delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative nazionali che disciplinano le comunicazioni di marketing dei fornitori di servizi di crowdfunding sulla libertà di fornire servizi, sulla concorrenza e sulla tutela degli investitori;

o)

l’applicazione di sanzioni amministrative e altre misure amministrative e, in particolare, l’eventuale necessità di armonizzare ulteriormente le sanzioni amministrative previste per violazioni del presente regolamento;

p)

la necessità e la proporzionalità di assoggettare i fornitori di servizi di crowdfunding ad obblighi di conformità al diritto nazionale di attuazione della direttiva (UE) 2015/849 in relazione al riciclaggio o al finanziamento del terrorismo e di aggiungere tali fornitori all’elenco di soggetti obbligati ai fini della suddetta direttiva;

q)

l’opportunità di consentire alle entità stabilite in paesi terzi di essere autorizzate come fornitori di servizi di crowdfunding ai sensi del presente regolamento;

r)

la cooperazione tra le autorità competenti e l’ESMA e l’idoneità delle autorità competenti quali entità di supervisione del presente regolamento;

s)

la possibilità di introdurre misure specifiche nel presente regolamento per promuovere progetti di crowdfunding sostenibili e innovativi, nonché l’utilizzo di fondi dell’Unione;

t)

il numero totale e la quota di mercato di fornitori di servizi di crowdfunding autorizzati a norma del presente regolamento nel periodo dal 10 novembre 2021 al 10 novembre 2022, classificati per piccole, medie e grandi imprese;

u)

i flussi, il numero dei progetti e le tendenze della prestazione transfrontaliera dei servizi di crowdfunding per Stato membro;

v)

la quota dei servizi di crowdfunding fornita nell’ambito del presente regolamento nel mercato mondiale del crowdfunding e nel mercato finanziario dell’Unione;

w)

i costi di conformità con il presente regolamento per i fornitori di servizi di crowdfunding in percentuale dei costi operativi;

x)

il volume degli investimenti ritirati dagli investitori durante il periodo di riflessione, la relativa quota sul volume totale di investimenti e, sulla base di tale dato, se la durata e la natura del periodo di riflessione di cui all’articolo 22 sono appropriate e non compromettono l’efficienza del processo di raccolta di capitale o la tutela degli investitori;

y)

il numero e l’ammontare delle sanzioni amministrative e penali imposte conformemente al presente regolamento o in relazione a esso, classificato per Stati membri;

z)

le tipologie e le tendenze di comportamento fraudolento degli investitori, dei fornitori di servizi di crowdfunding e di terzi che si verificano in relazione al presente regolamento.

Articolo 46

Modifica del regolamento (UE) 2017/1129

All’articolo 1, paragrafo 4, del regolamento (UE) 2017/1129 è aggiunta la lettera seguente:

«k)

l’offerta pubblica di titoli da parte di un fornitore di servizi di crowdfunding autorizzato ai sensi del regolamento (UE) 2020/1503 del Parlamento europeo e del Consiglio (*3), purché non superi la soglia di cui all’articolo 1, paragrafo 2, lettera c), del medesimo regolamento.

Articolo 47

Modifica della direttiva (UE) 2019/1937

Nell’allegato, parte I, punto B, della direttiva (UE) 2019/1937 è aggiunto il punto seguente:

«xxi)

regolamento (UE) 2020/1503 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 ottobre 2020, relativo ai fornitori europei di servizi di crowdfunding per le imprese e che modifica il regolamento (UE) 2017/1129 e la direttiva (UE) 2019/1937 (GU L 347 del 20.10.2020, pag. 1).».

Articolo 48

Periodo transitorio per quanto riguarda i servizi di crowdfunding forniti conformemente al diritto nazionale

1.   I fornitori di servizi di crowdfunding possono continuare, conformemente al diritto nazionale applicabile, a prestare servizi di crowdfunding che sono inclusi nell’ambito di applicazione del presente regolamento fino al 10 novembre 2022 o fino al rilascio di un’autorizzazione di cui all’articolo 12, se tale data è anteriore.

2.   Per la durata del periodo di transizione di cui al paragrafo 1 del presente articolo, gli Stati membri possono disporre di procedure di autorizzazione semplificate per i soggetti che, al momento dell’entrata in vigore del presente regolamento, sono autorizzati a norma del diritto nazionale a prestare servizi di crowdfunding. Prima di rilasciare un’autorizzazione a norma di tali procedure semplificate, le autorità competenti si assicurano che i requisiti di cui all’articolo 12 siano soddisfatti.

3.   Entro il 10 maggio 2022, la Commissione effettua una valutazione, previa consultazione dell’ESMA, in merito all’applicazione del presente regolamento ai fornitori di servizi di crowdfunding che prestano servizi di crowdfunding solo su base nazionale e all’impatto del presente regolamento sullo sviluppo dei mercati nazionali del crowdfunding e sull’accesso ai finanziamenti. Sulla base di tale valutazione, alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all’articolo 44 per estendere il periodo di cui al paragrafo 1 del presente articolo per una volta per un periodo di 12 mesi.

Articolo 49

Deroga temporanea per quanto riguarda la soglia di cui all’articolo 1, paragrafo 2, lettera c)

In deroga all’articolo 1, paragrafo 2, lettera c), del presente regolamento, per un periodo di 24 mesi a decorrere dal 10 novembre 2021, qualora in uno Stato membro la soglia del corrispettivo totale per la pubblicazione di un prospetto a norma del regolamento (UE) 2017/1129 sia inferiore a 5 000 000 di EUR, il presente regolamento si applica in tale Stato membro solo alle offerte di crowdfunding il cui importo totale non superi tale soglia.

Articolo 50

Recepimento della modifica alla direttiva (UE) 2019/1937

1.   Gli Stati membri adottano, pubblicano e applicano, entro il 10 novembre 2021, le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi all’articolo 47. Tuttavia, se tale data precede la data di recepimento di cui all’articolo 26, paragrafo 1, della direttiva (UE) 2019/1937, l’adozione, la pubblicazione e l’applicazione di tali disposizioni legislative, regolamentari e amministrative è rinviata alla data di recepimento di cui all’articolo 26, paragrafo 1 della direttiva (UE) 2019/1937.

2.   Gli Stati membri comunicano alla Commissione e all’ESMA il testo delle disposizioni fondamentali di diritto interno che essi adottano nell’ambito disciplinato dall’articolo 47.

Articolo 51

Entrata in vigore e applicazione

Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Esso si applica a decorrere dal 10 novembre 2021.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 7 ottobre 2020

Per il Parlamento europeo

Il presidente

D.M. SASSOLI

Per il Consiglio

Il presidente

M. ROTH


(1)  GU C 367 del 10.10.2018, pag. 65.

(2)  Posizione del Parlamento europeo del 27 marzo 2019 (non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale) e posizione del Consiglio in prima lettura del 20 luglio 2020 (non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale). Posizione del Parlamento europeo del 5 ottobre 2020 (non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale).

(3)  Direttiva 2008/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2008, relativa ai contratti di credito ai consumatori e che abroga la direttiva 87/102/CEE (GU L 133 del 22.5.2008, pag. 66).

(4)  Direttiva 2013/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, sull’accesso all’attività degli enti creditizi e sulla vigilanza prudenziale sugli enti creditizi e sulle imprese di investimento, che modifica la direttiva 2002/87/CE e abroga le direttive 2006/48/CE e 2006/49/CE (GU L 176 del 27.6.2013, pag. 338).

(5)  Direttiva 2014/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, relativa ai mercati degli strumenti finanziari e che modifica la direttiva 2002/92/CE e la direttiva 2011/61/UE (GU L 173 del 12.6.2014, pag. 349).

(6)  Regolamento (UE) 2017/1129 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 giugno 2017, relativo al prospetto da pubblicare per l’offerta pubblica o l’ammissione alla negoziazione di titoli in un mercato regolamentato, e che abroga la direttiva 2003/71/CE (GU L 168 del 30.6.2017, pag. 12).

(7)  Direttiva (UE) 2015/2366 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2015, relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno, che modifica le direttive 2002/65/CE, 2009/110/CE e 2013/36/UE e il regolamento (UE) n. 1093/2010, e abroga la direttiva 2007/64/CE (GU L 337 del 23.12.2015, pag. 35).

(8)  Direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 maggio 2015, relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo, che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la direttiva 2005/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e la direttiva 2006/70/CE della Commissione (GU L 141 del 5.6.2015, pag. 73).

(9)  Direttiva 2009/110/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009, concernente l’avvio, l’esercizio e la vigilanza prudenziale dell’attività degli istituti di moneta elettronica, che modifica le direttive 2005/60/CE e 2006/48/CE e che abroga la direttiva 2000/46/CE (GU L 267 del 10.10.2009, pag. 7).

(10)  Regolamento (UE) n. 1095/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, che istituisce l’Autorità europea di vigilanza (Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati), modifica la decisione n. 716/2009/CE e abroga la decisione 2009/77/CE della Commissione (GU L 331 del 15.12.2010, pag. 84).

(11)  Direttiva 97/9/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 3 marzo 1997, relativa ai sistemi di indennizzo degli investitori (GU L 84 del 26.3.1997, pag. 22).

(12)  Direttiva 2014/49/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, relativa ai sistemi di garanzia dei depositi (GU L 173 del 12.6.2014, pag. 149).

(13)  Direttiva (UE) 2019/1937 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2019, riguardante la protezione delle persone che segnalano violazioni del diritto dell’Unione (GU L 305 del 26.11.2019, pag. 17).

(14)  GU L 123 del 12.5.2016, pag. 1.

(15)  Regolamento (UE) n.1093/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, che istituisce l’Autorità europea di vigilanza (Autorità bancaria europea), modifica la decisione n. 716/2009/CE e abroga la decisione 2009/78/CE della Commissione (GU L 331 del 15.12.2010, pag. 12).

(16)  Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati) (GU L 119 del 4.5.2016, pag. 1).

(17)  Regolamento (UE) 2018/1725 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2018, sulla tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali da parte delle istituzioni, degli organi e degli organismi dell’Unione e sulla libera circolazione di tali dati, e che abroga il regolamento (CE) n. 45/2001 e la decisione n. 1247/2002/CE (GU L 295 del 21.11.2018, pag. 39).

(18)  Direttiva (UE) 2020/1504 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 ottobre 2020, che modifica la direttiva 2014/65/UE relativa ai mercati degli strumenti finanziari (cfr. pag. 50, della presente Gazzetta ufficiale).

(19)  Regolamento (UE) n. 1075/2013 della Banca centrale europea, del 18 ottobre 2013, riguardante le statistiche sulle attività e passività delle società veicolo finanziarie coinvolte in operazioni di cartolarizzazione (GU L 297 del 7.11.2013, pag. 107).

(20)  Regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, relativo ai requisiti prudenziali per gli enti creditizi e le imprese di investimento e che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012 (GU L 176 del 27.6.2013, pag. 1).

(21)  Regolamento (UE) 2019/2033 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 novembre 2019, relativo ai requisiti prudenziali delle imprese di investimento e che modifica i regolamenti (UE) n. 1093/2010, (UE) n. 575/2013, (UE) n. 600/2014 e (UE) n. 806/2014 (GU L 314 del 5.12.2019, pag. 1).

(22)  Regolamento (UE) n. 1286/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 novembre 2014, relativo ai documenti contenenti le informazioni chiave per i prodotti d’investimento al dettaglio e assicurativi preassemblati (GU L 352 del 9.12.2014, pag. 1).

(23)  Direttiva 2013/34/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, relativa ai bilanci d’esercizio, ai bilanci consolidati e alle relative relazioni di talune tipologie di imprese, recante modifica della direttiva 2006/43/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e abrogazione delle direttive 78/660/CEE e 83/349/CEE del Consiglio (GU L 182 del 29.6.2013, pag. 19).

(24)  Direttiva 2011/61/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’8 giugno 2011, sui gestori di fondi di investimento alternativi, che modifica le direttive 2003/41/CE e 2009/65/CE e i regolamenti (CE) n. 1060/2009 e (UE) n. 1095/2010 (GU L 174 dell’1.7.2011, pag. 1).


ALLEGATO I

SCHEDA CONTENENTE LE INFORMAZIONI CHIAVE SULL’INVESTIMENTO

Parte A: informazioni sui titolari del progetto e sul progetto di crowdfunding

a)

Identità, forma giuridica, proprietà, gestione e recapiti;

b)

tutte le persone fisiche o giuridiche responsabili delle informazioni riportate nella scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento. Nel caso di persone fisiche, compresi membri di organi amministrativi, di direzione o di controllo del titolare del progetto, indicare il nome e la funzione della persona fisica; nel caso di persone giuridiche, indicare la denominazione e la sede legale.

L’attestazione di responsabilità seguente:

«Il titolare del progetto dichiara, per quanto a sua conoscenza, che non sono state omesse informazioni o che nessuna di queste è sostanzialmente fuorviante o imprecisa. Il titolare del progetto è responsabile dell’elaborazione della presente scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento.»;

c)

attività principali del titolare del progetto; prodotti o servizi offerti dal titolare del progetto;

d)

un collegamento ipertestuale ai più recenti bilanci del titolare del progetto, se disponibile;

e)

principali cifre e indici finanziari annuali del titolare del progetto relativi agli ultimi tre anni, se disponibili;

f)

descrizione del progetto di crowdfunding, comprese finalità e caratteristiche principali.

Parte B: caratteristiche principali del processo di crowdfunding e, a seconda dei casi, condizioni per la raccolta di capitale o l’assunzione di prestiti

a)

Obiettivo minimo di capitale da raccogliere o di fondi da acquisire tramite prestiti in una singola offerta di crowdfunding e numero di offerte completate dal titolare del progetto o dal fornitore di servizi di crowdfunding per il progetto di crowdfunding;

b)

termine per raggiungere l’obiettivo in materia di capitale da raccogliere o l’obiettivo di fondi da acquisire tramite prestiti;

c)

informazioni sulle conseguenze nel caso in cui l’obiettivo in materia di capitale da raccogliere o di fondi da acquisire tramite prestiti non sia raggiunto entro la scadenza prevista;

d)

l’importo massimo dell’offerta se diverso dall’obiettivo di capitale o di fondi di cui alla lettera a);

e)

l’importo dei fondi propri impegnati a favore del progetto di crowdfunding dal titolare del progetto;

f)

modifica della composizione del capitale del titolare del progetto o dei prestiti relativi all’offerta di crowdfunding;

g)

l’esistenza e le condizioni di un periodo di riflessione precontrattuale per gli investitori non sofisticati.

Parte C: fattori di rischio

Presentazione dei principali rischi connessi al finanziamento del progetto di crowdfunding, al settore, al progetto, al titolare del progetto, ai valori mobiliari, agli strumenti ammessi a fini di crowdfunding o ai prestiti, compresi gli eventuali rischi geografici.

Parte D: informazioni relative all’offerta di valori mobiliari e strumenti ammessi a fini di crowdfunding

a)

Importo totale e tipo dei valori mobiliari o degli strumenti ammessi a fini di crowdfunding da offrire;

b)

prezzo di sottoscrizione;

c)

eventuale accettazione di sottoscrizioni in eccesso e modalità di assegnazione delle stesse;

d)

termini di sottoscrizione e di pagamento;

e)

custodia e consegna agli investitori di valori mobiliari o strumenti ammessi a fini di crowdfunding;

f)

se l’investimento è protetto da una garanzia o da una garanzia reale:

i)

se il garante o il fornitore della garanzia reale è una persona giuridica;

ii)

l’identità, la forma giuridica e i recapiti del garante o del fornitore della garanzia reale;

iii)

informazioni sulla natura e sui termini della garanzia o della garanzia reale;

g)

l’esistenza, se del caso, di un impegno irrevocabile a riacquistare i valori mobiliari o gli strumenti ammessi a fini di crowdfunding e il periodo di tempo per tale riacquisto;

h)

per gli strumenti diversi dagli strumenti di capitale, il tasso di interesse nominale, la data a partire dalla quale gli interessi divengono pagabili, le date di pagamento degli interessi, la data di scadenza e il rendimento applicabile.

Parte E: informazioni sulla società veicolo

a)

Se tra il titolare del progetto e l’investitore è interposta una società veicolo;

b)

recapiti della società veicolo.

Parte F: diritti degli investitori

a)

Diritti principali connessi ai valori mobiliari o agli strumenti ammessi a fini di crowdfunding;

b)

restrizioni cui sono soggetti i valori mobiliari o gli strumenti ammessi a fini di crowdfunding, compresi gli accordi tra azionisti o altri accordi che ne impediscono la trasferibilità;

c)

descrizione di eventuali restrizioni al trasferimento dei valori mobiliari o degli strumenti ammessi a fini di crowdfunding;

d)

opportunità per l’investitore di uscire dall’investimento;

e)

per gli strumenti di capitale, la ripartizione del capitale e dei diritti di voto prima e dopo l’aumento di capitale derivante dall’offerta (presupponendo la sottoscrizione di tutti i valori mobiliari o strumenti ammessi a fini di crowdfunding).

Parte G: informazioni in merito a prestiti

Se l’offerta di crowdfunding comporta l’agevolazione della concessione di prestiti, la scheda contenente le informazioni chiave sull’investimento, al posto delle informazioni di cui alle parti D, E e F del presente allegato, contiene informazioni su quanto segue:

a)

natura, durata e condizioni del prestito;

b)

tassi di interesse applicabili o, se del caso, un’altra forma di compensazione dell’investitore;

c)

misure di attenuazione del rischio, compresa la presenza di fornitori di garanzie reali o fideiussori o di altri tipi di garanzie;

d)

piano di rimborso del capitale e pagamento degli interessi;

e)

eventuali inadempimenti relativi ai contratti di credito da presenza di fornitori di garanzie reali o fideiussori o di altri tipi di garanzie;

f)

gestione del prestito, anche nel caso in cui il titolare del progetto non ottemperi ai suoi obblighi.

Parte H: oneri, informazioni e mezzi di ricorso

a)

Oneri addebitati all’investitore e costi da esso sostenuti in relazione all’investimento, compresi i costi amministrativi derivanti dalla vendita di strumenti ammessi a fini di crowdfunding;

b)

dove e come ottenere gratuitamente informazioni supplementari sul progetto di crowdfunding, sul titolare del progetto e sulla società veicolo;

c)

come e a chi un investitore può presentare un reclamo in relazione a un investimento, alla condotta del titolare del progetto o al fornitore di servizi di crowdfunding.

Parte I: informazioni sulla gestione individuale di portafogli di prestiti che devono essere fornite dai fornitori di servizi di crowdfunding

a)

Identità, forma giuridica, proprietà, dirigenza e recapiti del fornitore di servizi di crowdfunding;

b)

il tasso di interesse minimo e massimo dei prestiti che possono essere disponibili per i portafogli individuali degli investitori;

c)

la data di scadenza minima e massima dei prestiti che possono essere disponibili per i portafogli individuali degli investitori;

d)

se utilizzati, la gamma e la ripartizione delle categorie di rischio in cui rientrano i prestiti, nonché i tassi di default e il tasso di interesse medio ponderato per categoria di rischio con un’ulteriore ripartizione per anno in cui i prestiti sono stati concessi tramite il fornitore di servizi di crowdfunding;

e)

gli elementi fondamentali della metodologia interna per la valutazione del rischio di credito dei singoli progetti di crowdfunding e per la definizione delle categorie di rischio;

f)

se si offre un obiettivo di tasso di rendimento dell’investimento, un obiettivo di tasso annualizzato e l’intervallo di confidenza di tale obiettivo di tasso annualizzato nel periodo di investimento, tenendo conto degli oneri e dei tassi di default;

g)

le procedure, le metodologie interne e i criteri per la selezione dei progetti di crowdfunding rispetto al portafoglio individuale di prestiti per l’investitore;

h)

la copertura e le condizioni di qualsiasi garanzia sul capitale applicabile;

i)

la gestione dei prestiti del portafoglio, anche nei casi in cui un titolare di progetti non rispetti i propri obblighi;

j)

le strategie di diversificazione del rischio;

k)

gli oneri che il titolare di progetti o l’investitore è tenuto a pagare, compresa qualsiasi deduzione dagli interessi che il titolare di progetti è tenuto a corrispondere.


ALLEGATO II

INVESTITORI SOFISTICATI AI FINI DEL PRESENTE REGOLAMENTO

I.   Criteri di identificazione

Un investitore sofisticato è un investitore che è consapevole dei rischi connessi all’investimento sui mercati dei capitali e dispone di risorse adeguate per assumersi tali rischi senza esporsi a eccessive conseguenze finanziarie. Gli investitori sofisticati possono essere classificati come tali se soddisfano i criteri di identificazione di cui alla presente sezione e se è seguita la procedura di cui alla sezione II

Le seguenti persone fisiche o giuridiche sono considerate investitori sofisticati in tutti i servizi offerti dai fornitori di servizi di crowdfunding ai sensi del presente regolamento:

1)

Persone giuridiche che soddisfino almeno uno dei seguenti criteri:

a)

fondi propri pari almeno a 100 000 EUR;

b)

fatturato netto pari almeno a 2 000 000 EUR;

c)

bilancio pari almeno a 1 000 000 EUR.

2)

Persone fisiche che soddisfano almeno due dei seguenti criteri:

a)

reddito lordo personale di almeno 60 000 EUR per anno di imposta, o un portafoglio di strumenti finanziari, inclusi i depositi in contanti e le attività finanziarie, di un valore superiore a 100 000 EUR;

b)

l’investitore lavora o ha lavorato nel settore finanziario per almeno un anno in una posizione professionale che richiede la conoscenza delle operazioni o dei servizi previsti, oppure l’investitore ha detenuto una posizione esecutiva per almeno 12 mesi nella persona giuridica di cui al punto 1);

c)

l’investitore ha effettuato operazioni di dimensioni significative sui mercati dei capitali con una frequenza media di 10 operazioni al trimestre nei quattro trimestri precedenti.

II.   Richiesta di trattamento come investitore sofisticato

I fornitori di servizi di crowdfunding mettono a disposizione dei loro investitori un modello di cui possono avvalersi per presentare una richiesta di trattamento come investitore sofisticato. Il modello contiene i criteri di identificazione enunciati alla sezione I e una chiara avvertenza che specifica la tutela degli investitori che un investitore sofisticato perderà in conseguenza della sua classificazione in tale categoria.

Una richiesta di trattamento come un investitore sofisticato contiene i seguenti elementi:

1)

un’attestazione che precisi i criteri di identificazione di cui alla sezione I soddisfatti dall’investitore richiedente;

2)

una dichiarazione che attesti che l’investitore richiedente è consapevole delle conseguenze della perdita della tutela collegata allo status di investitori non sofisticati;

3)

una dichiarazione che attesti che l’investitore richiedente resta responsabile della veridicità delle informazioni fornite nella richiesta.

Il fornitore di servizi di crowdfunding adotta misure ragionevoli per garantire che l’investitore sia considerato un investitore sofisticato e mette in atto adeguate politiche interne scritte per categorizzare gli investitori. Il fornitore di servizi di crowdfunding approva la richiesta a meno che non abbia ragionevoli dubbi circa la correttezza delle informazioni fornite nella richiesta. Il fornitore di servizi di crowdfunding informa esplicitamente gli investitori quando il loro status è confermato.

L’approvazione di cui al terzo comma ha una validità di due anni. Gli investitori che desiderano mantenere lo status di investitori sofisticati dopo la scadenza del periodo di validità devono presentare una nuova richiesta al fornitore di servizi di crowdfunding.

Spetta agli investitori sofisticati informare il fornitore di servizi di crowdfunding di eventuali cambiamenti che potrebbero influenzare la loro classificazione. Qualora constati che l’investitore non soddisfa più le condizioni iniziali che hanno reso possibile trattare l’investitore come un investitore sofisticato, il fornitore di servizi di crowdfunding comunica all’investitore che sarà trattato come un investitore non sofisticato.

III.   Investitori sofisticati che sono clienti professionali

In deroga alla procedura di cui alla sezione II del presente allegato, i soggetti di cui all’allegato II, sezione I, punti da 1) a 4) della direttiva 2014/65/UE sono considerati investitori sofisticati se forniscono una prova del loro status di cliente professionale al fornitore di servizi di crowdfunding.

Il regime bulgaro sul crowdfunding

Il regime bulgaro sul crowdfunding

Con la Legge numero 51 del 1.7.2022, Decreto 166 (1) in Bulgaria sono state portate modifiche alla legge sull’offerta pubblica di titoli ( Закона за публичното предлагане на ценни книжа (ЗППЦК)) per l’introduzione nel diritto nazionale di misure di attuazione del Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020 (c.d. “Regulation on European Crowdfunding Service Providers for Business” , “European

Il Crowdfunding Service Providers Regulation” (ESCPR) o “Regolamento ECSP”),  mira a stabilire requisiti uniformi, proporzionati e direttamente applicabili per la prestazione di servizi di finanziamento collettivo per quanto riguarda l’organizzazione, la licenza e la vigilanza sui finanziamenti dei fornitori di servizi collettivi , i requisiti per il funzionamento delle piattaforme di cofinanziamento, nonché i requisiti relativi alla trasparenza e alla pubblicità in relazione alla fornitura di servizi di cofinanziamento nell’UE. Il principio è proteggere l’investitore e preservare l’integrità dei mercati finanziari. In senso lato, il Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020 si inserisce nella disciplina volta ad eliminare le pratiche sleali o illegali nel campo del crowdfunding.

La Legge numero 51 del 1.7.2022, Decreto 166 (1)  sulle modifiche alla legge sull’offerta pubblica di titoli ( Закона за публичното предлагане на ценни книжа (ЗППЦК)) prevede l’introduzione nella legislazione nazionale di provvedimenti di attuazione del Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020 , sui servizi dei fornitori europei per finanziamento collettivo delle imprese e che modifica il Regolamento (UE) 2017/1129 e la Direttiva (UE) 2019/1937 (Regolamento (UE) 2020/1503), oltre a recepire nel diritto nazionale i requisiti della Direttiva (UE) Regolamento (CE) n. 2021/338 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 16 febbraio 2021 che modifica la Direttiva 2014/65/UE per quanto riguarda gli obblighi di informazione, la gestione dei prodotti e i limiti di posizione e le Direttive 2013/36/UE e (UE) 2019/878 per quanto riguarda la loro applicazione alle imprese di investimento al fine di sostenere la ripresa dalla crisi del COVID-19, nonché l’introduzione di misure di attuazione del regolamento Regolamento (UE) 2021/557 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2021, che modifica il regolamento (UE) 2017/2402 che istituisce un quadro comune per le cartolarizzazioni e istituisce un quadro specifico per le cartolarizzazioni semplificate, trasparenti e standardizzate (секюритизации прозрачни и стандартизирани (ОПС)), come nonché altre modifiche al fine di aggiornare e perfezionare la normativa.

Il finanziamento collettivo è visto come una forma di finanziamento alternativo per le start-up e le piccole e medie imprese, che di solito fanno affidamento su piccoli investimenti. Tale finanziamento può assumere la forma di prestiti o l’acquisizione di valori mobiliari o altri strumenti idonei ai fini del finanziamento collettivo.

Il regolamento disciplina due principali forme di investimento collettivo attraverso l’incontro degli interessi di ideatori di progetti e investitori attraverso l’utilizzo di una piattaforma di finanziamento collettivo per:

  • facilitare il prestito e
  • collocamento senza fermo impegno di valori mobiliari e strumenti ammissibili ai fini del finanziamento collettivo.

La Legge numero 51 del 1.7.2022, Decreto 166 (1) di emendamento alla legge sull’offerta pubblica di titoli ( Закона за публичното предлагане на ценни книжа  (ЗППЦК)) dispone quanto segue per quanto riguarda il crowdfunding:

  1. Designa la Commissione di vigilanza finanziaria (Комисията за финансов надзор (КФН)) (art. 8, comma 3, quale unico organo competente per la concessione di licenze e la supervisione dei fornitori di servizi di finanziamento collettivo ai sensi dell’art. 2(1)(a) del Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020 quando si estende il campo di applicazione della licenza.

La Commissione di vigilanza finanziaria (Комисията за финансов надзор (КФН)) deve essere un unico punto di contatto per comunicare con l’European Securities and Markets Authority (ESMA ) e le autorità competenti di altri Stati membri nella prestazione transfrontaliera di servizi da parte di un fornitore di servizi di finanziamento collettivo, anche in caso di revoca della licenza di un fornitore.

La Commissione di vigilanza finanziaria (Комисията за финансов надзор (КФН)) dovrebbe pubblicare e mantenere sul proprio sito web una versione aggiornata delle leggi, dei regolamenti e delle disposizioni amministrative nazionali applicabili alle comunicazioni di marketing dei fornitori di servizi di finanziamento collettivo, nonché informarne l’European Securities and Markets Authority (ESMA ) e qualsiasi modifica.

La Commissione di vigilanza finanziaria (Комисията за финансов надзор (КФН)) ha il potere di applicare misure amministrative coercitive, incl. esercitare i poteri di cui all’art. 30(1) del Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020.

Propone che il vicepresidente incaricato della vigilanza sugli investimenti (vicepresidente) determini la frequenza e l’approfondimento della valutazione del rispetto degli obblighi ai sensi del Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020 da parte dei fornitori di servizi di finanziamento collettivo per svolgere o autorizzare la Commissione funzionari per effettuare controlli in loco.

  1. Al fine di ottenere una chiara sistematizzazione dell’atto normativo, nella legge sull’offerta pubblica di titoli ( Закона за публичното предлагане на ценни книжа  (ЗППЦК) viene creato un nuovo Titolo Quattro “Finanziamenti collettivi” con il capitolo tredici “Finanziamenti collettivi” (artt. da 164 a 179) (2), che definisce la procedura per la concessione di licenze ai fornitori di servizi di finanziamento collettivo. Alla Commissione è conferito il potere di decidere se concedere una licenza o rifiutarla ai sensi del Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020 e dei suoi atti di esecuzione.

Successivamente, vengono determinati i requisiti organizzativi e operativi per i fornitori di servizi di finanziamento collettivo.

È necessaria una gestione efficace e prudente. Ciò include la separazione dei compiti, la continuità operativa in caso di crisi e la prevenzione dei conflitti di interesse.

L’organo di governo deve stabilire sistemi e controlli per la valutazione dei rischi dei prestiti intermediari. Il prestatore di servizi di finanziamento collettivo tiene conto di tale valutazione nel fissare il prezzo dell’offerta di finanziamento di gruppo.

Due diligence dei proprietari dei progetti

Prima che un fornitore di servizi possa pubblicare una proposta, il proprietario del progetto (come mutuatario o emittente di titoli) deve essere ricercato attentamente. Ciò significa che il fornitore di servizi di finanziamento del gruppo controlla se il proprietario del progetto ha precedenti penali. Deve inoltre verificare che il titolare del progetto non si trovi in ​​un paese ad alto rischio di riciclaggio di denaro o in un paese classificato come giurisdizione non cooperante.

Conflitto di interessi

La nuova normativa mira a prevenire i conflitti di interesse. I fornitori di servizi di crowdfunding dovrebbero pertanto adottare regolamenti interni appropriati e divulgare la natura e la causa dei conflitti di interesse sul loro sito web.

Al fine di evitare conflitti di interesse, a un fornitore di servizi di finanziamento collettivo è vietato avere un interesse finanziario in progetti di finanziamento di gruppo che scelgono di mediare sulla sua piattaforma. I proprietari dei progetti che detengono il 20% o più delle azioni o dei diritti di voto del fornitore di servizi potrebbero non ricevere servizi di intermediazione dallo stesso fornitore. Allo stesso modo, i membri dell’organo di governo o i dipendenti del fornitore di servizi di crowdfunding, nonché le persone legate ad azionisti, amministratori, alti dirigenti, non possono operare contemporaneamente come proprietari di progetti. Deve essere comunicato alla comunità degli investitori se questi individui sono ammessi come investitori nella piattaforma. L’investimento di queste persone deve essere effettuato alle stesse condizioni offerte ad altri investitori.

La Legge numero 51 del 1.7.2022, Decreto 166 (1) di emendamento alla legge sull’offerta pubblica di titoli ( Закона за публичното предлагане на ценни книжа  (ЗППЦК)) definisce il bulgaro come la lingua in cui i fornitori di servizi di finanziamento collettivo dovrebbero fornire il documento informativo principale per le loro comunicazioni di investimento e marketing, in conformità con l’obbligo del Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020 di definire tale lingua.

Va notato che il documento informativo principale per l’investimento contiene informazioni rilevanti per la decisione dei potenziali investitori di prendere una decisione informata, incl. avvertendo che l’ambiente di investimento contiene rischi che non sono coperti dal Fondo di garanzia dei depositi bancari o dal Fondo di compensazione degli investitori, pertanto si prevede che dovrebbe essere chiaro, comprensibile e preparato in bulgaro.

  1. Al fine di garantire il rispetto dei requisiti previsti dal Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020 sono previste misure amministrative coercitive e sanzioni amministrative effettive, proporzionate e dissuasive. Al fine di garantire che le decisioni per la loro attuazione, risp. esecuzione, hanno un effetto deterrente nei confronti del pubblico, sono pubblicati con atto della Commissione
  2. Al fine di ottemperare a quanto richiesto dall’art. 49 del Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020 gli Stati membri per adeguare le proprie disposizioni nazionali e garantire l’applicazione di un’unica soglia di 5.000.000 di euro del totale dei fondi raccolti per le proposte di finanziamento collettivo presentate da un ideatore di progetto, il disegno di legge propone la soglia di BGN equivalente per il esenzione dall’obbligo di pubblicazione di un prospetto per l’offerta pubblica di titoli, introdotta nella legge sull’offerta pubblica di titoli ( Закона за публичното предлагане на ценни книжа  (ЗППЦК)), da aumentare all’equivalente BGN di EUR 5.000.000.

Il Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020 prevede la possibilità che le azioni di società a responsabilità limitata costituite ai sensi del diritto nazionale degli Stati membri siano liberamente trasferibili sui mercati dei capitali, motivo per cui rientrano anche nel campo di applicazione del regolamento. Ciò viene fatto in considerazione della possibilità dell’investitore di “uscire” dal suo investimento.

Secondo l’attuale legislazione bulgara (Codice Commerciale (ТЪРГОВСКИ ЗАКОН)), tuttavia, non è consentito il trasferimento gratuito di azioni di società a responsabilità limitata al mercato dei capitali, motivo per cui il disegno di legge non prevede tale possibilità. In questo caso, come per il regime tedesco, si tratterà di libero trasferimento di azioni solo da società di capitali.

Il progetto di legge sugli emendamenti alla legge sull’offerta pubblica di titoli (legge sull’offerta pubblica di titoli ( Закона за публичното предлагане на ценни книжа  (ЗППЦК)) propone modifiche rilevanti alla legge sulla Commissione di vigilanza finanziaria (Законът за Комисията за финансов надзор (ЗКФН)), emendamenti alla legge sulla restrizione del regolamento amministrativo e controllo amministrativo sull’attività economica, nonché il codice del lavoro.

L’ultima modifica riguarda il regime stabilito dalla Direttiva (UE) 2019/1937 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2019, riguardante la protezione delle persone che segnalano violazioni del diritto dell’Unione sulla protezione delle persone che segnalano segnalazioni di violazioni del diritto dell’Unione. La presentazione di un reclamo, segnale o messaggio alla Commissione di vigilanza finanziaria (Комисията за финансов надзор (КФН)) (whistleblowing esterno) da parte di un dipendente di un fornitore di servizi di finanziamento collettivo non costituisce violazione della disciplina del lavoro per abuso di fiducia e danno al buon nome dell’azienda, così come la diffusione di informazioni riservate informazioni al riguardo, salvo i casi in cui il dipendente riporti intenzionalmente informazioni errate.

Hanno diritto alla tutela contro il licenziamento disciplinare di cui all’art. 187, cpv. 2 del Codice del lavoro (КОДЕКС НА ТРУДА).

(1)

Legge che modifica e integra la legge sull’offerta pubblica di titoli

 

DECRETO N. 166
Ai sensi dell’art. 98, punto 4 della Costituzione della Repubblica di Bulgaria
DECRETO:
Di promulgare nella “Gazzetta di Stato” la Legge sulle Modifiche e le integrazioni alla Legge sull’offerta pubblica di titoli, adottata dalla 47a Assemblea Nazionale il 24 giugno 2022.
Emesso a Sofia il 1 luglio 2022.
Presidente della Repubblica: Rumen Radev
Sigillato con il sigillo di stato.
Ministro della Giustizia: Nadezhda Yordanova
LEGGE
di modificare ed integrare la Legge sull’Offerta Pubblica di Titoli
(promulgata, SG n. 114 del 1999; modificata, n. 63 e 92 del 2000, n. 28, 61, 93 e 101 del 2002, n. 8, 31, 67 e 71 del 2003, n. 37 del 2004, n. 19, 31, 39, 103 e 105 del 2005, n. 30, 33, 34, 59 , 63, 80, 84, 86 e 105 del 2006, nn. 25, 52, 53 e 109 del 2007, n. 67 e 69 del 2008, n. 23, 24, 42 e 93 del 2009, n. 43 e 101 del 2010, n. 57 e 77 del 2011, n. 21, 94 e 103 del 2012, n. 109 del 2013, n. 34, 61, 62, 95 e 102 del 2015, n. 33, 42, 62 e 76 del 2016, n. 62, 91 e 95 del 2017, n. 7, 15, 20, 24 e 77 del 2018. , n. 17, 83, 94 e 102 del 2019, n. 26 e 64 del 2020, n. 12 e 21 del 2021 e n. 16 e 25 del 2022)
§ 1. All’art. 1, par. 1 sono apportate le seguenti modifiche e integrazioni:
1. Viene creato un nuovo elemento 5:
“5. i requisiti per la fornitura di servizi di crowdfunding, compresa l’organizzazione, la licenza e la supervisione dei fornitori di servizi di crowdfunding, il funzionamento di piattaforme di crowdfunding, la trasparenza e le comunicazioni di marketing in relazione alla fornitura di servizi di crowdfunding;”.
2. Il precedente punto 5 diventa punto 6.
§ 2. All’art. 8 sono apportate le seguenti modifiche e integrazioni:
1. Viene creato un nuovo paragrafo. 3:
“(3) La Commissione è un’autorità competente ai sensi dell’art. 29 del Regolamento (UE) 2020/1503 del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 7 ottobre 2020, sui fornitori europei di servizi di crowdfunding e che modifica il Regolamento (UE) 2017/1129 e la Direttiva (UE) 2019/1937 (OB, L 347/1 del 20 ottobre 2020), di seguito denominato “Regolamento (UE) 2020/1503”, ed esercita i poteri di cui all’art. 2, commi 2 e 3, art. 12, commi 5 – 10, art. 13, art. 16, comma 2, art. 17, art. 23, commi 5 e 14, art. 28, commi 1 – 3, 7 e 8, art. 30, art. 31, commi 1 – 7, art. 32, commi 1 – 3, art. 33, 37 e 38 del Regolamento (UE) 2020/1503 in relazione ai servizi di crowdfunding, ad eccezione dei casi che sono previsti nell’espressa competenza della Banca Nazionale Bulgara ai sensi della Legge sugli Istituti di Credito.”
2. I paragrafi sono creati. 4 e 5:
“(4) Il Vice Presidente è un’autorità competente ai sensi dell’art. 29 del Regolamento (UE) 2020/1503 ed esercita i poteri non attribuiti nella competenza esclusiva della commissione in relazione alla fornitura di servizi di crowdfunding.
(5) In merito all’erogazione dei servizi di crowdfunding, le comunicazioni e le segnalazioni di cui all’art. 15, comma 3 e art. 16, comma 1, del Regolamento (UE) 2020/1503 sono effettuati alla Commissione.’
3. Il precedente comma. 3 diventa par. 6.
§ 3. All’art. 89c, par. 1 il numero “3 000 000” è sostituito da “8 000 000”.
§ 4. All’art. 89, par. 1 il numero “3 000 000” è sostituito da “8 000 000”.
§ 5. All’art. 89c la sigla “ESMA” è sostituita da “European Securities and Markets Authority (ESMA)”.
§ 6. All’art. 89h, par. 2 le parole “licenziamento a norma” sono sostituite da “punizione a norma”.
§ 7. All’art. 116b sono apportate le seguenti modifiche e integrazioni:
1. Al par. 3 La voce 2 è annullata.
2. Viene creato un nuovo paragrafo. 4:
“(4) I soggetti che gestiscono e rappresentano la società per azioni sono obbligati a sottoporre alla commissione il verbale della riunione dell’organo di amministrazione della società per azioni, con oggetto delle decisioni autorizzative di cui all’art. 114, par. 2 e 3, entro 4 giorni lavorativi dalla data dell’adunanza.”
3. Il precedente comma. 4 diventa par. 5.
§ 8. All’art. 116d, cpv. 6 dopo le parole “applicare” sono aggiunte “rispettivamente”, e le parole “art. 116b” sono sostituiti da “Art. 116 ter, par. 1 e 4”.
§ 9. Un nuovo titolo quattro “Finanziamento collettivo” è istituito con il capitolo tredicesimo “Finanziamento collettivo” con l’art. 164 – 179:
” PARTE QUARTA
RACCOLTA DI FONDI
Capitolo tredici
RACCOLTA DI FONDI
Arte. 164. In termini di questo capitolo:
1. “prestatore di servizi di finanziamento collettivo” è una nozione ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera “e” del Regolamento (UE) 2020/1503;
2. “società veicolo” è una nozione ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera “r” del Regolamento (UE) 2020/1503;
3. “investitore” è un termine ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera “i” del Regolamento (UE) 2020/1503;
4. “cliente” è un concetto ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera “g” del Regolamento (UE) 2020/1503;
5. “autorità competente” è una nozione ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera “c” del Regolamento (UE) 2020/1503;
6. “messaggi di marketing” è un termine ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera “o” del Regolamento (UE) 2020/1503;
7. “investitore inesperto” è una nozione ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera “k” del Regolamento (UE) 2020/1503;
8. “investitore esperto” è un termine ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera “j” del Regolamento (UE) 2020/1503;
9. “piattaforma di finanziamento collettivo” è una nozione ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera “d” del Regolamento (UE) 2020/1503;
10. “proposta di finanziamento collettivo” è una nozione ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera “f” del Regolamento (UE) 2020/1503;
11. “titoli trasferibili” è un concetto ai sensi del § 1, punto 1 delle disposizioni aggiuntive della legge sui mercati degli strumenti finanziari;
12. “progetto di finanziamento collettivo” è una nozione ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera “l” del Regolamento (UE) 2020/1503;
13. “ideatore di un progetto” è un concetto ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera “h” del Regolamento (UE) 2020/1503;
14. “portatore fisso” è un termine ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera “p” del Regolamento (UE) 2020/1503;
15. “servizi di finanziamento collettivo” è una nozione ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera “a” del Regolamento (UE) 2020/1503.
Arte. 165. Il presente capo non si applica:
1. nei casi di cui all’art. 1, comma 2, del Regolamento (UE) 2020/1503;
2. per le azioni di soci nel capitale di società a responsabilità limitata;
3. per le azioni il cui trasferimento è soggetto a restrizioni o condizioni.
Arte. 166. (1) L’autorizzazione e la supervisione dei fornitori di servizi di crowdfunding sono effettuate in conformità del regolamento (UE) 2020/1503, del presente capo e degli atti relativi alla loro attuazione.
(2) La Commissione decide di rilasciare una licenza per la fornitura di servizi di crowdfunding o di rifiutare di rilasciare una licenza per la fornitura di servizi di crowdfunding, ad eccezione dei casi in cui il richiedente è un istituto di credito, ai sensi del regolamento (UE) 2020/1503, il presente capo e gli atti relativi alla loro attuazione.
(3) La Commissione rilascia una licenza per la prestazione di servizi di finanziamento collettivo a una società per azioni o a una società a responsabilità limitata con sede legale e indirizzo di direzione nel territorio della Repubblica di Bulgaria, che soddisfa i requisiti del regolamento (UE ) 2020/1503 e relativi atti di esecuzione .
(4) Entro 7 giorni dal rilascio della licenza di cui al par. 3 la società dichiara che la prestazione di servizi di crowdfunding è iscritta nel proprio oggetto di attività nel registro delle imprese.
(5) L’agenzia di registrazione iscrive nel registro di commercio il diritto di prestare servizi di crowdfunding nel campo di attività della società, previa presentazione della licenza rilasciata dalla commissione.
Arte. 167. (1) I fornitori di servizi di crowdfunding sono tenuti in ogni momento a soddisfare i loro requisiti organizzativi e operativi ai sensi del regolamento (UE) 2020/1503, del presente capo e dei relativi atti di esecuzione.
(2) I membri degli organi di direzione e controllo, nonché il procuratore di un prestatore di servizi di finanziamento collettivo, devono sempre soddisfare i requisiti di cui all’art. 12, comma 2, lettera “l” e comma 3 del Regolamento (UE) 2020/1503.
(3) I membri dell’organo di gestione e controllo di un fornitore di servizi di crowdfunding, nonché il procuratore, sono soggetti all’approvazione della commissione prima della loro iscrizione nel registro delle imprese e le persone fisiche che rappresentano le persone giuridiche – membri della direzione o organo di controllo del fornitore di servizi di crowdfunding, sono soggetti all’approvazione della commissione prima della loro nomina a rappresentanti delle persone giuridiche – membri dell’organo di gestione o di controllo del fornitore di servizi di crowdfunding.
(4) Per il rilascio dell’approvazione di cui al par. 3 il fornitore del servizio di crowdfunding presenta istanza alla commissione con allegati dati e documenti ex art. 12, comma 2, lettera “l” e comma 3 del Regolamento (UE) 2020/1503 e suoi atti attuativi.
(5) Quando i dati e i documenti presentati sono incompleti o sono necessarie ulteriori informazioni o prove dell’esattezza dei dati, il vicepresidente invia un messaggio al fornitore di servizi di crowdfunding e fissa un termine per rimuovere le carenze e incongruenze individuate o per la presentazione ulteriori informazioni e documenti, che non possono essere inferiori a un mese.
(6) Quando l’annuncio di cui al par. 5 non è accettato all’indirizzo indicato dal richiedente la corrispondenza, il termine per la presentazione dei dati, dei documenti e delle ulteriori informazioni di cui al par. 5 decorre dall’annuncio del bando sul sito della commissione. L’informativa è certificata da un protocollo redatto da funzionari nominati con provvedimento del Vice Presidente.
(7) La commissione, su proposta del vicepresidente, si pronuncia entro un mese dalla presentazione della domanda, e quando sono state richieste ulteriori informazioni e documenti – entro un mese dal loro ricevimento, rispettivamente dalla scadenza del termine ai sensi del par. 5.
(8) La Commissione può rifiutarsi di rilasciare un’approvazione ai sensi del par. 3, se qualcuno dei soggetti non possiede i requisiti di cui all’art. 12, comma 2, lettera “l” e comma 3 del Regolamento (UE) 2020/1503 o se per la sua attività o per la sua influenza sul processo decisionale possa nuocere alla sicurezza del prestatore di servizi di investimento collettivo o alle sue operazioni.
(9) I commi 3 – 8 non si applicano ai membri di un organo di direzione e di controllo, nonché a un procuratore di un fornitore di servizi di crowdfunding, che ricoprono una carica di membro di un organo di direzione o di controllo o un procuratore, per i quali hanno ricevuto l’approvazione dalla commissione o dalla Banca nazionale bulgara ai sensi della legge sui mercati degli strumenti finanziari, della legge sugli istituti di credito e della legge sui servizi di pagamento e sui sistemi di pagamento.
Arte. 168. (1) Il soggetto che detiene il 20 per cento o più del capitale sociale o dei diritti di voto in un fornitore di servizi di crowdfunding deve in ogni momento possedere i requisiti di cui all’art. 12, comma 3, lettera “a” del Regolamento (UE) 2020/1503.
(2) Le persone che hanno deciso di acquisire una partecipazione del 20 per cento o più in un fornitore di servizi di crowdfunding devono notificare la commissione per iscritto prima dell’acquisizione e fornire i documenti ai sensi dell’art. 12, comma 3, lettera “a” del Regolamento (UE) 2020/1503.
Arte. 169. Il Vice Presidente ai sensi dell’art. 15, comma 2, del Regolamento (UE) 2020/1503 determina la frequenza e l’approfondimento della valutazione del rispetto da parte dei fornitori di servizi di crowdfunding degli obblighi previsti dal medesimo regolamento, ea tal fine può svolgere o autorizzare funzionari della commissione a effettuare controlli in loco.
Arte. 170. (1) Il documento informativo di base per l’investimento di cui all’art. 23 del Regolamento (UE) 2020/1503 è redatto in bulgaro.
(2) Quando un fornitore di servizi di crowdfunding pubblicizza una proposta di crowdfunding tramite messaggi di marketing nella Repubblica di Bulgaria, il documento informativo principale per l’investimento è reso disponibile in bulgaro.
Arte. 171. (1) I membri dell’organo di gestione e dell’organo di controllo dell’ideatore del progetto di finanziamento collettivo e del suo procuratore rispondono in solido dei danni causati da dati falsi, fuorvianti o incompleti contenuti nel documento informativo principale sull’investimento o la sua traduzione, nonché in assenza di informazioni chiave necessarie agli investitori al momento di decidere se finanziare il progetto di crowdfunding. Le persone di cui all’art. 18 del T.U., rispondono in solido con i soggetti di cui al primo periodo per i danni causati da dati falsi, fuorvianti o incompleti nel bilancio dell’ideatore del progetto. Laddove le informazioni del bilancio sottoposto a revisione siano incluse nel documento informativo principale per l’investimento, il revisore legale è responsabile dei danni causati dal bilancio da lui sottoposto a revisione.
(2) Nel documento informativo di base per la partecipazione, i nomi e la posizione, rispettivamente il nome, la sede e l’indirizzo della direzione delle persone di cui al par. 1, i quali dichiarano che, per quanto a loro conoscenza, le informazioni contenute nel documento informativo principale sugli investimenti sono veritiere e complete.
Arte. 172. (1) I componenti dell’organo di amministrazione e controllo del fornitore di servizi di crowdfunding che provvede alla gestione individuale di un portafoglio crediti e il suo procuratore, responsabile delle informazioni contenute nel documento informativo principale sull’investimento a livello di piattaforma, sono congiuntamente e solidalmente responsabile per i danni causati da dati falsi, fuorvianti o incompleti nel documento informativo principale sull’investimento a livello di piattaforma o la sua traduzione.
(2) Nel documento informativo di base per l’investimento a livello di piattaforma, i nomi e la carica, rispettivamente il nome, la sede e l’indirizzo della direzione dei soggetti di cui al par. 1, i quali dichiarano che, per quanto a loro conoscenza, le informazioni contenute nel principale documento informativo sugli investimenti a livello di piattaforma sono veritiere e complete.
Arte. 173. I messaggi di marketing dei fornitori di servizi di crowdfunding sono in bulgaro.
Arte. 174. (1) La Commissione può esercitare i poteri di cui all’art. 30, comma 1, del Regolamento (UE) 2020/1503 in ottemperanza all’art. 30, comma 3, del medesimo regolamento, per garantire il rispetto delle disposizioni del Regolamento (UE) 2020/1503, del presente capo e/o dei loro atti attuativi.
(2) Una persona fisica o giuridica che fornisce informazioni alla commissione ai sensi del regolamento (UE) 2020/1503, del presente capo e/o degli atti di attuazione degli stessi, non viola le restrizioni alla divulgazione delle informazioni imposte in virtù di un contratto o di qualsiasi disposizione statutaria, regolamentare o amministrativa, e tale persona non avrà alcuna responsabilità di alcun tipo in relazione a tale notifica.
Arte. 175. (1) Nell’esercizio dei poteri di cui al regolamento (UE) 2020/1503, al presente capo e/o agli atti sulla loro attuazione, nonché ai fini del medesimo regolamento, la commissione collabora con l’ESMA e con le autorità competenti degli altri Stati membri, nonché con le autorità competenti preposte alla vigilanza su un’attività svolta da un fornitore di servizi di crowdfunding, diversa dalle attività oggetto della licenza di cui all’art. 12 del Regolamento (UE) 2020/1503.
(2) Quando si effettua la vigilanza per il rispetto dei requisiti di cui all’art. 6, 20 e 24 del Regolamento (UE) 2020/1503, la commissione, rispettivamente vicepresidente, scambia informazioni e collabora con la Banca nazionale bulgara. Ai fini del primo periodo, la commissione, rispettivamente il vicepresidente, può richiedere un parere motivato alla Banca nazionale bulgara, che deve essere fornito entro un mese dal ricevimento della richiesta.
Arte. 176. Nei casi di cui all’art. 37, comma 2, del Regolamento (UE) 2020/1503, la Commissione adotta gli opportuni provvedimenti di cui all’art. 175 e/o art. 212a 2 per la tutela degli investitori e notifica alla Commissione Europea e all’ESMA.
Arte. 177. (1) I fornitori di servizi di crowdfunding devono creare e attuare procedure interne appropriate affinché i loro dipendenti possano presentare segnalazioni di violazioni attraverso un canale di comunicazione speciale, indipendente e indipendente per ricevere segnalazioni di violazioni o la presenza di ragionevoli sospetti di violazione commessa o imminente di Regolamento (UE) 2020/1503, presente capo e/o atti di attuazione degli stessi.
(2) Hanno diritto alla tutela contro la sanzione disciplinare di cui all’art. 187, cpv. 2 del Codice del lavoro.
(3) Con il regolamento della commissione di cui all’art. 13, par. 1, comma 1, della Legge sulla Commissione di vigilanza finanziaria definisce le modalità di trattamento delle segnalazioni di violazioni, che comprendono:
1. i requisiti del canale di comunicazione per la ricezione dei messaggi di violazione;
2. la possibilità di segnalazione anonima delle violazioni;
3. l’ordinanza di esame delle segnalazioni di violazioni;
4. il tipo, il contenuto e le scadenze per il riscontro sugli esiti della notifica di violazione, che il soggetto che ha presentato una notifica può aspettarsi dopo la notifica;
5. il regime di riservatezza applicabile alle segnalazioni di violazioni, inclusa la descrizione delle circostanze in cui possono essere comunicati i dati delle persone che segnalano la violazione e delle persone fisiche ritenute responsabili delle violazioni.
Arte. 178. I fornitori di servizi di crowdfunding, compresi gli enti creditizi che hanno ricevuto una licenza dalla Banca nazionale bulgara per fornire servizi di crowdfunding, rispettano i requisiti del regolamento (UE) 2020/1503, del presente capo e degli atti relativi alla loro attuazione.
Arte. 179. La Commissione può determinare, mediante regolamento, requisiti aggiuntivi in ​​relazione all’attuazione del presente capo.”
§ 10. All’art. 212, par. 1 nel testo prima del punto 1, le parole “salvo il regolamento (UE) 2017/1129, capo sei e gli atti sulla loro attuazione” e il comma successivo sono soppresse, e dopo le parole “gli atti sulla sua attuazione ” è aggiunto “e/o gli atti applicabili dell’Unione Europea, ad eccezione del Capo Sei e del Capo Tredici della presente legge, del Regolamento (UE) 2017/1129, del Regolamento (UE) 2020/1503 e dei loro atti attuativi”.
§ 11. Viene creato l’art. 212a 2 :
“Arte. 212a 2 . (1) Al fine di garantire il rispetto delle disposizioni del Regolamento (UE) 2020/1503, capo tredici e/o degli atti sulla loro attuazione, la commissione può:
1. sospendere una proposta di crowdfunding per non più di 10 giorni lavorativi consecutivi per ogni singolo caso in cui vi siano motivi per sospettare una violazione del Regolamento (UE) 2020/1503;
2. vietare o sospendere comunicazioni di marketing o imporre ai fornitori di servizi di crowdfunding o a terzi incaricati di svolgere funzioni connesse alla fornitura di servizi di crowdfunding di sospendere o sospendere le comunicazioni di marketing per non più di 10 giorni lavorativi consecutivi per ogni singolo caso quando sussistono ragioni per ritenere che vi sia una violazione del Regolamento (UE) 2020/1503;
3. vietare una proposta di crowdfunding quando rileva una violazione del Regolamento (UE) 2020/1503, o quando vi sono motivi per dubitare che verrà violata;
4. sospendere o obbligare il pertinente fornitore di servizi di crowdfunding a sospendere l’erogazione dei servizi di crowdfunding per non più di 10 giorni lavorativi consecutivi per ogni singolo caso qualora vi sia motivo di ritenere che vi sia una violazione del Regolamento (UE) 2020/1503;
5. vietare l’erogazione di servizi di crowdfunding qualora accerti la violazione del Regolamento (UE) 2020/1503;
6. pubblicizzare il fatto che un fornitore di servizi di crowdfunding o un terzo designato per svolgere funzioni connesse alla fornitura di servizi di crowdfunding non adempie ai propri obblighi;
7. divulgare o richiedere al fornitore di servizi di crowdfunding o alla terza parte designata per svolgere funzioni connesse alla fornitura di servizi di crowdfunding di divulgare tutte le informazioni sostanziali che possono avere un impatto sulla fornitura del servizio di crowdfunding, per garantire la protezione degli investitori o il buon funzionamento del mercato;
8. sospendere o richiedere al fornitore di servizi di crowdfunding o al terzo designato per svolgere funzioni connesse alla fornitura di servizi di crowdfunding di sospendere la fornitura di servizi di crowdfunding quando ritiene che la situazione del fornitore di servizi di crowdfunding sia tale che la fornitura di servizi di crowdfunding il servizio di crowdfunding danneggerebbe gli interessi degli investitori;
9. ha disposto il trasferimento dei contratti in essere ad altro fornitore di servizi di crowdfunding, nel caso di revoca della licenza del fornitore di servizi di crowdfunding ai sensi dell’art. 17, comma 1, primo comma, lettera “c” del Regolamento (UE) 2020/1503 previo accordo tra i clienti e il fornitore del servizio di crowdfunding ospitante;
10. vietare a un membro dell’organo di amministrazione della persona giuridica responsabile della violazione, oa qualsiasi altra persona fisica ritenuta responsabile della violazione, di svolgere funzioni di gestione presso fornitori di servizi di crowdfunding.
(2) Quando constata che una persona ha commesso una violazione del Regolamento (UE) 2020/1503, capo tredici e/o degli atti sulla loro attuazione, nonché quando l’attività di controllo della commissione è ostacolata, la commissione può obbligare la persona ad adottare misure specifiche, necessarie per prevenire e/o eliminare la violazione, le conseguenze dannose della stessa o il pericolo per gli interessi degli investitori, entro un termine da essa determinato.”
(3) Quando rileva che un ente creditizio – fornitore di servizi di finanziamento collettivo, svolge la propria attività in violazione del Regolamento (UE) 2020/1503, capo tredici e/o degli atti sulla loro attuazione, la commissione può applicare le misure ai sensi del par. 1 e 2. La Commissione notifica alla Banca nazionale bulgara l’applicazione di una misura nei confronti di un ente creditizio – fornitore di servizi di finanziamento collettivo.
(4) La Commissione può proporre alla Banca nazionale bulgara di revocare l’autorizzazione di un ente creditizio a svolgere attività di fornitore di servizi di finanziamento collettivo, quando la persona interessata viola sistematicamente le disposizioni del regolamento (UE) 2020/1503, capitolo tredici e/o gli atti relativi alla loro domanda. La Banca nazionale bulgara notifica alla commissione la sua decisione entro un mese dal ricevimento della proposta della commissione.”
§ 12. All’art. 212b è creato par. 3:
“(3) Nell’applicare i provvedimenti amministrativi di cui all’art. 212a 2 la commissione tiene conto di tutte le circostanze di cui all’art. 40, comma 1, del Regolamento (UE) 2020/1503.’
§ 13. All’art. 213, par. 4, primo periodo, le parole “art. 212a, par. 2, comma 2 e art. 212a 1 ” è sostituito da “art. 212a, par. 2, comma 2, art. 212a 1 e art. 212a 2 ” e nel secondo periodo le parole “ex art. 212a, par. 1, punto 1 e par. 2, comma 1 e art. 212a 1 ” sono sostituiti da “ex art. 212a, par. 1, punto 1 e par. 2, comma 1, art. 212a 1 e art. 212a 2 “.
§ 14. All’art. 221 sono apportate le seguenti modifiche e integrazioni:
1. Al par. 1:
a) al punto 2 dopo le parole “art. 157a, par. 7” è inserita una virgola e “art. 166, par. 4 e artt. 168, cpv. 1 e 2′;
b) al punto 3 dopo le parole “art. 149, cpv. 5” è inserita una virgola e “art. 167, par. 2 e 3′;
c) al punto 6 dopo le parole “art. 7, commi 1 – 11” è aggiunto “e 12 bis”, dopo le parole “art. 14, commi 1 e 2” è inserita una virgola e “art. 14 bis, commi 1 – 4”, e le parole “art. 23, commi 1, 2, 3 e 5” sono sostituiti da “Art. 23, commi 1, 2, 3, 3 bis e 5”;
d) viene creato il punto 7:
“7. articolo 3, 4 e 5, art. 6, commi 1 – 6, art. 7, commi 1 – 4, art. 8, commi 1 – 6, art. 9, commi 1 e 2, art. 10, art. 11, art. 12, comma 1, art. 13, comma 2, art. 15, comma 3, art. 16, comma 1, art. 18, commi 1 e 4, art. 19, commi 1 – 6, art. 20, commi 1 e 2, art. 21, commi 1 – 7, art. 22, art. 23, commi 2 – 13, art. 24, 25, 26 e dell’art. 27, commi 1 – 3, del Regolamento (UE) 2020/1503, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da BGN 1.000 a BGN 500.000.”
2. Al par. 2 viene creato l’elemento 7:
“7. per le violazioni di cui al par. 1, voce 7 – da BGN 2.000 a BGN 1.000.000.”
3. Al par. 6 le parole “Art. 212a, par. 1, punto 2 e par. 2, commi 2 e 3 e dell’art. 212a 1 ” è sostituito da “art. 212a, par. 1, punto 2 e par. 2, commi 2 e 3, art. 212a 1 e art. 212a 2 “.
4. Vengono creati nuovi paragrafi. 10 e 11:
“(10) Per le violazioni di cui al par. 1, punto 7, alle persone giuridiche è imposta una sanzione patrimoniale per un importo compreso tra BGN 10.000 e BGN 500.000 o fino al 2,5 per cento del fatturato annuo totale in conformità con l’ultimo rapporto finanziario annuale preparato accettato dall’organo di governo, o fino a l’importo del beneficio derivato dalla violazione, quando l’importo di tale beneficio può essere determinato e, in caso di violazione ripetuta, da BGN 20.000 a BGN 1.000.000 o fino al 5% del fatturato annuo totale secondo con l’ultima relazione finanziaria annuale predisposta, accettata dall’organo amministrativo, o fino al doppio dell’importo del beneficio derivante dalla violazione, quando l’importo di tale beneficio può essere determinato.
(11) Per le violazioni di cui al par. 1, comma 7 degli istituti di credito – prestatori di servizi di finanziamento collettivo, il vicepresidente irroga le corrispondenti sanzioni patrimoniali previste dalla presente legge.”
5. Il precedente par. 10 diventa par. 12.
6. Il precedente comma. 11 diventa par. 13 e in esso le parole “par. 9” sono sostituiti da “par. 9-11”.
§ 15. All’art. 222a sono apportate le seguenti modifiche e integrazioni:
1. Al par. 1 le parole “Art. 221 e artt. 221a” sono sostituiti da “Art. 221, par. 1, punti 1 – 6, par. 2, punti 1 – 6, par. 4, 6, 8 e 9 e dell’art. 221a”.
2. Viene creato un nuovo paragrafo. 2:
“(2) Nel determinare il tipo e l’importo delle sanzioni amministrative di cui all’art. 221, par. 1, punto 7, par. 2, punto 7, par. 10 e 11, il vicepresidente comunica le circostanze di cui all’art. 40, comma 1, del Regolamento (UE) 2020/1503.’
§ 16. All’art. 223, par. 3 le parole “misure amministrative coercitive” sono sostituite da “misure amministrative coercitive applicate o sanzioni amministrative irrogate”.
§ 17. Nel capitolo ventuno, l’art. 224:
“Arte. 224. (1) La Commissione, rispettivamente il Vice Presidente, pubblica sul sito internet della Commissione ogni provvedimento amministrativo coercitivo applicato e ogni decreto penale emanato per violazione delle disposizioni del Regolamento (UE) 2020/1503, Capo Tredicesimo, nonché gli atti attuativi secondo l’ordinanza e nel rispetto dell’art. 42 del Regolamento (UE) 2020/1503 e dell’art. 223, par. 2 e 4.
(2) La Commissione, rispettivamente il Vice Presidente, delibera ai sensi dell’art. 223, par. 2, comma 3, quando le misure di cui all’art. 223, par. 2, comma 1 o 2, non sono sufficienti a garantire che la pubblicazione sia proporzionata rispetto ai provvedimenti amministrativi coercitivi applicati o alle sanzioni amministrative irrogate, di natura minore”.
§ 18. Nel § 1d, par. 2 delle disposizioni aggiuntive, viene creato il punto 3:
“3. Regolamento (UE) 2020/1503 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 ottobre 2020, sui fornitori europei di servizi di crowdfunding e che modifica il regolamento (UE) 2017/1129 e la direttiva (UE) 2019/1937 (OB, L 347/1 di 20 ottobre 2020).’
§ 19. Nel § 16 delle disposizioni transitorie e finali par. 2 è abrogato.
Disposizioni finali
§ 20. Nella legge sulla Commissione di vigilanza finanziaria (promulgata, SG n. 8 del 2003; modificata, nn. 31, 67 e 112 del 2003, n. 85 del 2004, n. 39, 103 e 105 del 2005, nn. 30, 56, 59 e 84 del 2006, n. 52, 97 e 109 del 2007, n. 67 del 2008, n. 24 e 42 del 2009, n. 43 e 97 del 2010, n. 77 del 2011, n. 21, 38, 60, 102 e 103 del 2012, n. 15 e 109 del 2013, n. 34, 62 e 102 del 2015, n. 42 e 76 del 2016, sentenza n. 57 del 2017; modificato, nn. 62, 92, 95 e 103 del 2017, nn. 7, 15, 24, 27, 77 e 101 del 2018, nn. 12, 17, 42, 83, 94 e 102 del 2019, n. 26 e 64 del 2020. , n. 21 del 2021 e n. 16 e 25 del 2022) sono apportate le seguenti modifiche e integrazioni:
1. All’art. 1, par. 2, punto 1 dopo le parole “i consulenti autorizzati” sono aggiunte “e i fornitori di servizi di crowdfunding”, il sindacato “e” dopo le parole “di seguito denominato “Regolamento (UE) 2015/760” sono sostituite da una virgola , e infine “e viene aggiunto il regolamento (UE) 2020/1503 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 ottobre 2020, sui fornitori di servizi di crowdfunding europei e che modifica il regolamento (UE) 2017/1129 e la direttiva (UE) 2019/1937 (OB , L 347/1 del 20 ottobre 2020), di seguito denominato “Regolamento (UE) 2020/1503”.
2. All’art. 12, par. Viene creato 1 elemento 24:
“24. è l’autorità competente per l’attuazione del regolamento (UE) 2020/1503 per i fornitori di servizi di crowdfunding ed è anche l’unico punto di contatto per la cooperazione amministrativa transfrontaliera tra le autorità competenti nonché con l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati.’
3. All’art. 13, par. 1:
a) al punto 36, le parole “salvo i casi di cui all’art. 1, par. 2, punto 6 della legge sugli istituti di credito, che sono concessi sotto l’espressa competenza della Banca nazionale bulgara” sono sostituiti da “nei casi previsti dalla legge sulle società di investimento speciali e le società di cartolarizzazione”;
b) viene creato l’elemento 40:
“40. su proposta del vicepresidente di dipartimento, esercita i poteri di cui all’art. 30 del Regolamento (UE) 2020/1503 e applica misure amministrative coercitive per le violazioni del Regolamento (UE) 2020/1503.”
4. All’art. 15, par. 1:
a) al punto 1, le parole “31 – 34, 36 – 39” sono sostituite da “31 – 34, 36 – 40”;
b) ai punti 6 e 7, dopo l’aggiunta delle parole “partecipazione collettiva” e “Legge sulle società di investimento speciali e sulle società di cartolarizzazione”, ai punti 6 e 7, è aggiunto il comma, e le parole “e Regolamento (UE) 2019/2088” sono sostituite da “Regolamento (UE) 2019/2088 e Regolamento (UE) 2020/1503”;
c) al punto 16, dopo l’aggiunta delle parole “Regolamento (UE) 2019/2033” e “Regolamento (CE) 2020/1503” è inserita una virgola;
d) al punto 17:
aa) alla lettera “a”, le parole “comma 8” sono sostituite da “item 8”;
bb) alla lettera “b”, le parole “comma 9” sono sostituite da “art 9”;
e) il punto 18 è così modificato:
“18. esercita i poteri di un’autorità competente ai sensi del regolamento (UE) 2015/2365:
a) per le controparti finanziarie di cui all’art. 3, comma 3, del Regolamento (UE) 2015/2365, che sono soggetti di cui all’art. 1, par. 2, punto 1;
b) per le controparti non finanziarie di cui all’art. 3, punto 4 del Regolamento (UE) 2015/2365;’
f) viene creato il punto 22:
“22. esercita i poteri di un’autorità competente ai sensi dell’art. 29 del Regolamento (UE) 2017/2402 nei casi di cui all’art. 3, par. 4, comma 2 e par. 5 e 6 della Legge sulle società aventi finalità di investimento e sulle società di cartolarizzazione”.
5. All’art. 16, comma 1:
a) al punto 15 è inserita una virgola dopo le parole “Codice delle assicurazioni” e “Legge sulle società aventi finalità di investimento e sulle società di cartolarizzazione”;
b) ai punti 18 e 19, dopo l’aggiunta delle parole “Codice delle assicurazioni” e “Legge sulle società di investimento speciale e sulle società di cartolarizzazione” è inserita una virgola;
c) viene creato il punto 27:
“27. esercita i poteri di un’autorità competente ai sensi dell’art. 29 del Regolamento (UE) 2017/2402 nei casi di cui all’art. 3, par. 4, comma 1, della Legge sulle società aventi destinazione specifica e sulle società di cartolarizzazione”.
6. All’art. 17, par. 1:
a) al punto 11, dopo l’aggiunta delle parole “assicurazione sociale” e “della legge sulle società di investimento speciale e sulle società di cartolarizzazione” è inserita una virgola;
b) al punto 12 è inserita una virgola dopo le parole “Codice della previdenza sociale” e “Legge sulle società aventi finalità di investimento e sulle società di cartolarizzazione”;
c) al punto 13, dopo l’aggiunta delle parole “assicurazione sociale” e “nella legge sulle società di investimento speciale e sulle società di cartolarizzazione” è inserita una virgola;
d) viene creato il punto 21:
“21. esercita i poteri di un’autorità competente ai sensi dell’art. 29 del Regolamento (UE) 2017/2402 nei casi di cui all’art. 3, par. 4, comma 3, della Legge sulle società aventi destinazione specifica e sulle società di cartolarizzazione”.
7. All’art. 17a, par. 8 le parole “licenziamento a norma” sono sostituite da “punizione a norma”.
8. All’art. 18, par. 1, punti 1 e 6 e par. 3 dopo le parole “Regolamento (UE) 2019/2033” è inserita una virgola ed è aggiunto “Regolamento (UE) 2020/1503”.
9. All’art. 19, par. 2, punto 1 dopo le parole “Regolamento (UE) 2019/2033” è inserita una virgola ed è aggiunta “Regolamento (CE) 2020/1503”.
10. All’art. 25:
a) al par. Viene creato 1 elemento 13:
“13. davanti al Ministro delle finanze, in merito alle operazioni concluse con titoli di Stato.”;
b) viene creato il paragrafo. 12:
“(12) Le informazioni rappresentative di segreto professionale, fornite dalla commissione ai sensi del par. 4 e 6, possono essere comunicati alle autorità ai sensi del par. 1, comma 1, dello Stato membro interessato o del Paese terzo solo previo espresso consenso scritto della commissione.”
11. All’art. 30, par. Viene creato 1 elemento 24:
“24. fornitori di servizi di crowdfunding.’
12. In appendice all’art. 27, par. 1:
a) nella sezione I, punto I:
aa) nel testo prima della tabella del punto I, dopo le parole “Regolamento (UE) 909/2014” è inserita una virgola ed è aggiunta “Regolamento (CE) 2020/1503”;
bb) nella tabella vengono create le righe 9-11:
9 .
per una licenza per operare come fornitore di servizi di crowdfunding
7.200 BGN
10.
revocare una licenza per operare come fornitore di servizi di crowdfunding su richiesta del fornitore
3.900 BGN
11.
per il successivo rilascio del nulla osta ad un soggetto ex art. 167, par. 3 del codice di procedura civile
500 LV.
(b) nella sezione II:
aa) al punto I viene creata la riga 43:
43.
da un fornitore di servizi di crowdfunding
3.500 BGN
bb) al punto III sono create le frasi due e tre: “Un organismo di investimento collettivo, organizzato come un fondo contrattuale, costituito da comparti, non è debitore di compenso di cui al punto I, riga 14. Fornitori di servizi di finanziamento collettivo che hanno ricevuto una licenza ai sensi della legge sui mercati degli strumenti finanziari, della legge sugli istituti di credito e della legge sui servizi di pagamento e sui sistemi di pagamento, pagano una commissione per la supervisione finanziaria generale per intero alla voce I, riga 43.”;
(c) nella tabella della Sezione III, le parole “EUR 3.000.000” sono sostituite da “EUR 8.000.000”.
13. In tutta la legge, le parole “Legge sulle società di investimento e sulle società di cartolarizzazione” saranno sostituite da “Legge sulle società di investimento e sulle società di cartolarizzazione”.
§ 21. Nella Legge sui mercati degli strumenti finanziari (promulgata, SG n. 15 del 2018; modificata, n. 16 del 2018; modificata e integrata, n. 24 e 98 del 2018, n. 17, 83, 94 e 102 del 2019, nn. 26, 28 e 64 del 2020, nn. 12 e 21 del 2021 e nn. 16 e 25 del 2022) sono apportate modifiche e integrazioni:
1. All’art. 5:
a) al par. 1, punto 10:
aa) nel testo precedente alla lettera “a”, le parole “diverse dalle negoziazioni per conto proprio, con derivati ​​o quote su merci” sono sostituite da “diverse dalle negoziazioni per conto proprio, relative a derivati ​​o quote su merci”;
bb) alla lettera “a” le parole “e sempre che la loro attività principale non consista nella prestazione di servizi di investimento ai sensi della presente legge e della Direttiva 2014/65/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 15 maggio , 2014 in materia di mercati degli strumenti finanziari e che modifica la Direttiva 2002/92/CE e la Direttiva 2011/61/UE (OB, L 173/349 del 12 giugno 2014), di seguito denominata “Direttiva 2014/65/UE”, o attività ai sensi dell’art. 2 della Legge sugli enti creditizi, rispettivamente attività bancaria secondo la Direttiva 2013/36/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 sull’accesso alle attività degli enti creditizi e sulla vigilanza prudenziale degli enti creditizi e degli intermediari di investimento , di modifica della direttiva 2002/87/CE e che abroga le direttive 2006/48/CE e 2006/49/CE (OB,
cv) viene creata una nuova lettera “b”:
“b) tali soggetti non fanno parte di un gruppo la cui attività economica principale consiste nella prestazione di servizi di investimento ai sensi della presente legge e della Direttiva 2014/65/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 15 maggio 2014 sui mercati finanziari strumenti e di modificare la Direttiva 2002/92/CE e la Direttiva 2011/61/UE (OB, L 173/349 del 12 giugno 2014), di seguito denominata “Direttiva 2014/65/UE”, lo svolgimento di qualsiasi delle attività ai sensi dell’art. 2 della Legge sugli enti creditizi, rispettivamente attività bancaria secondo la Direttiva 2013/36/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 sull’accesso alle attività degli enti creditizi e sulla vigilanza prudenziale degli enti creditizi e degli intermediari di investimento , di modifica della direttiva 2002/87/CE e che abroga le direttive 2006/48/CE e 2006/49/CE (OB,
gg) la precedente lettera “b” diventa la lettera “c”;
dd) la precedente lettera “c” diventa la lettera “d” ed è così modificata:
“d) queste persone notificano alla commissione, su richiesta del vicepresidente, le basi in cui hanno stabilito che la loro attività secondo il testo principale del presente punto è aggiuntiva rispetto alla loro attività economica principale;”
b) al par. 7, al secondo periodo dopo le parole “Alla notifica” sono aggiunte “ai par. 1, punto 10, lettera “d”;
c) viene creato un nuovo paragrafo. 10:
“(10) Ai fini del par. 1, punto 10, nei criteri per quando un’attività debba essere considerata aggiuntiva rispetto all’attività economica principale a livello di gruppo, si tiene conto dei seguenti elementi:
1. se l’esposizione nominale residua netta di derivati ​​su merci o quote di emissioni o loro derivati ​​per regolamento monetario negoziati nell’Unione Europea, ad eccezione dei derivati ​​su merci, quote di emissioni o loro derivati ​​negoziati in una sede di negoziazione, è inferiore a una soglia annua di 3 miliardi di euro, o
2. se il capitale utilizzato dal gruppo di appartenenza dell’entità è destinato principalmente all’attività economica principale del gruppo, oppure
3. se il volume delle attività di cui al par. 1, punto 10, non ecceda l’ammontare complessivo delle altre attività di negoziazione a livello di gruppo.”;
d) sono creati i commi. 11 e 12:
“(11) Le attività di cui al par. 10, sono considerati a livello di gruppo.
(12) Nei casi di cui al par. 10 articoli non inclusi:
1. le operazioni tra componenti del gruppo, di cui all’art. 3 del Regolamento (UE) n. 648/2012, che servono a gestire la liquidità o il rischio all’interno del gruppo;
2. operazioni con derivati ​​su merci o quote di emissione o loro derivati, che possono essere oggettivamente valutati come determinanti una riduzione dei rischi direttamente connessi all’attività commerciale o di finanziamento;
3. le operazioni con derivati ​​su merci o quote di emissione o loro derivati, concluse per adempiere agli obblighi di garanzia della liquidità su una sede di negoziazione, quando tali obblighi sono richiesti dalle autorità di regolamentazione ai sensi del diritto dell’Unione Europea o della normativa nazionale , regolamenti e regolamenti amministrativi o dalle sedi di commercio.’;
e) il precedente par. 10 diventa par. 13.
2. All’art. 9 è creato il par. 6:
“(6) Gli intermediari di investimento possono fornire servizi di crowdfunding se hanno ricevuto una licenza ai sensi del regolamento (UE) 2020/1503 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 ottobre 2020, sul finanziamento delle imprese dei fornitori di servizi di crowdfunding europei e che modifica il regolamento (UE) 2017/1129 e la direttiva (UE) 2019/1937 (OB, L 347/1 del 20 ottobre 2020).”
3. All’art. 13, par. 1, le parole “autorità dell’intermediario di investimento” sono sostituite da “autorità dell’intermediario di investimento e dei soggetti che ne gestiscono l’attività” ed è inserita una virgola.
4. All’art. 14, par. 1, le parole “autorità dell’intermediario di investimento” sono sostituite da “autorità dell’intermediario di investimento e dei soggetti che ne gestiscono l’attività” ed è inserita una virgola.
5. All’art. 15:
a) al par. 1, è creato il secondo periodo: «Il primo periodo si applica conseguentemente ai soggetti di cui all’art. 13, par. 7.”;
b) al par. 8 dopo le parole “intermediario di investimento” è inserita la virgola ed è aggiunto “nonché i soggetti che ne gestiscono l’attività”.
6. All’art. 70 è creato par. 4:
“(4) L’intermediario di investimento è esonerato dai requisiti di cui al par. 2 e 3, quando il servizio di investimento da lui prestato è relativo a titoli obbligazionari per i quali non è attuato altro derivato che non sia una clausola “make-whole”, ovvero quando gli strumenti finanziari sono offerti o distribuiti esclusivamente a controparti idonee”.
7. Nasce l’art. 70a:
“Ricerca
Arte. 70 bis. (1) La fornitura di studi da parte di terzi a intermediari di investimento che forniscono gestioni di portafogli o altri servizi di investimento o servizi aggiuntivi ai clienti deve essere considerata adempiente agli obblighi di cui all’art. 70, par. 1 se:
1. prima della prestazione dei servizi di esecuzione o di ricerca, è stato stipulato un accordo tra l’intermediario di investimento e il prestatore di ricerca che specifica quali parti di eventuali compensi o co-pagamenti combinati per servizi di esecuzione e di ricerca si riferiscono alla ricerca;
2. l’intermediario di investimento informa i propri clienti dei compensi congiunti per servizi di esecuzione e per studi svolti a terzi fornitori di studi, nonché
3. gli studi per i quali vengono addebitati i compensi combinati o il compenso congiunto riguardano emittenti la cui capitalizzazione di mercato per il periodo di 36 mesi antecedente l’erogazione dello studio non superi l’equivalente BGN di 1 miliardo di EUR, calcolato a fine anno quotazioni per gli esercizi in cui i loro titoli sono o sono stati ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato o su base patrimoniale per gli esercizi in cui i loro titoli non sono o non sono stati ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato.
(2) Ai fini del par. 1 il termine “ricerca” comprende materiali o servizi di ricerca riguardanti uno o più strumenti finanziari o altre attività, o gli emittenti o potenziali emittenti di strumenti finanziari, o come materiali o servizi di ricerca strettamente connessi a un determinato settore o mercato, in modo da fornire informazioni di opinione su strumenti finanziari, attività o emittenti in quel settore o mercato. La ricerca include anche materiali o servizi che raccomandano o suggeriscono in modo esplicito o implicito una strategia di investimento e forniscono un’opinione motivata sul valore o il prezzo attuale o futuro di strumenti finanziari o attività, o contengono altri tipi di analisi e punti di vista originali e raggiungono conclusioni basate su nuove o informazioni esistenti,
8. All’art. 71:
a) vengono creati nuovi paragrafi. 7 e 8:
“(7) Quando il contratto per l’acquisto o la vendita di uno strumento finanziario è concluso mediante comunicazioni a distanza che impediscono la preventiva comunicazione di informazioni su costi e commissioni, l’intermediario di investimento può, dopo la conclusione dell’operazione e senza indebito ritardo , fornire tali informazioni in formato elettronico o cartaceo, su richiesta di un cliente non professionale, se sono soddisfatte le seguenti condizioni:
1. il cliente ha acconsentito a ricevere le informazioni senza indebito ritardo dopo la conclusione della transazione;
2. l’intermediario di investimento ha dato al cliente la possibilità di posticipare la conclusione dell’operazione fino al ricevimento delle informazioni.
(8) Oltre ai requisiti di cui al par. 7 l’intermediario di investimento è tenuto a fornire al cliente la possibilità di ricevere telefonicamente le informazioni su costi e commissioni prima di concludere l’operazione.”;
b) il precedente par. 7 diventa par. 9 e in esso le parole “ai sensi del par. 2 – 6″ sono sostituiti da “ai sensi del par. 2 – 8”;
c) sono creati i commi. 10 – 12:
“(10) Gli intermediari di investimento forniscono ai propri clienti o potenziali clienti tutte le informazioni richieste dalla presente legge in formato elettronico, salvo quando il cliente o potenziale cliente non è un professionista e ha richiesto di ricevere le informazioni su carta, nel qual caso le sue informazioni sono fornite gratuitamente in forma cartacea.
(11) Gli intermediari di investimento notificano ai loro clienti non professionisti o potenziali clienti non professionisti che hanno l’opportunità di ricevere le informazioni su carta.
(12) Gli intermediari di investimento notificano ai loro clienti non professionali esistenti che ricevono le informazioni, la cui fornitura è richiesta ai sensi della presente legge, in forma cartacea, che inizieranno a riceverle in formato elettronico, almeno otto settimane prima di iniziare a ricevere invia in tale formato. Le imprese di investimento informano questi clienti al dettaglio esistenti che hanno la possibilità di scegliere se continuare a ricevere le informazioni in formato cartaceo o iniziare a riceverle in formato elettronico. Le imprese di investimento informano i loro attuali clienti al dettaglio che, se non chiedono di continuare a ricevere le informazioni in forma cartacea entro questo periodo di otto settimane, inizieranno automaticamente a essere fornite loro in formato elettronico.
d) il precedente comma. 8 diventa par. 13 e in esso le parole “par. 1 – 7” sono sostituiti da “par. 1 – 9”.
9. All’art. 78:
a) viene creato un nuovo paragrafo. 5:
“(5) Quando l’intermediario di investimento fornisce consulenza in materia di investimenti o esegue gestioni di portafogli e questi servizi includono lo scambio di strumenti finanziari, riceve le informazioni necessarie sugli investimenti del cliente e analizza i costi ei benefici dello scambio di strumenti finanziari. Quando fornisce consulenza in materia di investimenti, l’intermediario di investimento informa il cliente se il vantaggio dello scambio è maggiore dei costi associati.»;
b) il precedente par. 5 diventa par. 6;
c) il precedente par. 6 diventa par. 7 e in esso ovunque le parole “par. 5” sono sostituiti da “par. 6”;
d) il precedente comma. 7 diventa par. 8.
10. Nasce l’art. 79a:
“Servizi forniti a clienti professionali
Arte. 79 bis. (1) I requisiti di cui all’art. 71, par. 2, punto 4, non si applicano ai servizi forniti alla clientela professionale, ad eccezione dei servizi di consulenza in materia di investimenti e di gestione di portafogli.
(2) I requisiti di cui all’art. 78, par. 5 e nell’art. 85, par. 1 non si applicano ai servizi forniti ai clienti professionali, a meno che tali clienti non dichiarino all’intermediario di investimento in formato elettronico o cartaceo di voler beneficiare dei diritti previsti dalle presenti disposizioni.
(3) L’intermediario di investimento tiene un registro delle comunicazioni con i clienti di cui al par. 2.”
11. All’art. 85:
a) i commi 2, 3 e 4 sono abrogati;
b) il comma 7 è abrogato;
c) sono creati i commi. 10, 11, 12 e 13:
“(10) Ciascuna sede di negoziazione e partecipante sistematico fornisce gratuitamente al pubblico informazioni sulla qualità dell’esecuzione degli ordini nella sede di negoziazione, rispettivamente di quelli conclusi dall’intermediario di investimento nella sua qualità di partecipante sistematico, quando oggetto di tali operazioni sono strumenti finanziari, fermo restando l’obbligo di negoziazione di cui all’art. 23 e 28 del Regolamento (UE) n. 600/2014.
(11) Obbligo di cui al par. 10 esiste anche un qualsiasi luogo di adempimento in relazione a strumenti finanziari diversi da quelli soggetti all’obbligo di negoziazione di cui all’art. 23 e 28 del Regolamento (UE) n. 600/2014.
(12) L’informativa di cui al par. 10 include i dati su prezzo, costi, velocità di esecuzione e probabilità di esecuzione per i singoli strumenti finanziari.
(13) Il contenuto, la forma e la periodicità del conferimento dell’informativa di cui al par. 10 – 12 sono definiti dal Regolamento Delegato (UE) 2017/575 della Commissione, dell’8 giugno 2016, che integra la Direttiva 2014/65/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio sui mercati degli strumenti finanziari per quanto riguarda le norme sui dati tecnici di regolamentazione, pubblicato dal luoghi di esecuzione, sulla qualità di esecuzione delle operazioni (GU L 87/152 del 31 marzo 2017), di seguito denominato “Regolamento Delegato (UE) 2017/575”. Il contenuto e il formato delle informazioni di cui al par. 6 sono determinati dal Regolamento Delegato (UE) 2017/576 della Commissione dell’8 giugno 2016.
12. All’art. 89, par. 1 le parole “Art. 71, par. 1, art. 72, 73, 74, 77, 78, 82, 84, 85, 86 e 87” sono sostituiti da “Art. 70, par. 2 e 3, artt. 71, par. 1-9, artt. 72-74, artt. 77-79, artt. 82 e artt. 84 – 87” ed è creata la seconda frase: “L’intermediario di investimento nei rapporti con le controparti qualificate agisce con onestà, correttezza e professionalità e fornisce informazioni corrette, chiare e non fuorvianti, tenuto conto della natura e delle attività della controparte qualificata .”
13. All’art. 99 è creato il par. 5:
“(5) L’intermediario di investimento è esonerato dai requisiti di cui al par. 1 – 4, quando il servizio di investimento da lui prestato è relativo a titoli obbligazionari senza alcun altro derivato implementato che non sia una clausola di “make-whole”, ovvero quando gli strumenti finanziari sono offerti o distribuiti esclusivamente a controparti idonee.”
14. All’art. 111 cpv. 6 è così modificato:
“(6) In relazione ai poteri del Ministro delle finanze di cui all’art. 17a della legge sul debito pubblico, nella sua qualità di autorità competente ai sensi dell’art. 32, comma 1, del Regolamento (UE) n. 236/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 marzo 2012, sulle vendite allo scoperto e su alcuni aspetti dei credit default swap (GU L 86/1 del 24 marzo 2012), di seguito denominato in quanto “Regolamento (UE) n. 236/2012”, la commissione gli fornisce informazioni sulle operazioni concluse con titoli di Stato, ricevute sulla base dell’art. 26 del Regolamento (UE) n. 600/2014, regolarmente o su richiesta, secondo le modalità definite in un accordo di cooperazione tra le due autorità.”
15. All’art. 128 è creato il par. 6:
“(6) Requisiti aggiuntivi all’ordine e al formato in cui le relazioni di cui al par. 1, sarà determinato con regolamento».
16. All’art. 158:
a) al par. 3 le parole “Art. 15, par. 1 e par. 3 – 7” sono sostituiti da “Art. 15, par. 1 e par. 3 – 8”, e le parole “Art. 64, par. 1 e par. 3 – 7” sono sostituiti da “Art. 64, par. 1 e par. 3 – 8”;
b) viene creato il paragrafo. 6:
“(6) Il gestore del mercato mantiene procedure idonee ed efficaci per la trasmissione di segnalazioni interne da parte dei dipendenti del gestore del mercato attraverso un canale dedicato e indipendente in merito a violazioni effettive o possibili del gestore del mercato.”
17. All’art. 192:
a) al par. 1 le parole “posizioni nette in derivati ​​su merci quando tali derivati ​​sono negoziati in sedi di negoziazione” sono sostituite da “posizioni nette in derivati ​​su merci agricole e derivati ​​su merci critiche o significative” ed è creata la seconda frase: “I derivati ​​su merci sono considerato critico o significativo quando la somma di tutte le posizioni nette dei detentori di posizioni finali è uguale all’entità delle loro posizioni aperte ed è almeno 300.000 posizioni aperte separate in media in un periodo di un anno.»;
b) al par. 2, comma 3, si pone alla fine una virgola e si aggiunge “ferma restando la comunicazione dei prezzi sul mercato di tale merce di base”;
c) viene creato un nuovo paragrafo. 4:
“(4) I limiti delle posizioni di cui al par. 1 non si applicano a:
1. posizioni ricoperte da un soggetto non finanziario o per suo conto, che siano oggettivamente misurabili nel ridurre i rischi direttamente connessi all’attività commerciale di tale soggetto non finanziario;
2. posizioni ricoperte da un’entità finanziaria o per suo conto – in quanto tale entità fa parte di un gruppo prevalentemente commerciale e agisce per conto di un’entità non finanziaria del gruppo prevalentemente commerciale, quando tali posizioni sono oggettivamente misurabili come riduzione diretta dei rischi relativi all’attività commerciale di tale soggetto non finanziario;
3. posizioni detenute da controparti finanziarie e non finanziarie, oggettivamente misurabili come derivanti da operazioni concluse in adempimento degli obblighi di garanzia della liquidità su una sede di negoziazione, come precisato all’art. 5, par. 12, punto 3;
4. ogni altro titolo ai sensi del § 1, comma 1, lettera “c” delle disposizioni aggiuntive, che si riferisca ad una merce o ad una merce di base, come specificato nell’art. 4, punto 10.”;
d) i precedenti commi. 4 e 5 diventano par. 5 e 6;
e) il precedente par. 6 diventa par. 7 ed è così modificato:
“(7) Con la decisione di cui al par. 1 la commissione in ottemperanza ai requisiti di cui all’art. 9 del Regolamento Delegato (UE) 2017/591 fissa limiti di posizione per derivati ​​su merci critiche o significative negoziati su sedi di negoziazione, derivati ​​su materie prime agricole e derivati ​​OTC economicamente equivalenti ai sensi dell’art. 6 del Regolamento Delegato (UE) 2017/591.”;
f) il precedente comma. 7 diventa par. 8 e in esso dopo le parole “in presenza di” sono aggiunte “significative variazioni di mercato, anche”, e le parole “nonché in presenza di altre significative variazioni di mercato” ed il comma successivo ad esse sono soppresse .
18. L’articolo 195 è così modificato:
“Arte. 195. (1) Quando i derivati ​​su merci agricole con la stessa merce e caratteristiche sottostanti sono negoziati in volumi significativi in ​​sedi di negoziazione in più di uno Stato membro o quando derivati ​​su merci critiche o significative con la stessa merce e caratteristiche sottostanti sono negoziati in sedi di negoziazione in più di uno Stato membro e il maggior volume di negoziazione è svolto in una sede di negoziazione nella Repubblica di Bulgaria, la commissione svolge la funzione di autorità centrale competente e fissa limiti per una singola posizione che deve essere applicata durante la negoziazione di questi derivati .
(2) La Commissione di Vigilanza Finanziaria, su proposta del Vice Presidente, determina i limiti per la singola posizione, di conseguenza modifica i limiti determinati, sentite le autorità competenti degli altri Stati membri, ove le negoziazioni dove detti derivati ​​per i beni agricoli sono scambiati si trovano in un volume significativo o su cui sono negoziati questi derivati ​​su merci critiche o significative.
(3) La Commissione di vigilanza finanziaria, quando ritiene che i limiti per la posizione unica in derivati ​​negoziati nella Repubblica di Bulgaria siano stati determinati in violazione dei requisiti della direttiva 2014/65/UE dall’autorità centrale competente competente, dispone che autorità per iscritto motivazioni complete e dettagliate per la loro opinione.’
19. All’art. 196, cpv. 2 i termini “soggetti titolari” sono sostituiti da “i titolari di”.
20. All’art. 198, cpv. 1:
a) nel testo principale, le parole “che forniscono” sono sostituite da “che forniscono”;
b) al punto 2, alla fine è posta una virgola e “comprese, ove pertinente, le posizioni detenute tramite aderenti e partecipanti in derivati ​​su merci aventi la stessa merce e caratteristiche sottostanti, negoziati su altre sedi di negoziazione e in contratti OTC economicamente equivalenti” viene aggiunto;
c) al punto 3, le parole “temporanee o permanenti” sono soppresse;
d) al punto 4, le parole “se necessario e” sono soppresse.
21. All’art. 201 è creato par. 5:
“(5) La segnalazione di cui al par. 1 – 4 delle voci non si applica a nessun altro titolo ai sensi del § 1, comma 1, lettera “c” del regolamento aggiuntivo, che si riferisca ad una merce o ad una merce di base, come specificato nell’art. 4, punto 10.”
22. All’art. 202 cpv. 1 è così modificato:
“(1) Un intermediario di investimento che effettua operazioni con derivati ​​su merci, quote di emissioni o derivati ​​su quote di emissioni al di fuori di una sede di negoziazione si sottopone alla commissione, se svolge le funzioni di un’autorità centrale competente e quando non esiste autorità competente – all’autorità competente pertinente di un altro Stato membro in cui gli strumenti sono negoziati, almeno una volta al giorno una relazione con la ripartizione dettagliata delle sue posizioni in derivati ​​OTC economicamente equivalenti ai sensi dell’art. 6 del regolamento delegato (UE) 2017/591 e, se del caso, in derivati ​​su merci o quote di emissioni o loro derivati ​​negoziati in una sede di negoziazione.’
23. All’art. 276, par. 15 dopo le parole “intermediario di investimento” è inserita la virgola ed è aggiunta “controparte centrale, depositario accentrata di titoli”.
24. All’art. 290, cpv. 1:
a) al punto 1, le parole “Art. 71, par. 1 – 7” sono sostituiti da “Art. 71, par. 1 – 12” e le parole “Art. 72, 73, 74, 78, 79, 80” sono sostituiti da “Art. 72 – 74, 78, 79, artt. 79a, par. 3, art. 80”;
b) al punto 4, le parole “art. 96, 97, 99, 100” sono sostituiti da “Art. 96, 97, artt. 99, par. 1 – 4, artt. 100”;
c) al punto 8 le parole “del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 marzo 2012, sulle vendite allo scoperto e su alcuni aspetti dei credit default swap (OB, L 86/1 del 24 marzo 2012), di seguito denominato “Regolamento (UE) ) n. 236/2012” e la virgola successiva sono soppresse.
25. All’art. 294:
a) al par. 1 le parole “intermediario di investimento o presso altra controparte di cui all’art. 15, par. 1, comma 17 della Legge sulla Commissione di vigilanza finanziaria” sono sostituite da “intermediario di investimento, controparte centrale, depositario accentrata o controparte non finanziaria di cui all’art. 3, punto 4 del Regolamento (UE) 2015/2365″;
b) al par. 2 e 3 ovunque le parole “intermediario di investimento o presso altra controparte finanziaria di cui all’art. 15, par. 1, comma 17 della Legge sulla Commissione di vigilanza finanziaria” sono sostituite da “intermediario di investimento, controparte centrale, depositario accentrata o controparte non finanziaria di cui all’art. 3, punto 4 del Regolamento (UE) 2015/2365″;
c) viene creato il paragrafo. 4:
“(4) Nella determinazione della sanzione amministrativa, il vicepresidente tiene conto delle circostanze di cui all’art. 23 del Regolamento (UE) 2015/2365.”
26. Nelle disposizioni aggiuntive:
a) al § 1:
aa) il punto 48 è così modificato:
“48. I “derivati ​​su commodities agricole” sono contratti per derivati ​​relativi ai prodotti di cui all’art. 1 e dell’allegato I, parte I – XX e parte XXIV/I del regolamento (UE) n. 1308/2013, nonché con i prodotti elencati nell’allegato I del regolamento (UE) n. 1379/2013 del Parlamento europeo e del il Consiglio dell’11 dicembre 2013 sull’organizzazione comune dei mercati dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura, che modifica i regolamenti (CE) n. 1184/2006 e (CE) n. 1224/2009 del Consiglio e abroga il regolamento (CE) n. 104/2000 del Consiglio ( GU, L 354/1 del 28 dicembre 2013).’;
bb) sono creati gli articoli 95 – 98:
“95. Per “scambio di strumenti finanziari” si intende la vendita di uno strumento finanziario e l’acquisto di un altro strumento finanziario o l’esercizio del diritto di modificare uno strumento finanziario esistente.
96. Per “clausola del “make-whole” si intende una clausola intesa a tutelare l’investitore garantendo che in caso di rimborso anticipato di un’obbligazione, l’emittente sia tenuto a corrispondere all’investitore che detiene l’obbligazione un importo pari alla somma del il valore attuale delle restanti cedole che si prevede scadono e l’importo capitale dell’obbligazione oggetto di rimborso.
97. Per “formato elettronico” si intende qualsiasi supporto durevole non cartaceo.
98. “Gruppo prevalentemente commerciale”: qualsiasi gruppo la cui attività commerciale principale non è la prestazione di servizi di investimento ai sensi della presente legge, né lo svolgimento di alcuna delle attività specificate nell’allegato I della direttiva 2013/36/UE, né il funzionamento in qualità di market maker per quanto riguarda i derivati ​​su merci.»;
b) al § 2, par. Viene creato 1 elemento 10:
“10. Direttiva (UE) 2021/338 del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2021, che modifica la Direttiva 2014/65/UE per quanto riguarda gli obblighi di informazione, la gestione dei prodotti e le restrizioni di posizione e alle Direttive 2013/36/UE e (UE) 2019 /878 ​​per quanto riguarda la loro applicazione alle imprese di investimento al fine di sostenere la ripresa dalla crisi connessa al COVID-19 (GU L 68/14 del 26 febbraio 2021).”
27. Ovunque nella legge prima le parole “società di cartolarizzazione” sono aggiunte “per”.
§ 22. Nella legge sugli istituti di credito (promulgata, SG n. 59 del 2006; modificata, n. 105 del 2006, n. 52, 59 e 109 del 2007, n. 69 del 2008, n. 23, 24, 44 , 93 e 95 del 2009, 94 e 101 del 2010, 77 e 105 del 2011, 38 e 44 del 2012, 52, 70 e 109 del 2013, 22, 27, 35 e 53 del 2014, n. 14, 22, 50, 62 e 94 del 2015, n. 33, 59, 62, 81 , 95 e 98 del 2016, n. 63, 97 e 103 del 2017, n. 7, 15, 16 , 20, 22, 51, 77, 98 e 106 del 2018, nn. 37, 42 , 83, 94 e 96 del 2019, nn. 11, 13, 14, 18 e 64 del 2020, nn. 12 e 21 del 2021 e n. 25 del 2022) sono apportate le seguenti modifiche e integrazioni:
1. All’art. 2, par. 2:
a) viene creato un nuovo articolo 17:
“17. attività di fornitore di servizi di crowdfunding ai sensi del Regolamento (UE) 2020/1503 del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 7 ottobre 2020, sui fornitori di servizi di crowdfunding europei per le imprese e che modifica il Regolamento (UE) 2017/1129 e la Direttiva (UE) ) 2019/1937 (OB, L 347/1 del 20 ottobre 2020), di seguito denominato “Regolamento (UE) 2020/1503”;»
b) il precedente punto 17 diventa punto 18.
2. All’art. 3a, par. 9 dopo la dicitura “è licenziato” si inserisce una virgola e si aggiunge “oltre a soggetto che eroga prestiti unicamente attraverso una piattaforma di crowdfunding”.
3. All’art. 14, par. 2 dopo le parole “strumenti finanziari” aggiungere “o servizi di crowdfunding”.
4. All’art. 15, par. 6 dopo le parole “Art. 2, par. 2, viene aggiunto il punto 9″ o 17”.
5. All’art. 16, comma 2 dopo le parole “strumenti finanziari” aggiungere “o servizi di crowdfunding”.
6. All’art. 56:
a) al par. Viene creato 1 elemento 4:
“4. investitori che hanno fornito un prestito di progetto tramite un fornitore di servizi di crowdfunding, ad eccezione dei fornitori esteri che operano direttamente sul territorio della Repubblica di Bulgaria.”;
b) al par. 2 le parole “I soggetti di cui al par. 1″ sono sostituiti da “Gli enti di cui al par. 1, punti 1 – 3 e i fornitori di servizi di finanziamento collettivo di cui al par. 1, punto 4”, ed infine le parole “ai sensi del par. 1” sono sostituiti da “ai sensi del par. 1, punti 1 – 3 e i fornitori di servizi di finanziamento collettivo di cui al par. 1, articolo 4”;
c) al par. Vengono creati 3 elementi 9 e 10:
“9. Ufficio dei servizi segreti militari sotto il ministro della Difesa;
10. Agenzia statale di intelligence.”;
d) ovunque nel par. 12 – 14 le parole “par. 1” sono sostituiti da “par. 2”.
7. All’art. 56 bis:
a) al par. Vengono creati 3 articoli 14 e 15:
“14. Servizio di “Intelligence militare” del Ministro della Difesa;
15. Agenzia statale di intelligence.”;
b) al par. 5 ovunque le parole “i. 8 – 13” sono sostituiti da “item. 8 – 15”.
8. All’art. 103, par. 10 dopo si aggiungono le parole “Financial Instruments Markets Act” “o per svolgere attività come fornitore di servizi di crowdfunding” e viene creata la seconda frase: “La Banca nazionale bulgara revoca l’autorizzazione a un istituto di credito per svolgere attività di servizio erogatore di finanziamenti collettivi e nei casi di cui all’art. 17(1) del Regolamento (UE) 2020/1503.’
§ 23. Alla Legge sulle società aventi finalità di investimento e sulle società di cartolarizzazione (promulgata, SG n. 21 del 2021; modificata, n. 25 del 2022) sono apportate le seguenti modifiche e integrazioni:
1. All’art. 3:
a) al par. 2, le parole “vicepresidente di dipartimento” sono sostituite da “vicepresidenti di dipartimento” e le parole “nominati ai sensi del par. 4 – 6 in quanto autorità competente ai sensi dell’art. 29 del Regolamento (UE) 2017/2402” sono soppressi;
b) il comma 3 è così modificato:
“(3) La Commissione esercita i poteri di un organo competente ai sensi dell’art. 29 del Regolamento (UE) 2017/2402, ad eccezione dei casi in cui i vicepresidenti di dipartimento, determinati ai sensi del par. 4 – 6, esercita i poteri di un’autorità competente.”
2. All’art. 19, par. 5, secondo comma, le parole “L’avviso contiene” sono sostituite da “L’avviso contiene, oltre alle informazioni sulla banca creditrice”.
3. All’art. 27 è creato il par. 13:
“(13) Non sono soggetti ad approvazione ai sensi del par. 5 i contratti con fornitori di servizi di utilità relativi alla manutenzione e all’esercizio degli immobili acquisiti e all’incasso dei crediti acquisiti. I paragrafi 6, 7 e 10 non si applicano».
4. All’art. 31 è creato il par. 8:
“(8) La società avente una specifica finalità di investimento, che investe in immobili, presenta alla Commissione una relazione sulle società dalla stessa partecipate e dalle sue società specializzate ai sensi dell’art. 28, par. 1 immobile commerciale entro 120 giorni dalla fine dell’esercizio, rispettivamente fino a 60 giorni dalla fine di ciascun trimestre, in forma elettronica secondo un modello determinato dal vicepresidente.”
5. All’art. 36:
a) al par. 1 dopo l’aggiunta della parola “cartolarizzazione” “deve soddisfare i requisiti del regolamento (UE) 2017/2402 e dei suoi atti di esecuzione e”;
b) il comma 2 è abrogato.
6. All’art. 39:
a) il testo precedente diventa par. 1 e ivi dopo il termine “standardizzato” è aggiunto “tradizionale”;
b) viene creato il paragrafo. 2:
“(2) Nel caso di cartolarizzazioni di bilancio semplificate, trasparenti e standardizzate, l’iniziatore, il creditore originario, lo sponsor, la società di cartolarizzazione e il compliance agent OPS rispettano le linee guida dell’Autorità bancaria europea per un’interpretazione e un’applicazione uniformi dei requisiti di cui all’art. 26b – 26e del Regolamento (UE) 2017/2402.”
7. All’art. 55, par. 1 le parole “Art. 19 – 22 o dell’art. 23 – 26” sono sostituiti da “Art. 19-22, artt. 23 – 26 o dell’art. 26a – 26d”.
8. All’art. 59, par. 1, comma 3 le parole “art. 19 – 22 o dell’art. 23 – 26” sono sostituiti da “Art. 19-22, artt. 23 – 26 o dell’art. 26a – 26d”.
9. All’art. 65, par. 1:
a) al punto 1, le parole “Art. 13, par. 4 o 5” sono sostituiti da “Art. 10, par. 2 e 4, artt. 13, par. 4 e 5”, le parole “Art. 18, par. 1 – 4” sono sostituiti da “Art. 18, par. 2, 3, 6 e 7” e le parole “Art. 20, 25, 26 e dell’art. 27, par. 5, primo periodo” sono sostituite da “Art. 20”;
b) al punto 2, le parole “Art. 7, par. 2 e 5 – 7” sono sostituiti da “Art. 7, par. 2, 5 e 7” e le parole “Art. 19, par. 1 e 4-6, artt. 22, par. 1, 3, 4 e 6, secondo periodo, art. 23, 24, artt. 27, par. 6 e 8-10, art. 29, par. 1 e 2” sono sostituiti da “Art. 18, par. 7, art. 19, par. 5 e 6, artt. 23, art. 24, art. 25, art. 27, par. 7 e 10, artt. 29, par. 2”;
c) al punto 3 dopo le parole “art. 5, par. 2 – 4 e 6 – 10” è inserita una virgola e “art. 18, par. 1”, le parole “Art. 19, par. 2” sono sostituiti da “Art. 19, par. 1, 2 e 4” e le parole “Art. 22, par. 3, art. 27, par. 1 e artt. 28” sono sostituiti da “Art. 22, par. 1, 3, 4 e par. 6, secondo periodo, art. 26, par. 1, prima frase, par. 2, punti 2 e 3, par. 3 e 4, artt. 27, par. 1, par. 5, prima frase, par. 6, 8 e 9, artt. 28, art. 29, par. 1 e par. 3”.
10. Nelle disposizioni transitorie e finali è istituito il § 10 bis:
§ 10 bis. La Commissione di vigilanza finanziaria adotta i regolamenti sull’attuazione della legge e impartisce istruzioni scritte sulla sua attuazione e interpretazione, nonché gli atti sulla sua attuazione.”
§ 24. Nella legge sul debito pubblico (promulgata, SG n. 93 del 2002; modificata, n. 34 del 2005, n. 52 del 2007, n. 23 del 2009, n. 101 del 2010, n. 99 del 2011 , n. 103 del 2012, n. 15 del 2013, n. 50 del 2015, n. 43 e 98 del 2016, n. 91 del 2017 e n. 20 e 86 del 2018) al capo quarto art. 17c:
“Arte. 17° sec. (1) Il segreto professionale è l’informazione che il Ministro delle finanze acquisisce o crea per gli scopi dei suoi poteri ai sensi dell’art. 17a. Le informazioni di cui al primo periodo possono essere utilizzate solo per adempiere ai poteri del Ministro delle finanze in attuazione del Regolamento (UE) n. 236/2012.
(2) Il segreto professionale non è un segreto ufficiale ai sensi della legge sulla protezione delle informazioni riservate.
(3) Le informazioni soggette a pubblicazione o divulgazione ai sensi di un atto normativo non costituiscono un segreto professionale.
(4) Il Ministro delle finanze ei dipendenti del Ministero delle finanze, che hanno accesso a tali informazioni, sono tenuti al segreto professionale, anche dopo la sua revoca dall’incarico, rispettivamente la cessazione dei loro rapporti giuridici d’ufficio.
(5) Le persone di cui al par. 4 possono utilizzare le informazioni rappresentative di segreto professionale solo ai fini e nell’esercizio delle loro funzioni d’ufficio. Tali informazioni non possono essere divulgate o fornite ad altre persone o organismi ad eccezione di quelli indicati al par. 7.
(6) Le restrizioni di cui al par. 5 non si applicano se le informazioni sono fornite in forma sintetica in modo da non poter identificare i soggetti cui si riferiscono.
(7) Le informazioni che costituiscono un segreto professionale possono essere fornite alle seguenti autorità in relazione allo svolgimento delle loro funzioni o doveri:
1. gli organi della magistratura – nei casi di procedimento penale avviato;
2. il tribunale – nei casi di ricorso avverso un atto amministrativo del Ministro delle finanze emanato ai sensi della presente legge;
3. La Corte dei Conti – ai fini delle proprie verifiche sull’attività;
4. La Commissione per la Lotta alla Corruzione e per la Confisca dei Beni Illecitamente acquisiti e/oi suoi organi;
5. le autorità degli altri Stati membri, cui è assegnato l’obbligo di esercitare la vigilanza sulle imprese del settore finanziario.
(8) I commi da 1 a 7 si applicano anche nel caso di informazioni ricevute dalle autorità di vigilanza competenti di altri Stati membri.”
§ 25.100 e 101 del 2010, n. 18, 33, 61 e 82 del 2011, n. 7, 15, 20 e 38 del 2012; Sentenza n. 7 della Corte Costituzionale del 2012 – n. 49 del 2012; emendare, n. 77 e 82 del 2012, n. 15 e 104 del 2013, n. 1, 27 e 61 del 2014, n. 54, 61, 79 e 98 del 2015, n. 8, 57, 59, 98 e 105 del 2016, n. 85, 86, 96 e 102 del 2017, n. 7, 15, 30, 42, 59, 77, 91 e 92 del 2018, n. 79 del 2019, n. 13, 28, 44, 64, 104, 107 e 109 del 2020 e n. 25 del 2022) all’art. 187, cpv. 2 dopo le parole “abrogazione della Direttiva 2003/71/CE (OB, L 168/12 del 30 giugno 2017)” è inserita una virgola e “Regolamento (UE) 2020/1503 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 7 ottobre si aggiunge il 2020 sui fornitori europei di servizi di crowdfunding per le imprese e modifica il Regolamento (UE) 2017/1129 e la Direttiva (UE) 2019/1937 (OB,
§ 26. Nella legge sulla limitazione della regolamentazione amministrativa e del controllo amministrativo sull’attività economica (promulgata, SG n. 55 del 2003; modificata, n. 59 del 2003; modificata, n. 107 del 2003, nn. 39 e 52 del 2004, n. 31 e 87 del 2005, n. 24, 38 e 59 del 2006, n. 11 e 41 del 2007, n. 16 del 2008, n. 23, 36, 44 e 87 del 2009, n. 25 , 59, 73 e 77 del 2010, n. 39 e 92 del 2011, n. 26, 53 e 82 del 2012, n. 109 del 2013, n. 47 e 57 del 2015, n. 103 del 2017, n. 15, 77 e 101 del 2018, n. 17, 24, 83 e 101 del 2019, n. 21 del 2021 e n. 25 del 2022) in appendice all’art. 9, par. 1, punto 2, al punto 3, dopo le parole “Legge sui mercati degli strumenti finanziari”, è aggiunto “prestatore di servizi di finanziamento collettivo”.
§ 27. Nella legge sull’imposta sul reddito delle società (promulgata, SG n. 105 del 2006; modificata e integrata, n. 52, 108 e 110 del 2007, n. 69 e 106 del 2008, n. 32, 35 e 95 del 2009, n. 94 del 2010, n. 19, 31, 35, 51, 77 e 99 del 2011, n. 40 e 94 del 2012, n. 15, 16, 23, 68, 91, 100 e 109 del 2013, n. 1, 105 e 107 del 2014, n. 12, 22, 35, 79 e 95 del 2015, n. 32, 74, 75 e 97 del 2016, n. 58, 85, 92, 97 e 103 del 2017, 15, 91, 98, 102, 103 e 105 del 2018, nn. 24, 64, 96, 101 e 102 del 2019, nn. 18, 28, 38, 69, 104, 107 e 110 del 2020, nn. 14 e 21 del 2021 e n. 8, 14, 17 e 25 del 2022) in ogni luogo prima che siano aggiunte le parole “le società di cartolarizzazione” “per”.
§ 28.15, 20, 70, 98, 104, 106, 109 e 111 del 2013, n. 1, 18, 27, 35, 53 e 107 del 2014, n. 12, 14, 22, 54, 61, 79, 95, 98 e 102 del 2015, n. 62, 95, 98 e 105 del 2016, n. 62, 92, 99 e 103 del 2017, n. 7 e 15 del 2018; corr., n. 16 del 2018; emendare, n. 17, 30, 46, 53, 64, 77, 88, 98, 102 e 105 del 2018, n. 12, 35, 83, 94 e 99 del 2019, n. 26, 28, 51, 64, 69, 103 e 109 del 2020, n. 12, 19, 21 e 77 del 2021 e n. 16, 18 e 25 del 2022) all’art. 176, cpv. 1, punto 11, lettera “a” prima che le parole “società di cartolarizzazione” siano aggiunte “per”. 102 e 105 del 2018, n. 12, 35, 83, 94 e 99 del 2019, n. 26, 28, 51, 64, 69, 103 e 109 del 2020, n. 12, 19, 21 e 77 del 2021 e n. 16, 18 e 25 del 2022) all’art. 176, cpv. 1, punto 11, lettera “a” prima che le parole “società di cartolarizzazione” siano aggiunte “per”. 102 e 105 del 2018, n. 12, 35, 83, 94 e 99 del 2019, n. 26, 28, 51, 64, 69, 103 e 109 del 2020, n. 12, 19, 21 e 77 del 2021 e n. 16, 18 e 25 del 2022) all’art. 176, cpv. 1, punto 11, lettera “a” prima che le parole “società di cartolarizzazione” siano aggiunte “per”.
§ 29.Nella legge sugli illeciti e le sanzioni amministrative (promulgata, SG n. 92 del 1969; modificata, n. 54 del 1978, n. 28 del 1982, n. 28 e 101 del 1983, n. 89 del 1986, n. 1987, n. 94 del 1990, n. 105 del 1991, n. 59 del 1992, n. 102 del 1995, n. 12 e 110 del 1996, n. 11, 15, 59 e 85 del 1998, n. 51, 67 e 114 del 1999, n. 92 del 2000, n. 25, 61 e 101 del 2002, n. 96 del 2004, n. 39 e 79 del 2005, n. 30, 33, 69 e 108 del 2006, nn. 51, 59 e 97 del 2007, n. 12, 27 e 32 del 2009, n. 10, 33, 39, 60 e 77 del 2011, n. 19, 54 e 77 del 2012, n. 17 del 2013, n. 98 e 107 del 2014, n. 81 del 2015, n. 76 e 101 del 2016, n. 63 e 101 del 2017, n. 20 e 38 del 2018, n. 83 e 94 del 2019, n. 13 e 109 del 2020, n. 21 del 2021 e n. 25 del 2022) all’art. 34, par. 1,
§ 30. Nella Legge sulle attività degli organismi di investimento collettivo e delle altre imprese di investimento collettivo (promulgata, SG n. 77 del 2011; modificata, n. 21 del 2012, n. 109 del 2013, n. 27 del 2014, n. 22 e 34 del 2015, 42, 76 e 95 del 2016, 62, 95 e 103 del 2017, 15, 20, 24, 27 e 77 del 2018, 83, 94 e 102 del 2019 , n. 26, 28 e 64 del 2020, n. 12 e 21 del 2021 e n. 16 e 25 del 2022 d.) sono apportate le seguenti modifiche e integrazioni:
1. Nasce l’art. 58 bis:
“Arte. 58 bis. (1) Quando una società di gestione o di investimento prepara, fornisce, aggiorna e traduce un documento informativo di base ai sensi del regolamento (UE) n. 1286/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 novembre 2014, sui documenti informativi di base per i prodotti di investimento al dettaglio pacchetti e prodotti assicurativi di investimento (PIPDOZIP) (OB, L 352/1 del 9 dicembre 2014), di seguito denominato “Regolamento (UE) n. 1286/2014”, il presente documento si considera rispondente ai requisiti per il documento con informazioni chiave per gli investitori ai sensi dell’art. 57-59, artt. 63, par. 1 e artt. 131. In questi casi, la commissione non richiede la predisposizione, la fornitura, l’aggiornamento e la traduzione di un documento contenente le informazioni chiave per gli investitori.
(2) Il paragrafo 1 si applica di conseguenza quando l’organismo di investimento collettivo è composto da comparti separati e per ciascun comparto è stato preparato, fornito, aggiornato e tradotto un documento informativo principale separato.
2. All’art. 182, cpv. 3 il terzo comma è così modificato: «Gli articoli 56, 57, 58, 58 bis e 63 si applicano di conseguenza».
3. All’art. 264, par. 8, le parole “soggetti vigilati, loro dipendenti, soggetti che svolgono incarichi dirigenziali” sono sostituite da “società di gestione o gestori di fondi alternativi di investimento”.
4. All’art. 264a, par. 1 le parole “del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 novembre 2014 sui documenti informativi di base per i prodotti di investimento al dettaglio aggregati e i prodotti di investimento assicurativi (PIIPDOZIP) (OB, L 352/1 del 9 dicembre 2014) (Regolamento ( UE) n. 1286/2014)” sono soppressi.
5. Nasce l’art. 273c:
“Arte. 273c. (1) Una persona che ricopre una posizione dirigenziale in una società di gestione o in un soggetto che gestisce fondi di investimento alternativi, e che commette o consente la commissione di una violazione dell’art. 4 o 15 del Regolamento (UE) 2015/2365, è punibile con la sanzione pecuniaria da BGN 5.000 a BGN 5.000.000 e, in caso di reiterata violazione, da BGN 10.000 a BGN 10.000.000.
(2) Una società di gestione o una persona che gestisce fondi di investimento alternativi che commetta una violazione dell’art. 4 del Regolamento (UE) 2015/2365, è punito con la sanzione pecuniaria da BGN 10.000 a BGN 40.000, e in caso di reiterata violazione – da BGN 20.000 a BGN 10.000.000.
(3) Una società di gestione o una persona che gestisce fondi di investimento alternativi che commetta una violazione dell’art. 15 del Regolamento (UE) 2015/2365, è punito con la sanzione pecuniaria da BGN 20.000 a BGN 80.000, e in caso di reiterata violazione – da BGN 40.000 a BGN 30.000.000.
(4) Nella determinazione della sanzione amministrativa, il vicepresidente tiene conto delle circostanze di cui all’art. 23 del Regolamento (UE) 2015/2365.”
6. All’art. 274, par. 1 le parole “Art. 273 e 273b” sono sostituiti da “Art. 273, 273b e 273c”.
7. L’articolo 8 è creato nel § 2 delle disposizioni aggiuntive:
“8. Direttiva (UE) 2021/2261 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 dicembre 2021, che modifica la direttiva 2009/65/CE per quanto riguarda l’utilizzo dei documenti contenenti le informazioni chiave da parte delle società di gestione di organismi di investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM) ( GU, L 455/15 del 20 dicembre 2021)».
8. Ovunque le parole “Legge sulle società con finalità di investimento e sulle società di cartolarizzazione” saranno sostituite da “Legge sulle società con finalità di investimento e sulle società di cartolarizzazione”.
§ 31. Nella legge sull’attuazione delle misure contro l’abuso di mercato degli strumenti finanziari (promulgata, SG n. 76 del 2016; modificata, n. 105 del 2016, n. 95 del 2017, n. 15 e 77 del 2018 e n. 17, 83 e 94 del 2019) all’art. 17, par. 1 le parole “licenziamento a norma” sono sostituite da “punizione a norma”.
§ 32. (1) Il comma 21, punto 11, lettera “c” entra in vigore il 1 marzo 2023.
(2) Il comma 30, articoli 1 e 2 entrerà in vigore il 1° gennaio 2023.
La legge è stata adottata dalla 47a Assemblea Nazionale il 24 giugno 2022 ed è stata timbrata con il sigillo ufficiale dell’Assemblea Nazionale.
Per il presidente dell’Assemblea nazionale: Miroslav Ivanov

(2)

Parte quarta.
FINANZIAMENTO COLLETTIVO (NUOVO – SG N. 51 DEL 2022)

Capitolo tredici.
FINANZIAMENTO COLLETTIVO (NUOVO – SG N. 51 DEL 2022)

Arte. 164. (Nuovo – SG n. 51 del 2022) Ai sensi del presente capitolo:
1. ” fornitore di servizi di crowdfunding ” è una nozione ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera “e” del Regolamento (UE) 2020/1503 ;
2. ” società veicolo ” è una nozione ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera “r” del Regolamento (UE) 2020/1503 ;
3. “ investitore ” è un termine ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera “i” del Regolamento (UE) 2020/1503 ;
4. ” cliente ” è un termine ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera “g” del Regolamento (UE) 2020/1503 ;
5. ” autorità competente ” è una nozione ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera “c” del Regolamento (UE) 2020/1503 ;
6. ” messaggi di marketing ” è un termine ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera “o” del Regolamento (UE) 2020/1503 ;
7. “ investitore inesperto ” è un termine ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera “k” del Regolamento (UE) 2020/1503 ;
8. ” investitore esperto ” è un termine ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera “j” del Regolamento (UE) 2020/1503 ;
9. ” piattaforma di crowdfunding ” è un concetto ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera “d” del Regolamento (UE) 2020/1503 ;
10. “ proposta di finanziamento collettivo ” è una nozione ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera “f” del Regolamento (UE) 2020/1503 ;
11. ” valori mobiliari ” è un concetto ai sensi del § 1, punto 1 delle disposizioni aggiuntive della Legge sui Mercati degli Strumenti Finanziari ;
12. ” progetto di finanziamento collettivo ” è una nozione ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera “l” del Regolamento (UE) 2020/1503 ;
13. “
14. “
15. ” servizi di finanziamento collettivo ” è una nozione ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera “a” del Regolamento (UE) 2020/1503 .
Arte. 165.
1. nei casi di cui all’art. 1, comma 2, del Regolamento (UE) 2020/1503 ;
2. per le azioni di soci nel capitale di società a responsabilità limitata;
3. per le azioni il cui trasferimento è soggetto a restrizioni o condizioni.
Arte. 166. (Nuovo – SG n. 51 del 2022) (1) Le licenze e la supervisione dei fornitori di servizi di crowdfunding devono essere effettuate in conformità con
(2) La Commissione decide di rilasciare una licenza per la fornitura di servizi di crowdfunding o di rifiutare di rilasciare una licenza per la fornitura di servizi di crowdfunding, ad eccezione dei casi in cui il richiedente è un istituto di credito, ai sensi di Regolamento (UE) 2020/1503 , il presente capo e gli atti relativi alla loro attuazione.
(3) La Commissione rilascia una licenza per la prestazione di servizi di finanziamento collettivo a una società per azioni o a una società a responsabilità limitata con sede e indirizzo di direzione nel territorio della Repubblica di Bulgaria, che soddisfa i requisiti di
(4) Entro 7 giorni dal rilascio della licenza di cui al par. 3 la società dichiara che la prestazione di servizi di crowdfunding è iscritta nell’oggetto della propria attività nel registro delle imprese.
(5) L’agenzia di registrazione iscrive nel registro di commercio il diritto di prestare servizi di crowdfunding nel campo di attività della società, previa presentazione della licenza rilasciata dalla commissione.
Arte. 167. (Nuovo – SG n. 51 del 2022) (1) I fornitori di servizi di finanziamento collettivo sono tenuti in ogni momento a soddisfare i requisiti organizzativi e operativi per loro secondo
(2) I membri degli organi di direzione e controllo, nonché il procuratore di un prestatore di servizi di finanziamento collettivo, devono sempre soddisfare i requisiti di cui all’art. 12, comma 2, lettera “l” e comma 3 del Regolamento (UE) 2020/1503
(3) I membri dell’organo di gestione e controllo di un fornitore di servizi di crowdfunding, nonché il procuratore, sono soggetti all’approvazione della commissione prima della loro iscrizione nel registro delle imprese e le persone fisiche che rappresentano le persone giuridiche – membri della direzione o organo di controllo del fornitore di servizi di crowdfunding, sono soggetti all’approvazione della commissione prima di essere designati come rappresentanti delle persone giuridiche – membri dell’organo di gestione o di controllo del fornitore di servizi di crowdfunding.
(4) Per il rilascio dell’approvazione di cui al par. 3 il fornitore del servizio di crowdfunding presenta istanza alla commissione con allegati dati e documenti ex art. 12, comma 2, lettera “l” e comma 3 del Regolamento (UE) 2020/1503
(5) Quando i dati e i documenti presentati sono incompleti o sono necessarie ulteriori informazioni o prove dell’esattezza dei dati, il vicepresidente invia un messaggio al fornitore di servizi di crowdfunding e fissa un termine per rimuovere le carenze e incongruenze individuate o per la presentazione ulteriori informazioni e documenti, che non possono essere inferiori a un mese.
(6) Quando l’annuncio di cui al par. 5 non è accettato all’indirizzo indicato dal richiedente la corrispondenza, il termine per la presentazione dei dati, dei documenti e delle ulteriori informazioni di cui al par. 5 decorre dall’annuncio del bando sul sito della commissione. L’informativa è certificata da un protocollo redatto da funzionari nominati con provvedimento del Vice Presidente.
(7) La commissione, su proposta del vicepresidente, si pronuncia entro un mese dalla presentazione della domanda, e quando sono state richieste ulteriori informazioni e documenti – entro un mese dal loro ricevimento, rispettivamente dalla scadenza del termine ai sensi del par. 5.
(8) La Commissione può rifiutarsi di rilasciare un’approvazione ai sensi del par. 3, se qualcuno dei soggetti non possiede i requisiti di cui all’art. 12, comma 2, lettera “l” e comma 3 del Regolamento (UE) 2020/1503 o se per la sua attività o per la sua influenza sul processo decisionale possa nuocere alla sicurezza del prestatore di servizi di investimento collettivo o alle sue operazioni.
(9) I commi da 3 a 8 non si applicano ai membri di un organo di direzione e di controllo, nonché a un procuratore di un fornitore di servizi di crowdfunding, che ricoprono una carica di membro di un organo di direzione o di controllo o di procuratore, per i quali hanno ricevuto l’approvazione dalla commissione o dalla Banca nazionale bulgara ai sensi della legge sui mercati degli strumenti finanziari , della legge sugli istituti di credito e della legge sui servizi di pagamento e sui sistemi di pagamento .
Arte. 168. (Nuovo – SG n. 51 del 2022) (1) Il soggetto che detiene il 20 per cento o più del capitale sociale o dei diritti di voto in un fornitore di servizi di crowdfunding deve in ogni momento ottemperare ai requisiti di cui all’art. 12, comma 3, lettera “a” del Regolamento (UE) 2020/1503 .
(2) Le persone che hanno deciso di acquisire una partecipazione del 20 per cento o più in un fornitore di servizi di crowdfunding devono notificare la commissione per iscritto prima dell’acquisizione e fornire i documenti ai sensi dell’art. 12, comma 3, lettera “a” del Regolamento (UE) 2020/1503 .
Arte. 169. (Nuovo – SG n. 51 del 2022) Il Vice Presidente ai sensi dell’art. 15, comma 2, del Regolamento (UE) 2020/1503 determina la frequenza e l’approfondimento della valutazione del rispetto da parte dei fornitori di servizi di crowdfunding degli obblighi previsti dal medesimo regolamento, ea tal fine può svolgere o autorizzare funzionari della commissione a effettuare controlli in loco.
Arte. 170. (Nuovo – SG n. 51 del 2022) (1) Il documento informativo di base per l’investimento di cui all’art. 23 del Regolamento (UE) 2020/1503 è redatto in bulgaro.
(2) Quando un fornitore di servizi di crowdfunding pubblicizza una proposta di crowdfunding tramite messaggi di marketing nella Repubblica di Bulgaria, il documento informativo principale per l’investimento è reso disponibile in bulgaro.
Arte. 171.sono solidalmente responsabili con i soggetti di cui al primo periodo per i danni causati da dati falsi, fuorvianti o incompleti presenti nel bilancio dell’ideatore del progetto. Laddove le informazioni del bilancio sottoposto a revisione siano incluse nel documento informativo principale per l’investimento, il revisore legale è responsabile dei danni causati dal bilancio da lui sottoposto a revisione.
(2) Nel documento informativo di base per la partecipazione, i nomi e la posizione, rispettivamente il nome, la sede e l’indirizzo della direzione delle persone di cui al par. 1, i quali dichiarano che, per quanto a loro conoscenza, le informazioni contenute nel documento informativo principale sugli investimenti sono veritiere e complete.
Arte. 172. (Nuovo – SG n. 51 del 2022) (1) I componenti dell’organo di amministrazione e controllo del fornitore di servizi di crowdfunding che prevede la gestione individuale di un portafoglio di crediti e il suo procuratore responsabile delle informazioni contenute nelle principali informazioni di investimento documento a livello di piattaforma risponde in solido dei danni causati da dati falsi, fuorvianti o incompleti contenuti nel documento informativo principale sull’investimento a livello di piattaforma o dalla sua traduzione.
(2) Nel documento informativo di base per l’investimento a livello di piattaforma, i nomi e la carica, rispettivamente il nome, la sede e l’indirizzo della direzione dei soggetti di cui al par. 1, i quali dichiarano che, per quanto a loro conoscenza, le informazioni contenute nel principale documento informativo sugli investimenti a livello di piattaforma sono veritiere e complete.
Arte. 173. (Nuovo – SG n. 51 del 2022) I messaggi di marketing dei fornitori di servizi di finanziamento collettivo sono in lingua bulgara.
Arte. 174. (Nuovo – SG n. 51 del 2022) (1) La Commissione può esercitare i poteri di cui all’art. 30, comma 1, del Regolamento (UE) 2020/1503 in ottemperanza all’art. 30, comma 3, del medesimo regolamento, per garantire il rispetto delle disposizioni del Regolamento (UE) 2020/1503 , del presente capo e/o dei loro atti attuativi.
(2) Una persona fisica o giuridica che fornisce informazioni alla commissione ai sensi del regolamento (UE) 2020/1503 , del presente capo e/o degli atti di attuazione degli stessi, non viola le restrizioni alla divulgazione delle informazioni imposte in virtù di un contratto o di qualsiasi disposizione statutaria, regolamentare o amministrativa, e tale persona non avrà alcuna responsabilità di alcun tipo in relazione a tale notifica.
Arte. 175. ( Nuova – . _ la commissione collabora con l’ESMA e con le autorità competenti degli altri Stati membri, nonché con le autorità competenti responsabili della vigilanza su un’attività svolta da un fornitore di servizi di crowdfunding, diversa dalle attività oggetto della licenza di cui all’art . 12 del Regolamento (UE) 2020/1503 .
(2) Quando si effettua la vigilanza per il rispetto dei requisiti di cui all’art. 6 , 20 e 24 del Regolamento (UE) 2020/1503 , la commissione, rispettivamente vicepresidente, scambia informazioni e collabora con la Banca nazionale bulgara. Ai fini del primo periodo, la commissione, rispettivamente il vicepresidente, può richiedere un parere motivato alla Banca nazionale bulgara, che deve essere fornito entro un mese dal ricevimento della richiesta.
Arte. 176. (Nuovo – SG n. 51 del 2022) Nei casi di cui all’art. 37, comma 2, del Regolamento (UE) 2020/1503, la Commissione adotta gli opportuni provvedimenti di cui all’art. 175 e/o art. 212a 2 per la tutela degli investitori e notifica alla Commissione Europea e all’ESMA.
Arte. 177. (Nuova – SG n. 51 del 2022) (1) I fornitori di servizi di crowdfunding devono creare e attuare procedure interne appropriate affinché i propri dipendenti possano segnalare violazioni attraverso un canale di comunicazione speciale, indipendente e indipendente per ricevere segnalazioni di violazioni commesse o di ragionevoli sospetti di violazioni commesse o imminenti del regolamento (UE) 2020/1503 , del presente capo e/o degli atti di attuazione degli stessi.
(2) Hanno diritto alla tutela contro la sanzione disciplinare di cui all’art. 187, cpv. 2 del Codice del Lavoro .
(3) Con il regolamento della commissione di cui all’art. 13, par. 1, comma 1, della Legge sulla Commissione di vigilanza finanziaria definisce le modalità di trattamento delle segnalazioni di violazioni, che comprendono:
1. i requisiti del canale di comunicazione per la ricezione dei messaggi di violazione;
2. la possibilità di segnalazione anonima delle violazioni;
3. l’ordinanza di esame delle segnalazioni di violazioni;
4. il tipo, il contenuto e le scadenze per il riscontro sugli esiti della notifica di violazione, che il soggetto che ha presentato una notifica può aspettarsi dopo la notifica;
5. il regime di riservatezza applicabile alle segnalazioni di violazioni, ivi inclusa una descrizione delle circostanze in cui possono essere comunicati i dati delle persone che segnalano la violazione e delle persone fisiche ritenute responsabili delle violazioni.
Arte. 178. (Nuova – SG n. 51 del 2022) I fornitori di servizi di crowdfunding, inclusi gli enti creditizi che hanno ricevuto una licenza dalla Banca nazionale bulgara per fornire servizi di crowdfunding, devono rispettare i requisiti del Regolamento (UE) 2020/1503 , presente capitolo e gli atti sulla loro attuazione.
Arte. 179. (Nuova – SG n. 51 del 2022) La Commissione può determinare con ordinanza requisiti aggiuntivi in ​​relazione all’attuazione del presente capo .

Piano d’azione FinTech – Per un settore finanziario europeo più competitivo e innovativo

Piano d’azione FinTech – Per un settore finanziario europeo più competitivo e innovativo

La Commissione europea ha presentato un piano d’azione su come sfruttare le opportunità offerte dall’innovazione tecnologica nei servizi finanziari (FinTech).

L’Europa dovrebbe diventare un hub globale per il FinTech, con le imprese e gli investitori dell’UE in grado di sfruttare la maggior parte dei vantaggi offerti dal mercato unico in questo settore in rapida evoluzione. Come primo importante risultato, la Commissione propone anche nuove regole che aiuteranno le piattaforme di crowdfunding a crescere nel mercato unico dell’UE.

Il Piano d’azione FinTech prevede di consentire al settore finanziario di sfruttare i rapidi progressi delle nuove tecnologie, come blockchain, intelligenza artificiale e servizi cloud. Allo stesso tempo, cerca di rendere i mercati più sicuri e di facile accesso per i nuovi attori. Ciò andrà a vantaggio dei consumatori, degli investitori, delle banche e dei nuovi operatori del mercato. Inoltre, la Commissione propone un’etichetta paneuropea per le piattaforme, in modo che una piattaforma con licenza in un paese possa operare in tutta l’UE.

Il piano d’azione fa parte degli sforzi della Commissione volti a costruire un’Unione dei mercati dei capitali (UMC) e un vero mercato unico per i servizi finanziari ai consumatori. Fa anche parte della sua spinta a creare un mercato unico digitale . La Commissione mira a rendere le norme dell’UE più orientate al futuro e allineate al rapido progresso dello sviluppo tecnologico.

I mercati finanziari europei saranno più integrati, più sicuri e di facile accesso grazie alle fasi tracciate dalla Commissione nel suo piano d’azione FinTechIl piano aiuterà il settore finanziario a sfruttare i rapidi progressi tecnologici come blockchain e altre applicazioni IT e a rafforzare la resilienza informatica. Ciò andrà a vantaggio di consumatori, investitori, banche e nuovi attori del mercato.

Il piano d’azione FinTech: 

Il settore finanziario è il maggiore utilizzatore di tecnologie digitali e uno dei principali motori della trasformazione digitale dell’economia. Il piano d’azione odierno definisce 19* passaggi per consentire ai modelli di business innovativi di crescere, supportare l’adozione di nuove tecnologie, aumentare la sicurezza informatica e l’integrità del sistema finanziario, tra cui: 

  • La Commissione ospiterà un laboratorio FinTech dell’UE in cui le autorità europee e nazionali si impegneranno con i fornitori di tecnologia in uno spazio neutrale e non commerciale;
  • La Commissione ha già creato un Osservatorio e un forum sulla blockchain dell’UE . Riferirà sulle sfide e le opportunità delle risorse crittografiche più avanti nel 2018 e sta lavorando a una strategia completa sulla tecnologia del registro distribuito e sulla blockchain che si rivolge a tutti i settori dell’economia. Un registro distribuito è un database di informazioni condiviso su una rete. Il tipo più noto di registro distribuito è blockchain.
  • La Commissione si consulterà sul modo migliore per promuovere la digitalizzazione delle informazioni pubblicate dalle società quotate in Europa , anche utilizzando tecnologie innovative per interconnettere le banche dati nazionali. Ciò consentirà agli investitori un accesso molto più semplice alle informazioni chiave per informare le loro decisioni di investimento.
  • La Commissione organizzerà seminari per migliorare la condivisione delle informazioni in materia di sicurezza informatica ;
  • La Commissione presenterà un progetto con le migliori pratiche sui sandbox normativi , sulla base degli orientamenti delle autorità di vigilanza europee. Una sandbox normativa è un quadro istituito dalle autorità di regolamentazione che consente alle startup FinTech e ad altri innovatori di condurre esperimenti dal vivo in un ambiente controllato, sotto la supervisione di un’autorità di regolamentazione. I sandbox normativi stanno guadagnando popolarità, principalmente nei mercati finanziari sviluppati.

Regolamento sul crowdfunding:

Il crowdfunding migliora l’accesso ai finanziamenti soprattutto per le start-up e altre piccole imprese. Una start-up può presentare il proprio progetto su una piattaforma online e chiedere supporto sotto forma di prestito (“prestito peer-to-peer”) o capitale proprio. Gli investitori ricevono un ritorno finanziario per il loro investimento. Attualmente è difficile per molte piattaforme espandersi in altri paesi dell’UE. Questo è il motivo per cui il crowdfunding nell’UE è sottosviluppato rispetto ad altre grandi economie mondiali e il mercato dell’UE è frammentato. Uno dei maggiori ostacoli è la mancanza di regole comuni in tutta l’UE. Ciò aumenta considerevolmente i costi operativi e di conformità e impedisce alle piattaforme di crowdfunding di espandersi oltre confine.

La proposta  renderà più facile per queste piattaforme offrire i propri servizi in tutta l’UE e migliorerà l’accesso a questa forma innovativa di finanziamento per le imprese che necessitano di finanziamenti. Una volta adottato dal Parlamento europeo e dal Consiglio, il regolamento proposto consentirà alle piattaforme di richiedere un’etichetta dell’UE sulla base di un unico insieme di regole. Ciò consentirà loro di offrire i propri servizi in tutta l’UE. Gli investitori sulle piattaforme di crowdfunding saranno protetti da regole chiare sulla divulgazione delle informazioni, regole sulla governance e sulla gestione del rischio e un approccio coerente alla vigilanza.

Sfondo

La revisione intermedia del piano d’azione CMU del giugno 2017 ha sottolineato il potenziale del FinTech di trasformare i mercati dei capitali portando nuovi attori di mercato e soluzioni più efficienti, aumentando la concorrenza e abbassando i costi per le imprese e gli investitori. Ha annunciato che la Commissione definirà un approccio globale per consentire la tecnologia FinTech e approfondire e ampliare i mercati dei capitali dell’UE integrando il potenziale della digitalizzazione.

Per preparare il piano d’azione FinTech, la Commissione ha condotto una consultazione pubblica  nel marzo 2017 per raccogliere le opinioni delle parti interessate sull’impatto delle nuove tecnologie sui servizi finanziari. Nel rispondere alla consultazione pubblica, molti intervistati hanno sottolineato che la FinTech, e l’innovazione tecnologica in generale, sono stati motori di sviluppo del settore finanziario, con enormi opportunità in termini di accesso ai finanziamenti, efficienza operativa, risparmio sui costi e concorrenza.

I contributi per la proposta sul crowdfunding sono stati raccolti durante i lavori preparatori, tra cui in particolare l’attuazione del piano d’azione dell’UMC del 2015 , la consultazione pubblica della revisione intermedia dell’UMC e la consultazione FinTech del marzo 2017 .

Vedi: COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, ALLA BANCA CENTRALE EUROPEA, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI Piano d’azione FinTech: per un settore finanziario europeo più competitivo e innovativo

Il Lending Crowdfunding Immobiliare (Crowdlending Immobiliare)

Il termine crowdfunding indica il processo con cui più persone (“folla” o crowd) conferiscono somme di denaro (funding), anche di modesta entità, per finanziare un progetto imprenditoriale o iniziative di diverso genere.

L’espressione crowdfunding rappresenta una tipologia di finanziamento collettivo attuata da un gruppo di persone che uniscono le proprie risorse per la realizzazione di un progetto. Con l’avvento di Internet, questo processo è stato mediato dalle piattaforme digitali.

Conferire denaro in un determinato progetto, che viene selezionato attraverso l’utilizzo di una piattaforma online, significa diventare un donatore, un finanziatore o un investitore a seconda della natura del progetto nel quale si sceglie di mettere i propri soldi.

Esistono diversi tipi di crowdfunding, fra cui Equity crowdfunding e Lending crowdfunding, termini che indicano due distinte modalità di investimento. Le loro caratteristiche sono differenti, così come i loro vantaggi. Per investire in sicurezza e in maniera consapevole occorre senz’altro comprendere a fondo la loro natura:

  • Equity crowdfunding: permette di acquistare le quote di una società di capitali, investendo così in essa il proprio denaro. In cambio del proprio contributo, l’investitore si aspetta di ottenere un forte aumento del valore delle proprie quote e/o la distribuzione di un importante utile da parte dell’azienda.

  • Lending crowdfunding: permette di prestare il proprio denaro ad un’azienda, che lo utilizzerà per i suoi piani di sviluppo pagando un rendimento prefissato sul proprio prestito.

Il Lending Crowdfunding Immobiliare, definito anche come Crowdlending Immobiliare, restringe il campo del Crowdfunding alle operazioni di finanziamento dei progetti immobiliari proposti.

Il Crowdlending Immobiliare è un sistema di finanziamento collettivo di progetti immobiliari.

Un gruppo di persone presta denaro ad un’azienda) per la realizzazione di un progetto di construzione o riconversione immobiliare. A differenza del crowdequity i prestatori non diventano azionisti dell’azienda proponente il progetto, ma rimangono appunto prestatori a cui viene remunerato il capitale prestato.

Come funziona il crowdlending: ci sono specifiche piattaforme web autorizzate dalla Consob a far incontrare soggetti interessati ad investire denaro e aziende con progetti immobiliari che ricercano finanziamenti. Queste piattaforme sono anche autorizzate alla raccolta del denaro e al pagamento degli interessi proquota. Essendo una forma di finanziameno dal basso è possibile partecipare a progetti immobiliari importanti investendo anche piccole cifre.

Il privato che investe  finanzia il progetto immobiliare a titolo di prestito. Diventerà quindi creditore della società che ha proposto l’operazione, non partecipando al rischio imprenditoriale di quest’ultima.

Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020

Il 10 novembre 2021 è entrato in vigore il Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020 (c.d. “Regulation on European Crowdfunding Service Providers for Business” , “European
Crowdfunding Service Providers Regulation” (ESCPR) o “Regolamento ECSP”),  che modifica:

Il Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020 è destinato ad avere rilevanti novità per i fornitori dei servizi / le piattaforme di crowdfunding, proponendosi di armonizzare le regole di comportamento a livello europeo e di aumentare conseguentemente sia le capacità di raccolta sul mercato dei capitali che quelle di investimento su base transfrontaliera.

Nel contesto italiano l’applicazione della nuova normativa contribuirà inoltre ad uniformare parzialmente l’attuale quadro normativo che è differenziato tra

In base al regime transitorio previsto dal Regolamento UE n. 2020/1503 le piattaforme di crowdfunding, già operative alla data di entrata in vigore, avranno un anno di tempo per adeguarsi alla nuova normativa potendo continuare ad operare secondo le regole nazionali fino al 10 novembre 2022.

Il Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020 (“European
Crowdfunding Service Providers Regulation” (ESCPR))
, pur avendo alcune analogie con il Regolamento Consob applicabile all’equity / debt crowdfunding, introduce diverse novità per gli operatori del settore che riguarderanno;

  • il sistema autorizzativo e le regole di vigilanza prudenziale;
  •  la trasparenza;
  • la tutela degli investitori; 
  • la gestione dei conflitti di interesse.

La normativa europea avrà un ambito applicativo più ampio dell’attuale normativa italiana, in quanto si applicherà ai fornitori di servizi di

  • equity crowdfunding;
  • debt crowdfunding;
  • lending crowdfunding,

con l’esclusione dei prestiti peer-to-peer ai privati, a cui continueranno ad applicarsi le normative locali, ove esistenti.

Il Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020 sul Crowdfunding consentirà ai fornitori europei di servizi di Crowdfunding (European Crowdfunding Service Providers o ECSP) di operare in tutti i Paesi dell’Unione Europea.

Allo scopo di promuovere la prestazione transfrontaliera dei servizi di crowdfunding, di agevolare l’esercizio della libertà di offrire e ricevere tali servizi nel mercato interno e di promuovere le attività transfrontaliere di finanziamento delle imprese, il Regolamento stabilisce requisiti uniformi in tema di prestazione dei servizi crowdfunding, di organizzazione, di autorizzazione e di vigilanza degli ECSP, nonché in tema di tutela degli investitori.

Dal momento che le nuove norme in materia di crowdfunding sono state introdotte dal legislatore europeo tramite lo strumento del regolamento, che, a norma dell’articolo 288, paragrafo 2 (Il regolamento ha portata generale. Esso è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri”) del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), ha portata generale ed è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri,  le stesse producono effetti vincolanti nei confronti di tutti coloro che sono tenuti al rispetto del diritto dell’Unione europea, senza bisogno di misure di recepimento da parte degli Stati membri nel loro ordinamento giuridico interno. Gli Stati membri non potranno unilateralmente adottare provvedimenti interni volti a limitare l’applicazione delle norme del regolamento, né farne un’applicazione incompleta o selettiva. Inoltre, tutte le norme di diritto nazionale che risulteranno in contrasto con la normativa introdotta dal regolamento europeo andranno disapplicate.

Ambito di applicazione

Il Regolamento trova applicazione

  • sia rispetto ai servizi crowdfunding basati sull’investimento (il cosiddetto equity crowdfunding)
  • sia rispetto ai servizi crowdfunding basati sul prestito (il cosiddetto lending crowdfunding).

Secondo la definizione fornita dall’articolo 2 del Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020, s’intende

    • per «servizio di crowdfunding»  l’abbinamento tra gli interessi a finanziare attività economiche di investitori e titolari di progetti tramite l’utilizzo di una piattaforma di crowdfunding, che consiste in una delle seguenti attività:
      • intermediazione nella concessione di prestiti;
      • collocamento senza impegno irrevocabile, di cui all’allegato I, sezione A, punto 7), della direttiva 2014/65/UE, di valori mobiliari e strumenti ammessi a fini di crowdfunding emessi da titolari di progetti o società veicolo, e ricezione e trasmissione degli ordini di clienti, di cui al punto 1 di detta sezione, relativamente a tali valori mobiliari e strumenti ammessi a fini di crowdfunding;
    • per «piattaforma di crowdfunding», un sistema informatico pubblicamente accessibile basato su internet, gestito o amministrato da un fornitore di servizi di crowdfunding;

Tenuto conto dei rischi associati agli investimenti legati al crowdfunding e in un’ottica di tutela degli investitori, l’articolo 1 del Regolamento UE fissa, un limite quantitativo al suo ambito di applicazione, stabilendo, all’articolo 1, che le norme ivi contemplate non trovano applicazione alle offerte che abbiano un corrispettivo totale superiore a 5 milioni di euro, calcolati su un periodo di 12 mesi (soglia generalmente utilizzata dalla maggior parte degli Stati membri per esentare le offerte al pubblico dall’obbligo di pubblicazione del prospetto). Ne consegue che, le offerte che superino tale soglia non potranno essere ammesse sui portali crowdfunding.

La normativa italiana fissa in 8 milioni di euro la soglia massima entro la quale le offerte di strumenti finanziari possono essere condotte attraverso uno o più portali per la raccolta di capitali e, in generale, beneficiare dell’esenzione dall’applicazione della più stringente disciplina sul prospetto informativo (articolo 100-ter, comma 1 del TUF e art. 34-ter, comma 1 del Regolamento emittenti, adottato con delibera n. 11971 del 14 maggio 1999).

Quanto al limite soggettivo, i Servizi Crowdfunding potranno essere forniti solo da persone giuridiche stabilite in uno Stato Membro dell’Unione europea e autorizzate come fornitori di Servizi Crowdfunding conformemente all’articolo 12 del Regolamento UE (Art. 3, primo comma del Regolamento UE).

Autorizzazione

Le persone giuridiche che intendano fornire servizi di crowdfunding dovranno presentare una domanda di autorizzazione all’Autorità competente del proprio Stato membro, dimostrando di rispettare i requisiti previsti dal  Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020 (“European Crowdfunding Service Providers Regulation” (ESCPR), Art. 12 del Regolamento UE.  Tale Autorità sarà poi formalmente incaricata dell’attività di vigilanza sugli stessi, sotto la supervisione dell’European Securities and Markets Authority (ESMA), che istituirà un registro dei fornitori di servizi di crowdfunding autorizzati che operano nell’UE (Art. 14 del Regolamento UE).

La domanda deve ricomprendere tutte le informazioni elencate all’art. 12 del Regolamento UE o nonché la documentazione attestante il possesso da parte del gestore dei requisiti richiesti dal capo I del Regolamento UE, tra cui

  • l’adozione di un efficace sistema di governance che assicuri la sana e prudente gestione;
  • il possesso, da parte delle persone fisiche che ricoprano cariche gestorie, di requisiti di onorabilità e di competenza;
  • il soddisfacimento dei requisiti prudenziali di cui all’art. 11 del Regolamento UE;
  • l’adozione di misure atte ad assicurare che i progetti siano selezionati in modo professionale, imparziale e trasparente;
  • ecc.

Entro 3 mesi dal ricevimento della domanda, l’autorità competente adotta una decisione motivata di accoglimento o rigetto della domanda (art. 12, comma 8, del Regolamento UE) e ne informa l’European Securities and Markets Authority (ESMA)(art. 12, comma 9, del Regolamento UE), la quale istituisce un registro pubblico di tutti i fornitori di servizi di crowdfunding, pubblicato sul suo sito web e regolarmente aggiornato (art. 14 del Regolamento UE).

L’European Securities and Markets Authority (ESMA) dedica al crwfunding la sezione del suo sito web https://www.esma.europa.eu/sections/crowdfunding

Al momento, l’Italia non ha ancora formalmente designato l’Autorità che sarà incaricata di svolgere l’attività di vigilanza sugli operatori del crowdfunding; anche se è ragionevole ipotizzare che si tratterà della Consob che, eventualmente, per alcuni profili, potrà essere affiancata dalla Banca d’Italia.

I fornitori di crowdfunding che otterranno l’autorizzazione avranno diritto ad un passaporto europeo che gli consentirà di operare in tutti gli Stati Membri nei quali faranno richiesta di svolgere l’attività. Allo stesso modo, anche le imprese potranno accedere alla possibilità di raccogliere fondi non più solo in Italia ma in tutto il territorio dell’Unione Europea.

Ai sensi dell’articolo 18 del Regolamento UE, l’European Crowdfunding Service Providers (ECSP) autorizzato ai sensi dell’art. 12 del Regolamento UE che intenda erogare i Servizi Crowdfunding anche in Stati Membri diversi da quello nel quale ha ottenuto l’autorizzazione, dovrà effettuare una semplice comunicazione indirizzata all’autorità competente dello Stato membro di autorizzazione che sarà da quest’ultima trasmessa alle autorità competenti degli altri Stati membri nei quali l’European Crowdfunding Service Providers (ECSP) ha dichiarato di voler operare nonché all’European Securities and Markets Authority (ESMA) che si occuperà di introdurre tali informazioni nel suo registro pubblico.

L’’European Crowdfunding Service Providers (ECSP) potrà iniziare a prestare i Servizi Crowdfunding negli Stati Membri ai quali è stata indirizzata la predetta comunicazione a partire, al più tardi, dal quindicesimo giorno successivo alla data in cui ha comunicato all’autorità competente nazionale la sua volontà di erogare i Servizi Crowdfunding in via transfrontaliera.

In base al regime transitorio previsto dal Regolamento ECSP, per i portali già autorizzati in base all’attuale normativa potranno essere previsti dagli Stati Membri meccanismi di opt-in semplificati per passare al nuovo regime. Come evidenziato in precedenza, i fornitori di servizi di crowdfunding già accreditati potranno continuare a prestare i servizi di crowdfunding sulla base della normativa nazionale fino al 10 novembre 2022 o fino al rilascio di un’autorizzazione ai sensi di tale Regolamento, se tale data è anteriore.

Le Autorità europee (in particolare l’European Securities and Markets Authority (ESMA) ed European Banking Authority (EBA)) sono state chiamate a definire le regole applicative e gli standard di dettaglio con riferimento ad alcuni profili della nuova normativa che riguardano in particolare la valutazione dei rischi dell’investimento, la verifica della correttezza dei dati forniti, la gestione dei conflitti di interesse e le procedure di reclamo da parte degli investitori.

Al momento, tali regole di dettaglio risultano ancora in corso di definizione e potrebbero pertanto essere pubblicate dall’Autorità successivamente alla data di entrata in vigore della normativa, rendendo pertanto indispensabile per gli attuali operatori avvalersi del regime transitorio al fine di adeguarsi alla nuova normativa.

Racconta, Investimenti e Mercato Secondario

La raccolta di capitale di rischio sarà estesa anche a imprese diverse dalle PMI e le piattaforme di crowdfunding potranno collocare minibond presso gli investitori retail, mentre non sarà più possibile collocare quote di  OICR (Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio). Come abbiamo visto, il limite di raccolta massima per ogni impresa sarà fissato a € 5 milioni nell’arco di un anno, a fronte dell’attuale limite di € 8 milioni previsto dalla disciplina nazionale.

Con riferimento agli investimenti, tutti i fornitori di servizi di crowdfunding saranno chiamati a definire e attuare adeguate politiche di analisi, valutazione e selezione dei progetti di investimento proposti sulle rispettive piattaforme, in modo da limitare il livello di esposizione ai rischi ed assicurare un trattamento equo dei potenziali investitori e clienti.

Il Regolamento ECSP conferma, come già previsto dalla disciplina nazionale, l’introduzione di “bacheche elettroniche” (vedi art. 25 del Regolamento ECSP) volte a favorire la creazione di un mercato secondario degli strumenti oggetto di crowdfunding e dunque a facilitare l’uscita dall’investimento.

Gestione individuale di portafogli di prestiti

Nell’ambito del lending crowdfunding, il Regolamento ECSP all’art. 2, Definizioni, primo comma, lettera c, introduce un riferimento esplicito al servizio di “gestione individuale di portafogli di prestiti”, che consiste nella “ripartizione, da parte di un fornitore di servizi di crowdfunding, di un importo prestabilito di fondi di un investitore che è un prestatore originario, a uno o più progetti di crowdfunding sulla sua piattaforma di crowdfunding conformemente a un mandato individuale conferito dall’investitore su base discrezionale per ciascun investitore”.

Tale servizio, si configura di fatto come un “nuovo servizio di investimento” in forza del quale l’investitore fornisce al gestore della piattaforma di lending crowdfunding indicazioni e parametri in merito ai progetti che intende finanziare e il gestore/fornitore di servizio, sulla base degli stessi, provvede ad allocare i fondi su diversi progetti di investimento adottando tutte le misure necessarie per ottenere il miglior risultato possibile.

In relazione agli investimenti selezionati nel rispetto dei parametri indicati nel mandato di gestione individuale, il rischio di insolvenza non è sopportato dal fornitore del servizio di lending crowdfunding ma dagli investitori. Pertanto, la possibilità di svolgere tale servizio è subordinata all’adozione da parte dei fornitori / piattaforme di lending crowdfunding di idonei sistemi, processi/ controlli e strumenti per l’analisi, la gestione e la mitigazione dei rischi, che dovranno essere definiti e comunicati agli investitori sulla base di appositi standard che saranno definiti dalle Autorità europee.

Tutela degli investitori

Alla tutela degli investitori è dedicato il Capo IV del Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020 .

Il Regolamento ECSP opera una particolare distinzione tra investitori “sofisticati” e investitori “non sofisticati” e introduce livelli differenziati di salvaguardia a tutela degli investitori, appropriati per ciascuna di tali categorie.

Tale distinzione, da un lato, si fonda sulla distinzione tra cliente professionale e cliente al dettaglio prevista dalla Direttiva 2014/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014 , relativa ai mercati degli strumenti finanziari e che modifica la direttiva 2002/92/CE e la direttiva 2011/61/UE (la cosiddetta Direttiva MiFID II, (Markets in financial instruments directive II)) e, dall’altro, tiene in considerazione anche le peculiarità del mercato del crowdfunding. In particolare, la distinzione tra investitori sofisticati e non sofisticati, oltre a seguire la linea di demarcazione tracciata dalla Direttiva MiFID II,  prende in considerazione anche l’esperienza e le conoscenze dei potenziali investitori in materia di crowdfunding, valutate conformemente ai criteri e secondo la procedura di cui all’allegato II del Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020.

I fornitori di servizi di crowdfunding dovranno presentare ai potenziali investitori un prospetto informativo standardizzato con tutti i dettagli chiave dell’investimento (c.d. Key Investment Information Sheet – KIIS) e saranno tenuti ad eseguire un test d’ingresso di verifica in relazione agli investitori non sofisticati (art. 21 del Regolamento ECSP).

Tale test è finalizzato a valutare l’appropriatezza degli investimenti sulla base dell’esperienza, degli obiettivi di investimento, della situazione finanziaria e della comprensione di base dei rischi legati all’investimento in generale da parte dei potenziali investitori.

In caso di investimenti di un ammontare superiore all’importo più elevato tra 1.000 € o il 5% del patrimonio netto dell’investitore, il fornitore di servizi di crowdfunding dovrà pertanto avvertire l’investitore sui rischi e ottenere un consenso esplicito e una dimostrazione di piena comprensione dell’investimento e dei relativi rischi (art. 21, comma 7, del Regolamento ECSP).

Saranno infine introdotte regole più stringenti in materia di conflitto di interessi che prevederanno l’adozione di adeguate misure per evitare, individuare, gestire e comunicare gli stessi, introducendo, tra l’altro, anche l’impossibilità per gli operatori di aderire alle offerte pubblicate sulle proprie piattaforme.

Ulteriori requisiti saranno inoltre previsti in relazione al trattamento dei reclami, per cui i fornitori di servizi di crowdfunding dovranno adottare procedure efficaci e approntare ulteriori presidi.

Come abbiamo visto, prima di consentire agli investitori non sofisticati di accedere ai Servizi Crowdfunding, l’European Crowdfunding Service Provider dovrà sottoporli ad un test d’ingresso per la verifica della conoscenza e della capacità di sostenere eventuali perdite, al fine di valutare se gli investitori non sofisticati siano in grado di comprendere i rischi legati all’investimento in generale e alle tipologie di investimento offerte sulla piattaforma nonché di sostenere eventuali perdite derivanti dall’investimento stesso (attraverso l’effettuazione di un’apposita simulazione).

La stessa verifica, invece, non è richiesta con riguardo agli investitori sofisticati, dal momento che essi sono per definizione consapevoli dei rischi associati agli investimenti in progetti di crowdfunding.

In ogni caso, laddove un investitore non sofisticato intenda effettuare un investimento per un ammontare superiore all’importo più elevato tra 1.000 euro e il 5% del suo patrimonio netto, l’European Crowdfunding Service Provider, prima di consentirgli di aderire all’offerta, dovrà provvedere a inoltrare a tale investitore una specifica avvertenza sui rischi, assicurandosi che l’investitore fornisca un consenso esplicito ad effettuare l’investimento e che dimostri di comprendere l’investimento e i relativi rischi.

Al fine di rafforzare ulteriormente la tutela degli investitori non sofisticati, l’articolo 22 del Regolamento UE n. 2020/1503 concede all’investitore non sofisticato un periodo di tempo di 4 giorni (il cosiddetto “periodo di riflessione precontrattuale”) per revocare un’offerta di investimento o una manifestazione di interesse in una specifica offerta di crowdfunding, senza dare una motivazione e senza incorrere in penali.  L’attuale normativa italiana, invece, consente agli investitori non professionali di recedere dall’ordine di adesione, senza alcuna spesa, entro 7 giorni decorrenti dalla data dell’ordine stesso (articolo 13, comma 5, del Regolamento Consob adottato con delibera 18592 del 26 giugno 2013).

Sempre nell’ottica di garantire alti livelli di tutela degli investitori, il Regolamento UE prevede l’obbligo degli European Crowdfunding Service Provider di fornire agli investitori, oltre a tutte le informazioni relative al portale, ai costi, ai rischi finanziari e gli oneri connessi ai Servizi Crowdfunding e la loro natura, ai criteri di selezione dei progetti, anche una chiara informativa, redatta dall’offerente, contenente le informazioni chiave dell’investimento e della singola offerta in modo da consentire loro di prendere delle decisioni di investimento informate e consapevoli. Tale informativa, inoltre, deve essere formulata in modo tale da rispecchiare le caratteristiche tipiche di ciascuna delle due tipologie di Servizi Crowdfunding erogati dall’ European Crowdfunding Service Provider , fornendo indicazioni specifiche a seconda che l’investitore intenda accedere al servizio di equity crowdfunding o di lending crowdfunding. Infine, gli European Crowdfunding Service Provider possono dotarsi di strumenti di filtraggio che consentano di proporre agli investitori progetti di crowdfunding basati su uno o più parametri specifici o su indicatori di rischio, come il tipo o il settore di attività commerciale o una valutazione del credito, che siano stati comunicati in anticipo al fornitore di servizi di crowdfunding dall’investitore stesso senza che l’esistenza e l’utilizzo di tali strumenti possa essere considerata come consulenza in materia di investimenti (che costituisce attività riservata il cui esercizio necessita di autonoma e specifica autorizzazione), purché, tuttavia, tali strumenti forniscano informazioni ai clienti in maniera neutrale mostrando, ad esempio, risultati relativi a caratteristiche meramente oggettive del prodotto, demandando le decisioni di investimento al solo investitore.

Legge “Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti normativi dell’Unione Europea – Legge di delegazione europea 2021

La Camera dei Deputati ha approvato, in prima lettura, il disegno di legge “Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti normativi dell’Unione Europea – Legge di delegazione europea 2021 / (Atto Camera: 3208) / Il testo  ora è all’esame del Senato (Atto Senato 2481).

Il testo era stato approvato dal Consiglio dei Ministri il 24 giugno 2021.

A seguito delle modifiche apportate dalla Camera, il disegno di legge si compone di 20 articoli e un allegato A e contiene le deleghe per il recepimento di 10 direttive europee e per il completo adeguamento a 16 regolamenti europei e una raccomandazione del Comitato europeo per il rischio sistemico.

L’articolo 5 del disegno di legge reca i principi e i criteri direttivi per l’attuazione della direttiva (UE) 2020/1504, che modifica la direttiva 2014/65/UE relativa ai mercati degli strumenti finanziari e delega per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del Regolamento (UE) 2020/1503relativo ai fornitori di
servizi di crowdfunding per le imprese, e che modifica il regolamento (UE) 2017/1129 e la direttiva (UE) 2019/1937.

Disegno di legge Delega per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del Regolamento (UE) 2020/1503, relativo ai fornitori di servizi di crowdfunding

La Camera dei Deputati ha approvato, in prima lettura, il disegno di legge “Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti normativi dell’Unione Europea – Legge di delegazione europea 2021 (Atto Camera: 3208). Il testo  ora è all’esame del Senato.

Il testo era stato approvato dal Consiglio dei Ministri il 24 giugno 2021.

A seguito delle modifiche apportate dalla Camera, il disegno di legge si compone di 20 articoli e un allegato A e contiene le deleghe per il recepimento di 10 direttive europee e per il completo adeguamento a 16 regolamenti europei e una raccomandazione del Comitato europeo per il rischio sistemico.

L’articolo 5 del disegno di legge reca i principi e i criteri direttivi per l’attuazione della direttiva (UE) 2020/1504, che modifica la direttiva 2014/65/UE relativa ai mercati degli strumenti finanziari e delega per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del Regolamento (UE) 2020/1503, relativo ai fornitori di
servizi di crowdfunding per le imprese, e che modifica il regolamento (UE) 2017/1129 e la direttiva (UE) 2019/1937.

 

Aspetti fiscali del Lending crowdfunding e dell’Equity crowdfunding – Agevolazioni fiscali per l’investimento in start-up e PMI innovative

Il crowdfunding: è una modalità di finanziamento “collettivo” a cui partecipa un elevato numero di investitori che, utilizzando specifici portali internet, sostengono (anche con investimenti di modesta entità) progetti imprenditoriali di qualsiasi genere, ricevendo in cambio un “premio” o una ricompensa.

(Vedi: Il crowdfunding – evoluzione normativa italiana ed europea)

Esistono diversi tipi di crowdfunding, fra cui Equity crowdfunding e Lending crowdfunding, termini che indicano due distinte modalità di investimento. Le loro caratteristiche sono differenti, così come i loro vantaggi:

  • Equity crowdfunding: permette di acquistare le quote di una società di capitali, investendo così in essa il proprio denaro. In cambio del proprio contributo, l’investitore si aspetta di ottenere un forte aumento del valore delle proprie quote e/o la distribuzione di un importante utile da parte dell’azienda;

  • Lending crowdfunding: permette di prestare il proprio denaro ad un’azienda, che lo utilizzerà per i suoi piani di sviluppo pagando un rendimento prefissato sul proprio prestito.

Equity crowdfunding

Si parla, quindi, di “equity-based crowdfunding” quando tramite l’investimento on-line si acquista un vero e proprio titolo di partecipazione in una società: in tal caso, la “ricompensa” per il finanziamento è rappresentata dal complesso di diritti patrimoniali e amministrativi che derivano dalla partecipazione nell’impresa.

L’equity crodwfunding si concentra maggiormente su finanziamento alle imprese, perlopiù PMI o Start Up. Queste richiedono capitali per dare il via al proprio modello del business. Chi crede nel progetto, dunque, acquista delle quote e diventa così socio della realtà che ha richiesto la liquidità.

I progetti in questo caso sono quasi sempre medio-grandi, mentre la remunerazione avviene alla conclusione, con un periodo di durata che può spingersi anche oltre i 35 mesi.

L’equity crodwfunding è lo strumento che consente a chiunque di investire in una società di capitali per il tramite di una piattaforma digitale che funge da intermediario. La società che decide di finanziarsi attraverso il crowdfunding potrà così coprire il proprio fabbisogno di capitale offrendo agli investitori aggregati dalla piattaforma, la possibilità di sottoscrivere proprie azioni o quote; in questo modo l’investitore diventa a tutti gli effetti un socio ed entra quindi nel capitale di rischio dell’azienda. In Italia, le piattaforme digitali che operano come intermediari per gli investimenti in equity crowdfunding devono essere autorizzate dalla Consob.

Lending crowdfunding

Il lending crowdfunding è conosciuto anche come social lending o P2P lending. In questo tipo di investimento il rapporto che si crea tra investitore e azienda è totalmente differente rispetto a quello visto nell’equity.

Gli investitori, infatti, non diventano soci né acquistano quote dell’azienda che ha proposto il progetto. Il lending crowdfunding permette loro di prestare denaro per finanziare un progetto, la cui durata si aggira solitamente sui 12 mesi. Il rapporto dunque è vicino a quello di una comune situazione di prestito: da un lato avremo il debitore, l’azienda, e dall’altro il creditore, l’investitore.

Al termine di questo rapporto gli investitori ricevono i loro capitali d’ingresso, che sono, di solito, molto bassi più i rendimenti dell’operazione .

Il lending crowdfunding, conosciuto anche come P2P lending o social lending, consiste, quindi,  nell’erogazione di un prestito ad una società o a un individuo per la realizzazione di un determinato progetto, tipicamente attraverso la sottoscrizione di un contratto di mutuo standardizzato. Il contratto, conferisce al sottoscrittore il diritto di ricevere ad una o più scadenze, il capitale investito maggiorato di un rendimento prefissato. La normativa che regola le piattaforme che operano come intermediari per gli investimenti in lending crowdfunding è meno rigida rispetto a quella relativa all’equity e debt crowdfunding:in Italia le piattaforme di lending non devono infatti essere autorizzate dalla Consob per poter operare.

Equity crowdfunding e lending crowdfunding: le differenze

Come abbiamo visto, sebbene stiamo parlando di due modelli di business appartenenti alla stessa macroarea, siamo di fronte a due modalità operative diverse.

La differenza principale è che l’equity consiste nel finanziamento di una campagna con capitale a rischio, mentre invece il lending si serve di capitale di debito. Da un lato dunque parleremo di quote, mentre nel secondo caso di prestito.

In entrambi i casi il finanziamento avviene attraverso una piattaforma digitale che agevola le operazioni mettendo in contatto il proponente, ovvero l’azienda che propone un progetto, e gli investitori/risparmiatori.

Un’altra differenza rispetto a lending crowdfunding è che per quanto riguarda l’equity le piattaforme devono essere iscritte a un registro della Consob.

Così come sono diversi nella teoria questi metodi di investimento, così differiscono anche le piattaforme di lending crowdfunding e equity crowdfunding.

L’obiettivo della piattaforma è l’intermediazione, ovvero il facilitare il contatto fra l’azienda proponente e gli investitori.

Proventi derivanti da prestiti erogati per il tramite di piattaforme di prestiti per soggetti finanziatori non professionali (piattaforme di Peer to Peer Lending)

Con la LEGGE 27 dicembre 2017, n. 205, Legge di Bilancio 2018 è stato dato un quadro normativo certo al regime fiscale dei proventi derivanti dall’attività di crowdfunding nella forma di lending crowdfunding.

L‘art. 1, comma 43, della LEGGE 27 dicembre 2017, n. 205, Legge di Bilancio 2018, ha introdotto, nell’articolo 44, “Redditi di capitale”, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dopo la lettera d)  la lettera d-bis):

Quindi, ai sensi della lettera d-bis) del primo comma, dell’articolo 44, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono ricompresi nei redditi di capitale: i proventi derivanti da prestiti erogati per il tramite di piattaforme di prestiti per soggetti finanziatori non professionali (piattaforme di Peer to Peer Lending) gestite da societa’ iscritte all’albo degli intermediari finanziari di cui all’articolo 106 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, o da istituti di pagamento rientranti nell’ambito di applicazione dell’articolo 114 del medesimo testo unico di cui al decreto legislativo n. 385 del 1993, autorizzati dalla Banca d’Italia.

L‘art. 1, comma 44, della LEGGE 27 dicembre 2017, n. 205, Legge di Bilancio 2018, stabilisce che:”I gestori di cui alla lettera d-bis) del comma 1 dell’articolo 44 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, introdotta dal comma 43, operano una ritenuta alla fonte a titolo di imposta sui redditi di capitale corrisposti a persone fisiche con l’aliquota prevista dall’articolo 26, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600.”

Da tener presente che a far data dal primo Luglio 2014 si è avuto l’aumento dal 20% al 26% della tassazione dei redditi di natura finanziaria assoggettati a ritenuta alla fonte o ad imposta sostitutiva ad opera dell’art. 3, comma 1, del DECRETO-LEGGE 24 aprile 2014, n. 66 convertito con la legge  23 giugno 2014, n. 89.

 Sgravi fiscali nell’ Equity crowdfunding

L’art. 29 del Decreto legge n. 179/2012 (convertito nella legge 17 dicembre 2012, n. 221) recante “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese” (noto anche come “Decreto crescita bis“). tratta degli Incentivi all’investimento in start-up innovative”.

I commi 1, 4 e 7 dell”art. 29 del decreto legge n. 179/2012 (convertito nella legge 17 dicembre 2012, n. 221),”Decreto crescita bis”, prevedono agevolazioni per l’equity crowdfunding  riconosciute ai soggetti passivi IRPEF, di cui al Titolo I del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 ed ai soggetti passivi IRES, di cui al Titolo II dello stesso TUIR.

Le misure fiscali, quindi,  si suddividono in due categorie a seconda di chi compie l’investimento:

  • se è una persona fisica avrà un’agevolazione sotto forma di detrazione fiscale (comma 1 art. 29 el Decreto legge n. 179/2012). L’incentivo si concretizza in una detrazione dall’imposta lorda pari al 30% delle somme investite nel capitale sociale di una o più start-up innovative. L’investimento massimo detraibile non può eccedere l’importo di 1.000.000 di Euro, per ciascun periodo di importo agevolato, per un risparmio massimo conseguibile pari a 300.000 Euro anno. Per i soci di società in nome collettivo e in accomandita semplice l’importo per il quale spetta la detrazione è determinato in proporzione alle rispettive quote di partecipazione agli utili. Se la detrazione supera l’imposta lorda, l’eccedenza può essere portata in detrazione entro i 3 anni successivi. Per ottenere tali agevolazioni sarà necessario che l’investitore, nella propria dichiarazione dei redditi, richieda alla start-up copia di una serie di documenti e certificazioni che questi dovrà produrre in sede di redazione del modello Unico;
  • se il soggetto che investe è una persona giuridica può ottenere non concorre alla formazione del reddito dei soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle societa’, diversi da imprese start-up innovative, pari al 30% dei conferimenti rilevanti effettuati. L’investimento massimo deducibile non può eccedere, in ciascun periodo d’imposta, l’importo di 1,8 milioni di Euro e comporta quindi, un risparmio IRES (24%) massimo all’anno di 129.600 Euro. L’eventuale eccedenza segue un iter specifico.

Gli importi delle agevolazioni sono stati così modificati dal comma 66 dell’art. 1 della LEGGE 11 dicembre 2016, n. 232, Legge di Bilancio 2017 e  la misura ordinaria delle agevolazioni è stata portata al 30%, autorizzata dalla Commissione Europea (SA 47184 18 settembre 2017) fino al 31 dicembre 2025.

Il DECRETO 7 maggio 2019 stabilisce le modalita’ di attuazione degli incentivi fiscali all’investimento in start-up innovative e in PMI innovative.

Il DECRETO 7 maggio 2019, oltre a disciplinare le agevolazioni fiscali previste per gli investimenti effettuati dal 2017, individua i requisiti che le Pmi innovative devono possedere affinché possano essere destinatarie di conferimenti in denaro agevolabili.

Il nuovo Provvedimento viene emanato in seguito:

  • alle novità introdotte dalla LEGGE 11 dicembre 2016, n. 232, Legge di Bilancio 2017 (art. 1, c. 66) che, a decorrere dal 2017, ha posto pari al 30% la percentuale di detrazione Irpef e di deduzione Ires per gli investimenti in Start up e Pmi innovative, rendendo inoltre permanenti tali agevolazioni;
  • all’autorizzazione da parte della Commissione europea (SA.48570 il 17 dicembre 2018), ha dichiarato conformi alla normativa comunitaria i benefici fiscali previsti per gli investimenti in Pmi innovative.

il DECRETO 7 maggio 2019 ha fornito importanti precisazioni sulle caratteristiche anagrafiche che esse devono avere affinché i conferimenti in denaro che ricevono siano fiscalmente agevolabili. In particolare, i benefici fiscali competono solo se la Pmi innovativa è attiva sul mercato da meno di 7 anni oppure se è in grado di dimostrare che è ancora in fase di espansione.

Definizione di Start up innovativa

Una Start up, per qualificarsi come “innovativa”, deve possedere i seguenti requisiti previsti dall’art. 25 del Decreto legge n. 179/2012:

  • deve essere una società di capitali (Srl, Spa, Sapa), costituita anche in forma cooperativa, non quotata su mercati regolamentati o su sistemi multilaterali di negoziazione;
  • deve essere costituita e svolgere attività d’impresa da non più di 5 anni;
  • deve essere residente in Italia (art. 73, D.P.R. 917/86), oppure in Stati membri dell’Unione Europea o in Stati aderenti allo Spazio Economico Europeo (Liechtenstein, Islanda e Norvegia), purché abbia una sede produttiva o una filiale in Italia;
  • a partire dal secondo anno di attività, deve conseguire un valore della produzione annua non superiore a 5 milioni di euro;
  • non deve distribuire o aver distribuito utili;
  • deve avere quale oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;
  • non deve risultare costituita a seguito di una fusione, scissione, cessione di azienda o di ramo d’azienda.

È necessario, inoltre, che la Start up possegga almeno uno tra i seguenti “requisiti alternativi”:

1. deve sostenere spese di ricerca e sviluppo in misura almeno pari al 15% del maggiore tra costo e valore totale della produzion

2. deve impiegare, come dipendenti o collaboratori, personale altamente qualificato e in particolare:

    • deve impiegare in misura almeno pari a 1/3 della forza lavoro complessiva, personale che possiede il titolo di dottorato di ricerca o che sta svolgendo un dottorato di ricerca presso un’università italiana o straniera oppure che possiede una laurea e che ha svolto, da almeno tre anni, attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all’estero;
    • oppure deve impiegare, in misura almeno pari a 2/3 della forza lavoro complessiva, personale in possesso di laurea magistrale;

3. deve essere titolare (o depositaria o licenziataria) di almeno una privativa industriale o di un software registrato.

Per l’acquisizione della qualifica di Start up innovativa è necessario iscriversi nell’apposita sezione speciale del Registro delle imprese.

Definizione di Pmi innovativa

Una Pmi, per qualificarsi come “innovativa”, deve possedere i seguenti requisiti previsti dall’art. 4, c. 1, del DECRETO-LEGGE 24 gennaio 2015, n. 3, Misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti:

  • è costituita come società di capitali (Srl, Spa, Sapa), anche in forma cooperativa;
  • non è quotata in un mercato regolamentato (ma può essere quotata in una piattaforma multilaterale di negoziazione, come l’AIM);
  • è residente in Italia (art. 73, D.P.R. 917/86), oppure in Stati membri dell’Unione Europea o in Stati aderenti allo Spazio Economico Europeo (Liechtenstein, Islanda e Norvegia), purché abbia una sede produttiva o una filiale in Italia;
  • ha certificato il suo ultimo bilancio;
  • non è iscritta alla sezione speciale delle Start up innovative del Registro delle imprese;
  • presenta una connotazione innovativa, identificata dal possesso di almeno due delle seguenti caratteristiche:
    1. costi di R&S almeno pari al 3% del maggiore fra costo e valore totale della produzione;
    2. forza lavoro costituita, per almeno 1/3 del totale, da personale con laurea magistrale, oppure, per almeno 1/5 del totale, da dottori di ricerca, dottorandi o ricercatori;
    3. titolarità (anche mediante deposito o licenza) di almeno una privativa industriale o di un software registrato.

Per acquisire la qualifica di Pmi innovativa è necessario iscriversi nell’apposita sezione speciale del Registro delle imprese.

Pmi innovative ammissibili (requisiti anagrafici)

Sono agevolabili solo gli investimenti in “Pmi innovative ammissibili” ossia in Pmi innovative che ricevono l’investimento iniziale anteriormente alla prima vendita commerciale su un mercato o entro 7 anni dalla loro prima vendita commerciale.

Dopo 7 anni dalla prima vendita commerciale, sono considerate ammissibili anche le seguenti società:

  • le Pmi innovative operative da più di 7 anni e meno di 10 anni (dalla prima vendita commerciale) se attestano, attraverso la valutazione di un esperto esterno, di non aver ancora espresso a sufficienza il loro potenziale di generare rendimenti;
  • indipendentemente dall’età, le Pmi innovative che effettuano un investimento in capitale rischio, sulla base di un business plan relativo a un nuovo prodotto o a un nuovo mercato geografico, che sia superiore al 50% del fatturato medio dei precedenti 5 anni.

Soggetti beneficiari delle agevolazioni fiscali
Possono beneficiare delle agevolazioni fiscali i soggetti Irpef e i soggetti Iresche effettuano investimenti, mediante conferimento in denaro, in Start up innovative o Pmi innovative ammissibili nei periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2016 (dal 2017 per i soggetti “solari”).

Tali soggetti possono effettuare gli investimenti anche indirettamente attraverso “intermediari qualificati”, ossia organismi di investimento collettivo del risparmio (Oicr) oppure altre società di capitali che investono prevalentemente in Start up innovative e Pmi innovative ammissibili.

Sono esclusi dalle agevolazioni fiscali:

  • i soggetti che sono a loro volta Start up innovative o Pmi innovative ammissibili
  • gli incubatori certificati
  • gli Oicr e le altre società che investono prevalentemente in Start up innovative e Pmi innovative ammissibili>

con la finalità di evitare di incentivare duplicazioni fittizie di investimenti.

Sono inoltre esclusi dall’agevolazione, in linea generale, i soggetti che non sono “investitori privati indipendenti” ossia coloro che già possiedono partecipazioni, titoli o diritti nella Start up innovativa o nella Pmi innovativa. Tali soggetti, tuttavia, sono ammessi all’agevolazione se effettuano “investimenti ulteriori” per i quali sono soddisfatte le condizioni previste dall’art. 21, par. 6, del Reg. 651/2014 ossia:
– l’importo totale degli investimenti non supera i 15 milioni di euro (vd. par. “Limite dei 15 milioni di euro”);
– la possibilità di investimenti ulteriori è prevista dal piano aziendale iniziale;
– l’impresa destinataria dell’investimento non è “collegata” a un’altra impresa, diversa dall’intermediario finanziario o dall’investitore privato indipendente che effettua l’investimento, a meno che non conservi i requisiti di Pmi.
Investimenti agevolabili
Sono agevolabili sia gli investimenti diretti in Start up innovative o Pmi innovative ammissibili sia gli investimenti indiretti attraverso “intermediari qualificati”, ossia organismi di investimento collettivo del risparmio (Oicr) oppure altre società di capitali che investono prevalentemente in Start up innovative e Pmi innovative ammissibili.

In particolare, con riferimento agli investimenti diretti, sono agevolabili i conferimenti in denaro iscritti alla voce del capitale sociale e della riserva da sovrapprezzo delle azioni o quote delle Start up innovative e delle Pmi innovative ammissibili.

Non possono essere agevolati i conferimenti in denaro a fondo perduto iscritti in altre voci del patrimonio netto, diverse dal capitale sociale e dalla riserva da sovraprezzo. Sono agevolabili sia i conferimenti in denaro effettuati in sede di costituzione della società sia quelli effettuati in sede di aumento del capitale sociale di una società già costituita. I conferimenti rilevano nel periodo d’imposta in cui avviene il deposito, nel Registro delle imprese, dell’atto costitutivo o della delibera di aumento del capitale sociale.

Tra i conferimenti agevolati rientrano anche quelli derivanti dalla conversione di obbligazioni in azioni o quote di nuova emissione.

Non sono agevolabili gli investimenti effettuati in Start up innovative o Pmi innovative ammissibili che:
– operano nel settore delle costruzioni navali, dell’acciaio e del carbone;
– sono in difficoltà finanziaria secondo la normativa comunitaria vigente;
– hanno ricevuto aiuti statali illeciti.

Sono inoltre esclusi dall’agevolazione gli investimenti effettuati attraverso Oicr e società, direttamente o indirettamente, a partecipazione pubblica.
Agevolazioni fiscali per le persone fisiche
I soggetti Irpef possono detrarre dall’imposta lorda il 30% delle somme investite nel capitale sociale di una o più Start up innovative o Pmi innovative ammissibili.

Si ricorda che la Legge di bilancio 2019 (art. 1, c. 218), per il solo anno 2019, ha elevato dal 30% al 40% la percentuale di detrazione Irpef per gli investimenti in Start up innovative. L’efficacia di questa nuova misura agevolativa è subordinata, però, all’autorizzazione della Commissione europea che non è stata ancora rilasciata.

L’investimento massimo agevolabile è di 1.000.000 di euro, in relazione a ogni categoria di impresa innovativa e per ciascun periodo d’imposta. Pertanto, il risparmio Irpef massimo che può essere conseguito dal conferente persona fisica è di 300.000 euro (=30% x 1.000.000) l’anno, in relazione a ciascuna categoria di impresa innovativa.

La detrazione che in un dato periodo d’imposta non trova capienza nell’Irpef può essere utilizzata nei successivi periodi d’imposta, ma non oltre il terzo.

L’agevolazione spetta esclusivamente ai fini delle imposte sui redditi e non opera ai fini Irap.

L’investimento deve essere mantenuto per almeno 3 anni, altrimenti si decade dal beneficio con l’obbligo di restituire quanto detratto maggiorato degli interessi in misura legale (vd. par. “Decadenza dalle agevolazioni fiscali”).

Per il riconoscimento dell’agevolazione è necessario che la Start up innovativa o Pmi innovativa ammissibile non riceva, complessivamente, più di 15 milioni di euro di investimenti agevolabili negli anni di vigenza del regime agevolativo (vd. par. “Limite dei 15 milioni di euro”).
Agevolazioni fiscali per le persone giuridiche
I soggetti Ires possono dedurre dal proprio reddito complessivo il 30% delle somme investite nel capitale sociale di una o più Start up innovative o Pmi innovative ammissibili.

Si ricorda che la Legge di bilancio 2019 (art. 1, c. 218), per il solo anno 2019, ha elevato dal 30% al 40% la percentuale di deduzione Ires per gli investimenti in Start up innovative, portandola fino al 50% in caso di acquisizione dell’intero capitale sociale della Start up innovativa, purché mantenuto per almeno 3 anni. L’efficacia di queste nuove misure è subordinata, però, all’autorizzazione della Commissione europea che non è stata ancora rilasciata.

L’investimento massimo agevolabile è di 1.800.000 euro, per ciascun periodo d’imposta e in relazione a ogni categoria di impresa innovativa. Pertanto, il risparmio Ires massimo che può essere conseguito è di 129.600 euro (= 30% x 1.800.000 x 24% l’anno, in relazione ad ogni categoria di impresa innovativa.

Qualora la deduzione non trovi capienza nel reddito imponibile, l’eccedenza è utilizzabile nei periodi d’imposta successivi, ma non oltre il terzo. Per le società che partecipano al consolidato, la deduzione che non trova capienza nel reddito delle singole società può essere scomputata dal reddito complessivo di gruppo e l’eventuale eccedenza può essere utilizzata dalle singole società nei periodi d’imposta successivi ma non oltre il terzo.

L’agevolazione spetta esclusivamente ai fini delle imposte sui redditi e non opera ai fini Irap.

L’investimento deve essere mantenuto per almeno 3 anni, altrimenti si decade dal beneficio con l’obbligo di recuperare a tassazione quanto dedotto, maggiorato degli interessi in misura legale (vd. “Decadenza dalle agevolazioni fiscali”).

Per il riconoscimento dell’agevolazione è necessario che la Start up innovativa o Pmi innovativa ammissibile non riceva, complessivamente, più di 15 milioni di euro di investimenti agevolabili negli anni di vigenza del regime agevolativo (vd. par. successivo).
Limite dei 15 milioni di euro
La Start up innovativa o Pmi innovativa ammissibile non può ricevere, complessivamente, più di 15 milioni di euro di investimenti fiscalmente agevolabili negli anni di vigenza del regime agevolativo.

Questo limite è stato introdotto in conformità con la disciplina comunitaria sugli Aiuti di Stato per gli investimenti in capitale di rischio (Reg. UE 651/2014).

In assenza di indicazioni specifiche, si ritiene che in caso di superamento dei 15 milioni di euro l’agevolazione venga meno limitatamente alla quota di investimento eccedente la predetta soglia.
Documentazione necessaria per la fruizione delle agevolazioni fiscali
Per poter beneficiare delle agevolazioni fiscali, gli investitori (soggetti Irpef e Ires) devono ricevere dalla Start up innovativa o Pmi innovativa ammissibile e conservare:

  1. una certificazione nella quale la Start up o Pmi innovativa attesta di aver ricevuto un ammontare complessivo di conferimenti non superiore a 15 milioni di euro e l’entità dell’investimento effettuato nel periodo d’imposta. In caso di superamento del limite dei 15 milioni di euro, la Start up innovativa o Pmi innovativa certifica l’importo per il quale spetta l’agevolazione. Tale certificazione deve essere rilasciata entro 60 giorni dal conferimento oppure, per i conferimenti effettuati a partire dal 2017 e fino alla data di entrata in vigore del Decreto (5 luglio 2019), entro il 3 ottobre 2019;
  2. copia del piano di investimento (business plan) della Start up innovativa o Pmi innovativa ammissibile, contenente informazioni dettagliate sull’oggetto della sua attività, sui relativi prodotti, nonché sull’andamento, previsto o attuale, delle vendite e dei profitti.

In caso di investimento in Pmi innovative ammissibili, dopo il periodo di 7 anni dalla prima vendita commerciale, al piano di investimento è necessario allegare:

  • per le Pmi fino a 10 anni dalla prima vendita commerciale, una valutazione eseguita da un esperto esterno attestante che l’impresa non ha ancora dimostrato il potenziale di generare rendimenti o l’assenza di una storia creditizia sufficientemente solida e di non disporre di garanzie;
  • per le Pmi “senza limiti di età“, un business plan per un investimento, relativo a un nuovo prodotto o a un nuovo mercato geografico, che sia superiore al 50% del fatturato medio annuo dei precedenti 5 anni.

Se l’investimento viene fatto in Oicr o in altre società che investono prevalentemente in Start up innovative, tali soggetti rilasciano, su richiesta dell’investitore, una certificazione in cui attestano che il 70% dei loro investimenti viene effettuato in Start up innovative o Pmi innovative ammissibili e certificano l’entità dell’investimento agevolabile.
Decadenza dalle agevolazioni fiscali
L’investitore decade dall’agevolazione fiscale se, entro tre anni dall’effettuazione dell’investimento, si verifica:

  • la cessione, anche parziale, a titolo oneroso, delle partecipazioni ricevute in cambio dei conferimenti agevolati;
  • la riduzione di capitale nonché la ripartizione di riserve o altro fondi costituti con sovrapprezzi di emissione delle azioni o quote delle Start up innovative o delle Pmi innovative ammissibili o delle società che investono prevalentemente in startup innovative o Pmi innovative ammissibili;
  • il recesso o l’esclusione degli investitori;
  • per le Start up innovative, la perdita di uno dei requisiti previsti dall’art. 25, c. 2, del D.L. 179/2012. Tuttavia, non costituiscono cause di decadenza dalle agevolazioni fiscali il superamento della soglia di fatturato dei 5 milioni di euro, la quotazione su un sistema multilaterale di negoziazione, la fuoriuscita dal regime agevolativo per la scadenza dei 5 anni di durata dello stesso o l’acquisizione dei requisiti di Pmi innovativa ammissibile di cui all’art. 4, c. 1, del D.L. 3/2015;
  • per le Pmi innovative ammissibili, la perdita di uno dei requisiti previsti dall’art. 4, c. 1, del D.L. n. 3/2015. Tuttavia, non costituiscono cause di decadenza dalle agevolazioni fiscali il superamento delle soglie dimensionali previste dalla normativa comunitariao la quotazione su un mercato regolamentato.

Nel caso in cui si verifichi una causa di decadenza, i soggetti investitori devono restituire l’agevolazione maggiorata degli interessi in misura legale. In particolare:

  • le persone fisiche devono incrementare l’Irpef relativa all’anno in cui si è verificata la decadenza di un ammontare pari alla detrazione fruita negli anni precedenti, con l’aggiunta degli interessi legali;
  • le persone giuridiche devono incrementare il reddito imponibile del periodo d’imposta in cui si è verificata la decadenza di un ammontare pari alla deduzione fruita negli anni precedenti, con l’aggiunta degli interessi legali.

Tutto questo prima dell’entrata in vigore del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, “decreto rilancio”, convertito con la legge 17 luglio 2020, n. 77.

Prima ell’entrata in vigore del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, “decreto rilancio”, convertito con la legge 17 luglio 2020, n. 77 le persone fisiche che avevano investito in una o più Startup/PMI innovative, avevano il diritto a detrarre ai fini IRPEF attraverso la loro dichiarazione dei redditi un importo pari al 30% della somma investita, entro un limite massimo di € 1.000.000,00 per
ciascun periodo di imposta, avendo l’obbligo di mantenimento dell’investimento per almeno 3 anni, con un risparmio fiscale che poteva  essere al massimo di € 300.000,00.

La definizione di

L’art. 38, comma 7, del “decreto rilancio” ha inserito nel decreto legge n. 179/2012 (convertito nella legge 17 dicembre 2012, n. 221),”Decreto crescita bis”, l’Art. 29-bis (Incentivi in regime “de minimis” all’investimento in start-up innovative):

“1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, in alternativa a quanto previsto dall’articolo 29, dall’imposta lorda sul reddito delle persone fisiche si detrae un importo pari al 50 per cento della somma investita dal contribuente nel capitale sociale di una o piu’ start-up innovative direttamente ovvero per il tramite di organismi di investimento collettivo del risparmio che investano prevalentemente in start-up innovative.
2. La detrazione di cui al comma 1 si applica alle sole start-up innovative iscritte alla sezione speciale del Registro delle imprese al momento dell’investimento. La detrazione e’ concessa ai sensi del Regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione europea del 18 dicembre 2013 sugli aiuti de minimis.
3. L’investimento massimo detraibile non puo’ eccedere, in ciascun periodo d’imposta, l’importo di euro 100.000 e deve essere mantenuto per almeno tre anni; l‘eventuale cessione, anche parziale, dell’investimento prima del decorso di tale termine, comporta la decadenza dal beneficio e l’obbligo per il contribuente di restituire l’importo detratto, unitamente agli interessi legali.”

L’art. 38, comma 8, del “decreto rilancio” ha inserito, nell’art. 4 del DECRETO-LEGGE 24 gennaio 2015, n. 3, Misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti, il comma 9-ter:

“A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, dall’imposta lorda sul reddito delle persone fisiche si detrae un importo pari al cinquanta per cento della somma investita dal contribuente nel capitale sociale di una o piu’ PMI innovative direttamente ovvero per il tramite di organismi di investimento collettivo del risparmio che investano prevalentemente in PMI innovative; la detrazione si applica alle sole PMI innovative iscritte alla sezione speciale del registro delle imprese di cui all’articolo 2188 del codice civile  al momento dell’investimento ed e’ concessa ai sensi del Regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione europea del 18 dicembre 2013 sugli aiuti de minimis. L’investimento massimo detraibile non puo’ eccedere, in ciascun periodo d’imposta, l’importo di ((euro 300.000)) e deve essere mantenuto per almeno tre anni; l’eventuale cessione, anche parziale, dell’investimento prima del decorso di tale termine, comporta la decadenza dal beneficio e l’obbligo per il contribuente di restituire l’importo detratto, unitamente agli interessi legali. ((La detrazione di cui al presente comma spetta prioritariamente rispetto alla detrazione di cui all’articolo 29 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, e fino all’ammontare di investimento di cui al periodo precedente. Sulla parte di investimento che eccede il limite di cui al secondo periodo, e’ fruibile esclusivamente la detrazione di cui al citato articolo 29 del decreto-legge n. 179 del 2012 nei limiti del regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione, del 18 dicembre 2013, relativo all’applicazione degli articoli 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea agli aiuti “de minimis”)).”

Grazie al decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, “decreto rilancio”, convertito con la legge 17 luglio 2020, n. 77, le persone fisiche che hanno investito dall’anno 2020 in poi in una Startup/PMI innovativa, possono detrarre ai fini IRPEF tramite la dichiarazione dei redditi un importo pari al 50% della somma investita, nello specifico:

  • Per gli investimenti effettuati in Startup innovative, il limite dell’investimento agevolabile è pari ad € 100.000 annui, riconoscendo una detrazione di € 50.000, mentre per l’eventuale importo eccedente si potrà applicare la detrazione del 30% se vi è ancora disponibilità nel plafond degli aiuti di stato de minimis.
  • Per gli investimenti effettuati in Pmi innovative, il limite dell’investimento agevolabile è pari ad € 300.000 annui, riconoscendo una detrazione di € 150.000, mentre per l’eventuale importo eccedente si potrà applicare la detrazione del 30% se vi è ancora disponibilità nel plafond degli aiuti di stato de minimis.

Le modalità di accesso al beneficio sono disciplinate dal Decreto interministeriale 28 dicembre 2020, Modalita’ di attuazione degli incentivi fiscali in regime de minimis all’investimento in start-up innovative e in PMI innovative.

Ai sensi del comma 4 dell’art. 3 del  Decreto interministeriale 28 dicembre 2020: “L’agevolazione fiscale si applica ai conferimenti in denaro iscritti alla voce del capitale sociale e della riserva da sovrapprezzo delle azioni o quote delle start-up innovative e delle PMI innovative,….”

Questo meccanismo di aiuti ha una logica molto semplice, ovvero concedere alle aziende (in questo caso Startup e Pmi innovative) una serie di incentivi che non devono superare l’importo di € 200.000 a triennio.

Pertanto se, per il triennio da prendere in considerazione  la Startup o la PMI che ha ricevuto l’investimento ha già esaurito il plafond triennale degli aiuti di stato de minimis in quanto ha percepito in passato altri benefici che rientravano in tale agevolazione, come ad es. finanziamenti, bandi a fondo perduto, ecc., chi ha investito nella Startup/PMI non potrà beneficiare della detrazione del 50% di cui all’Art. 29-bis del decreto legge n. 179/2012 (convertito nella legge 17 dicembre 2012, n. 221),”Decreto crescita bis”,  per le start-up innovative, o di cui al comma 9-ter dell’art. 4 del DECRETO-LEGGE 24 gennaio 2015, n. 3, per le PMI innovative, ma potrà comunque beneficiare di quella del 30% di cui all’art. 29 del “Decreto crescita bis”, per le start-up innovative e per le PMI innovative (vedi ultima parte comma 9-ter dell’art. 4 del DECRETO-LEGGE 24 gennaio 2015, n. 3)

Quindi è opportuno  andate a verificare online sul registro nazionale degli aiuti di stato (RNA), strumento gestito dal MISE, Ministero dello Sviluppo Economico, per verificare che le agevolazioni pubbliche vengano concesse nel rispetto della normativa comunitaria e in particolare rispettando i limiti imposti.

Investimenti effettuati da persone fisiche con detrazione del 30%

Resta sempre valido il regime di cui all’art. 29 deldecreto legge n. 179/2012 (convertito nella legge 17 dicembre 2012, n. 221),”Decreto crescita bis”, che prevede una detrazione del 30%. Pertanto, nel caso non fosse possibile beneficiare della detrazione del 50% è sempre possibile continuare a beneficiare della detrazione del 30% fino ad un investimento di € 1.000.000 (per ciascun periodo di imposta).

Investimenti effettuati da persone giuridiche (Società)

Le Società che investono nel capitale di una o più Startup/Pmi innovative non riendrano dell’agevolazione del 50%, quindi hanno il diritto a dedurre dal reddito imponibile un importo pari al 30% della somma investita, entro il limite massimo di € 1.800.000, potendo ottenere un risparmio fiscale massimo fino ad € 129.600 annui.
Anche in questo caso Vi è ‘obbligo di mantenimento dell’investimento per almeno 3 anni.

REDDITI PERSONE FISICHE 2022

COMPILAZIONE DICHIARAZIONE DEI REDDITI PERSONE
FISICHE CHE HANNO INVESTITO (MODELLO REDDITI PF 2022)

Per usufruire dell’agevolazione una persona fisica dovrà compilare all’interno del Modello Unico PF 2022 il rigo RP 80– ” Detrazioni per investimenti in start up o PMI innovative ammissibili” presente nel Quadro RP, Sezione VI – “Altre detrazioni”.

Per una corretta e completa compilazione vedi:

Istruzioni per la compilazione del modello Redditi Pf fascicolo 1 – pdf

Nella Colonna 6 del rigo RP 80 va indicato il totale della detrazione spettante. Se è stato compilato un solo rigo, detto importo sarà pari a quello indicato in colonna 5; se sono stati effettuati più
investimenti, occorre compilare un rigo per ciascuno di essi, utilizzando più moduli. In tal caso riportare solo nella colonna 6 del primo modulo la somma degli importi indicati nelle colonne 5 di tutti i moduli compilati e indicare il numero modulo nell’apposito spazio in alto a destra.
L’importo indicato in questa colonna va riportato nel rigo RN21 – “Detrazione investimenti start up (Sez.VI del quadro RP)”  nella colonna 1.

Nel caso si sia usufruito dell’agevolazione per Start-Up innovative di cui all’art. 29, D.L. n. 179/2012 va compilato anche, all’interno del Modello Unico PF 2022 il rigo RS 401 – ” Aiuti di Stato”, riportando come codice aiuto il 3.

COMPILAZIONE DICHIARAZIONE DEI REDDITI SOCIETÀ DI
CAPITALI CHE HANNO INVESTITO (MODELLO REDDITI SC 2022)

Le società di capitali, essendo soggetti IRES, hanno l’obbligo di compilare il modello redditi SC.

Perciò, le società che hanno effettuato nel 2021 investimenti in Startup/PMI innovative dovranno compilare gli importi nel quadro RS, nella sezione dedicata a “Investimenti in Start-up innovative o PMI innovative ammissibili“. Nel rigo RS164 va indicato l’importo totale dell’agevolazione pari alla somma degli importi indicati nella
colonna 5 dei righi da RS160 a RS162.

L’importo indicato nel rigo RS164 verrà riportato nel rigo RN6, colonna 5, fino a concorrenza dell’importo esposto nel rigo RN6, colonna 2 – Reddito.

Per una corretta e completa compilazione vedi:

Modello Redditi Società di capitali (Sc) 2022 – pdf

 Istruzioni per la compilazione – pdf

COMPILAZIONE DICHIARAZIONE DEI REDDITI SOCIETÀ DI
CAPITALI CHE HANNO RICEVUTO L’INVESTIMENTO (UNICO SC
2022)

Le Startup/PMI che hanno ricevuto un investimento dovranno compilare il quadro RS, e nello specifico il rigo RS 177.

Il regime bulgaro sul crowdfunding nella fase di discussione pubblica

Il progetto di legge sugli emendamenti alla legge sull’offerta pubblica di titoli ( Закона за публичното предлагане на ценни книжа (ЗППЦК)) prevede l’introduzione nel diritto nazionale di misure di attuazione del Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020 (c.d. “Regulation on European Crowdfunding Service Providers for Business” , “European
Crowdfunding Service Providers Regulation” (ESCPR) o “Regolamento ECSP”), che mira a stabilire requisiti uniformi, proporzionati e direttamente applicabili per la prestazione di servizi di finanziamento collettivo per quanto riguarda l’organizzazione, la licenza e la vigilanza sui finanziamenti dei fornitori di servizi collettivi , i requisiti per il funzionamento delle piattaforme di cofinanziamento, nonché i requisiti relativi alla trasparenza e alla pubblicità in relazione alla fornitura di servizi di cofinanziamento nell’UE. Il principio è proteggere l’investitore e preservare l’integrità dei mercati finanziari. In senso lato, il Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020 si inserisce nella disciplina volta ad eliminare le pratiche sleali o illegali nel campo del crowdfunding.

Il progetto di legge sulle modifiche alla legge sull’offerta pubblica di titoli ( Закона за публичното предлагане на ценни книжа (ЗППЦК)) prevede l’introduzione nella legislazione nazionale di provvedimenti di attuazione del Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020 , sui servizi dei fornitori europei per finanziamento collettivo delle imprese e che modifica il Regolamento (UE) 2017/1129 e la Direttiva (UE) 2019/1937 (Regolamento (UE) 2020/1503), oltre a recepire nel diritto nazionale i requisiti della Direttiva (UE) Regolamento (CE) n. 2021/338 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 16 febbraio 2021 che modifica la Direttiva 2014/65/UE per quanto riguarda gli obblighi di informazione, la gestione dei prodotti e i limiti di posizione e le Direttive 2013/36/UE e (UE) 2019/878 per quanto riguarda la loro applicazione alle imprese di investimento al fine di sostenere la ripresa dalla crisi del COVID-19, nonché l’introduzione di misure di attuazione del regolamento Regolamento (UE) 2021/557 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2021, che modifica il regolamento (UE) 2017/2402 che istituisce un quadro comune per le cartolarizzazioni e istituisce un quadro specifico per le cartolarizzazioni semplificate, trasparenti e standardizzate (секюритизации прозрачни и стандартизирани (ОПС)), come nonché altre modifiche al fine di aggiornare e perfezionare la normativa.

Il finanziamento collettivo è visto come una forma di finanziamento alternativo per le start-up e le piccole e medie imprese, che di solito fanno affidamento su piccoli investimenti. Tale finanziamento può assumere la forma di prestiti o l’acquisizione di valori mobiliari o altri strumenti idonei ai fini del finanziamento collettivo.

Il regolamento disciplina due principali forme di investimento collettivo attraverso l’incontro degli interessi di ideatori di progetti e investitori attraverso l’utilizzo di una piattaforma di finanziamento collettivo per:

  • facilitare il prestito e
  • collocamento senza fermo impegno di valori mobiliari e strumenti ammissibili ai fini del finanziamento collettivo.

Il progetto di emendamento alla legge sull’offerta pubblica di titoli ( Закона за публичното предлагане на ценни книжа  (ЗППЦК)) propone quanto segue per quanto riguarda il crowdfunding:

  1. Si propone di designare la Commissione di vigilanza finanziaria (Комисията за финансов надзор (КФН)) quale unico organo competente per la concessione di licenze e la supervisione dei fornitori di servizi di finanziamento collettivo ai sensi dell’art. 2(1)(a) del Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020 quando si estende il campo di applicazione della licenza. Come unica eccezione a tale norma, dato che il regolamento consente agli istituti di credito di poter ottenere una licenza per fornitori di servizi di investimento collettivo, il disegno di legge propone modifiche mirate alla legge sugli istituti di credito.

La Commissione di vigilanza finanziaria (Комисията за финансов надзор (КФН)) deve essere un unico punto di contatto per comunicare con l’European Securities and Markets Authority (ESMA ) e le autorità competenti di altri Stati membri nella prestazione transfrontaliera di servizi da parte di un fornitore di servizi di finanziamento collettivo, anche in caso di revoca della licenza di un fornitore.

La Commissione di vigilanza finanziaria (Комисията за финансов надзор (КФН)) dovrebbe pubblicare e mantenere sul proprio sito web una versione aggiornata delle leggi, dei regolamenti e delle disposizioni amministrative nazionali applicabili alle comunicazioni di marketing dei fornitori di servizi di finanziamento collettivo, nonché informarne l’European Securities and Markets Authority (ESMA ) e qualsiasi modifica.

La Commissione di vigilanza finanziaria (Комисията за финансов надзор (КФН)) ha il potere di applicare misure amministrative coercitive, incl. esercitare i poteri di cui all’art. 30(1) del Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020.

Propone che il vicepresidente incaricato della vigilanza sugli investimenti (vicepresidente) determini la frequenza e l’approfondimento della valutazione del rispetto degli obblighi ai sensi del Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020 da parte dei fornitori di servizi di finanziamento collettivo per svolgere o autorizzare la Commissione funzionari per effettuare controlli in loco.

  1. Al fine di ottenere una chiara sistematizzazione dell’atto normativo, viene creato un nuovo Titolo Quattro “Finanziamenti collettivi” con il capitolo tredici “Finanziamenti collettivi”, che definisce la procedura per la concessione di licenze ai fornitori di servizi di finanziamento collettivo. Alla Commissione è conferito il potere di decidere se concedere una licenza o rifiutarla ai sensi del Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020 e dei suoi atti di esecuzione.

Successivamente, vengono determinati i requisiti organizzativi e operativi per i fornitori di servizi di finanziamento collettivo.

È necessaria una gestione efficace e prudente. Ciò include la separazione dei compiti, la continuità operativa in caso di crisi e la prevenzione dei conflitti di interesse.

L’organo di governo deve stabilire sistemi e controlli per la valutazione dei rischi dei prestiti intermediari. Il prestatore di servizi di finanziamento collettivo tiene conto di tale valutazione nel fissare il prezzo dell’offerta di finanziamento di gruppo.

Due diligence dei proprietari dei progetti

Prima che un fornitore di servizi possa pubblicare una proposta, il proprietario del progetto (come mutuatario o emittente di titoli) deve essere ricercato attentamente. Ciò significa che il fornitore di servizi di finanziamento del gruppo controlla se il proprietario del progetto ha precedenti penali. Deve inoltre verificare che il titolare del progetto non si trovi in ​​un paese ad alto rischio di riciclaggio di denaro o in un paese classificato come giurisdizione non cooperante.

Conflitto di interessi

La nuova normativa mira a prevenire i conflitti di interesse. I fornitori di servizi di crowdfunding dovrebbero pertanto adottare regolamenti interni appropriati e divulgare la natura e la causa dei conflitti di interesse sul loro sito web.

Al fine di evitare conflitti di interesse, a un fornitore di servizi di finanziamento collettivo è vietato avere un interesse finanziario in progetti di finanziamento di gruppo che scelgono di mediare sulla sua piattaforma. I proprietari dei progetti che detengono il 20% o più delle azioni o dei diritti di voto del fornitore di servizi potrebbero non ricevere servizi di intermediazione dallo stesso fornitore. Allo stesso modo, i membri dell’organo di governo o i dipendenti del fornitore di servizi di crowdfunding, nonché le persone legate ad azionisti, amministratori, alti dirigenti, non possono operare contemporaneamente come proprietari di progetti. Deve essere comunicato alla comunità degli investitori se questi individui sono ammessi come investitori nella piattaforma. L’investimento di queste persone deve essere effettuato alle stesse condizioni offerte ad altri investitori.

Il disegno di legge (Проектът на Закон за изменение и допълнение на Закона за публичното предлагане на ценни книжа (ЗИД ЗППЦК)) definisce il bulgaro come la lingua in cui i fornitori di servizi di finanziamento collettivo dovrebbero fornire il documento informativo principale per le loro comunicazioni di investimento e marketing, in conformità con l’obbligo del Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020 di definire tale lingua.

Va notato che il documento informativo principale per l’investimento contiene informazioni rilevanti per la decisione dei potenziali investitori di prendere una decisione informata, incl. avvertendo che l’ambiente di investimento contiene rischi che non sono coperti dal Fondo di garanzia dei depositi bancari o dal Fondo di compensazione degli investitori, pertanto si prevede che dovrebbe essere chiaro, comprensibile e preparato in bulgaro.

  1. Al fine di garantire il rispetto dei requisiti previsti dal Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020 sono previste misure amministrative coercitive e sanzioni amministrative effettive, proporzionate e dissuasive. Al fine di garantire che le decisioni per la loro attuazione, risp. esecuzione, hanno un effetto deterrente nei confronti del pubblico, sono pubblicati con atto della Commissione
  2. Al fine di ottemperare a quanto richiesto dall’art. 49 del Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020 gli Stati membri per adeguare le proprie disposizioni nazionali e garantire l’applicazione di un’unica soglia di 5.000.000 di euro del totale dei fondi raccolti per le proposte di finanziamento collettivo presentate da un ideatore di progetto, il disegno di legge propone la soglia di BGN equivalente per il esenzione dall’obbligo di pubblicazione di un prospetto per l’offerta pubblica di titoli, introdotta nella legge sull’offerta pubblica di titoli ( Закона за публичното предлагане на ценни книжа  (ЗППЦК)), da aumentare all’equivalente BGN di EUR 5.000.000.

Il Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020 prevede la possibilità che le azioni di società a responsabilità limitata costituite ai sensi del diritto nazionale degli Stati membri siano liberamente trasferibili sui mercati dei capitali, motivo per cui rientrano anche nel campo di applicazione del regolamento. Ciò viene fatto in considerazione della possibilità dell’investitore di “uscire” dal suo investimento.

Secondo l’attuale legislazione bulgara (Codice Commerciale (ТЪРГОВСКИ ЗАКОН)), tuttavia, non è consentito il trasferimento gratuito di azioni di società a responsabilità limitata al mercato dei capitali, motivo per cui il disegno di legge non prevede tale possibilità. In questo caso, come per il regime tedesco, si tratterà di libero trasferimento di azioni solo da società di capitali.

Il progetto di legge sugli emendamenti alla legge sull’offerta pubblica di titoli (legge sull’offerta pubblica di titoli ( Закона за публичното предлагане на ценни книжа  (ЗППЦК)) propone modifiche rilevanti alla legge sulla Commissione di vigilanza finanziaria (Законът за Комисията за финансов надзор (ЗКФН)), emendamenti alla legge sulla restrizione del regolamento amministrativo e controllo amministrativo sull’attività economica, nonché il codice del lavoro.

L’ultima modifica riguarda il regime stabilito dalla Direttiva (UE) 2019/1937 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2019, riguardante la protezione delle persone che segnalano violazioni del diritto dell’Unione sulla protezione delle persone che segnalano segnalazioni di violazioni del diritto dell’Unione. La presentazione di un reclamo, segnale o messaggio alla Commissione di vigilanza finanziaria (Комисията за финансов надзор (КФН)) (whistleblowing esterno) da parte di un dipendente di un fornitore di servizi di finanziamento collettivo non costituisce violazione della disciplina del lavoro per abuso di fiducia e danno al buon nome dell’azienda, così come la diffusione di informazioni riservate informazioni al riguardo, salvo i casi in cui il dipendente riporti intenzionalmente informazioni errate.

Hanno diritto alla tutela contro il licenziamento disciplinare di cui all’art. 187, cpv. 2 del Codice del lavoro (КОДЕКС НА ТРУДА).

Il crowdfunding – evoluzione normativa italiana ed europea

Il termine crowdfunding indica il processo con cui più persone (“folla” o crowd) conferiscono somme di denaro (funding), anche di modesta entità, per finanziare un progetto imprenditoriale o iniziative di diverso genere.

L’espressione crowdfunding rappresenta una tipologia di finanziamento collettivo attuata da un gruppo di persone che uniscono le proprie risorse per la realizzazione di un progetto. Con l’avvento di Internet, questo processo è stato mediato dalle piattaforme digitali.

Esistono diversi tipi di crowdfunding, fra cui Equity crowdfunding e Lending crowdfunding, termini che indicano due distinte modalità di investimento. Le loro caratteristiche sono differenti, così come i loro vantaggi. Per investire in sicurezza e in maniera consapevole occorre senz’altro comprendere a fondo la loro natura.

Conferire denaro in un determinato progetto, che viene selezionato attraverso l’utilizzo di una piattaforma online, significa diventare un donatore, un finanziatore o un investitore a seconda della natura del progetto nel quale si sceglie di mettere i propri soldi. Da questa distinzione, si generano le 5 grandi categorie del crowdfunding.

  • Donation crowdfunding: permette di sostenere economicamente una determinata causa sociale, ambientale, ecc., come atto di liberalità. In cambio del proprio contributo, non ci si aspetta di ricevere nulla.

  • Reward crowdfunding: permette di sostenere economicamente un progetto o un’idea innovativa. In cambio del proprio contributo ci si aspetta di ricevere, in anteprima rispetto al mercato, il prodotto o il servizio che si è scelto di sostenere.

  • Equity crowdfunding: permette di acquistare le quote di una società di capitali, investendo così in essa il proprio denaro. In cambio del proprio contributo, l’investitore si aspetta di ottenere un forte aumento del valore delle proprie quote e/o la distribuzione di un importante utile da parte dell’azienda.

  • Debt crowdfunding: permette di sottoscrive un titolo di debito o un’obbligazione emessi da una società che realizza uno specifico progetto. In cambio del proprio contributo, alla scadenza prevista dal titolo di credito e/o dall’obbligazione, l’investitore riceverà il capitale investito maggiorato di un tasso di interesse prefissato.

  • Lending crowdfunding: permette di prestare il proprio denaro ad un’azienda, che lo utilizzerà per i suoi piani di sviluppo pagando un rendimento prefissato sul proprio prestito.

Equity crowdfunding, Debt crowdfunding e Lending crowdfunding sono definiti anche come “Crowdinvesting”, perché a fronte del proprio investimento o del proprio prestito, l’investitore si aspetta di ottenere un rendimento sul capitale.

In Italia le Offerte attraverso portali per la raccolta di capitali sono contemplate nell’Art. 100-ter del DECRETO LEGISLATIVO 24 febbraio 1998, n. 58 -Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, ai sensi degli articoli 8 e 21 (Servizi di investimento nel settore dei valori mobiliari e adeguatezza patrimoniale delle imprese di investimento mobiliare e degli enti creditizi: criteri di delega) della legge 6 febbraio 1996, n. 52. (Entrata in vigore del decreto: 1-7-1998, Ultimo aggiornamento all’atto pubblicato il 17/01/2022).

Equity crowdfunding

Si parla, quindi, di “equity-based crowdfunding” quando tramite l’investimento on-line si acquista un vero e proprio titolo di partecipazione in una società: in tal caso, la “ricompensa” per il finanziamento è rappresentata dal complesso di diritti patrimoniali e amministrativi che derivano dalla partecipazione nell’impresa.

L’equity crodwfunding si concentra maggiormente su finanziamento alle imprese, perlopiù PMI o Start Up. Queste richiedono capitali per dare il via al proprio modello del business. Chi crede nel progetto, dunque, acquista delle quote e diventa così socio della realtà che ha richiesto la liquidità.

I progetti in questo caso sono quasi sempre medio-grandi, mentre la remunerazione avviene alla conclusione, con un periodo di durata che può spingersi anche oltre i 35 mesi.

L’equity crodwfunding è lo strumento che consente a chiunque di investire in una società di capitali per il tramite di una piattaforma digitale che funge da intermediario. La società che decide di finanziarsi attraverso il crowdfunding potrà così coprire il proprio fabbisogno di capitale offrendo agli investitori aggregati dalla piattaforma, la possibilità di sottoscrivere proprie azioni o quote; in questo modo l’investitore diventa a tutti gli effetti un socio ed entra quindi nel capitale di rischio dell’azienda. In Italia, le piattaforme digitali che operano come intermediari per gli investimenti in equity crowdfunding devono essere autorizzate dalla Consob.

Lending crowdfunding

Il lending crowdfunding è conosciuto anche come social lending o P2P lending. In questo tipo di investimento il rapporto che si crea tra investitore e azienda è totalmente differente rispetto a quello visto nell’equity.

Gli investitori, infatti, non diventano soci né acquistano quote dell’azienda che ha proposto il progetto. Il lending crowdfunding permette loro di prestare denaro per finanziare un progetto, la cui durata si aggira solitamente sui 12 mesi. Il rapporto dunque è vicino a quello di una comune situazione di prestito: da un lato avremo il debitore, l’azienda, e dall’altro il creditore, l’investitore.

Al termine di questo rapporto gli investitori ricevono i loro capitali d’ingresso, che sono, di solito, molto bassi più i rendimenti dell’operazione .

Il lending crowdfunding, conosciuto anche come P2P lending o social lending, consiste, quindi,  nell’erogazione di un prestito ad una società o a un individuo per la realizzazione di un determinato progetto, tipicamente attraverso la sottoscrizione di un contratto di mutuo standardizzato. Il contratto, conferisce al sottoscrittore il diritto di ricevere ad una o più scadenze, il capitale investito maggiorato di un rendimento prefissato. La normativa che regola le piattaforme che operano come intermediari per gli investimenti in lending crowdfunding è meno rigida rispetto a quella relativa all’equity e debt crowdfunding:in Italia le piattaforme di lending non devono infatti essere autorizzate dalla Consob per poter operare.

Equity crowdfunding e lending crowdfunding: le differenze

Come abbiamo visto, sebbene stiamo parlando di due modelli di business appartenenti alla stessa macroarea, siamo di fronte a due modalità operative diverse.

La differenza principale è che l’equity consiste nel finanziamento di una campagna con capitale a rischio, mentre invece il lending si serve di capitale di debito. Da un lato dunque parleremo di quote, mentre nel secondo caso di prestito.

In entrambi i casi il finanziamento avviene attraverso una piattaforma digitale che agevola le operazioni mettendo in contatto il proponente, ovvero l’azienda che propone un progetto, e gli investitori/risparmiatori.

Un’altra differenza rispetto a lending crowdfunding è che per quanto riguarda l’equity le piattaforme devono essere iscritte a un registro della Consob.

Debt crowdfunding

Con alcune modifiche al regolamento Consob, introdotte nell’ottobre 2019 (delibera n. 21110 del 10.10.2019 Modifiche al Regolamento Consob n. 18592 del 26 giugno 2013 sulla raccolta di capitali di rischio tramite portali on-line e successive modifiche e integrazioni (Regolamento Crowdfunding) per l’adeguamento alle novità introdotte dalla legge di bilancio 2019), l’Italia ha dato il via a un nuovo settore del crowdinvesting: il debt crowdfunding (vedi art.2, lett. h, del Regolamento Consob n. 18592 del 26 giugno 2013. Lettera dapprima sostituita con delibera n. 19520 del 24.2.2016 e poi così modificata con delibera n. 21110 del 10.10.2019 che dopo le parole “degli OICR” ha aggiunto le parole: “e le obbligazioni o i titoli di debito”..)

Questa tipologia di crowdfunding prevede il collocamento di obbligazioni e titoli di debito (quali ad esempio bond, minibond e cambiali finanziarie) emessi da parte di PMI presso una vasta platea di investitori professionali e altre specifiche categorie di investitori anche retail. Si tratta quindi di una metodologia di crowdfunding , che permette alle PMI di raccogliere risorse finanziarie mediante l’offerta di tali strumenti finanziari, in modo innovativo, tramite il web. Quindi, a partire dalla fine del 2019 (delibera n. 21110 del 10.10.2019) è stata introdotta per le piattaforme autorizzate a svolgere l’attività di gestori di portali di equity crowdfunding, che fino a quel momento erano autorizzate ad operare come intermediari per la sola raccolta di capitale di rischio, la possibilità di operare come intermediari per la raccolta di finanziamenti tramite obbligazioni e strumenti finanziari di debito emessi da piccole e medie imprese (c.d. “debt crowdfunding“). In questo modo le società che rientrano nelle previsioni di legge, possono collocare ad esempio minibond tramite portali autorizzati dalla Consob. Nel caso del debt crowdfunding, non si investe nel capitale di rischio di una società, ma si concede a quest’ultima un finanziamento, in cambio della restituzione del capitale investito maggiorato degli interessi maturati.

Il crowdfunding immobiliare

Le due tipologie di crowdfunding che abbiamo appena visto si possono applicare a diversi settori, fra cui il settore immobiliare. L’equity e lending crowdfunding in Italia, relativi al settore real estate, sono in forte crescita, con dati incoraggianti e un mercato che si dimostra sempre più solido.

Nel caso dell’equity crowdfunding l’investimento avviene attraverso sottoscrizione di titoli di proprietà del capitale di un veicolo societario che promuove il progetto immobiliare.

Nel Lending crowdfunding, invece, l’investimento avviene prestando denaro ai promotori del progetto immobiliare, che in seguito lo rimborseranno riconoscendo una remunerazione, che può essere fissa o indicizzata.

Il crowdfunding immobiliare è un sistema innovativo volto a finanziare operazioni immobiliari ricorrendo a un’ampia base di finanziatori.

Le raccolte fondi avvengono per lo più sul web, attraverso piattaforme dedicate.

Che cosa fa una piattaforma di crowdfunding

Così come sono diversi nella teoria questi metodi di investimento, così differiscono anche le piattaforme di lending crowdfunding e equity crowdfunding.

L’obiettivo della piattaforma è l’intermediazione, ovvero il facilitare il contatto fra l’azienda proponente e gli investitori.

Equity crowdfunding, debt crowdfunding e lending crowdfunding sono tre diverse tipologie di crowdinvesting che hanno caratteristiche molto diverse tra loro.

Nella maggior parte dei Paesi in cui operano portali di crowdfunding il fenomeno non è soggetto a regolamentazione ed è fatto pertanto rientrare nell’ambito di applicazione di discipline già esistenti (appello al pubblico risparmio, servizi di pagamento, etc.).

L’Italia è invece il primo Paese in Europa ad essersi dotato di una normativa specifica e organica relativa al solo equity crowdfunding.

È noto come il tessuto produttivo italiano sia fondato sulle piccole imprese. Sono anche note le difficoltà che incontrano queste imprese, soprattutto dopo la crisi del 2008, a ottenere finanziamenti dalle banche. Difficoltà ancora maggiori riscontrano le imprese neo costituite, meglio conosciute come start-up.

Proprio a un particolare tipo di start-up (quelle innovative) sono dedicate alcune norme introdotte dal decreto legge n. 179/2012 (convertito nella legge 17 dicembre 2012, n. 221) recante “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese” (noto anche come “Decreto crescita bis“). Lo stesso titolo del “Decreto crescita bis” aiuta a capire è stato adottato con lo scopo di fornire uno stimolo alla crescita economica del nostro Paese. Nel complessivo disegno del legislatore, l’equity crowdfunding è visto come uno strumento che può favorire lo sviluppo delle start-up innovative attraverso regole modalità di finanziamento in grado di sfruttare le potenzialità di internet.

Il Decreto ha delegato alla Consob il compito di disciplinare alcuni specifici aspetti del fenomeno con l’obiettivo di creare un “ambiente” affidabile in grado, cioè, di creare fiducia negli investitori. La Consob ha adottato il nuovo Regolamento sulla raccolta di capitali tramite portali on-line
Adottato con delibera n. 18592 del 26 giugno 2013.
L’ultimo aggiornamento è stato adottato con delibera n. 21259 del 6 febbraio 2020, Modifiche al regolamento Consob n. 18592 del 26 giugno 2013. sulla raccolta di capitali tramite portali on-line e successive modifiche e integrazioni (regolamento crowdfunding) per l’adeguamento alle novità introdotte dal d.lgs. n. 165 del 25 novembre 2019Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 3 agosto 2017, n. 129
((Attuazione della direttiva 2014/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, relativa ai mercati degli strumenti finanziari e che modifica la direttiva 2002/92/CE e la direttiva 2011/61/UE, cosi’, come modificata dalla direttiva 2016/1034/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 giugno 2016, che modifica la Direttiva 2014/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014 , relativa ai mercati degli strumenti finanziari, e che modifica la direttiva 2002/92/CE e la Direttiva 2011/61/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’ 8 giugno 2011 , sui gestori di fondi di investimento alternativi, che modifica la direttiva 2003/41/CE e la direttiva 2009/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009 , concernente il coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative in materia di taluni organismi d’investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM), e il regolamento (CE) n. 1060/2009 e il Regolamento (UE) n. 1095/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010 , che istituisce l’Autorità europea di vigilanza (Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati), modifica la decisione n. 716/2009/CE e abroga la decisione 2009/77/CE della Commissione ), e di adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del Regolamento (UE) n. 600/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014 , sui mercati degli strumenti finanziari e che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012 sui mercati degli strumenti finanziari, cosi’ come modificato dal regolamento (UE) 2016/1033 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 giugno 2016.)), di attuazione della Direttiva 2014/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014 (relativa ai mercati degli strumenti finanziari e che modifica la direttiva 2002/92/CE e la Direttiva 2011/61/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’ 8 giugno 2011 , sui gestori di fondi di investimento alternativi, (che modifica la direttiva 2003/41/CE e la Direttiva 2009/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009 , concernente il coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative in materia di organismi d’investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM), e il regolamento (CE) n. 1060/2009 e  il Regolamento (UE) n. 1095/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010 , che istituisce l’Autorità europea di vigilanza (Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati) (che modifica la decisione n. 716/2009/CE e abroga la decisione 2009/77/CE della Commissione)) e di adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del Regolamento (UE) n. 600/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014 , sui mercati degli strumenti finanziari (che modifica il Regolamento (UE) n. 648/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 luglio 2012 , sugli strumenti derivati OTC, le controparti centrali e i repertori di dati sulle negoziazioni).

Le start-up innovative sono piccole società di capitali (spa, srl o cooperative) italiane, da poco operative, impegnate in settori innovativi e tecnologici o a vocazione sociale.

Alle start-up innovative è dedicata la Sez. IX del decreto legge n. 179/2012 (convertito nella legge 17 dicembre 2012, n. 221),”Decreto crescita bis”.

Il decreto legge n. 179/2012, stabilisce i requisiti che tali società devono possedere (art. 25) e dispone diverse semplificazioni normative per favorirne la diffusione e lo sviluppo.

Ai sensi dell’art. 25, comma 2, lettera c, del Decreto crescita bis, per l’impresa start-up innovativa, se residente in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo, è richiesta  una sede produttiva o una filiale in Italia.

Per crescere bene è necessario un ambiente favorevole: per questo il Decreto crescita bis, nel disegnare il sistema ha previsto (art. 25, comma 5) una particolare categoria di soggetti, gli “incubatori“: società di capitali italiane che offrono servizi per sostenere la nascita e lo sviluppo delle start up innovative.

Con il decreto legge n. 179/2012 il legislatore ha previsto la possibilità per le startup innovative, in deroga al divieto di cui all’articolo 2468, comma 1, cod. civ., di offrire al pubblico prodotti finanziari anche attraverso portali online per la raccolta di capitali. 

Le start-up innovative possono offrire i propri strumenti finanziari (anche) attraverso portali on-line (art.30 del Decreto crescita bis) se sono iscritte in una sezione speciale del registro delle imprese tenuto dalle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura (art. 25, comma 8, del Decreto crescita bis) dove è possibile acquisire le principali informazioni sulle società. Anche il sito internet delle singole start-up è un’importante fonte di informazioni: esso riporta (e aggiorna ogni sei mesi) le informazioni sull’attività svolta, sui soci fondatori, sul personale e sugli altri elementi indicati dal Decreto nonché sul bilancio.

Per assumere le informazioni necessarie a decidere se investire (tramite internet) in strumenti finanziari emessi da start-up innovative gli investitori consultano i portali on-line che si occupano di equity crowdfunding (art.30 del Decreto crescita bis). Si tratta di piattaforme vigilate dalla Consob che facilitano la raccolta del capitale di rischio delle start-up innovative.

L’art. 30 del decreto legge n. 179/2012 (convertito nella legge 17 dicembre 2012, n. 221),Decreto crescita bis“, ha modificato il DECRETO LEGISLATIVO 24 febbraio 1998, n. 58 -Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, per adeguarlo alla raccolta di capitali di rischio tramite portali on line e altri interventi di sostegno per le start-up innovative.

Per i soggetti comunitari, ai sensi dell’art. 30, comma 3, lettera b, del Decreto crescita bis, è richiesta una stabile organizzazione nel territorio della Repubblica.

I portali forniscono agli investitori le informazioni sulle start-up e sulle singole offerte attraverso apposite schede (redatte secondo il modello standard allegato al Regolamento) che possono essere presentate anche con strumenti multimediali tramite immaginivideo o “pitch” (le presentazioni, normalmente in formato Microsoft PowerPoint, con cui si descrivono l’azienda, la sua idea di business, le persone che la compongono e i piani che intendono perseguire con l’investimento cercato).

Proprio per il ruolo cruciale che svolgono il legislatore ha ritenuto necessario garantire l'”affidabilità” e la “qualità” del servizio svolto dai portali.

Per questi motivi la gestione di portali è riservata a due categorie di soggetti (art.30 del Decreto crescita bis):

  • i soggetti autorizzati dalla Consob e iscritti in un apposito registro tenuto dalla medesima Autorità;
  • le banche e alle imprese di investimento (SIM) già autorizzate alla prestazione di servizi di investimento (i c.d. “gestori di diritto”, annotati nella sezione speciale del registro tenuto dalla Consob).

Il registro dei gestori di portali

L’ Art. 50-quinquies  del D.Lgs. 58/1998 – Testo Unico della Finanza
si occupa della gestione di portali per la raccolta di capitali per le piccole e medie imprese e per le imprese sociali) 

La Parte II del Regolamento Consob è dedicata al REGISTRO E DISCIPLINA DEI GESTORI DI PORTALI

Il Regolamento Consob distingue il registro dei portali in due sezioni, una ordinaria e una speciale.

Nella sezione ordinaria sono iscritti i gestori di portali che sono autorizzati dalla Consob in seguito alla positiva verifica della sussistenza dei requisiti richiesti, tra i quali:

  • la forma giuridica di società di capitali;
  • il possesso, da parte dei soci di controllo, dei previsti requisiti di onorabilità;
  • il possesso, da parte dei soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, direzione e controllo, dei previsti requisiti di onorabilità (gli stessi dei soci di controllo) e di professionalità;
  • la presentazione di una relazione sull’attività di impresa e sulla struttura organizzativa (da predisporre secondo le indicazioni allegate al Regolamento Consob).

La perdita dei requisiti è una delle cause che comporta la cancellazione del gestore dal registro.

Nella sezione speciale sono invece annotati i “gestori di diritto“, ovvero le banche e le imprese di investimento autorizzate alla prestazione dei relativi servizi di investimento che hanno comunicato alla Consob lo svolgimento della gestione di portali di equity crowdfunding.

Il registro è consultabile attraverso il sito internet della Consob e attraverso i siti dei portali; al suo interno potranno essere rinvenute importanti informazioni sui gestori di portali tra cui: il collegamento alla home page del sito internet del portale e gli estremi degli eventuali provvedimenti sanzionatori e cautelari adottati dalla Consob nei confronti dei gestori.

La Consob esercita la vigilanza sui gestori iscritti al registro potendo richiedere dati notizie e documenti ed effettuando ispezioni. Nel caso accerti la violazione di regole, può sospendere il gestore dall’attività e, nei casi più gravi, radiarlo dal registro, oltre ad irrogare sanzioni pecuniarie.

 Successivamente al decreto legge n. 179/2012, il DECRETO-LEGGE 24 gennaio 2015, n. 3, Misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti, ha esteso la disciplina del crowdfunding alle Pmi innovative e ad altre società che investono prevalentemente in start-up innovative o in Pmi innovative.

L’art. 4, comma 1, del DECRETO-LEGGE 24 gennaio 2015, n. 3, definisce: “piccole e medie imprese innovative”, di seguito denominate “PMI innovative“,  le PMI, societa’ di capitali, costituite anche in forma cooperativa, che possiedono determinati requisiti come definite dalla Raccomandazione 2003/361/CE della Commissione, del 6 maggio 2003, relativa alla definizione delle microimprese, piccole e medie imprese.

L’art. 4, comma 2, del DECRETO-LEGGE 24 gennaio 2015, n. 3, stabilisce che: “Presso le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e’ istituita una apposita sezione speciale del registro delle imprese di cui all’articolo 2188 del codice civile, a cui le PMI innovative devono essere iscritte; la sezione speciale del registro delle imprese consente la condivisione, nel rispetto della normativa sulla tutela dei dati personali, delle informazioni relative, per le PMI innovative: all’anagrafica, all’attivita’ svolta, ai soci fondatori e agli altri collaboratori, al fatturato, al patrimonio netto, al sito internet, ai rapporti con gli altri attori della filiera.

Ancora, il crowdfunding – ad opera della LEGGE 11 dicembre 2016, n. 232, Legge di Bilancio 2017,  e del DECRETO-LEGGE 24 aprile 2017, n. 50  – è stato esteso alla raccolta di capitale di rischio da parte di tutte Pmi costituite in forma di società a responsabilità limitata, secondo la definizione della disciplina europea.

L’art. 1, comma 70, della LEGGE 11 dicembre 2016, n. 232, Legge di Bilancio 2017, recita:  “Al testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, sono apportate le seguenti modificazioni: a) il comma 5-novies dell’articolo 1 e’ sostituito dal seguente: «5-novies. Per “portale per la raccolta di capitali per le PMI” si intende una piattaforma on line che abbia come finalita’ esclusiva la facilitazione della raccolta di capitale di rischio da parte delle PMI come definite dalla disciplina dell’Unione europea e degli organismi di investimento collettivo del risparmio o altre societa’ che investono prevalentemente in PMI»; b) all’articolo 50-quinquies, le parole: «per le start-up innovative, per le PMI innovative» sono sostituite, ovunque ricorrono, dalle seguenti: «per le PMI», le parole: «in start-up innovative e in PMI innovative» sono sostituite, ovunque ricorrono, dalle seguenti: «in PMI» e, alla rubrica, le parole: «per start-up innovative e PMI innovative» sono sostituite dalle seguenti: «per le PMI»; c) alla rubrica del capo III-quater del titolo III della parte II, le parole: «per le start-up innovative e le PMI innovative» sono sostituite dalle seguenti: «per le PMI».”

L’art. 57 del DECRETO-LEGGE 24 aprile 2017, n. 50, convertito con modificazioni dalla L. 21 giugno 2017, n. 96, si occupa dell’Attrazione degli investimenti.

Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020

Il 10 novembre 2021 è entrato in vigore il Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020 (c.d. “Regulation on European Crowdfunding Service Providers for Business” , “European
Crowdfunding Service Providers Regulation” (ESCPR) o “Regolamento ECSP”),  che modifica:

Il Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020 è destinato ad avere rilevanti novità per i fornitori dei servizi / le piattaforme di crowdfunding, proponendosi di armonizzare le regole di comportamento a livello europeo e di aumentare conseguentemente sia le capacità di raccolta sul mercato dei capitali che quelle di investimento su base transfrontaliera.

Nel contesto italiano l’applicazione della nuova normativa contribuirà inoltre ad uniformare parzialmente l’attuale quadro normativo che è differenziato tra

In base al regime transitorio previsto dal Regolamento ECSP le piattaforme di crowdfunding, già operative alla data di entrata in vigore, avranno un anno di tempo per adeguarsi alla nuova normativa potendo continuare ad operare secondo le regole nazionali fino al 10 novembre 2022.

Il Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020 (“European
Crowdfunding Service Providers Regulation” (ESCPR))
, pur avendo alcune analogie con il Regolamento Consob applicabile all’equity / debt crowdfunding, introduce diverse novità per gli operatori del settore che riguarderanno;

  • il sistema autorizzativo e le regole di vigilanza prudenziale;
  •  la trasparenza;
  • la tutela degli investitori; 
  • la gestione dei conflitti di interesse.

La normativa europea avrà un ambito applicativo più ampio dell’attuale normativa italiana, in quanto si applicherà ai fornitori di servizi di

  • equity crowdfunding;
  • debt crowdfunding;
  • lending crowdfunding,

con l’esclusione dei prestiti peer-to-peer ai privati, a cui continueranno ad applicarsi le normative locali, ove esistenti.

Il Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020 sul Crowdfunding consentirà ai fornitori europei di servizi di Crowdfunding (European Crowdfunding Service Providers o ECSP) di operare in tutti i Paesi dell’Unione Europea.

Allo scopo di promuovere la prestazione transfrontaliera dei servizi di crowdfunding, di agevolare l’esercizio della libertà di offrire e ricevere tali servizi nel mercato interno e di promuovere le attività transfrontaliere di finanziamento delle imprese, il Regolamento stabilisce requisiti uniformi in tema di prestazione dei servizi crowdfunding, di organizzazione, di autorizzazione e di vigilanza degli ECSP, nonché in tema di tutela degli investitori.

Dal momento che le nuove norme in materia di crowdfunding sono state introdotte dal legislatore europeo tramite lo strumento del regolamento, che, a norma dell’articolo 288, paragrafo 2 (Il regolamento ha portata generale. Esso è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri”) del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), ha portata generale ed è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri,  le stesse producono effetti vincolanti nei confronti di tutti coloro che sono tenuti al rispetto del diritto dell’Unione europea, senza bisogno di misure di recepimento da parte degli Stati membri nel loro ordinamento giuridico interno. Gli Stati membri non potranno unilateralmente adottare provvedimenti interni volti a limitare l’applicazione delle norme del regolamento, né farne un’applicazione incompleta o selettiva. Inoltre, tutte le norme di diritto nazionale che risulteranno in contrasto con la normativa introdotta dal regolamento europeo andranno disapplicate.

Ambito di applicazione

Il Regolamento trova applicazione

  • sia rispetto ai servizi crowdfunding basati sull’investimento (il cosiddetto equity crowdfunding)
  • sia rispetto ai servizi crowdfunding basati sul prestito (il cosiddetto lending crowdfunding).

Secondo la definizione fornita dall’articolo 2 del Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020, s’intende

    • per «servizio di crowdfunding»  l’abbinamento tra gli interessi a finanziare attività economiche di investitori e titolari di progetti tramite l’utilizzo di una piattaforma di crowdfunding, che consiste in una delle seguenti attività:
      • intermediazione nella concessione di prestiti;
      • collocamento senza impegno irrevocabile, di cui all’allegato I, sezione A, punto 7), della direttiva 2014/65/UE, di valori mobiliari e strumenti ammessi a fini di crowdfunding emessi da titolari di progetti o società veicolo, e ricezione e trasmissione degli ordini di clienti, di cui al punto 1 di detta sezione, relativamente a tali valori mobiliari e strumenti ammessi a fini di crowdfunding;
    • per «piattaforma di crowdfunding», un sistema informatico pubblicamente accessibile basato su internet, gestito o amministrato da un fornitore di servizi di crowdfunding;

Tenuto conto dei rischi associati agli investimenti legati al crowdfunding e in un’ottica di tutela degli investitori, l’articolo 1 del Regolamento UE fissa, un limite quantitativo al suo ambito di applicazione, stabilendo, all’articolo 1, che le norme ivi contemplate non trovano applicazione alle offerte che abbiano un corrispettivo totale superiore a 5 milioni di euro, calcolati su un periodo di 12 mesi (soglia generalmente utilizzata dalla maggior parte degli Stati membri per esentare le offerte al pubblico dall’obbligo di pubblicazione del prospetto). Ne consegue che, le offerte che superino tale soglia non potranno essere ammesse sui portali crowdfunding.

La normativa italiana fissa in 8 milioni di euro la soglia massima entro la quale le offerte di strumenti finanziari possono essere condotte attraverso uno o più portali per la raccolta di capitali e, in generale, beneficiare dell’esenzione dall’applicazione della più stringente disciplina sul prospetto informativo (articolo 100-ter, comma 1 del TUF e art. 34-ter, comma 1 del Regolamento emittenti, adottato con delibera n. 11971 del 14 maggio 1999).

Quanto al limite soggettivo, i Servizi Crowdfunding potranno essere forniti solo da persone giuridiche stabilite in uno Stato Membro dell’Unione europea e autorizzate come fornitori di Servizi Crowdfunding conformemente all’articolo 12 del Regolamento UE (Art. 3, primo comma del Regolamento UE).

Autorizzazione

Le persone giuridiche che intendano fornire servizi di crowdfunding dovranno presentare una domanda di autorizzazione all’Autorità competente del proprio Stato membro, dimostrando di rispettare i requisiti previsti dal  Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020 (“European Crowdfunding Service Providers Regulation” (ESCPR), Art. 12 del Regolamento UE.  Tale Autorità sarà poi formalmente incaricata dell’attività di vigilanza sugli stessi, sotto la supervisione dell’European Securities and Markets Authority (ESMA), che istituirà un registro dei fornitori di servizi di crowdfunding autorizzati che operano nell’UE (Art. 14 del Regolamento UE).

La domanda deve ricomprendere tutte le informazioni elencate all’art. 12 del Regolamento UE o nonché la documentazione attestante il possesso da parte del gestore dei requisiti richiesti dal capo I del Regolamento UE, tra cui

  • l’adozione di un efficace sistema di governance che assicuri la sana e prudente gestione;
  • il possesso, da parte delle persone fisiche che ricoprano cariche gestorie, di requisiti di onorabilità e di competenza;
  • il soddisfacimento dei requisiti prudenziali di cui all’art. 11 del Regolamento UE;
  • l’adozione di misure atte ad assicurare che i progetti siano selezionati in modo professionale, imparziale e trasparente;
  • ecc.

Entro 3 mesi dal ricevimento della domanda, l’autorità competente adotta una decisione motivata di accoglimento o rigetto della domanda (art. 12, comma 8, del Regolamento UE) e ne informa l’European Securities and Markets Authority (ESMA)(art. 12, comma 9, del Regolamento UE), la quale istituisce un registro pubblico di tutti i fornitori di servizi di crowdfunding, pubblicato sul suo sito web e regolarmente aggiornato (art. 14 del Regolamento UE).

L’European Securities and Markets Authority (ESMA) dedica al crwfunding la sezione del suo sito web https://www.esma.europa.eu/sections/crowdfunding

Al momento, l’Italia non ha ancora formalmente designato l’Autorità che sarà incaricata di svolgere l’attività di vigilanza sugli operatori del crowdfunding; anche se è ragionevole ipotizzare che si tratterà della Consob che, eventualmente, per alcuni profili, potrà essere affiancata dalla Banca d’Italia.

I fornitori di crowdfunding che otterranno l’autorizzazione avranno diritto ad un passaporto europeo che gli consentirà di operare in tutti gli Stati Membri nei quali faranno richiesta di svolgere l’attività. Allo stesso modo, anche le imprese potranno accedere alla possibilità di raccogliere fondi non più solo in Italia ma in tutto il territorio dell’Unione Europea.

Ai sensi dell’articolo 18 del Regolamento UE, l’European Crowdfunding Service Providers (ECSP) autorizzato ai sensi dell’art. 12 del Regolamento UE che intenda erogare i Servizi Crowdfunding anche in Stati Membri diversi da quello nel quale ha ottenuto l’autorizzazione, dovrà effettuare una semplice comunicazione indirizzata all’autorità competente dello Stato membro di autorizzazione che sarà da quest’ultima trasmessa alle autorità competenti degli altri Stati membri nei quali l’European Crowdfunding Service Providers (ECSP) ha dichiarato di voler operare nonché all’European Securities and Markets Authority (ESMA) che si occuperà di introdurre tali informazioni nel suo registro pubblico.

L’’European Crowdfunding Service Providers (ECSP) potrà iniziare a prestare i Servizi Crowdfunding negli Stati Membri ai quali è stata indirizzata la predetta comunicazione a partire, al più tardi, dal quindicesimo giorno successivo alla data in cui ha comunicato all’autorità competente nazionale la sua volontà di erogare i Servizi Crowdfunding in via transfrontaliera.

In base al regime transitorio previsto dal Regolamento ECSP, per i portali già autorizzati in base all’attuale normativa potranno essere previsti dagli Stati Membri meccanismi di opt-in semplificati per passare al nuovo regime. Come evidenziato in precedenza, i fornitori di servizi di crowdfunding già accreditati potranno continuare a prestare i servizi di crowdfunding sulla base della normativa nazionale fino al 10 novembre 2022 o fino al rilascio di un’autorizzazione ai sensi di tale Regolamento, se tale data è anteriore.

Le Autorità europee (in particolare l’European Securities and Markets Authority (ESMA) ed European Banking Authority (EBA)) sono state chiamate a definire le regole applicative e gli standard di dettaglio con riferimento ad alcuni profili della nuova normativa che riguardano in particolare la valutazione dei rischi dell’investimento, la verifica della correttezza dei dati forniti, la gestione dei conflitti di interesse e le procedure di reclamo da parte degli investitori.

Al momento, tali regole di dettaglio risultano ancora in corso di definizione e potrebbero pertanto essere pubblicate dall’Autorità successivamente alla data di entrata in vigore della normativa, rendendo pertanto indispensabile per gli attuali operatori avvalersi del regime transitorio al fine di adeguarsi alla nuova normativa.

Racconta, Investimenti e Mercato Secondario

La raccolta di capitale di rischio sarà estesa anche a imprese diverse dalle PMI e le piattaforme di crowdfunding potranno collocare minibond presso gli investitori retail, mentre non sarà più possibile collocare quote di  OICR (Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio). Come abbiamo visto, il limite di raccolta massima per ogni impresa sarà fissato a € 5 milioni nell’arco di un anno, a fronte dell’attuale limite di € 8 milioni previsto dalla disciplina nazionale.

Con riferimento agli investimenti, tutti i fornitori di servizi di crowdfunding saranno chiamati a definire e attuare adeguate politiche di analisi, valutazione e selezione dei progetti di investimento proposti sulle rispettive piattaforme, in modo da limitare il livello di esposizione ai rischi ed assicurare un trattamento equo dei potenziali investitori e clienti.

Il Regolamento ECSP conferma, come già previsto dalla disciplina nazionale, l’introduzione di “bacheche elettroniche” (vedi art. 25 del Regolamento ECSP) volte a favorire la creazione di un mercato secondario degli strumenti oggetto di crowdfunding e dunque a facilitare l’uscita dall’investimento.

Gestione individuale di portafogli di prestiti

Nell’ambito del lending crowdfunding, il Regolamento ECSP all’art. 2, Definizioni, primo comma, lettera c, introduce un riferimento esplicito al servizio di “gestione individuale di portafogli di prestiti”, che consiste nella “ripartizione, da parte di un fornitore di servizi di crowdfunding, di un importo prestabilito di fondi di un investitore che è un prestatore originario, a uno o più progetti di crowdfunding sulla sua piattaforma di crowdfunding conformemente a un mandato individuale conferito dall’investitore su base discrezionale per ciascun investitore”.

Tale servizio, si configura di fatto come un “nuovo servizio di investimento” in forza del quale l’investitore fornisce al gestore della piattaforma di lending crowdfunding indicazioni e parametri in merito ai progetti che intende finanziare e il gestore/fornitore di servizio, sulla base degli stessi, provvede ad allocare i fondi su diversi progetti di investimento adottando tutte le misure necessarie per ottenere il miglior risultato possibile.

In relazione agli investimenti selezionati nel rispetto dei parametri indicati nel mandato di gestione individuale, il rischio di insolvenza non è sopportato dal fornitore del servizio di lending crowdfunding ma dagli investitori. Pertanto, la possibilità di svolgere tale servizio è subordinata all’adozione da parte dei fornitori / piattaforme di lending crowdfunding di idonei sistemi, processi/ controlli e strumenti per l’analisi, la gestione e la mitigazione dei rischi, che dovranno essere definiti e comunicati agli investitori sulla base di appositi standard che saranno definiti dalle Autorità europee.

Tutela degli investitori

Alla tutela degli investitori è dedicato il Capo IV del Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020 .

Il Regolamento ECSP opera una particolare distinzione tra investitori “sofisticati” e investitori “non sofisticati” e introduce livelli differenziati di salvaguardia a tutela degli investitori, appropriati per ciascuna di tali categorie.

Tale distinzione, da un lato, si fonda sulla distinzione tra cliente professionale e cliente al dettaglio prevista dalla Direttiva 2014/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014 , relativa ai mercati degli strumenti finanziari e che modifica la direttiva 2002/92/CE e la direttiva 2011/61/UE (la cosiddetta Direttiva MiFID II, (Markets in financial instruments directive II)) e, dall’altro, tiene in considerazione anche le peculiarità del mercato del crowdfunding. In particolare, la distinzione tra investitori sofisticati e non sofisticati, oltre a seguire la linea di demarcazione tracciata dalla Direttiva MiFID II,  prende in considerazione anche l’esperienza e le conoscenze dei potenziali investitori in materia di crowdfunding, valutate conformemente ai criteri e secondo la procedura di cui all’allegato II del Regolamento UE n. 2020/1503 del 7 ottobre 2020.

I fornitori di servizi di crowdfunding dovranno presentare ai potenziali investitori un prospetto informativo standardizzato con tutti i dettagli chiave dell’investimento (c.d. Key Investment Information Sheet – KIIS) e saranno tenuti ad eseguire un test d’ingresso di verifica in relazione agli investitori non sofisticati (art. 21 del Regolamento ECSP).

Tale test è finalizzato a valutare l’appropriatezza degli investimenti sulla base dell’esperienza, degli obiettivi di investimento, della situazione finanziaria e della comprensione di base dei rischi legati all’investimento in generale da parte dei potenziali investitori.

In caso di investimenti di un ammontare superiore all’importo più elevato tra 1.000 € o il 5% del patrimonio netto dell’investitore, il fornitore di servizi di crowdfunding dovrà pertanto avvertire l’investitore sui rischi e ottenere un consenso esplicito e una dimostrazione di piena comprensione dell’investimento e dei relativi rischi (art. 21, comma 7, del Regolamento ECSP).

Saranno infine introdotte regole più stringenti in materia di conflitto di interessi che prevederanno l’adozione di adeguate misure per evitare, individuare, gestire e comunicare gli stessi, introducendo, tra l’altro, anche l’impossibilità per gli operatori di aderire alle offerte pubblicate sulle proprie piattaforme.

Ulteriori requisiti saranno inoltre previsti in relazione al trattamento dei reclami, per cui i fornitori di servizi di crowdfunding dovranno adottare procedure efficaci e approntare ulteriori presidi.

Come abbiamo visto, prima di consentire agli investitori non sofisticati di accedere ai Servizi Crowdfunding, l’European Crowdfunding Service Provider dovrà sottoporli ad un test d’ingresso per la verifica della conoscenza e della capacità di sostenere eventuali perdite, al fine di valutare se gli investitori non sofisticati siano in grado di comprendere i rischi legati all’investimento in generale e alle tipologie di investimento offerte sulla piattaforma nonché di sostenere eventuali perdite derivanti dall’investimento stesso (attraverso l’effettuazione di un’apposita simulazione).

La stessa verifica, invece, non è richiesta con riguardo agli investitori sofisticati, dal momento che essi sono per definizione consapevoli dei rischi associati agli investimenti in progetti di crowdfunding.

In ogni caso, laddove un investitore non sofisticato intenda effettuare un investimento per un ammontare superiore all’importo più elevato tra 1.000 euro e il 5% del suo patrimonio netto, l’European Crowdfunding Service Provider, prima di consentirgli di aderire all’offerta, dovrà provvedere a inoltrare a tale investitore una specifica avvertenza sui rischi, assicurandosi che l’investitore fornisca un consenso esplicito ad effettuare l’investimento e che dimostri di comprendere l’investimento e i relativi rischi.

Al fine di rafforzare ulteriormente la tutela degli investitori non sofisticati, l’articolo 22 del Regolamento UE n. 2020/1503 concede all’investitore non sofisticato un periodo di tempo di 4 giorni (il cosiddetto “periodo di riflessione precontrattuale”) per revocare un’offerta di investimento o una manifestazione di interesse in una specifica offerta di crowdfunding, senza dare una motivazione e senza incorrere in penali.  L’attuale normativa italiana, invece, consente agli investitori non professionali di recedere dall’ordine di adesione, senza alcuna spesa, entro 7 giorni decorrenti dalla data dell’ordine stesso (articolo 13, comma 5, del Regolamento Consob adottato con delibera 18592 del 26 giugno 2013).

Sempre nell’ottica di garantire alti livelli di tutela degli investitori, il Regolamento UE prevede l’obbligo degli European Crowdfunding Service Provider di fornire agli investitori, oltre a tutte le informazioni relative al portale, ai costi, ai rischi finanziari e gli oneri connessi ai Servizi Crowdfunding e la loro natura, ai criteri di selezione dei progetti, anche una chiara informativa, redatta dall’offerente, contenente le informazioni chiave dell’investimento e della singola offerta in modo da consentire loro di prendere delle decisioni di investimento informate e consapevoli. Tale informativa, inoltre, deve essere formulata in modo tale da rispecchiare le caratteristiche tipiche di ciascuna delle due tipologie di Servizi Crowdfunding erogati dall’ European Crowdfunding Service Provider , fornendo indicazioni specifiche a seconda che l’investitore intenda accedere al servizio di equity crowdfunding o di lending crowdfunding. Infine, gli European Crowdfunding Service Provider possono dotarsi di strumenti di filtraggio che consentano di proporre agli investitori progetti di crowdfunding basati su uno o più parametri specifici o su indicatori di rischio, come il tipo o il settore di attività commerciale o una valutazione del credito, che siano stati comunicati in anticipo al fornitore di servizi di crowdfunding dall’investitore stesso senza che l’esistenza e l’utilizzo di tali strumenti possa essere considerata come consulenza in materia di investimenti (che costituisce attività riservata il cui esercizio necessita di autonoma e specifica autorizzazione), purché, tuttavia, tali strumenti forniscano informazioni ai clienti in maniera neutrale mostrando, ad esempio, risultati relativi a caratteristiche meramente oggettive del prodotto, demandando le decisioni di investimento al solo investitore.