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Modalità di determinazione e di pagamento della commissione per l’accesso o il rinnovo degli accordi preventivi bilaterali e multilaterali – Provvedimento n 297428 del 2 novembre 2021

Con Provvedimento n 297428 del 2 novembre 2021 le Entrate definiscono “Disposizioni per l’attuazione dei commi 3-bis e 3-ter dell’articolo 31-ter del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600. Modalità di determinazione e di pagamento della commissione per l’accesso o il rinnovo degli accordi preventivi bilaterali e multilaterali“.

Con Risoluzione n 76/E del 21 dicembre 2021 si istituiscono i codici tributo per il versamento, tramite modello F23, della commissione per l’accesso o il rinnovo degli accordi preventivi bilaterali e multilaterali (all’articolo 31-ter, commi 3-bis e 3-ter, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600).

ACCORDI FISCALI ANTICIPATI PER IMPRESE CON ATTIVITÀ INTERNAZIONALE – i codici tributo per pagamento commissione con F23

Con Risoluzione n 76/E del 21 dicembre 2021 si istituiscono i codici tributo per il versamento, tramite modello F23, della commissione per l’accesso o il rinnovo degli accordi preventivi bilaterali e multilaterali (all’articolo 31-ter, commi 3-bis e 3-ter, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600).

Il  DECRETO LEGISLATIVO 14 settembre 2015, n. 147 (Disposizioni recanti misure per la crescita e l’internazionalizzazione delle imprese) ha introdotto nel nostro ordinamento fiscale, con l’inserimento dell’Art. 31 ter nel Decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n.600 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi)gli ” Accordi fiscali anticipati per imprese con attività internazionale” (Advance tax Agreements) , con l’obiettivo di garantire ai contribuenti certezza sulle questioni fiscali internazionali attraverso la valutazione dei fatti e delle circostanze da parte dell’Agenzia delle Entrate

Le relative disposizioni attuative sono state adottate con il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 21 marzo 2016, Prot. n. 2016/42295 , che stabilisce le modalità operative per l’accesso alla procedura.

Gli accordi di Fiscalità Anticipata sono accordi vincolanti tra i contribuenti e l’Agenzia delle Entrate (che sostituiscono l’ex procedura “ruling standard internazionali”) volti a rafforzare gli adempimenti fiscali e promuovere l’attività delle imprese multinazionali dando loro preventivamente certezze sulle questioni fiscali internazionali. Gli accordi si basano sulla reciproca collaborazione e trasparenza tra i contribuenti e l’Agenzia delle Entrate.

Possono accedere alla procedura degli accordi preventivi:

  • Le imprese residenti con attività internazionale;
  • Le imprese non residenti che operano in Italia per mezzo di una stabile organizzazione.

L’Agenzia delle Entrate (provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 21 marzo 2016, Prot. n. 2016/42295) ha chiarito che per “impresa con attività internazionale” deve intendersi qualunque impresa residente nel territorio dello Stato, qualificabile come tale ai sensi delle disposizioni vigenti in materia di imposte sui redditi.

Quindi impresa che, in alternativa o congiuntamente:

  • Si trovi, rispetto a società non residenti, in una o più delle condizioni indicate nell’art. 110 co. 7 del DPR n. 917/86 in materia di prezzi di trasferimento;
  • Il cui patrimonio, fondo o capitale sia partecipato da soggetti non residenti. Ovvero partecipi al patrimonio, fondo o capitale di soggetti non residenti;
  • Abbia corsisposto a, o percepito da soggetti non residenti, dividendi, interessi, royalties o altri componenti reddituali;
  • Eserciti la sua attività attraverso una stabile organizzazione in un altro Stato;
  • Qualunque impresa non residente che esercita la sua attività nel territorio dello Stato attraverso una stabile organizzazione.

L’Agenzia delle Entrate (provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 21 marzo 2016, Prot. n. 2016/42295, artt. 1.3, 1.4 e 1.5) ha inoltre esteso la definizione di “impresa con attività internazionale” a seconda dei diversi ambiti di applicazione della procedura in questione.

“1.3 Per l’accesso ai medesimi ambiti di cui al punto 1.2, per impresa con attività internazionale deve, altresì, intendersi l’impresa non residente che esercita la propria attività nel territorio dello Stato attraverso una stabile organizzazione, qualificabile come tale ai sensi delle disposizioni vigenti in materia di imposte sui redditi.
1.4 Con riferimento alla preventiva definizione in contraddittorio dei valori di uscita o di ingresso in caso di trasferimento della residenza, per impresa con attività internazionale deve intendersi l’impresa che si trovi nelle condizioni indicate rispettivamente agli articoli 166 e 166-bis del TUIR.
1.5 Per impresa con attività internazionale, ai fini della la valutazione preventiva della sussistenza dei requisiti che configurano una stabile organizzazione situata nel territorio dello Stato, tenuti presenti i criteri previsti dall’art. 162 del TUIR, nonché dalle vigenti convenzioni contro le doppie imposizioni stipulate dall’Italia, deve intendersi l’impresa non residente, che abbia intenzione di esercitare la propria attività per il tramite di una stabile organizzazione nel territorio dello Stato entro il periodo di imposta successivo a quello di presentazione dell’istanza.”

Non sono ammessi alla procedura le persone fisiche ed in genere tutti i soggetti che non esercitano attività d’impresa.

In seguito l’Art. 31 ter nel Decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n.600 è stato modificato dall’art.2 del Decreto legislativo del 15/03/2017 n. 32 e dall’articolo 1, comma 1101 della legge di bilancio 2021 (legge n. 178/2020).

All’articolo 31-ter, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, i commi 3-bis e 3-ter, sono stati aggiunti dall’articolo 1, comma 1101 della legge di bilancio 2021 (legge n. 178/2020) .

«3-bis. L’ammissibilita’ della richiesta di accordo preventivo di cui al comma 3 e’ subordinata al versamento di una commissione pari a:

a) 10.000 euro nel caso in cui il fatturato complessivo del gruppo cui appartiene il contribuente istante sia inferiore a 100 milioni di euro;

b) 30.000 euro nel caso in cui il fatturato complessivo del gruppo cui appartiene il contribuente istante sia compreso tra 100 milioni e 750 milioni di euro;

c) 50.000 euro nel caso in cui il fatturato complessivo del gruppo cui appartiene il contribuente istante sia superiore a 750 milioni di euro.

3-ter. In caso di richiesta di rinnovo dell’accordo di cui al comma 3, le commissioni sono ridotte alla meta’. Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate sono adottate le disposizioni di attuazione della disciplina contenuta nel presente comma».

Tanto premesso, per consentire il versamento, tramite modello F23, della suddetta commissione, sono istituiti i seguenti codici tributo:

  • “180T” denominato “Commissione per l’accesso agli accordi preventivi bilaterali e multilaterali – art. 31-ter comma 3-bis del d.P.R. 600/73”;
  • “181T” denominato “Commissione per il rinnovo degli accordi preventivi bilaterali e multilaterali – art. 31-ter comma 3-ter del d.P.R. 600/73”.

Si specifica che in sede di compilazione del modello di versamento F23:

  • nel campo 6 “codice ufficio o ente”, è indicato il codice “L7A”; denominato “Agenzia delle Entrate – Divisione contribuenti”;
  • nel campo 10 “estremi dell’atto o del documento”, è indicato l’anno di presentazione dell’istanza di accordo preventivo o dell’istanza di rinnovo dell’accordo preventivo, nel formato “AAAA”;
  • nel campo 11 “codice tributo”, è indicato il codice tributo (“180T” oppure “181T”).

I codici tributo “180T” e “181T” sono pubblicati sul sito internet dell’Agenzia delle entrate www.agenziaentrate.gov.it., nella sezione “Codici versamento e attività – F23 – Codici per i versamenti” e in particolare nella “Tabella ‘A’ dei codici tributo relativi all’Agenzia delle Entrate”.

Importanti chiarimenti in merito alla disciplina delle Controlled Foreign Companies (CFC) – circolare n° 18/E 

Il giorno 27.12.2021 l’Agenzia delle Entrate ha emanato la circolare n° 18/E (Circolare ATAD n. 1 – Chiarimenti in tema di Società Controllate Estere (CFC) – articolo 167 del TUIR, come modificato
dall’articolo 4 del DECRETO LEGISLATIVO 29 novembre 2018, n. 142),
 che riporta importanti chiarimenti in merito alla disciplina delle Controlled Foreign Companies (CFC).

La circolare n° 18/E  ripercorre tutte le modifiche, dovute al recepimento della Direttiva ATAD , intervenute nella normativa nazionale.

Controlled Foreign Companies – Provvedimento n° 376652 Agenzia delle Entrate – criteri per determinare, con modalità semplificata, l’effettivo livello di tassazione della controllata estera

Il giorno 27.12.2021 l’Agenzia delle Entrate ha emanato il provvedimento n° 376652,  riguardante le recenti modifiche apportate alla disciplina delle CFC (Controlled Foreign Companies), volto all’individuazione di nuovi criteri per determinare, con modalità semplificata, l’effettivo livello di tassazione della controllata estera, al fine di tener conto delle novità recate alla disciplina CFC dal decreto ATAD (ANTI TAX AVOIDANCE DIRECTIVES, DECRETO LEGISLATIVO 29 novembre 2018, n. 142, in attuazione della direttiva (UE) 2016/1164 del Consiglio, del 12 luglio 2016 (Atad 1), recante norme contro le pratiche di elusione fiscale che incidono direttamente sul funzionamento del mercato interno e come modificata dalla direttiva (UE) 2017/952 del Consiglio del 29 maggio 2017(Atad 2), recante modifica della direttiva (UE) 2016/1164 relativamente ai disallineamenti da ibridi con i paesi terzi. (18G00168)(GU Serie Generale n.300 del 28-12-2018) Entrata in vigore del provvedimento: 12/01/2019).

Con il  provvedimento n° 376652 – emanato in attuazione dell’articolo 167, comma 4, lettera a), del TUIR – vengono aggiornate le indicazioni contenute nel precedente provvedimento, provvedimento 2016/143239 del 16 settembre 2016, il quale, pertanto, deve considerarsi a tutti gli effetti sostituito dal provvedimento n° 376652.

I chiarimenti interpretativi in merito alla corretta applicazione delle disposizioni oggetto del provvedimento n° 376652  sono forniti attraverso documenti di prassi amministrativa dell’Agenzia delle entrate.
Sono fatte salve, laddove compatibili con la nuova disciplina, le indicazioni fornite con i precedenti documenti di prassi (cfr. circolare del 6 ottobre 2010, n. 51/E; circolare del 26 maggio 2011, n. 23/E; circolare del 21 giugno 2011, n. 28/E, capitolo3, e circolare del 4 agosto 2016, n. 35/E)

La Società Europea (SE) in Bulgaria

La Società Europea in Bulgaria
La Società Europea in Bulgaria

La società europea (abbreviata SE), nota anche come Societas Europaea, è una forma di società che può essere costituita sul territorio dell’Unione europea, e che funziona sulla base di un regime di costituzione e di gestione unico, anziché sottoposto a normative statali differenti.

Le società europee sono regolate dal REGOLAMENTO (CE) N. 2157/2001 DEL CONSIGLIO dell’8 ottobre 2001 relativo allo statuto della Società europea (SE) .

La sede della società europea deve essere situata all’interno dell’Unione europea, nello stesso Stato membro dell’amministrazione centrale. Uno Stato membro può inoltre imporre alle società europee registrate nel suo territorio l’obbligo di far coincidere l’ubicazione dell’amministrazione centrale con quella della sede sociale.

La società europea funziona attraverso i propri organi. I soci possono scegliere tra due modelli di organizzazione, uno più semplice e uno più complesso:

  • il primo, con due soli organi: assemblea dei soci e organo di amministrazione (modello monistico);
  • il secondo, con tre organi: assemblea dei soci, organo di direzione, organo di controllo (modello dualistico).

Lo statuto della società europea è stato adottato con regolamento, direttamente applicabile come tale negli Stati membri dell’UE sin dal momento della sua entrata in vigore. È stata inoltre recepita la direttiva che ha completato lo statuto della società europea per quanto riguarda il coinvolgimento dei lavoratori (Direttiva 2001/86/CE del Consiglio, dell’8 ottobre 2001, che completa lo statuto della società europea per quanto riguarda il coinvolgimento dei lavoratori).

Il coinvolgimento dei lavoratori richiesto dal Regolamento sulla Società Europea può articolarsi secondo tre modalità:

  • informazione;
  • consultazione;
  • partecipazione agli organi sociali.

E’ obbligatorio, nella fase di costituzione di una Società Europea, avviare negoziati tra i lavoratori e gli organi sociali finalizzati a determinare forme di coinvolgimento dei lavoratori in termini di informazione e consultazione. Se i negoziati falliscono si applicano le disposizioni di riferimento volte a prevedere e regolare modalità minime di coinvolgimento. Non è obbligatorio che si attuino forme di partecipazione dei lavoratori agli organi sociali, salvo il caso in cui le società che costituiscono la Società Europea già conoscano forme di partecipazione.

Requisiti per costituire una società europea

Per poter costituire una società europea occorre rispondere a tutti i requisiti seguenti:

  1. la sede legale e l’ amministrazione centrale devono trovarsi nello stesso paese dell’UE
  2. la società deve essere presente in altri paesi dell’UE (affiliate o succursali), oppure disciplinata, insieme a tutte le altre società interessate, dalla legislazione di almeno due diversi paesi dell’UE
  3. bisogna disporre di un capitale sottoscritto di almeno 120 000 euro
  4. il titolare e i rappresentanti dei lavoratori hanno concluso accordo sulla partecipazione dei dipendenti negli organi aziendali e su come saranno consultati e informati.

Fonti della società europea

Le fonti della società europea sono le:

  • disposizioni di legge adottate dagli stati membri;
  • disposizioni di legge adottate dagli stati membri per le società per azioni;
  • disposizioni dello statuto della società europea;
  • disposizioni statutarie riconducibili direttamente al regolamento;
  • norme dettate dai singoli stati;
  • accordi di autonomia privata previsti per la società europea.

Come costituire una società europea

In base all’art. 2 del REGOLAMENTO (CE) N. 2157/2001 DEL CONSIGLIO dell’8 ottobre 2001 relativo allo statuto della Società europea (SE) le possibilità sono 4 e dipendono dalla situazione di partenza:

Come Chi Requisiti
Fusione (per formare una società europea) comma 1 art. 2

TITOLO II COSTITUZIONE

Sezione seconda

Costituzione di una SE mediante fusione

Artt. da 17 a  31

Società per azioni Almeno 2 società di diversi paesi dell’UE
Costituire una holding europea
comma 2 art. 2

TITOLO II COSTITUZIONE

Sezione terza

Costituzione di una SE holding

Artt. da 32 a  34

Società per azioni e società a responsabilità limitata a) Almeno 2 società di diversi paesi dell’UE

oppure

b) le società partecipanti hanno avuto per almeno 2 anni un’affiliata o succursale in un altro paese dell’UE

Formare un’ affiliata europea
comma 3 art. 2

TITOLO II COSTITUZIONE

Sezione quarta

Costituzione di una SE affiliata

Artt. da 35 a  36

Società, ditte o altre persone giuridiche a) Almeno 2 entità di diversi paesi dell’UE

oppure

b) le entità partecipanti hanno avuto per almeno 2 anni un’affiliata o succursale in un altro paese dell’UE

Trasformazione
comma 4 art. 2

TITOLO II COSTITUZIONE

Sezione quinta

Trasformazione di una società per azioni esistente in SE

Art. 37

Società per azioni Una società che ha avuto per almeno 2 anni un’affiliata o succursale in un altro paese dell’UE

In base all’art. 4, comma 2, del REGOLAMENTO (CE) N. 2157/2001 DEL CONSIGLIO dell’8 ottobre 2001 relativo allo statuto della Società europea (SE) il capitale è diviso in azioni e il capitale sociale non può essere inferiore a 120.000 euro. Può essere superiore nel caso in cui la società svolga determinate attività previste.

La società europea acquista personalità giuridica con l’iscrizione nei registri delle imprese dello Stato in cui è stata costituita con la pubblicità nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea in virtù di pubblicità informativa.

Per gli atti eseguiti in nome della società europea prima della sua iscrizione sono responsabili solidalmente e illimitatamente coloro che li hanno compiuti, salvo convenzione contraria.

La sede sociale deve essere costituita in uno dei paesi membri della Unione Europea.

Come abbiamo visto, quindi, ci sono quattro modi di costituzione della società:

  • Fusione propria o per incorporazione: se almeno due di esse, società per azioni, sono soggette alla legge di stati membri differenti, l’organo di direzione e di controllo redigono un progetto di fusione delle società di capitali, nel bollettino azionario devono essere pubblicate il tipo, la denominazione sociale. L’assemblea di ciascuna società provvede all’approvazione del progetto di fusione con la maggioranza dei 2/3 del Capitale Sociale rappresentato. Il controllo di legittimità sulla fusione è effettuato per ciascuna società. Entro 6 mesi dal rilascio dovrà essere inviato l’attestato di regolarità proveniente da diversi paesi. La fusione e la costituzione hanno effetto dalla data in cui la società europea è iscritta nel registro dello Stato membro. Con l’iscrizione non può più essere pronunciata la nullità.
  • Costituzione di una SE holding o SE affiliata: se almeno due di esse, società per azioni o S.R.L., sono soggette alla legge di stati membri differenti, le società di diritto commerciale possono costituire, sottoscrivendo le azioni, una SE affiliata a condizione che almeno 2 di esse siano soggette alle leggi di stati membri differenti ovvero che abbiano da almeno due anni un’affiliata soggetta alla legge di un altro Stato membro o abbiano una succursale sempre situata in un altro Stato.
  • Trasformazione: se la trasformanda è una S.p.A. costituita conformemente alle legge di uno Stato membro e avente sede sociale e l’amministrazione centrale nell’Unione. La trasformazione da società europea a Spa può avvenire trascorsi almeno due anni dall’iscrizione nel registro delle imprese. È necessario redigere il progetto di trasformazione con relativa delibera del nuovo statuto accettato da almeno i due terzi dei voti dell’assemblea sociale.
  • Costituzione di una società europea holding: il procedimento di costituzione di una società europea holding si divide in fasi. La prima consiste nel redigere un progetto di costituzione; successivamente vengono pubblicizzati la denominazione sociale, la sede, il rapporto di cambio delle azioni o delle quote, gli ulteriori diritti speciali. I conferimenti delle società che costituiranno la holding devono consistere in almeno il 50% + 1 delle azioni ricordando sempre che il capitale sociale minimo richiesto è di 120.000 euro.

Le autorità nazionali competenti sono tenute a comunicare all’Ufficio delle pubblicazioni ufficiali le domande di registrazione entro un mese dalla pubblicazione dei documenti richiesti, specificando:

  • il nome della società europea
  • il numero, la data e il luogo di registrazione
  • la data, il luogo e il titolo della pubblicazione con cui sono state rese note a livello nazionale le informazioni sulla società europea
  • la sede legale della società europea
  • il suo settore d’attività.

Le informazioni sulla società saranno pubblicate sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Governance

La SE può scegliere se adottare il sistema di governance monistico o dualistico.

  • sistema monistico: c’è solo l’organo di amministrazione che gestisce la SE. I membri sono nominati dall’assemblea generale e lo Stato stabilisce il numero minimo e massimo degli amministratori.
L’organo si riunisce ogni tre mesi per deliberare: l’andamento degli affari e l’evoluzione degli affari.

Ogni membro ha diritto di conoscere ogni informazione comunicata all’organo collegiale. Ogni Stato regolamenta la revoca, il conflitto di interessi, il potere rappresentativo. L’organo di gestione ha la diretta emanazione dell’assemblea dei soci, che lo può revocare.

  • sistema dualistico: ci sono tre organi, l’assemblea generale che ha il potere di nominare il Consiglio di Sorveglianza, che designa o revoca l’organo di amministrazione.
Organo di vigilanza: controlla l’attività dell’organo direttivo, escluso ogni potere di gestione diretta della società, i membri sono nominati dall’assemblea, nomina l’organo di gestione e controlla la gestione dell’organo amministrativo.
Organo di gestione: amministra la società europea sotto la propria responsabilità.
Trasferire la sede legale in un altro paese dell’UE

È possibile trasferire la sede legale di una società europea in un altro paese dell’UE, senza doverla sciogliere, a condizione che l’impresa non sia soggetta a procedura giudiziaria per liquidazione, insolvenza, ecc. Occorre rendere nota pubblicamente l’intenzione di trasferimento con un preavviso di 2 mesi e ottenere l’approvazione degli azionisti. Prima di dare il loro consenso, le autorità competenti devono accertare l’adempimento di tutte le formalità richieste, inclusa la tutela degli interessi dei creditori e dei titolari di altri diritti.

In alcuni paesi dell’UE le autorità nazionali competenti possono opporsi al trasferimento durante il periodo di preavviso di 2 mesi per motivi di interesse pubblico. Tra questi figurano Belgio, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Francia, Grecia, Lettonia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia.

Norme contabili

Occorre seguire le norme contabili relative alle società per azioni del paese dell’UE in cui l’impresa è registrata.

Se la società europea è:

  • un ente finanziario o creditizio
  • un’impresa di assicurazione

vanno applicate le norme nazionali per questi tipi di società.

Scioglimento, liquidazione, insolvenza e cessazione dei pagamenti

In caso di scioglimento, liquidazione, insolvenza o cessazione dei pagamenti, la società europea è tenuta a rispettare le norme del paese in cui è registrata.

Norme per le società europee nei singoli paesi

In linea di massima, in tutti i paesi dell’UE si applica la stessa normativa europea in materia di società europea. Tuttavia, a seconda del paese in cui la società europea ha sede, vi possono essere norme diverse per alcuni aspetti come, ad esempio, le amministrazioni da contattare o le disposizioni sulla partecipazione dei dipendenti che occorre seguire.

La Società Europea in Bulgaria

La società europea è disciplinata  dal Capitolo diciannove.
SOCIETÀ EUROPEA (articoli da 281 a 283) del Codice Commerciale bulgaro (ТЪРГОВСКИ ЗАКОН)

ISTITUZIONE – Art. 281.

(1) Una società europea ai sensi del regolamento del Consiglio (CE) № 2157/2001 sullo statuto della società europea A (SE ), di seguito denominato “Regolamento (CE) № 2157/2001”, con sede legale nella Repubblica di Bulgaria, è costituita mediante fusione o trasformazione di una società per azioni con sede legale nella Repubblica di Bulgaria in una società europea e deve essere iscritto nel Registro delle Imprese.
(2) La sede di una società europea ai sensi del par. 1 è l’insediamento in cui si trova la gestione della sua attività.
(3) Una società europea con sede in un altro Stato membro non può essere costituita mediante fusione, quando una società di trasformazione con sede nella Repubblica di Bulgaria possiede terreni. Una società europea con sede legale nella Repubblica di Bulgaria, proprietaria di terreni, non può trasferire la propria sede legale in un altro Stato membro. Tale divieto si applica conformemente alle condizioni derivanti dall’adesione della Repubblica di Bulgaria all’Unione europea

ISPETTORE – Art. 282. 

(1) Quando una società con sede legale nella Repubblica di Bulgaria partecipa alla costituzione di una società europea attraverso una fusione, il funzionario all’atto dell’iscrizione all’Agenzia del Registro nomina un esaminatore ai sensi dell’art. 22, par. 1 e dell’art. 32 (4) del Regolamento (CE) (2157/2001 .
(2) All’atto della trasformazione di una società per azioni con sede legale nella Repubblica di Bulgaria in una società europea o di una società europea con sede legale nella Repubblica di Bulgaria in una società per azioni, l’ufficiale di registrazione presso l’Agenzia del Registro nomina un esaminatore ex art. 37, comma 6 e art. 66 (5) del Regolamento (CE) (2157/2001 .
(3) Nei casi di cui al par. 1 e 2 si applicano anche gli artt. 262l, al. 3 .

TERMINAZIONE – Art. 283.

Una società europea deve essere chiusa con decisione del tribunale della sua sede su richiesta del pubblico ministero, se la società non rispetta più i requisiti di cui all’art. 7 del Regolamento (CE) 2157/2001 . La società si estingue solo se la violazione non è eliminata entro un congruo termine, che il tribunale dà con ordinanza.

Come abbiamo detto, per quanto riguarda la fondazione, ci sono 4 diverse procedure:

1) Per fusione di più società per cui si applicano le disposizioni legali dello Stato accettante. Sono richieste almeno due società che siano state fondate sulla base della legge di due stati diversi. Per fondare una Società Europea, devono essere soddisfatte le seguenti condizioni:

  • Un progetto di trasformazione  e il suo esame da parte di un esperto indipendente e la sua relazione finale;
  • Relazioni degli organi amministrativi e del perito che esamina il piano di trasformazione;
  • Devono essere osservate tutte le prescrizioni di legge in merito alla pubblicazione dei creditori;
  • La deliberazione dell’assemblea relativa all’accettazione del piano di trasformazione;
  • L’iscrizione nel registro delle imprese .

2) Da una holding  che detiene un elemento internazionale. Ciò significa che le società fondatrici hanno sede in diversi Stati membri o che la holding ha avuto una società controllata in un altro Stato membro negli ultimi 2 anni prima della fondazione della SE. Devono essere soddisfatte le seguenti condizioni:

  • Un piano di fondazione uniforme;
  • Una relazione dell’organo di gestione;
  • La pubblicazione del piano entro un mese prima della delibera;
  • L’esame da parte di esperti indipendenti;
  • La verifica del piano da parte dell’assemblea generale di ciascuna società;
  • L’iscrizione nel registro delle imprese.

3) Con la costituzione di una società controllata sotto forma di SE;

4) Per trasformazione. Contemporaneamente la sede della società non può essere modificata.

Inoltre, per tutte le procedure è richiesta una notifica alle autorità competenti presso la nuova sede della società nonché una verifica della legalità.

  1. Esistono diversi regolamenti speciali per quanto riguarda il cambiamento della sede della società. La sede della società non può essere modificata se:
  2. La SE possiede proprietà immobiliari in Bulgaria. Si tratta di un regolamento temporaneo connesso all’ingresso nell’UE della Bulgaria ed è scaduto  il 31 dicembre 2012.
  3. Se vengono aperte procedure concorsuali  sui beni della società;
  4. Se la società è soggetta a procedura di liquidazione .

Il sistema e le funzioni degli organi della società corrispondono a quelli della società di capitali .

Per quanto riguarda lo scioglimento della società, ci sono alcune disposizioni speciali:

  • La sede della Società Europea deve essere ubicata nello stesso luogo della direzione. Se tale disposizione non è rispettata, l’accusa ha facoltà di chiedere al tribunale lo scioglimento della società;
  • Se la Società Europea si trasforma in una Società per Azioni con sede in uno degli Stati membri. Ciò è possibile dopo la scadenza di almeno 2 anni e l’accettazione di almeno 2 relazioni annuali.

Le Zone Franche (Free Zones) in Bulgaria

Le Zone Franche (Free Zones) in Bulgaria

Le zone franche economiche (Free economic zones (FEZ)), i territori liberi economici (free economic territories (FETs)) o le zone franche (free zones (FZ)) sono una categoria delle zone economiche speciali (special economic zone (SEZ))

Le zone franche sono regolate dagli artt. dal 243 al 249 dell‘Union Customs Code (UCC)

La Bulgaria ha 6 zone economiche speciali di libero scambio, collocate per agevolare rapidi scambi verso le vie di commercio internazionali

Le zone franche sono localizzate presso i porti di Vidin, sul Danubio,  e di Ruse, sempre sul Danubio,  il maggiore porto fluviale della Bulgaria. Un’altra zona franca si trova presso Dragoman, al  confine con la Serbo, una quarta a Svilengrad presso quello Turco, ed un’altra nella regione di Plovdiv. Plovdiv è la seconda maggiore città del paese ed ha un aeroporto indipendente. La sesta zona franca si trova a Burgas di fronte al maggiore porto sul Mar Nero.
Le attività nelle zone franche includono, tra le alter, cambi valutari convenienti, la possibilità di trasferire gli utili all’estero senza limitazioni e una struttura organizzativa che non obbliga l’investitore a condurre negoziazioni con le autorità locali.
Le merci che entrano, vengono poste in deposito o lasciano le zone franche sono considerate, ai fini delle imposte doganali e delle misure di politica commerciale, quali merci straniere al di fuori del territorio doganale della Repubblica di Bulgaria, fintantoché rispettino le disposizioni stabilite dalla legislazione bulgara specifica.
Il periodo di deposito delle merci è illimitato, tranne che per determinate merci relativamente alle quali è appositamente stabilito nel Regolamento di esecuzione della Legge Doganale.
Le merci importate nelle zone franche, o esportate dalle stesse, o destinate ad uno scambio commerciale tra le zone, sono esenti da dazi.
“Свободна безмитна зона – Митница Бургас
Бургас” АД 8000 Бургас,
8000 Бургас, ул. “Княз Ал. Батенберг” № 1
ул. “Трапезица” № 5, п.к.154 тел. +359 56 876121,
+359 56 876122
факс +359 56 844188,
+359 56 847205
Email: mburgas@unacs.bg
Free Zone Bourgas Plc Customs House of Bourgas
8000 Bourgas 8000 Bourgas
5, Trapezitsa Street 1, Kniaz Alexander Batenberg
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“Свободна зона – Пловдив” Митница Пловдив
АД 4004 Пловдив
4003 Пловдив, ул. “Кукленско шосе” № 32
Карловско шосе, тел. +359 32 606231,
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(Karlovsko Shose) Tel: +359 32 606231,
P.O.Box 75 +359 32 606275
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“Свободна зона – Русе” Митница Русе
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бул.“Тутракан” № 71, тел. +359 82 816202,
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Free Zone Rousse Plc Customs House of Rousse
7000 Rousse 7004 Rousse
71, Tutrakan Blvd. 117, Lipnik Blvd.
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Una società con sede estera paga le imposte in Italia se le decisioni sono prese nel territorio nazionale

Una società con sede estera paga le imposte in Italia se le decisioni sono prese nel territorio nazionale
Una società con sede estera paga le imposte in Italia se le decisioni sono prese nel territorio nazionale

La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza numero 6476 del 9 marzo 2021, ha stabilito che la società che ha fissato la residenza all’estero va considerata fiscalmente residente in Italia se le decisioni concrete che riguardano la direzione e la gestione delle attività di impresa vengono adottate in Italia.

La Corte di cassazione ha precisato che, per stabilire se il reddito prodotto da una società possa essere sottoposto a tassazione in Italia, assume rilevanza decisiva il fatto che l’adozione delle decisioni riguardanti la direzione e la gestione dell’attività di impresa avvenga nel territorio italiano, nonostante la società abbia localizzato la propria residenza fiscale all’estero.

In merito alla nozione di “sede dell’amministrazione” essa va intesa come “il luogo dove hanno concreto svolgimento le attività amministrative e di direzione dell’ente e si convocano le assemblee, e cioè il luogo deputato, o stabilmente utilizzato, per l’accentramento – nei rapporti interni e con i terzi – degli organi e degli uffici societari in vista del compimento degli affari e dell’impulso dell’attività dell’ente”.

Infatti il terzo comma dell’art. 73 del TUIR stabilisce che: ” Ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti le societa’ e gli enti che per la maggior parte del periodo di imposta hanno la sede legale o la sede dell’amministrazione o l’oggetto principale nel territorio dello Stato.”

Trattamento fiscale di una Holding olandese

Trattamento fiscale di una Holding olandese

In Olanda non esiste una forma societaria particolare per le Holding, piuttosto, in generale, si parla di “società di partecipazione“.

Nei Paesi Bassi una struttura di Holding può essere costituita attraverso

  • la Naamloze Vennotschap (Nv) che corrisponde alla Spa italiana. Gli aspetti legali della NV sono regolati negli articoli dal 64 al 174a del libro 2 del codice civile olandese (titolo 4: società per azioni). Il capitale emesso e versato deve essere di almeno € 45.000
  • la Besloten Vennotschap (Bv) che corrisponde alla Srl italiana, regolamentata dagli articoli dal 175 al 276 del libro 2 del codice civile olandese (titolo 5: società private a responsabilità limitata). Con il recente istituto della Flex-BV vigente dal 1 ottobre 2012 è possibile fondare una BV con 0,01 euro cent.

Quindi, non essendo prevista in Olanda una regolamentazione particolare per la Holding, da un punto di vista formale, questa può essere

  • una pure holding company,  quando svolge soltanto attività di gestione delle partecipazioni e di coordinamento delle attività delle società appartenenti al Gruppo
  • una operating holding company, quando a tale gestione si affianca l’attività industriale o commerciale in genere.

Uno degli aspetti più importanti del sistema olandese di imposta sul reddito delle società è l’esenzione dalla partecipazione, in base alla quale tutti i dividendi e le plusvalenze derivanti da una partecipazione qualificata sono esenti da imposta (art. 13 della Legge sull’imposta sul reddito delle società del 1969 (Wet op de vennootschapsbelasting 1969))

La disposizione, tuttavia, è piuttosto complessa. Pertanto una panoramica generale può tornare utile.

Aliquota dell’imposta sul reddito delle società olandese

Le società di partecipazione olandesi sono tassate allo stesso modo di altre entità aziendali in Olanda. A partire dal 2021 devono pagare un’imposta sulle società del 15% sugli utili fino a 245,000 EUR (dal 2022 il limite sarà portato a 395.000) e il 25% al ​​di sopra di questo margine.

Residenza aziendale

Una Società è soggetta a corporate income tax se è residente nei Paesi Bassi. Il luogo di residenza fiscale di un’entità si basa su fatti e circostanze. I principali fatti e circostanze che determinano se la sede della direzione effettiva è nei Paesi Bassi sono:

  • il luogo in cui vengono prese le decisioni aziendali importanti e;
  • il luogo in cui i direttori lavorano e si incontrano, e;
  • il luogo in cui vengono conservati i documenti aziendali e viene redatto il bilancio

Un’entità è quindi fiscalmente residente nei Paesi Bassi se la sua “sede di direzione effettiva” è nei Paesi Bassi.

L’esenzione dalla partecipazione

In Olanda vige il principio di tassazione su base mondiale (“worldwide taxation principle“) secodo il quale: per i soggetti residenti nel Paese, il reddito è tassato ovunque prodotto, mentre per i non residenti si assoggetta a tassazione soltanto il reddito prodotto nel Paese.

Nonostante il fatto che in generale una società residente nei Paesi Bassi sia soggetta a corporate income tax sul suo reddito mondiale, tutti i benefici derivanti da una partecipazione qualificata sono esenti da corporate income tax a livello di azionista qualificato (società fiscalmente residente in Olanda), art. 13 della Legge sull’imposta sul reddito delle società del 1969 (Wet op de vennootschapsbelasting 1969).

Sotto la voce “benefici” nella Partecipation exemptiom ricadono:

  • dividendi e
  • plusvalenze.

Lo scopo dell’esenzione dalla partecipazione è duplice. Nel contesto puramente nazionale olandese, mira alla prevenzione della doppia imposta sul reddito delle società sui profitti di un’impresa (cioè prima sui profitti dell’impresa stessa e successivamente a livello della società madre, ecc.) Nel contesto internazionale , l’esenzione dalla partecipazione ha l’effetto di esentare dalla doppia imposizione internazionale.

Partecipazione qualificata

Come regola generale, l’esenzione dalla partecipazione è applicabile fintanto che la partecipazione non è detenuta come investimento di portafoglio. 

In base all’art. 13 della Legge sull’imposta sul reddito delle società del 1969, l’esenzione dalla partecipazione si applica ai benefici derivanti da una partecipazione detenuta da una società madre residente nei Paesi Bassi se sono soddisfatti i seguenti requisiti:

  1. La società madre detiene una partecipazione di almeno il 5% del capitale sociale nominale versato (o, in determinate circostanze, del 5% dei diritti di voto) di una società con un capitale diviso in azioni ( Minimum Threshold Test);
  2. Viene soddisfatto uno dei seguenti tre test:
    a) l’obiettivo della Capogruppo rispetto alla propria partecipazione è quello di ottenere un rendimento superiore a quello che ci si può attendere dalla gestione del portafoglio (Motive Test); o
    b) meno del 50% delle attività totali della controllata sono “low-taxed free passive asset” (Asset Test); o
    c) la controllata è soggetta a un prelievo adeguato secondo gli standard fiscali olandesi(un’aliquota fiscale effettiva di almeno il 10%)( Subject-to-Tax Test); e
  3.  Il pagamento ricevuto dalla controllata non è detraibile ai fini della corporate income tax nel paese della controllata.

Motive Test

Il Motive Test è un test di fatti e circostanze che è soddisfatto quando la holding mira a ottenere un rendimento sulla sua controllata che supera il rendimento di un investimento di portafoglio., come, ad esempio:

  • se la holding partecipa alla gestione della controllata o
  • se la holding (o la sua società madre) svolge una funzione essenziale a beneficio dell’impresa commerciale del gruppo.

Il Motive Test è considerato fallito:

  • se più del 50% del patrimonio consolidato della controllata è costituito da partecipazioni inferiori al 5%, o
  • se la controllata (insieme alle sue controllate) funziona prevalentemente come società di finanziamento, leasing o concessione di licenze di gruppo .

L’Asset Test

Un asset è un “low-taxed free passive asset” se:

  • È un bene passivo che non è ragionevolmente richiesto all’interno dell’impresa  e
  • Il reddito derivante da tale attività è effettivamente tassato a un’aliquota inferiore al 10%.

Il patrimonio immobiliare è sempre considerato un ‘‘good asset’’ ai fini dell’Asset Test (indipendentemente dalla sua funzione all’interno dell’impresa del proprietario e indipendentemente dalla tassazione). Ai fini della soglia del 50% dell’Asset Test, è determinante il valore equo di mercato delle attività. L’Asset Test è un test continuo e deve essere soddisfatto durante (quasi) l’intero anno fiscale.

Le attività utilizzate per attività di finanziamento, leasing o concessione di licenze di gruppo sono generalmente considerate passive, a meno che non facciano parte di un’impresa di finanziamento o leasing attiva come descritta nella legge olandese, o siano finanziate al 90% o più con prestiti di terzi.

Subject-to-Tax Test

In generale, una partecipazione è considerata soggetta a un prelievo adeguato se è soggetta a un’imposta sugli utili con un’aliquota di almeno il 10%.

Alcune differenze nella base imponibile, come l’assenza di limitazioni alla deduzione degli interessi, un’esenzione dalla partecipazione troppo ampia, il differimento della tassazione fino alla distribuzione degli utili o i dividendi deducibili, possono causare la qualifica di un’imposta sugli utili come prelievo non adeguato, a meno che l’aliquota fiscale effettiva secondo gli standard fiscali olandesi sia almeno del 10%.

Partecipazioni non qualificanti per l’esenzione dalla partecipazione

Se il Minimum Threshold Test (partecipazione di almeno il 5% del capitale sociale nominale versato) è soddisfatto, ma non lo sono le restanti condizioni di esenzione, sarà concesso un credito per l’imposta sottostante con un’aliquota massima del 5% (ad eccezione delle partecipazioni UE qualificate, per le quali può essere accreditata l’imposta effettiva).

Ritenuta d’acconto sui dividendi olandesi

I dividendi pagati da una BV o NV olandese ai suoi azionisti sono generalmente soggetti a una ritenuta alla fonte sui dividendi del 15%. L’aliquota della ritenuta alla fonte può tuttavia essere ridotta nella maggior parte dei casi in virtù di trattati fiscali o della direttiva UE sulle società madri/figlie.

Dal 2024  è prevista una ritenuta alla fonte aggiuntiva sui flussi di dividendi ai paesi a bassa tassazione. Le misure si applicheranno ai flussi di dividendi verso paesi con un’aliquota fiscale sugli utili inferiore al 9% e paesi che si trovano nell’elenco europeo delle giurisdizioni non cooperative ai fini fiscali.

Panoramica delle aliquote della ritenuta alla fonte per i dividendi come indicato nei trattati fiscali conclusi dai Paesi Bassi.

Ultima modifica: 02-12-2020

TASSO SECONDO IL TRATTATO  
 

BRONLAND

PORTAFOGLIO PARTECIPAZIONE
Albania 15% 5% – 0%
Argentina 15% 10%
Armenia 15% 5%
Aruba 15% 7,5% – 5%
Australia 15% 15%
Azerbaigian 10% 5%
Bahrein 10% 0% – 10%
Bangladesh 15% 10%
Barbados 15% 0%
Bielorussia 15% 5%
Belgio 15% 5% – 0%
Bosnia Erzegovina *** 15% 5%
Brasile 15% 15%
Bulgaria 15% 5%
Canada 15% 5%
Cina 10% 5%
Curacao 15% 15% – 0%
Danimarca 15% 0%
Germania 15% 10% – 5%
Egitto 15% 0%
Estonia 15% 5%
Etiopia 15% – 5% 15% – 10% – 5%
Filippine 15% 10%
Finlandia 15% 0%
Francia 15% 5%
Georgia 15% 5% – 0%
Ghana 10% 5%
Grecia 35% – 15% 35% – 5%
Gran Bretagna 15% 5%
Ungheria 15% 5%
Hong Kong 10%  0%
Irlanda 15% 0%
Islanda 15% 0%
India 15% – 10% 15% – 10% – 5%
Indonesia 15% 10%
Israele 15% 5%
Italia 15% 10% – 5%
Giappone 10% 5% – 0%
Giordania 15% 15% – 5%
Kazakistan 15% 5% – 0%
Kuwait 10% 0%
Corea 15% 10%
Croazia 15% 0%
Kirghizistan ** 15% 15%
Lettonia 15% 5%
Lituania 15% 5%
Lussemburgo 15% 2,5%
Malawi
Malaysia 15% 0%
Malta 15% – 0% 5% – 0%
Marocco 25% 10%
Messico 15% 5%
Moldavia 15% 5% – 0%
Mongolia 15% 0%
Antille Olandesi 15% 8,3% – 0%
Nuova Zelanda 15% 15%
Nigeria 15% 12,5%
Macedonia del Nord 15% 0%
Norvegia 15% 0%
Uganda 15% 5% – 0% 
Ucraina 15% 5% – 0%
Uzbekistan 15% 5%
Oman 10% 0%
Austria 15% 5%
Pakistan 20% 10%
Panama 15% 0%
Polonia 15% 5%
Portogallo 10% 10%
Qatar 10% 0%
Romania 15% 5% – 0%
Russia 15% 5%
Arabia Saudita 10% 5%
Serbia e
Montenegro *** 
15%  5%
Singapore 15% 0%
St Martin 15% 0%
Slovenia 15% 5%
Slovacchia 10% 0%
Spagna 15% 10% – 5%
Sri Lanka 15% 10%
Suriname 20% 15% – 7,5%
Tagikistan ** 15% 15%
Taiwan 10% 10%
Tailandia 25% 5%
Repubblica Ceca 10% 0%
Tunisia 20% 0%
tacchino 20% 5%
Turkmenistan ** 15%  15%
Venezuela 10% 0%
Emirati Arabi Uniti 10% 5% – 0%
stati Uniti 15% 5% – 0%
Vietnam 15% 7% – 5%
Zambia 15% 5%
Zimbabwe 20% 10%
Sud Africa 15% 5% – 0%
Svezia 15% 0%
Svizzera 15%  15% – 0% 
* trattato non ancora in vigore
** ex trattato con l’Unione Sovietica
*** ex trattato con la Jugoslavia

 

Forme societarie nel diritto olandese

Forme societarie nel diritto olandese

Nei Paesi Bassi, la legge sulle persone giuridiche è regolata principalmente nel libro 2 del codice civile olandeseBurgerlijk Wetboek (1))

Inoltre, ci sono leggi con regole aggiuntive, come la legge sul registro di commercio ( il Registro del Commercio Act 2007 si riferisce alla Legge sul registro delle imprese del 2007 (legge del 22 marzo 2007, recante norme in materia di un registro di base della società e persone giuridiche) Handelsregisterwet 2007 ), che stabilisce che tutte le persone giuridiche devono registrarsi nel registro di commercio.

I Paesi Bassi hanno un cosiddetto sistema chiuso di persone giuridiche. Ciò significa che la legge specifica quando una persona giuridica ha personalità giuridica e quali sono le sue regole.

L’art. 3 del libro 2 del codice civile olandese stabilisce che hanno personalità giuridica:

  • associazioni;
  • cooperative;
  • mutue assicurative;
  • società per azioni;
  • società private a responsabilità limitata;
  • fondazioni.

Le forme di società prive di personalità giuridica propria, che, quindi, non vengono citate nel ibro 2 del codice civile olandese, sono:

  • la partnership
  • la società in nome collettivo
  • la società in accomandita

Partnership (Maatschap (MTS))

La partnership (Maatschap (MTS)) è regolata nel Libro 7A del codice civile olandese .

È una delle forme di una società senza personalità giuridica , in cui due o più persone o entità giuridiche (i partner) entrano in una determinata cooperazione. I partner contribuiscono con l’obiettivo di condividere i benefici che ne derivano.

L’articolo 1680 prevede: “I soci possono essere ritenuti responsabili dal creditore con il quale hanno trattato, ciascuno per la stessa somma e quota uguale, anche se la quota nella società di uno era inferiore a quella dell’altro; il debito, espressamente stipulato il suo obbligo di sopportare in proporzione alla quota di partecipazione di ciascun socio.”  Questa è una differenza con la società in nome collettivo

Società in nome collettivo (Vennootschap Onder Firma ( VOF)

Una società in nome collettivo può essere costituita da persone fisiche o da persone giuridiche . Le persone giuridiche a volte utilizzano una società in nome collettivo come parte di un progetto speciale, come un grande progetto di costruzione.

Per l’istituzione di un VOF, l’articolo 22 del codice commerciale olandese stabilisce che deve essere stipulato con atto autentico o privato, quindi l’intervento notarile non è necessariamente richiesto.

Si raccomanda ai partner di concludere un accordo tra di loro , contenente accordi sulla divisione del lavoro, la distribuzione del profitto e simili. Per quanto riguarda questa distribuzione degli utili, va notato che la cosiddetta societas leonina non è consentita. Il profitto deve essere distribuito tra i partner in virtù di qualsiasi chiave di distribuzione, il che significa che nessun partner può essere completamente escluso dalle rivendicazioni in merito.

La società in nome collettivo è legalmente regolata nel libro 1, titolo 3 del del codice commerciale olandesedella società sotto un’unica società e di quella mediante prestito o “en commandite” . L’articolo 18 prevede “Nelle società di persone sotto una società, ciascuno dei soci è solidalmente vincolato in virtù degli obblighi della società”. Questa è una differenza con la partnership .

Una caratteristica di una società in nome collettivo è quindi che i partner sono responsabili in solido per i debiti contratti. Ciò deriva dal fatto che la società in nome collettivo nei Paesi Bassi non è un’entità giuridica indipendente, non una cosiddetta entità giuridica. La società in nome collettivo è un accordo tra i partner. Ciò è in contrasto con la situazione di una Società Privata a Responsabilità Limitata (Besloten Vennootschap (BV)) , che è una persona giuridica, in cui gli amministratori sono responsabili in solido solo in caso di reale cattiva amministrazione. Il capitale della società in nome collettivo non è responsabile per i debiti personali dei soci . In linea di principio, i debiti privati ​​dei partner non possono essere recuperati dalla società. Questa cosiddetta dottrina dei beni separati sarebbe in gran parte risolta dal progetto di legge sui partenariati, in base al quale i partner potrebbero scegliere di conferire o meno la personalità giuridica alla loro società in nome collettivo. Alla fine, tuttavia, il ministro ha ritirato completamente questo disegno di legge alla fine del 2011, il che significa che la distinzione tra persone giuridiche – società di persone senza personalità giuridica rimane intatta.

La società in nome collettivo stessa non è soggetta all’imposta sulle società o all’imposta sul reddito per quanto riguarda i suoi profitti . Il risultato della società in nome collettivo è attribuito ai soci. Ogni associato è lui stesso soggetto all’imposta sul reddito o all’imposta sulle società per la sua quota di profitto. In gergo, si dice che una società in nome collettivo sia fiscalmente trasparente per il suo profitto . Un’eccezione alla trasparenza fiscale si applica in determinate circostanze alle società in accomandita semplice (società in accomandita aperta). Se non sono stati presi ulteriori accordi tra i soci, ogni socio deve dichiarare una parte uguale del profitto della partnership.

La società in nome collettivo può essere soggetta indipendentemente per altre tasse, come l’ IVA.

Società in accomandita (Commanditaire Vennootschap (CV)

Una forma speciale di società in nome collettivo è la società in accomandita semplice , nota anche come società “en commandite”. In una CV, viene fatta una distinzione tra soci dirigenti autorizzati ad agire per conto dell’azienda (i “comandanti”) e soci che hanno solo un contributo finanziario (i “soci accomandanti” o “soci silenziosi”). Ai partner silenziosi non è consentito compiere atti di gestione per conto della società in accomandita semplice, come stipulare obbligazioni o estinguere un debito. La violazione di questo divieto di gestione comporta la sanzione della responsabilità per tutti i debiti della società in accomandita semplice. La loro posizione quindi di fatto non è più diversa da quella dei soci dirigenti.

Secondo la legge olandese, una CV viene costituita stipulando un accordo (contratto) tra i partner. Non ci sono requisiti formali per questo. La società in accomandita non ha personalità giuridica ai sensi del diritto olandese .

Una variante della CV è la società in accomandita aperta . L’ingresso e l’uscita dei soci accomandanti è liberamente possibile. Una CV aperta è tassata in base alla Legge sull’imposta sul reddito delle società del 1969 solo per la parte limitata. L’utile attribuibile ai soci amministratori viene tassato direttamente su di essi. L’utile attribuibile ai soci amministratori deve essere dedotto al momento della determinazione dell’utile (articolo 9, paragrafo 1, parte e, Legge sull’imposta sul reddito delle società del 1969).

Società Privata a Responsabilità Limitata (Besloten Vennootschap (BV))

Dal 29 giugno 1971 è possibile costituire una società a responsabilità limitata nei Paesi Bassi. A causa dell’armonizzazione delle leggi all’interno della CEE (ora Unione Europea ), è stata necessaria l’introduzione di questa nuova entità giuridica; negli altri paesi della CEE c’era spesso una differenza tra società aperte e private.

Gli aspetti legali dellaSocietà Privata a Responsabilità Limitata (Besloten Vennootschap (BV)) sono stabiliti nei Paesi Bassi negli articoli da 175 a 276 del libro 2 del codice civile olandese (titolo 5: società private a responsabilità limitata).

Il 1 ° ottobre 2012, la  Legge del 18 giugno 2012 che modifica il Libro 2 del Codice Civile in relazione alla modifica del regolamento per le società private a responsabilità limitata (Semplificazione e flessibilizzazione Legge BV) e la  Legge del 18 giugno 2012 che modifica la legislazione e introduce la legge sulla semplificazione e la flessibilità della legge BV (attuazione della semplificazione e flessibilità della legge sulla legge BV) sono entrate in vigore con l’obiettivo di allentare la legge BV e rendere la forma giuridica più accessibile.

All’inizio del 2020, più di 350.000 società erano società a responsabilità limitata nei Paesi Bassi .

Con il recente istituto della Flex-BV vigente dal 1 ottobre 2012 è possibile fondare una BV con 0,01 euro cent.

Una società a responsabilità limitata è costituita con atto costitutivo notarile nei Paesi Bassi ( 176 – libro 2 del codice civile olandese ). Questo atto deve contenere lo statuto della società, che a sua volta deve contenere il nome, la sede legale e l’oggetto della società (177 paragrafo 1 del libro 2 del codice civile olandese ). La sede legale della società deve essere situata nei Paesi Bassi (177 paragrafo 3 libro 2 del codice civile olandese ). Lo statuto deve includere anche l’importo nominale di ciascuna azione, l’importo del capitale emesso e la sua parte versata (178 paragrafo 1 del libro 2 del codice civile olandese ).

L’assenza di atto notarile comporta la nullità: la BV non è mai stata costituita. Se uno qualsiasi degli altri requisiti di formazione non è soddisfatto, c’è un difetto di formazione. La BV è stata istituita, ma può essere sciolta dal tribunale (21 paragrafo 1 del libro 2 del codice civile olandese). Gli amministratori della BV sono tenuti a garantire che il BV è registrato nel commercio registro presso la Camera di Commercio (180 comma 1 libro 2 del codice civile olandese). Una mancata registrazione non è un difetto di formazione, ma porta alla responsabilità solidale degli amministratori per atti legali compiuti dalla società fino alla sua registrazione ( 180 paragrafo 2 libro 2 del codice civile olandese).

Fino al 1 ° ottobre 2012, la BV aveva un capitale iniziale obbligatorio di € 18.000. Al giorno d’oggi, non esiste più un requisito patrimoniale minimo e un BV può essere impostato a partire da 1 centesimo.

Fino al 1 ° luglio 2011 era necessario che il ministro della Giustizia emettesse una dichiarazione di non obiezione , ma tale obbligo è decaduto.

Una BV è legalmente obbligata a contenere almeno due organi: un’assemblea generale e un consiglio. L’organo “più alto” della BV è l’ assemblea generale (AG) che si riunisce almeno una volta all’anno. Va tenuto presente che l’AG non ha sempre l’ultima parola. Ciò deriva dalla legge, che utilizza una formulazione negativa: l’assemblea generale ha tutti i poteri che non sono conferiti dalla legge o dallo statuto al consiglio o altri. Ciò è stato sottolineato dalla Corte Suprema nella sentenza Forum Bank degli anni ’50. Prima del 1 ° ottobre 2012, il termine assemblea generale degli azionisti (AGM) era utilizzato per legge per l’assemblea generale degli azionisti.

La gestione quotidiana della BV spetta al consiglio, spesso indicato come gestione. Il consiglio è generalmente nominato e revocato dall’AG. Lo statuto della BV può stabilire che un consiglio di sorveglianza (SB) debba essere nominato per sovrintendere alla gestione per conto del GM. In alcune società, le cosiddette società a due livelli , è addirittura obbligatoria la presenza di un organo di sorveglianza; tale consiglio di sorveglianza nomina e revoca il consiglio di amministrazione e nomina i propri membri per cooptazione .

Fino a quando tutti i requisiti di formazione non sono stati soddisfatti, i fondatori della BV sono responsabili in solido . Quando i requisiti sono soddisfatti, gli azionisti sono responsabili solo fino all’importo per il quale partecipano alla BV. Gli amministratori della società (BoM) non sono responsabili per i debiti della BV. In caso di fallimento , gli amministratori  (Legge sulla responsabilità degli amministratori (WBA) e Legge sulla responsabilità degli amministratori in caso di fallimento ( WBF )) sono ritenuti responsabili in solido se la gestione impropria è una delle cause principali del fallimento. In un certo numero di casi, una società può anche ritenere responsabili i suoi (ex) amministratori a causa di amministrazione impropria . I grandi rischi che corrono gli amministratori sono spesso usati come argomento per salari esorbitanti, un argomento che è stato oggetto di molti dibattiti tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo . Questo argomento può essere contestato ora che l’ assicurazione di responsabilità civile per amministratori e direttori di vigilanza offre una soluzione in quasi tutti i casi. La responsabilità solidale e solidale in caso di cattiva gestione può essere semplicemente assicurata.

Una Cash-BV è una BV con solo liquidità. Ad esempio, se una holding possiede solo una società di lavoro e la vende, la holding diventa una società di cassa. Anche se una BV cessa le attività e vende le attività, ma non viene sciolta, il risultato può essere una Cash-BVi. Una Cash-BV può anche essere creata appositamente come società di risparmio .

Società per Azioni (Naamloze Vennootschap (NV) 

La società per azioni olandese è una persona giuridica il cui capitale autorizzato è suddiviso in azioni, che in linea di principio sono liberamente trasferibili. La trasferibilità delle azioni nominative può essere limitata per legge sulla base all’art. 87 del libro 2 del codice civile olandese.

Gli aspetti legali della NV sono regolati negli articoli da 64 a 174a del libro 2 del codice civile olandese (titolo 4: società per azioni). Un NV è l’unica persona giuridica che può richiedere una quotazione in borsa .

Per creare un NV, devono essere soddisfatti i seguenti requisiti:

Dal 1 luglio 2011 il ministro della Giustizia non è più tenuto a rilasciare una ” Dichiarazione di non obiezione “.

L’organo più alto del NV è l’ Assemblea generale degli azionisti (AGM), che si riunisce almeno una volta all’anno. La gestione quotidiana della SA spetta al Consiglio di amministrazione. Il Comitato esecutivo è nominato e revocato dall’AGM. Tuttavia, lo statuto della NV può prevedere che l’AGM nomini un consiglio di sorveglianza (SB) che supervisiona anche l’Executive Board per conto dell’AGM. Un Consiglio di Sorveglianza è obbligatorio per le società per azioni più grandi (società a due livelli ).

Fino a quando tutti i requisiti di formazione non saranno stati soddisfatti, i fondatori della NV sono responsabili in solido . In circostanze normali, gli amministratori della NV non sono responsabili per i debiti della NV. In caso di fallimento , tuttavia, gli amministratori possono essere ritenuti responsabili in solido se vi è una gestione impropria, mentre quella gestione impropria è anche una causa importante del fallimento. In un certo numero di casi, una NV può anche ritenere il suo (ex) amministratore responsabile per cattiva gestione.

Quando i requisiti sono soddisfatti, gli azionisti sono responsabili solo fino all’importo per il quale partecipano alla NV: in caso di fallimento le azioni perdono valore, ma agli azionisti non può essere lasciato alcun debito residuo.

Il regime di responsabilità degli amministratori (Bestuurdersaansprakelijkheid)

Una parentesi doverosa è da farsi riguardo al regime di responsabilità di Direttori di B.V. e N.V. Essendo queste società a carattere limitato, il legislatore ha ritenuto in conformità a precedenti esperienze di tutelare in modo maggiore i creditori, espandendo l’ambito di colpevolezza dell’amministratore di società con regimi a responsabilità limitata qualora sia chiaramente configurabile una colpa oggettiva. In egual modo questa forma di responsabilità (Bestuurdersaansprakelijkheid) e’ ugualmente applicabile nel caso di direttori di associazioni che siano investiti di potere decisionale e responsabili per il regime di tassazione riguardante l’attività d’impresa. Specialmente qualora siano cooperative edili, o associazioni che forniscano servizi assicurativi o assicurino crediti. Lo stesso succede nel caso di una fondazione, o addirittura nel caso in cui il direttore appartenga a un’entità giuridica non Olandese, ma che sia soggetto al fisco Olandese e che abbia funzionalità di potere attribuitegli dalla legge Olandese. Nel caso che le aziende riferenti ai soggetti sopra indicati non possano onorare i loro debiti, essi divengono in solido responsabili. Molto importante è forse sottolineare che secondo la legge Olandese, una volta che si è nominati direttori, poco importa se non si svolgono funzioni finanziarie. Basta la nomina nel registro per divenire responsabile. E in taluni casi, anche senza iscrizione, il solo essere amministratore di fatto dell’impresa rende responsabile nei confronti degli atti intrapresi in nome del soggetto giuridico. Infine, finanche il liquidatore della società assume un ruolo di responsabilità penale in casi particolari.
In particolare l’amministratore è responsabile qualora la società da lui rappresentata non possa pagare imposte governative.  Molto comune infine é la responsabilità nel caso non sia versata l’IVA (BTW). Responsabili sono sia gli imprenditori di società individuali e di persona come V.O.F., C.V. che anche una persona giuridica qualora si abbia scelto un istituto a responsabilità limitata come una B.V., N.V. o un’associazione redatta per mezzo di statuto basato su atto notarile. In questi ultimi casi qualora sia imputabile mala amministrazione, è responsabile il direttore della società limitata.

(1) Codice civile olandese ( Burgerlijk Wetboek):

Holding lussemburghesi: Holding del 1929; Societé de Participations Financieres (So.Par.Fi.)

Holding lussemburghesi: Holding del 1929; Societé de Participations Financieres (So.Par.Fi.)

Spesso si fa riferimento alle holding lussemburghesi nella forma di

presentandole come un valido strumento di pianificazione fiscale.

A questo proposito sarebbe utile fare delle doverose precisazioni.

Holding del 1929

Situazione ante Legge del 22/12/2006

Le società Holding lussemburghesi, meglio conosciute come “Holding del 1929“, erano disciplinate dalla legge del Granducato del 31 luglio del 1929.

Questa normativa permetteva alle “Holding del 1929“ di godere di un regime fiscale estremamente favorevole:

  • esenzione fiscale su:
    • Dividendi derivanti da partecipazioni o investimenti detenuti in portafoglio;
    • Royalty derivanti dalla disciplina sullo sfruttamento del diritto di autore
    • Plusvalenze ed interessi derivanti da obbligazioni, depositi bancari e su finanziamenti effettuati a favore delle società controllate.
  • nessuna ritenuta (in uscita) sui pagamenti effettuati dalla Holding sotto forma di interessi e di dividendi .

In pratica una “Holding del 1929“ che riceveva un dividendo da una società controllata estera

  • non lo deveva tassare;
  • non vi era alcuna ritenuta sulla distribuzione del dividendo della Holding.

Situazione post Legge del 22/12/2006

La Legge del 22 dicembre 2006 ha abrogato:
– la legge modificata del 31 luglio 1929;
– il decreto granducale modificato del 17 dicembre 1938 relativo alle holding;
– il decreto granducale modificato del 17 dicembre 1938 sul regime fiscale delle holding;
– la legge modificata del 12 luglio 1977;
– il regolamento granducale del 29 luglio 1977;
– la legge del 21 giugno 2005.

Quindi la Legge del 22 dicembre 2006 ha abolito il regime delle holding del 1929 prevedendo un periodo transitorio durante il quale questo tipo di società poteva, a determinate condizioni, esistere. Questo periodo di transizione è scaduto il 31 dicembre 2010.

Fine delle holding 1929

Al fine di renderlo conforme al codice di condotta europeo in materia di tassazione delle imprese, adottata dal Consiglio il 1 °  dicembre 1997 il legislatore lussemburghese aveva modificato,  con  Legge del 21 giugno 2005, il Regime des Holdings 1929.

La Commissione Europea con decisione del 19 luglio 2006 non aveva ritenuto sufficienti le modifiche apportate allo suo statuto nel 2005, per renderlo più conforme ai requisiti della politica fiscale comune.

Volendo evitare un confronto con Bruxelles e un lungo periodo di incertezza, il Lussemburgo si è schierato dalla sua parte, decidendo, il 22 dicembre 2006, di abrogare il “Regime des Holdings 1929” chiamato definitivamente a scomparire la sera del 31 dicembre 2010.

Quindi, il 22 dicembre 2006, il Parlamento lussemburghese ha adottato una legge che abroga il regime delle holding del 1929. Tuttavia, le “Holding del 1929“ esistenti   potevano, durante un periodo di transizione che scadeva il 31 dicembre 2010, continuare a beneficiare del regime des Holdings 1929, a condizione che le azioni della società non venissero trasferite durante questo periodo.

Le  “Holding del 1929“,  se non liquidate, sono diventate, dal 1 ° gennaio 2011, società interamente tassabili, soggette all’imposta sul reddito delle società, all’imposta municipale sulle imprese e all’imposta sul patrimonio.

La Société de gestion de Patrimoine Familial (SPF) in breve

La Legge dell’11 maggio 2007 ha introdotto la società di gestione patrimoniale familiare (Société de gestion de Patrimoine Familial (SPF)) per offrire un’alternativa alla Holding del 1929. L’SPF offre la maggior parte dei vantaggi delle aziende 1929 pur essendo conforme alle normative comunitarie.

Una Société de gestion de Patrimoine Familial (SPF) deve assumere la forma di una società di capitali (SA, S.à rl, SCA o COOPSA) il cui oggetto è limitato all’acquisizione, detenzione, gestione e realizzazione di attività finanziarie, esclusione di qualsiasi altra attività commerciale.

La principale differenza tra Holding 1929 e Société de gestion de Patrimoine Familial (SPF) è la ristretta cerchia di investitori idonei di quest’ultima. Per la Société de gestion de Patrimoine Familial (SPF), questi investitori devono essere persone fisiche o intermediari che agiscono esclusivamente nell’ambito della gestione del patrimonio privato di un individuo o di un gruppo di individui. La SPF non può, inoltre, essere coinvolta nella gestione di società in cui ha una partecipazione.

L’SPF è esente dall’imposta sul reddito delle società, dall’imposta comunale commerciale e dall’imposta sul patrimonio. È soggetto solo a una tassa di sottoscrizione annuale dello 0,25%, con un minimo di 100 EUR e un massimo di 125.000 EUR.

La Société de gestion de Patrimoine Familial (SPF)

  • non può fare affidamento sui vantaggi dei trattati fiscali lussemburghesi per prevenire la doppia imposizione,
  • né della  Direttiva n 2011/96/UE (del 30 novembre 2011) concernente il regime fiscale comune applicabile alle società madri e figlie di Stati membri diversi.

Il regime fiscale favorevole non si applica agli anni fiscali in cui l’SPF riceve più del 5% dell’importo totale dei dividendi da partecipazioni in società estere non quotate che non sono soggette nel loro paese di residenza all’imposta sul reddito. Reddito paragonabile all’imposta sul reddito delle società in Lussemburgo.

Un certo numero di attività consentite nel 1929 Holdings non sono consentite nelle società di gestione patrimoniale familiare. 

Le principali differenze e somiglianze tra i due tipi di società possono essere riassunte come segue:

  HOLDING 1929 SPF
Investitori Nessuna restrizione Individuali e assimilati
Attività idonee  Investimenti e attività finanziarie, brevetti Strumenti finanziari (articolo 1 legge del 05/10/2005), conto attivo
Investimenti in aziende Autorizzato Autorizzato con esplicito divieto di interferire nella gestione
Prestiti su società controllate Permesso Permesso incidentalmente senza interessi
Acquisizione di edifici Autorizzato per proprie esigenze Vietato
Attività commerciale Escluso Escluso
Imposte sul reddito
e sul patrimonio
Esenzione a meno che non venga superata la soglia del 5% Esenzione a meno che non venga superata la soglia del 5%
Imposta sui conferimenti 1% Soggetta Soggetta

Imposta di sottoscrizione del capitale
Soggetta: 0,20%; supplemento in caso di superamento del rapporto capitale / debito da 1 a 3 (da 1 a 10 per le obbligazioni) e dividendi superiori al 10% del capitale Soggetta: 0,25%; supplemento in caso di superamento di un rapporto capitale / debito da 1 a 8
  Nessun tetto Tetto: 125.000 euro
Dividendi pagati Esenzione dalla ritenuta alla fonte Esenzione dalla ritenuta alla fonte
Interessi pagati Applicazione della ritenuta alla fonte (europea o lussemburghese) Applicazione della ritenuta alla fonte (europea o lussemburghese)
Responsabilità IVA No No
Accordi
per evitare la doppia imposizione
Non applicabile Non applicabile
Regime di esenzione per società madri e controllate Non applicabile Non applicabile

Conversione  di “Holding del 1929“ in “Société de gestion de Patrimoine Familial (SPF)

In breve:

  • tutti i riferimenti alla legge del 1929 dovevano essere eliminati;
  • lo statuto doveva esplicitamente dichiarare che la società è disciplinata dalla Legge dell’11 maggio 2007 sulle società di gestione patrimoniale familiare
  • l’oggetto sociale della società doveva essere adattato al fine di soddisfare i requisiti della Legge dell’11 maggio 2007.

Societé de Participations Financieres (So.Par.Fi.)

Le holding interamente tassabili sono comunemente chiamate “So.Par.Fi.“, acronimo di “Societé de Participations Financieres“. Questo termine non compare come tale nel diritto tributario lussemburghese, è stato creato da professionisti nel 1990.

La Societé de Participations Financieres (So.Par.Fi.) non è regolata da una legge specifica.

Le “Societé de Participations Financieres(So.Par.Fi.) si contraddistinguono rispetto alle Holding del 1929 per il fatto che sono delle normali società commerciali.

Le “Societé de Participations Financieres(So.Par.Fi.) possono in ogni caso usufruire dei vantaggi

  • delle convenzioni contro le doppie imposizioni siglate dal Lussemburgo;
  • della  Direttiva n 2011/96/UE (del 30 novembre 2011) concernente il regime fiscale comune applicabile alle società madri e figlie di Stati membri diversi;

Queste società, infatti, sono soggette ad una ritenute alla fonte del 15% sulla distribuzione di dividendi.

La  “So.Par.Fi.” è una società di capitali completamente tassabile con uno specifico oggetto sociale limitato alla detenzione di partecipazioni e attività correlate.

La  “So.Par.Fi.”  è definita come società di Capitali lussemburghese soggetto a tassazione sia diretta che indiretta simile a quella di
tutte le altre società di capitali, vale a dire sul reddito d’impresa, tassa commerciale imposta comunale, imposta sul patrimonio, imposta sui conferimenti e imposta sul valore aggiunto.

La Societé de Participations Financieres (So.Par.Fi.) può tuttavia, ridurre notevolmente i suoi oneri fiscali a condizione

  • che il suo oggetto sociale sia limitato a holding di partecipazioni;
  • rispetti le condizioni di cui all’articolo 166 (1) della Legge sull’imposta sul reddito (L’IMPÔT SUR LE REVENU (L.I.R.))
  • rispetti le condizioni di cui all’articolo 147 della Legge sull’imposta sul reddito (L’IMPÔT SUR LE REVENU (L.I.R.)) in materia di ritenuta alla fonte

In quanto società di capitali interamente tassabile, la  “So.Par.Fi.” è soggetta all’imposta sul reddito delle società e all’imposta municipale commerciale lussemburghese. La “So.Par.Fi.” è altresì soggetta all’imposta sul patrimonio ad un’aliquota dello 0,5% calcolata sulla base del presumibile valore di realizzo dei propri beni alla data di accertamento dell’imposta sul patrimonio.

I dividendi e le plusvalenze da partecipazioni qualificate sono esenti dall’imposta sul reddito delle società e dall’imposta municipale commerciale e dall’imposta sul patrimonio.

In breve, una “So.Par.Fi.” beneficia dei seguenti vantaggi:

  • esenzione da dividendi e plusvalenze da partecipazioni qualificate (se sono soddisfatte le condizioni di partecipazione minima e la soglia di partecipazione);
  • esenzione dalla ritenuta alla fonte sui dividendi pagati a società comunitarie o tutelati da un trattato fiscale (se sono soddisfatte le condizioni di durata e soglia di partecipazione);
  • esenzione dall’imposta sul patrimonio su partecipazioni sostanziali (soggetta a una soglia minima di partecipazione);
  • nessuna ritenuta alla fonte sulla maggior parte dei pagamenti di interessi;
  • nessuna ritenuta alla fonte sulla distribuzione di un bonus di liquidazione;
  • la “So.Par.Fi.” può beneficiare della vasta rete di trattati fiscali conclusi dal Lussemburgo. Attualmente sono in vigore più di 50 trattati fiscali e più di 20 sono in fase di negoziazione / ratifica;
  • la “So.Par.Fi.” può anche beneficiare delle direttive fiscali europee.

La “Partecipation Exemption” della “So.Par.Fi.” riguarda i dividendi percepiti nel suo ruolo di Holding  e al ricorrere delle condizioni di cui all’articolo 166 (1) della Legge sull’imposta sul reddito (L’IMPÔT SUR LE REVENU (L.I.R.)):

  • La So.Par.Fi. dovrà avere una partecipazione di almeno il 10% nel capitale della controllata, o per un ammontare minimo di € 1.200.00;
  • La partecipazione nella controllata deve risalire ad almeno 12 mesi;
  • La controllata deve essere
    • o una società di capitali lussemburghese completamente tassabile
    • o una società di capitali non lussemburghese completamente tassabile a un’imposta corrispondente all’imposta sul reddito delle società (imposta sulle società)
    • o una società residente di “uno stato membro dell’Unione europea.

In Lussemburdo l’imposta sul reddito delle società, residenti e non residenti è fissata dall’anno fiscale 2019 a:

  • 15% , quando il reddito imponibile non supera 175.000 euro ;
  • 17% , quando il reddito imponibile supera i 200.000 euro .

Un aumento del 7% viene applicato all’IRC per fornire il fondo per l’occupazione .

In alcuni casi, le società sono soggette al pagamento di un’imposta minima , il cui importo è stabilito in base al totale del loro ultimo bilancio di chiusura.

Per quanto riguarda la non tassazione delle plusvalenze derivanti dalla vendita delle proprie partecipazioni, la“So.Par.Fi.” è esente se:

  • La So.Par.Fi. dovrà avere una partecipazione di almeno il 10% nel capitale della controllata, o per un ammontare minimo di € 6.000.000;
  • La partecipazione nella controllata deve risalire ad almeno 12 mesi;
  • La controllata deve essere
    • o una società di capitali lussemburghese completamente tassabile
    • o una società di capitali non lussemburghese completamente tassabile a un’imposta corrispondente all’imposta sul reddito delle società (imposta sulle società)
    • o una società residente di “uno stato membro dell’Unione europea.

E’ tuttavia possibile che le singole convenzioni possano modificare, anche in parte, tali condizioni.

Conversione  di “Holding del 1929“ in Societé de Participations Financieres (So.Par.Fi.)

La conversione delle Holding del 1929 in società interamente tassabili avverrà automaticamente il 1 ° gennaio 2011. Saranno soggette all’imposta sul reddito, all’imposta comunale sulle imprese e all’imposta sul patrimonio e verrà assegnato un codice fiscale.

Si raccomandava di procedere alla modifica dei propri statuti ed in particolare di

  • cancellare tutti i riferimenti alla legge del 1929 ed eventualmente modificare il nome della società
  •  adeguare ed ampliare la clausola dell’oggetto sociale.

In effetti, le Holding del 1929 avevano generalmente uno scopo sociale limitato, con alcune attività come la proprietà di edifici e alcune attività di finanziamento vietate.

Una “Holding del 1929“ non  liquidata o che non aveva scelto un altro regime fiscale, dal 1 gennaio 2011 è diventata una società interamente tassabile soggetta all’imposta sul reddito delle società, all’imposta comunale commerciale e all’imposta sul patrimonio.

(1) Estratto della normativa applicabile alla “Societé de Participations Financieres” (So.Par.Fi.)

Arte. 166 della LIR

1 Proventi da una partecipazione detenuta da:

1) un ente collettivo residente interamente soggetto a imposta e che assume una delle forme elencate nell’appendice del paragrafo 10,

2. una società di capitali residente interamente imponibile non elencata nell’allegato al paragrafo 10,

3. una stabile organizzazione autoctona di un organismo collettivo di cui all’articolo 2 della direttiva modificata del Consiglio CEE del 23 luglio 1990 sul regime fiscale comune applicabile alle società madri e figlie di diversi Stati membri (90/435 / CEE),

4.una stabile organizzazione autoctona di una società di capitali residente di uno Stato con il quale il Granducato del Lussemburgo ha concluso un accordo per evitare la doppia imposizione,

5.una stabile organizzazione autoctona di una società di capitali o di una società cooperativa residente in uno Stato parte dell’Accordo sullo Spazio economico europeo (SEE) diverso da uno Stato membro dell’Unione Europea, sono esenti quando, alla data il reddito è messo a disposizione, il beneficiario detiene o si impegna a detenere detta partecipazione per un periodo ininterrotto di almeno dodici mesi e il tasso di partecipazione non scenda al di sotto della soglia del 10 per cento o del prezzo di acquisto inferiore a 1.200.000 euro.

2 L’esenzione si applica ai redditi risultanti da una partecipazione ai sensi del capoverso 1 detenuta direttamente nel capitale azionario:

1) un organismo collettivo di cui all’articolo 2 della direttiva modificata del Consiglio della CEE del 23 luglio 1990 sul regime fiscale comune applicabile alle società madri e figlie di diversi Stati membri (90/435 / CEE),

2.una società di capitali residente interamente imponibile non elencata nell’appendice del paragrafo 10,

3. una società di capitali non residente interamente soggetta a imposta corrispondente all’imposta sul reddito delle società.

3 La detenzione di una partecipazione ai sensi del capoverso 2 tramite uno degli organismi di cui al capoverso 1 dell’articolo 175 è da considerarsi come partecipazione diretta in proporzione alla frazione detenuta nel patrimonio netto investito di tale ente.

4 I proventi della ripartizione ai sensi dell’articolo 101 sono considerati entrate ai fini dell’applicazione del paragrafo 1.

5 Nella misura in cui il reddito è esente ai sensi del capoverso 1, non sono deducibili:

1. costi operativi in ​​rapporto economico diretto a tali proventi;

2. l’ammortamento per minusvalenza della partecipazione a seguito della distribuzione di tale reddito, e questo nell’ordine di enumerazione sopra.

6 Tuttavia, se una detrazione per ammortamento ha dato luogo all’applicazione del paragrafo 5 ea condizione che la partecipazione ammortizzata debba essere valutata ad un valore maggiore di quello utilizzato alla fine dell’esercizio precedente, il reddito rilevato durante tale valutazione è assimilato a una distribuzione di cui al paragrafo 1; in tal caso l’importo da esonerare non può superare l’ammontare dell’ammortamento non precedentemente detratto, in applicazione del comma 5.

7 I proventi da una partecipazione ricevuta in cambio di un’altra partecipazione in applicazione dell’articolo 22bis non rientrano in questo articolo, nel caso in cui le distribuzioni della partecipazione data in cambio non siano state esentate, se lo scambio non fosse avvenuto. Le distribuzioni effettuate dopo la fine del 5 ° anno di tassazione successivo a quello della conversione non sono soggette a questa restrizione.

8 In caso di mancato rispetto della condizione di detenzione ininterrotta di dodici mesi del livello minimo di partecipazione, l’esenzione viene annullata se necessario con una tassazione correttiva dell’anno in questione.

9 Un regolamento granducale può:

1. Estendere l’esenzione, alle condizioni e modalità da determinare, al reddito generato dalla vendita dell’azienda,

2. Provvedere, alle condizioni da specificare, che le perdite da trasferimento non siano deducibili.

Regolamento granducale del 21 dicembre 2001 in attuazione dell’articolo 166, paragrafo 9 della LIR (estratto):

Arte. 1 °.

(1) Quando un contribuente di cui all’articolo 166, paragrafo 1, numeri da 1 a 4, trasferisce titoli di una partecipazione diretta detenuta nel capitale sociale di una società di cui al paragrafo 2, numeri da 1 a 3 del medesimo articolo, il il reddito generato dalla cessione è esente, quando alla data di alienazione dei titoli il cedente detiene o si impegna a detenere detta partecipazione per un periodo ininterrotto di almeno 12 mesi e che durante tutto questo periodo il tasso di partecipazione non scenda al di sotto la soglia del 10% o il prezzo di acquisto inferiore a 6.000.000 di euro. La detenzione di una partecipazione per il tramite di uno degli organismi di cui al comma 1 dell’articolo 175 è da considerarsi come partecipazione diretta in proporzione alla frazione detenuta nel

(2) In deroga al primo comma, il reddito generato dalla vendita della partecipazione è imponibile alla somma algebrica del reddito della partecipazione e dell’eventuale detrazione per ammortamento effettuato sulla partecipazione, a condizione che abbiano diminuito la base imponibile per l’esercizio della cessione o anni precedenti. Per l’applicazione della disposizione precedente, la detrazione per ammortamento è assimilata ad una detrazione operata dalla capogruppo su un credito verso la propria controllata,

(3) L’esenzione prevista dall’art. Il comma 1 è altresì rifiutato nella misura in cui il prezzo di acquisto della partecipazione preso in considerazione per la determinazione del reddito di vendita è stato ridotto mediante trasferimento di una plusvalenza ai sensi degli articoli 53 o 54.

(4) Il reddito generato dal trasferimento di una partecipazione ricevuta in cambio di un’altra partecipazione in applicazione dell’articolo 22bis, non rientra nell’applicazione del paragrafo 1 a condizione che il reddito generato dal trasferimento della partecipazione data in cambio non avrebbe stato esentato se lo scambio non fosse avvenuto. Tuttavia, il reddito generato da un trasferimento dopo il quinto anno fiscale successivo a quello dello scambio non è interessato da questa restrizione.