Archivi categoria: IVA

Commissione Europea – Piano d’azione sull’IVA (VAT action plan)

Commissione Europea – Piano d’azione sull’IVA (VAT action plan)

Il 7 aprile 2016 la Commissione ha adottato un piano d’azione sull’IVA –  Verso uno spazio unico dell’IVA nell’UE.

A seguito dell’adozione di questo Piano d’Azione, la Commissione Europea ha avanzato una serie di proposte per adoperarsi per il suo completamento.

18 febbraio 2020 – Regime IVA per le PMI
18 February 2020 – VAT scheme for SMEs

Il Consiglio ha approvato nuove regole di semplificazione per contribuire a ridurre i costi di conformità all’IVA per le piccole imprese.

18 febbraio 2020 – Nuove misure per contrastare la frode IVA utilizzando i dati di pagamento
18 February 2020 – New measures to fight VAT fraud using payment data

Il Consiglio ha approvato nuove misure per la trasmissione e lo scambio di dati di pagamento al fine di combattere la frode relativa all’IVA nel commercio elettronico.

2 ottobre 2018 – Adozione da parte del Consiglio del numero di proposte IVA
2 October 2018 – Council adoption of number of VAT proposals

Il 2 ottobre 2018 il Consiglio ha adottato le seguenti proposte della Commissione nel settore dell’IVA.

– IVA sulle pubblicazioni elettroniche
– Cooperazione amministrativa transfrontaliera in materia di IVA
– Correzioni rapide per migliorare il funzionamento quotidiano dell’attuale sistema IVA

25 maggio 2018 – Modifiche tecniche per un sistema IVA definitivo
25 May 2018 – Technical amendments for a definitive VAT system

Proposta sulle misure tecniche di dettaglio per il funzionamento del sistema IVA definitivo per la tassazione degli scambi tra Stati membri

Un documento di lavoro dei servizi della Commissione in cui si riporta la proposta con le modifiche tecniche per un sistema IVA definitivo è recepita nella Direttiva IVA. Il presente documento è reso disponibile a solo scopo informativo e, in caso di discrepanze, è il testo della proposta della Commissione COM(2018)329 che prevale.

25 maggio 2018 – Meccanismo di inversione contabile
25 May 2018 – Reverse charge mechanism

Proposta sul periodo di applicazione del meccanismo facoltativo di inversione contabile e del meccanismo di reazione rapida contro le frodi IVA

18 gennaio 2018 – Aliquote IVA
18 January 2018 – VAT Rates

Proposta di introdurre una maggiore flessibilità per gli Stati membri nel modificare le aliquote IVA che applicano ai diversi prodotti.

18 gennaio 2018 – Norme IVA semplificate per le PMI
18 January 2018 – Simplified VAT rules for SMEs

Proposta di nuove regole di semplificazione per contribuire a ridurre i costi di adempimento IVA per le piccole imprese.

30 novembre 2017 – Cooperazione amministrativa tra Stati membri
30 November 2017 – Administrative Cooperation between Member States

Proposta di nuove norme sulla cooperazione amministrativa tra le amministrazioni degli Stati membri al fine di combattere più efficacemente la frode all’IVA.

4 ottobre 2017 – Sistema IVA definitivo
4 October 2017 – Definitive VAT system

Proposta di una serie di principi fondamentali e di riforme chiave per l’area IVA dell’UE.

21 dicembre 2016 – Meccanismo di inversione contabile generalizzato
21 December 2016 – Generalised reverse charge mechanism

Proposta di DIRETTIVA DEL CONSIGLIO per quanto riguarda l’applicazione temporanea di un meccanismo generalizzato di inversione contabile in relazione alle forniture di beni e servizi al di sopra di una certa soglia.

1 dicembre 2016 – IVA sull’e-commerce transfrontaliero
1 December 2016 – VAT on cross-border e-commerce

Nell’ambito della strategia per il mercato unico digitale è stata presentata una proposta legislativa per modernizzare e semplificare l’IVA per il commercio elettronico transfrontaliero.

Commissione europea – Consultazione pubblica sull’ammodernamento delle norme Iva rispetto all’era digitale

La Commissione europea ha indetto,  per valutare la necessità di un “ammodernamento” delle norme Iva rispetto all’era digitale, una consultazione pubblica a cui è possibile partecipare fino al 15 aprile 2022.

La consultazione è disponibile sul portale “Di’ la tua” della Commissione europea dove è possibile lasciare commenti e rispondere al questionario online.

La Commissione ha messo in calendario, per il terzo trimestre del 2022, una nuova direttiva che sarà orientata a introdurre nel sistema Iva europeo i vantaggi della tecnologia digitale sotto forma di maggiori semplificazioni per le imprese e sul fronte di una maggiore efficacia nel contrasto alle frodi.

Il piano d’azione della Commissione per una tassazione equa e semplice sottolinea la necessità di riflettere sul modo in cui le autorità fiscali possono utilizzare la tecnologia per combattere la frode fiscale e offrire vantaggi alle imprese e sul fatto che le attuali norme in materia di IVA siano adeguate all’attività imprenditoriale nell’era digitale.

Il piano d’azione annuncia un intervento sul fronte della digitalizzazione dei processi Iva, una proposta legislativa per il 2022 sull'”IVA nell’era digitale”, che riguarderà:

  • gli obblighi di dichiarazione IVA e l’armonizzazione di forme di comunicazione dei dati da parte degli operatori sulle transazioni effettuate e/o l’introduzione futura della fatturazione elettronica obbligatoria per tutti gli Stati Ue;
  • regole ad hoc per la cosiddetta “economia delle piattaforme”, ossia per le transazioni che si svolgono sui portali online; modalità di identificazione unica in tutta l’Ue per gli operatori Iva, attraverso un’estensione ulteriore degli sportelli unici Oss e Ioss entrati in vigore il 1° luglio 2021 (DIRETTIVA (UE) 2017/2455 DEL CONSIGLIO del 5 dicembre 2017 che modifica la direttiva 2006/112/CE e la direttiva 2009/132/CE per quanto riguarda taluni obblighi in materia di imposta sul valore aggiunto per le prestazioni di servizi e le vendite a distanza di beni);
  • la partita IVA unica nell’UE.

La Commissione aveva presentato nel luglio 2020 il PIANO D’AZIONE PER UNA FISCALITÀ EQUA E SEMPLICE A SOSTEGNO DELLA STRATEGIA DI RIPRESA , pacchetto di 25 azioni da realizzare entro il 2024. L’intervento sul fronte della digitalizzazione dei processi Iva era già previsto  in vista di più obiettivi sul fronte della fiscalità europea:

  • semplificazione degli adempimenti in capo agli operatori;
  • estensione della cooperazione amministrativa all’economia delle piattaforme digitali (concretizzatosi nella direttiva DAC (Directive Administrative Cooperation) 7 (Direttiva 2021/514/UE recante modifiche alla direttiva 2011/16/UE che ha esteso alle piattaforme digitali lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale));
  • revisione del Codice di condotta e dei parametri di valutazione delle giurisdizioni non cooperative.

La Commissione intende intervenire, con questo progetto specifico, sulle regole europee dell’Iva (direttiva n. 2006/112/Ue), introducendo elementi di novità frutto del progresso in campo digitale e tecnologico.

Il primo ambito di intervento è armonizzare, in modo da ridurre i costi di obblighi diversificati in capo alle imprese che operano in più Stati, le richieste, attualmente discipline in maniera differenziata nella Ue, nei confronti degli operatori, di comunicare all’amministrazione fiscale dati sulle proprie transazioni (digital reporting requirements).

I soggetti interessati sono chiamati a pronunciarsi:

  • sull’efficacia degli elenchi riepilogativi delle operazioni intracomunitarie per il contrasto alle frodi;
  • sulla possibilità di introdurre a livello europeo l’obbligo di fatturazione elettronica, sia nelle transazioni tra imprese che in quelle verso privati;
  • creazione di un sistema di registrazione Iva unico all’interno dell’Uecreazione di un sistema di registrazione Iva unico all’interno dell’Ue;
  • sull’introduzione nella direttiva Iva di  disposizioni specifiche per l’ “economia delle piattaforme digitali”, operazioni in cui interagiscono tre soggetti:
    • il venditore/prestatore;
    • il cliente;
    • una piattaforma digitale su cui si svolge l’incontro tra domanda e offerta.

Nella consultazione, a proposito delle “piattaforme digitali” si legge:

“Le attuali norme sull’Iva non sono adeguate nei confronti delle sfide dell’economia di piattaforma  ad esempio per garantire un’equa tassazione delle transazioni economiche sia online che tradizionali, e assicurare che gli Stati membri adottino un approccio uniforme all’applicazione delle norme sull’Iva per quanto riguarda il fornitore, la natura dei servizi, il luogo della prestazione e le dichiarazioni alla luce dei modelli di business differenti e in evoluzione”.

La consultazione, sulla creazione di un sistema di registrazione Iva unico all’interno dell’Ue, parte dalla considerazione che il sistema One Stop Shop  (OSS) consente agli operatori aderenti di evitare di dover effettuare più registrazioni Iva nell’Ue per le transazioni transfrontaliere.

Un’opzione potrebbe essere estendere ulteriormente il One Stop Shop  (OSS) o  prevedere misure di semplificazione nelle vendite business to business (B2B) o  intervenire sull’ Import One Stop Shop (IOSS), regime speciale per le vendite a distanza dei beni di modico valore importati da territori terzi o paesi terzi nell’Ue.

Nomenclatura dei paesi e territori per le statistiche europee sugli scambi internazionali di beni e alla disaggregazione geografica per le altre statistiche sulle imprese

REGOLAMENTO DI ESECUZIONE (UE) 2020/1470 DELLA COMMISSIONE del 12 ottobre 2020 relativo alla nomenclatura dei paesi e territori per le statistiche europee sugli scambi internazionali di beni e alla disaggregazione geografica per le altre statistiche sulle imprese

In particolare vedi: ALLEGATO I

NOMENCLATURA DEI PAESI E TERRITORI PER LE STATISTICHE EUROPEE SUGLI SCAMBI INTERNAZIONALI DI BENI

(Versione valida dal 1o gennaio 2021)

Codice

Designazione

Descrizione

AD

Andorra

AE

Emirati arabi uniti

Abu Dhabi, Ajman, Dubai, Fujayrah, Ras al Khaimah, Sharjah e Umm al Qaiwain

AF

Afghanistan

AG

Antigua e Barbuda

AI

Anguilla

AL

Albania

AM

Armenia

AO

Angola

Compresa Cabinda

AQ

Antartide

Territori a sud del 60° di latitudine sud, escluse Terre australi e antartiche francesi (TF), Isola di Bouvet (BV) e Georgia del sud e Sandwich australi (GS)

AR

Argentina

AS

Samoa americane

AT

Austria

AU

Australia

AW

Aruba

AZ

Azerbaigian

BA

Bosnia-Erzegovina

BB

Barbados

BD

Bangladesh

BE

Belgio

BF

Burkina Faso

BG

Bulgaria

BH

Bahrein

BI

Burundi

BJ

Benin

BL

Saint-Barthélemy

BM

Bermuda

BN

Sultanato del Brunei Darussalam

Denominazione corrente: Brunei

BO

Stato plurinazionale di Bolivia

Denominazione corrente: Bolivia

BQ

Bonaire, Sint Eustatius e Saba

BR

Brasile

BS

Bahamas

BT

Bhutan

BV

Isola di Bouvet

BW

Botswana

BY

Bielorussia

BZ

Belize

CA

Canada

CC

Isole Cocos (Keeling)

CD

Repubblica democratica del Congo

Ex Zaire

CF

Repubblica centrafricana

CG

Congo

CH

Svizzera

Compreso il territorio tedesco di Büsingen

CI

Costa d’Avorio

CK

Isole Cook

CL

Cile

CM

Camerun

CN

Cina

CO

Colombia

CR

Costa Rica

CU

Cuba

CV

Cabo Verde

CW

Curaçao

CX

Isola Christmas

CY

Cipro

CZ

Cechia

DE

Germania

Compresa l’Isola di Helgoland; escluso il territorio di Büsingen

DJ

Gibuti

DK

Danimarca

DM

Dominica

DO

Repubblica dominicana

DZ

Algeria

EC

Ecuador

Comprese le Isole Galápagos

EE

Estonia

EG

Egitto

EH

Sahara occidentale

ER

Eritrea

ES

Spagna

Comprese le Isole Baleari e le Isole Canarie; escluse Ceuta (XC) e Melilla (XL)

ET

Etiopia

FI

Finlandia

Comprese le Isole Åland

FJ

Figi

FK

Isole Falkland

FM

Stati federati di Micronesia

Chuuk, Kosrae, Pohnpei e Yap

FO

Isole Fær Øer

FR

Francia

Compresi Monaco, i dipartimenti francesi d’oltremare (Guadalupa, Guyana francese, Martinica, Mayotte e Riunione) e la parte settentrionale francese dell’isola di Saint-Martin

GA

Gabon

GB

Regno Unito

Gran Bretagna, Irlanda del Nord, Isole del Canale e Isola di Man

GD

Grenada

Comprese le Grenadine meridionali

GE

Georgia

GH

Ghana

GI

Gibilterra

GL

Groenlandia

GM

Gambia

GN

Guinea

GQ

Guinea equatoriale

GR

Grecia

GS

Georgia del sud e Sandwich australi

GT

Guatemala

GU

Guam

GW

Guinea-Bissau

GY

Guyana

HK

Hong Kong

Regione amministrativa speciale di Hong Kong della Repubblica popolare cinese

HM

Isole Heard e McDonald

HN

Honduras

Comprese le Isole del Cigno

HR

Croazia

HT

Haiti

HU

Ungheria

ID

Indonesia

IE

Irlanda

IL

Israele

IN

India

IO

Territorio britannico dell’Oceano Indiano

Arcipelago delle Chagos

IQ

Iraq

IR

Repubblica islamica dell’Iran

IS

Islanda

IT

Italia

Compresi Livigno e il comune di Campione d’Italia

JM

Giamaica

JO

Giordania

JP

Giappone

KE

Kenya

KG

Kirghizistan

KH

Cambogia

KI

Kiribati

KM

Comore

Anjouan, Grande Comore e Mohéli

KN

Saint Kitts e Nevis

KP

Repubblica popolare democratica di Corea

Denominazione corrente: Corea del Nord

KR

Repubblica di Corea

Denominazione corrente: Corea del Sud

KW

Kuwait

KY

Isole Cayman

KZ

Kazakhstan

LA

Repubblica democratica popolare del Laos

Denominazione corrente: Laos

LB

Libano

LC

Santa Lucia

LI

Liechtenstein

LK

Sri Lanka

LR

Liberia

LS

Lesotho

LT

Lituania

LU

Lussemburgo

LV

Lettonia

LY

Libia

MA

Marocco

MD

Repubblica di Moldova

ME

Montenegro

MG

Madagascar

MH

Isole Marshall

MK

Macedonia del Nord

ML

Mali

MM

Myanmar/Birmania

Denominazione corrente: Birmania

MN

Mongolia

MO

Macao

Regione amministrativa speciale di Macao della Repubblica popolare cinese

MP

Isole Marianne settentrionali

MR

Mauritania

MS

Monserrat

MT

Malta

Comprese Gozo e Comino

MU

Maurizio

Isola Maurizio, Isola di Rodrigues, Isole Agalega e Cargados Carajos (Saint Brandon)

MV

Maldive

MW

Malawi

MX

Messico

MY

Malaysia

Malaysia peninsulare e Malaysia orientale (Labuan, Sabah e Sarawak)

MZ

Mozambico

NA

Namibia

NC

Nuova Caledonia

Comprese le Isole della Lealtà (Lifou, Maré e Ouvéa)

NE

Niger

NF

Isola Norfolk

NG

Nigeria

NI

Nicaragua

Comprese le Isole del Mais

NL

Paesi Bassi

NO

Norvegia

Comprese le Isole Svalbard e Jan Mayen

NP

Nepal

NR

Nauru

NU

Niue

NZ

Nuova Zelanda

Esclusa la Dipendenza di Ross (Antartide)

OM

Oman

PA

Panama

Compresa l’ex Zona del Canale

PE

Perù

PF

Polinesia francese

Isole Marchesi, Isole della Società (compresa Tahiti), Isole Tuamotu, Isole Gambier e Isole Australi

PG

Papua Nuova Guinea

Parte orientale della Nuova Guinea; Arcipelago di Bismarck (comprese Nuova Britannia, Nuova Irlanda, Lavongai o Nuova Hannover e le Isole dell’Ammiragliato); Isole Salomone settentrionali (Bougainville e Buka); Isole Trobriand, Isola Woodlark; Isole d’Entrecasteaux e Arcipelago della Louisiade

PH

Filippine

PK

Pakistan

PL

Polonia

PM

Saint Pierre e Miquelon

PN

Isole Pitcairn

Comprese le Isole Ducie, Henderson e Oeno

PS

Territorio palestinese occupato

Cisgiordania (compresa Gerusalemme est) e Striscia di Gaza

PT

Portogallo

Comprese le Azzorre e Madera

PW

Palau

PY

Paraguay

QA

Qatar

RO

Romania

RU

Federazione russa

Denominazione corrente: Russia

RW

Ruanda

SA

Arabia Saudita

SB

Isole Salomone

SC

Seychelles

Mahé, Praslin, La Digue, Frégate e Silhouette; Isole Amirante (comprese Desroches, Alphonse, Platte e Coëtivy); Isole Farquhar (compresa Providence); Isole Aldabra e Isole Cosmoledo

SD

Sudan

SE

Svezia

SG

Singapore

SH

Sant’Elena, Ascensione e Tristan da Cunha

SI

Slovenia

SK

Slovacchia

SL

Sierra Leone

SM

San Marino

SN

Senegal

SO

Somalia

SR

Suriname

SS

Sud Sudan

ST

Sao Tomé e Principe

SV

El Salvador

SX

Sint Maarten (appartenente ai Paesi Bassi)

Parte meridionale dell’isola; la parte settentrionale (Saint-Martin) è francese

SY

Repubblica araba siriana

Denominazione corrente: Siria

SZ

Eswatini

Ex Swaziland

TC

Isole Turks e Caicos

TD

Ciad

TF

Terre australi e antartiche francesi

Comprese le Isole Kerguelen, l’Isola Amsterdam, l’Isola Saint-Paul, le Isole Crozet e le Isole francesi dell’Oceano indiano (Bassas da India, Europa, Glorioso, Juan de Nova e Tromelin)

TG

Togo

TH

Thailandia

TJ

Tagikistan

TK

Tokelau

TL

Timor Leste

TM

Turkmenistan

TN

Tunisia

TO

Tonga

TR

Turchia

TT

Trinidad e Tobago

TV

Tuvalu

TW

Taiwan

Territorio doganale distinto di Taiwan, Penghu, Kinmen e Matsu

TZ

Repubblica unita della Tanzania

Isola di Pemba, Isola di Zanzibar e Tanganica

UA

Ucraina

UG

Uganda

UM

Isole minori periferiche degli Stati Uniti

Compresi l’Isola Baker, l’Isola Howland, l’Isola Jarvis, l’Atollo Johnston, lo Scoglio Kingman, le Isole Midway, l’Isola Navassa, l’Atollo Palmyra e l’Isola Wake

US

Stati Uniti

Compreso Portorico

UY

Uruguay

UZ

Uzbekistan

VA

Santa Sede

Stato della Città del Vaticano

VC

Saint Vincent e Grenadine

VE

Repubblica bolivariana del Venezuela

Denominazione corrente: Venezuela

VG

Isole Vergini britanniche

VI

Isole Vergini americane

VN

Vietnam

VU

Vanuatu

WF

Wallis e Futuna

Compresa l’Isola Alofi

WS

Samoa

Ex Samoa occidentali

XC

Ceuta

XK

Kosovo

Tale designazione non pregiudica le posizioni riguardo allo status ed è in linea con la risoluzione 1244 (1999) dell’UNSC e con il parere della CIG sulla dichiarazione di indipendenza del Kosovo.

XL

Melilla

Comprese le dipendenze Peñón de Vélez de la Gomera, Peñón de Alhucemas e isole Chafarinas

XS

Serbia

YE

Yemen

Ex Yemen del Nord e Yemen del Sud

ZA

Sud Africa

ZM

Zambia

ZW

Zimbabwe

VARIE

Codice

Designazione

Descrizione

EU

Unione europea

Codice riservato, nell’ambito degli scambi extra Unione, per la dichiarazione di origine delle merci conformemente alle pertinenti disposizioni dell’Unione. Codice da non utilizzarsi a fini statistici.

XI

Regno Unito (Irlanda del Nord)

Codice da utilizzare se occorre distinguere il Regno Unito (nei confronti dell’Irlanda del Nord) conformemente alle pertinenti disposizioni dell’Unione.

XU

Regno Unito (esclusa l’Irlanda del Nord)

Codice da utilizzare se occorre distinguere il Regno Unito (esclusa l’Irlanda del Nord) conformemente alle pertinenti disposizioni dell’Unione.

QP

Alto mare

Settore marittimo al di fuori delle acque territoriali.

QQ

Provviste e dotazioni di bordo

Codice per le consegne a navi e aeromobili.

oppure

QR

Provviste e dotazioni di bordo nel quadro degli scambi intra Unione

Codice per le consegne a navi e aeromobili.

QS

Provviste e dotazioni di bordo nel quadro degli scambi extra Unione

Codice per le consegne a navi e aeromobili.

QU

Paesi e territori non specificati

oppure

QV

Paesi e territori non specificati nel quadro degli scambi intra Unione

QW

Paesi e territori non specificati nel quadro degli scambi extra Unione

QX

Paesi e territori non specificati per ragioni commerciali o militari

oppure

QY

Paesi e territori non specificati per ragioni commerciali o militari nel quadro degli scambi intra Unione

QZ

Paesi e territori non specificati per ragioni commerciali o militari nel quadro degli scambi extra Unione

 

 

Soglie Intrastat 2022 per tutti i paesi dell’Unione Europea

Soglie Intrastat 2022 per tutti i paesi dell’Unione Europea

STATO MEMBRO VALUTA INTRODUZIONI SPEDIZIONI SCADENZA
Austria EUR 750 000 € 750 000 € 10 m+1 (giorno lavorativo)
Belgio EUR 1 500 000 € 1 000 000 € 20 m+1 (giorno del mese)
Bulgaria BGN 520 000 ЛВ 780 000 ЛВ 14 m+1 (giorno del mese)
Cipro EUR 180 000 € 55 000 € 10 m+1 (giorno del mese)
Croazia HRK 2 600 000 KN 1 500 000 KN 10 m+1 (giorno del mese)
Danimarca DKK 13 000 000 KR 10 000 000 KR 10 m+1 (giorno lavorativo)
Estonia EUR 230 000 € 130 000 € 10 m+1 (giorno del mese)
Finlandia EUR 700 000 € 700 000 € 10 m+1 (giorno del mese)
Francia EUR 460 000 € 1 € (dichiarazione semplificata) 10 m+1 (giorno lavorativo)
Germania EUR 800 000 € 500 000 € 10 m+1 (giorno lavorativo)
Grecia EUR 150 000 € 90 000 € 10 m+1 (giorno lavorativo)
Irlanda EUR 500 000 € 635 000 € 23 m+1 (giorno del mese)
Italia EUR 200 000 € 0 € 25 m+1 (giorno del mese)
Lettonia EUR 230 000 € 120 000 € 10 m+1 (giorno del mese)
Lituania EUR 280 000 € 200 000 € 10 m+1 (giorno lavorativo)
Lussemburgo EUR 200 000 € 150 000 € 16 m+1 (giorno lavorativo)
Malta EUR 700 € 700 € 10 m+1 (giorno lavorativo)
Paesi Bassi EUR 5 000 000 € 1 000 000 € 17 m+1 (giorno lavorativo)
Polonia PLN 4 000 000 ZŁ 2 000 000 ZŁ 10 m+1 (giorno del mese)
Portogallo EUR 350 000 € 250 000 € 15 m+1 (giorno del mese)
Repubblica Ceca CZK 12 000 000 KČ 12 000 000 KČ 10 m+1 (giorno lavorativo) – carta
12 m+1 (giorno lavorativo) – elettronica
Romania RON 900 000 L 900 000 L 15 m+1 (giorno del mese)
Slovacchia EUR 200 000 € 400 000 € 15 m+1 (giorno del mese)
Slovenia EUR 140 000 € 200 000 € 15 m+1 (giorno del mese)
Spagna EUR 400 000 € 400 000 € 12 m+1 (giorno del mese)
Svezia SEK 9 000 000 KR 4 500 000 KR 10 m+1 (giorno lavorativo)
Ungheria HUF 170 000 000 FT 100 000 000 FT 15 m+1 (giorno del mese)

Rimborso IVA nell’Unione Europea ai soggetti passivi non stabiliti nello Stato membro di rimborso ma in un altro Stato membro

Il rimborso dell’imposta sul valore aggiunto ai soggetti passivi stabiliti in uno Stato membro dell’Unione Europea e registrati, ai sensi della legge sull’imposta sul valore aggiunto per beni acquistati, servizi ricevuti o importati nel territorio di un altro Stato membro dell’Unione Europea (UE) è regolato dalla DIRETTIVA 2008/9/CE DEL CONSIGLIO del 12 febbraio 2008 che stabilisce norme dettagliate per il rimborso dell’imposta sul valore aggiunto, previsto dalla direttiva 2006/112/CE, ai soggetti passivi non stabiliti nello Stato membro di rimborso, ma in un altro Stato membro (1) di cui all’articolo 170 della direttiva 2006/112/CE .

In Italia la DIRETTIVA 2008/9/CE (1)  è stata recepita con Decreto legislativo del 11 febbraio 2010 n. 18.

In Bulgaria con Scarica questo file (ORDINANZA № Н-9 DEL 16 DICEMBRE 2009 SUL RIMBORSO DELL'IMPOSTA SUL VALORE AGGIUNTO DELL'IMPOSTA .... docx)ORDINANZA № Н-9 DEL 16 DICEMBRE 2009 SUL RIMBORSO DELL’IMPOSTA SUL VALORE AGGIUNTO DELL’IMPOSTA …. docx

La DIRETTIVA 2008/9/CE (1) si applica ai soggetti passivi non stabiliti nello Stato membro di rimborso che soddisfano le  condizioni di cui all’art. 3

Ai sensi dell’art. 5 ciascuno Stato membro rimborsa ad ogni soggetto passivo non stabilito nello Stato membro di rimborso l’IVA a lui addebitata in relazione a beni o servizi fornitigli da altri soggetti passivi in tale Stato membro o in relazione all’importazione di beni in tale Stato membro, nella misura in cui i beni e servizi in questione siano impiegati ai fini delle seguenti operazioni:

    • operazioni di cui all’articolo 169, lettere a) e b), della direttiva 2006/112/CE;
    • operazioni il cui destinatario è il debitore dell’IVA ai sensi degli articoli da 194 a 197 e dell’articolo 199 della direttiva 2006/112/CE, quali applicati nello Stato membro di rimborso.

Fatto salvo l’articolo 6, ai fini della  DIRETTIVA 2008/9/CE (1 il diritto al rimborso dell’IVA a monte è determinato secondo la direttiva 2006/112/CE quale applicata dallo Stato membro di rimborso.

Ai sensi del primo comma dell’art. 6 per poter ottenere un rimborso nello Stato membro di rimborso, il soggetto passivo non stabilito nello Stato membro di rimborso deve effettuare operazioni che danno diritto alla detrazione nello Stato membro in cui è stabilito.

Ai sensi del primo comma dell’art. 7 per ottenere un rimborso dell’IVA nello Stato membro di rimborso, il soggetto passivo non stabilito nello Stato membro di rimborso inoltra a tale Stato membro una richiesta elettronica di rimborso e la presenta allo Stato membro in cui è stabilito attraverso il portale elettronico predisposto da tale Stato membro.

In Italia le istanze di rimborso devono essere presentate esclusivamente attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (Entratel o Fisconline a seconda del canale a cui si è abilitati). 

Le informazioni che devono essere indicate nella richiesta di rimborso possono variare a seconda del Paese a cui viene inviata l’istanza e sono riassunte nell’apposita “Tabella contenente le preferenze espresse dal singolo Stato comunitario” – pdf.

Nella domanda di rimborso inviata via web, la descrizione dei beni deve essere inserita in base alla “Tabella contenente i codici da utilizzare per la descrizione dei beni acquistati” – pdf.

L’operazione di controllo e gestione delle domande, prima della trasmissione allo Stato competente per il rimborso, è effettuata dal Centro Operativo di Pescara – Via Rio Sparto, 21 – 65100 Pescara – fax:0039  0855772325- telefono: +39 085 5772369; +39 085 5772204 – email: cop.pescara.ivanonresidenti@agenziaentrate.it

Le informazioni inerenti allo stato di lavorazione delle istanze, successivamente all’invio al competente Stato comunitario, dovranno essere richieste all’amministrazione fiscale estera competente, i cui recapiti sono indicati nell’elenco delle amministrazioni fiscali estere.

Le informazioni inerenti al rifiuto dell’istanza da parte dell’amministrazione fiscale estera, vanno preliminarmente chieste ad essa e solo successivamente al Centro Operativo di Pescara.

In Bulgaria la richiesta , firmata con firma elettronica qualificata, è presentata per via telematica all’autorità competente per il recupero nello Stato membro di recupero, nel Portale per i servizi elettronici dell’Agenzia Nazionale delle Entrate , inserendo i dati o presentando un file pre-creato con formato e struttura secondo l’allegato № 1 dell’ordinanza № Н-9 . La richiesta è presentata dalla persona o da persona da lui autorizzata. Se il soggetto passivo ha diritto al rimborso, l’Agenzia Nazionale delle Entrate (Национална агенция за приходите (НАП) trasmette la richiesta all’Agenzia delle Entrate nello Stato membro di rimborso.

Per utilizzare il servizio è necessario essere in possesso di un certificato di firma elettronica qualificata (квалифициран електронен подпис (КЕП)) e presentare domanda per l’utilizzo dei servizi elettronici all’Agenzia Nazionale delle Entrate (Национална агенция за приходите (НАП)

La richiesta di rimborso reca le informazioni elencate nell’art. 8 della DIRETTIVA 2008/9/CE (1).

Ai sensi dell’art. 15 il termine previsto per la presentazione è il 30 settembre dell’anno solare successivo a quello per il quale si chiede la somma.

(1) DIRETTIVA 2008/9/CE DEL CONSIGLIO

del 12 febbraio 2008

che stabilisce norme dettagliate per il rimborso dell’imposta sul valore aggiunto, previsto dalla direttiva 2006/112/CE, ai soggetti passivi non stabiliti nello Stato membro di rimborso, ma in un altro Stato membro

Articolo 1

La presente direttiva stabilisce norme dettagliate per il rimborso dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) di cui all’articolo 170 della direttiva 2006/112/CE ai soggetti passivi non stabiliti nello Stato membro di rimborso che soddisfano le condizioni di cui all’articolo 3.

Articolo 2

Ai fini della presente direttiva, s’intende per:

1)

«soggetto passivo non stabilito nello Stato membro di rimborso» il soggetto passivo, ai sensi dell’articolo 9, paragrafo 1, della direttiva 2006/112/CE, che non è stabilito nello Stato membro di rimborso, ma nel territorio di un altro Stato membro;

2)

«Stato membro di rimborso» lo Stato membro in cui l’IVA è addebitata al soggetto passivo non stabilito nello Stato membro di rimborso per beni o servizi fornitigli da altri soggetti passivi in tale Stato membro o per l’importazione di beni in tale Stato membro;

3)

«periodo di riferimento» il periodo di cui all’articolo 16 coperto dalla richiesta di rimborso;

4)

«richiesta di rimborso» la richiesta di rimborso dell’IVA addebitata al soggetto passivo non stabilito nello Stato membro di rimborso per beni o servizi fornitigli da altri soggetti passivi in tale Stato membro o per l’importazione di beni in tale Stato membro;

5)

«richiedente» il soggetto passivo non stabilito nello Stato membro di rimborso che formula la richiesta di rimborso.

Articolo 3

La presente direttiva si applica ai soggetti passivi non stabiliti nello Stato membro di rimborso che soddisfano le seguenti condizioni:

a)

nel periodo di riferimento non avevano nello Stato membro di rimborso né la sede della propria attività economica né una stabile organizzazione dalla quale fossero effettuate operazioni commerciali, né, in mancanza di tale sede o stabile organizzazione, il domicilio o la residenza abituale;

b)

nel periodo di riferimento non hanno effettuato cessioni di beni o prestazioni di servizi il cui luogo di effettuazione si possa considerare situato nello Stato membro di rimborso, fatta eccezione per le seguenti operazioni:

i)

prestazioni di servizi di trasporto e di servizi ad essi accessori, esenti a norma degli articoli 144, 146, 148, 149, 151, 153, 159 o 160 della direttiva 2006/112/CE;

ii)

cessioni di beni e prestazioni di servizi al debitore dell’IVA ai sensi degli articoli da 194 a 197 e dell’articolo 199 della direttiva 2006/112/CE.

Articolo 4

La presente direttiva non si applica:

a)

agli importi dell’IVA che, conformemente alla legislazione dello Stato membro di rimborso, sono stati indebitamente fatturati;

b)

agli importi dell’IVA che sono stati fatturati per le cessioni di beni che siano, o possano essere, esenti ai sensi dell’articolo 138 o dell’articolo 146, paragrafo 1, lettera b), della direttiva 2006/112/CE.

Articolo 5

Ciascuno Stato membro rimborsa ad ogni soggetto passivo non stabilito nello Stato membro di rimborso l’IVA a lui addebitata in relazione a beni o servizi fornitigli da altri soggetti passivi in tale Stato membro o in relazione all’importazione di beni in tale Stato membro, nella misura in cui i beni e servizi in questione siano impiegati ai fini delle seguenti operazioni:

a)

operazioni di cui all’articolo 169, lettere a) e b), della direttiva 2006/112/CE;

b)

operazioni il cui destinatario è il debitore dell’IVA ai sensi degli articoli da 194 a 197 e dell’articolo 199 della direttiva 2006/112/CE, quali applicati nello Stato membro di rimborso.

Fatto salvo l’articolo 6, ai fini della presente direttiva il diritto al rimborso dell’IVA a monte è determinato secondo la direttiva 2006/112/CE quale applicata dallo Stato membro di rimborso.

Articolo 6

Per poter ottenere un rimborso nello Stato membro di rimborso, il soggetto passivo non stabilito nello Stato membro di rimborso deve effettuare operazioni che danno diritto alla detrazione nello Stato membro in cui è stabilito.

Se un soggetto passivo non stabilito nello Stato membro di rimborso effettua nello Stato membro in cui è stabilito sia operazioni che danno diritto alla detrazione sia operazioni che non conferiscono diritto alla detrazione in tale Stato membro, il rimborso da parte dello Stato membro di rimborso è ammesso soltanto per il prorata dell’importo dell’IVA rimborsabile, ai sensi dell’articolo 5, relativo alla prima categoria di operazioni ai sensi dell’articolo 173 della direttiva 2006/112/CE, quale applicata dallo Stato membro di stabilimento.

Articolo 7

Per ottenere un rimborso dell’IVA nello Stato membro di rimborso, il soggetto passivo non stabilito nello Stato membro di rimborso inoltra a tale Stato membro una richiesta elettronica di rimborso e la presenta allo Stato membro in cui è stabilito attraverso il portale elettronico predisposto da tale Stato membro.

Articolo 8

1.   La richiesta di rimborso reca le informazioni seguenti:

a)

nome e indirizzo completo del richiedente;

b)

indirizzo di contatto elettronico;

c)

descrizione dell’attività economica del richiedente per la quale i beni o i servizi sono acquisiti;

d)

periodo di riferimento coperto dalla richiesta;

e)

dichiarazione del richiedente secondo la quale il richiedente non ha effettuato cessioni di beni o prestazioni di servizi il cui luogo di effettuazione si possa considerare situato nello Stato membro di rimborso durante il periodo di riferimento, ad eccezione delle operazioni di cui all’articolo 3, lettera b), punti i) e ii);

f)

il numero d’identificazione IVA o il numero di registrazione fiscale del richiedente;

g)

dati del conto bancario, inclusi i codici IBAN e BIC.

2.   Oltre alle informazioni di cui al paragrafo 1, la richiesta contiene, per ciascuno Stato membro di rimborso e per ciascuna fattura o documento d’importazione, le seguenti indicazioni:

a)

il nome e l’indirizzo completo del cedente o prestatore;

b)

tranne in caso di importazione, il numero d’identificazione IVA del cedente o prestatore o il suo numero di registrazione fiscale, quale assegnato dallo Stato membro di rimborso a norma degli articoli 239 e 240 della direttiva 2006/112/CE;

c)

tranne in caso di importazione, il prefisso dello Stato membro di rimborso a norma dell’articolo 215 della direttiva 2006/112/CE;

d)

la data e il numero della fattura o del documento d’importazione;

e)

la base imponibile e l’importo dell’IVA espressi nella valuta dello Stato membro di rimborso;

f)

l’importo dell’IVA detraibile calcolato a norma dell’articolo 5 e dell’articolo 6, paragrafo 2, espresso nella valuta dello Stato membro di rimborso;

g)

se del caso, il prorata detraibile calcolato in conformità dell’articolo 6, espresso in percentuale;

h)

la natura dei beni e servizi acquisiti indicata mediante i codici di cui all’articolo 9.

Articolo 9

1.   Nella richiesta di rimborso la natura dei beni e servizi acquisiti è indicata mediante il codice corrispondente tra quelli sottoelencati:

1

=

carburante;

2

=

locazione di mezzi di trasporto;

3

=

spese relative a mezzi di trasporto, ad eccezione dei beni e dei servizi di cui ai codici 1 e 2;

4

=

pedaggi stradali e oneri per l’uso della strada;

5

=

spese di viaggio quali spese di taxi, spese per l’utilizzazione di mezzi di trasporto pubblici;

6

=

alloggio;

7

=

alimenti, bevande e servizi di ristorazione;

8

=

ingresso a fiere ed esposizioni;

9

=

spese suntuarie, di divertimento e di rappresentanza;

10

=

altro.

Se si utilizza il codice 10, occorre indicare la natura dei beni ceduti e dei servizi prestati.

2.   Lo Stato membro di rimborso può esigere che il richiedente fornisca ulteriori informazioni elettroniche codificate per ciascuno dei codici di cui al paragrafo 1, nella misura in cui tali informazioni siano necessarie a motivo di eventuali limitazioni del diritto a detrazione di cui alla direttiva 2006/112/CE, quali applicati nello Stato membro di rimborso o per l’applicazione delle pertinenti deroghe concesse allo Stato membro di rimborso a norma degli articoli 395 o 396 di detta direttiva.

Articolo 10

Fatte salve le richieste di informazioni di cui all’articolo 20, lo Stato membro di rimborso può esigere che il richiedente presenti per via elettronica una copia della fattura o del documento d’importazione insieme alla richiesta di rimborso, qualora la base imponibile su una fattura o un documento d’importazione sia pari o superiore a 1 000 EUR o al controvalore in moneta nazionale. Tuttavia, qualora la fattura riguardi acquisto di carburante, tale soglia è pari a 250 EUR o al controvalore in moneta nazionale.

Articolo 11

Lo Stato membro di rimborso può esigere che il richiedente fornisca la descrizione della sua attività economica sotto forma di codici armonizzati, determinati ai sensi dell’articolo 34 bis, paragrafo 3, secondo comma, del regolamento (CE) n. 1798/2003 del Consiglio (6).

Articolo 12

Lo Stato membro di rimborso può specificare la o le lingue che devono essere utilizzate dal richiedente per le informazioni da indicare nella richiesta di rimborso o di ulteriori informazioni supplementari.

Articolo 13

Se successivamente alla presentazione della richiesta di rimborso il prorata detraibile dichiarato è adattato a norma dell’articolo 175 della direttiva 2006/112/CE, il richiedente effettua una correzione dell’importo richiesto o già rimborsato.

La correzione è effettuata in una richiesta di rimborso durante l’anno civile successivo al periodo di riferimento in questione o, se il richiedente non presenta richieste di rimborso in tale anno civile, trasmettendo una dichiarazione separata attraverso il portale elettronico predisposto dallo Stato membro di stabilimento.

Articolo 14

1.   La richiesta di rimborso riguarda:

a)

l’acquisto di beni o di servizi fatturato durante il periodo di riferimento, purché l’imposta sia divenuta esigibile prima o al momento della fatturazione, o per il quale l’imposta è divenuta esigibile durante il periodo di riferimento, purché l’acquisto sia stato fatturato prima che l’imposta divenisse esigibile;

b)

l’importazione di beni effettuata durante il periodo di riferimento.

2.   In aggiunta alle operazioni di cui al paragrafo 1, la richiesta di rimborso può riguardare fatture o documenti d’importazione non coperti da richieste di rimborso anteriori e relativi ad operazioni eseguite nel corso dell’anno civile in questione.

Articolo 15

1.   La richiesta di rimborso è presentata allo Stato membro di stabilimento al più tardi il 30 settembre dell’anno civile successivo al periodo di riferimento. La richiesta di rimborso si considera presentata solo se il richiedente ha fornito tutte le informazioni previste dagli articoli 8, 9 e 11.

2.   Lo Stato membro di stabilimento trasmette senza indugio al richiedente una ricevuta per via elettronica.

Articolo 16

Il periodo di riferimento non può essere superiore a un anno civile o inferiore a tre mesi civili. Le richieste di rimborso possono, tuttavia, riguardare un periodo inferiore a tre mesi se questo rappresenta la parte residua di un anno civile.

Articolo 17

Se la richiesta di rimborso si riferisce ad un periodo di riferimento inferiore ad un anno civile ma non inferiore a tre mesi, l’importo dell’IVA che forma oggetto della richiesta di rimborso non può essere inferiore a 400 EUR o al controvalore in moneta nazionale.

Se la richiesta si riferisce a un periodo di riferimento di un anno civile o alla parte residua di un anno civile, l’importo dell’IVA non può essere inferiore a 50 EUR o al controvalore in moneta nazionale.

Articolo 18

1.   Lo Stato membro di stabilimento non inoltra la richiesta allo Stato membro di rimborso nei casi in cui, durante il periodo di riferimento, il richiedente nello Stato membro di stabilimento:

a)

non è un soggetto passivo ai fini dell’IVA;

b)

effettua unicamente cessioni di beni o prestazioni di servizi esenti in virtù degli articoli 132, 135, 136 e 371, degli articoli da 374 a 377, dell’articolo 378, paragrafo 2, lettera a), dell’articolo 379, paragrafo 2, o degli articoli da 380 a 390 della direttiva 2006/112/CE o delle disposizioni in materia di franchigia, dello stesso tenore, contenute nell’atto di adesione del 2005, senza diritto a detrazione dell’IVA pagata nella fase precedente;

c)

beneficia della franchigia per le piccole imprese prevista dagli articoli da 284, 285, 286 e 287 della direttiva 2006/112/CE;

d)

beneficia del regime comune forfettario per i produttori agricoli previsto dagli articoli da 296 a 305 della direttiva 2006/112/CE.

2.   Lo Stato membro di stabilimento notifica con mezzi elettronici al richiedente la propria decisione presa ai sensi del paragrafo 1.

Articolo 19

1.   Lo Stato membro di rimborso notifica senza indugio al richiedente, con mezzi elettronici, la data in cui gli è pervenuta la richiesta.

2.   Lo Stato membro di rimborso notifica al richiedente la propria decisione di approvare o respingere la richiesta di rimborso entro quattro mesi dalla ricezione della richiesta in tale Stato membro.

Articolo 20

1.   Nei casi in cui lo Stato membro di rimborso ritiene di non disporre di tutte le informazioni pertinenti su cui basare la decisione in merito a tutta la richiesta di rimborso o parte di essa, può chiedere per via elettronica informazioni aggiuntive, in particolare al richiedente o alle autorità competenti dello Stato membro di stabilimento, entro il termine di quattro mesi di cui all’articolo 19, paragrafo 2. Se le informazioni aggiuntive sono richieste a una persona diversa dal richiedente o dall’autorità competente di uno Stato membro, la richiesta è introdotta per via elettronica solo se il destinatario della richiesta dispone dei mezzi necessari a tal fine.

Se necessario, lo Stato membro di rimborso può chiedere ulteriori informazioni aggiuntive.

Le informazioni richieste in conformità del presente paragrafo possono includere l’originale o una copia della fattura o del documento d’importazione pertinente se lo Stato membro di rimborso ha motivo di dubitare ragionevolmente della validità o dell’accuratezza di una particolare richiesta. In tal caso, le soglie di cui all’articolo 10 non si applicano.

2.   Le informazioni richieste ai sensi del paragrafo 1 sono fornite allo Stato membro di rimborso entro un mese dal giorno in cui la richiesta è pervenuta alla persona a cui è indirizzata.

Articolo 21

Qualora chieda informazioni aggiuntive, lo Stato membro di rimborso notifica al richiedente la propria decisione di approvare o rifiutare la richiesta di rimborso entro due mesi dal giorno in cui le informazioni richieste gli sono pervenute o, se non ha ricevuto risposta alla sua richiesta, entro due mesi dalla scadenza del periodo di cui all’articolo 20, paragrafo 2. Tuttavia, il periodo a disposizione per la decisione in merito a tutta la richiesta di rimborso o parte di essa non è comunque inferiore a sei mesi a decorrere dalla data di ricezione della richiesta nello Stato membro di rimborso.

Qualora chieda ulteriori informazioni aggiuntive, lo Stato membro di rimborso notifica al richiedente la propria decisione in merito a tutta la richiesta di rimborso o parte di essa entro otto mesi dalla ricezione della richiesta in tale Stato membro.

Articolo 22

1.   Qualora la richiesta di rimborso sia approvata, i rimborsi dell’importo approvato sono versati dallo Stato membro di rimborso al più tardi entro dieci giorni lavorativi dalla scadenza del termine di cui all’articolo 19, paragrafo 2, o, se vengono chieste informazioni aggiuntive o ulteriori informazioni aggiuntive, dalla scadenza dei corrispondenti termini di cui all’articolo 21.

2.   Il rimborso è effettuato nello Stato membro di rimborso o, su domanda del richiedente, in un altro Stato membro. In quest’ultimo caso, lo Stato membro di rimborso deduce dall’importo che deve essere pagato al richiedente le spese bancarie relative al trasferimento.

Articolo 23

1.   Qualora la richiesta di rimborso sia rifiutata del tutto o in parte, i motivi del rifiuto sono notificati al richiedente dallo Stato membro di rimborso unitamente alla decisione.

2.   Il richiedente può presentare ricorso presso le autorità competenti dello Stato membro di rimborso contro una decisione di rifiuto di una richiesta di rimborso nella forma ed entro i termini prescritti per i ricorsi riguardanti le richieste di rimborso presentate dalle persone stabilite in tale Stato membro.

Se, in base alla legislazione nazionale dello Stato membro di rimborso, il fatto che non venga presa, entro i termini stabiliti dalla presente direttiva, una decisione sulla richiesta di rimborso non viene considerato né assenso né rifiuto, il richiedente ha accesso alle stesse procedure amministrative e giudiziarie di cui, in questa situazione, possono avvalersi i soggetti passivi stabiliti in detto Stato membro. Se le suddette procedure non sono previste, il fatto che non venga presa una decisione sulla richiesta di rimborso entro i termini stabiliti dalla presente direttiva è considerato un rifiuto.

Articolo 24

1.   Qualora un rimborso sia stato ottenuto con mezzi fraudolenti o in altro modo non corretto, l’autorità competente dello Stato membro di rimborso procede direttamente al recupero degli importi indebitamente pagati, compreso il pagamento di eventuali sanzioni pecuniarie e interessi conformemente alla procedura applicabile nello Stato membro di rimborso, fatte salve le disposizioni in materia di assistenza reciproca ai fini del recupero dell’IVA.

2.   In caso di una sanzione amministrativa o di interessi imposti ma non pagati, lo Stato membro di rimborso può sospendere ogni ulteriore rimborso al soggetto passivo in questione, sino a un importo pari a quello non pagato.

Articolo 25

Lo Stato membro di rimborso conteggia come diminuzione o aumento dell’importo del rimborso ogni correzione apportata in relazione a una precedente richiesta di rimborso di cui all’articolo 13 o, in caso di trasmissione di una dichiarazione separata, mediante pagamento o riscossione separati.

Articolo 26

Se il rimborso è effettuato dopo l’ultima data per il pagamento ai sensi dell’articolo 22, paragrafo 1, lo Stato membro di rimborso deve al richiedente un interesse sull’importo del rimborso che gli spetta.

Il paragrafo 1 non si applica se il richiedente non fornisce allo Stato membro di rimborso le informazioni aggiuntive o ulteriori informazioni aggiuntive richieste entro i periodi specificati. Lo stesso vale finché i documenti da trasmettere per via elettronica ai sensi dell’articolo 10 non sono stati ricevuti dallo Stato membro di rimborso.

Articolo 27

1.   L’interesse è calcolato dal giorno successivo all’ultimo giorno per il pagamento del rimborso ai sensi dell’articolo 22, paragrafo 1, fino al giorno in cui il rimborso è effettivamente pagato.

2.   Il tasso di interesse è pari al tasso di interesse previsto per i rimborsi dell’IVA ai soggetti passivi stabiliti nello Stato membro di rimborso conformemente alla legislazione nazionale di tale Stato membro.

Se non vi sono interessi pagabili ai sensi della legislazione nazionale sui rimborsi ai soggetti passivi stabiliti, gli interessi pagabili sono pari agli interessi o agli oneri equivalenti applicati dallo Stato membro di rimborso in caso di ritardato pagamento dell’IVA da parte di soggetti passivi.

Articolo 28

1.   La presente direttiva si applica alle richieste di rimborso presentate dopo il 31 dicembre 2009.

2.   La direttiva 79/1072/CEE è abrogata con effetto dal 1o gennaio 2010. Tuttavia, le sue disposizioni continuano ad applicarsi alle richieste di rimborso presentate anteriormente al 1o gennaio 2010.

I riferimenti alla direttiva abrogata si intendono fatti alla presente direttiva, salvo per le richieste di rimborso presentate anteriormente al 1o gennaio 2010.

Articolo 29

1.   Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva con effetto al 1o gennaio 2010. Essi ne informano immediatamente la Commissione.

Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di un siffatto riferimento all’atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità di tale riferimento sono decise dagli Stati membri.

2.   Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni essenziali di diritto interno che essi adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.

Articolo 30

La presente direttiva entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Articolo 31

Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.

Fatto a Bruxelles, addì 12 febbraio 2008.

La Commissione europea – consultazione pubblica per aggiornare le norme Iva rispetto all’era digitale

Nell’ambito  di una nuova direttiva che la Commissione ha previsto di emanare entro il terzo trimestre del 2022,  orientata a introdurre nel sistema Iva europeo i vantaggi della tecnologia digitale sotto forma di maggiori semplificazioni per le imprese e sul fronte di una maggiore efficacia nel contrasto alle frodi, fino al prossimo 15 aprile è possibile partecipare alla consultazione pubblica che la Commissione europea ha indetto per valutare la necessità di un aggiornamento delle norme Iva rispetto all’era digitale.

Il piano d’azione della Commissione per una tassazione equa e semplice sottolinea la necessità di riflettere sul modo in cui le autorità fiscali possono utilizzare la tecnologia per combattere la frode fiscale e offrire vantaggi alle imprese.

Il piano d’azione annuncia una proposta legislativa per il 2022 sull'”IVA nell’era digitale”, che riguarderà:

  • gli obblighi di dichiarazione IVA e la fatturazione elettronica, armonizzazione di forme di comunicazione dei dati da parte degli operatori sulle transazioni effettuate e/o l’introduzione futura della fatturazione elettronica obbligatoria per tutti gli Stati Ue;
  • il trattamento dell’IVA per l’economia delle piattaforme, regole ad hoc per la cosiddetta “economia delle piattaforme”, ossia per le transazioni che si svolgono sui portali online;
  • la partita IVA unica nell’UE, modalità di identificazione unica in tutta l’Ue per gli operatori Iva, attraverso un’estensione ulteriore degli sportelli unici One-stop shop (OSS) e Import one-stop shop (IOSS) entrati in vigore il 1° luglio 2021 (vedi: Modifiche al regime IVA e-commerce indiretto in ambito B2C – Regimi OSS e IOSS).

Nel luglio 2020, in vista di più obiettivi sul fronte della fiscalità europea, dalla semplificazione degli adempimenti in capo agli operatori all’estensione della cooperazione amministrativa all’economia delle piattaforme digitali (poi concretizzatosi nella direttiva Dac 7 approvata nella primavera del 2021, vedi: L’evoluzione delle Directive Administrative Cooperation sullo scambio automatico di informazioni fiscali dalla DAC 1 alla DAC 7), fino alla revisione del Codice di condotta e dei parametri di valutazione delle giurisdizioni non cooperative,  la Commissione aveva presentato  una roadmap fiscale da realizzare entro il 2024 in 25 innovazioni che intervengono in diversi ambiti delle regole fiscali comunitarie, alcune per semplificare gli adempimenti e ridurre gli oneri amministrativi, altre per rendere più incisivo il contrasto alla pianificazione fiscale aggressiva e alle frodi.

Con questo progetto specifico, la Commissione intende intervenire sulle regole europee dell’Iva date dalla direttiva n. 2006/112/Ue, introducendo alcuni elementi di novità frutto del progresso in campo digitale e tecnologico.

Esistendo attualmente discipline differenziate in Ue, una prospettiva è armonizzare, in modo da ridurre i costi di obblighi diversificati in capo alle imprese che operano in più Stati, i digital reporting requirements ( richieste, nei confronti degli operatori, di comunicare all’amministrazione fiscale dati sulle proprie transazioni).

Per il contrasto alle frodi, i soggetti interessati sono chiamati a pronunciarsi:

  • sull’efficacia degli elenchi riepilogativi delle operazioni intracomunitarie
  • sulla possibilità di introdurre a livello europeo l’obbligo di fatturazione elettronica, sia nelle transazioni tra imprese che in quelle verso privati.

Cessioni dei beni intracomunitarie – prova del trasporto o della spedizione del bene: articolo 45-bis del Regolamento UE di esecuzione n. 282/2011

Con Risposta n. 141 del 3/03/2021 all’istanza di interpello l’Agenzia delle Entrate ha espresso il seguente parere:

“Con il Regolamento UE 2018/1912 del 4 dicembre 2018, applicabile dal 1° gennaio 2020, è stato introdotto l’articolo 45-bis nel Regolamento UE di esecuzione n. 282/2011 del 15 marzo 2011 (1) “recante disposizioni di applicazione della direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune di imposta sul valore aggiunto”. Con tale disposizione è stato affrontato il tema dell’onere documentale riguardante le cessioni intracomunitarie di beni di cui all’articolo 138 della direttiva 2006/112/CE. In particolare, con il paragrafo 1, lettere a) e b), dell’articolo 45-bis del Regolamento UE di esecuzione n. 282/2011 (1) è stata introdotta una presunzione relativa circa l’avvenuto trasporto di beni in ambito comunitario. La Commissione ha fornito alcuni chiarimenti in merito a tale disposizione con le Note Esplicative sui “quick fixes 2020”, pubblicate a dicembre 2019. Il paragrafo 1, alla lettera a), disciplina l’ipotesi nella quale i beni siano stati spediti o trasportati dal venditore o da un terzo per suo conto e, alla lettera b), quella in cui i beni siano stati trasportati dall’acquirente o da un terzo per suo conto. Nella prima fattispecie (di cui alla lettera a) il venditore, oltre a dichiarare che i beni sono stati spediti o trasportati da lui o da terzi per suo conto, dovrà produrre almeno due documenti, non contraddittori e provenienti da soggetti diversi tra loro e indipendenti sia dal venditore che dall’acquirente. Tali documenti sono indicati al paragrafo 3, lettera a) dell’articolo 45-bis (1): si tratta dei documenti relativi al trasporto o alla spedizione dei beni, ad esempio un documento o una lettera CMR riportante la firma del trasportatore, una polizza di carico, una fattura di trasporto aereo, oppure una fattura emessa dallo spedizioniere. In alternativa, il venditore potrà presentare, oltre alla dichiarazione che i beni sono stati spediti o trasportati da lui o da terzi per proprio conto, un documento di cui al citato paragrafo 3, lettera a) ed uno qualsiasi dei documenti indicati alla successiva lettera b) del medesimo paragrafo 3: “i) una polizza assicurativa relativa alla spedizione o al trasporto dei beni o i documenti bancari attestanti il pagamento per la spedizione o il trasporto dei beni; ii) documenti ufficiali rilasciati da una pubblica autorità, ad esempio da un notaio, che confermano l’arrivo dei beni nello Stato membro di destinazione; iii) una ricevuta rilasciata da un depositario nello Stato membro di destinazione che confermi il deposito dei beni in tale Stato membro”. Nella seconda fattispecie (di cui alla lettera b), in cui il trasporto venga effettuato dall’acquirente oppure da un terzo per suo conto, l’acquirente deve fornire al venditore, entro il decimo giorno del mese successivo alla cessione, una dichiarazione scritta che certifichi che i beni sono stati trasportati o spediti dall’acquirente o da un terzo per suo conto, e dalla quale dovranno risultare lo Stato membro di destinazione dei beni, la data del rilascio, il nome e l’indirizzo dell’acquirente, la quantità e la natura dei beni ceduti, la data e il luogo del loro arrivo, l’identificazione della persona che ha accettato i beni per conto dell’acquirente e, qualora si tratti di mezzi di trasporto, il numero di identificazione del mezzo. Oltre che di tale dichiarazione, l’acquirente dovrà essere in possesso di almeno due dei documenti relativi al trasporto delle merci, di cui alla lettera a) del paragrafo 3 dell’articolo 45-bis (1), rilasciati da due diverse parti indipendenti, l’una dall’altra, dal venditore e dall’acquirente oppure di un documento di trasporto di cui alla lettera a) citata insieme ad un documento relativo agli altri mezzi di prova indicati nella lettera b) del medesimo paragrafo 3. Come chiarito nelle Note esplicative della Commissione Ue quick fixes 2020, è esclusa l’applicazione della presunzione che le merci siano state trasportate o spedite in altro Stato membro, qualora il trasporto o la spedizione siano stati effettuati dal cedente o dal cessionario con propri mezzi senza l’intervento di altri soggetti come, ad esempio, lo spedizioniere o il trasportatore (par. 5.3.5.).  La presunzione contenuta nell’articolo 45-bis del Regolamento n. 282 del 2011 (1) è applicabile solo qualora la documentazione in possesso del contribuente risponda ai requisiti ivi previsti. Tuttavia, le Autorità fiscali dei Paesi UE conservano comunque la facoltà di superare la presunzione dell’avvenuto trasporto o spedizione intracomunitaria (cfr. par. 2 del citato articolo 45-bis (1)). Allo stesso modo, il contribuente conserva la possibilità di dimostrare, qualora non sia in possesso della documentazione specificamente richiesta dalla disposizione unionale ai fini dell’applicazione della presunzione, con altri elementi oggettivi di prova, che l’operazione sia realmente avvenuta (cfr. anche par. 5.3.3. delle Note esplicative). L’articolo 45-bis (1) in commento, infatti, non preclude agli Stati membri l’applicazione di norme o prassi nazionali ulteriori in materia di prova delle cessioni intracomunitarie, eventualmente più flessibili della presunzione prevista dal Regolamento IVA (cfr. par. 5.3.2). Così ricostruito il vigente quadro normativo comunitario, si fa presente che la recente circolare n. 12/E del 12 maggio 2020 ha fornito chiarimenti al riguardo; in particolare, nel citato documento di prassi si precisa che “allo stato, in tutti i casi in cui non si renda applicabile la presunzione di cui all’articolo 45-bis (1), possa continuare a trovare applicazione la prassi nazionale, anche adottata prima dell’entrata in vigore del medesimo articolo in tema di prova del trasporto intracomunitario dei beni. Resta inteso, ad ogni modo, che detta prassi nazionale individua documenti, la cui idoneità a provare l’avvenuto trasporto comunitario è comunque soggetta alla valutazione, caso per caso, dell’amministrazione finanziaria (cfr. Note esplicative, par. 5.3.3.). Prima dell’entrata in vigore dell’articolo 45-bis del Regolamento 282/2011, la scrivente aveva fornito alcuni chiarimenti in materia; anche a tal fine, si rinvia alle indicazioni contenute nella citata circolare n. 12/E del 2020 . Per quanto concerne, infine, il quesito relativo alla attualità delle indicazioni fornite nella risoluzione n. 19/E del 2013 in merito alla conservazione della documentazione che attesti la prova del trasporto o della spedizione del bene da parte del fornitore, sulla sua esibizione nonché sulla tempistica dell’acquisizione della stessa, si ritengono ancora valide le richiamate indicazioni.”

(1) Articolo 45 bis

1. Ai fini dell’applicazione delle esenzioni di cui all’articolo 138 della direttiva 2006/112/CE, si presume che i beni siano stati spediti o trasportati dal territorio di uno Stato membro verso una destinazione esterna al proprio territorio ma nella Comunità, in presenza di una dei casi seguenti:

a) il venditore certifica che i beni sono stati spediti o trasportati da lui o da un terzo per suo conto ed il veditore è in possesso di almeno due degli elementi di prova non contraddittori di cui al paragrafo 3, lettera a), rilasciati da due diverse parti indipendenti l’una dall’altra, dal venditore e dall’acquirente, o il venditore è in possesso di uno qualsiasi dei singoli elementi di cui al paragrafo 3, lettera a), in combinazione con uno qualsiasi dei singoli elementi di prova non contradditori di cui al paragrafo 3, lettera b), che confermano la spedizione o il trasporto rilasciati da due diverse parti indipendenti l’una dall’altra, dal venditore e dall’acquirente;

b) il venditore è in possesso di:

i) una dichiarazione scritta dall’acquirente che certifica che i beni sono stati trasportati o spediti dall’acquirente, o da un terzo per conto dello stesso acquirente, e che identifica lo Stato membro di destinazione dei beni; tale dichiarazione scritta indica la data di rilascio; il nome e l’indirizzo dell’acquirente; la quantità e la natura dei beni; la data e il luogo di arrivo dei beni; nel caso di cessione di mezzi di trasporto, il numero di identificazione del mezzo di trasporto; nonché l’identificazione della persona che accetta i beni per conto dell’acquirente; e

ii) almeno due degli elementi di prova non contraddittori di cui al paragrafo 3, lettera a), rilasciati da due diverse parti e che siano indipendenti l’una dall’altra, dal venditore e dall’acquirente, o uno qualsiasi dei singoli elementi di cui al paragrafo 3, lettera a), in combinazione con uno qualsiasi dei singoli elementi di prova non contradditori di cui al paragrafo 3, lettera b), che confermano la spedizione o il trasporto, rilasciati da due parti indipendenti l’una dall’altra, dal venditore e dall’acquirente.

L’acquirente deve fornire al venditore la dichiarazione scritta di cui alla lettera b), punto i), entro il decimo giorno del mese successivo alla cessione.

2. Un’autorità fiscale può refutare la presunzione di cui al paragrafo 1.

3. Ai fini del paragrafo 1, sono accettati come elementi di prova della spedizione o del trasporto:

a) i documenti relativi al trasporto o alla spedizione dei beni, ad esempio un documento o una lettera CMR riportante la firma, una polizza di carico, una fattura di trasporto aereo, oppure una fattura emessa dallo spedizioniere;

b) i documenti seguenti:

i) una polizza assicurativa relativa alla spedizione o al trasporto dei beni o i documenti bancari attestanti il pagamento per la spedizione o il trasporto dei beni;

ii) documenti ufficiali rilasciati da una pubblica autorità, ad esempio da un notaio, che confermano l’arrivo dei beni nello Stato membro di destinazione;

iii) una ricevuta rilasciata da un depositario nello Stato membro di destinazione che confermi il deposito dei beni in tale Stato membro.». 

Nuovi modelli INTRASTAT – periodi di riferimento decorrenti dal 2022 – Determinazione n° 493869 del 23 dicembre 2021

l’Agenzia delle Dogane di concerto con l’Agenzia delle Entrate con Determinazione n. 493869/RU del 23 dicembre 2021, per i periodi di riferimento decorrenti dal 2022, al fine di semplificare gli obblighi comunicativi dei contribuenti in relazione agli elenchi riepilogativi delle operazioni intracomunitarie, ha aggiornato i modelli degli Elenchi riepilogativi degli scambi intracomunitari (Modelli Intrasat), ovvero:

  • delle cessioni e degli acquisti intracomunitari di beni
  • e delle prestazioni di servizio rese e ricevute in ambito comunitario

In particolare:

  • È stato introdotto il modello Intra 1-sexies con cui gli operatori possono dichiarare il trasferimento delle merci all’estero presso il destinatario finale con differimento della cessione vera e propria al momento del prelievo dei beni dal cliente finale nel proprio Stato estero (call-off stocks);
  • È eliminata, per gli acquisti intracomunitari, la presentazione del modello Intrastat trimestrale. Inoltre, per la presentazione mensile è innalzata a 350.000 euro la soglia degli acquisti totali effettuati nel trimestre ovvero in uno dei quattro trimestri precedenti. Nel modello non è più richiesta la compilazione delle informazioni relative a Stato e codice Iva del fornitore e ammontare delle operazioni in valuta;
  • Per le cessioni intraUE è previsto il nuovo obbligo di inserire, ai fini statistici, l’informazione relativa all’origine non preferenziale dei beni spediti in altro Stato membro. Il dato sull’origine segue le regole doganali: per le merci unionali bisogna far riferimento allo Stato membro in cui il bene è ottenuto o prodotto, ovvero, nel caso in cui la produzione riguardi più Stati membri lo Stato in cui i beni sono stati sottoposti all’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale, economicamente giustificata. Per i beni non unionali bisogna far riferimento alle regole doganali relative all’attribuzione dell’origine non preferenziale. Questa informazione non è sempre a disposizione dell’operatore nazionale e questo potrebbe creare problemi alle imprese che dal 2022 dovranno organizzarsi per acquisire e comunicare correttamente l’informazione sul modello Intra 1-bis;
  • È prevista una semplificazione sia per le cessioni e gli acquisti Intra-Ue, per le spedizioni e gli arrivi di beni di valore inferiore a 1.000 euro. Per questi trasferimenti non è necessario indicare in modo specifico il dato della classificazione doganale dei singoli beni (nomenclatura combinata), ma è possibile utilizzare il codice unico «99500000». Un’altra novità riguarda la compilazione del codice della natura della transazione, ossia il dato che individua la ragione del trasferimento (acquisto, vendita, restituzione, sostituzione in garanzia e lavorazione conto terzi). In particolare, per i soggetti che effettuano o presumono di effettuare trasferimenti Intra-Ue superiori a 20 milioni di euro viene richiesta, oltre alla compilazione del dato ad una cifra (colonna A), anche il dettaglio della seconda cifra (colonna B). Per esempio, in caso di lavorazione conto terzi senza passaggio della proprietà con rientro delle merci nello Stato membro iniziale viene richiesto di indicare in colonna A il codice 5 e in colonna B il codice 1;
  • Per il modello Intra 2-quater servizi ricevuti, sono previste sostanziali semplificazioni: è abolito l’obbligo di presentazione del modello con cadenza trimestrale; è cancellato l’obbligo di fornire le informazioni relative a codice Iva del fornitore, ammontare delle operazioni in valuta, modalità di erogazione, modalità d’incasso e Paese di pagamento.

Le nuove regole IVA per il commercio elettronico – Regimi speciali: OSS; Non-Union OSS; IOSS

e nuove regole IVA per il commercio elettronico – Regimi speciali: OSS; Non-Union OSS; IOSS

La Commissione Europea ha presentato nel luglio 2020 il PIANO D’AZIONE PER UNA FISCALITÀ EQUA E SEMPLICE A SOSTEGNO DELLA STRATEGIA DI RIPRESA (COM(2020) 312 final), pacchetto di 25 azioni da realizzare entro il 2024.

Il “VAT e-commerce package”, che rappresenta una priorità all’interno del più ampio Digital Single Market Strategy e uno dei pilastri della riforma globale dell’IVA rappresentata dalla Commissione europea nel VAT action plan del 2016.

Al “VAT e-commerce package” sono interessati tutti i soggetti coinvolti nella catena di approvvigionamento dell’e-commerce, dai venditori online e dai mercati/piattaforme sia all’interno che all’esterno dell’UE, agli operatori postali e ai corrieri, alle amministrazioni doganali e fiscali, fino ai consumatori.

Dal 1° luglio 2021 le norme IVA sulle attività di commercio elettronico tra imprese e consumatori (B2C) transfrontaliere sono cambiate. La logica di questi cambiamenti è superare gli ostacoli alle vendite online transfrontaliere e affrontare le sfide derivanti dai regimi IVA per le vendite a distanza di beni e per l’importazione di spedizioni di basso valore.

Le principali modifiche sono le seguenti:

I venditori online, compresi i mercati/piattaforme online, possono registrarsi in uno Stato membro dell’UE e ciò sarà valido per la dichiarazione e il pagamento dell’IVA su tutte le vendite a distanza di beni e le prestazioni transfrontaliere di servizi a clienti all’interno dell’UE.

Beneficeranno di una riduzione della burocrazia fino al 95% registrandosi al nuovo One Stop Shop (OSS) .

Le soglie esistenti per le vendite a distanza di beni all’interno dell’UE saranno abolite e sostituite da una nuova soglia a livello dell’UE di 10 000 EUR . Al di sotto di questa soglia di 10 000 EUR, le forniture di servizi di TBE (telecomunicazioni, radiodiffusione ed elettroniche) e le vendite a distanza di beni all’interno dell’UE possono rimanere soggette all’IVA nello Stato membro in cui è stabilito il soggetto passivo.

Sono introdotte disposizioni speciali in base alle quali i mercati/piattaforme online che facilitano le forniture di beni si considerano ai fini dell’IVA come coloro che hanno ricevuto e fornito i beni stessi ( “fornitore ritenuto” ).

Inoltre, vengono introdotti nuovi requisiti di conservazione dei registri per i mercati/piattaforme online che facilitano la fornitura di beni e servizi, anche laddove tali mercati/piattaforme online non siano un fornitore presunto.

L’esenzione dall’IVA all’importazione di piccole spedizioni di valore fino a 22 EUR sarà eliminata. Ciò significa che tutte le merci importate nell’UE saranno ora soggette a IVA.

Ma l’aiuto è a portata di mano! Verrà creato un nuovo regime speciale per le vendite a distanza di beni bassi importati da territori terzi o paesi terzi. L’ Import One Stop Shop (IOSS) è stato creato per semplificare la dichiarazione e il pagamento dell’IVA.

Saranno infine introdotte misure di semplificazione per le vendite a distanza di merci importate in partite non superiori a 150 euro, nel caso in cui non venga utilizzato l’ IOS ( accordi speciali ).

Le operazioni oggetto delle modifiche sono:

  • Vendite a distanza di beni all’interno dell’UE effettuate da fornitori o fornitori presunti;
  • Vendite interne di merci da parte di fornitori presunti;
  • Prestazioni di servizi da parte di venditori UE e non UE a consumatori nell’UE;
  • Vendite a distanza di merci importate da territori terzi o paesi terzi effettuate da fornitori e presunti fornitori, fatta eccezione per le merci soggette ad accisa.

I vantaggi sono ampi e vari

  • I consumatori apprezzeranno sapere che quando acquistano beni online dall’esterno o dall’interno dell’UE, l’aliquota IVA applicata è la stessa dei beni acquistati nel loro paese d’origine: le nuove regole assicurano che l’IVA sia pagata dove avviene il consumo dei beni
  • Le imprese dell’UE potranno crescere in un ambiente semplificato e più equo e superare gli ostacoli alle vendite online transfrontaliere: il mercato unico digitale europeo mira a far funzionare la tecnologia per le persone in un’economia digitale equa e competitiva;
  • I cittadini dell’UE vedranno aumentare le entrate pubbliche: grazie all’aumento dei pagamenti dell’IVA e alla riduzione delle frodi sull’IVA, tutti gli Stati membri ne trarranno vantaggio.

In base alla” DIRETTIVA (UE) 2017/2455 DEL CONSIGLIO del 5 dicembre 2017 che modifica la direttiva 2006/112/CE e la direttiva 2009/132/CE per quanto riguarda taluni obblighi in materia di imposta sul valore aggiunto per le prestazioni di servizi e le vendite a distanza di beni” dal 1 ° luglio 2021 , le norme IVA sulle attività di commercio elettronico transfrontaliero business-to-consumer (B2C) cambieranno. La logica di questi cambiamenti è superare le barriere alle vendite online transfrontaliere e affrontare le sfide derivanti dai regimi IVA per le vendite a distanza di beni e per l’importazione di spedizioni di basso valore.

Attualmente, il Mini One Stop Shop (MOSS) è un sistema elettronico che consente ai fornitori di servizi che forniscono servizi di telecomunicazione, trasmissione ed elettronica (TBE) ai consumatori nell’UE di dichiarare e pagare l’IVA dovuta in tutti gli Stati membri dell’UE in un unico Stato membro.

Dal 1 ° luglio 2021 , il MOSS sarà esteso a tutti i servizi business-to-consumer (B2C) che si svolgono negli Stati membri dell’UE in cui il fornitore non è stabilito.

Questo nuovo  sportello unico (OSS) si applicherà anche a tutte le vendite a distanza di merci all’interno dell’UE e ad alcune forniture nazionali di merci agevolate da interfacce elettroniche a determinate condizioni. Inoltre, verrà creato un altro nuovo schema per la dichiarazione e il pagamento dell’IVA sulle vendite a distanza di merci di basso valore importate da paesi extra UE, denominato Import One Stop Shop (IOSS) .

In particolare saranno introdotti tre nuovi regime speciali:

  • il Non-Union OSS, Titolo XII, Capo VI, Sezione II, per i servizi prestati da soggetti passivi non UE (REGIME SPECIALE PER I SERVIZI PRESTATI DA SOGGETTI PASSIVI NON STABILITI NELLA COMUNITÀ (N.D.R. IL TITOLO È IN VIGORE DAL 01/01/2021, IL TITOLO VIGENTE FINO A QUESTA DATA È IL SEGUENTE: ‘REGIME SPECIALE PER I SERVIZI DI TELECOMUNICAZIONE, DI TELERADIODIFFUSIONE O ELETTRONICI PRESTATI DA SOGGETTI PASSIVI NON STABILITI NELLA COMUNITÀ’)), Artt. da 358 bis al 369 della direttiva 2006/112/CE
  • il regime OSS (One Stop Shop), per le vendite a distanza di beni spediti a partire da uno Stato membro e a destinazione di consumatori finali di altro Stato membro dell’Unione europea e per le prestazioni di servizi rese a consumatori finali assoggettate all’IVA nello Stato membro di consumo, previsto dal Titolo XII, Capo VI, Sezione III (REGIME SPECIALE PER LE VENDITE A DISTANZA INTRACOMUNITARIE DI BENI, PER LE CESSIONI DI BENI ALL’INTERNO DI UNO STATO MEMBRO EFFETTUATE MEDIANTE INTERFACCE ELETTRONICHE CHE FACILITANO TALI CESSIONI E PER I SERVIZI PRESTATI DA SOGGETTI PASSIVI STABILITI NELLA COMUNITÀ MA NON NELLO STATO MEMBRO DI CONSUMO (TITOLO COME MODIFICATO AI SENSI DELLA DIR. UE 1995/2019)), Artt. da 369 bis al 369 duodecies della direttiva 2006/112/CE
  • ed il regime IOSS (Import One Stop Shop), per le vendite a consumatori finali di beni importati da paesi terzi in spedizioni di valore non superiore a 150 euro,  previsto dal Titolo XII, Capo VI, Sezione IV (REGIME SPECIALE PER LE VENDITE A DISTANZA DI BENI IMPORTATI DA TERRITORI TERZI O PAESI TERZI), Artt. da 369 ter decies al 369 quinquies et vicies della direttiva 2006/112/CE.

Le principali modifiche sono le seguenti:

  • I venditori online, compresi i mercati / piattaforme online, possono registrarsi in uno Stato membro dell’UE al nuovo One Stop Shop (OSS) e ciò sarà valido per la dichiarazione e il pagamento dell’IVA su tutte le vendite a distanza di beni e le prestazioni transfrontaliere di servizi ai clienti all’interno dell’UE.
  • Le soglie esistenti per le vendite a distanza di beni all’interno dell’UE saranno abolite e sostituite da una nuova soglia a livello di UE di 10.000 EUR . Al di sotto di questa soglia di 10.000 EUR, le prestazioni di servizi TBE (telecomunicazioni, radiodiffusione ed elettronica) e le vendite a distanza di beni all’interno dell’UE possono rimanere soggette all’IVA nello Stato membro in cui è stabilito il soggetto passivo.
  • Vengono introdotte disposizioni speciali in base alle quali i mercati / piattaforme online che facilitano la fornitura di beni si considerano “deemed suppliers (presunti fornitori)” ai fini IVA .
  • Vengono introdotti nuovi requisiti di conservazione dei dati per i mercati / piattaforme online che facilitano la fornitura di beni e servizi, anche laddove tali mercati / piattaforme online non siano considerati fornitori.
  • L’esenzione dall’IVA all’importazione di piccole spedizioni di valore fino a 22 EUR verrà rimossa. Ciò significa che tutte le merci importate nell’UE saranno ora soggette a IVA.
  • Verrà creato un nuovo regime speciale per le vendite a distanza di merci a basso costo importate da territori terzi o paesi terzi, l’ Import One Stop Shop (IOSS), creato per semplificare la dichiarazione e il pagamento dell’IVA.
  • Saranno introdotte misure di semplificazione per le vendite a distanza di merci importate in partite non superiori a 150 EUR, nel caso in cui non venga utilizzato il regime speciale IOSS.

Le transazioni coperte dalle nuove modifiche sono:

  • Vendite a distanza di beni all’interno dell’UE effettuate da fornitori o presunti fornitori;
  • Vendite di merci sul mercato interno da parte di presunti fornitori;
  • Forniture di servizi da parte di venditori dell’UE e di paesi terzi ai consumatori nell’UE;
  • Vendite a distanza di merci importate da territori terzi o paesi terzi effettuate da fornitori e “deemed suppliers (presunti fornitori”), ad eccezione delle merci soggette ad accise.

Dal 1 ° luglio 2021 , il MOSS sarà esteso a tutti i servizi business-to-consumer (B2C) che si svolgono negli Stati membri dell’UE in cui il fornitore non è stabilito.

Questo nuovo  sportello unico (OSS) si applicherà anche a tutte le vendite a distanza di merci all’interno dell’UE e, a determinate condizioni, ad alcune forniture nazionali di merci agevolate da interfacce elettroniche.

Inoltre, verrà creato un altro nuovo schema per la dichiarazione e il pagamento dell’IVA sulle vendite a distanza di merci di basso valore importate da paesi extra UE, denominato Import One Stop Shop (IOSS) .

Lo sportello unico semplifica gli obblighi IVA per le imprese che vendono beni e forniscono servizi ai consumatori finali in tutta l’UE, consentendo loro di:

  • Registrarsi per l’IVA elettronicamente in un unico Stato membro per tutte le vendite ammissibili di beni e servizi a clienti situati negli altri Stati membri;
  • Dichiarare l’IVA dovuta su tutte queste vendite di beni e servizi in un’unica dichiarazione OSS IVA elettronica ed effettuare un unico pagamento dell’IVA dichiarata;
  • Collaborare con l’amministrazione fiscale dello Stato membro in cui sono registrati per l’ OSS e in una lingua, anche se le loro vendite sono in tutta l’UE.

La tabella seguente indica quale sistema dovrebbe essere utilizzato per quale tipo di fornitura e / o soggetto passivo:

Regime Non-Union OSS Regime OSS Regime  IOSS
Tipi di forniture TUTTE le forniture di servizi B2C ai clienti nell’UE a) TUTTE le forniture di servizi B2C nell’UE

b) Vendite a distanza di merci all’interno dell’UE

c) Articolo 14a (2) cessioni di beni B2C nazionali

Vendite a distanza di merci importate in partite ≤ 150 EUR.
Soggetto passivo Stabilito al di fuori dell’UE a) Solo UE stabilita

b) UE e non UE stabilite

c) Interfacce elettroniche

Stabilito UE e non UE, comprese le interfacce elettroniche

Transazioni che possono essere segnalate nello sportello unico dell’Unione rispetto allo sportello unico non sindacale.

  Soggetto passivo / fornitore non residente nell’UE Soggetto passivo / fornitore stabilito nell’UE
Forniture di servizi ai consumatori (B2C) Regime Non-Union OSS Regime OSS
Vendite a distanza di merci all’interno dell’UE Regime OSS Regime OSS
Forniture domestiche di merci da parte di deemed suppliers (presunti fornitori) Regime OSS Regime OSS

Il 30 settembre 2020 la Commissione ha pubblicato note esplicative sulle nuove norme sull’IVA nel commercio elettronico.  Le note esplicative sono accompagnate dalla Guide to the VAT One Stop Shop, aggiornamento della Guida allo sportello unico Iva.

Regime OSS

L’Union One-Stop Shop (OSS) è il portale elettronico che le imprese possono utilizzare per adempiere ai propri obblighi in materia di IVA sulle vendite di e-commerce all’interno dell’UE ai consumatori a partire dal 1 ° luglio 2021 .

L’OSS è un portale elettronico che semplifica fino al 95% gli obblighi IVA per i venditori online e le interfacce elettroniche in tutta l’UE, in quanto consente loro di:

  • Registrarsi per l’IVA elettronicamente in un unico Stato membro per tutte le vendite a distanza intra-UE di beni e per le prestazioni di servizi tra imprese e consumatori;
  • Dichiarare e pagare l’IVA dovuta su tutte le forniture di beni e servizi in un’unica dichiarazione trimestrale elettronica;
  • Collaborare con l’amministrazione fiscale del proprio Stato membro e nella propria lingua, anche se le loro vendite sono transfrontaliere.

Chi può utilizzare l’OSS e per quali forniture

  1. Un soggetto passivo stabilito nell’UE (che non è un presunto fornitore) può utilizzare l’OSS dell’Unione per:
    • Forniture di servizi B2C che avvengono in uno Stato membro in cui non è stabilito;
    • Vendite a distanza di merci all’interno dell’UE.
  1. Un soggetto passivo non stabilito nell’UE per:
    • Vendite a distanza di merci all’interno  dell’UE.
  1. Un’interfaccia elettronica ( stabilita nell’UE o al di fuori dell’UE) che facilita le forniture di beni ( “deemed suppliers (presunti fornitori”) per:
    • Vendite a distanza di merci all’interno dell’UE;
    • Alcune forniture nazionali di beni.

Ogni Stato membro dell’UE disporrà di un portale OSS online in cui le imprese potranno registrarsi dal 1 ° aprile 2021  e potranno utilizzare per le transazioni effettuate a partire dal 1 ° luglio 2021

Questa registrazione unica sarà valida per tutte le forniture idonee effettuate da venditori online ( comprese le interfacce elettroniche ) o per le forniture agevolate da interfacce elettroniche.

Cosa cambia dal 1 luglio 2021

Online Sellers Interfacce elettroniche
Attualmente le imprese dell’UE che vendono beni all’interno dell’UE al di sopra di una certa soglia (35.000 o 100.000 EUR, a seconda dello Stato membro) ad acquirenti situati in un altro Stato membro dell’UE devono registrarsi e pagare l’IVA nello Stato membro dell’acquirente.

Dal 1 ° luglio 2021 questa regola sarà abolita e sostituita con una nuova soglia a livello di UE di 10.000 EUR. Al di sotto di questa nuova soglia è possibile continuare ad applicare le norme nazionali per l’IVA (compreso il regime di esenzione per le PMI) sul proprio confine i saldi. Se le tue vendite sono superiori a questa soglia, sei responsabile dell’IVA nello Stato membro in cui si trovano i tuoi acquirenti . Al di sopra di questa soglia, le aziende potranno registrarsi facilmente in un nuovo OSS, dove potranno facilmente dichiarare e pagare l’IVA .

Dal 1 ° luglio 2021 , se un’interfaccia elettronica (mercato, piattaforma, ecc.) Facilita la vendita a distanza di beni da parte di un venditore non stabilito nell’UE a un acquirente nell’UE, l’interfaccia elettronica è considerata il venditore ed è responsabile per pagamento dell’IVA. Per dichiarare e pagare questa IVA, l’interfaccia elettronica potrà registrarsi facilmente in uno speciale sistema elettronico chiamato One-Stop Shop (OSS).

Forniture di beni in regime OSS

Online Sellers Interfacce elettroniche
  • Forniture di servizi B2C da parte di fornitori stabiliti nell’UE che avvengono in uno Stato membro in cui non è stabilito;
  • Vendite a distanza di beni all’interno dell’UE da parte di fornitori stabiliti e non stabiliti nell’UE.
  • Vendite a distanza di merci all’interno dell’UE tramite interfacce elettroniche che facilitano le vendite;
  • Alcune forniture nazionali di beni tramite interfacce elettroniche che facilitano le vendite.

Un’interfaccia elettronica è soggetta all’IVA quando facilita le seguenti cessioni di beni, effettuate da un venditore effettivo non stabilito nell’UE , ad acquirenti nell’UE:

  • vendite a distanza di beni all’interno dell’UE;
  • forniture domestiche di beni.

Si considera che l’interfaccia elettronica abbia facilitato la vendita di merci quando consente a un acquirente e un venditore di entrare in contatto tramite tale interfaccia elettronica, dove il risultato finale è la vendita di merci a tale acquirente.

Le imprese dovranno applicare l’aliquota IVA dello Stato membro in cui i beni vengono spediti o in cui vengono forniti i servizi. Le informazioni sulle aliquote IVA nell’UE sono disponibili sia sul sito web della Commissione Europea che sui siti web delle amministrazioni fiscali nazionali

Ogni Stato membro dell’UE disporrà di un portale OSS online in cui le imprese (comprese le interfacce elettroniche) possono registrarsi.

Questa registrazione unica, tuttavia, sarà valida per tutte le vendite ai consumatori in altri Stati membri dell’UE

Cosa fare se si utilizaa  l’OSS

Online Sellers Interfacce elettroniche
  • applicare l’ aliquota IVA dello Stato membro in cui i beni vengono spediti o in cui vengono forniti i servizi;
  • riscuotere l’IVA dall’acquirente sulle vendite a distanza intra-UE di beni o sulle prestazioni di servizi;
  • presentare una dichiarazione IVA trimestrale elettronica tramite il portale OSS dello Stato membro in cui sei registrato per OSS;
  • effettuare un pagamento trimestrale dell’IVA dichiarata nella dichiarazione IVA allo Stato membro in cui sei registrato per OSS;
  • tenere traccia di tutte le vendite OSS idonee che facilita per 10 anni.
  • mostrare / visualizzare l’importo dell’IVA a carico dell’acquirente, al più tardi al termine del processo di ordinazione. L’ aliquota IVA è quella dello Stato membro in cui le merci vengono spedite / trasportate;
  • facilita la riscossione dell’IVA dagli acquirenti sulle vendite a distanza intra-UE di beni e sulle forniture nazionali;
  • presentare una dichiarazione IVA trimestrale elettronica tramite il portale OSS dello Stato membro in cui sei registrato per OSS;
  • effettuare un pagamento trimestrale dell’IVA dichiarata nella dichiarazione IVA allo Stato membro in cui sei registrato per OSS;
  • tenere traccia di tutte le vendite OSS idonee che facilita per 10 anni.

Regime Non-Union OSS

Dal 1 ° luglio 2021 il regime non comunitario è prorogato e può essere utilizzato:

  • Esclusivamente da venditori (online) non stabiliti nell’UE.
  • Per tutte le forniture di servizi B2C effettuate nell’UE da questi venditori online non UE.

Esempi di prestazioni di servizi ai clienti (un elenco non esaustivo) che potrebbero essere segnalati nell’ambito del regime non UE sono:

  • Servizi di alloggio svolti da soggetti passivi non stabiliti;
  • Ammissione ad eventi culturali, artistici, sportivi, scientifici, educativi, di intrattenimento o simili; come fiere e mostre;
  • Servizi di trasporto;
  • Servizi di stima e lavori su beni mobili materiali;
  • Attività di trasporto ausiliarie come carico, scarico, movimentazione o attività simili;
  • Servizi connessi a beni immobili;
  • Affitto di mezzi di trasporto;
  • Fornitura di servizi di ristorazione e catering per il consumo a bordo di navi, aerei o treni ecc.

Regime IOSS

L’Import One-Stop Shop (IOSS) è il portale elettronico che le aziende possono utilizzare dal 1 ° luglio 2021 per adempiere ai propri obblighi di e-commerce in materia di IVA sulle vendite a distanza di merci importate.

Secondo le norme sull’IVA applicabili fino al 1 ° luglio 2021 , non è necessario pagare l’IVA all’importazione per i beni commerciali di valore fino a 22 EUR.

Le nuove norme sull’IVA sul commercio elettronico aboliranno questa disposizione a partire dal 1 ° luglio 2021 . Pertanto, dal 1 ° luglio 2021 , tutti i beni commerciali importati nell’UE da un paese terzo o territorio terzo saranno soggetti a IVA indipendentemente dal loro valore.

L’IOSS consente ai fornitori e alle interfacce elettroniche che vendono beni importati ad acquirenti nell’UE di riscuotere, dichiarare e pagare l’IVA alle autorità fiscali, invece di far pagare l’IVA all’acquirente nel momento in cui le merci vengono importate nell’UE come era in precedenza il caso (per prodotti oltre 22 EUR).

L’IOSS facilita la raccolta, la dichiarazione e il pagamento dell’IVA per i venditori che effettuano vendite a distanza di merci importate ad acquirenti nell’UE. L’IOSS facilita anche il processo per l’acquirente, che viene addebitato solo al momento dell’acquisto, e quindi non deve affrontare commissioni a sorpresa alla consegna della merce. Se il venditore non è registrato nell’IOSS, l’acquirente deve pagare l’IVA e di solito una tassa di sdoganamento addebitata dal trasportatore.

Cosa cambia dal 1 luglio 2021

Online Sellers Interfacce elettroniche
Dal 1 ° luglio 2021 verrà rimossa l’esenzione dall’imposta sul valore aggiunto (IVA) per l’importazione di beni non superiori a 22 EUR. Di conseguenza, tutte le merci importate nell’UE saranno soggette a IVA.

L’Import One-Stop Shop (IOSS) è stato creato per facilitare e semplificare la dichiarazione e il pagamento dell’IVA per le merci vendute a distanza da venditori dell’UE o di un paese o territorio extra UE. Inoltre, il pagamento dell’IVA è applicabile solo agli acquisti effettuati da un acquirente all’interno dell’UE e per beni di valore inferiore a 150 EUR.

Dal 1 ° luglio 2021, l’esenzione IVA per l’importazione di beni nell’UE non superiori a 22 EUR verrà rimossa. Di conseguenza, tutte le merci importate nell’UE saranno soggette a IVA.

Se la vendita di beni è facilitata tramite un’interfaccia elettronica agli acquirenti nell’UE, l’interfaccia elettronica sarà considerata aver effettuato la vendita ed è in linea di principio responsabile del pagamento dell’IVA.

Lo IOSS è stato creato per facilitare e semplificare la dichiarazione e il pagamento dell’IVA per le merci vendute a distanza da venditori dell’UE o di un paese o territorio extra UE. Inoltre, il pagamento dell’IVA è applicabile solo agli acquisti effettuati da un acquirente all’interno dell’UE e per beni di valore inferiore a 150 EUR.

Quali forniture di merci copre l’IOSS

Online Sellers Interfacce elettroniche
L’IOSS copre la vendita di beni a distanza che sono:

  • spediti o trasportati dall’esterno dell’UE al momento della vendita;
  • spediti o trasportati in partite di valore non superiore a 150 euro complessivi (merce di scarso valore) anche se l’ordine contiene più di un articolo;
  • non soggetto ad accise (tipicamente applicate ad alcol o prodotti del tabacco).
Quando un’interfaccia elettronica facilita la vendita di merci importate da un fornitore e le merci sono:

  • spediti o trasportati dall’esterno dell’UE al momento della vendita;
  • spediti o trasportati in partite di valore non superiore a 150 EUR (merci di scarso valore);
  • non soggetto ad accise (tipicamente applicate ad alcol o prodotti del tabacco).

Si ritiene che l’interfaccia elettronica abbia facilitato la vendita di merci importate quando consente a un acquirente e un venditore di entrare in contatto tramite tale interfaccia elettronica, dove il risultato finale è la vendita di merci a tale acquirente.

Come funziona l’IOSS

Online Sellers Interfacce elettroniche
I venditori registrati nell’IOSS devono applicare l’IVA quando vendono beni destinati a un acquirente in uno Stato membro dell’UE. L’aliquota IVA è quella applicabile nello Stato membro dell’UE in cui le merci devono essere consegnate. Le informazioni sulle aliquote IVA nell’UE sono disponibili sia sul sito web della Commissione Europea che sui siti web delle amministrazioni fiscali nazionali . Le interfacce elettroniche registrate nell’IOSS pagheranno l’IVA dovuta in vendita dall’acquirente anziché dal venditore soggetto a imposta in uno Stato membro dell’UE.

L’aliquota IVA è quella applicabile nello Stato membro dell’UE in cui le merci devono essere consegnate. Le informazioni sulle aliquote IVA nell’UE sono disponibili sia sul sito web della Commissione Europea che sui siti web delle amministrazioni fiscali nazionali .

Come ci si può registrare all’IOSS

Online Sellers Interfacce elettroniche
Dal 1 ° aprile 2021, puoi registrare le imprese sul portale IOSS di qualsiasi Stato membro dell’UE. Se le imprese non hanno sede nell’UE, normalmente dovranno nominare un intermediario stabilito nell’UE per adempiere ai loro obblighi in materia di IVA ai sensi dell’IOSS. La registrazione IOSS è valida per tutte le vendite a distanza di merci importate ad acquirenti nell’UE. Puoi iniziare a utilizzare l’IOSS solo per le merci vendute a partire dal 1 luglio 2021. L’interfaccia elettronica può registrarsi sul portale IOSS di qualsiasi Stato membro dell’UE dal 1 ° aprile 2021. Se l’interfaccia elettronica non è stabilita nell’UE, normalmente dovrà nominare un intermediario stabilito nell’UE per adempiere agli obblighi IVA ai sensi dell’IOSS.

Questa registrazione IOSS è valida per tutte le vendite a distanza di merci importate ad acquirenti nell’UE.

Puoi iniziare a utilizzare l’IOSS solo per le merci vendute a partire dal 1 luglio 2021.

Cosa devi fare se usi IOSS

Online Sellers Interfacce elettroniche
  • fornire le informazioni richieste per lo sdoganamento nell’UE, compreso il numero di identificazione IVA IOSS alla persona che dichiara le merci alla frontiera dell’UE;
  • mostrare / visualizzare l’importo dell’IVA che l’acquirente deve pagare nell’UE, al più tardi al termine del processo di ordinazione;
  • garantire la riscossione dell’IVA dall’acquirente sulla fornitura di tutti i beni ammissibili con destinazione finale in uno Stato membro dell’UE;
  • assicurarsi che le merci idonee siano spedite in partite che non superano la soglia di 150 EUR;
  • per quanto possibile, indicare in fattura il prezzo pagato dall’acquirente in EUR;
  • presentare una dichiarazione IVA mensile elettronica tramite il portale IOSS dello Stato membro in cui si è identificati per IOSS;
  • effettuare un pagamento mensile dell’IVA dichiarata nella dichiarazione IVA allo Stato membro in cui sei identificato per IOSS;
  • tenere traccia di tutte le vendite IOSS idonee e / o le vendite agevolate nell’arco di 10 anni;
  • collaborare con il venditore effettivo delle merci per garantire che le informazioni richieste per lo sdoganamento nell’UE, compreso il numero di identificazione IVA IOSS, raggiungano la dogana dell’UE in cui le merci saranno importate.
  • mostrare / visualizzare l’importo dell’IVA che l’acquirente deve pagare nell’UE, al più tardi al termine del processo di ordinazione;
  • garantire la riscossione dell’IVA dall’acquirente sulla fornitura di tutti i beni ammissibili con destinazione finale in uno Stato membro dell’UE;
  • assicurarsi che le merci idonee siano spedite in spedizioni che non superano la soglia di 150 EUR, anche se questo totale è raggiunto solo da più di un articolo;
  • per quanto possibile, indicare in fattura il prezzo pagato dall’acquirente in EUR;
  • presentare una dichiarazione IVA mensile elettronica tramite il portale IOSS dello Stato membro in cui si è identificati per IOSS;
  • effettuare un pagamento mensile dell’IVA dichiarata nella dichiarazione IVA allo Stato membro in cui sei identificato per IOSS;
  • tenere traccia di tutte le vendite IOSS idonee e / o le vendite agevolate nell’arco di 10 anni;

Verranno applicate alcune eccezioni

Online Sellers Interfacce elettroniche
Non è necessario addebitare l’IVA sulle vendite di beni nelle seguenti circostanze:

  • Vendete più merci allo stesso acquirente e queste merci vengono spedite in un pacco di importo superiore a 150 EUR. Queste merci saranno tassate all’importazione nello Stato membro dell’UE;
  • Le tue vendite a distanza di merci sono agevolate da un’interfaccia elettronica come un mercato o piattaforme. In questa situazione l’interfaccia elettronica è responsabile dell’IVA dovuta.
L’EI non ha bisogno di riscuotere e / o dichiarare l’IVA sulle vendite di beni importati nelle seguenti circostanze:

  • Il venditore effettivo vende più merci allo stesso acquirente e queste merci vengono spedite in un pacco di importo superiore a 150 EUR. Queste merci saranno tassate all’importazione nello Stato membro dell’UE.

 

Modifiche al regime IVA e-commerce indiretto in ambito B2C – Regimi OSS e IOSS

Modifiche al regime IVA e-commerce indiretto in ambito B2C – Regimi OSS e IOSS

Sono state previste importanti novità, nell’ambito del VAT e-commerce package, priorità  della Digital Single Market Strategy,  in tema di vendite a distanza ovvero per corrispondenza, tra cui rientra il commercio elettronico indiretto,  

Le disposizioni di cui all’art. 2 della Direttiva (UE) 2017/2455 sarebbo dovute entrare in vigore il  1° gennaio 2021, ma a seguito dell’emergenza sanitaria da Covid-19, con la Decisione europea n. 2020/1109 del 20 luglio 2020 e dei Regolamenti n. 2020/1108 e n. 2020/1112 di pari data è stata prevista la proroga al 1° luglio 2021 di tali disposizioni.

Da evidenziare, in particolare:

  • la modifica integrale del regime IVA sulle vendite a distanza nei confronti di privati consumatori della UE Business to Consumer (B2C)
  • introduzione di un’unica soglia annua di 10.000 euro per l’imposizione nello Stato membro di destinazione dei beni oggetto di vendita a distanza intracomunitaria
  • Estensione del campo di applicazione del MOSS, trasformandolo in One Stop Shop ( OSS ), a:
    • Forniture di servizi B2C diversi dai TBE Services (Telecommunications, broadcasting & electronic services)
    • possibilità di utilizzo del MOSS (Mini One Stop Shop) anche per il commercio elettronico indiretto oltre a quello diretto
    • Determinate forniture domestiche di beni agevolate da interfacce elettroniche
    • Vendite a distanza di merci importate da territori terzi e paesi terzi in partite di valore intrinseco massimo di 150 EUR
  • per i beni importati da Paesi o territori terzi di valore non superiore a 150 euro è possibile
    • aderire al regime speciale dello IOSS o,
    • in alternativa, dichiarare e pagare l’IVA all’importazione per conto degli acquirenti.

Il mini sportello unico (Mini One Stop Shop o Mini Sportello Unico (MOSS)) è un regime di tassazione opzionale introdotto come misura di semplificazione connessa al luogo di tassazione Iva applicabile alle prestazioni TTE e ai servizi elettronici B2C; la tassazione ai fini Iva di tali operazioni avviene nello Stato membro del consumatore finale (Stato membro di consumo) e non in quello del prestatore (Stato membro di identificazione).

Il MOSS evita al fornitore di identificarsi presso ogni Stato Membro di consumo per effettuare gli adempimenti richiesti (dichiarazioni e versamento).

In pratica, optando per il MOSS, il soggetto passivo trasmette telematicamente, attraverso il Portale elettronico, le dichiarazioni Iva trimestrali ed effettua i versamenti esclusivamente nel proprio Stato membro di identificazione, limitatamente alle operazioni rese a consumatori finali residenti o domiciliati in altri Stati Membri di consumo. Le dichiarazioni trimestrali e l’Iva versata acquisite dallo Stato membro di identificazione sono trasmesse ai rispettivi Stati Membri di consumo mediante una rete di comunicazioni sicura.

A decorrere dal 1° luglio 2021 il MOSS diventerà  uno sportello unico (OSS). I regimi OSS/IOSS (One Stop Shop e Import One-Stop Shop) introducono un sistema europeo di assolvimento dell’Iva, centralizzato e digitale ampliando il campo di applicazione del MOSS (Mini One Stop Shop concernente solo i servizi elettronici, di telecomunicazione e di teleradiodiffusione – TTE  esteso

  • a tutti i servizi B2C che hanno luogo in Stati membri in cui il fornitore non è stabilito;
  • alle vendite a distanza intracomunitarie di beni;
  • ad alcune cessioni nazionali di beni.

Il 5 dicembre 2017 il Consiglio ha adottato il VAT e-commerce package composto da:

Il 21 novembre 2019 il Consiglio ha adottato le misure di attuazione per il VAT e-commerce package consistenti in:

Il 12 febbraio 2020 la Commissione ha adottato il regolamento di esecuzione (UE) 2020/194 della Commissione  che stabilisce i dettagli sul funzionamento dello sportello unico IVA (interfaccia elettronica dello Stato membro d’identificazione, che permette a un soggetto passivo o a un intermediario che agisce per suo conto di registrarsi per beneficiare di uno dei regimi speciali e di presentare la dichiarazione di imposta sul valore aggiunto (IVA) allo Stato membro d’identificazione nell’ambito del relativo regime).

Il 30 settembre 2020 la Commissione ha pubblicato note esplicative sulle nuove norme sull’IVA nel commercio elettronico.  Le note esplicative sono accompagnate dalla Guide to the VAT One Stop Shop, aggiornamento della Guida allo sportello unico Iva.

È stata anche pubblicata la Guidance for Member States and Trade concerning the importation and exportation of low value consignments.

A causa delle difficoltà pratiche create dalle misure adottate per contenere la pandemia di coronavirus, sono stati adottati i seguenti atti che rinviano l’applicazione del pacchetto IVA e-commerce al 1 ° luglio 2021:

Può essere utile riassumere il quadro generale della disciplina Iva dell’Ecommerce fino al 30/06/2021.

Ai fini della disciplina Iva dell’Ecommerce sono necessarie due distinzioni:

  • la prima basata sull’oggetto della transazione:
    • diretto”, scambio di beni immateriali o digitalizzati, in cui l’intera transazione commerciale, inclusa la produzione e la consegna del bene, avviene per via telematica;
    • indiretto”, si attua uno scambio di beni;
  • la seconda fondata sui soggetti coinvolti:
    • soggetto imprenditore, Business to Business (B2B) ;
    • privato, Business to Consumer (B2C).

Ecommerce diretto:  l’IVA deve essere scontata nel Paese di destinazione dei beni immateriali indipendentemente dal luogo in cui è stabilito il prestatore e non assume alcun rilievo la distinzione B2B o B2C.

L’Ecommerce diretto ha per oggetto lo scambio di beni immateriali o digitalizzati, in cui l’intera transazione commerciale, inclusa la produzione e la consegna del bene, avviene per via telematica. Le norme comunitarie ne propongono una casistica esemplificativa contenuta nell’Allegato II della Direttiva 2006/112/CE e successive modifiche ed integrazioni. Sono espressamente esclusi dall’Ecommerce diretto le tipologie di servizio elencate dall’articolo 7, paragrafo 3, Reg. UE 282/2011 del 15 marzo 2011 ed i servizi di tele-radio diffusione e telecomunicazione.

Il presupposto oggettivo dell’Ecommerce Iva diretto è parificato alle prestazioni di servizi.

Il principio generale di tassazione per le prestazioni di servizi resi tramite mezzi elettronici è quello per cui l’IVA deve essere scontata nel Paese di destinazione dei beni immaterialiindipendentemente dal luogo in cui è stabilito il prestatore (c.d. “principio del luogo di stabilimento del committente”), non assume alcun rilievo la distinzione tra committente soggetto passivo (B2B) piuttosto che privato (B2C) e neanche la residenza, all’interno della UE o extra UE.

La qualificazione dello status fiscale del committente è molto importante perché pur non modificando la territorialità del tributo, variano diametralmente gli adempimenti dei soggetti coinvolti, con possibilità di errori e sanzioni non indifferenti.

Le pratiche operative con cui viene assolta l’imposta nel Paese di residenza del committente variano in base dello status giuridico rivestito dallo stesso committente :

  • nel caso in cui il committente è un imprenditore, soggetto passivo, e-commerce diretto B2B, l’imposta è assolta dal committente mediante applicazione del reverse charge (il debitore dell’imposta non è il soggetto che effettua l’operazione ed emette la fattura, ma colui che la riceve) 
  • per i committenti privati sarà lo stesso prestatore a dover assolvere l’imposta tramite:
    • identificazione diretta;
    • nomina del rappresentate fiscale;
    • regime del MOSS (Mini One Stop Shop o Mini Sportello Unico) .

Ecommerce indiretto B2B: applicazione dell’IVA nel paese di destinazione

La disciplina delle cessioni a titolo oneroso di beni mobili, ecommerce indiretto, all’interno della comunità europea tra soggetti passivi (B2B), è indirizzata ad applicare l’IVA nel Paese in cui avviene il consumo finale .

Ecommerce indiretto B2C: applicazione dell’IVA nel Paese di residenza del cedente entro le soglie di fatturato stabilite dai vari Paesi UE

Le cessioni di beni mobili di provenienza comunitaria, eseguite nei confronti di privati consumatori, scontano l’IVA nel Paese di residenza del cedente.

Tuttavia sono assoggettate ad IVA nel Paese del cedente solo qualora non siano superate le soglie di fatturato su base annua stabilite dai vari Paesi UE.

Le Soglie annuali di vendita a distanza dell’UE sono:

Austria € 35.000
Belgio € 35.000
Bulgaria BGN 70.000
Croazia 270.000 HRK
Cipro € 35.000
Repubblica Ceca 1.140.000 CZK
Danimarca 280.000 DKK
Estonia € 35.000
Finlandia € 35.000
Francia € 35.000
Germania € 100.000
Grecia € 35.000
Ungheria 8.800.000 HUF
Irlanda € 35.000
Italia € 35.000
Lettonia € 35.000
Lituania € 35.000
Lussemburgo € 100.000
Malta € 35.000
Olanda € 100.000
Norvegia N / A
Polonia 160.000 PLN
Portogallo € 35.000
Romania RON 118.000
Slovacchia € 35.000
Slovenia € 35.000
Spagna € 35.000
Svezia 320.000 SEK
Svizzera N / A


Superate queste soglie le cessioni sono assoggettate ad Iva nel Paese del cessionario
 ed il il venditore comunitario si troverà a dover adempiere l’obbligazione tributaria tramite l’identificazione diretta oppure la nomina del rappresentate fiscale.

 Disciplina Iva dell’Ecommerce dal 01/07/2021.

A decorrere dal 1° luglio 2021, per quanto riguarda il trattamento IVA delle operazioni di e-commerce indiretto Business to Consumer (B2C)  trovano applicazione le novità introdotte dalla Direttiva (UE) 2017/2455 del Consiglio, del 5 dicembre 2017, che modifica la direttiva 2006/112/CE e la direttiva 2009/132/CE per quanto riguarda taluni obblighi in materia di imposta sul valore aggiunto per le prestazioni di servizi e le vendite a distanza di beni.

Ai fini IVA le operazioni di e-commerce indiretto in ambito Business to Consumer:

  • continuano ad essere territorialmente rilevanti nello Stato membro di destinazione della merce;
  • non sono più previste le soglie di protezione di cui sopra (intese come acquisti totali effettuati da persone fisiche di uno Stato membro), al di sotto delle quali l’operazione scontava l’imposta del Paese del fornitore, pensate per evitare che i fornitori dovessero richiedere una posizione IVA in ogni Stato membro UE di destinazione della merce.

Dal 1° luglio 2021 viene previsto quanto segue (nuovo articolo 59-quater Direttiva 2006/112/CE):

  • fino alla soglia minima annua di 10.000 euro, l’IVA viene applicata nel Paese del cedente;
  • al superamento della soglia minima annua di 10.000 euro, da monitorare nel corso di un anno civile, si applicherà l’ordinario criterio impositivo basato sul luogo di destino dei beni, di cui all’articolo 33, lett. a), Direttiva 2006/112/CE. In tal caso (superamento delle soglie stabilite) il fornitore soggetto passivo IVA, potrà scegliere di applicare il regime One Stop Shop ( OSS ), al fine di bypassare l’onere dell’identificazione nei singoli Paesi in cui sono state effettuate le cessioni, nel rispetto delle regole di fatturazione del proprio Stato membro.

Sempre dal 1° luglio 2021 entreranno in vigore le modifiche alla Direttiva IVA 2006/112/CE, introdotte con l’obiettivo di semplificare gli obblighi IVA dei soggetti passivi, comprese le interfacce elettroniche, impegnati nel commercio transfrontaliero nei confronti di consumatori finali, che saranno recepite nell’ordinamento nazionale mediante apposito decreto legislativo approvato in sede preliminare dal Consiglio dei Ministri il 26 febbraio 2021 e attualmente all’esame delle commissioni parlamentari.

In base alle nuove disposizioni, il regime semplificato di identificazione IVA dello sportello unico – cosiddetto regime MOSS (Mini One Stop Shop), trasformato in One Stop Shop ( OSS ), sarà esteso

  • alle vendite a distanza 
  • alle prestazioni di servizi rese a consumatori finali. 

In particolare saranno introdotti tre nuovi regime speciali:

  • il Non-Union OSS, Titolo XII, Capo VI, Sezione II, per i servizi prestati da soggetti passivi non UE (REGIME SPECIALE PER I SERVIZI PRESTATI DA SOGGETTI PASSIVI NON STABILITI NELLA COMUNITÀ (N.D.R. IL TITOLO È IN VIGORE DAL 01/01/2021, IL TITOLO VIGENTE FINO A QUESTA DATA È IL SEGUENTE: ‘REGIME SPECIALE PER I SERVIZI DI TELECOMUNICAZIONE, DI TELERADIODIFFUSIONE O ELETTRONICI PRESTATI DA SOGGETTI PASSIVI NON STABILITI NELLA COMUNITÀ’)), Artt. da 358 bis al 369 della direttiva 2006/112/CE
  • il regime OSS (One Stop Shop), per le vendite a distanza di beni spediti a partire da uno Stato membro e a destinazione di consumatori finali di altro Stato membro dell’Unione europea e per le prestazioni di servizi rese a consumatori finali assoggettate all’IVA nello Stato membro di consumo, previsto dal Titolo XII, Capo VI, Sezione III (REGIME SPECIALE PER LE VENDITE A DISTANZA INTRACOMUNITARIE DI BENI, PER LE CESSIONI DI BENI ALL’INTERNO DI UNO STATO MEMBRO EFFETTUATE MEDIANTE INTERFACCE ELETTRONICHE CHE FACILITANO TALI CESSIONI E PER I SERVIZI PRESTATI DA SOGGETTI PASSIVI STABILITI NELLA COMUNITÀ MA NON NELLO STATO MEMBRO DI CONSUMO (TITOLO COME MODIFICATO AI SENSI DELLA DIR. UE 1995/2019)), Artt. da 369 bis al 369 duodecies della direttiva 2006/112/CE
  • ed il regime IOSS (Import One Stop Shop), per le vendite a consumatori finali di beni importati da paesi terzi in spedizioni di valore non superiore a 150 euro,  previsto dal Titolo XII, Capo VI, Sezione IV (REGIME SPECIALE PER LE VENDITE A DISTANZA DI BENI IMPORTATI DA TERRITORI TERZI O PAESI TERZI), Artt. da 369 ter decies al 369 quinquies et vicies della direttiva 2006/112/CE.

Al fine di rendere i nuovi regimi OSS e IOSS operativi dal 1° luglio 2021, le disposizioni europee prevedono che gli Stati membri autorizzino i soggetti passivi e gli intermediari che agiscono per loro conto a registrarsi ai fini di tali regimi speciali a partire dal 1° aprile 2021 (Vedi: Ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento delle Finanze – Comunicato – Dal 1° aprile 2021 è possibile la registrazione ai regimi Iva Oss e Ioss sul sito dell’Agenzia delle Entrate).

Altra novità, sempre in vigore dal 1° luglio 2021, riguarda le previsioni del nuovo articolo 14 bis della direttiva 2006/112/CE, secondo cui:

“1. Se un soggetto passivo facilita, tramite l’uso di un’interfaccia elettronica quale un mercato (marketplace), una piattaforma, un portale o mezzi analoghi, le vendite a distanza di beni importati da territori terzi o paesi terzi con spedizioni di valore intrinseco non superiore a 150 EUR, si considera che lo stesso soggetto passivo in questione abbia ricevuto e ceduto detti beni.

2. Se un soggetto passivo facilita, tramite l’uso di un’interfaccia elettronica quale un mercato virtuale (marketplace), una piattaforma, un portale o mezzi analoghi, le cessioni di beni effettuate nella Comunità da un soggetto passivo non stabilito nella Comunità a una persona che non è un soggetto passivo, si considera che lo stesso soggetto passivo che facilita la cessione abbia ricevuto e ceduto detti beni.

L’estensione del MOSS e le disposizioni speciali riguardanti gli obblighi delle interfacce elettroniche entreranno in vigore il 1 ° luglio 2021 poiché i sistemi IT devono essere adattati o sviluppati.

Quindi:

  • Le aziende che gestiscono interfacce elettroniche come mercati o piattaforme saranno, in determinate situazioni, considerate ai fini dell’IVA come fornitori di beni venduti ai clienti nell’UE da società che utilizzano il mercato o la piattaforma. Di conseguenza, dovranno riscuotere e pagare l’IVA su queste vendite.
  • Basandosi sul successo del MOSS per i servizi TBE, questo concetto verrà esteso e trasformato in un OSS :
    • Il regime non UE per la fornitura di servizi TBE da parte di soggetti passivi non stabiliti nell’UE sarà esteso a tutti i tipi di servizi transfrontalieri ai consumatori finali nell’UE;
    • Il regime dell’Unione per le prestazioni intra-UE di servizi TBE sarà esteso a tutti i tipi di servizi B2C, nonché alle vendite a distanza intra-UE di beni e ad alcune forniture nazionali agevolate da interfacce elettroniche. L’estensione alle vendite a distanza intra-UE di beni va di pari passo con l’abolizione dell’attuale soglia per le vendite a distanza , in linea con l’impegno ad applicare il principio di destinazione per l’IVA;
    • Verrà creato un regime di importazione (IOSS) che copre le vendite a distanza di merci importate da territori terzi o paesi terzi a clienti nell’UE fino a un valore di 150 EUR.

A differenza di oggi, quando viene utilizzato il regime di importazione, il venditore addebiterà e riscuoterà l’IVA nel punto vendita ai clienti dell’UE e dichiarerà e pagherà tale IVA a livello globale allo Stato membro di identificazione nell’IOSS . Queste merci beneficeranno quindi di un’esenzione IVA all’importazione, consentendo un rapido svincolo in dogana.

L’introduzione del regime di importazione va di pari passo con l’abolizione dell’attuale esenzione IVA per le merci in piccole spedizioni fino a un valore massimo di 22 EUR. Ciò è anche in linea con l’impegno ad applicare il principio di destinazione per l’IVA.

Laddove non viene utilizzato l’IOSS, sarà disponibile un secondo meccanismo di semplificazione per le importazioni. L’IVA all’importazione sarà riscossa dai clienti dal dichiarante doganale (es. Operatore postale, corriere, spedizionieri doganali) che la pagherà alle autorità doganali tramite pagamento mensile.

I regimi OSS/IOSS introducono un sistema europeo di assolvimento dell’IVA, centralizzato e digitale, che, ampliando il campo di applicazione del MOSS (concernente solo i servizi elettronici, di telecomunicazione e di teleradiodiffusione) ricomprende le seguenti transazioni:

  • vendite a distanza di beni importati da territori terzi o Paesi terzi (ad eccezione dei beni soggetti ad accise) effettuate da fornitori o tramite l’uso di un’interfaccia elettronica
  • vendite a distanza intracomunitarie di beni effettuate da fornitori o tramite l’uso di un’interfaccia elettronica
  • vendite nazionali di beni effettuate tramite l’uso di un’interfaccia elettronica
  • prestazioni di servizi da parte di soggetti passivi non stabiliti nell’UE o da soggetti passivi stabiliti all’interno dell’UE ma non nello Stato membro di consumo a soggetti non passivi (consumatori finali).

I soggetti iscritti al MOSS alla data del 30 giugno 2020 saranno automaticamente registrati al nuovo sistema OSS a partire dal 1° luglio 2021.

Lo sportello unico semplifica gli obblighi in materia di IVA per le imprese che vendono beni e forniscono servizi a consumatori finali in tutta l’UE, consentendo loro di:

  • registrarsi elettronicamente ai fini IVA in un unico Stato membro per tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi ammissibili a favore di acquirenti situati in tutti gli altri 26 Stati membri
  • dichiarare l’IVA tramite un’unica dichiarazione elettronica OSS IVA ed effettuare un unico pagamento dell’IVA dovuta su tutte le cessioni di beni e prestazioni di servizi
  • collaborare con l’amministrazione fiscale dello Stato membro nel quale sono registrati per l’OSS e in un’unica lingua, anche se le loro vendite avvengono in tutta l’UE.

Possono accedere al regime OSS UE

  • i soggetti passivi domiciliati nel territorio dello Stato, o ivi residenti che non abbiano stabilito il domicilio all’estero, per tutti i servizi resi negli altri Stati membri dell’Unione europea nei confronti di committenti non soggetti passivi d’imposta, per tutte le vendite a distanza intracomunitarie di beni e per tutte le cessioni di beni facilitate tramite l’uso di interfacce elettroniche
  • i soggetti passivi domiciliati o residenti fuori dell’Unione europea che dispongono di una stabile organizzazione nel territorio dello Stato nonché dai soggetti passivi domiciliati o residenti fuori dell’Unione europea che non dispongono di una stabile organizzazione nell’Unione europea e che spediscono o trasportano i beni a partire dallo Stato. I soggetti Extra-ue, privi di stabile organizzazione, che spediscono o trasportano i beni a partire dallo Stato devono nominare un rappresentante fiscale al fine di registrarsi al regime.

Il regime include:

  • vendite a distanza intracomunitarie di beni effettuate da fornitori o tramite l’uso di un’interfaccia elettronica
  • vendite nazionali di beni effettuate tramite l’uso di un’interfaccia elettronica
  • prestazioni di servizi da parte di soggetti passivi non stabiliti nell’UE o da soggetti passivi stabiliti all’interno dell’UE ma non nello Stato membro di consumo a soggetti non passivi (consumatori finali).

Possono fare ricorso al regime OSS  non UE esclusivamente i soggetti passivi (fornitori) non stabiliti nell’UE, ossia soggetti passivi che non hanno stabilito la sede della propria attività economica e che non dispongono di una stabile organizzazione nell’UE. Anche se tale soggetto passivo è registrato o tenuto a registrarsi ai fini IVA in uno degli Stati membri per prestazioni diverse da quelle di servizi B2C, può comunque fare ricorso al regime non UE per le prestazioni B2C.

Il regime non UE include tutte le prestazioni di servizi (compresi i servizi TTE) con luogo di prestazione nell’UE effettuate dai soggetti passivi di cui sopra a favore di persone che non sono soggetti passivi (consumatori). Se il fornitore sceglie di far ricorso al regime non UE, deve utilizzare tale regime per dichiarare e versare l’IVA per tutte queste prestazioni di servizi B2C nell’UE.