Trattamento fiscale di una Holding olandese

Trattamento fiscale di una Holding olandese

In Olanda non esiste una forma societaria particolare per le Holding, piuttosto, in generale, si parla di “società di partecipazione“.

Nei Paesi Bassi una struttura di Holding può essere costituita attraverso

  • la Naamloze Vennotschap (Nv) che corrisponde alla Spa italiana. Gli aspetti legali della NV sono regolati negli articoli dal 64 al 174a del libro 2 del codice civile olandese (titolo 4: società per azioni). Il capitale emesso e versato deve essere di almeno € 45.000
  • la Besloten Vennotschap (Bv) che corrisponde alla Srl italiana, regolamentata dagli articoli dal 175 al 276 del libro 2 del codice civile olandese (titolo 5: società private a responsabilità limitata). Con il recente istituto della Flex-BV vigente dal 1 ottobre 2012 è possibile fondare una BV con 0,01 euro cent.

Quindi, non essendo prevista in Olanda una regolamentazione particolare per la Holding, da un punto di vista formale, questa può essere

  • una pure holding company,  quando svolge soltanto attività di gestione delle partecipazioni e di coordinamento delle attività delle società appartenenti al Gruppo
  • una operating holding company, quando a tale gestione si affianca l’attività industriale o commerciale in genere.

Uno degli aspetti più importanti del sistema olandese di imposta sul reddito delle società è l’esenzione dalla partecipazione, in base alla quale tutti i dividendi e le plusvalenze derivanti da una partecipazione qualificata sono esenti da imposta (art. 13 della Legge sull’imposta sul reddito delle società del 1969 (Wet op de vennootschapsbelasting 1969))

La disposizione, tuttavia, è piuttosto complessa. Pertanto una panoramica generale può tornare utile.

Aliquota dell’imposta sul reddito delle società olandese

Le società di partecipazione olandesi sono tassate allo stesso modo di altre entità aziendali in Olanda. A partire dal 2021 devono pagare un’imposta sulle società del 15% sugli utili fino a 245,000 EUR (dal 2022 il limite sarà portato a 395.000) e il 25% al ​​di sopra di questo margine.

Residenza aziendale

Una Società è soggetta a corporate income tax se è residente nei Paesi Bassi. Il luogo di residenza fiscale di un’entità si basa su fatti e circostanze. I principali fatti e circostanze che determinano se la sede della direzione effettiva è nei Paesi Bassi sono:

  • il luogo in cui vengono prese le decisioni aziendali importanti e;
  • il luogo in cui i direttori lavorano e si incontrano, e;
  • il luogo in cui vengono conservati i documenti aziendali e viene redatto il bilancio

Un’entità è quindi fiscalmente residente nei Paesi Bassi se la sua “sede di direzione effettiva” è nei Paesi Bassi.

L’esenzione dalla partecipazione

In Olanda vige il principio di tassazione su base mondiale (“worldwide taxation principle“) secodo il quale: per i soggetti residenti nel Paese, il reddito è tassato ovunque prodotto, mentre per i non residenti si assoggetta a tassazione soltanto il reddito prodotto nel Paese.

Nonostante il fatto che in generale una società residente nei Paesi Bassi sia soggetta a corporate income tax sul suo reddito mondiale, tutti i benefici derivanti da una partecipazione qualificata sono esenti da corporate income tax a livello di azionista qualificato (società fiscalmente residente in Olanda), art. 13 della Legge sull’imposta sul reddito delle società del 1969 (Wet op de vennootschapsbelasting 1969).

Sotto la voce “benefici” nella Partecipation exemptiom ricadono:

  • dividendi e
  • plusvalenze.

Lo scopo dell’esenzione dalla partecipazione è duplice. Nel contesto puramente nazionale olandese, mira alla prevenzione della doppia imposta sul reddito delle società sui profitti di un’impresa (cioè prima sui profitti dell’impresa stessa e successivamente a livello della società madre, ecc.) Nel contesto internazionale , l’esenzione dalla partecipazione ha l’effetto di esentare dalla doppia imposizione internazionale.

Partecipazione qualificata

Come regola generale, l’esenzione dalla partecipazione è applicabile fintanto che la partecipazione non è detenuta come investimento di portafoglio. 

In base all’art. 13 della Legge sull’imposta sul reddito delle società del 1969, l’esenzione dalla partecipazione si applica ai benefici derivanti da una partecipazione detenuta da una società madre residente nei Paesi Bassi se sono soddisfatti i seguenti requisiti:

  1. La società madre detiene una partecipazione di almeno il 5% del capitale sociale nominale versato (o, in determinate circostanze, del 5% dei diritti di voto) di una società con un capitale diviso in azioni ( Minimum Threshold Test);
  2. Viene soddisfatto uno dei seguenti tre test:
    a) l’obiettivo della Capogruppo rispetto alla propria partecipazione è quello di ottenere un rendimento superiore a quello che ci si può attendere dalla gestione del portafoglio (Motive Test); o
    b) meno del 50% delle attività totali della controllata sono “low-taxed free passive asset” (Asset Test); o
    c) la controllata è soggetta a un prelievo adeguato secondo gli standard fiscali olandesi(un’aliquota fiscale effettiva di almeno il 10%)( Subject-to-Tax Test); e
  3.  Il pagamento ricevuto dalla controllata non è detraibile ai fini della corporate income tax nel paese della controllata.

Motive Test

Il Motive Test è un test di fatti e circostanze che è soddisfatto quando la holding mira a ottenere un rendimento sulla sua controllata che supera il rendimento di un investimento di portafoglio., come, ad esempio:

  • se la holding partecipa alla gestione della controllata o
  • se la holding (o la sua società madre) svolge una funzione essenziale a beneficio dell’impresa commerciale del gruppo.

Il Motive Test è considerato fallito:

  • se più del 50% del patrimonio consolidato della controllata è costituito da partecipazioni inferiori al 5%, o
  • se la controllata (insieme alle sue controllate) funziona prevalentemente come società di finanziamento, leasing o concessione di licenze di gruppo .

L’Asset Test

Un asset è un “low-taxed free passive asset” se:

  • È un bene passivo che non è ragionevolmente richiesto all’interno dell’impresa  e
  • Il reddito derivante da tale attività è effettivamente tassato a un’aliquota inferiore al 10%.

Il patrimonio immobiliare è sempre considerato un ‘‘good asset’’ ai fini dell’Asset Test (indipendentemente dalla sua funzione all’interno dell’impresa del proprietario e indipendentemente dalla tassazione). Ai fini della soglia del 50% dell’Asset Test, è determinante il valore equo di mercato delle attività. L’Asset Test è un test continuo e deve essere soddisfatto durante (quasi) l’intero anno fiscale.

Le attività utilizzate per attività di finanziamento, leasing o concessione di licenze di gruppo sono generalmente considerate passive, a meno che non facciano parte di un’impresa di finanziamento o leasing attiva come descritta nella legge olandese, o siano finanziate al 90% o più con prestiti di terzi.

Subject-to-Tax Test

In generale, una partecipazione è considerata soggetta a un prelievo adeguato se è soggetta a un’imposta sugli utili con un’aliquota di almeno il 10%.

Alcune differenze nella base imponibile, come l’assenza di limitazioni alla deduzione degli interessi, un’esenzione dalla partecipazione troppo ampia, il differimento della tassazione fino alla distribuzione degli utili o i dividendi deducibili, possono causare la qualifica di un’imposta sugli utili come prelievo non adeguato, a meno che l’aliquota fiscale effettiva secondo gli standard fiscali olandesi sia almeno del 10%.

Partecipazioni non qualificanti per l’esenzione dalla partecipazione

Se il Minimum Threshold Test (partecipazione di almeno il 5% del capitale sociale nominale versato) è soddisfatto, ma non lo sono le restanti condizioni di esenzione, sarà concesso un credito per l’imposta sottostante con un’aliquota massima del 5% (ad eccezione delle partecipazioni UE qualificate, per le quali può essere accreditata l’imposta effettiva).

Ritenuta d’acconto sui dividendi olandesi

I dividendi pagati da una BV o NV olandese ai suoi azionisti sono generalmente soggetti a una ritenuta alla fonte sui dividendi del 15%. L’aliquota della ritenuta alla fonte può tuttavia essere ridotta nella maggior parte dei casi in virtù di trattati fiscali o della direttiva UE sulle società madri/figlie.

Dal 2024  è prevista una ritenuta alla fonte aggiuntiva sui flussi di dividendi ai paesi a bassa tassazione. Le misure si applicheranno ai flussi di dividendi verso paesi con un’aliquota fiscale sugli utili inferiore al 9% e paesi che si trovano nell’elenco europeo delle giurisdizioni non cooperative ai fini fiscali.

Panoramica delle aliquote della ritenuta alla fonte per i dividendi come indicato nei trattati fiscali conclusi dai Paesi Bassi.

Ultima modifica: 02-12-2020

TASSO SECONDO IL TRATTATO  
 

BRONLAND

PORTAFOGLIO PARTECIPAZIONE
Albania 15% 5% – 0%
Argentina 15% 10%
Armenia 15% 5%
Aruba 15% 7,5% – 5%
Australia 15% 15%
Azerbaigian 10% 5%
Bahrein 10% 0% – 10%
Bangladesh 15% 10%
Barbados 15% 0%
Bielorussia 15% 5%
Belgio 15% 5% – 0%
Bosnia Erzegovina *** 15% 5%
Brasile 15% 15%
Bulgaria 15% 5%
Canada 15% 5%
Cina 10% 5%
Curacao 15% 15% – 0%
Danimarca 15% 0%
Germania 15% 10% – 5%
Egitto 15% 0%
Estonia 15% 5%
Etiopia 15% – 5% 15% – 10% – 5%
Filippine 15% 10%
Finlandia 15% 0%
Francia 15% 5%
Georgia 15% 5% – 0%
Ghana 10% 5%
Grecia 35% – 15% 35% – 5%
Gran Bretagna 15% 5%
Ungheria 15% 5%
Hong Kong 10%  0%
Irlanda 15% 0%
Islanda 15% 0%
India 15% – 10% 15% – 10% – 5%
Indonesia 15% 10%
Israele 15% 5%
Italia 15% 10% – 5%
Giappone 10% 5% – 0%
Giordania 15% 15% – 5%
Kazakistan 15% 5% – 0%
Kuwait 10% 0%
Corea 15% 10%
Croazia 15% 0%
Kirghizistan ** 15% 15%
Lettonia 15% 5%
Lituania 15% 5%
Lussemburgo 15% 2,5%
Malawi
Malaysia 15% 0%
Malta 15% – 0% 5% – 0%
Marocco 25% 10%
Messico 15% 5%
Moldavia 15% 5% – 0%
Mongolia 15% 0%
Antille Olandesi 15% 8,3% – 0%
Nuova Zelanda 15% 15%
Nigeria 15% 12,5%
Macedonia del Nord 15% 0%
Norvegia 15% 0%
Uganda 15% 5% – 0% 
Ucraina 15% 5% – 0%
Uzbekistan 15% 5%
Oman 10% 0%
Austria 15% 5%
Pakistan 20% 10%
Panama 15% 0%
Polonia 15% 5%
Portogallo 10% 10%
Qatar 10% 0%
Romania 15% 5% – 0%
Russia 15% 5%
Arabia Saudita 10% 5%
Serbia e
Montenegro *** 
15%  5%
Singapore 15% 0%
St Martin 15% 0%
Slovenia 15% 5%
Slovacchia 10% 0%
Spagna 15% 10% – 5%
Sri Lanka 15% 10%
Suriname 20% 15% – 7,5%
Tagikistan ** 15% 15%
Taiwan 10% 10%
Tailandia 25% 5%
Repubblica Ceca 10% 0%
Tunisia 20% 0%
tacchino 20% 5%
Turkmenistan ** 15%  15%
Venezuela 10% 0%
Emirati Arabi Uniti 10% 5% – 0%
stati Uniti 15% 5% – 0%
Vietnam 15% 7% – 5%
Zambia 15% 5%
Zimbabwe 20% 10%
Sud Africa 15% 5% – 0%
Svezia 15% 0%
Svizzera 15%  15% – 0% 
* trattato non ancora in vigore
** ex trattato con l’Unione Sovietica
*** ex trattato con la Jugoslavia

 

Forme societarie nel diritto olandese

Forme societarie nel diritto olandese

Nei Paesi Bassi, la legge sulle persone giuridiche è regolata principalmente nel libro 2 del codice civile olandeseBurgerlijk Wetboek (1))

Inoltre, ci sono leggi con regole aggiuntive, come la legge sul registro di commercio ( il Registro del Commercio Act 2007 si riferisce alla Legge sul registro delle imprese del 2007 (legge del 22 marzo 2007, recante norme in materia di un registro di base della società e persone giuridiche) Handelsregisterwet 2007 ), che stabilisce che tutte le persone giuridiche devono registrarsi nel registro di commercio.

I Paesi Bassi hanno un cosiddetto sistema chiuso di persone giuridiche. Ciò significa che la legge specifica quando una persona giuridica ha personalità giuridica e quali sono le sue regole.

L’art. 3 del libro 2 del codice civile olandese stabilisce che hanno personalità giuridica:

  • associazioni;
  • cooperative;
  • mutue assicurative;
  • società per azioni;
  • società private a responsabilità limitata;
  • fondazioni.

Le forme di società prive di personalità giuridica propria, che, quindi, non vengono citate nel ibro 2 del codice civile olandese, sono:

  • la partnership
  • la società in nome collettivo
  • la società in accomandita

Partnership (Maatschap (MTS))

La partnership (Maatschap (MTS)) è regolata nel Libro 7A del codice civile olandese .

È una delle forme di una società senza personalità giuridica , in cui due o più persone o entità giuridiche (i partner) entrano in una determinata cooperazione. I partner contribuiscono con l’obiettivo di condividere i benefici che ne derivano.

L’articolo 1680 prevede: “I soci possono essere ritenuti responsabili dal creditore con il quale hanno trattato, ciascuno per la stessa somma e quota uguale, anche se la quota nella società di uno era inferiore a quella dell’altro; il debito, espressamente stipulato il suo obbligo di sopportare in proporzione alla quota di partecipazione di ciascun socio.”  Questa è una differenza con la società in nome collettivo

Società in nome collettivo (Vennootschap Onder Firma ( VOF)

Una società in nome collettivo può essere costituita da persone fisiche o da persone giuridiche . Le persone giuridiche a volte utilizzano una società in nome collettivo come parte di un progetto speciale, come un grande progetto di costruzione.

Per l’istituzione di un VOF, l’articolo 22 del codice commerciale olandese stabilisce che deve essere stipulato con atto autentico o privato, quindi l’intervento notarile non è necessariamente richiesto.

Si raccomanda ai partner di concludere un accordo tra di loro , contenente accordi sulla divisione del lavoro, la distribuzione del profitto e simili. Per quanto riguarda questa distribuzione degli utili, va notato che la cosiddetta societas leonina non è consentita. Il profitto deve essere distribuito tra i partner in virtù di qualsiasi chiave di distribuzione, il che significa che nessun partner può essere completamente escluso dalle rivendicazioni in merito.

La società in nome collettivo è legalmente regolata nel libro 1, titolo 3 del del codice commerciale olandesedella società sotto un’unica società e di quella mediante prestito o “en commandite” . L’articolo 18 prevede “Nelle società di persone sotto una società, ciascuno dei soci è solidalmente vincolato in virtù degli obblighi della società”. Questa è una differenza con la partnership .

Una caratteristica di una società in nome collettivo è quindi che i partner sono responsabili in solido per i debiti contratti. Ciò deriva dal fatto che la società in nome collettivo nei Paesi Bassi non è un’entità giuridica indipendente, non una cosiddetta entità giuridica. La società in nome collettivo è un accordo tra i partner. Ciò è in contrasto con la situazione di una Società Privata a Responsabilità Limitata (Besloten Vennootschap (BV)) , che è una persona giuridica, in cui gli amministratori sono responsabili in solido solo in caso di reale cattiva amministrazione. Il capitale della società in nome collettivo non è responsabile per i debiti personali dei soci . In linea di principio, i debiti privati ​​dei partner non possono essere recuperati dalla società. Questa cosiddetta dottrina dei beni separati sarebbe in gran parte risolta dal progetto di legge sui partenariati, in base al quale i partner potrebbero scegliere di conferire o meno la personalità giuridica alla loro società in nome collettivo. Alla fine, tuttavia, il ministro ha ritirato completamente questo disegno di legge alla fine del 2011, il che significa che la distinzione tra persone giuridiche – società di persone senza personalità giuridica rimane intatta.

La società in nome collettivo stessa non è soggetta all’imposta sulle società o all’imposta sul reddito per quanto riguarda i suoi profitti . Il risultato della società in nome collettivo è attribuito ai soci. Ogni associato è lui stesso soggetto all’imposta sul reddito o all’imposta sulle società per la sua quota di profitto. In gergo, si dice che una società in nome collettivo sia fiscalmente trasparente per il suo profitto . Un’eccezione alla trasparenza fiscale si applica in determinate circostanze alle società in accomandita semplice (società in accomandita aperta). Se non sono stati presi ulteriori accordi tra i soci, ogni socio deve dichiarare una parte uguale del profitto della partnership.

La società in nome collettivo può essere soggetta indipendentemente per altre tasse, come l’ IVA.

Società in accomandita (Commanditaire Vennootschap (CV)

Una forma speciale di società in nome collettivo è la società in accomandita semplice , nota anche come società “en commandite”. In una CV, viene fatta una distinzione tra soci dirigenti autorizzati ad agire per conto dell’azienda (i “comandanti”) e soci che hanno solo un contributo finanziario (i “soci accomandanti” o “soci silenziosi”). Ai partner silenziosi non è consentito compiere atti di gestione per conto della società in accomandita semplice, come stipulare obbligazioni o estinguere un debito. La violazione di questo divieto di gestione comporta la sanzione della responsabilità per tutti i debiti della società in accomandita semplice. La loro posizione quindi di fatto non è più diversa da quella dei soci dirigenti.

Secondo la legge olandese, una CV viene costituita stipulando un accordo (contratto) tra i partner. Non ci sono requisiti formali per questo. La società in accomandita non ha personalità giuridica ai sensi del diritto olandese .

Una variante della CV è la società in accomandita aperta . L’ingresso e l’uscita dei soci accomandanti è liberamente possibile. Una CV aperta è tassata in base alla Legge sull’imposta sul reddito delle società del 1969 solo per la parte limitata. L’utile attribuibile ai soci amministratori viene tassato direttamente su di essi. L’utile attribuibile ai soci amministratori deve essere dedotto al momento della determinazione dell’utile (articolo 9, paragrafo 1, parte e, Legge sull’imposta sul reddito delle società del 1969).

Società Privata a Responsabilità Limitata (Besloten Vennootschap (BV))

Dal 29 giugno 1971 è possibile costituire una società a responsabilità limitata nei Paesi Bassi. A causa dell’armonizzazione delle leggi all’interno della CEE (ora Unione Europea ), è stata necessaria l’introduzione di questa nuova entità giuridica; negli altri paesi della CEE c’era spesso una differenza tra società aperte e private.

Gli aspetti legali dellaSocietà Privata a Responsabilità Limitata (Besloten Vennootschap (BV)) sono stabiliti nei Paesi Bassi negli articoli da 175 a 276 del libro 2 del codice civile olandese (titolo 5: società private a responsabilità limitata).

Il 1 ° ottobre 2012, la  Legge del 18 giugno 2012 che modifica il Libro 2 del Codice Civile in relazione alla modifica del regolamento per le società private a responsabilità limitata (Semplificazione e flessibilizzazione Legge BV) e la  Legge del 18 giugno 2012 che modifica la legislazione e introduce la legge sulla semplificazione e la flessibilità della legge BV (attuazione della semplificazione e flessibilità della legge sulla legge BV) sono entrate in vigore con l’obiettivo di allentare la legge BV e rendere la forma giuridica più accessibile.

All’inizio del 2020, più di 350.000 società erano società a responsabilità limitata nei Paesi Bassi .

Con il recente istituto della Flex-BV vigente dal 1 ottobre 2012 è possibile fondare una BV con 0,01 euro cent.

Una società a responsabilità limitata è costituita con atto costitutivo notarile nei Paesi Bassi ( 176 – libro 2 del codice civile olandese ). Questo atto deve contenere lo statuto della società, che a sua volta deve contenere il nome, la sede legale e l’oggetto della società (177 paragrafo 1 del libro 2 del codice civile olandese ). La sede legale della società deve essere situata nei Paesi Bassi (177 paragrafo 3 libro 2 del codice civile olandese ). Lo statuto deve includere anche l’importo nominale di ciascuna azione, l’importo del capitale emesso e la sua parte versata (178 paragrafo 1 del libro 2 del codice civile olandese ).

L’assenza di atto notarile comporta la nullità: la BV non è mai stata costituita. Se uno qualsiasi degli altri requisiti di formazione non è soddisfatto, c’è un difetto di formazione. La BV è stata istituita, ma può essere sciolta dal tribunale (21 paragrafo 1 del libro 2 del codice civile olandese). Gli amministratori della BV sono tenuti a garantire che il BV è registrato nel commercio registro presso la Camera di Commercio (180 comma 1 libro 2 del codice civile olandese). Una mancata registrazione non è un difetto di formazione, ma porta alla responsabilità solidale degli amministratori per atti legali compiuti dalla società fino alla sua registrazione ( 180 paragrafo 2 libro 2 del codice civile olandese).

Fino al 1 ° ottobre 2012, la BV aveva un capitale iniziale obbligatorio di € 18.000. Al giorno d’oggi, non esiste più un requisito patrimoniale minimo e un BV può essere impostato a partire da 1 centesimo.

Fino al 1 ° luglio 2011 era necessario che il ministro della Giustizia emettesse una dichiarazione di non obiezione , ma tale obbligo è decaduto.

Una BV è legalmente obbligata a contenere almeno due organi: un’assemblea generale e un consiglio. L’organo “più alto” della BV è l’ assemblea generale (AG) che si riunisce almeno una volta all’anno. Va tenuto presente che l’AG non ha sempre l’ultima parola. Ciò deriva dalla legge, che utilizza una formulazione negativa: l’assemblea generale ha tutti i poteri che non sono conferiti dalla legge o dallo statuto al consiglio o altri. Ciò è stato sottolineato dalla Corte Suprema nella sentenza Forum Bank degli anni ’50. Prima del 1 ° ottobre 2012, il termine assemblea generale degli azionisti (AGM) era utilizzato per legge per l’assemblea generale degli azionisti.

La gestione quotidiana della BV spetta al consiglio, spesso indicato come gestione. Il consiglio è generalmente nominato e revocato dall’AG. Lo statuto della BV può stabilire che un consiglio di sorveglianza (SB) debba essere nominato per sovrintendere alla gestione per conto del GM. In alcune società, le cosiddette società a due livelli , è addirittura obbligatoria la presenza di un organo di sorveglianza; tale consiglio di sorveglianza nomina e revoca il consiglio di amministrazione e nomina i propri membri per cooptazione .

Fino a quando tutti i requisiti di formazione non sono stati soddisfatti, i fondatori della BV sono responsabili in solido . Quando i requisiti sono soddisfatti, gli azionisti sono responsabili solo fino all’importo per il quale partecipano alla BV. Gli amministratori della società (BoM) non sono responsabili per i debiti della BV. In caso di fallimento , gli amministratori  (Legge sulla responsabilità degli amministratori (WBA) e Legge sulla responsabilità degli amministratori in caso di fallimento ( WBF )) sono ritenuti responsabili in solido se la gestione impropria è una delle cause principali del fallimento. In un certo numero di casi, una società può anche ritenere responsabili i suoi (ex) amministratori a causa di amministrazione impropria . I grandi rischi che corrono gli amministratori sono spesso usati come argomento per salari esorbitanti, un argomento che è stato oggetto di molti dibattiti tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo . Questo argomento può essere contestato ora che l’ assicurazione di responsabilità civile per amministratori e direttori di vigilanza offre una soluzione in quasi tutti i casi. La responsabilità solidale e solidale in caso di cattiva gestione può essere semplicemente assicurata.

Una Cash-BV è una BV con solo liquidità. Ad esempio, se una holding possiede solo una società di lavoro e la vende, la holding diventa una società di cassa. Anche se una BV cessa le attività e vende le attività, ma non viene sciolta, il risultato può essere una Cash-BVi. Una Cash-BV può anche essere creata appositamente come società di risparmio .

Società per Azioni (Naamloze Vennootschap (NV) 

La società per azioni olandese è una persona giuridica il cui capitale autorizzato è suddiviso in azioni, che in linea di principio sono liberamente trasferibili. La trasferibilità delle azioni nominative può essere limitata per legge sulla base all’art. 87 del libro 2 del codice civile olandese.

Gli aspetti legali della NV sono regolati negli articoli da 64 a 174a del libro 2 del codice civile olandese (titolo 4: società per azioni). Un NV è l’unica persona giuridica che può richiedere una quotazione in borsa .

Per creare un NV, devono essere soddisfatti i seguenti requisiti:

Dal 1 luglio 2011 il ministro della Giustizia non è più tenuto a rilasciare una ” Dichiarazione di non obiezione “.

L’organo più alto del NV è l’ Assemblea generale degli azionisti (AGM), che si riunisce almeno una volta all’anno. La gestione quotidiana della SA spetta al Consiglio di amministrazione. Il Comitato esecutivo è nominato e revocato dall’AGM. Tuttavia, lo statuto della NV può prevedere che l’AGM nomini un consiglio di sorveglianza (SB) che supervisiona anche l’Executive Board per conto dell’AGM. Un Consiglio di Sorveglianza è obbligatorio per le società per azioni più grandi (società a due livelli ).

Fino a quando tutti i requisiti di formazione non saranno stati soddisfatti, i fondatori della NV sono responsabili in solido . In circostanze normali, gli amministratori della NV non sono responsabili per i debiti della NV. In caso di fallimento , tuttavia, gli amministratori possono essere ritenuti responsabili in solido se vi è una gestione impropria, mentre quella gestione impropria è anche una causa importante del fallimento. In un certo numero di casi, una NV può anche ritenere il suo (ex) amministratore responsabile per cattiva gestione.

Quando i requisiti sono soddisfatti, gli azionisti sono responsabili solo fino all’importo per il quale partecipano alla NV: in caso di fallimento le azioni perdono valore, ma agli azionisti non può essere lasciato alcun debito residuo.

Il regime di responsabilità degli amministratori (Bestuurdersaansprakelijkheid)

Una parentesi doverosa è da farsi riguardo al regime di responsabilità di Direttori di B.V. e N.V. Essendo queste società a carattere limitato, il legislatore ha ritenuto in conformità a precedenti esperienze di tutelare in modo maggiore i creditori, espandendo l’ambito di colpevolezza dell’amministratore di società con regimi a responsabilità limitata qualora sia chiaramente configurabile una colpa oggettiva. In egual modo questa forma di responsabilità (Bestuurdersaansprakelijkheid) e’ ugualmente applicabile nel caso di direttori di associazioni che siano investiti di potere decisionale e responsabili per il regime di tassazione riguardante l’attività d’impresa. Specialmente qualora siano cooperative edili, o associazioni che forniscano servizi assicurativi o assicurino crediti. Lo stesso succede nel caso di una fondazione, o addirittura nel caso in cui il direttore appartenga a un’entità giuridica non Olandese, ma che sia soggetto al fisco Olandese e che abbia funzionalità di potere attribuitegli dalla legge Olandese. Nel caso che le aziende riferenti ai soggetti sopra indicati non possano onorare i loro debiti, essi divengono in solido responsabili. Molto importante è forse sottolineare che secondo la legge Olandese, una volta che si è nominati direttori, poco importa se non si svolgono funzioni finanziarie. Basta la nomina nel registro per divenire responsabile. E in taluni casi, anche senza iscrizione, il solo essere amministratore di fatto dell’impresa rende responsabile nei confronti degli atti intrapresi in nome del soggetto giuridico. Infine, finanche il liquidatore della società assume un ruolo di responsabilità penale in casi particolari.
In particolare l’amministratore è responsabile qualora la società da lui rappresentata non possa pagare imposte governative.  Molto comune infine é la responsabilità nel caso non sia versata l’IVA (BTW). Responsabili sono sia gli imprenditori di società individuali e di persona come V.O.F., C.V. che anche una persona giuridica qualora si abbia scelto un istituto a responsabilità limitata come una B.V., N.V. o un’associazione redatta per mezzo di statuto basato su atto notarile. In questi ultimi casi qualora sia imputabile mala amministrazione, è responsabile il direttore della società limitata.

(1) Codice civile olandese ( Burgerlijk Wetboek):

Holding lussemburghesi: Holding del 1929; Societé de Participations Financieres (So.Par.Fi.)

Holding lussemburghesi: Holding del 1929; Societé de Participations Financieres (So.Par.Fi.)

Spesso si fa riferimento alle holding lussemburghesi nella forma di

presentandole come un valido strumento di pianificazione fiscale.

A questo proposito sarebbe utile fare delle doverose precisazioni.

Holding del 1929

Situazione ante Legge del 22/12/2006

Le società Holding lussemburghesi, meglio conosciute come “Holding del 1929“, erano disciplinate dalla legge del Granducato del 31 luglio del 1929.

Questa normativa permetteva alle “Holding del 1929“ di godere di un regime fiscale estremamente favorevole:

  • esenzione fiscale su:
    • Dividendi derivanti da partecipazioni o investimenti detenuti in portafoglio;
    • Royalty derivanti dalla disciplina sullo sfruttamento del diritto di autore
    • Plusvalenze ed interessi derivanti da obbligazioni, depositi bancari e su finanziamenti effettuati a favore delle società controllate.
  • nessuna ritenuta (in uscita) sui pagamenti effettuati dalla Holding sotto forma di interessi e di dividendi .

In pratica una “Holding del 1929“ che riceveva un dividendo da una società controllata estera

  • non lo deveva tassare;
  • non vi era alcuna ritenuta sulla distribuzione del dividendo della Holding.

Situazione post Legge del 22/12/2006

La Legge del 22 dicembre 2006 ha abrogato:
– la legge modificata del 31 luglio 1929;
– il decreto granducale modificato del 17 dicembre 1938 relativo alle holding;
– il decreto granducale modificato del 17 dicembre 1938 sul regime fiscale delle holding;
– la legge modificata del 12 luglio 1977;
– il regolamento granducale del 29 luglio 1977;
– la legge del 21 giugno 2005.

Quindi la Legge del 22 dicembre 2006 ha abolito il regime delle holding del 1929 prevedendo un periodo transitorio durante il quale questo tipo di società poteva, a determinate condizioni, esistere. Questo periodo di transizione è scaduto il 31 dicembre 2010.

Fine delle holding 1929

Al fine di renderlo conforme al codice di condotta europeo in materia di tassazione delle imprese, adottata dal Consiglio il 1 °  dicembre 1997 il legislatore lussemburghese aveva modificato,  con  Legge del 21 giugno 2005, il Regime des Holdings 1929.

La Commissione Europea con decisione del 19 luglio 2006 non aveva ritenuto sufficienti le modifiche apportate allo suo statuto nel 2005, per renderlo più conforme ai requisiti della politica fiscale comune.

Volendo evitare un confronto con Bruxelles e un lungo periodo di incertezza, il Lussemburgo si è schierato dalla sua parte, decidendo, il 22 dicembre 2006, di abrogare il “Regime des Holdings 1929” chiamato definitivamente a scomparire la sera del 31 dicembre 2010.

Quindi, il 22 dicembre 2006, il Parlamento lussemburghese ha adottato una legge che abroga il regime delle holding del 1929. Tuttavia, le “Holding del 1929“ esistenti   potevano, durante un periodo di transizione che scadeva il 31 dicembre 2010, continuare a beneficiare del regime des Holdings 1929, a condizione che le azioni della società non venissero trasferite durante questo periodo.

Le  “Holding del 1929“,  se non liquidate, sono diventate, dal 1 ° gennaio 2011, società interamente tassabili, soggette all’imposta sul reddito delle società, all’imposta municipale sulle imprese e all’imposta sul patrimonio.

La Société de gestion de Patrimoine Familial (SPF) in breve

La Legge dell’11 maggio 2007 ha introdotto la società di gestione patrimoniale familiare (Société de gestion de Patrimoine Familial (SPF)) per offrire un’alternativa alla Holding del 1929. L’SPF offre la maggior parte dei vantaggi delle aziende 1929 pur essendo conforme alle normative comunitarie.

Una Société de gestion de Patrimoine Familial (SPF) deve assumere la forma di una società di capitali (SA, S.à rl, SCA o COOPSA) il cui oggetto è limitato all’acquisizione, detenzione, gestione e realizzazione di attività finanziarie, esclusione di qualsiasi altra attività commerciale.

La principale differenza tra Holding 1929 e Société de gestion de Patrimoine Familial (SPF) è la ristretta cerchia di investitori idonei di quest’ultima. Per la Société de gestion de Patrimoine Familial (SPF), questi investitori devono essere persone fisiche o intermediari che agiscono esclusivamente nell’ambito della gestione del patrimonio privato di un individuo o di un gruppo di individui. La SPF non può, inoltre, essere coinvolta nella gestione di società in cui ha una partecipazione.

L’SPF è esente dall’imposta sul reddito delle società, dall’imposta comunale commerciale e dall’imposta sul patrimonio. È soggetto solo a una tassa di sottoscrizione annuale dello 0,25%, con un minimo di 100 EUR e un massimo di 125.000 EUR.

La Société de gestion de Patrimoine Familial (SPF)

  • non può fare affidamento sui vantaggi dei trattati fiscali lussemburghesi per prevenire la doppia imposizione,
  • né della  Direttiva n 2011/96/UE (del 30 novembre 2011) concernente il regime fiscale comune applicabile alle società madri e figlie di Stati membri diversi.

Il regime fiscale favorevole non si applica agli anni fiscali in cui l’SPF riceve più del 5% dell’importo totale dei dividendi da partecipazioni in società estere non quotate che non sono soggette nel loro paese di residenza all’imposta sul reddito. Reddito paragonabile all’imposta sul reddito delle società in Lussemburgo.

Un certo numero di attività consentite nel 1929 Holdings non sono consentite nelle società di gestione patrimoniale familiare. 

Le principali differenze e somiglianze tra i due tipi di società possono essere riassunte come segue:

  HOLDING 1929 SPF
Investitori Nessuna restrizione Individuali e assimilati
Attività idonee  Investimenti e attività finanziarie, brevetti Strumenti finanziari (articolo 1 legge del 05/10/2005), conto attivo
Investimenti in aziende Autorizzato Autorizzato con esplicito divieto di interferire nella gestione
Prestiti su società controllate Permesso Permesso incidentalmente senza interessi
Acquisizione di edifici Autorizzato per proprie esigenze Vietato
Attività commerciale Escluso Escluso
Imposte sul reddito
e sul patrimonio
Esenzione a meno che non venga superata la soglia del 5% Esenzione a meno che non venga superata la soglia del 5%
Imposta sui conferimenti 1% Soggetta Soggetta

Imposta di sottoscrizione del capitale
Soggetta: 0,20%; supplemento in caso di superamento del rapporto capitale / debito da 1 a 3 (da 1 a 10 per le obbligazioni) e dividendi superiori al 10% del capitale Soggetta: 0,25%; supplemento in caso di superamento di un rapporto capitale / debito da 1 a 8
  Nessun tetto Tetto: 125.000 euro
Dividendi pagati Esenzione dalla ritenuta alla fonte Esenzione dalla ritenuta alla fonte
Interessi pagati Applicazione della ritenuta alla fonte (europea o lussemburghese) Applicazione della ritenuta alla fonte (europea o lussemburghese)
Responsabilità IVA No No
Accordi
per evitare la doppia imposizione
Non applicabile Non applicabile
Regime di esenzione per società madri e controllate Non applicabile Non applicabile

Conversione  di “Holding del 1929“ in “Société de gestion de Patrimoine Familial (SPF)

In breve:

  • tutti i riferimenti alla legge del 1929 dovevano essere eliminati;
  • lo statuto doveva esplicitamente dichiarare che la società è disciplinata dalla Legge dell’11 maggio 2007 sulle società di gestione patrimoniale familiare
  • l’oggetto sociale della società doveva essere adattato al fine di soddisfare i requisiti della Legge dell’11 maggio 2007.

Societé de Participations Financieres (So.Par.Fi.)

Le holding interamente tassabili sono comunemente chiamate “So.Par.Fi.“, acronimo di “Societé de Participations Financieres“. Questo termine non compare come tale nel diritto tributario lussemburghese, è stato creato da professionisti nel 1990.

La Societé de Participations Financieres (So.Par.Fi.) non è regolata da una legge specifica.

Le “Societé de Participations Financieres(So.Par.Fi.) si contraddistinguono rispetto alle Holding del 1929 per il fatto che sono delle normali società commerciali.

Le “Societé de Participations Financieres(So.Par.Fi.) possono in ogni caso usufruire dei vantaggi

  • delle convenzioni contro le doppie imposizioni siglate dal Lussemburgo;
  • della  Direttiva n 2011/96/UE (del 30 novembre 2011) concernente il regime fiscale comune applicabile alle società madri e figlie di Stati membri diversi;

Queste società, infatti, sono soggette ad una ritenute alla fonte del 15% sulla distribuzione di dividendi.

La  “So.Par.Fi.” è una società di capitali completamente tassabile con uno specifico oggetto sociale limitato alla detenzione di partecipazioni e attività correlate.

La  “So.Par.Fi.”  è definita come società di Capitali lussemburghese soggetto a tassazione sia diretta che indiretta simile a quella di
tutte le altre società di capitali, vale a dire sul reddito d’impresa, tassa commerciale imposta comunale, imposta sul patrimonio, imposta sui conferimenti e imposta sul valore aggiunto.

La Societé de Participations Financieres (So.Par.Fi.) può tuttavia, ridurre notevolmente i suoi oneri fiscali a condizione

  • che il suo oggetto sociale sia limitato a holding di partecipazioni;
  • rispetti le condizioni di cui all’articolo 166 (1) della Legge sull’imposta sul reddito (L’IMPÔT SUR LE REVENU (L.I.R.))
  • rispetti le condizioni di cui all’articolo 147 della Legge sull’imposta sul reddito (L’IMPÔT SUR LE REVENU (L.I.R.)) in materia di ritenuta alla fonte

In quanto società di capitali interamente tassabile, la  “So.Par.Fi.” è soggetta all’imposta sul reddito delle società e all’imposta municipale commerciale lussemburghese. La “So.Par.Fi.” è altresì soggetta all’imposta sul patrimonio ad un’aliquota dello 0,5% calcolata sulla base del presumibile valore di realizzo dei propri beni alla data di accertamento dell’imposta sul patrimonio.

I dividendi e le plusvalenze da partecipazioni qualificate sono esenti dall’imposta sul reddito delle società e dall’imposta municipale commerciale e dall’imposta sul patrimonio.

In breve, una “So.Par.Fi.” beneficia dei seguenti vantaggi:

  • esenzione da dividendi e plusvalenze da partecipazioni qualificate (se sono soddisfatte le condizioni di partecipazione minima e la soglia di partecipazione);
  • esenzione dalla ritenuta alla fonte sui dividendi pagati a società comunitarie o tutelati da un trattato fiscale (se sono soddisfatte le condizioni di durata e soglia di partecipazione);
  • esenzione dall’imposta sul patrimonio su partecipazioni sostanziali (soggetta a una soglia minima di partecipazione);
  • nessuna ritenuta alla fonte sulla maggior parte dei pagamenti di interessi;
  • nessuna ritenuta alla fonte sulla distribuzione di un bonus di liquidazione;
  • la “So.Par.Fi.” può beneficiare della vasta rete di trattati fiscali conclusi dal Lussemburgo. Attualmente sono in vigore più di 50 trattati fiscali e più di 20 sono in fase di negoziazione / ratifica;
  • la “So.Par.Fi.” può anche beneficiare delle direttive fiscali europee.

La “Partecipation Exemption” della “So.Par.Fi.” riguarda i dividendi percepiti nel suo ruolo di Holding  e al ricorrere delle condizioni di cui all’articolo 166 (1) della Legge sull’imposta sul reddito (L’IMPÔT SUR LE REVENU (L.I.R.)):

  • La So.Par.Fi. dovrà avere una partecipazione di almeno il 10% nel capitale della controllata, o per un ammontare minimo di € 1.200.00;
  • La partecipazione nella controllata deve risalire ad almeno 12 mesi;
  • La controllata deve essere
    • o una società di capitali lussemburghese completamente tassabile
    • o una società di capitali non lussemburghese completamente tassabile a un’imposta corrispondente all’imposta sul reddito delle società (imposta sulle società)
    • o una società residente di “uno stato membro dell’Unione europea.

In Lussemburdo l’imposta sul reddito delle società, residenti e non residenti è fissata dall’anno fiscale 2019 a:

  • 15% , quando il reddito imponibile non supera 175.000 euro ;
  • 17% , quando il reddito imponibile supera i 200.000 euro .

Un aumento del 7% viene applicato all’IRC per fornire il fondo per l’occupazione .

In alcuni casi, le società sono soggette al pagamento di un’imposta minima , il cui importo è stabilito in base al totale del loro ultimo bilancio di chiusura.

Per quanto riguarda la non tassazione delle plusvalenze derivanti dalla vendita delle proprie partecipazioni, la“So.Par.Fi.” è esente se:

  • La So.Par.Fi. dovrà avere una partecipazione di almeno il 10% nel capitale della controllata, o per un ammontare minimo di € 6.000.000;
  • La partecipazione nella controllata deve risalire ad almeno 12 mesi;
  • La controllata deve essere
    • o una società di capitali lussemburghese completamente tassabile
    • o una società di capitali non lussemburghese completamente tassabile a un’imposta corrispondente all’imposta sul reddito delle società (imposta sulle società)
    • o una società residente di “uno stato membro dell’Unione europea.

E’ tuttavia possibile che le singole convenzioni possano modificare, anche in parte, tali condizioni.

Conversione  di “Holding del 1929“ in Societé de Participations Financieres (So.Par.Fi.)

La conversione delle Holding del 1929 in società interamente tassabili avverrà automaticamente il 1 ° gennaio 2011. Saranno soggette all’imposta sul reddito, all’imposta comunale sulle imprese e all’imposta sul patrimonio e verrà assegnato un codice fiscale.

Si raccomandava di procedere alla modifica dei propri statuti ed in particolare di

  • cancellare tutti i riferimenti alla legge del 1929 ed eventualmente modificare il nome della società
  •  adeguare ed ampliare la clausola dell’oggetto sociale.

In effetti, le Holding del 1929 avevano generalmente uno scopo sociale limitato, con alcune attività come la proprietà di edifici e alcune attività di finanziamento vietate.

Una “Holding del 1929“ non  liquidata o che non aveva scelto un altro regime fiscale, dal 1 gennaio 2011 è diventata una società interamente tassabile soggetta all’imposta sul reddito delle società, all’imposta comunale commerciale e all’imposta sul patrimonio.

(1) Estratto della normativa applicabile alla “Societé de Participations Financieres” (So.Par.Fi.)

Arte. 166 della LIR

1 Proventi da una partecipazione detenuta da:

1) un ente collettivo residente interamente soggetto a imposta e che assume una delle forme elencate nell’appendice del paragrafo 10,

2. una società di capitali residente interamente imponibile non elencata nell’allegato al paragrafo 10,

3. una stabile organizzazione autoctona di un organismo collettivo di cui all’articolo 2 della direttiva modificata del Consiglio CEE del 23 luglio 1990 sul regime fiscale comune applicabile alle società madri e figlie di diversi Stati membri (90/435 / CEE),

4.una stabile organizzazione autoctona di una società di capitali residente di uno Stato con il quale il Granducato del Lussemburgo ha concluso un accordo per evitare la doppia imposizione,

5.una stabile organizzazione autoctona di una società di capitali o di una società cooperativa residente in uno Stato parte dell’Accordo sullo Spazio economico europeo (SEE) diverso da uno Stato membro dell’Unione Europea, sono esenti quando, alla data il reddito è messo a disposizione, il beneficiario detiene o si impegna a detenere detta partecipazione per un periodo ininterrotto di almeno dodici mesi e il tasso di partecipazione non scenda al di sotto della soglia del 10 per cento o del prezzo di acquisto inferiore a 1.200.000 euro.

2 L’esenzione si applica ai redditi risultanti da una partecipazione ai sensi del capoverso 1 detenuta direttamente nel capitale azionario:

1) un organismo collettivo di cui all’articolo 2 della direttiva modificata del Consiglio della CEE del 23 luglio 1990 sul regime fiscale comune applicabile alle società madri e figlie di diversi Stati membri (90/435 / CEE),

2.una società di capitali residente interamente imponibile non elencata nell’appendice del paragrafo 10,

3. una società di capitali non residente interamente soggetta a imposta corrispondente all’imposta sul reddito delle società.

3 La detenzione di una partecipazione ai sensi del capoverso 2 tramite uno degli organismi di cui al capoverso 1 dell’articolo 175 è da considerarsi come partecipazione diretta in proporzione alla frazione detenuta nel patrimonio netto investito di tale ente.

4 I proventi della ripartizione ai sensi dell’articolo 101 sono considerati entrate ai fini dell’applicazione del paragrafo 1.

5 Nella misura in cui il reddito è esente ai sensi del capoverso 1, non sono deducibili:

1. costi operativi in ​​rapporto economico diretto a tali proventi;

2. l’ammortamento per minusvalenza della partecipazione a seguito della distribuzione di tale reddito, e questo nell’ordine di enumerazione sopra.

6 Tuttavia, se una detrazione per ammortamento ha dato luogo all’applicazione del paragrafo 5 ea condizione che la partecipazione ammortizzata debba essere valutata ad un valore maggiore di quello utilizzato alla fine dell’esercizio precedente, il reddito rilevato durante tale valutazione è assimilato a una distribuzione di cui al paragrafo 1; in tal caso l’importo da esonerare non può superare l’ammontare dell’ammortamento non precedentemente detratto, in applicazione del comma 5.

7 I proventi da una partecipazione ricevuta in cambio di un’altra partecipazione in applicazione dell’articolo 22bis non rientrano in questo articolo, nel caso in cui le distribuzioni della partecipazione data in cambio non siano state esentate, se lo scambio non fosse avvenuto. Le distribuzioni effettuate dopo la fine del 5 ° anno di tassazione successivo a quello della conversione non sono soggette a questa restrizione.

8 In caso di mancato rispetto della condizione di detenzione ininterrotta di dodici mesi del livello minimo di partecipazione, l’esenzione viene annullata se necessario con una tassazione correttiva dell’anno in questione.

9 Un regolamento granducale può:

1. Estendere l’esenzione, alle condizioni e modalità da determinare, al reddito generato dalla vendita dell’azienda,

2. Provvedere, alle condizioni da specificare, che le perdite da trasferimento non siano deducibili.

Regolamento granducale del 21 dicembre 2001 in attuazione dell’articolo 166, paragrafo 9 della LIR (estratto):

Arte. 1 °.

(1) Quando un contribuente di cui all’articolo 166, paragrafo 1, numeri da 1 a 4, trasferisce titoli di una partecipazione diretta detenuta nel capitale sociale di una società di cui al paragrafo 2, numeri da 1 a 3 del medesimo articolo, il il reddito generato dalla cessione è esente, quando alla data di alienazione dei titoli il cedente detiene o si impegna a detenere detta partecipazione per un periodo ininterrotto di almeno 12 mesi e che durante tutto questo periodo il tasso di partecipazione non scenda al di sotto la soglia del 10% o il prezzo di acquisto inferiore a 6.000.000 di euro. La detenzione di una partecipazione per il tramite di uno degli organismi di cui al comma 1 dell’articolo 175 è da considerarsi come partecipazione diretta in proporzione alla frazione detenuta nel

(2) In deroga al primo comma, il reddito generato dalla vendita della partecipazione è imponibile alla somma algebrica del reddito della partecipazione e dell’eventuale detrazione per ammortamento effettuato sulla partecipazione, a condizione che abbiano diminuito la base imponibile per l’esercizio della cessione o anni precedenti. Per l’applicazione della disposizione precedente, la detrazione per ammortamento è assimilata ad una detrazione operata dalla capogruppo su un credito verso la propria controllata,

(3) L’esenzione prevista dall’art. Il comma 1 è altresì rifiutato nella misura in cui il prezzo di acquisto della partecipazione preso in considerazione per la determinazione del reddito di vendita è stato ridotto mediante trasferimento di una plusvalenza ai sensi degli articoli 53 o 54.

(4) Il reddito generato dal trasferimento di una partecipazione ricevuta in cambio di un’altra partecipazione in applicazione dell’articolo 22bis, non rientra nell’applicazione del paragrafo 1 a condizione che il reddito generato dal trasferimento della partecipazione data in cambio non avrebbe stato esentato se lo scambio non fosse avvenuto. Tuttavia, il reddito generato da un trasferimento dopo il quinto anno fiscale successivo a quello dello scambio non è interessato da questa restrizione.

 

Strumenti per le indagini fiscali all’estero – Cooperazione fiscale tra le Amministrazioni finanziarie dei Paesi UE e non UE

Strumenti per le indagini fiscali all’estero – Cooperazione fiscale tra le Amministrazioni finanziarie dei Paesi UE e non UE

L’Amministrazione finanziaria dispone di diversi strumenti per individuare redditi prodotti e patrimoni detenuti all’estero da parte di contribuenti fiscalmente residenti in Italia che consentono al Fisco di monitorare con apprezzabile precisione il movimento dei capitali esteri dei contribuenti fiscalmente residenti in Italia e di individuare i fenomeni di evasione ed elusione fiscale internazionale.

La cooperazione fiscale internazionale tra le Amministrazioni finanziarie dei diversi Paesi della comunità internazionale si sviluppa:

  • attraverso lo scambio di informazioni di rilevanza fiscale;
    • scambio di informazioni nell’Unione europea disciplinato dalla Direttive DAC, con riferimento al settore delle imposte dirette, e dalle Direttive dell’Unione Europea sulla Cooperazione amministrativa in ambito IVA , per quanto concerne la cooperazione amministrativa e la lotta alla frode fiscale in materia IVA, che può essere:
      • scambio di informazioni su richiesta, basato su una richiesta effettuata dallo Stato membro richiedente allo Stato membro interpellato in un caso specifico;
      • scambio di informazioni automatico, la comunicazione sistematica di informazioni predeterminate ad un altro Stato membro, senza richiesta preventiva, a intervalli regolari prestabiliti;
      • scambio di informazioni spontaneo, comunicazione occasionale, in qualsiasi momento e senza preventiva richiesta di informazioni ad un altro Stato membro;
    • scambio di informazioni con gli altri Paesi; 
      • Art. 26 Convenzioni  contro le doppie imposizioni;
      • Tax Information Exchange Agreement (TIEA);
      • Mutual Administrative Assistence in Tax matters (MAAT);
      • Common Reporting Standard (CRS);
      • Foreign Account Tax Compliance Act (FATCA).
  • con il coordinamento delle operazioni di verifica da svolgersi sul territorio dei singoli Stati, cooperazione con le Autorità fiscali estere che agiscono sul territorio di riferimento quali:
    • squadre investigative comuni: che operano sul territorio di uno o più Paesi che le hanno costituite;
    • controlli multilateriali: svolti dalle Autorità fiscali dei rispettivi Stati sui propri territori, all’esito delle cui indagini i risultati vengono condivisi con le Amministrazioni fiscali estere;
    • verifiche simultanee: eseguite dalle Amministrazione finanziarie sui propri territori con riferimento a delle attività la cui tassazione può incidere sul potere impositivo di diversi Paesi.

Scambio di informazioni nell’Unione europea settore delle imposte dirette

La direttiva n. 2011/16/UE  (DAC 1) del 15 febbraio 2011 che ha abrogato, con effetto dal 1° gennaio 2013, la direttiva n. 77/799/CEE, implementando “Mandatory Disclosure Rules” (MDR), stabilisce le norme e le procedure in base alle quali gli Stati membri cooperano tra loro ai fini dello scambio di informazioni fiscali per le Amministrazioni finanziarie volte ad arginare i meccanismi di pianificazione fiscale aggressiva introducendo sistemi di controllo ispirati alla c.d. cooperative compliance. Negli anni la DAC 1 è stata varie volte modificata, estendendone sempre più il suo ambito di applicazione.

Evoluzione delle Direttive DAC (Directive Administrative Cooperation) dal 2011 ad oggi

DAC  Direttiva del Consiglio Attuazione
1 15/02/2011 2011/16/UE  Cooperazione amministrativa nel settore fiscale, scambio automatico di informazioni dai periodi d’imposta dal 1o gennaio 2014 (abroga la Direttiva 77/799/CEE) D. Lgs.  4 marzo 2014, n. 29
2 09/12/2014 2014/107/UE recante modifiche alla direttiva 2011/16/UE Amplia le categorie di reddito oggetto di scambio automaticoobbligo di trasmettere informazioni, per i periodi d’imposta a decorrere dal 1o gennaio 2016, per quanto concerne i Conti Bancari Normativa italiana di riferimento 
3 08/12/2015 2015/2376/UE recante modifiche alla direttiva 2011/16/UE Estende lo scambio automatico obbligatorio di informazioni ai ruling preventivi transfrontalieri e agli accordi preventivi sui prezzi di trasferimento D. Lgs. 15 marzo 2017, n. 32 
4 25/05/2016 2016/881/UE recante modifiche alla direttiva 2011/16/UE Scambio automatico obbligatorio di informazioni in materia di rendicontazione Paese per Paese Articolo 1, commi 145 e 146 della legge 28 dicembre 2015, n. 208D.M. 23/02/2017
5 06/12/2016 2016/2258/UE recante modifiche alla direttiva 2011/16/UE Accesso da parte delle autorità fiscali alle informazioni in materia di antiriciclaggio Legge 25 ottobre 2017, n, 163D.Lgs. 18 maggio 2018, n. 60
6 25/05/2018 2018/822/UE recante modifiche alla direttiva 2011/16/UE Scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale relativamente ai meccanismi transfrontalieri soggetti all’obbligo di notifica. D.Lgs. n. 100/2020D.M. 17/11/2020
7 22/03/2021 2021/514/UErecante modifiche alla direttiva 2011/16/UE Scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale esteso alle piattaforme digitali In attesa di attuazione

La direttiva n. 2011/16/UE  (DAC 1) del 15 febbraio 2011 che ha abrogato, con effetto dal 1° gennaio 2013, la direttiva n. 77/799/CEE stabilendo le norme e le procedure in base alle quali gli Stati membri cooperano tra loro ai fini dello scambio di informazioni fiscali per le Amministrazioni finanziarie. La direttiva è stata recepita nell’ordinamento giuridico interno con il D. Lgs.  4 marzo 2014, n. 29.

Per le regole tecniche di scambio dei dati di natura finanziaria, In ragione della sostanziale uniformazione delle procedure di scambio di informazioni relative ai conti finanziari previste dalla direttiva rispetto a quelle che si rinvengono dalle procedure adottate in sede OCSE,  occorre fare riferimento al DM 28.12.2015 (Attuazione della legge 18 giugno 2015, n. 95 (Ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo degli Stati Uniti d’America finalizzato a migliorare la compliance fiscale internazionale e ad applicare la normativa F.A.T.C.A. (Foreign Account Tax Compliance Act)) e della direttiva n. 2014/107/UE (DAC 2) del Consiglio del 9 dicembre 2014, che, come vedremo,  promuovendo lo scambio automatico di informazioni come standard europeo e internazionale di trasparenza e di cooperazione, ha ampliato,  per quanto riguarda lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale, l’ambito di applicazione della direttiva n. 2011/16/UE  (DAC 1).

Nella Direttiva sono previste tre tipologie di scambio di informazioni:
  • «scambio di informazioni su richiesta»: lo scambio di informazioni basato su una richiesta effettuata dallo Stato membro richiedente allo Stato membro interpellato in un caso specifico;
  • «scambio automatico»: la comunicazione sistematica di informazioni predeterminate ad un altro Stato membro, senza richiesta preventiva, a intervalli regolari prestabiliti. Nel contesto dell’articolo 8 le informazioni disponibili sono le informazioni contenute negli archivi fiscali dello Stato membro che comunica le informazioni, consultabili in conformità delle procedure per la raccolta e il trattamento delle informazioni in tale Stato membro;
  • «scambio spontaneo»: la comunicazione occasionale, in qualsiasi momento e senza preventiva richiesta di informazioni ad un altro Stato membro;

Su richiesta dell’autorità richiedente, l’autorità interpellata trasmette all’autorità richiedente le informazioni di cui sia in possesso o che ottenga a seguito di un’indagine amministrativa.

L’autorità competente di ciascuno Stato membro comunica all’autorità competente di qualsiasi altro Strato membro, mediante scambio automatico obbligatorio, le informazioni disponibili sui periodi d’imposta dal 1o gennaio 2014 riguardanti i residenti in tale altro Stato membro sulle seguenti categorie specifiche di reddito e di capitale ai sensi della legislazione dello Stato membro che comunica le informazioni:

  1. redditi da lavoro;
  2. compensi per dirigenti;
  3. prodotti di assicurazione sulla vita non contemplati in altri strumenti giuridici dell’Unione sullo scambio di informazioni e misure analoghe;
  4. pensioni;
  5. proprietà e redditi immobiliari.

La comunicazione di informazioni ha luogo almeno una volta all’anno, entro i sei mesi successivi al termine dell’anno fiscale dello Stato membro durante il quale le informazioni sono state rese disponibili.

Le informazioni sono trasmesse elettronicamente, per quanto possibile, utilizzando la piattaforma comune basata sulla rete comune di comunicazione (CCN) e sull’interfaccia comune di sistema (CSI), sviluppata dall’Unione per assicurare tutte le trasmissioni con mezzi elettronici tra le autorità competenti nel settore delle dogane e della fiscalità.

La direttiva del 2011, con l’obiettivo di contrastare la frode fiscale e la pianificazione fiscale aggressiva, è stata oggetto di rilevanti interventi di modifica:
  • direttiva n. 2014/107/UE (DAC 2) del Consiglio del 9 dicembre 2014, che ha ampliato l’ambito di applicazione della DAC 1 promuovendo lo scambio automatico di informazioni come standard europeo e internazionale di trasparenza e di cooperazione:
  • direttiva n. 2015/2376/UE (DAC 3) del Consiglio dell’8 dicembre 2015 che ha introdotto il nuovo art. 8-bis che estende lo scambio automatico obbligatorio di informazioni ai ruling preventivi transfrontalieri e agli accordi preventivi sui prezzi di trasferimento. La direttiva è stata recepita nell’ordinamento giuridico interno con il D. Lgs. 15 marzo 2017, n. 32;
  • direttiva n. 2016/881/UE (DAC 4) del Consiglio del 25 maggio 2016 che ha esteso il campo di applicazione dello scambio automatico di informazioni con l’introduzione del nuovo art. 8-bis bis concernente “Ambito di applicazione e condizioni dello scambio automatico obbligatorio di informazioni in materia di rendicontazione Paese per Paese”. L’articolo 1, commi 145 e 146 della Legge 28 dicembre 2015, n. 208 (stabilità 2016) ha previsto che la controllante capogruppo di un gruppo multinazionale, residente nel territorio dello Stato ai sensi dell’art. 73 del TUIR, deve presentare all’Agenzia delle Entrate una rendicontazione paese per paese. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze sono stabiliti modalità, termini, elementi e condizioni per la trasmissione annuale della rendicontazione. E’ tenuta alla presentazione della rendicontazione la controllante capogruppo, avente l’obbligo di redazione del bilancio consolidato, con un fatturato consolidato, nel periodo d’imposta precedente a quello di rendicontazione, di almeno 750 milioni di euro e che non è controllata, direttamente o indirettamente, da altra impresa del gruppo multinazionale o da altri soggetti tenuti a tale obbligo.Parallelamente, l’obbligo di scambio automatico, le prime linee guida in merito all’obbligo di rendicontazione Country by Country Reporting  (CbCR) e allo scambio delle informazioni tra le amministrazioni finanziarie si rinvengono nel BEPS (Base Erosion and Profit Shifting) cd. «Progetto BEPS» – Action 13 (“Guidance on the Implementation of Transfer Pricing Documentation and Country-by-Country Reporting”), pubblicato il 5 ottobre 2015, a conclusione dei lavori del progetto. Le indicazioni contenute nel BEPS – Action 13, in tema di rendicontazione paese per paese, sono state recepite nell’ordinamento interno con la Legge 28 dicembre 2015, n. 208.
    Per la normativa italiana di riferimento vedi: https://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/Nsilib/Nsi/Schede/Comunicazioni/Scambio+Automatico+Finanziario+Internazionale/Normativa+di+riferimento+Scambio+Automatico+Finanziario+Internazionale/?page=schede
  • direttiva n. 2016/2258/UE (DAC 5) del Consiglio del 6 dicembre 2016 che modifica la direttiva del 2011 per quanto riguarda l’accesso da parte delle autorità fiscali alle informazioni in materia di antiriciclaggio.
  • direttiva n. 2018/822/UE (DAC 6) del Consiglio del 25 maggio 2018 che modifica la direttiva 2011/16/UE per quanto riguarda lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale relativamente ai meccanismi transfrontalieri soggetti all’obbligo di notifica.La Direttiva riflette ampiamente l’azione 12 (BEPS – Action 12: Disclosure of aggresive tax planning) del piano OCSE del 2013 per combattere la riduzione della base imponibile e il trasferimento degli utili a seguito di una pianificazione fiscale aggressiva.
    La Direttiva pone l’obbligo di comunicazione a carico degli intermediari (art. 3, punto 21: “qualunque persona che elabori, commercializzi, organizzi o metta a disposizione a fini di attuazione o gestisca l’attuazione di un meccanismo transfrontaliero soggetto all’obbligo di notifica”. Quindi per. es. commercialisti, avvocati….)
    I nuovi obblighi di segnalazione si applicheranno a partire dal 1 ° luglio 2020. Gli Stati membri saranno obbligati a scambiarsi informazioni ogni tre mesi, entro un mese dalla fine del trimestre in cui sono presentate le informazioni. Il primo scambio automatico di informazioni sarà quindi completato entro il 31 ottobre 2020.
  • direttiva n. 2021/514/UE (DAC 7) del Consiglio del 22 marzo 2021 che modifica la direttiva 2011/16/UE ponendo l‘obbligo  per le piattaforme digitali  di comunicare i dati in materia fiscale delle  transazioni di beni e servizi che vengono offerti attraverso le stesse.
    I gestori delle piattaforme online situate sia all’interno che all’esterno dell’Ue saranno chiamati a comunicare periodicamente al Fisco i corrispettivi percepiti dai venditori attivi sui loro portali.
    Le operazioni interessate sono:

    • la vendita di beni e di servizi personali:
    • il noleggio di qualsiasi mezzo di trasporto;
    • la locazione di immobili, compresi gli immobili residenziali e commerciali e gli spazi di parcheggio.

    I nuovi obblighi di segnalazione si applicheranno a partire dal 1 ° gennaio 2023.

A norma dell’art. 2 della direttiva n. 2011/16/UE  (DAC 1) la stessa si applica alle imposte di qualsiasi tipo riscosse da o per conto di uno Stato membro o delle sue ripartizioni territoriali.

L’Unione europea ha, però, siglato appositi accordi per estendere lo scambio dei dati relativi ai redditi finanziari in ossequio alla direttiva con:

  • La Svizzera (accordo firmato il 27.5.2015);
  • Il Liechtenstein (accordo firmato il 28.10.2015);
  • San Marino (accordo firmato l’8.12.2015);
  • Andorra (accordo formato il 12.2.2016);
  • Principato di Monaco (accordo firmato il 12.7.2016).

Scambio di informazioni nell’Unione europea settore Imposta sul Valore Aggiunto. Direttive dell’Unione Europea sulla Cooperazione amministrativa in ambito IVA tra i Paesi dell’Unione Euopea

  • Regolamento (CE) n. 79/2012 della Commissione del 31 gennaio 2012  relativo alle modalità di applicazione di talune disposizioni del regolamento UE n.904/2010 del Consiglio relativo alla cooperazione amministrativa e alla lotta contro la frode in materia d’imposta sul valore aggiunto.
  • Regolamento (CE) n. 904/2010 del Consiglio del 7 ottobre 2010 relativo alla cooperazione amministrativa e alla lotta contro le frodi in materia d’imposta sul valore aggiunto (rifusione). Il Regolamento stabilisce le condizioni e le modalità secondo le quali le Autorità competenti degli Stati membri preposte all’applicazione delle norme che regolano l’IVA devono collaborare tra loro e con la Commissione per assicurarne l’osservanza.
  • Regolamento (CE) n. 37/2009 del Consiglio del 16 dicembre 2008 che modifica il regolamento (CE) n. 1798/2003 relativo alla cooperazione amministrativa in materia di Imposta sul valore aggiunto. Il Regolamento (CE) n. 37/2009 adegua le disposizioni del Regolamento (CE) n. 1798/2003 alle modifiche introdotte dalla Dir 2008/117/Ce del 16 dicembre 2008 riguardo al periodo di presentazione degli elenchi riepilogativi delle operazioni intracomunitarie (INTRASTAT), nel contesto della cooperazione amministrativa.
  • Regolamento (CE) n. 143/2008 del Consiglio del 12 febbraio 2008 che modifica il regolamento (CE) n. 1798/2003 per quanto concerne l’introduzione di modalità di cooperazione amministrativa e lo scambio di informazioni in considerazione delle disposizioni in materia di luogo delle prestazioni di servizi, regimi speciali e procedura di rimborso dell’imposta sul valore aggiunto. GU dell’Unione Europea 22.2.08 L 44/1.
  • Regolamento 1925/2004 del 29 ottobre 2004, sulle modalità di applicazione degli articoli 18, 35 e 37 del Regolamento 1798/2003, definisce alcuni aspetti procedurali dello scambio automatico di informazioni quali: le categorie di informazioni che possono formare oggetto di scambio senza preventiva richiesta, la periodicità e le modalità pratiche di trasmissione delle informazioni. GU dell’Unione Europea 5.11.2004 L331.
  • Regolamento 1798/2003 del 7 ottobre 2003, relativo alla cooperazione amministrativa in materia d’imposta sul valore aggiunto e che abroga il regolamento (CEE) n. 218/92 GU dell’Unione Europea 15.10.2003 L264.
    Il Regolamento abroga il Regolamento 218/92 che completava, per quanto riguarda l’Iva, il sistema di cooperazione istituito dalla Direttiva 77/799/CEE. Prevede un sistema di scambio di informazioni tra gli Stati membri, in base al quale le autorità amministrative competenti sono tenute a prestarsi mutua assistenza e a collaborare con la Commissione per assicurare la corretta applicazione dell’Iva alla fornitura di beni e alla prestazione di servizi, all’acquisizione intracomunitaria dei beni e all’importazione dei beni.

Scambio di informazioni con gli altri Paesi

L’art. 26 del Modello OCSE

L’art. 26 del Modello OCSE ha sempre rappresentato lo standard internazionale per lo scambio di informazioni tributarie tra stati: la sua prima ver­sione apparve nel Modello del 1963, e da allora sono stati più volte modificati sia la lettera dell’articolo che il Commentario.

Nel 2005 sono stati aggiunti,  con lo scopo principale di impedire allo Stato destinatario della richiesta di scam­bio di opporre determinate tipologie di legislazione nazionale, i parr. 4 e 5 all’art. 26.

L’informazione richiesta non può essere negata:

  1. solo perché lo Stato alla quale è richiesta non ha un interesse proprio nello scambio;
  2. perché l’informazione è detenuta da un istituto bancario, un’istituzione finanziaria, “un’agenzia”, ovvero una fiduciaria (con il chiaro intento dell’OCSE di contrastare il segreto bancario).

Tax Information Exchange Agreement (TIEA)

L’OCSE ha sviluppato uno strumento che può costituire la base giuridica per lo scambio di informazioni tri­butarie tra Stati e contribuire alla diffusione degli standard di trasparenza pro­mossi dall’organizzazione stessa il Model Agreement on Exchange on Information on Tax Matters (Tax Information Exchange Agreements (TIEA)).

Pubblicato nel 2002 costituisce la base per la negoziazione di accordi di cooperazione in materia fiscale mediante lo scambio di informazioni tributarie tra due o più stati; ne esistono due versioni: una “bilaterale”, ed una “multilaterale”.

Gli articoli dall’1 al 3 del TIEA ne delimitano l’ambito di applicazione ed il perimetro giuridico. Esattamente come l’art. 26 del Modello OCSE, l’art.1 del TIEA menziona lo standard della foreseeable relevance” (una richiesta di informazioni tributarie deve essere considerata “prevedibilmente rilevante), evidenziando così le stesse esigenze di bilanciamento tra l’effettività dello scambio ed i diritti del contribuente.

Lo standard “foreseeable relevance” è inteso a fornire lo scambio di informazioni in materia fiscale nella misura più ampia possibile e, allo stesso tempo, a chiarire che gli Stati membri non sono liberi di impegnarsi in “fishing expeditions” (ossia “richieste speculative di informazioni che non hanno nessi apparenti a un’indagine o indagine aperta) o di richiedere informazioni con improbabile rilevanza fiscale.

L’art. 5 del TIEA elenca e descrive le procedure per lo scambio delle informazioni tributarie tra stati. A differenza dell’art. 26 del Modello OCSE, il TIEA prevede unicamente lo scambio di informazioni “su richiesta” (upon re­quest), (Exchange Of Information on Request – EOIR). Nel Commentario dello stesso art. 5 è menzionata la possibilità di ampliare l’ambito dell’accordo e di utilizzare le modalità di scambio c.d. “automatico” e “spontaneo”, oltre alle “verifiche simultanee” (simultaneous examinations).

Lo scambio automatico,  Automatic Exchange of Information – AEOI, (modalità tipica del CRS o dell’accordo FATCA) riguarda la generalità dei contribuenti residenti in uno Stato che dispongono nell’altro Stato di redditi, o di attività, specifici. Lo scambio automatico viene effettuato a scadenze periodiche stabilite per legge senza la necessità di apposite richieste.

Lo scambio spontaneo viene fatto da uno Stato nell’interesse dell’altro Stato anche senza una specifica richiesta da parte di quest’ultimo.

Con riguardo alle procedure descritte (come, ad esempio, l’obbligo dello Stato al quale viene richiesta l’informazione di confermare il ricevimento dell’istanza e di informare tempestivamente il richiedente della eventuale impossibilità di soddisfarla),  alcuni dei limiti posti allo scambio sono quasi speculari a quelli posti dall’art. 26 del Modello OCSE:

  1. l’informazione tributaria deve essere scambiata indipendentemente dal fatto che la condotta del contribuente possa costituire un illecito nell’ordi­namento dello Stato cui la richiesta è indirizzata;
  2. devono essere utilizzati dallo Stato cui la richiesta è indirizzata tutti gli strumenti ad esso disponibili, indipendentemente dal fatto che l’informazione sia utile anche a que­st’ultimo;
  3. lo scambio di informazioni tributarie non può essere negato per il fatto che l’informazione è detenuta da un istituto bancario, un’istitu­zione finanziaria, un trustee, una fiduciaria, ecc. .

Il par. 5 dell’art. 5 del TIEA elenca i parametri che una richiesta di informazioni tributarie deve soddisfare per essere considerata foreseeable relevant senza essere fishing expedition.

Lo Stato richiedente deve fornire:

  1. l’i­dentità del contribuente soggetto ad accertamento;
  2. la specifica dell’in­formazione richiesta, inclusa la forma in cui deve essere inoltrata;
  3. la finalità dell’informazione stessa;
  4. motivazioni ragionevoli per ritenere che l’informazione tributaria sia disponibile nello Stato a cui è stata richiesta, ov­vero sia nella disponibilità di un soggetto di tale giurisdizione;
  5. se conosciuti, il nome e l’indirizzo di ogni soggetto che si ritiene essere in possesso dell’informazione richiesta;
  6. una dichiarazione che attesti la conformità della richiesta alle leggi dello Stato richiedente;
  7. una dichiarazione attestante il fatto che lo Stato richiedente ha esaurito tutti i mezzi per ottenere autonomamente l’informazione, con l’eccezione di quelli che avrebbero comportato “difficoltà non proporzionate” (disproportionate difficulties).

L’art. 6 TIEA fornisce la base giuridica per attività accertative svolte al­l’estero e regolamenta:

  • la c.d. “partecipazione attiva”, possibilità per i funzionari dell’amministrazione di uno Stato contraente di accedere al territorio dell’altro Stato contraente per svolgere una parte dell’accertamen­to, come ad esempio l’analisi di documenti;
  • la c.d. “partecipazione passiva”,  possibilità per funzionari stranieri di assistere all’attività accertativa svolta dalle autorità nazionali.

Gli artt. 7 e 8 TIEA, che normano la confidenzialità delle informazioni scambiate (si basano su principi che sono praticamente speculari a quelli proposti dall’art. 26 del Modello OCSE e dal relativo Commentario) stabiliscono che:

  1. la richiesta non può avere ad oggetto informazioni che la parte richiedente non potrebbe ottenere in forza della propria legislazione nazionale;
  2. la richiesta non può essere soddisfatta se comporta la divulgazione di segreti industriali, aziendali o professionali;
  3. la richiesta non può essere soddisfatta se comporta la divulgazione di comunicazioni di qualsiasi tipo intercorse tra un cliente ed il suo rappresentante legale;
  4. lo scambio di informazioni tributarie non può avere luogo nel caso in cui sia potenzialmente pericoloso per l’“ordine pubblico”;
  5. l’informazione ricevuta deve essere trattata come “confidenziale” (confidential), e può essere comunicata solamente a soggetti in qualche modo coinvolti nell’attività di accertamento e/o nella riscossione, che a loro volta potranno divulgarla solo dinanzi ad un giudice.

Mutual Administrative Assistence in Tax matters (MAAT)

La  Convenzione sulla mutua assistenza amministrativa in materia fiscale  (Convention on Mutual Administrative Assistance in Tax Matters ) è stata sviluppata congiuntamente dall’OCSE e dal Consiglio d’Europa nel 1988 e modificata dal Protocollo nel 2010. La Convenzione è lo strumento multilaterale più completo disponibile per tutte le forme di -operazione per contrastare l’evasione e l’elusione fiscali.

La Convenzione facilita la cooperazione internazionale per un migliore funzionamento delle leggi fiscali nazionali, nel rispetto dei diritti fondamentali dei contribuenti. Prevede tutte le possibili forme di cooperazione amministrativa tra gli Stati nella determinazione e riscossione delle imposte. Questa cooperazione spazia dallo scambio di informazioni, compresi gli scambi automatici, al recupero dei crediti fiscali esteri.

Dal 2009, il G20 ha costantemente incoraggiato i paesi a firmare la Convenzione, compreso l’ultimo al vertice del G20 a Buenos Aires nel 2018, dove il comunicato affermava: “Tutte le giurisdizioni dovrebbero firmare e ratificare la Convenzione multilaterale sulla mutua assistenza amministrativa in materia fiscale”.

141 giurisdizioni (Tabella delle giurisdizioni partecipanti) attualmente partecipano alla Convenzione, comprese 17 giurisdizioni coperte da estensione territoriale. Ciò rappresenta un’ampia gamma di paesi, inclusi tutti i paesi del G20, tutti i BRIICS, tutti i paesi dell’OCSE, i principali centri finanziari e un numero crescente di paesi in via di sviluppo.

La Convenzione sulla mutua assistenza amministrativa in materia fiscale (la “Convenzione”), in virtù del suo articolo 6, richiede alle autorità competenti delle Parti della Convenzione di concordare reciprocamente la portata dello scambio automatico di informazioni e la procedura da rispettato. In tale contesto

Il CRS Multilateral Competent Authority Agreement

Con oltre 100 giurisdizioni che si sono impegnate a scambiarsi informazioni tra loro ai sensi del CRS, i rapporti di scambio tra giurisdizioni si basano tipicamente sulla Convention on Mutual Administrative Assistance in Tax Matters, a cui partecipano più di 100 giurisdizioni, e il CRS Multilateral Competent Authority Agreement (CRS MCAA), che si basa sul suo articolo 6. Le giurisdizioni possono in alternativa fare affidamento su un accordo bilaterale, come un trattato contro la doppia imposizione o un accordo sullo scambio di informazioni fiscali. Inoltre, alcuni scambi di CRS avranno luogo sulla base della direttiva UE pertinente, degli accordi tra l’UE e paesi terzi e accordi bilaterali, come gli accordi UK-CDOT.

Il CRS MCAA specifica i dettagli di quali informazioni verranno scambiate e quando. È un accordo quadro multilaterale. Un particolare rapporto bilaterale ai sensi del CRS MCAA diventa effettivo solo se entrambe le giurisdizioni hanno la Convenzione in vigore, hanno depositato le notifiche richieste ai sensi della Sezione 7 e si sono elencate reciprocamente.

Rapporti attivati ​​per lo scambio di report CbC

A marzo 2021, sono state attivate oltre 2900 relazioni di scambio bilaterale rispetto alle giurisdizioni impegnate nello scambio di rapporti CbC e i primi scambi automatici di rapporti CbC si sono svolti nel giugno 2018. Questi includono scambi tra i firmatari dell’accordo CbC Multilateral Competent Authority Agreement (CbC MCAA), tra gli Stati membri dell’UE ai sensi della direttiva del Consiglio dell’UE 2016/881 / UE e tra i firmatari di accordi bilaterali di autorità competenti per gli scambi ai sensi delle convenzioni sulla doppia imposizione o degli accordi sullo scambio di informazioni fiscali, compresi 41 accordi bilaterali con gli Stati Uniti. Le giurisdizioni continuano a negoziare accordi per lo scambio di rapporti CbC e l’OCSE pubblicherà aggiornamenti regolari, per fornire chiarezza ai gruppi multinazionali e alle amministrazioni fiscali.

Il CbC Multilateral Competent Authority Agreement

La Convenzione multilaterale  sull’assistenza amministrativa reciproca in materia fiscale  (la Convenzione), in virtù del suo articolo 6, richiede alle autorità competenti delle Parti della Convenzione di concordare reciprocamente la portata dello scambio automatico di informazioni e la procedura da rispettare con. In tale contesto, è stato sviluppato l’accordo multilaterale dell’autorità competente sullo scambio di rapporti CbC (CbC MCAA), sulla base della Convenzione. Inoltre, sono stati sviluppati due ulteriori accordi modello delle autorità competenti per gli scambi di rapporti CbC, uno per gli scambi nell’ambito delle convenzioni sulla doppia imposizione e uno per gli scambi nell’ambito degli accordi sullo scambio di informazioni fiscali.

Lo scopo del CbC MCAA è quello di stabilire le regole e le procedure necessarie per le autorità competenti delle giurisdizioni che implementano l’azione 13 di BEPS per scambiare automaticamente i rapporti CbC preparati dall’entità segnalante di un gruppo multinazionale e depositati su base annuale presso le autorità fiscali della giurisdizione di residenza fiscale di tale entità presso le autorità fiscali di tutte le giurisdizioni in cui opera il Gruppo MNE. Una particolare relazione bilaterale ai sensi della CbC MCAA diventa effettiva solo se entrambe le giurisdizioni hanno la Convenzione in vigore, hanno depositato le notifiche richieste ai sensi della Sezione 8 e si sono elencate reciprocamente.

Common Reporting Standard (CRS)

La Convenzione per la mutua assistenza ai fini fiscali  ha carattere multilaterale,  diversamente da

che, seppure redatti secondo un modello standard, hanno carattere bilaterale (Vedi: Stati con i quali sussistono strumenti bilaterali per lo scambio di informazioni – Art. 26 del Modello OCSE – Tendenza a contrastare il segreto bancario).

Il Common Reporting Standard (CRS) , sviluppato in risposta alla richiesta del G20 e approvato dal Consiglio dell’OCSE il 15 luglio 2014, invita le giurisdizioni a ottenere informazioni dai loro istituti finanziari e scambiare automaticamente tali informazioni con altre giurisdizioni su base annuale. Stabilisce le informazioni sui conti finanziari da scambiare, gli istituti finanziari tenuti a segnalare, i diversi tipi di conti e contribuenti coperti, nonché le procedure comuni di due diligence che devono essere seguite dagli istituti finanziari.

Lo Standard è costituito dalle seguenti quattro parti chiave:

Particolare attenzione deve essere posta, come vedremo, anche per le Entità giuridiche controllate ed i Trust.

La  Convenzione sulla reciproca assistenza amministrativa in materia fiscale  (Multilateral Convention on Mutual Administrative Assistance  in Tax Matters) è stata sviluppata congiuntamente dall’OCSE e dal Consiglio d’Europa nel 1988 e modificata dal Protocollo nel 2010. La Convenzione è lo strumento multilaterale più completo disponibile per tutte le forme di cooperazione per contrastare l’evasione e l’elusione fiscali.

La Convenzione, nel rispetto dei diritti fondamentali dei contribuenti, facilita la cooperazione internazionale per un migliore funzionamento delle leggi fiscali nazionali. Prevede tutte le possibili forme di cooperazione amministrativa tra gli stati nella valutazione e riscossione delle imposte. Questa cooperazione spazia dallo scambio di informazioni, compresi gli scambi automatici, al recupero di crediti fiscali esteri.

Dal 2009, il G20 ha costantemente incoraggiato i paesi a firmare la Convenzione. Il comunicato del rilasciato durante il vertice del G20 di Buenos Aires nel 2018 i dichiarava “Tutte le giurisdizioni dovrebbero firmare e ratificare la Convenzione multilaterale sulla mutua assistenza amministrativa in materia fiscale“.

L’Italia ha ratificato l’adesione alla Convenzione multilaterale con la Legge n. 19 del 10 febbraio 2005 ed il Protocollo emendativo con la legge n.193 del 27 ottobre 2011.

Attualmente partecipano alla Convenzione 141 giurisdizioni , tra cui 17 giurisdizioni coperte da estensione territoriale. Ciò rappresenta una vasta gamma di paesi, compresi tutti i paesi del G20, tutti i paesi BRIICS ( (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), tutti i paesi dell’OCSE, i maggiori centri finanziari e un numero crescente di paesi in via di sviluppo.

Oltre 150 giurisdizioni si sono impegnate allo scambio di informazioni su richiesta (Exchange Of Information on Request – EOIR) e oltre 100 a quello automatico (Automatic Exchange of Information – AEOI). 110 hanno aderito al Common reporting standard (CRS) scambio automatico di informazioni tra le autorità fiscali sulle attività finanziarie detenute dai contribuenti (Vedi: ELENCO DEGLI STATI CHE ANNO ADERITO AL CRS AGGIORNATA AL 29 Settembre 2020).

Nella sezione del sito OCSE dedicata al BEPS è pubblicata una mappa interattiva attraverso la quale è possibile verificare per ogni Stato la sua adesione:

In attuazione della Convenzione multilaterale, sono stati predisposti:

  • Un modello denominato “Model Competent Authority Agreement” (Model CAA o MCAA), che rappresenta la base legale per lo scambio automatico di informazioni;
  • Uno standard tecnico, denominato “Common Reporting Standard” (CRS), che detta le regole operative per la due diligence dei conti, l’acquisizione dei dati rilevanti da parte degli intermediari finanziari e il loro invio all’Amministrazione di competenza, la quale metterà gli stessi a disposizione delle Amministrazioni degli Stati di residenza dei soggetti interessati (Vedi: Archivi categoria: Common Reporting Standard (CRS))

Le versioni definitive del MCAA e del CRS sono state predisposte dall’OCSE in data 15.7.2014, unitamente ad un vasto Commentario e ad un Implementation Handbook.

Il Model Competent Authority Agreement:

Fornisce le definizioni di

  • Autorità Competente (per l’acquisizione dei dati)
  • Istituzione finanziaria
  • tutte le definizioni rilevanti per l’applicazione delle disposizioni sullo scambio automatico;
  • Definisce i dati oggetto di scambio automatico;
  • Prevede il termine di nove mesi per lo scambio di informazioni.

Il Model Competent Authority Agreement prevede i redditi e le attività oggetto di scambio automatico 

Redditi e attività oggetto di scambio automatico ai sensi del MCAA
Nome, indirizzo, numero di identificazione fiscale (TIN) e, nel caso di persone fisiche, data e luogo di nascita del titolare di conto (per le persone giuridiche, delle persone che ne esercitano il controllo)
Numero di conto (o equivalente funzionale in assenza di un numero di conto)
Nome ed eventuale numero di identificazione dell’Istituzione finanziaria tenuta alla comunicazione
Saldo o valore del conto (compreso, nel caso di un contratto di assicurazione per il quale è misurabile un valore maturato o di un contratto di rendita, il valore maturato o il valore di riscatto) alla fine dell’anno solare o di altro adeguato periodo di rendicontazione ovvero, se il conto è stato chiuso nel corso di tale anno o periodo, alla chiusura del conto
Nel caso di un conto di custodia:importo totale lordo degli interessi, importo totale lordo dei dividendi e importo totale lordo degli altri redditi generati in relazione alle attività detenute nel conto, in ogni caso pagati o accreditati sul conto (o in relazione al conto) nel corso dell’anno solare o di altro adeguato periodo di rendicontazione;introiti totali lordi derivanti dalla vendita o dal riscatto delle attività finanziarie pagati o accreditati sul conto nel corso dell’anno solare o di altro adeguato periodo di rendicontazione in relazione al quale l’Istituzione finanziaria tenuta alla comunicazione ha agito in qualità di custode, intermediario, intestatario o altrimenti come agente per il titolare del conto
Nel caso di un conto di deposito, importo totale lordo degli interessi pagati o accreditati sul conto nel corso dell’anno solare o di altro adeguato periodo di rendicontazione
Nel caso di un conto diverso da un conto di custodia o di un conto di deposito, importo totale lordo pagato o accreditato al titolare del conto in relazione allo stesso nel corso dell’anno solare o di altro adeguato periodo di rendicontazione in relazione al quale l’Istituzione finanziaria tenuta alla comunicazione è l’obbligato o il debitore, compreso l’importo complessivo di eventuali pagamenti di riscatto effettuati al titolare del conto nel corso dell’anno solare o di altro adeguato periodo di rendicontazione

In relazione ad ogni conto oggetto di comunicazione l’art. 3 del DM 28.12.2015 (Attuazione della legge 18 giugno 2015, n. 95 e della direttiva 2014/107/UE del Consiglio, del 9 dicembre 2014, recante modifica della direttiva 2011/16/UE per quanto riguarda lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale. (15A09780) (GU Serie Generale n.303 del 31-12-2015) prevede  i dati soggetti all’obbligo di comunicazione.

Il Common Reporting Standard” (CRS) prevede unapproccio che prevede varie fasi:

  • Individuazione delle istituzioni finanziarie tenute al monitoraggio (Reporting Financial Institutions o RFI);
  • Individuazione dei Conti Finanziari (Financial Accounts) e, al loro interno, dei conti che devono essere monitorati (Reportable Accounts);
  • Attivazione delle procedure di due diligence;
  • Comunicazione dei dati dall’Amministrazione finanziaria, la quale provvederà al loro scambio con le Amministrazioni degli Stati di residenza dei titolari.

L’Implementation Handbook del Common Reporting Standard” (CRS) riassume la procedura.

Sono tenute al monitoraggio le istituzioni finanziarie (persone giuridiche, e mai persone fisiche, anche se imprenditori) residenti in uno degli Stati che si sono impegnati allo scambio automatico (Vedi: ELENCO DEGLI STATI CHE HANNO ADERITO AL CRS AGGIORNATA AL 29 Settembre 2020)

L’Implementation Handbook, distingue le attività finanziarie che devono essere monitorate ( Financial Accounts that need to be reviewed) da quelle (Non-Reporting Accounts) non soggette a monitoraggio (Vedi Figure 8: Accounts which are Financial Accounts pag. 64).

Il capitolo 3 dell’Implementation Handbook tratta dei Conti finanziari oggetto di comunicazione.

I conti  devono essere relativi a persone fisiche residenti in uno Stato che ha anch’esso previsto lo scambio automatico o, se intestato a soggetti diversi dalle persone fisiche, relativo alle persone fisiche che detengono il controllo del soggetto formalmente proprietario del conto residente in uno di tali Stati.

Le procedure di due diligence dei conti, a carico degli intermediari finanziari, sono differenziate per quattro casistiche diverse:

  • Conti preesistenti di persone fisiche;
  • Nuovi conti di persone fisiche;
  • Conti preesistenti di entità;
  • Nuovi conti di entità.

Si considerano preesistenti i conti già accesi alla data nella quale ciascuno Stato inizia il procedimento di scambio di informazioni.

 Obblighi degli intermediari finanziari in relazione ai conti delle persone fisiche 

Tipologia di conto Procedure di due diligence
Contratti di assicurazione o di rendita non vendibili a soggetti non residenti Non soggetti a due diligence
Conti preesistenti di importo non rilevante (sino a 1.000.000 USD) Se la banca dispone di un indirizzo di residenza del titolare ritenuto attendibile, essa considera il titolare stesso residente ai fini fiscali nello Stato in cui si situa questo indirizzo. Se non esiste un indirizzo di residenza ritenuto attendibile, e sussiste uno degli indizi previsti nella Sezione III, § B.2, ottenuti con una ricerca elettronica (es. indirizzo in uno Stato estero, uno o più numeri telefonici in uno Stato estero e nessun numero telefonico nello Stato dove risiede la banca, ordini sistematici di trasferimento di fondi verso un conto intrattenuto con una banca estera, ecc.), la banca è tenuta a trattare il titolare del conto come residente fiscale dell’altro Stato.È però possibile fornire la prova contraria, con una autocertificazione del titolare che attesta di non essere residente nello Stato in questione, accompagnata da prove documentali che attestino questo fatto.
Conti preesistenti di importo rilevante (oltre i 1.000.000 USD) Per i conti di importo non rilevante, la due diligence si articola:in una ricerca in archivi elettronici, per verificare l’eventuale sussistenza di uno degli indizi previsti nella Sezione III, § B.2 (vedi sopra);in una ricerca in archivi cartacei per verificare dati quali la documentazione relativa all’apertura del conto, la più recente documentazione acquisita ai sensi della disciplina antiriciclaggio, procure e deleghe ecc. (ricerca non necessaria se gli archivi elettronici consentono l’acquisizione dei dati previsti nella Sezione III, § B.2);nella richiesta al Dirigente responsabile se ha una conoscenza effettiva del fatto che il titolare del conto deve essere sottoposto a monitoraggio.Se da queste verifiche il titolare del conto non risulta residente nello Stato estero, non sussistono i requisiti per il monitoraggio.In presenza di indizi che possano fare considerare il soggetto residente dell’altro Stato, la banca è tenuta a trattare il titolare del conto come residente fiscale dell’altro Stato.È però possibile fornire la prova contraria, con una autocertificazione del titolare che attesta di non essere residente nello Stato in questione, accompagnata da prove documentali che attestino questo fatto.
Nuovi conti (indipendentemente dal valore) All’atto dell’apertura del conto, la banca è tenuta ad acquisire un’autocertificazione di residenza fiscale del titolare.Se in base all’autocertificazione il soggetto risulta residente nell’altro Stato, la banca è tenuta a trattare il titolare del conto come residente fiscale dell’altro Stato.

Le procedure di due diligence delle entità, come ad es. le società,  (escluse per i conti il cui controvalore non supera i 250.000,00 USD) sono ancora più complesse, in quanto, in determinati casi, comportano una due diligence anche dei soggetti che detengono il controllo delle suddette entità, Account becomes a Reportable Account by virtue of the Controlling Persons (Vedi: Implementation Handbook – Reportable Accounts by virtue of the Account Holder’s Controlling  Persons).

Il capitolo 6 dell’Implementation Handbook regolamenta il Trattamento dei trust nel Common Reporting Standard” (CRS), Treatment of trusts in the CRS.

ELENCO DEGLI STATI CHE HANNO ADERITO AL CRS AGGIORNATA AL 10 Dicembre 2020

La pagina RAPPORTI DI SCAMBIO ATTIVATI PER INFORMAZIONI CRS (Ultimo aggiornamento: dicembre 2020) del sito OCSE( (Organisation for Economic Cooperation and Development (OECD)) mostra tutte le relazioni di scambio bilaterali attualmente in essere per lo scambio automatico di informazioni CRS ai sensi dell’articolo 6 della convenzione multilaterale e del CRS MCAA (Multilateral Competent Authority Agreement), nonché nel quadro dell’UE. Inoltre, alcune giurisdizioni hanno concluso accordi bilaterali per lo scambio di informazioni CRS nell’ambito di trattati fiscali bilaterali o accordi sullo scambio di informazioni fiscali.

A dicembre 2020, sono state attivate oltre 4400 relazioni di scambio bilaterale rispetto a più di 100 giurisdizioni impegnate nel CRS, con i prossimi scambi tra queste giurisdizioni che avranno luogo alla fine di settembre 2021.

Per l’Italia risultano attive 75 relazioni di scambio bilaterali.

Foreign Account Tax Compliance Act ( FATCA)

L’accordo intergovernativo FATCA (Foreign Account Tax Compliance Act),  operativo a partire dal 1° luglio 2014, è volto a contrastare l’evasione fiscale, realizzata da cittadini e residenti statunitensi mediante conti intrattenuti presso istituzioni finanziarie italiane e da residenti italiani mediante conti intrattenuti presso istituzioni finanziarie statunitensi, tramite lo scambio automatico di informazioni finanziarie.

Il Competent Authority Arrangement è un accordo amministrativo tra le autorità fiscali italiane e statunitensi per rendere operativo l’accordo FATCA IGA. In esso sono contenute le regole operative necessarie per la trasmissione/ricezione delle informazioni tra i due Paesi.

(Vedi: LEGGE 18 giugno 2015 , n. 95, Ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo degli Stati Uniti d’America finalizzato a migliorare la compliance fiscale internazionale e ad applicare la normativa F.A.T.C.A. (Foreign Account Tax Compliance Act) , con Allegati, fatto a Roma il 10 gennaio 2014, nonché disposizioni concernenti gli adempimenti delle istituzioni finanziarie italiane ai fini dell’attuazione dello scambio automatico di informazioni derivanti dal predetto Accordo e da accordi tra l’Italia e altri Stati esteri)

Gli Stati Uniti non hanno aderito allo Standard CRS.

La  Bulgaria e gli Stati Uniti d’America hanno siglato formalmente l’accordo FATCA (Foreign Account Tax Compliance Act).

L’Agenzia nazionale delle entrate bulgara ha collaborato con il Dipartimento delle finanze degli Stati Uniti sul testo dell’accordo FATCA.

Il governo degli Stati Uniti ha redatto due modelli dell’accordo intergovernativo ed il primo, IGA1, è stato implementato in Bulgaria . Secondo il FATCA , le istituzioni finanziarie prepareranno rapporti sulle informazioni fiscali sui cittadini statunitensi con conti bancari in Bulgaria , inviandoli a un’autorità centrale che li inoltrerà all’Internal Revenue Service statunitense.

Vedi pagine web Agenzia delle Entrate:  https://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/nsilib/nsi/schede/comunicazioni/consultazione+documenti+fatca/scheda+informativa+consultazione+documenti+fatca

Vedi pagine web dell’Internal Revenue Service (IRS): https://www.irs.gov/businesses/corporations/foreign-account-tax-compliance-act-fatca

Vedi la lista delle nazioni aderenti: https://www.treasury.gov/resource-center/tax-policy/treaties/pages/fatca.aspx

 

Strumenti per le indagini fiscali all’estero – Cooperazione fiscale tra le Amministrazioni finanziarie dei Paesi UE

Strumenti per le indagini fiscali all’estero – Cooperazione fiscale tra le Amministrazioni finanziarie dei Paesi UE

L’Amministrazione finanziaria dispone di diversi strumenti per individuare redditi prodotti e patrimoni detenuti all’estero da parte di contribuenti fiscalmente residenti in Italia che consentono al Fisco di monitorare con apprezzabile precisione il movimento dei capitali esteri dei contribuenti fiscalmente residenti in Italia e di individuare i fenomeni di evasione ed elusione fiscale internazionale.

La cooperazione fiscale internazionale tra le Amministrazioni finanziarie dei diversi Paesi della comunità internazionale si sviluppa:

  • attraverso lo scambio di informazioni di rilevanza fiscale;
    • scambio di informazioni nell’Unione europea disciplinato dalla Direttive DAC, con riferimento al settore delle imposte dirette, e dalle Direttive dell’Unione Europea sulla Cooperazione amministrativa in ambito IVA , per quanto concerne la cooperazione amministrativa e la lotta alla frode fiscale in materia IVA, che può essere:
      • scambio di informazioni su richiesta, basato su una richiesta effettuata dallo Stato membro richiedente allo Stato membro interpellato in un caso specifico;
      • scambio di informazioni automatico, la comunicazione sistematica di informazioni predeterminate ad un altro Stato membro, senza richiesta preventiva, a intervalli regolari prestabiliti;
      • scambio di informazioni spontaneo, comunicazione occasionale, in qualsiasi momento e senza preventiva richiesta di informazioni ad un altro Stato membro;
  • con il coordinamento delle operazioni di verifica da svolgersi sul territorio dei singoli Stati, cooperazione con le Autorità fiscali estere che agiscono sul territorio di riferimento quali:
    • squadre investigative comuni: che operano sul territorio di uno o più Paesi che le hanno costituite;
    • controlli multilateriali: svolti dalle Autorità fiscali dei rispettivi Stati sui propri territori, all’esito delle cui indagini i risultati vengono condivisi con le Amministrazioni fiscali estere;
    • verifiche simultanee: eseguite dalle Amministrazione finanziarie sui propri territori con riferimento a delle attività la cui tassazione può incidere sul potere impositivo di diversi Paesi.

Scambio di informazioni nell’Unione europea settore delle imposte dirette

La direttiva n. 2011/16/UE  (DAC 1) del 15 febbraio 2011 che ha abrogato, con effetto dal 1° gennaio 2013, la direttiva n. 77/799/CEE, implementando “Mandatory Disclosure Rules” (MDR), stabilisce le norme e le procedure in base alle quali gli Stati membri cooperano tra loro ai fini dello scambio di informazioni fiscali per le Amministrazioni finanziarie volte ad arginare i meccanismi di pianificazione fiscale aggressiva introducendo sistemi di controllo ispirati alla c.d. cooperative compliance. Negli anni la DAC 1 è stata varie volte modificata, estendendone sempre più il suo ambito di applicazione.

Evoluzione delle Direttive DAC (Directive Administrative Cooperation) dal 2011 ad oggi

DAC  Direttiva del Consiglio Attuazione
1 15/02/2011 2011/16/UE  Cooperazione amministrativa nel settore fiscale, scambio automatico di informazioni dai periodi d’imposta dal 1o gennaio 2014 (abroga la Direttiva 77/799/CEE) D. Lgs.  4 marzo 2014, n. 29
2 09/12/2014 2014/107/UE recante modifiche alla direttiva 2011/16/UE Amplia le categorie di reddito oggetto di scambio automaticoobbligo di trasmettere informazioni, per i periodi d’imposta a decorrere dal 1o gennaio 2016, per quanto concerne i Conti Bancari Normativa italiana di riferimento 
3 08/12/2015 2015/2376/UE recante modifiche alla direttiva 2011/16/UE Estende lo scambio automatico obbligatorio di informazioni ai ruling preventivi transfrontalieri e agli accordi preventivi sui prezzi di trasferimento D. Lgs. 15 marzo 2017, n. 32 
4 25/05/2016 2016/881/UE recante modifiche alla direttiva 2011/16/UE Scambio automatico obbligatorio di informazioni in materia di rendicontazione Paese per Paese Articolo 1, commi 145 e 146 della legge 28 dicembre 2015, n. 208D.M. 23/02/2017
5 06/12/2016 2016/2258/UE recante modifiche alla direttiva 2011/16/UE Accesso da parte delle autorità fiscali alle informazioni in materia di antiriciclaggio Legge 25 ottobre 2017, n, 163D.Lgs. 18 maggio 2018, n. 60
6 25/05/2018 2018/822/UE recante modifiche alla direttiva 2011/16/UE Scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale relativamente ai meccanismi transfrontalieri soggetti all’obbligo di notifica. D.Lgs. n. 100/2020D.M. 17/11/2020
7 22/03/2021 2021/514/UErecante modifiche alla direttiva 2011/16/UE Scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale esteso alle piattaforme digitali In attesa di attuazione

La direttiva n. 2011/16/UE  (DAC 1) del 15 febbraio 2011 che ha abrogato, con effetto dal 1° gennaio 2013, la direttiva n. 77/799/CEE stabilendo le norme e le procedure in base alle quali gli Stati membri cooperano tra loro ai fini dello scambio di informazioni fiscali per le Amministrazioni finanziarie. La direttiva è stata recepita nell’ordinamento giuridico interno con il D. Lgs.  4 marzo 2014, n. 29.

Per le regole tecniche di scambio dei dati di natura finanziaria, In ragione della sostanziale uniformazione delle procedure di scambio di informazioni relative ai conti finanziari previste dalla direttiva rispetto a quelle che si rinvengono dalle procedure adottate in sede OCSE,  occorre fare riferimento al DM 28.12.2015 (Attuazione della legge 18 giugno 2015, n. 95 (Ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo degli Stati Uniti d’America finalizzato a migliorare la compliance fiscale internazionale e ad applicare la normativa F.A.T.C.A. (Foreign Account Tax Compliance Act)) e della direttiva n. 2014/107/UE (DAC 2) del Consiglio del 9 dicembre 2014, che, come vedremo,  promuovendo lo scambio automatico di informazioni come standard europeo e internazionale di trasparenza e di cooperazione, ha ampliato,  per quanto riguarda lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale, l’ambito di applicazione della direttiva n. 2011/16/UE  (DAC 1).

Nella Direttiva sono previste tre tipologie di scambio di informazioni:
  • «scambio di informazioni su richiesta»: lo scambio di informazioni basato su una richiesta effettuata dallo Stato membro richiedente allo Stato membro interpellato in un caso specifico;
  • «scambio automatico»: la comunicazione sistematica di informazioni predeterminate ad un altro Stato membro, senza richiesta preventiva, a intervalli regolari prestabiliti. Nel contesto dell’articolo 8 le informazioni disponibili sono le informazioni contenute negli archivi fiscali dello Stato membro che comunica le informazioni, consultabili in conformità delle procedure per la raccolta e il trattamento delle informazioni in tale Stato membro;
  • «scambio spontaneo»: la comunicazione occasionale, in qualsiasi momento e senza preventiva richiesta di informazioni ad un altro Stato membro;

Su richiesta dell’autorità richiedente, l’autorità interpellata trasmette all’autorità richiedente le informazioni di cui sia in possesso o che ottenga a seguito di un’indagine amministrativa.

L’autorità competente di ciascuno Stato membro comunica all’autorità competente di qualsiasi altro Strato membro, mediante scambio automatico obbligatorio, le informazioni disponibili sui periodi d’imposta dal 1o gennaio 2014 riguardanti i residenti in tale altro Stato membro sulle seguenti categorie specifiche di reddito e di capitale ai sensi della legislazione dello Stato membro che comunica le informazioni:

  1. redditi da lavoro;
  2. compensi per dirigenti;
  3. prodotti di assicurazione sulla vita non contemplati in altri strumenti giuridici dell’Unione sullo scambio di informazioni e misure analoghe;
  4. pensioni;
  5. proprietà e redditi immobiliari.

La comunicazione di informazioni ha luogo almeno una volta all’anno, entro i sei mesi successivi al termine dell’anno fiscale dello Stato membro durante il quale le informazioni sono state rese disponibili.

Le informazioni sono trasmesse elettronicamente, per quanto possibile, utilizzando la piattaforma comune basata sulla rete comune di comunicazione (CCN) e sull’interfaccia comune di sistema (CSI), sviluppata dall’Unione per assicurare tutte le trasmissioni con mezzi elettronici tra le autorità competenti nel settore delle dogane e della fiscalità.

La direttiva del 2011, con l’obiettivo di contrastare la frode fiscale e la pianificazione fiscale aggressiva, è stata oggetto di rilevanti interventi di modifica:
  • direttiva n. 2014/107/UE (DAC 2) del Consiglio del 9 dicembre 2014, che ha ampliato l’ambito di applicazione della DAC 1 promuovendo lo scambio automatico di informazioni come standard europeo e internazionale di trasparenza e di cooperazione:
  • direttiva n. 2015/2376/UE (DAC 3) del Consiglio dell’8 dicembre 2015 che ha introdotto il nuovo art. 8-bis che estende lo scambio automatico obbligatorio di informazioni ai ruling preventivi transfrontalieri e agli accordi preventivi sui prezzi di trasferimento. La direttiva è stata recepita nell’ordinamento giuridico interno con il D. Lgs. 15 marzo 2017, n. 32;
  • direttiva n. 2016/881/UE (DAC 4) del Consiglio del 25 maggio 2016 che ha esteso il campo di applicazione dello scambio automatico di informazioni con l’introduzione del nuovo art. 8-bis bis concernente “Ambito di applicazione e condizioni dello scambio automatico obbligatorio di informazioni in materia di rendicontazione Paese per Paese”. L’articolo 1, commi 145 e 146 della Legge 28 dicembre 2015, n. 208 (stabilità 2016) ha previsto che la controllante capogruppo di un gruppo multinazionale, residente nel territorio dello Stato ai sensi dell’art. 73 del TUIR, deve presentare all’Agenzia delle Entrate una rendicontazione paese per paese. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze sono stabiliti modalità, termini, elementi e condizioni per la trasmissione annuale della rendicontazione. E’ tenuta alla presentazione della rendicontazione la controllante capogruppo, avente l’obbligo di redazione del bilancio consolidato, con un fatturato consolidato, nel periodo d’imposta precedente a quello di rendicontazione, di almeno 750 milioni di euro e che non è controllata, direttamente o indirettamente, da altra impresa del gruppo multinazionale o da altri soggetti tenuti a tale obbligo.Parallelamente, l’obbligo di scambio automatico, le prime linee guida in merito all’obbligo di rendicontazione Country by Country Reporting  (CbCR) e allo scambio delle informazioni tra le amministrazioni finanziarie si rinvengono nel BEPS (Base Erosion and Profit Shifting) cd. «Progetto BEPS» – Action 13 (“Guidance on the Implementation of Transfer Pricing Documentation and Country-by-Country Reporting”), pubblicato il 5 ottobre 2015, a conclusione dei lavori del progetto. Le indicazioni contenute nel BEPS – Action 13, in tema di rendicontazione paese per paese, sono state recepite nell’ordinamento interno con la Legge 28 dicembre 2015, n. 208.
    Per la normativa italiana di riferimento vedi: https://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/Nsilib/Nsi/Schede/Comunicazioni/Scambio+Automatico+Finanziario+Internazionale/Normativa+di+riferimento+Scambio+Automatico+Finanziario+Internazionale/?page=schede
  • direttiva n. 2016/2258/UE (DAC 5) del Consiglio del 6 dicembre 2016 che modifica la direttiva del 2011 per quanto riguarda l’accesso da parte delle autorità fiscali alle informazioni in materia di antiriciclaggio.
  • direttiva n. 2018/822/UE (DAC 6) del Consiglio del 25 maggio 2018 che modifica la direttiva 2011/16/UE per quanto riguarda lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale relativamente ai meccanismi transfrontalieri soggetti all’obbligo di notifica.La Direttiva riflette ampiamente l’azione 12 (BEPS – Action 12: Disclosure of aggresive tax planning) del piano OCSE del 2013 per combattere la riduzione della base imponibile e il trasferimento degli utili a seguito di una pianificazione fiscale aggressiva.
    La Direttiva pone l’obbligo di comunicazione a carico degli intermediari (art. 3, punto 21: “qualunque persona che elabori, commercializzi, organizzi o metta a disposizione a fini di attuazione o gestisca l’attuazione di un meccanismo transfrontaliero soggetto all’obbligo di notifica”. Quindi per. es. commercialisti, avvocati….)
    I nuovi obblighi di segnalazione si applicheranno a partire dal 1 ° luglio 2020. Gli Stati membri saranno obbligati a scambiarsi informazioni ogni tre mesi, entro un mese dalla fine del trimestre in cui sono presentate le informazioni. Il primo scambio automatico di informazioni sarà quindi completato entro il 31 ottobre 2020.
  • direttiva n. 2021/514/UE (DAC 7) del Consiglio del 22 marzo 2021 che modifica la direttiva 2011/16/UE ponendo l‘obbligo  per le piattaforme digitali  di comunicare i dati in materia fiscale delle  transazioni di beni e servizi che vengono offerti attraverso le stesse.
    I gestori delle piattaforme online situate sia all’interno che all’esterno dell’Ue saranno chiamati a comunicare periodicamente al Fisco i corrispettivi percepiti dai venditori attivi sui loro portali.
    Le operazioni interessate sono:

    • la vendita di beni e di servizi personali:
    • il noleggio di qualsiasi mezzo di trasporto;
    • la locazione di immobili, compresi gli immobili residenziali e commerciali e gli spazi di parcheggio.

    I nuovi obblighi di segnalazione si applicheranno a partire dal 1 ° gennaio 2023.

A norma dell’art. 2 della direttiva n. 2011/16/UE  (DAC 1) la stessa si applica alle imposte di qualsiasi tipo riscosse da o per conto di uno Stato membro o delle sue ripartizioni territoriali.

L’Unione europea ha, però, siglato appositi accordi per estendere lo scambio dei dati relativi ai redditi finanziari in ossequio alla direttiva con:

  • La Svizzera (accordo firmato il 27.5.2015);
  • Il Liechtenstein (accordo firmato il 28.10.2015);
  • San Marino (accordo firmato l’8.12.2015);
  • Andorra (accordo formato il 12.2.2016);
  • Principato di Monaco (accordo firmato il 12.7.2016).

Scambio di informazioni nell’Unione europea settore Imposta sul Valore Aggiunto. Direttive dell’Unione Europea sulla Cooperazione amministrativa in ambito IVA tra i Paesi dell’Unione Euopea

  • Regolamento (CE) n. 79/2012 della Commissione del 31 gennaio 2012  relativo alle modalità di applicazione di talune disposizioni del regolamento UE n.904/2010 del Consiglio relativo alla cooperazione amministrativa e alla lotta contro la frode in materia d’imposta sul valore aggiunto.
  • Regolamento (CE) n. 904/2010 del Consiglio del 7 ottobre 2010 relativo alla cooperazione amministrativa e alla lotta contro le frodi in materia d’imposta sul valore aggiunto (rifusione). Il Regolamento stabilisce le condizioni e le modalità secondo le quali le Autorità competenti degli Stati membri preposte all’applicazione delle norme che regolano l’IVA devono collaborare tra loro e con la Commissione per assicurarne l’osservanza.
  • Regolamento (CE) n. 37/2009 del Consiglio del 16 dicembre 2008 che modifica il regolamento (CE) n. 1798/2003 relativo alla cooperazione amministrativa in materia di Imposta sul valore aggiunto. Il Regolamento (CE) n. 37/2009 adegua le disposizioni del Regolamento (CE) n. 1798/2003 alle modifiche introdotte dalla Dir 2008/117/Ce del 16 dicembre 2008 riguardo al periodo di presentazione degli elenchi riepilogativi delle operazioni intracomunitarie (INTRASTAT), nel contesto della cooperazione amministrativa.
  • Regolamento (CE) n. 143/2008 del Consiglio del 12 febbraio 2008 che modifica il regolamento (CE) n. 1798/2003 per quanto concerne l’introduzione di modalità di cooperazione amministrativa e lo scambio di informazioni in considerazione delle disposizioni in materia di luogo delle prestazioni di servizi, regimi speciali e procedura di rimborso dell’imposta sul valore aggiunto. GU dell’Unione Europea 22.2.08 L 44/1.
  • Regolamento 1925/2004 del 29 ottobre 2004, sulle modalità di applicazione degli articoli 18, 35 e 37 del Regolamento 1798/2003, definisce alcuni aspetti procedurali dello scambio automatico di informazioni quali: le categorie di informazioni che possono formare oggetto di scambio senza preventiva richiesta, la periodicità e le modalità pratiche di trasmissione delle informazioni. GU dell’Unione Europea 5.11.2004 L331.
  • Regolamento 1798/2003 del 7 ottobre 2003, relativo alla cooperazione amministrativa in materia d’imposta sul valore aggiunto e che abroga il regolamento (CEE) n. 218/92 GU dell’Unione Europea 15.10.2003 L264.
    Il Regolamento abroga il Regolamento 218/92 che completava, per quanto riguarda l’Iva, il sistema di cooperazione istituito dalla Direttiva 77/799/CEE. Prevede un sistema di scambio di informazioni tra gli Stati membri, in base al quale le autorità amministrative competenti sono tenute a prestarsi mutua assistenza e a collaborare con la Commissione per assicurare la corretta applicazione dell’Iva alla fornitura di beni e alla prestazione di servizi, all’acquisizione intracomunitaria dei beni e all’importazione dei beni.

 

Direttive dell’Unione Europea sulla Cooperazione amministrativa in ambito IVA tra i Paesi dell’Unione Euopea

Direttive dell’Unione Europea sulla Cooperazione amministrativa in ambito IVA tra i Paesi dell’Unione Euopea

Direttive dell’Unione Europea sulla Cooperazione amministrativa in ambito IVA tra i Paesi dell’Unione Euopea

  • Regolamento (CE) n. 79/2012 della Commissione del 31 gennaio 2012  relativo alle modalità di applicazione di talune disposizioni del regolamento UE n.904/2010 del Consiglio relativo alla cooperazione amministrativa e alla lotta contro la frode in materia d’imposta sul valore aggiunto.
  • Regolamento (CE) n. 904/2010 del Consiglio del 7 ottobre 2010 relativo alla cooperazione amministrativa e alla lotta contro le frodi in materia d’imposta sul valore aggiunto (rifusione). Il Regolamento stabilisce le condizioni e le modalità secondo le quali le Autorità competenti degli Stati membri preposte all’applicazione delle norme che regolano l’IVA devono collaborare tra loro e con la Commissione per assicurarne l’osservanza.
  • Regolamento (CE) n. 37/2009 del Consiglio del 16 dicembre 2008 che modifica il regolamento (CE) n. 1798/2003 relativo alla cooperazione amministrativa in materia di Imposta sul valore aggiunto. Il Regolamento (CE) n. 37/2009 adegua le disposizioni del Regolamento (CE) n. 1798/2003 alle modifiche introdotte dalla Dir 2008/117/Ce del 16 dicembre 2008 riguardo al periodo di presentazione degli elenchi riepilogativi delle operazioni intracomunitarie (INTRASTAT), nel contesto della cooperazione amministrativa.
  • Regolamento (CE) n. 143/2008 del Consiglio del 12 febbraio 2008 che modifica il regolamento (CE) n. 1798/2003 per quanto concerne l’introduzione di modalità di cooperazione amministrativa e lo scambio di informazioni in considerazione delle disposizioni in materia di luogo delle prestazioni di servizi, regimi speciali e procedura di rimborso dell’imposta sul valore aggiunto. GU dell’Unione Europea 22.2.08 L 44/1.
  • Regolamento 1925/2004 del 29 ottobre 2004, sulle modalità di applicazione degli articoli 18, 35 e 37 del Regolamento 1798/2003, definisce alcuni aspetti procedurali dello scambio automatico di informazioni quali: le categorie di informazioni che possono formare oggetto di scambio senza preventiva richiesta, la periodicità e le modalità pratiche di trasmissione delle informazioni. GU dell’Unione Europea 5.11.2004 L331.
  • Regolamento 1798/2003 del 7 ottobre 2003, relativo alla cooperazione amministrativa in materia d’imposta sul valore aggiunto e che abroga il regolamento (CEE) n. 218/92 GU dell’Unione Europea 15.10.2003 L264.
    Il Regolamento abroga il Regolamento 218/92 che completava, per quanto riguarda l’Iva, il sistema di cooperazione istituito dalla Direttiva 77/799/CEE. Prevede un sistema di scambio di informazioni tra gli Stati membri, in base al quale le autorità amministrative competenti sono tenute a prestarsi mutua assistenza e a collaborare con la Commissione per assicurare la corretta applicazione dell’Iva alla fornitura di beni e alla prestazione di servizi, all’acquisizione intracomunitaria dei beni e all’importazione dei beni.

Mutual Administrative Assistence in Tax matters (MAAT)

La  Convenzione sulla mutua assistenza amministrativa in materia fiscale  (Convention on Mutual Administrative Assistance in Tax Matters ) è stata sviluppata congiuntamente dall’OCSE e dal Consiglio d’Europa nel 1988 e modificata dal Protocollo nel 2010. La Convenzione è lo strumento multilaterale più completo disponibile per tutte le forme di -operazione per contrastare l’evasione e l’elusione fiscali.

La Convenzione facilita la cooperazione internazionale per un migliore funzionamento delle leggi fiscali nazionali, nel rispetto dei diritti fondamentali dei contribuenti. Prevede tutte le possibili forme di cooperazione amministrativa tra gli Stati nella determinazione e riscossione delle imposte. Questa cooperazione spazia dallo scambio di informazioni, compresi gli scambi automatici, al recupero dei crediti fiscali esteri.

Dal 2009, il G20 ha costantemente incoraggiato i paesi a firmare la Convenzione, compreso l’ultimo al vertice del G20 a Buenos Aires nel 2018, dove il comunicato affermava: “Tutte le giurisdizioni dovrebbero firmare e ratificare la Convenzione multilaterale sulla mutua assistenza amministrativa in materia fiscale”.

141 giurisdizioni (Tabella delle giurisdizioni partecipanti) attualmente partecipano alla Convenzione, comprese 17 giurisdizioni coperte da estensione territoriale. Ciò rappresenta un’ampia gamma di paesi, inclusi tutti i paesi del G20, tutti i BRIICS, tutti i paesi dell’OCSE, i principali centri finanziari e un numero crescente di paesi in via di sviluppo.

La Convenzione sulla mutua assistenza amministrativa in materia fiscale (la “Convenzione”), in virtù del suo articolo 6, richiede alle autorità competenti delle Parti della Convenzione di concordare reciprocamente la portata dello scambio automatico di informazioni e la procedura da rispettato. In tale contesto

Il CRS Multilateral Competent Authority Agreement

Con oltre 100 giurisdizioni che si sono impegnate a scambiarsi informazioni tra loro ai sensi del CRS, i rapporti di scambio tra giurisdizioni si basano tipicamente sulla Convention on Mutual Administrative Assistance in Tax Matters, a cui partecipano più di 100 giurisdizioni, e il CRS Multilateral Competent Authority Agreement (CRS MCAA), che si basa sul suo articolo 6. Le giurisdizioni possono in alternativa fare affidamento su un accordo bilaterale, come un trattato contro la doppia imposizione o un accordo sullo scambio di informazioni fiscali. Inoltre, alcuni scambi di CRS avranno luogo sulla base della direttiva UE pertinente, degli accordi tra l’UE e paesi terzi e accordi bilaterali, come gli accordi UK-CDOT.

Il CRS MCAA specifica i dettagli di quali informazioni verranno scambiate e quando. È un accordo quadro multilaterale. Un particolare rapporto bilaterale ai sensi del CRS MCAA diventa effettivo solo se entrambe le giurisdizioni hanno la Convenzione in vigore, hanno depositato le notifiche richieste ai sensi della Sezione 7 e si sono elencate reciprocamente.

Rapporti attivati ​​per lo scambio di report CbC

A marzo 2021, sono state attivate oltre 2900 relazioni di scambio bilaterale rispetto alle giurisdizioni impegnate nello scambio di rapporti CbC e i primi scambi automatici di rapporti CbC si sono svolti nel giugno 2018. Questi includono scambi tra i firmatari dell’accordo CbC Multilateral Competent Authority Agreement (CbC MCAA), tra gli Stati membri dell’UE ai sensi della direttiva del Consiglio dell’UE 2016/881 / UE e tra i firmatari di accordi bilaterali di autorità competenti per gli scambi ai sensi delle convenzioni sulla doppia imposizione o degli accordi sullo scambio di informazioni fiscali, compresi 41 accordi bilaterali con gli Stati Uniti. Le giurisdizioni continuano a negoziare accordi per lo scambio di rapporti CbC e l’OCSE pubblicherà aggiornamenti regolari, per fornire chiarezza ai gruppi multinazionali e alle amministrazioni fiscali.

Il CbC Multilateral Competent Authority Agreement

La Convenzione multilaterale  sull’assistenza amministrativa reciproca in materia fiscale  (la Convenzione), in virtù del suo articolo 6, richiede alle autorità competenti delle Parti della Convenzione di concordare reciprocamente la portata dello scambio automatico di informazioni e la procedura da rispettare con. In tale contesto, è stato sviluppato l’accordo multilaterale dell’autorità competente sullo scambio di rapporti CbC (CbC MCAA), sulla base della Convenzione. Inoltre, sono stati sviluppati due ulteriori accordi modello delle autorità competenti per gli scambi di rapporti CbC, uno per gli scambi nell’ambito delle convenzioni sulla doppia imposizione e uno per gli scambi nell’ambito degli accordi sullo scambio di informazioni fiscali.

Lo scopo del CbC MCAA è quello di stabilire le regole e le procedure necessarie per le autorità competenti delle giurisdizioni che implementano l’azione 13 di BEPS per scambiare automaticamente i rapporti CbC preparati dall’entità segnalante di un gruppo multinazionale e depositati su base annuale presso le autorità fiscali della giurisdizione di residenza fiscale di tale entità presso le autorità fiscali di tutte le giurisdizioni in cui opera il Gruppo MNE. Una particolare relazione bilaterale ai sensi della CbC MCAA diventa effettiva solo se entrambe le giurisdizioni hanno la Convenzione in vigore, hanno depositato le notifiche richieste ai sensi della Sezione 8 e si sono elencate reciprocamente.

Le nuove regole IVA per il commercio elettronico – Regimi speciali: OSS; Non-Union OSS; IOSS

e nuove regole IVA per il commercio elettronico – Regimi speciali: OSS; Non-Union OSS; IOSS

Dal 1 ° luglio 2021 , le norme IVA sulle attività di commercio elettronico transfrontaliero business-to-consumer (B2C) cambieranno. La logica di questi cambiamenti è superare le barriere alle vendite online transfrontaliere e affrontare le sfide derivanti dai regimi IVA per le vendite a distanza di beni e per l’importazione di spedizioni di basso valore.

Attualmente, il Mini One Stop Shop (MOSS) è un sistema elettronico che consente ai fornitori di servizi che forniscono servizi di telecomunicazione, trasmissione ed elettronica (TBE) ai consumatori nell’UE di dichiarare e pagare l’IVA dovuta in tutti gli Stati membri dell’UE in un unico Stato membro.

Dal 1 ° luglio 2021 , il MOSS sarà esteso a tutti i servizi business-to-consumer (B2C) che si svolgono negli Stati membri dell’UE in cui il fornitore non è stabilito.

Questo nuovo  sportello unico (OSS) si applicherà anche a tutte le vendite a distanza di merci all’interno dell’UE e ad alcune forniture nazionali di merci agevolate da interfacce elettroniche a determinate condizioni. Inoltre, verrà creato un altro nuovo schema per la dichiarazione e il pagamento dell’IVA sulle vendite a distanza di merci di basso valore importate da paesi extra UE, denominato Import One Stop Shop (IOSS) .

In particolare saranno introdotti tre nuovi regime speciali:

  • il Non-Union OSS, Titolo XII, Capo VI, Sezione II, per i servizi prestati da soggetti passivi non UE (REGIME SPECIALE PER I SERVIZI PRESTATI DA SOGGETTI PASSIVI NON STABILITI NELLA COMUNITÀ (N.D.R. IL TITOLO È IN VIGORE DAL 01/01/2021, IL TITOLO VIGENTE FINO A QUESTA DATA È IL SEGUENTE: ‘REGIME SPECIALE PER I SERVIZI DI TELECOMUNICAZIONE, DI TELERADIODIFFUSIONE O ELETTRONICI PRESTATI DA SOGGETTI PASSIVI NON STABILITI NELLA COMUNITÀ’)), Artt. da 358 bis al 369 della direttiva 2006/112/CE
  • il regime OSS (One Stop Shop), per le vendite a distanza di beni spediti a partire da uno Stato membro e a destinazione di consumatori finali di altro Stato membro dell’Unione europea e per le prestazioni di servizi rese a consumatori finali assoggettate all’IVA nello Stato membro di consumo, previsto dal Titolo XII, Capo VI, Sezione III (REGIME SPECIALE PER LE VENDITE A DISTANZA INTRACOMUNITARIE DI BENI, PER LE CESSIONI DI BENI ALL’INTERNO DI UNO STATO MEMBRO EFFETTUATE MEDIANTE INTERFACCE ELETTRONICHE CHE FACILITANO TALI CESSIONI E PER I SERVIZI PRESTATI DA SOGGETTI PASSIVI STABILITI NELLA COMUNITÀ MA NON NELLO STATO MEMBRO DI CONSUMO (TITOLO COME MODIFICATO AI SENSI DELLA DIR. UE 1995/2019)), Artt. da 369 bis al 369 duodecies della direttiva 2006/112/CE
  • ed il regime IOSS (Import One Stop Shop), per le vendite a consumatori finali di beni importati da paesi terzi in spedizioni di valore non superiore a 150 euro,  previsto dal Titolo XII, Capo VI, Sezione IV (REGIME SPECIALE PER LE VENDITE A DISTANZA DI BENI IMPORTATI DA TERRITORI TERZI O PAESI TERZI), Artt. da 369 ter decies al 369 quinquies et vicies della direttiva 2006/112/CE.

Le principali modifiche sono le seguenti:

  • I venditori online, compresi i mercati / piattaforme online, possono registrarsi in uno Stato membro dell’UE al nuovo One Stop Shop (OSS) e ciò sarà valido per la dichiarazione e il pagamento dell’IVA su tutte le vendite a distanza di beni e le prestazioni transfrontaliere di servizi ai clienti all’interno dell’UE.
  • Le soglie esistenti per le vendite a distanza di beni all’interno dell’UE saranno abolite e sostituite da una nuova soglia a livello di UE di 10.000 EUR . Al di sotto di questa soglia di 10.000 EUR, le prestazioni di servizi TBE (telecomunicazioni, radiodiffusione ed elettronica) e le vendite a distanza di beni all’interno dell’UE possono rimanere soggette all’IVA nello Stato membro in cui è stabilito il soggetto passivo.
  • Vengono introdotte disposizioni speciali in base alle quali i mercati / piattaforme online che facilitano la fornitura di beni si considerano “deemed suppliers (presunti fornitori)” ai fini IVA .
  • Vengono introdotti nuovi requisiti di conservazione dei dati per i mercati / piattaforme online che facilitano la fornitura di beni e servizi, anche laddove tali mercati / piattaforme online non siano considerati fornitori.
  • L’esenzione dall’IVA all’importazione di piccole spedizioni di valore fino a 22 EUR verrà rimossa. Ciò significa che tutte le merci importate nell’UE saranno ora soggette a IVA.
  • Verrà creato un nuovo regime speciale per le vendite a distanza di merci a basso costo importate da territori terzi o paesi terzi, l’ Import One Stop Shop (IOSS), creato per semplificare la dichiarazione e il pagamento dell’IVA.
  • Saranno introdotte misure di semplificazione per le vendite a distanza di merci importate in partite non superiori a 150 EUR, nel caso in cui non venga utilizzato il regime speciale IOSS.

Le transazioni coperte dalle nuove modifiche sono:

  • Vendite a distanza di beni all’interno dell’UE effettuate da fornitori o presunti fornitori;
  • Vendite di merci sul mercato interno da parte di presunti fornitori;
  • Forniture di servizi da parte di venditori dell’UE e di paesi terzi ai consumatori nell’UE;
  • Vendite a distanza di merci importate da territori terzi o paesi terzi effettuate da fornitori e “deemed suppliers (presunti fornitori”), ad eccezione delle merci soggette ad accise.

Dal 1 ° luglio 2021 , il MOSS sarà esteso a tutti i servizi business-to-consumer (B2C) che si svolgono negli Stati membri dell’UE in cui il fornitore non è stabilito.

Questo nuovo  sportello unico (OSS) si applicherà anche a tutte le vendite a distanza di merci all’interno dell’UE e, a determinate condizioni, ad alcune forniture nazionali di merci agevolate da interfacce elettroniche.

Inoltre, verrà creato un altro nuovo schema per la dichiarazione e il pagamento dell’IVA sulle vendite a distanza di merci di basso valore importate da paesi extra UE, denominato Import One Stop Shop (IOSS) .

Lo sportello unico semplifica gli obblighi IVA per le imprese che vendono beni e forniscono servizi ai consumatori finali in tutta l’UE, consentendo loro di:

  • Registrarsi per l’IVA elettronicamente in un unico Stato membro per tutte le vendite ammissibili di beni e servizi a clienti situati negli altri Stati membri;
  • Dichiarare l’IVA dovuta su tutte queste vendite di beni e servizi in un’unica dichiarazione OSS IVA elettronica ed effettuare un unico pagamento dell’IVA dichiarata;
  • Collaborare con l’amministrazione fiscale dello Stato membro in cui sono registrati per l’ OSS e in una lingua, anche se le loro vendite sono in tutta l’UE.

La tabella seguente indica quale sistema dovrebbe essere utilizzato per quale tipo di fornitura e / o soggetto passivo:

Regime Non-Union OSS Regime OSS Regime  IOSS
Tipi di forniture TUTTE le forniture di servizi B2C ai clienti nell’UE a) TUTTE le forniture di servizi B2C nell’UE

b) Vendite a distanza di merci all’interno dell’UE

c) Articolo 14a (2) cessioni di beni B2C nazionali

Vendite a distanza di merci importate in partite ≤ 150 EUR.
Soggetto passivo Stabilito al di fuori dell’UE a) Solo UE stabilita

b) UE e non UE stabilite

c) Interfacce elettroniche

Stabilito UE e non UE, comprese le interfacce elettroniche

Transazioni che possono essere segnalate nello sportello unico dell’Unione rispetto allo sportello unico non sindacale.

  Soggetto passivo / fornitore non residente nell’UE Soggetto passivo / fornitore stabilito nell’UE
Forniture di servizi ai consumatori (B2C) Regime Non-Union OSS Regime OSS
Vendite a distanza di merci all’interno dell’UE Regime OSS Regime OSS
Forniture domestiche di merci da parte di deemed suppliers (presunti fornitori) Regime OSS Regime OSS

Il 30 settembre 2020 la Commissione ha pubblicato note esplicative sulle nuove norme sull’IVA nel commercio elettronico.  Le note esplicative sono accompagnate dalla Guide to the VAT One Stop Shop, aggiornamento della Guida allo sportello unico Iva.

Regime OSS

L’Union One-Stop Shop (OSS) è il portale elettronico che le imprese possono utilizzare per adempiere ai propri obblighi in materia di IVA sulle vendite di e-commerce all’interno dell’UE ai consumatori a partire dal 1 ° luglio 2021 .

L’OSS è un portale elettronico che semplifica fino al 95% gli obblighi IVA per i venditori online e le interfacce elettroniche in tutta l’UE, in quanto consente loro di:

  • Registrarsi per l’IVA elettronicamente in un unico Stato membro per tutte le vendite a distanza intra-UE di beni e per le prestazioni di servizi tra imprese e consumatori;
  • Dichiarare e pagare l’IVA dovuta su tutte le forniture di beni e servizi in un’unica dichiarazione trimestrale elettronica;
  • Collaborare con l’amministrazione fiscale del proprio Stato membro e nella propria lingua, anche se le loro vendite sono transfrontaliere.

Chi può utilizzare l’OSS e per quali forniture

  1. Un soggetto passivo stabilito nell’UE (che non è un presunto fornitore) può utilizzare l’OSS dell’Unione per:
    • Forniture di servizi B2C che avvengono in uno Stato membro in cui non è stabilito;
    • Vendite a distanza di merci all’interno dell’UE.
  1. Un soggetto passivo non stabilito nell’UE per:
    • Vendite a distanza di merci all’interno  dell’UE.
  1. Un’interfaccia elettronica ( stabilita nell’UE o al di fuori dell’UE) che facilita le forniture di beni ( “deemed suppliers (presunti fornitori”) per:
    • Vendite a distanza di merci all’interno dell’UE;
    • Alcune forniture nazionali di beni.

Ogni Stato membro dell’UE disporrà di un portale OSS online in cui le imprese potranno registrarsi dal 1 ° aprile 2021  e potranno utilizzare per le transazioni effettuate a partire dal 1 ° luglio 2021

Questa registrazione unica sarà valida per tutte le forniture idonee effettuate da venditori online ( comprese le interfacce elettroniche ) o per le forniture agevolate da interfacce elettroniche.

Cosa cambia dal 1 luglio 2021

Online Sellers Interfacce elettroniche
Attualmente le imprese dell’UE che vendono beni all’interno dell’UE al di sopra di una certa soglia (35.000 o 100.000 EUR, a seconda dello Stato membro) ad acquirenti situati in un altro Stato membro dell’UE devono registrarsi e pagare l’IVA nello Stato membro dell’acquirente.

Dal 1 ° luglio 2021 questa regola sarà abolita e sostituita con una nuova soglia a livello di UE di 10.000 EUR. Al di sotto di questa nuova soglia è possibile continuare ad applicare le norme nazionali per l’IVA (compreso il regime di esenzione per le PMI) sul proprio confine i saldi. Se le tue vendite sono superiori a questa soglia, sei responsabile dell’IVA nello Stato membro in cui si trovano i tuoi acquirenti . Al di sopra di questa soglia, le aziende potranno registrarsi facilmente in un nuovo OSS, dove potranno facilmente dichiarare e pagare l’IVA .

Dal 1 ° luglio 2021 , se un’interfaccia elettronica (mercato, piattaforma, ecc.) Facilita la vendita a distanza di beni da parte di un venditore non stabilito nell’UE a un acquirente nell’UE, l’interfaccia elettronica è considerata il venditore ed è responsabile per pagamento dell’IVA. Per dichiarare e pagare questa IVA, l’interfaccia elettronica potrà registrarsi facilmente in uno speciale sistema elettronico chiamato One-Stop Shop (OSS).

Forniture di beni in regime OSS

Online Sellers Interfacce elettroniche
  • Forniture di servizi B2C da parte di fornitori stabiliti nell’UE che avvengono in uno Stato membro in cui non è stabilito;
  • Vendite a distanza di beni all’interno dell’UE da parte di fornitori stabiliti e non stabiliti nell’UE.
  • Vendite a distanza di merci all’interno dell’UE tramite interfacce elettroniche che facilitano le vendite;
  • Alcune forniture nazionali di beni tramite interfacce elettroniche che facilitano le vendite.

Un’interfaccia elettronica è soggetta all’IVA quando facilita le seguenti cessioni di beni, effettuate da un venditore effettivo non stabilito nell’UE , ad acquirenti nell’UE:

  • vendite a distanza di beni all’interno dell’UE;
  • forniture domestiche di beni.

Si considera che l’interfaccia elettronica abbia facilitato la vendita di merci quando consente a un acquirente e un venditore di entrare in contatto tramite tale interfaccia elettronica, dove il risultato finale è la vendita di merci a tale acquirente.

Le imprese dovranno applicare l’aliquota IVA dello Stato membro in cui i beni vengono spediti o in cui vengono forniti i servizi. Le informazioni sulle aliquote IVA nell’UE sono disponibili sia sul sito web della Commissione Europea che sui siti web delle amministrazioni fiscali nazionali

Ogni Stato membro dell’UE disporrà di un portale OSS online in cui le imprese (comprese le interfacce elettroniche) possono registrarsi.

Questa registrazione unica, tuttavia, sarà valida per tutte le vendite ai consumatori in altri Stati membri dell’UE

Cosa fare se si utilizaa  l’OSS

Online Sellers Interfacce elettroniche
  • applicare l’ aliquota IVA dello Stato membro in cui i beni vengono spediti o in cui vengono forniti i servizi;
  • riscuotere l’IVA dall’acquirente sulle vendite a distanza intra-UE di beni o sulle prestazioni di servizi;
  • presentare una dichiarazione IVA trimestrale elettronica tramite il portale OSS dello Stato membro in cui sei registrato per OSS;
  • effettuare un pagamento trimestrale dell’IVA dichiarata nella dichiarazione IVA allo Stato membro in cui sei registrato per OSS;
  • tenere traccia di tutte le vendite OSS idonee che facilita per 10 anni.
  • mostrare / visualizzare l’importo dell’IVA a carico dell’acquirente, al più tardi al termine del processo di ordinazione. L’ aliquota IVA è quella dello Stato membro in cui le merci vengono spedite / trasportate;
  • facilita la riscossione dell’IVA dagli acquirenti sulle vendite a distanza intra-UE di beni e sulle forniture nazionali;
  • presentare una dichiarazione IVA trimestrale elettronica tramite il portale OSS dello Stato membro in cui sei registrato per OSS;
  • effettuare un pagamento trimestrale dell’IVA dichiarata nella dichiarazione IVA allo Stato membro in cui sei registrato per OSS;
  • tenere traccia di tutte le vendite OSS idonee che facilita per 10 anni.

Regime Non-Union OSS

Dal 1 ° luglio 2021 il regime non comunitario è prorogato e può essere utilizzato:

  • Esclusivamente da venditori (online) non stabiliti nell’UE.
  • Per tutte le forniture di servizi B2C effettuate nell’UE da questi venditori online non UE.

Esempi di prestazioni di servizi ai clienti (un elenco non esaustivo) che potrebbero essere segnalati nell’ambito del regime non UE sono:

  • Servizi di alloggio svolti da soggetti passivi non stabiliti;
  • Ammissione ad eventi culturali, artistici, sportivi, scientifici, educativi, di intrattenimento o simili; come fiere e mostre;
  • Servizi di trasporto;
  • Servizi di stima e lavori su beni mobili materiali;
  • Attività di trasporto ausiliarie come carico, scarico, movimentazione o attività simili;
  • Servizi connessi a beni immobili;
  • Affitto di mezzi di trasporto;
  • Fornitura di servizi di ristorazione e catering per il consumo a bordo di navi, aerei o treni ecc.

Regime IOSS

L’Import One-Stop Shop (IOSS) è il portale elettronico che le aziende possono utilizzare dal 1 ° luglio 2021 per adempiere ai propri obblighi di e-commerce in materia di IVA sulle vendite a distanza di merci importate.

Secondo le norme sull’IVA applicabili fino al 1 ° luglio 2021 , non è necessario pagare l’IVA all’importazione per i beni commerciali di valore fino a 22 EUR.

Le nuove norme sull’IVA sul commercio elettronico aboliranno questa disposizione a partire dal 1 ° luglio 2021 . Pertanto, dal 1 ° luglio 2021 , tutti i beni commerciali importati nell’UE da un paese terzo o territorio terzo saranno soggetti a IVA indipendentemente dal loro valore.

L’IOSS consente ai fornitori e alle interfacce elettroniche che vendono beni importati ad acquirenti nell’UE di riscuotere, dichiarare e pagare l’IVA alle autorità fiscali, invece di far pagare l’IVA all’acquirente nel momento in cui le merci vengono importate nell’UE come era in precedenza il caso (per prodotti oltre 22 EUR).

L’IOSS facilita la raccolta, la dichiarazione e il pagamento dell’IVA per i venditori che effettuano vendite a distanza di merci importate ad acquirenti nell’UE. L’IOSS facilita anche il processo per l’acquirente, che viene addebitato solo al momento dell’acquisto, e quindi non deve affrontare commissioni a sorpresa alla consegna della merce. Se il venditore non è registrato nell’IOSS, l’acquirente deve pagare l’IVA e di solito una tassa di sdoganamento addebitata dal trasportatore.

Cosa cambia dal 1 luglio 2021

Online Sellers Interfacce elettroniche
Dal 1 ° luglio 2021 verrà rimossa l’esenzione dall’imposta sul valore aggiunto (IVA) per l’importazione di beni non superiori a 22 EUR. Di conseguenza, tutte le merci importate nell’UE saranno soggette a IVA.

L’Import One-Stop Shop (IOSS) è stato creato per facilitare e semplificare la dichiarazione e il pagamento dell’IVA per le merci vendute a distanza da venditori dell’UE o di un paese o territorio extra UE. Inoltre, il pagamento dell’IVA è applicabile solo agli acquisti effettuati da un acquirente all’interno dell’UE e per beni di valore inferiore a 150 EUR.

Dal 1 ° luglio 2021, l’esenzione IVA per l’importazione di beni nell’UE non superiori a 22 EUR verrà rimossa. Di conseguenza, tutte le merci importate nell’UE saranno soggette a IVA.

Se la vendita di beni è facilitata tramite un’interfaccia elettronica agli acquirenti nell’UE, l’interfaccia elettronica sarà considerata aver effettuato la vendita ed è in linea di principio responsabile del pagamento dell’IVA.

Lo IOSS è stato creato per facilitare e semplificare la dichiarazione e il pagamento dell’IVA per le merci vendute a distanza da venditori dell’UE o di un paese o territorio extra UE. Inoltre, il pagamento dell’IVA è applicabile solo agli acquisti effettuati da un acquirente all’interno dell’UE e per beni di valore inferiore a 150 EUR.

Quali forniture di merci copre l’IOSS

Online Sellers Interfacce elettroniche
L’IOSS copre la vendita di beni a distanza che sono:

  • spediti o trasportati dall’esterno dell’UE al momento della vendita;
  • spediti o trasportati in partite di valore non superiore a 150 euro complessivi (merce di scarso valore) anche se l’ordine contiene più di un articolo;
  • non soggetto ad accise (tipicamente applicate ad alcol o prodotti del tabacco).
Quando un’interfaccia elettronica facilita la vendita di merci importate da un fornitore e le merci sono:

  • spediti o trasportati dall’esterno dell’UE al momento della vendita;
  • spediti o trasportati in partite di valore non superiore a 150 EUR (merci di scarso valore);
  • non soggetto ad accise (tipicamente applicate ad alcol o prodotti del tabacco).

Si ritiene che l’interfaccia elettronica abbia facilitato la vendita di merci importate quando consente a un acquirente e un venditore di entrare in contatto tramite tale interfaccia elettronica, dove il risultato finale è la vendita di merci a tale acquirente.

Come funziona l’IOSS

Online Sellers Interfacce elettroniche
I venditori registrati nell’IOSS devono applicare l’IVA quando vendono beni destinati a un acquirente in uno Stato membro dell’UE. L’aliquota IVA è quella applicabile nello Stato membro dell’UE in cui le merci devono essere consegnate. Le informazioni sulle aliquote IVA nell’UE sono disponibili sia sul sito web della Commissione Europea che sui siti web delle amministrazioni fiscali nazionali . Le interfacce elettroniche registrate nell’IOSS pagheranno l’IVA dovuta in vendita dall’acquirente anziché dal venditore soggetto a imposta in uno Stato membro dell’UE.

L’aliquota IVA è quella applicabile nello Stato membro dell’UE in cui le merci devono essere consegnate. Le informazioni sulle aliquote IVA nell’UE sono disponibili sia sul sito web della Commissione Europea che sui siti web delle amministrazioni fiscali nazionali .

Come ci si può registrare all’IOSS

Online Sellers Interfacce elettroniche
Dal 1 ° aprile 2021, puoi registrare le imprese sul portale IOSS di qualsiasi Stato membro dell’UE. Se le imprese non hanno sede nell’UE, normalmente dovranno nominare un intermediario stabilito nell’UE per adempiere ai loro obblighi in materia di IVA ai sensi dell’IOSS. La registrazione IOSS è valida per tutte le vendite a distanza di merci importate ad acquirenti nell’UE. Puoi iniziare a utilizzare l’IOSS solo per le merci vendute a partire dal 1 luglio 2021. L’interfaccia elettronica può registrarsi sul portale IOSS di qualsiasi Stato membro dell’UE dal 1 ° aprile 2021. Se l’interfaccia elettronica non è stabilita nell’UE, normalmente dovrà nominare un intermediario stabilito nell’UE per adempiere agli obblighi IVA ai sensi dell’IOSS.

Questa registrazione IOSS è valida per tutte le vendite a distanza di merci importate ad acquirenti nell’UE.

Puoi iniziare a utilizzare l’IOSS solo per le merci vendute a partire dal 1 luglio 2021.

Cosa devi fare se usi IOSS

Online Sellers Interfacce elettroniche
  • fornire le informazioni richieste per lo sdoganamento nell’UE, compreso il numero di identificazione IVA IOSS alla persona che dichiara le merci alla frontiera dell’UE;
  • mostrare / visualizzare l’importo dell’IVA che l’acquirente deve pagare nell’UE, al più tardi al termine del processo di ordinazione;
  • garantire la riscossione dell’IVA dall’acquirente sulla fornitura di tutti i beni ammissibili con destinazione finale in uno Stato membro dell’UE;
  • assicurarsi che le merci idonee siano spedite in partite che non superano la soglia di 150 EUR;
  • per quanto possibile, indicare in fattura il prezzo pagato dall’acquirente in EUR;
  • presentare una dichiarazione IVA mensile elettronica tramite il portale IOSS dello Stato membro in cui si è identificati per IOSS;
  • effettuare un pagamento mensile dell’IVA dichiarata nella dichiarazione IVA allo Stato membro in cui sei identificato per IOSS;
  • tenere traccia di tutte le vendite IOSS idonee e / o le vendite agevolate nell’arco di 10 anni;
  • collaborare con il venditore effettivo delle merci per garantire che le informazioni richieste per lo sdoganamento nell’UE, compreso il numero di identificazione IVA IOSS, raggiungano la dogana dell’UE in cui le merci saranno importate.
  • mostrare / visualizzare l’importo dell’IVA che l’acquirente deve pagare nell’UE, al più tardi al termine del processo di ordinazione;
  • garantire la riscossione dell’IVA dall’acquirente sulla fornitura di tutti i beni ammissibili con destinazione finale in uno Stato membro dell’UE;
  • assicurarsi che le merci idonee siano spedite in spedizioni che non superano la soglia di 150 EUR, anche se questo totale è raggiunto solo da più di un articolo;
  • per quanto possibile, indicare in fattura il prezzo pagato dall’acquirente in EUR;
  • presentare una dichiarazione IVA mensile elettronica tramite il portale IOSS dello Stato membro in cui si è identificati per IOSS;
  • effettuare un pagamento mensile dell’IVA dichiarata nella dichiarazione IVA allo Stato membro in cui sei identificato per IOSS;
  • tenere traccia di tutte le vendite IOSS idonee e / o le vendite agevolate nell’arco di 10 anni;

Verranno applicate alcune eccezioni

Online Sellers Interfacce elettroniche
Non è necessario addebitare l’IVA sulle vendite di beni nelle seguenti circostanze:

  • Vendete più merci allo stesso acquirente e queste merci vengono spedite in un pacco di importo superiore a 150 EUR. Queste merci saranno tassate all’importazione nello Stato membro dell’UE;
  • Le tue vendite a distanza di merci sono agevolate da un’interfaccia elettronica come un mercato o piattaforme. In questa situazione l’interfaccia elettronica è responsabile dell’IVA dovuta.
L’EI non ha bisogno di riscuotere e / o dichiarare l’IVA sulle vendite di beni importati nelle seguenti circostanze:

  • Il venditore effettivo vende più merci allo stesso acquirente e queste merci vengono spedite in un pacco di importo superiore a 150 EUR. Queste merci saranno tassate all’importazione nello Stato membro dell’UE.

 

Modifiche al regime IVA e-commerce indiretto in ambito B2C – Regimi OSS e IOSS

Modifiche al regime IVA e-commerce indiretto in ambito B2C – Regimi OSS e IOSS

Sono state previste importanti novità, nell’ambito del VAT e-commerce package, priorità  della Digital Single Market Strategy,  in tema di vendite a distanza ovvero per corrispondenza, tra cui rientra il commercio elettronico indiretto,  

Le disposizioni di cui all’art. 2 della Direttiva (UE) 2017/2455 sarebbo dovute entrare in vigore il  1° gennaio 2021, ma a seguito dell’emergenza sanitaria da Covid-19, con la Decisione europea n. 2020/1109 del 20 luglio 2020 e dei Regolamenti n. 2020/1108 e n. 2020/1112 di pari data è stata prevista la proroga al 1° luglio 2021 di tali disposizioni.

Da evidenziare, in particolare:

  • la modifica integrale del regime IVA sulle vendite a distanza nei confronti di privati consumatori della UE Business to Consumer (B2C)
  • introduzione di un’unica soglia annua di 10.000 euro per l’imposizione nello Stato membro di destinazione dei beni oggetto di vendita a distanza intracomunitaria
  • Estensione del campo di applicazione del MOSS, trasformandolo in One Stop Shop ( OSS ), a:
    • Forniture di servizi B2C diversi dai TBE Services (Telecommunications, broadcasting & electronic services)
    • possibilità di utilizzo del MOSS (Mini One Stop Shop) anche per il commercio elettronico indiretto oltre a quello diretto
    • Determinate forniture domestiche di beni agevolate da interfacce elettroniche
    • Vendite a distanza di merci importate da territori terzi e paesi terzi in partite di valore intrinseco massimo di 150 EUR
  • per i beni importati da Paesi o territori terzi di valore non superiore a 150 euro è possibile
    • aderire al regime speciale dello IOSS o,
    • in alternativa, dichiarare e pagare l’IVA all’importazione per conto degli acquirenti.

Il mini sportello unico (Mini One Stop Shop o Mini Sportello Unico (MOSS)) è un regime di tassazione opzionale introdotto come misura di semplificazione connessa al luogo di tassazione Iva applicabile alle prestazioni TTE e ai servizi elettronici B2C; la tassazione ai fini Iva di tali operazioni avviene nello Stato membro del consumatore finale (Stato membro di consumo) e non in quello del prestatore (Stato membro di identificazione).

Il MOSS evita al fornitore di identificarsi presso ogni Stato Membro di consumo per effettuare gli adempimenti richiesti (dichiarazioni e versamento).

In pratica, optando per il MOSS, il soggetto passivo trasmette telematicamente, attraverso il Portale elettronico, le dichiarazioni Iva trimestrali ed effettua i versamenti esclusivamente nel proprio Stato membro di identificazione, limitatamente alle operazioni rese a consumatori finali residenti o domiciliati in altri Stati Membri di consumo. Le dichiarazioni trimestrali e l’Iva versata acquisite dallo Stato membro di identificazione sono trasmesse ai rispettivi Stati Membri di consumo mediante una rete di comunicazioni sicura.

A decorrere dal 1° luglio 2021 il MOSS diventerà  uno sportello unico (OSS). I regimi OSS/IOSS (One Stop Shop e Import One-Stop Shop) introducono un sistema europeo di assolvimento dell’Iva, centralizzato e digitale ampliando il campo di applicazione del MOSS (Mini One Stop Shop concernente solo i servizi elettronici, di telecomunicazione e di teleradiodiffusione – TTE  esteso

  • a tutti i servizi B2C che hanno luogo in Stati membri in cui il fornitore non è stabilito;
  • alle vendite a distanza intracomunitarie di beni;
  • ad alcune cessioni nazionali di beni.

Il 5 dicembre 2017 il Consiglio ha adottato il VAT e-commerce package composto da:

Il 21 novembre 2019 il Consiglio ha adottato le misure di attuazione per il VAT e-commerce package consistenti in:

Il 12 febbraio 2020 la Commissione ha adottato il regolamento di esecuzione (UE) 2020/194 della Commissione  che stabilisce i dettagli sul funzionamento dello sportello unico IVA (interfaccia elettronica dello Stato membro d’identificazione, che permette a un soggetto passivo o a un intermediario che agisce per suo conto di registrarsi per beneficiare di uno dei regimi speciali e di presentare la dichiarazione di imposta sul valore aggiunto (IVA) allo Stato membro d’identificazione nell’ambito del relativo regime).

Il 30 settembre 2020 la Commissione ha pubblicato note esplicative sulle nuove norme sull’IVA nel commercio elettronico.  Le note esplicative sono accompagnate dalla Guide to the VAT One Stop Shop, aggiornamento della Guida allo sportello unico Iva.

È stata anche pubblicata la Guidance for Member States and Trade concerning the importation and exportation of low value consignments.

A causa delle difficoltà pratiche create dalle misure adottate per contenere la pandemia di coronavirus, sono stati adottati i seguenti atti che rinviano l’applicazione del pacchetto IVA e-commerce al 1 ° luglio 2021:

Può essere utile riassumere il quadro generale della disciplina Iva dell’Ecommerce fino al 30/06/2021.

Ai fini della disciplina Iva dell’Ecommerce sono necessarie due distinzioni:

  • la prima basata sull’oggetto della transazione:
    • diretto”, scambio di beni immateriali o digitalizzati, in cui l’intera transazione commerciale, inclusa la produzione e la consegna del bene, avviene per via telematica;
    • indiretto”, si attua uno scambio di beni;
  • la seconda fondata sui soggetti coinvolti:
    • soggetto imprenditore, Business to Business (B2B) ;
    • privato, Business to Consumer (B2C).

Ecommerce diretto:  l’IVA deve essere scontata nel Paese di destinazione dei beni immateriali indipendentemente dal luogo in cui è stabilito il prestatore e non assume alcun rilievo la distinzione B2B o B2C.

L’Ecommerce diretto ha per oggetto lo scambio di beni immateriali o digitalizzati, in cui l’intera transazione commerciale, inclusa la produzione e la consegna del bene, avviene per via telematica. Le norme comunitarie ne propongono una casistica esemplificativa contenuta nell’Allegato II della Direttiva 2006/112/CE e successive modifiche ed integrazioni. Sono espressamente esclusi dall’Ecommerce diretto le tipologie di servizio elencate dall’articolo 7, paragrafo 3, Reg. UE 282/2011 del 15 marzo 2011 ed i servizi di tele-radio diffusione e telecomunicazione.

Il presupposto oggettivo dell’Ecommerce Iva diretto è parificato alle prestazioni di servizi.

Il principio generale di tassazione per le prestazioni di servizi resi tramite mezzi elettronici è quello per cui l’IVA deve essere scontata nel Paese di destinazione dei beni immaterialiindipendentemente dal luogo in cui è stabilito il prestatore (c.d. “principio del luogo di stabilimento del committente”), non assume alcun rilievo la distinzione tra committente soggetto passivo (B2B) piuttosto che privato (B2C) e neanche la residenza, all’interno della UE o extra UE.

La qualificazione dello status fiscale del committente è molto importante perché pur non modificando la territorialità del tributo, variano diametralmente gli adempimenti dei soggetti coinvolti, con possibilità di errori e sanzioni non indifferenti.

Le pratiche operative con cui viene assolta l’imposta nel Paese di residenza del committente variano in base dello status giuridico rivestito dallo stesso committente :

  • nel caso in cui il committente è un imprenditore, soggetto passivo, e-commerce diretto B2B, l’imposta è assolta dal committente mediante applicazione del reverse charge (il debitore dell’imposta non è il soggetto che effettua l’operazione ed emette la fattura, ma colui che la riceve) 
  • per i committenti privati sarà lo stesso prestatore a dover assolvere l’imposta tramite:
    • identificazione diretta;
    • nomina del rappresentate fiscale;
    • regime del MOSS (Mini One Stop Shop o Mini Sportello Unico) .

Ecommerce indiretto B2B: applicazione dell’IVA nel paese di destinazione

La disciplina delle cessioni a titolo oneroso di beni mobili, ecommerce indiretto, all’interno della comunità europea tra soggetti passivi (B2B), è indirizzata ad applicare l’IVA nel Paese in cui avviene il consumo finale .

Ecommerce indiretto B2C: applicazione dell’IVA nel Paese di residenza del cedente entro le soglie di fatturato stabilite dai vari Paesi UE

Le cessioni di beni mobili di provenienza comunitaria, eseguite nei confronti di privati consumatori, scontano l’IVA nel Paese di residenza del cedente.

Tuttavia sono assoggettate ad IVA nel Paese del cedente solo qualora non siano superate le soglie di fatturato su base annua stabilite dai vari Paesi UE.

Le Soglie annuali di vendita a distanza dell’UE sono:

Austria € 35.000
Belgio € 35.000
Bulgaria BGN 70.000
Croazia 270.000 HRK
Cipro € 35.000
Repubblica Ceca 1.140.000 CZK
Danimarca 280.000 DKK
Estonia € 35.000
Finlandia € 35.000
Francia € 35.000
Germania € 100.000
Grecia € 35.000
Ungheria 8.800.000 HUF
Irlanda € 35.000
Italia € 35.000
Lettonia € 35.000
Lituania € 35.000
Lussemburgo € 100.000
Malta € 35.000
Olanda € 100.000
Norvegia N / A
Polonia 160.000 PLN
Portogallo € 35.000
Romania RON 118.000
Slovacchia € 35.000
Slovenia € 35.000
Spagna € 35.000
Svezia 320.000 SEK
Svizzera N / A


Superate queste soglie le cessioni sono assoggettate ad Iva nel Paese del cessionario
 ed il il venditore comunitario si troverà a dover adempiere l’obbligazione tributaria tramite l’identificazione diretta oppure la nomina del rappresentate fiscale.

 Disciplina Iva dell’Ecommerce dal 01/07/2021.

A decorrere dal 1° luglio 2021, per quanto riguarda il trattamento IVA delle operazioni di e-commerce indiretto Business to Consumer (B2C)  trovano applicazione le novità introdotte dalla Direttiva (UE) 2017/2455 del Consiglio, del 5 dicembre 2017, che modifica la direttiva 2006/112/CE e la direttiva 2009/132/CE per quanto riguarda taluni obblighi in materia di imposta sul valore aggiunto per le prestazioni di servizi e le vendite a distanza di beni.

Ai fini IVA le operazioni di e-commerce indiretto in ambito Business to Consumer:

  • continuano ad essere territorialmente rilevanti nello Stato membro di destinazione della merce;
  • non sono più previste le soglie di protezione di cui sopra (intese come acquisti totali effettuati da persone fisiche di uno Stato membro), al di sotto delle quali l’operazione scontava l’imposta del Paese del fornitore, pensate per evitare che i fornitori dovessero richiedere una posizione IVA in ogni Stato membro UE di destinazione della merce.

Dal 1° luglio 2021 viene previsto quanto segue (nuovo articolo 59-quater Direttiva 2006/112/CE):

  • fino alla soglia minima annua di 10.000 euro, l’IVA viene applicata nel Paese del cedente;
  • al superamento della soglia minima annua di 10.000 euro, da monitorare nel corso di un anno civile, si applicherà l’ordinario criterio impositivo basato sul luogo di destino dei beni, di cui all’articolo 33, lett. a), Direttiva 2006/112/CE. In tal caso (superamento delle soglie stabilite) il fornitore soggetto passivo IVA, potrà scegliere di applicare il regime One Stop Shop ( OSS ), al fine di bypassare l’onere dell’identificazione nei singoli Paesi in cui sono state effettuate le cessioni, nel rispetto delle regole di fatturazione del proprio Stato membro.

Sempre dal 1° luglio 2021 entreranno in vigore le modifiche alla Direttiva IVA 2006/112/CE, introdotte con l’obiettivo di semplificare gli obblighi IVA dei soggetti passivi, comprese le interfacce elettroniche, impegnati nel commercio transfrontaliero nei confronti di consumatori finali, che saranno recepite nell’ordinamento nazionale mediante apposito decreto legislativo approvato in sede preliminare dal Consiglio dei Ministri il 26 febbraio 2021 e attualmente all’esame delle commissioni parlamentari.

In base alle nuove disposizioni, il regime semplificato di identificazione IVA dello sportello unico – cosiddetto regime MOSS (Mini One Stop Shop), trasformato in One Stop Shop ( OSS ), sarà esteso

  • alle vendite a distanza 
  • alle prestazioni di servizi rese a consumatori finali. 

In particolare saranno introdotti tre nuovi regime speciali:

  • il Non-Union OSS, Titolo XII, Capo VI, Sezione II, per i servizi prestati da soggetti passivi non UE (REGIME SPECIALE PER I SERVIZI PRESTATI DA SOGGETTI PASSIVI NON STABILITI NELLA COMUNITÀ (N.D.R. IL TITOLO È IN VIGORE DAL 01/01/2021, IL TITOLO VIGENTE FINO A QUESTA DATA È IL SEGUENTE: ‘REGIME SPECIALE PER I SERVIZI DI TELECOMUNICAZIONE, DI TELERADIODIFFUSIONE O ELETTRONICI PRESTATI DA SOGGETTI PASSIVI NON STABILITI NELLA COMUNITÀ’)), Artt. da 358 bis al 369 della direttiva 2006/112/CE
  • il regime OSS (One Stop Shop), per le vendite a distanza di beni spediti a partire da uno Stato membro e a destinazione di consumatori finali di altro Stato membro dell’Unione europea e per le prestazioni di servizi rese a consumatori finali assoggettate all’IVA nello Stato membro di consumo, previsto dal Titolo XII, Capo VI, Sezione III (REGIME SPECIALE PER LE VENDITE A DISTANZA INTRACOMUNITARIE DI BENI, PER LE CESSIONI DI BENI ALL’INTERNO DI UNO STATO MEMBRO EFFETTUATE MEDIANTE INTERFACCE ELETTRONICHE CHE FACILITANO TALI CESSIONI E PER I SERVIZI PRESTATI DA SOGGETTI PASSIVI STABILITI NELLA COMUNITÀ MA NON NELLO STATO MEMBRO DI CONSUMO (TITOLO COME MODIFICATO AI SENSI DELLA DIR. UE 1995/2019)), Artt. da 369 bis al 369 duodecies della direttiva 2006/112/CE
  • ed il regime IOSS (Import One Stop Shop), per le vendite a consumatori finali di beni importati da paesi terzi in spedizioni di valore non superiore a 150 euro,  previsto dal Titolo XII, Capo VI, Sezione IV (REGIME SPECIALE PER LE VENDITE A DISTANZA DI BENI IMPORTATI DA TERRITORI TERZI O PAESI TERZI), Artt. da 369 ter decies al 369 quinquies et vicies della direttiva 2006/112/CE.

Al fine di rendere i nuovi regimi OSS e IOSS operativi dal 1° luglio 2021, le disposizioni europee prevedono che gli Stati membri autorizzino i soggetti passivi e gli intermediari che agiscono per loro conto a registrarsi ai fini di tali regimi speciali a partire dal 1° aprile 2021 (Vedi: Ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento delle Finanze – Comunicato – Dal 1° aprile 2021 è possibile la registrazione ai regimi Iva Oss e Ioss sul sito dell’Agenzia delle Entrate).

Altra novità, sempre in vigore dal 1° luglio 2021, riguarda le previsioni del nuovo articolo 14 bis della direttiva 2006/112/CE, secondo cui:

“1. Se un soggetto passivo facilita, tramite l’uso di un’interfaccia elettronica quale un mercato (marketplace), una piattaforma, un portale o mezzi analoghi, le vendite a distanza di beni importati da territori terzi o paesi terzi con spedizioni di valore intrinseco non superiore a 150 EUR, si considera che lo stesso soggetto passivo in questione abbia ricevuto e ceduto detti beni.

2. Se un soggetto passivo facilita, tramite l’uso di un’interfaccia elettronica quale un mercato virtuale (marketplace), una piattaforma, un portale o mezzi analoghi, le cessioni di beni effettuate nella Comunità da un soggetto passivo non stabilito nella Comunità a una persona che non è un soggetto passivo, si considera che lo stesso soggetto passivo che facilita la cessione abbia ricevuto e ceduto detti beni.

L’estensione del MOSS e le disposizioni speciali riguardanti gli obblighi delle interfacce elettroniche entreranno in vigore il 1 ° luglio 2021 poiché i sistemi IT devono essere adattati o sviluppati.

Quindi:

  • Le aziende che gestiscono interfacce elettroniche come mercati o piattaforme saranno, in determinate situazioni, considerate ai fini dell’IVA come fornitori di beni venduti ai clienti nell’UE da società che utilizzano il mercato o la piattaforma. Di conseguenza, dovranno riscuotere e pagare l’IVA su queste vendite.
  • Basandosi sul successo del MOSS per i servizi TBE, questo concetto verrà esteso e trasformato in un OSS :
    • Il regime non UE per la fornitura di servizi TBE da parte di soggetti passivi non stabiliti nell’UE sarà esteso a tutti i tipi di servizi transfrontalieri ai consumatori finali nell’UE;
    • Il regime dell’Unione per le prestazioni intra-UE di servizi TBE sarà esteso a tutti i tipi di servizi B2C, nonché alle vendite a distanza intra-UE di beni e ad alcune forniture nazionali agevolate da interfacce elettroniche. L’estensione alle vendite a distanza intra-UE di beni va di pari passo con l’abolizione dell’attuale soglia per le vendite a distanza , in linea con l’impegno ad applicare il principio di destinazione per l’IVA;
    • Verrà creato un regime di importazione (IOSS) che copre le vendite a distanza di merci importate da territori terzi o paesi terzi a clienti nell’UE fino a un valore di 150 EUR.

A differenza di oggi, quando viene utilizzato il regime di importazione, il venditore addebiterà e riscuoterà l’IVA nel punto vendita ai clienti dell’UE e dichiarerà e pagherà tale IVA a livello globale allo Stato membro di identificazione nell’IOSS . Queste merci beneficeranno quindi di un’esenzione IVA all’importazione, consentendo un rapido svincolo in dogana.

L’introduzione del regime di importazione va di pari passo con l’abolizione dell’attuale esenzione IVA per le merci in piccole spedizioni fino a un valore massimo di 22 EUR. Ciò è anche in linea con l’impegno ad applicare il principio di destinazione per l’IVA.

Laddove non viene utilizzato l’IOSS, sarà disponibile un secondo meccanismo di semplificazione per le importazioni. L’IVA all’importazione sarà riscossa dai clienti dal dichiarante doganale (es. Operatore postale, corriere, spedizionieri doganali) che la pagherà alle autorità doganali tramite pagamento mensile.

I regimi OSS/IOSS introducono un sistema europeo di assolvimento dell’IVA, centralizzato e digitale, che, ampliando il campo di applicazione del MOSS (concernente solo i servizi elettronici, di telecomunicazione e di teleradiodiffusione) ricomprende le seguenti transazioni:

  • vendite a distanza di beni importati da territori terzi o Paesi terzi (ad eccezione dei beni soggetti ad accise) effettuate da fornitori o tramite l’uso di un’interfaccia elettronica
  • vendite a distanza intracomunitarie di beni effettuate da fornitori o tramite l’uso di un’interfaccia elettronica
  • vendite nazionali di beni effettuate tramite l’uso di un’interfaccia elettronica
  • prestazioni di servizi da parte di soggetti passivi non stabiliti nell’UE o da soggetti passivi stabiliti all’interno dell’UE ma non nello Stato membro di consumo a soggetti non passivi (consumatori finali).

I soggetti iscritti al MOSS alla data del 30 giugno 2020 saranno automaticamente registrati al nuovo sistema OSS a partire dal 1° luglio 2021.

Lo sportello unico semplifica gli obblighi in materia di IVA per le imprese che vendono beni e forniscono servizi a consumatori finali in tutta l’UE, consentendo loro di:

  • registrarsi elettronicamente ai fini IVA in un unico Stato membro per tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi ammissibili a favore di acquirenti situati in tutti gli altri 26 Stati membri
  • dichiarare l’IVA tramite un’unica dichiarazione elettronica OSS IVA ed effettuare un unico pagamento dell’IVA dovuta su tutte le cessioni di beni e prestazioni di servizi
  • collaborare con l’amministrazione fiscale dello Stato membro nel quale sono registrati per l’OSS e in un’unica lingua, anche se le loro vendite avvengono in tutta l’UE.

Possono accedere al regime OSS UE

  • i soggetti passivi domiciliati nel territorio dello Stato, o ivi residenti che non abbiano stabilito il domicilio all’estero, per tutti i servizi resi negli altri Stati membri dell’Unione europea nei confronti di committenti non soggetti passivi d’imposta, per tutte le vendite a distanza intracomunitarie di beni e per tutte le cessioni di beni facilitate tramite l’uso di interfacce elettroniche
  • i soggetti passivi domiciliati o residenti fuori dell’Unione europea che dispongono di una stabile organizzazione nel territorio dello Stato nonché dai soggetti passivi domiciliati o residenti fuori dell’Unione europea che non dispongono di una stabile organizzazione nell’Unione europea e che spediscono o trasportano i beni a partire dallo Stato. I soggetti Extra-ue, privi di stabile organizzazione, che spediscono o trasportano i beni a partire dallo Stato devono nominare un rappresentante fiscale al fine di registrarsi al regime.

Il regime include:

  • vendite a distanza intracomunitarie di beni effettuate da fornitori o tramite l’uso di un’interfaccia elettronica
  • vendite nazionali di beni effettuate tramite l’uso di un’interfaccia elettronica
  • prestazioni di servizi da parte di soggetti passivi non stabiliti nell’UE o da soggetti passivi stabiliti all’interno dell’UE ma non nello Stato membro di consumo a soggetti non passivi (consumatori finali).

Possono fare ricorso al regime OSS  non UE esclusivamente i soggetti passivi (fornitori) non stabiliti nell’UE, ossia soggetti passivi che non hanno stabilito la sede della propria attività economica e che non dispongono di una stabile organizzazione nell’UE. Anche se tale soggetto passivo è registrato o tenuto a registrarsi ai fini IVA in uno degli Stati membri per prestazioni diverse da quelle di servizi B2C, può comunque fare ricorso al regime non UE per le prestazioni B2C.

Il regime non UE include tutte le prestazioni di servizi (compresi i servizi TTE) con luogo di prestazione nell’UE effettuate dai soggetti passivi di cui sopra a favore di persone che non sono soggetti passivi (consumatori). Se il fornitore sceglie di far ricorso al regime non UE, deve utilizzare tale regime per dichiarare e versare l’IVA per tutte queste prestazioni di servizi B2C nell’UE.

 

Bulgaria – Modifiche alla legge sull’imposta sul valore aggiunto relative alle Forniture intracomunitarie di beni (Вътреобщностни доставки на стоки (ВОД))

Bulgaria – Modifiche alla legge sull’imposta sul valore aggiunto relative alle Forniture intracomunitarie di beni

Modifiche alla legge sull’imposta sul valore aggiunto, in vigore dal 01.01.2020.

DECRET № 274 promulgata nella SG, no. 96 del 06.12.2019 con Legge di modifica e integrazione della Legge per l’imposta sul reddito delle società modifiche e integrazioni sono state apportate alla Legge per l’imposta sul valore aggiunto (IVA) – dal § 30 al § 36 .

Occorre inoltre prestare attenzione ad un’altra modifica della legge sull’IVA ( art. 40, punto 1 ), che è entrata in vigore il 01.01.2020 ed è stata apportata dalla legge sui servizi sociali , DECRET № 48 promulgata in SG, n. 24 del 22 marzo 2019

Le principali modifiche alla legge sull’IVA, promulgate conDECRET № 274, sono relative all’introduzione nella legislazione bulgara della direttiva del Consiglio (UE) 2018/1910 del 4 dicembre 2018 che modifica la direttiva 2006/112 / CE relativa all’armonizzazione e alla semplificazione di alcune norme dal sistema dell’imposta sul valore aggiunto per la tassazione degli scambi tra Stati membri .

Si dovrebbe inoltre considerare quanto segue:

Stabiliscono regole per documentare determinate forniture ed è importante tenere presente che i regolamenti hanno effetto diretto .

Sono state apportate modifiche alla legge sull’IVA anche in relazione alla giurisprudenza della Corte di giustizia dell’UE , al fine di chiarire le disposizioni che creano difficoltà, nonché al fine di ridurre gli oneri amministrativi per le imprese.

Le principali modifiche riguardano le seguenti nuove norme e regolamenti :

  • introduzione di un regime di magazzinaggio di merci su richiesta – art. 15a della Legge sull’IVA ;
  • requisiti per i documenti di trasporto in relazione a cessioni intracomunitarie di beni – art. 53, par. 2 della Legge sull’IVA ;
  • disposizioni in materia di trattamento IVA delle cessioni successive di beni – art. 65a della Legge sull’IVA .

Modifiche relative alle Forniture intracomunitarie di beni   (Вътреобщностни доставки на стоки (ВОД)):

In relazione all’applicazione di un’aliquota zero, il numero di identificazione IVA dell’acquirente dei beni, rilasciato da uno Stato membro diverso da quello da cui è iniziato il trasporto dei beni, prima della nuova versione è considerato un requisito formale.

Con l’emendamento, il destinatario dovrebbe fornire il proprio numero di identificazione IVA al fornitore al fine di compilare correttamente la dichiarazione VIES dello stesso , poiché questa diventa una base per soddisfare una condizione giuridica sostanziale .

La mancata presentazione di una dichiarazione VIES o il mancato corretto riflesso in essa delle informazioni sulla fornitura intracomunitaria, salvo il caso in cui il fornitore possa giustificare le omissioni o gli errori, può comportare una tassazione generale .

Esistono varie possibilità per documentare il trasporto:

– quando le merci sono spedite o trasportate dal territorio del paese verso un altro Stato membro dal fornitore o da un terzo per suo conto , e

– quando le merci sono spedite o trasportate dal territorio del paese verso un altro Stato membro dal destinatario o da un terzo per suo conto.

Nel § 31 si chiarisce che le modifiche al VOD si applicheranno alle forniture intracomunitarie per le quali il fatto generatore dell’imposta si è verificato dopo il 1 gennaio 2020

Nuove modalità:

  • Modalità di conservazione su richiesta :

Le condizioni per l’applicazione di tale regime sono regolate nei testi dell’art. 6, par. 3, punto 3 e par. 7 , art. 15a , art. 99, par. 7 e par. 8 , art. 108, par. 1, punto 6 , art. 123, par. 5 – par. 9 , art. 124, par. 2 e par. 4 , art. 125, par. 2 , art. 181b , art. 181c , art. 181 e art. 181e e articolo 91 e articolo 92 del § 1 delle disposizioni aggiuntive della legge sull’IVA.

Questo regime mira a facilitare il trattamento IVA della spedizione di beni da parte di una persona registrata ai fini IVA dal territorio del paese al territorio di un altro Stato membro per un potenziale acquirente con un numero di partita IVA valido nel suo Stato membro.. Questa spedizione di merci non è una consegna alle condizioni specificate dalla legge ed è necessario tenere registri speciali e presentare una dichiarazione VIES. Al momento del trasferimento della proprietà di questo prodotto entro il periodo specificato (entro 12 mesi dall’arrivo) ci sarà una fornitura intracomunitaria per il fornitore bulgaro e un medico di famiglia per la controparte estera. Le disposizioni della legge sull’IVA prevedono anche altre possibilità: sostituire la persona destinataria, restituire la merce, annullare l’adempimento delle condizioni specificate, rispettivamente viene determinato il trattamento IVA in tali casi. Sono previste sanzioni nel caso in cui le persone non tengano i rispettivi registri, previsto dall’art. 123, par. 5 – par. 9 della Legge sull’IVA.

  • Consegne consecutive di merci:

In base alla disposizione dell’art. L’articolo 65 bis della legge sull’IVA stabilisce che le forniture degli stessi beni in una catena, compreso un fornitore intermedio, che è inviato o trasportato da uno Stato membro a un altro Stato membro direttamente dal primo fornitore al destinatario finale nella catena sono consegne consecutive delle merci.

Un fornitore intermedio è un fornitore in una catena di forniture successive di merci, diverso dal primo fornitore della catena, che spedisce o trasporta le merci personalmente o tramite terzi per suo conto.

La regola di base è che il regime Forniture intracomunitarie di beni   (Вътреобщностни доставки на стоки (ВОД)) si applicherà solo alla fornitura fatta al fornitore intermedio . In deroga alla regola, solo se il fornitore intermedio fornisce al fornitore la sua partita IVA dallo Stato membro di spedizione, il trasporto si riferirà alla consegna effettuata dal fornitore intermedio al suo cliente. Tutte le altre forniture sono soggette a tassazione – nel paese di partenza o nel paese di arrivo.

Queste nuove norme riguardano la necessità di un approccio uniforme al trattamento IVA di tali cessioni nei vari Stati membri.

Al § 32 si precisa che questo trattamento delle consegne successive si applica quando la merce è arrivata o il trasporto della stessa è completato dopo il 1 gennaio 2020.