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In Senato il Progetto di Legge numero 2572 che regola la fiscalità delle criptovalute con importanti novità

In Senato il Progetto di Legge numero 2572 che regola la fiscalità delle criptovalute con importanti novità

È in Senato il Disegno di Legge numero 2572 contenente la normativa positiva italiana sulle valute virtuali che ha l’obiettivo  di superare la situazione di incertezza in cui si trova la fattispecie, in conseguenza della mancanza di norme specifiche, soprattutto in relazione al trattamento fiscale delle criptovalute.

Il Disegno di Legge numero 2572 nasce della necessità di definire con chiarezza il trattamento fiscale delle criptovalute, in attesa che l’Unione Europea completi il percorso normativo del Regolamento MiCA (Markets in Crypto Asset) (Proposta di REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO sui mercati delle criptovalute e modifica della Direttiva (UE) 2019/1937).

Oggi il trattamento fiscale assume contorni non sempre chiaramente definiti e non privi di incertezza:

vedi: Il regime fiscale delle cessioni di criptovalute – Quadro RT – Imposta sostitutiva 26%

Criptovalute – obbligo di monitoraggio nel Quadro RW

L’inquadramento fiscale attuale fondamentalmente assimila le valute virtuali alle valute estere.

Il Disegno di Legge numero 2572 all’art. 1 definisce la valuta virtuale e all’art. 2 le inquadra fiscalmente.

Il comma 1 dell’art. 1 (Definizione in materia di valute virtuali) recita: “Ai fini delle disposizioni di cui alla presente legge, si definisce « unità matematica » l’unità minima matematica crittografica, statica o dinamica, suscettibile di rappresentare diritti, con circolazione autonoma. La valuta virtuale di cui all’articolo 1, comma 2, lettera qq), del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, come modificata dal comma 2 del presente articolo (*), è una forma di unità matematica.”

(*) « qq) valuta virtuale: una rappresentazione di valore digitale che non è emessa o garantita da una banca centrale o da un ente pubblico, non è necessariamente legata a una valuta legalmente istituita, non possiede lo status giuridico di valuta o moneta, ma è accettata da persone fisiche e giuridiche come mezzo di scambio e può essere trasferita, memorizzata e scambiata elettronicamente »

La novità di maggiore rilievo dal punto di vista fiscale  è costituita dalla definizione del momento impositivo, che non sarà il prelievo, come avviene con le valute estere quanto piuttosto “l’utilizzo della criptovaluta come mezzo di pagamento o la sua conversione in una valuta tradizionale.

Di conseguenza non assume rilevanza fiscale la conversione di una valuta virtuale in altra valuta virtuale.

Al comma 1-ter dell’art. 67 del  testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: « Le plusvalenze derivanti da operazioni che comportano il pagamento o la conversione in euro o in valute estere di valute virtuali concorrono a formare il reddito a condizione che nel periodo d’imposta il controvalore in euro delle valute virtuali complessivamente possedute dal contribuente, calcolato avendo riguardo al costo o al valore di acquisto soggetto a tassazione, sia superiore a 51.645,69 euro per almeno sette giorni lavorativi continui. Per le valute virtuali per le quali manchi la documentazione del costo di acquisto o un valore di acquisto soggetto a tassazione, il controvalore in euro è calcolato, ai fini di cui al secondo periodo, avendo riguardo al cambio utilizzato nell’ultima operazione eseguita dal contribuente in relazione alle medesime valute virtuali o, in assenza, al cambio rilevato all’inizio del periodo d’imposta da documentazione raccolta a cura del contribuente ».

Il Disegno di Legge numero 2572 definisce anche gli obblighi relativi:

  • ai fini del monitoraggio fiscale sarà obbligatoria la compilazione del quadro RW in sede di dichiarazione annuale dei redditi, ma solo per le consistenze di valute virtuali superiori a 15.000 euro nel periodo di imposta (comma 2 art.2) considerando il costo o il valore di acquisto della criptovaluta;
  • ai fini dell’IVAFE le criptovalute non sconteranno l’imposta non essendo qualificati come prodotti finanziari (comma 3 art. 2).

In base al comma 5 dell’Art.2: Agli effetti della determinazione delle plusvalenze e minusvalenze di cui all’articolo 67, comma 1, lettere c-ter) e c-quater), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, come modificate dal comma 1 del presente articolo, per le valute virtuali di ogni genere nonché per i rapporti da cui deriva il diritto o l’obbligo di cedere o acquistare a termine valute virtuali di ogni genere ovvero di ricevere o effettuare a termine uno o più pagamenti in denaro o in natura collegati a quotazioni o valori di valute virtuali di ogni genere, posseduti alla data del 1° gennaio 2022, può essere assunto, in luogo del costo o valore di acquisto, il valore a tale data determinato sulla base di una perizia giurata di stima, cui si applica l’articolo 64 del codice di procedura civile, redatta da soggetti iscritti all’albo dei dottori commercialisti, dei ragionieri e periti commerciali, nonché nel registro dei revisori legali, a condizione che il predetto valore sia soggetto ad un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, secondo quanto disposto nei commi da 6 a 11………..

6. L’imposta sostitutiva di cui al comma 5 è pari all’8 per cento se il valore complessivo soggetto a tassazione è inferiore a 500.000 euro, al 9 per cento se il valore complessivo soggetto a tassazione è ricompreso tra 500.001 euro e 1.000.000 euro e al 10 per cento se il valore complessivo soggetto a tassazione è superiore a 1.000.000 euro. L’imposta sostitutiva è versata con le modalità previste dal capo III del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, entro il 30 giugno 2022.

7. L’imposta sostitutiva può essere rateizzata fino ad un massimo di tre rate annuali di pari importo, a partire dalla data del 30 giugno 2022 di cui al comma 6. Sull’importo delle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi nella misura del 3 per cento annuo, da versare contestualmente a ciascuna rata.